GLI STUDIOSI DI GERACE AUMENTANO DI ANNO IN ANNO E LA SUA STORIA VIENE STUDIATA SOTTO SVARIATI ASPETTI CON UNA RICCHEZZA DI DATI E DI ELEMENTI NUOVI CHE DESTANO INTERESSE,SORPRESA E STIMOLANO IL LETTORE A PROIETTARSI IN UNA REALTA’ CHE SEMBRA TRAMONTATA IRRIMEDIABILMENTE, MA NON E’ COSI’,IL SUO PASSATO TORNA A RIVIVERE STUDIOSQUESTO LUOGO.FIN DAL 500 E 600 E’ INIZIATO VERSO QUESTA CALABRIA IONICA UN MOVIMENTO MIGRATORIO DEI BASILIANI MONACI DI RITO GRECO PROVENIENTI DALLA CAPPADOCIA SOTTO LA SPINTA ISLAMICA.E,MENTRE LA STORIA DI QUESTA CITTA’ VA PROFILANDOSI IN MANIERA INFORME E INESPRESSIVA,APPARE CHIARO CHE IL PICCOLO GERACE RACCHIUDE TUTTO IL DESTINO DELLA CALABRIA TERRA DI TRANSITO EREDE DI LOCRI EPIZEFIRRI CHE SVELA RISORSE INTERNE SCONFINATE,TRADIZIONI ORGOGLOSAMENTE E SALDAMENTE RADICATE NELLA CONSAPEVOLEZZA DI UN PASSATO GRANDE E REMOTO.NEL TRATTARE LA STORIA DELLE SUE CHIESE E’ DIFFICILE PER MANCANZA DI NOTIZIE E DI DOCUMENTI E DELLE BIOGRAFIE DEI LORO PASTORI.MOLTI SONO STATI I VESCOVI CHE HANNO GESTITO QUESTA CITTA’ METOPOLITANA DI REGGIO CHE E’ LA PIU’ ANTICA.DI MOLTI VESCOVI SI IGNORA FINANCHE IL NOME.D.ANNIBALE D’AFFLITTO PATRIZIO PALERMITANO ARCIVESCOVO DI REGGIO CALABRIA PRESENTA TESTIMONIANZE ATTRAVERSO LE SUE LETTERE INVIATEGLI DA VARI PERSONAGGI ILLUSTRI SUOI CONTEMPORANEI CHE RICORDANO L’OSPEDALE DI SANTA MARGHERITA E IL SEMINARIO.TRA QUESTI E’ DA ANNOVERARE MONS.FABIO CHIGI CHE CONOBBE QUESTO PRELATO E NE AMMIRO’ LE VIRTU’ E LO ONORO’ COME UN SANTO.ELETTO PONTEFICE COL NOME DI ALESSANDRO VII IL CHIGI NEL 1655,CIOE’ 17 ANNI DOPO LA MORTE DEL D’AFFLITTO NE INIZIO’ IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE RISVEGLIANDO NEL CLERO REGGINO IL DESIDERIO DI RACCOGLIERE AUTENTICHE TESTIMONIANZE DI PERSONE DEGNE DI FEDE CHE AVEVANO RICEVUTO GRAZIE.IL SERVO DI DIO ANNIBALE ERA FIGLIO DEL BARONE DI SINAGRA CHE APPARTENEVA ALL’ORDINE DEI SENATORI DA CUI VENIVANO SCELTI I MAGISTRATI CHE DOVEVANO INTERESSARSI DEL GOVERNO DELLA COSA PUBBLICA.LA MADRE DISCENDEVA DALLA NOBILISSIMA STIRPE DEI DUCHI DI BARDI ED EDUCO’ SUO FIGLIO A PENTIMENTI DI RELIGIOSITA’ E NON MANCAVA MAI DI VIGILARE AFFINCHE’ NON ALLIGNASSE NELL’ANIMO LA CORRUZIONE E IL VIZIO ECCO PERCHE’ FU MANDATO A MADRID PER SERVIRE COME CAPPELLANO NELLA REGGIA DI FILIPPO II NELLA CUI CORTE NON MANCAVA IL POSTO CHE PERMETTEVA AL GIOVANE DI PREGARE CONTINUAMENTE AFFINCHE’ NON VENISSE CORROTTO NELLA DIGNITA’ ECCLESIASTICA.ALCUNI SUOI COMPAGNI SI RIUNIVANO A GIOCARE A CARTE NASCONDENDOSI.IL PADRE DI ANNIBALE ALLA FINE DEL 1592 ERA STATO INVIATO IN SICILIA PER ORGANIZZARE LUMINARIE E ADDOBBI PER RICEVERE IL VICERE.TRA GLI ALTRI LAVORI FECE COSTRUIRE SUL MARE UN GRANDIOSO PONTE,AFFINCHE’ DAL LUOGO,DOVE DOVEVA APPRODARE LA NAVE IL VICERE POTEVA COMODAMENTE ENTRARE CON TUTTA LA SUA CORTE.MA PER IMPERIZIA O ERRORI DEGLI ARTEFICI CHE NON CURARONO DI RAFFORZARE BENE LE FONDAMENTA,IL PONTE NON RESSE.CI FURONO MOLTI MORTI E TRA QUESTI LO STESSO BARONE.LA FESTA SI TRAMUTO’ IN LUTTO E TUTTA LA CITTA’ PIANSE AMARAMENTE QUESTA SVENTURA.ANNIBALE NON REGGENDO A QUESTO COLPO SI DISPERO’ PIANGENDO MA DOPO TRASFORMO’ QUESTO DOLORE PREGANDO E RASSEGNANDOSI PIENAMENTE AL DIVINO VOLERE DEL CREATORE. ENZO D’AGOSTINO HA CERCATO OVUNQUE NON SOLO IN ITALIA FONTI E DOCUMENTI ED E’ STATO CAPACE DI RIVEDERE ACCURATAMENTE TUTTA LA STORIA D’ITALIA MERIDIONALE MEDIOEVALE CHE PERMISERO DI COSTRUIRE UN GRANDE MOSAICO DI NOMI NUOVI IGNORATI O SVIATI DA NUMEROSI SCRITTORI.E NE E’ VALSA LA PENA! ANCORA OGGI SI SENTE IL BISOGNO DI OPERE CHE TRATTANO GERACE.SOLO COSI’ LA CALABRIA POTRA’ RICONQUISTARE LA DIGNITA’ E LA SERIETA’ CHE GLI SPETTA.RICCO ERA L’ARTIGIANATO E IN OGNI OGGETTO NON MANCAVA E NON MANCA L’INTAGLIO E LA PITTURA RIFERITA ALLA RELIGIONE DI RITO BIZANTINO GRECANICO.LA CANOCCHIA (utensile che serviva per filare la lana,la seta,la canapa,la ginestra)E’ UNO DEGLI OGGETTI PIU’ RAPPRESENTATIVI DELL’ARTIGINATO TRADIZIONALE,VENIVA DECORATA CON FREGI CHE SI RIFERIVANO ALLA CULTURA GRECO BIZANTINA;ERA DOTATA DI UNA PALLA SITUATA NEL CENTRO IN CUI SI TROVAVA UN SASSOLINO.LA MASSAIA FILAVA SOPRATTUTTO ALLA SERA,ALLA LUCE DI UN LUME,IL SASSOLINO AVEVA LA FUNZIONE DI TENERLA SVEGLIA COL SUO FASTIDIOSO RUMORE.ERA IL PASTORE CHE LA INTAGLIAVA E COSTITUIVA ANCHE UN DONO IMPEGNATIVO DI MATRIMONIO A CUI LA DONNA NON POTEVA SOTTRARSI.GLI STAMPI PER I FORMAGGI E PER I DOLCI IN GENERE RAFFIGURAVANO MASCHERE CHE AVEVANO LA FUNZIONE DI SCACCIARE IL MALOCCHIO E DI PROTEGGERE LA CASA.GLI STRUMENTI MUSICALI ERANO LA CIARAMELLA,IL TAMBURELLO E IL FISCHIOTTO.ANCHE I COLLARI DEGLI ANIMALI VENIVANO INCISI CON DISEGNI DELLA TRADIZIONE CULTURALE GRECO BIZANTINI.(Enzo d’Agostino e Virginia Iacopino studiosa di geopolitica e di critica storica delle religioni)

Il territorio della diocesi di Gerace-Locri è situato a 500 metri sul livello del mare su una roccia calcarea ed è compreso tra le fiumare Allaro e Bruzzano,confina con la diocesi di Squillace di Mileto (Nord),di Oppido Palmi (Ovest),di Bova (Sud) ed è bagnato dal mar Ionio (Est).Appartengon al suo territorio Roccaforte del Greco,Gallicianò,Corio,Rogudi. Mastr’Angelo Maesano muratore,musicista e poeta scrisse una famosissima poesia in grecano che io trascrivo in italiano:Calabria mia che sei dimenticata d’Europa eri il giardino e terra profumata ma i governanti di Roma ti hanno lasciata morire di fame,di là nessuno ti guarda perchè hanno la pancia piena.Dormi come fa un vecchio perchè nessuna verrà a svegliarti.Se avrai fame stringi la cinghia.Chi avrà fatto danni dovrà piangere.Sarà il Cristo che verrà ad aiutarci.Anche la poesia scritta nel 1934 dal poeta di Rogudi Agostino Siviglia è da ricordare;essa recita:Paese mio come ti sei fatto vecchio.La lingua mia più non canto.Vedo la casa che è diventata vecchia e la vigna pure che si è appassita.Ritorno indietro e vado piangendo perché la mamma non ho più.E voi amici,per favore non fuggite il mio paese.Insegnate la lingua grecanica ai bambini perché io sono vecchio e passato oramai.Il 26 dicembre del 1592 all’età di 92 anni moriva Gasparre Ricciulli del Fosso arcivescovo di Reggio.Egli era un profondo conoscitore di scienze teologiche e fu proposto dal re Filippo II a governare la diocesi grecanica calabrese.Il vescovo Atanasio il 29 marzo 1480 abolì il rito greco.Si diffondeva dappertutto la corruzione del clero per cui poté attecchire anche in Calabria l’eresia Luterana e nei conventi cristiani segretamente aderirono moltissimi prelati.Ci si chiede:ma questi luterani da dove erano venuti in Calabria governata da sovrani cattolici dichiarati nemici dell’eresia?Dall’archivio segreto della diocesi si sa che alcuni contadini delle valli alpine sottoposti al Duca di Savoia e di religione valdesi,fin dal 1370,erano stati chiamati in Calabria per lavorare terreni incolti,non furono mai molestati finché vissero quieti e laboriosi e non si interessarono della riforma luterana;ma quando chiesero di esserne istruiti accorsero in Calabria zelanti missionari e uomini apostolici per convincere e far ravvedere quei traviati,ma la velenosa semenza aveva gettato profonde radici per cui non era cosa facile sradicarla in breve tempo perciò il Duca d’Alcala, vicerè di Napoli, inviò soldati e ministri per costringerli ad abiurare il loro errore;non ci riuscirono e con le armi e col fuoco distrussero città e uccisero molti eretici anche condannandoli al rogo.Cardeto,San Lorenzo,Guardia Lombarda,Paola,Fuscaldo,Polistena,Catanzaro,Tropea ecc.furono teatri di orrende carneficine.Mons.D’afflitto entrato in possesso della sua chiesa cominciò a riformare i costumi del suo gregge che stava deviando.Si servì per questa opera di un cattolico inglese che era stato esiliato dalla sua patria.Impose a tutti i parroci e curati lo studio del catechismo romano e l’obbligo di ammaestrare i fedeli nelle principali verità religiose della giusta dottrina cattolica cristiana.Nelle parrocchie dove egli si recava la prima sua cura era quella di interrogare i fanciulli per conoscere se veramente erano stati istruiti secondo la sua direzione.Ogni tre anni convocava il Sinodo e ogni otto giorni riuniva i parroci affinché denunciassero i disordini e gli abusi, soprattutto quelli sessuali ,che si verificavano nelle parrocchie.Gli scandali non dovevano essere divulgati.Non era lecito ai seminaristi di uscire fuori dal convitto nei giorni feriali e per darne un qualche sollievo il rettore li conduceva,soprattutto il sabato,fuori città.Solenni erano i banchetti che si facevano nel palazzo arcivescovile.Un giorno in uno di questi piacevoli trattenimenti un seminarista osò raccogliere della frutta e il giardiniere lo picchiò.Saputo il fatto D’Afflitto invitò tutti i giovani a raccogliere quanta frutta gradissero ma sotto la sorveglianza del giardiniere affinché non si danneggiassero le piante e gli alberi e che si cibassero con discrezione per non cagionare danno alla loro salute.D’Afflitto vietò a tutti gli ecclesiastici il gioco delle carte,se ciò non avveniva li racchiudeva in case lontane dall’arcivescovado,li faceva spogliare della veste talare e mandava i suoi sbirri ordinando loro di condurli al carcere arcivescovile.Se si ravvedevano li faceva liberare ma non tutti i preti e i chierici non smettevano di giocare.Visitava spesso i prigionieri confortandoli nelle loro sofferenze e li animava a confidare in Dio ed a sperare molto di essere condotti nella giusta via e che tutti assistessero con devozione alla messa che si celebrava nella cappella del carcere senza abbondare a smodate baldorie con suoni e canti.Chi violava tale promessa doveva essere sottoposto al cosiddetto castigo della corda.Era questo uno di quei crudeli strumenti di tortura quando il reo nin confessava il peccato commesso.Praticava anche l’indulgenza,non per conculcare la giustizia,ma per non disonorare, al cospetto dei fedeli, la dignità sacerdotale che tanto venerava.Sapeva escogitare argomenti talmente efficaci da convincere i più increduli che il reato dei preti era una calunnia.Si racconta che una donna scandalosa era entrata in casa di un prete con cui lo stesso spesso si intratteneva.La donna,alla perquisizione, non fu trovata perchè era stata nascosta.Fu castigato chi aveva fatto questa denuncia e si invitò a ritrattarla.Questa donna era maritata e fu chiamata a fare una confessione e penitenza.D’Afflitto era persuaso che per salire a tanta altezza nella sua carriera una potenza sovrumana lo guidava continuamente nel suo apostolico ministero ecco perchè meditava continuamente con la contemplazione e la preghiera.Si consacrava quasi tutta la notte in questo esercizio,e per vincere il sonno,che facilmente sopravveniva ad un uomo già stanco dalle fatiche ecco quale metodi adoperava:collocava dinanzi a se quattro bicchieri,due vuoti e gli altri due pieni di acqua,e col versare continuamente questi in quelli e viceversa,in tal modo ingannava il sonno però si distraeva e quindi scelse un secondo modo:stringeva tra le mani due palle di ferro,che liberandole cadevano rumorosamente in due conche di rame tenendolo sveglio.Un suo familiare gli chiese di svelargli il segreto di come facesse a non dormire,egli rispose che quando le pecorelle dormono,è necessario che vegli il pastore.Era generale credenza che le grazie e i favori li otteneva da Dio con le sue fervorose preghiere.Erano mesi che non pioveva e le piante e gli alberi erano tutti seccati con grande carestia di biade e di frutta.Cosa fece il cardinale affinchè avvenisse il miracolo?Ordinò una processione di penitenza in cui il clero e le confraternite e l’immenso popolo partecipò recitando salmi e litanie ma la pioggia tardava a venire e il popolo non riusciva a conservare il decoro perchè incominciava a dubitare di questo miracolo.Sereno come non mai era il cielo ma,improvvisamente,si osserva un segno di pioggia.Una sola nuvoletta si vedeva sul Mongibello.D’Afflitto incominciò a dire di affrettarsi nel camminare perchè si sarebbero bagnati.I cappellani in coro risposero che non c’era alcun timore ma non avevano ragione.La pioggia tanto desiderata prima cominciò a cadere lentamente e dopo scese copiosamente per saziare l’arida terra.Dopo pochi giorni si videro approdare a Reggio navi cariche di grano.Un miracolo che eccitò gran meraviglia nella popolazione fu quello quando videro un legno secco tramutato in albero fruttifero.Dal casale di Africo l’arcivescovo aveva ricevuto in dono un grosso cervo che i contadini lo portarono sospeso ad un grosso bastone che piantato per ordine dell’arcivescovo rinverdì e sbocciarono i fiori che produssero pere assai gustose.La fama di questi miracoli si era diffusa anche in Sicilia per cui si chiese il suo ritorno nell’isola sua terra natia.Per questa operazione si fecero istanze presso la corte di Madrid e molte furono le vie per indurlo ad accettare questo trasferimento anche perchè a Messina c’erano gravi dissapori contro il suo vescovo quindi chi meglio di D’Afflitto poteva mettere pace.Ma a nulla valsero queste pressioni che considerava molestie al punto tale che egli chiese di essere esonerato dal peso della prelatura.A questo punto il re Filippo lo accontentò.Sotto il governo di D’Afflitto le contese furono di corta durata.Ricordo ciò che avvenne fra gli abitanti di Pentidattilo nella contesa ruguardante l’allevamento del baco da seta.L’arcivescovo pretendeva che era di pertinenza ecclesiastica mentre i feudatari contestavano questo privilegio.Per tagliar corto D’Afflitto li scomunicò.D’Afflitto presagì la sua morte e dette ordine di bruciare tutti i documenti dei processi contro gli eretici tra cui considerò tale anche quello dell’eretico Tommaso Campanella seguace della filosofia naturalistica rinascimentale che si rifaceva a Telesio nell’ideare la celebre città del sole che prevedeva una società a struttura teocratica comunista non lontana dalla repubblica di Platone e quindi in contrasto con i dogmi della chiesa cristiana a cui D’Afflitto apparteneva e raccomandò di celebrare 15 messe per il suo felice viaggio in cielo.Un mese prima della sua morte elargì grazie e ordinò sussidi per i poveri.Gli sopraggiunse una in’aspettata disgrazia accompagnata da sofferenze e dolori così cessava di vivere.Cosa gli era successo?Pregava seduto su di uno sgabello vicino al braciere e vinto dal sonno cadde boccone urtando la fronte sull’orlo del braciere.Versò gran copia di sangue dal naso.Appena divulgata l’infausta notizia accorse una gran folla di poveri per pregare il Creatore affinchè morisse tranquillo.Nel letto di morte presagì i castighi del cielo che dovevano colpire la terra dopo la sua morte.Reggio sarebbe stata sterminata da un violento terremoto che avrebbe provocato immenso terrore negli abitanti,ma senza recare gravissimi danni ma affinchè non avvenissero altri terremoti era necessario fare lunghe penitenze,orazioni e processioni per placare l’ira giusta del Signore a causa delle eresie che si diffondevano.Alle ore 21 del 1638 giovedì santo D’Afflitto morì.Aveva 79 anni di cui 44 di arciepiscopato.Siccome per la settimana santa non si potevano celebrare i funerali nella cattedrale,il cadavere fu rivestito con  abiti pontificali e fu collocato in una grande sala  dove il vescovo di Bova impartì l’assoluzione del cadavere e ordinò la processione per collocare la bara nella cappella della chiesa che fu chiusa da cancelli di ferro affinchè tutti potessero vederla ma non accostarsi per chiedere grazie giacchè era,dalla gran folla,reputato santo.Gli abiti che usava furono ridotti in piccoli brandelli per distribuirli ccome reliquie da venerare ma non furono sufficienti per tutti provocando risse per l’accaparramento.Il vescovo geracese Ottavio Pasqua fu il primo che raccolse notizie storico-biografiche dei preti di tutta l’area grecanica.Dei documenti consultati dal Pasqua oggi resta ben poco:soltanto qualche bolla del quindicesimo secolo.L’opera di riorganizzazione restò manoscritta per oltre un secolo e mezzo e fu pubblicata nel 1755 dal canonico Giuseppe Parlà che si rivelò storico diligente nell’utilizzazione del materiale disponibile.Conobbe,tra le altre opere,quella di Ughelli e Belfiore che anche loro scrissero i momenti scabrosi della storia diocesana di Gerace.Pasquale Scaglione,storico geracese affermò che Parlà ha nociuto nei suoi scritti almeno per mancanza di carità nel coprire i prelati corrotti.Un contributo apprezzabile è stato dato da Domenico Zangari,studioso serio e critico sereno il suo lavoro per la storia di Gerace si legge con piacere e consente di ricavare utilissimi riferimenti.Esiste a Roma l’archivio segreto vaticano della Calabria e di quanto è avvenuto in questa terra per la trascuratezza e l’incuria,rapine,saccheggi e incendi il più grave dei quali è scoppiato durante il vescovado di Domenico Diez.Gerace fu sempre stata meta di ospiti illustri tra i quali l’inglese Edward  Lear,Edmondo De Amicis,il vescovo Barlaam maestro di latino e greco di Petrarca e Boccaccio.Il motto di Tommaso Campanella:io nacqui per debellar tre mali estremi tirannide,sofismi e ipocrisia;è lo stesso principio applicato dal sindaco di Riace per effettuare il suo progetto di accoglienza di profughi.Tutto ha inizio nel 1998,quando a Riace sbarca un gruppo di profughi curdi.Da quel momento prende avvio la realizzazione del sogno di Domenico Lucano:far tornare a nuova vita un borgo che si stava spopolando,facendo incontrare i disperati in fuga dalla guerra con i pochi abitanti rimasti in paese,forse non meno disperati.Un sogno bruscamente interrotto dalle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto Domenico ideatore e anima del modello Riace.MicroMega,la rivista per una sinistra illuminata,racconta la disubbidienza civile di Domenico Lucano che afferma:non so cosa accade nelle società del nord Italia e nelle grandi città.Tutta questa invasione non esiste.L’emergenza è dentro di noi,emergenza è quando non abbiamo la capacità di sentire.Quando il cuore è arido e temiamo le persone che ci danno fastidio:quella è emergenza ed è la fine della società.La giornalista che si ocupa di immigrazione,Annalisa Camilli,scrive:Domenico Lucano per il suo progetto comincia ad utilizzare anche fondi pubblici.Fa coniare una moneta locale che sulla superfice riporta l’immagine da Nelson Mandela a Che Guevara fino a Peppino Impastato ma i profughi volevano ricevere soldi da spendere dove e come volevano-Ed è stato proprio l’uso di questa moneta che scatenò la prima indagine della Procura di Locri che gli contestò il sistema dei “bonus” che non avrebbe dovuto gestire con una impostazione libertaria per cui Salvini bloccò l’erogazione dei finanziamenti per la gestione e protezione dei richiedenti asilo.Le contestazioni sono tutte amministrative e non tengono conto che avrebbero combattuto la corruzione e l’infiltrazione della criminalità organizzata negli appalti dei servizi pubblici.Certo questa sperimentazione in un certo qual modo ha spesso conciso con una leggerezza nel rispetto della burocrazia che non avrebbe dovuto chiudere il progetto ma avrebbe applicato la legge solo per i soldi pubblici che non erano usati per assistere rifugiati ed erogare servizi.Molti sindaci avevano capito bene che l’accoglienza poteva aiutare a ripopolare i borghi e diffondere l’accoglienza secondo principi di solidarietà e condivisione delle responsabilità.Colpendo Riace si colpisce tutto un modello di accoglienza che è stato lodato anche dall’inviato dell’ONU per il Mediterraneo centrale.Ascanio Celestini ,attore,musicista e regista è l’autore della ballata dei senza tetto,io cammino in fila indiana e di tante altre opere molto apprezzate.Egli afferma:è semplicemente assurdo anche solo che si stia a discutere dell’operato di Domenico Lucano che è riuscito letteralmente a rifare un paese dove c’era solo desolazione.Stiamo diventando veramente cattivi e abbiamo bisogno di un lavoro di manutenzione dell’umanità perchè la stiamo perdendo.Questa maggioranza che ha votato i partiti che stanno al governo non vive più la comunità.E a chi dice che quella di Lucano è disobbedienza civile ci sono finalmente tanti che incominciano a rispondere che anche quella di casa Pound che organizza le ronde per strada in caccia di extracomunitari e di comunisti,Norberto Bobbio dice:casa Pound sta facendo lo sporco lavoro di destra e pensa che sia più importante mettere le sbarre alle finestre per impedire che qualcuno vi entri. Per far valere la legge umana universale che fa incontrare credenti e non credenti a prodigarsi per chi ha bisogno è necessaria l’edificazione di una società di giustizia fondata sulla fratellanza universale.