Campidoglio, progetto accoglienza diffusa non è emergenziale ma presente in impianto originario piano rom

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Campidoglio, progetto accoglienza diffusa non è emergenziale ma presente in impianto originario piano rom

Rossi: “Impatto su comunità locali sarà quasi nullo”

Roma, 8 gennaio 2021 – “In questi giorni su alcuni organi di informazione sono state diffuse informazioni false e fuorvianti riguardo il progetto dell’accoglienza diffusa, funzionale al superamento e alla chiusura dei campi rom. Innanzitutto occorre chiarire che non si tratta di una misura emergenziale né concepita nelle ultime settimane, come erroneamente rappresentato da alcuni media. La misura era già presente sin dal principio nel piano rom e nasce come uno dei molteplici strumenti per favorire l’inclusione dei residenti nei campi”, spiega la Delegata all’Inclusione di Roma Capitale Monica Rossi.

L’accoglienza diffusa è un servizio comunque temporaneo e costituisce un’evoluzione operativa che tiene conto della negativa esperienza dei grandi centri di accoglienza che in alcuni casi si sono tradotte anche in eventi di scontro con la popolazione. Proprio per questo la proposta è stata di cercare piccole strutture o più appartamenti per un numero limitato di individui in un lotto territoriale che comprendesse alcuni municipi di Roma e province del Lazio in qualche modo limitrofe tra loro. Un modo per evitare la ghettizzazione ma anche per arginare alla radice il rischio di conflittualità con chi già vive su quei territori. L’impatto sulle comunità locali sarà così ridotto quasi allo zero”, aggiunge.

La misura consiste in un’evoluzione che tiene conto anche della difficoltà di alcuni nuclei rom di inserirsi autonomamente in case private o in alloggi di residenzialità pubblica senza un percorso che li porti ad acquisire le competenze trasversali necessari nel passaggio dal campo al condominio”, prosegue.

Il servizio si basa su percorsi personalizzati e per questo è rivolto a piccoli numeri di individui, accolti per 6 mesi, rinnovabili sino ad un massimo di 1 anno, individui che fuoriescono dai campi e che abbiano espresso la volontà di avviare un percorso di autonomia sottoscrivendo il Patto di Responsabilità Solidale, ma che tuttavia necessitano di un periodo di accompagnamento verso l’autonomia e l’autodeterminazione”, sottolinea.

Non si tratta quindi soltanto di collocare le persone in qualche struttura, ma di trasformarle da ‘fantasmi’ per la società a cittadini come tutti, con diritti ma anche con rigorosi doveri da rispettare. L’investimento messo in campo per il servizio di accoglienza diffusa produrrà inoltre un vero e proprio effetto moltiplicatore perché contribuirà a chiudere quei campi che sono arrivati a costare sino a 30 mln l’anno alle casse capitoline. Risparmi che saranno poi investiti per servizi a beneficio di tutti i cittadini”, conclude.