Quel poeta torinese, Pepè Malacrinò, grato e riconoscente al suo borgo natio di Montebello Jonico

Quel poeta torinese, Pepè Malacrinò, grato e riconoscente al suo borgo natio di Montebello Jonico

14 febbraio 2018     09:58

Posted by Domenico Salvatore-

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MONTEBELLO JONICO, UN OMAGGIO AL POETA PEPE' MALACRINO'

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Poeti si nasce e qualche volta si diventa, per gioco o per noia, nel Paese dei poeti, scrittori, santi, musicisti, pittori ecc.Montebello Jonico per intenderci è un Comune della Costa Jonica reggina, che ha espresso inoltre, anche giornalisti, magistrati, docenti, ingegneri, medici, avvocati, architetti, scultori e via di seguito.

Ogni ‘ figlio della luna’ si stampa le poesie in proprio o se più fortunato a spese di un editore.Giuseppe ‘Pepè Malacrinò è un pensionato originario di Montebello, che vive ed ha lavorato in Piemonte.

Ma non si è dimenticato del borgo natio. Delle scuole elementari ricavate dentro le mura del castello del conte Giacomo Maria Piromalli Capece, Piscicelli.

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Della Scuola di Avviamento Professionale, galvanizzata dal leggendario don Rosario Caratozzolo. Quando capita l’occasione ( non soltanto a Pasqua e Natale o Ferragosto), torna per gustare odori, sapori e colori della sua terra. Delle 'vineddhe', scale e scalette, archi medievali, la Rocca di Santa Lena, le fiumare del Sant'Elia, del Camatore

Torroni, petrali, crespelle, panettoni, stomatico e frittole nel periodo natalizio; agnelli, colombe, uova e ‘ngute a Pasqua.

Il Malacrinò, ha sentito ‘dentro’ da sempre, la voce del fanciullino pascoliano ed ha scritto un sacco ed una sporta di poesie, che sono al vaglio del lettore sovrano; alla verifica della critica letteraria.

E’ arrivato nelle nostre mani, un volumetto dal titolo “Di speranza un barlume”, edizioni a cura dell’Autore, stampato nel 1986.

In apertura la lirica ‘Quattro’ ( Quattro mura/quattro pensieri/oggi è oggi/peccato che non è ieri./Quattro parole/son sempre/le sole/ che vengono/ su/. Fantasia/fantasia mia/vai cercando/ le parole/ che stan giù/O che bellezze/ o che tristezza/se il mondo/non girasse più./Tutto mi piace/ e mi dispiace/perché non ho/il cuore in pace./Vorrei lottare/parlare, gridare/cantare/ma non cela faccio/ a questo gioco/non ci voglio più stare./E’ una menzogna/anche se ci sta/chi ancora agogna/come me/in questo rimare maledetti/alla ricerca/ di quel che è stato/o non è stato detto/Fobia/ricerca sfarzosa/ della tristezza mia/ sei./Sogno/perché m’è rimasto/un barlume di speranza. Sogno/perché son certo/che questa è deficienza/Montagne/amori e giochi/son cose che van via/un pizzico d’orrore/una punta di spavento/e tanta nostalgìa), in cui emerge il pensiero vagabondo del poeta, sospinto dalla fantasia.

Alla ricerca della pace interiore; nostalgia per lo scenario di un tempo: montagne, amori e giochi.Il lamento per compagno, alla ricerca della paradisiaca informe verità con le ali di uno sparviero.

Se non è un sogno. Sublime il dialogo con il grillo ed il ruscello, la notte e la luna, che lo fanno scivolare sull’onda lunga dei ricordi.Non è raro trovare nei versi del poeta Pepè Malacrinò una venatura di pessimismo cosmico.

Un poemetto, affascinante e melanconico, che abbiamo divorato d’un fiato, che ci ha incatenati e trascinati in un mondo, solo apparentemente, scomparso.

Domenico Salvatore

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