ODE AI QUATTRO VENTI NEL PAESE DI SAN LORENZO IN VALLETUCCIO FI AMERICA LIUZZO

ODE AI QUATTRO VENTI  NEL PAESE DI SAN LORENZO IN VALLETUCCIO FI AMERICA LIUZZO

02.02.2018   9:00 - 

da Francesca Martino - 

Incantevole

svetta

il colle

dai greci battezzato

per i venti.

Scavaron due fiumare

in Aspromonte

l'anime

del "Vencirolo"

e le sue genti.

Genti

di questa valle

rinomata

del Tuccio

che guarda oltremare

il Mongibello

mentre

da vicino

ascolta un suono

una risata, un canto,

un urlo e poi...

un lamento?

Forse

il pianto

della campana

stanca

di un convento.

Lo zenit sulla testa

verso l'alto

spinge gli occhi

e con lo sguardo

per le strade

man mano

si va avanti

il miraggio:

le contrade!

Una ad una.

Una ad una... Vo' contando...

La terra sotto i piedi

e le fontane.

Una ad una...

Da qui a laggiù

e viceversa,

una ad una...

Vo' contando

così:

In fondo

a quota forte

“Castaneto", "Serravecchia", "Zuparìa”

allungano le braccia

tra fantasmi

di grotte

e monasteri

già sperduti:

"De Pergulis", "Sant'Angelo", "Ceràmia" o... "Ceramìa"?

Ah! Fu qui

che si chiamò

SANTA MARIA.

Un eco

ci richiama

per la sosta

alla fons che

delle vasche

è la più bella:

fontana

della storia

della guerra.

CROCEVIA!

Laddove c'è

l'affaccio

verso "Grana",

"San Nicola", "Maruddhà",

"Santa Lucia".

Facciam silenzio...

Adesso

ha inizio la scalata

per IL BORGO

sulle orme

di un gran Santo,

capitan

di un lungo elenco.

In calendario:

"Caterina", "San Antonio",

ed altri;

pure l'orto cosiddetto

"del Calvario".

Strade, stradine,

vicoli, stretti,

salite e discese,

csine, casette

e anche

qualche rudere.

Tra le mura,

svestiti

dai ricordi

riecheggiano

i tamburi.

Il fiato manca.

Dove ci porta

ora la corrente?

S'impone Eolo

e forte soffia

indicando:

AL CAMPO!

Anche lì ci son fontane

e fontanelle...

Una, in primis,

pe' i caduti;

vecchio stampo,

povera,

battuta, i ferru;

l'altra

in pietra

e roccia fine

sul terrazzo

"Curcumeddhu".

La pineta la pineta!

Qui però lo sguardo

si proietta

sulle candide colline

ove

ben trentotto porte

fan la via

del reliquiario e

Kapelas trentanove

resta quella

del "Santuario"

che

per voglia

o per destino

fa sia loco che parrocchia

del bel centro laurentino.

Visto tutto

-erba, bosco,

le panchine,

la veranda ed i lampioni,

l'altra valle

del confine-

ci si avvia

verso "la torre"

che in passato

fu di quello

Ruffo principe

in Calabria,

e in ricordo

a questo nome

v'è la piazza

del CASTELLO.

Non pensate

sia finito!

Ci rimane ancora

un poco.

Ecco, lì,

laggiù in quel loco,

ove Rossi volle e fece

il "Comune"

e la sua storia,

di una chiesa

v'è memoria.

Dittereo

l'aveva in mano,

quella

di SAN SEBASTIANO

protettore i tutti chiddhi

che vi stanno

o Spartiddhi.

Ed infine

nella PIAZZA

-ove "l'Olmo"

ne fa vanto

della Storia

e tutto quanto-

Margherita,

la regina

la reliquia

ci portò

di Lorenzo

e le due chiese

di tesori

ricolmò.

Son due stelle

le due croci!

L'una è "Madre"

l'altra è figlia.

E senz'altro

meraviglia

“della Neve”

-a quanto pare-,

dai Gagini

fu scolpita

la Madonna

sull'altare.

Che ogni anno

qual sorella

e per una quindicina

a suo fianco

v'é l'Assunta,

l'Icona

"della Cappella"!

D'origine:

Bisanzio.

Lingua, rito e

la crianza,

fu la Grecia

Magna e Viva

la cultura

in lontananza.

Tant'è vero

che al proverbio

dei seduti

sotto l'ombra

del grand'albero

piantato

ci chiediam

"chi l'ha portato?".

E per vecchia

tradizione

di parola

che va e viene

"sono stati i saraceni!".

Ma qui

giuoca la memoria,

che di certo

non si sa.

Solo chi visse

la storia

e la luna

che ci guarda

ma non ha

lingua ne gloria

e, sicuro tacerà.

Ora,

quel della "Congrega"

detto u Chianu

i San Lorenzu

ove c'è pure

un teatro

e si può ascoltare il Tuccio

che d'inverno

parla al vento,

lo vogliamo ricordare?

Non va bene

manco questo

a quanto pare...

Ma se io son qui stasera

è per ben sotolineare

che:

un po' greci;

un po' latini;

siamo tutti

"laurentini".

E così

porgo un saluto

senza lira e

senza pianto.

Solo i versi del bel canto

che qualcuno

scrisse mai,

e

che Dio vi benedica:

SAN LORENZO

È BELLO ASSAI!

                                                                                       América Liuzzo

                                                           (In occasione del raduno delle contrade e dei rioni

                                                           di San Lorenzo per la festa di Santa Maria ad Nives

del 5 agosto 2014).

 

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