Nostalgia dei Borbone.

Nostalgia dei Borbone.

23.05.2018   20:00 - 

di Roberto Maddaloni - 

Impietoso l'ultimo rapporto dello SVIMEZ sul Mezzogiorno d'Italia, parla di vent'anni di crescita persi al Sud, ancorché sia in atto una ripresa per il biennio trascorso 2015-2016, confermata per il 2017-2018. Le Regioni Meridionali, secondo lo SVIMEZ, recupererebbero i livelli pre-crisi, solo nel 2028, cioè dieci anni dopo le restanti Regioni dell'Italia. È come se vent'anni si fossero persi, quanto per riportare indietro le lancette al 2008. E ciò vale, sia per l'occupazione, che per tutte le altre variabili macroeconomiche. Sempre secondo lo SVIMEZ, il livello di disoccupazione al Sud per il 2018, resta più alto di circa dodici punti rispetto al Centro Nord e di nove punti rispetto a tutto il territorio nazionale. E seppure gli occupati per il 2016 e 2017 siano aumentati di qualche centinaio di migliaia, restano sotto di oltre 400.000 unità di quelli che erano nel 2008. A fronte, poi, della maggiore occupazione, emergono problemi di qualità del lavoro, di basse retribuzioni, e quindi di reddito. È pure certificato che negli ultimi 15 anni la popolazione meridionale, al netto degli stranieri, è diminuita di oltre 393.000 unità, mentre è aumentata di 274.000 mila unità al Nord. L'altro ieri l'ISTAT ha confermato i dati macroeconomici negativi forniti dallo SVIMEZ. Anzi il dato sulla povertà è peggiorato: in Italia ci sono 5milioni di poveri assoluti di cui 3 milioni e mezzo circa stazionano da Napoli fino alla Sicilia, passando pure per la Puglia e la Calabria. Un milioni e 200 mila famiglie sono senza lavoro. Di esse 800 mila sono al Sud.È un disastro che può risolversi solo con interventi urgenti, massicci, straordinari e a getto continuo. Occorre ben altro che la quota minima di spesa in conto capitale nella percentuale del 34%, la costituzione delle ZES, e i Fondi Addizionali, come i Fondi Europei e il Fondo Sviluppo e Coesione, deputati a ridurre il disavanzo con il Centro Nord! Che ben vengano questi provvedimenti, ma per il nostro fragile e/o inesistente sistema economico-industriale-sociale, sono come carezze, dopo un pugno violento. L'immagine è quella di un territorio devastato dalla politica della rapina, prima (Monarchia sabauda e Repubblica), e dal malgoverno e dall'indifferenza, dopo; gravato pure dal peso opprimente delle mafie, con scarse prospettive di crescita economica e del lavoro. Ci resta la magra consolazione, da spettatori inerti e non più da protagonisti, di assistere con nostalgia, al dibattito in corso e ai saggi pubblicati in occasione del centocinquantenario dell'Unità d'Italia, che rileggono la storia dell'unificazione, secondo il punto di vista del Mezzogiorno, da cui si evince una verità per molto tempo tenuta nascosta e cioè che il Regno dei Borbone a Napoli era accreditato tra le realtà politiche, economico-finanziarie e artistico-culturale, più importanti dell'Europa del XVIII e XIX secolo, dove sono fioriti ingegni di assoluto valore, della cui collaborazione il Barbone si è avvalso con beneficio per tutte la popolazione del Regno. Finiamola, di rappresentare i “Borbone” come sinonimo di oscurantismo, inefficienza, barbarie, nei manuali di storia. Sta emergendo dai fatti tenuti nascosti una realtà ben diversa, e cioè che il Regno borbonico, fu caratterizzato oltre che da ricchezza culturale e artistica anche da benessere materiale, commerciale, agricolo, industriale e finanziario. Un dato per tutti: nel 1860 quando fu proclamata l'Italia Unita, il Regno delle due Sicilie contribuì alla formazione dell'Erario Nazionale con 443 milioni di lire in oro, contro 224,2 di quasi tutte le altre più importanti Regioni d'Italia. Sia riletta, allora, la storia con animo sereno e sgombro da ogni preconcetto ideologico di parte, mettendo a confronto le due realtà al momento dell'Unificazione. Si scoprirà così che il Sud non era poi tanto malmesso culturalmente, economicamente, finanziariamente, industrialmente e socialmente, e che il Nord, viceversa, era molto più indietro del Sud da tutti i punti di vista. Saranno considerati “eccidi” e “crimini di guerra” gli interventi repressivi del generale Cialdini, dei suoi ufficiali e della truppa piemontese, contro le inermi popolazioni rurali meridionali che rivendicavano il diritto alla vita e anelavano di ritornare sotto i Borbone. A parte il fenomeno del “brigantaggio” attorno al quale è ormai d'obbligo approfondire anche le cause e le motivazioni di natura socio-economica, piuttosto che soffermarsi a lungo su quelle di natura mistico-passionali, di fanatismo religioso e/o di semplice scelta delinquenziale quasi connaturata alle caratteristiche somatiche delle popolazioni meridionali. Che si finisca di descrivere i Borbone come dei mostri, sinonimi di oscurantismo, inefficienza, barbarie. È vero il contrario. Dal 1734 quando si insediarono a Napoli, fino al 1860, i Borbone hanno rappresentato sul piano del Governo e dell'Amministrazione pubblica quanto di meglio ci fosse stato e c'era allora in Italia e in Europa, per noi meridionali e che dopo di allora con la monarchia sabauda, prima, e la repubblica, dopo, non abbiamo più avuto.

 

 

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