Una 'voce' libera dell'ala intellettuale calabrese, Ilario prof. Ammendolia

Una 'voce'  libera dell'ala intellettuale calabrese, Ilario prof. Ammendolia

04 dicembre 2017    11:39

Posted by Domenico Salvatore-

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Le opinioni dei lettori e profili Facebook

ILARIO PROF AMMENDOLIA, 'IL RAGAZZO CHE SORRIDE'... anche il passero sul ramo/
il suo sole prenderà/

Dom, 03/12/2017 - 11:00
In Calabria cambiano gli attori ma il canovaccio rimane immutato. Le orchestre che si sono succedute, con la pretesa di cambiare musica, hanno finito sempre per suonare lo stesso spartito. Una politica affidata a personaggi "acefali", come scrive Vittorio Feltri su Libero, che non programma alcunché, non fa progetti per il futuro e si limita, tutt’al più, a gestire in maniera spesso maldestra e sconclusionata le emergenze.

Caro Professore
Le sue considerazioni “L’urlo di Oliverio” su Riviera del 12.11.2017 mi spingono a fare delle riflessioni anche per quello che Vittorio Feltri scrive su Libero (stessa data) “La voglia c’è, a mancare sono le possibilità”
Scrive Feltri: “Il problema non è l’indole del terrone calabrese, bensì la condizione di cui sono stati condannati da una politica affidata a personaggi “acefali”, incapaci di gestire il passato, il presente e di immaginare il futuro”.
E Azzurra N. Barbuto “La mia Calabria non ha mai voglia di faticare... e continuiamo a far finta di niente tanto noi abbiamo il mare con la vicina montagna, il clima è il migliore, l’estate è più lunga, che si mangia bene ecc, ecc…”. Del resto se la Calabria è l’ultima regione d’Europa un motivo ci sarà.
Cambiano gli attori ma il canovaccio rimane immutato; le orchestre che si sono succedute, con la pretesa di cambiare musica, hanno finito sempre per suonare lo stesso spartito: non si programma alcunché, non si fanno progetti per il futuro e ci si limita, tutt’al più, a gestire in maniera spesso maldestra e sconclusionata le emergenze.
E allora altro che “Urlo di Oliverio” siamo noi calabresi che dovremmo urlare verso “la casta politica burocratica che ormai è talmente radicata che è difficile estirparla. Altro che filosofia guccioniana.
“Abbiamo bisogno di iniziative istituzionali che rifuggano da un ribellismo - tipicamente calabrese e meridionale, oggi di moda in Italia - che produce solo conflitti e nessuna soluzione dei problemi”.

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La gente della Locride dovrebbe cominciare a protestare non come ha sempre fatto marciando in forma composta e democratica e sempre pronti a ospitare chiunque a braccia aperte.
Prendiamo coscienza dei mali che giornalmente patiamo e reagiamo come si dovrebbe: alle prossime visite dei politici regionali e di quelli nazionali, invece, di inchini e sottomissioni, mandiamoli alle loro sedi in mutande. Solo così, tutti avrebbero sicuramente più rispetto della gente della Locride.
Sogno un nuovo soggetto politico che possa veramente affrontare tutti i problemi della Calabria per iniziare un nuovo cammino in modo da uscire dalle sabbie mobili in cui siamo sprofondati.

Abbiamo bisogno dell’entusiasmo e della sana irruenza di persone (come lei e tante altre) che riescano a risvegliare gli animi di tutti i calabresi. “Queste nuove figure politiche avrebbero una missione “storica”: quella di cambiare rotta prima che la Calabria e la Locride precipitino a livelli africani”.
Lei è “chiamato” a individuare persone che, fuori da ogni interesse, si rendano promotori di una nuova formazione civica che rompa con tutti i partiti attuali: un movimento di onesti calabresi al servizio dei calabresi. Sono certo che tanta gente attualmente delusa e di mestiere ormai astensionista troverebbe la forza di tornare alle urne per contribuire alla rinascita di una Calabria fino ad ora bastonata e umiliata.
Roberto Trunfio (pediatra)

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Egregio dottore,
Anch’io ho un sogno ed è quello che le persone serie e perbene come Lei occupino la prima fila, estromettendo un “ceto politico” artificialmente creato e decisamente inadeguato.
Ho avuto il piacere di conoscerLa quasi 40 anni fa e ho sempre apprezzato il Suo sforzo di collegare la Sua alta professionalità e un serio impegno civile e culturale.
La sua Lettera dimostra una cosa: la Calabria non ne può più!
Ovviamente parlo della Calabria autentica, che non è quella del parassitismo e del privilegio.
E a questo nostro popolo occorre dare quella voce che oggi non ha ed è questo è il senso del nostro impegno.
Esiste la consapevolezza diffusa che occorra rialzare la testa non una volta ogni tanto ma tutti i giorni dinanzi ai soprusi ed alle prepotenze che si abbattono quotidianamente sulla nostra Terra.
La drammatica vicenda della sanità calabrese rappresenta il fallimento di 40 anni di falso regionalismo e, contemporaneamente, di un “ceto politico” raccogliticcio, politicamente ottuso, sostanzialmente marginale.
I vuoti lasciati dalla “politica” non possono essere coperti dai burocrati, né da PM in cerca di fama, né da piccoli avventurieri.
Occorre invece che la società civile si faccia avanti, pretendendo che i partiti facciano i “Partiti”, i sindacati ritornino ad essere “Sindacati” e che gli “eletti” non siano più strumenti di dominio sulla società!

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Abbiamo espresso la Bindi e Scilipoti ed eletto figure così grigie da bivaccare per cinque anni in Parlamento senza spostare una virgola.
Non è giunta l’ora di dire basta?
Non si può chinare ulteriormente la testa e il pendolo della nostra storia non può oscillare sempre tra il ribellismo di una giornata e la rassegnazione di un secolo.
Comprendo il suo sdegno che è anche il mio ed è partendo da questo comune sentimento che ritengo maturi i tempi per un Progetto politico.
Che non necessariamente è impegno elettorale.
Non si parte da zero. Abbiamo alle spalle la Costituzione Italiana che oggettivamente rappresenta uno strumento sanamente “rivoluzionario” se solo si mostrasse di volerla realmente attuare dopo 70 anni in cui, soprattutto in Calabria, è stata reclusa, ferita ed umiliata”.
La sua lettera mi dà conforto e una certezza: possiamo farcela!

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Forse non domani e neanche tra un mese ma i tempi maturano, e la nostra Terra ci chiama ad un impegno eccezionale.
Quasi certamente io non vedrò il raccolto dell’attuale semina, ma questo aspetto non ha alcuna importanza.
Già nei prossimi mesi è necessario serrare le fila e non chinare la testa.
È meglio “perdere” spezzando la catena che vincere rimanendo servi.
Grazie dottore Trunfio e buon lavoro a tutti noi.

Ilario Ammendolia

 

 

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