Il filo di Calliope: "Che la morta poesì resurga"

Il filo di Calliope:  "Che la morta poesì resurga"

 11.12.2017  11:05  - 

Ma qui la morta poesì resurga, / o sante Muse, poi che vostro sono; / e qui Calïopè alquanto surga, / seguitando il mio canto con quel suono.....

"Vostro sono" sembrava invocassero i poeti calabresi nella serata di ieri, riuniti e legati dallo stringente  Filo di Calliope, dea dalla bella voce  e ispiratrice di poesia. Una rassegna di composizioni profonde, ("le mie parole erano pozzi profondi "scriveva il poeta turco Nazim Hikmet), recitate in sala in una atmosfera silenziosa, quasi rarefatta,  per non interrompere quel filo riverente di chi ascolta compartecipando, che scavavano ed estraevano, giù, in fondo, nel pozzo dell'ispirazione, preziosi versi: La Rumbula di Franco Borrello girava vorticosa nella sala e incantava di saggezza,  Migranti di Favasuli toccava corde e accordi,  vibrava frequenze alte, di sublime moralità e umanità; Fatti e non parole di Altomonte, a Cucineglia mia di Domenico Fabiano, con i rammarici ricordi di una onestà  che più non c'è; l'ironia, ma non tanto ,  di A partita du palluni  di Pasquale Favasuli, rime di disugaglianze, una partita, della vita, in cui tutti perdiamo; Capilli janchi di Cordì, con il tema commovente della vecchiaia e dell'abbandono;L'infartu di Rocco Criseo, con la consapevolezza di chi "ringraziandu a Ddiu mi la cavai" ;la breve e intensa poesia Sfantasiandu di Vincenzo De Angelis, epifania della fantasia che ripara dove la realtà non può; rime alternate e musicali di I fimmini di Chiesa di Totò Mediati; versi nostalgici con Morza i vita di Rosa Marrapodi;c+omposizione ironica e colorita A bulletta da luci di Bruno Versace; intensi versi d'amore  e di omaggio alla propria terra, pennellate dove ballano sole e luna in Calabria, manu di Diu di Bruno Lucisano; rime alternate e nostalgiche, inno alla poesia in Mundu anticu di Paolo Landrelli; versi a difesa del dialetto che muore" sugnu u dialettu toi non ti sperdiri", in Ripezzatu di Vincenzo Cordì; rime alternate di ricordi e di rimpianti in Stjia  di Bruno Lucisano, tutto concertato dai maestri dell'ispirazione, che pulsavano battiti di poesia  e musicavano spartiti d'arte. 

OTELLO PROFAZIO

Una invocazione corale e fiera, Calabria cinta d'orgoglio,  rime baciate, rime sparse e alterne , versi sciolti....tra il verde degli uliveti  e profumo di gelsomino. Voce solista, potente e ferma,  reverenziale, quella di Otello Profazio, il Principe dei Cantastorie, della Calabria che s'indigna e protesta, che prende lo scettro e la scena e con Salutu a Bova  omaggia i presenti, filosofeggia con le sue Profaziate, regalando "seriose" parodie, e  con Amuri, tratto dal film L'amante di Gramigna, conclude, fa cantare e sognare la platea . E applaudire "scrosciosamente".

 

 Il boccascena si chiude, cala il sipario sugli spettatori ma, come dice Favasuli, "se sola una parola rimane nel cuore di chi ascolta  che la morta poesì resurga".

 

LA GALLERIA DEI POETI

 

 "se sola una parola rimane nel cuore di chi ascolta  che la morta poesì resurga".

 

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