Governo Conte tra dubbi e silenzi.

Governo Conte tra dubbi e silenzi.

18.09.2018  8:30 - 

Di Roberto Maddaloni - 

Dopo avere incassato i voti favorevoli del Parlamento, il Governo giallo-verde del Professore Giuseppe Conte è entrato nel pieno dei suoi poteri costituzionali, quantomeno sotto l'aspetto giuridico-amministrativo, se non politico. 

Abbiamo dovuto attendere il risultato delle elezioni nei 700 Comuni, dove si è votato, domenica 10 giugno, analizzarlo e metabolizzarlo, prima di incominciare a decidere sul piano propriamente politico. Già, perché il nostro è un Paese dove siamo permanentemente e perennemente in campagna elettorale e, sia prima, che durante la campagna elettorale, che subito dopo delle elezioni, l'azione politica programmatica del Governo, come per incanto, si blocca. E tra instabilità parlamentare, crisi di governo ed elezioni, restiamo in un pericoloso equilibrio sull'orlo di un precipizio, al fondo del quale c'è l'ingente debito pubblico, un deficit di bilancio oltre il margine di flessibilità (altro che pareggio di bilancio, rinviato di anno in anno), il sistema dell'ordinamento costituzionale bloccato, un sistema elettorale proporzionale scombinato e fatto apposta per non governare, i problemi connessi con l'epocale invasione dei cosiddetti “migranti”, una burocrazia onnipotente e onnivora, un sistema scolastico e sanitario devastato e al collasso. 

Subito dopo le elezioni, abbiamo avuto le nomine dei vice ministri; siamo in attesa di vedere cosa ci propone il “Cencelli” in salsa legastellata circa le nomine dei Presidenti delle Commissioni di Camera e Senato (importantissime quelle al Bilancio e alle Finanze) e quelle delle Commissioni di Garanzia (Copasir – Vigilanza Rai, Giunta delle elezioni) che tradizionalmente spettano alle opposizioni.

 E intanto arriviamo a ridosso di luglio, prima di entrare nel vivo dei gravi problemi che attanagliano il sistema Paese. 

Nel frattempo tutti ci stanno a guardare in Europa e fuori, le fibrillazioni dei mercati finanziari aumentano, sale lo spread, cioè il differenziale degli interessi tra i BTP italiani e i BOND tedeschi con esborsi consistenti del Tesoro italiano, aumenta il debito pubblico e “in itinere” il deficit di bilancio. 

Servono poco gli annunci, a sorpresa, tipo “...non facciamo dello spread il nostro vessillo, anche perché dietro lo spread si nasconde la speculazione finanziaria...” (Conte). Bella scoperta! Andiamolo a dire questo agli investitori internazionali che dovrebbero comprarsi l'ingente nostro debito pubblico, specialmente ora che Draghi ha chiuso l'ombrello del Qe. Se li troveremo ancora dovremo ringraziarli perché continueremo a pagarci le pensioni e gli stipendi. Il nostro giudizio sul Governo al momento è fermo al programma illustrato da Conte davanti al Parlamento. Ci saremmo aspettati una sintesi dei problemi più urgenti che attanagliano il Paese con una scaletta delle priorità. Viceversa nel suo lungo intervento, il Presidente del Consiglio ha sciorinato gli elenchi delle promesse fatte in campagna elettorale da Lega e 5 Stelle, due mondi diversi e non solo per cultura e gli interessi che rappresentano, ma anche per radicamento territoriale la Lega al Nord-Centro, i 5 Stelle al Sud. Conte sa che una sintesi Lui non può permettersela anche se si è presentato in Parlamento come “il garante” delle due forze politiche in campo: Lega e 5 Stelle. Forse potrebbe essere “il portavoce”, ma c'è Giorgetti a quel posto. 

Un ruolo, il suo, che deve conquistarselo sul campo. In sede di esposizione in Parlamento del Contratto per “il Governo del cambiamento” sorprendono le omissioni su clausole IVA, legge Fornero, Euro, Pace fiscale, TAV, Grandi opere, Sud. Già il Sud dove i 5 Stelle hanno fatto il pieno di voti e seggi sia nei Collegi proporzionali che nei maggioritari, mentre la Lega ha avuto un buon e inaspettato successo. Certo in sede di replica c'è stata una correzione di rotta su moneta unica, Sud e appalti, ma la defiance è di tutta evidenza e i dubbi e le perplessità aumentano, specie sulle coperture finanziarie. 

Servono, a parere degli esperti, 50 miliardi a regime per finanziare la flat tax a due aliquote, 17 miliardi per il reddito di cittadinanza, 5 miliardi l'anno per il superamento della legge Fornero, 12,5 miliardi per la sterilizzazione dell'IVA per il 2019, ma già da iscrivere in bilancio sin dal 2018. 

Non ci hanno detto dove andranno a prendere questo imponente volume di risorse con i nostri ristretti limiti di bilancio. Forse con la lotta agli sprechi e ai privilegi e il taglio dei vitalizi e le pensioni oltre i 5 mila euro mensili? Ma scherziamo? Che ben vengano tutte queste cose, ma sia ben chiaro che le economie che si realizzano sono più simboliche che adeguate allo scopo e che il loro impatto sui conti pubblici è minimo. Servono, invece, coperture certe e strutturali che, non sono state indicate. 

Nel frattempo annotiamo che malgrado il codice sugli appalti, le misure adottate per la lotta alla corruzione, l'Anac, e i Cantone di turno, la corruzione in Italia dilaga con tutti i Governi e le coalizioni. 

È proprio vero che “il lupo cambia il pelo, ma non il vizio”.

                   

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