Come la critica riesce a trovare...'Il tempo del coraggio' di Rosa Marrapodi

Come la critica riesce a trovare...'Il tempo del coraggio' di Rosa Marrapodi

 

9 febbraio 2018     17:19 

Posted by Domenico Salvatore-

 

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Nella mitica Bruzzano Nuova o forse dovremmo dire Bruzzano Nuovo, dopo il terremoto del 1783, universalmente noto come Bruzzano Zeffirio, vivono fior di artisti, poeti, scultori, scrittori, antropologi, giornalisti, editori, medici, professori, avvocati, architetti, ingegneri, di cui abbiamo dato contezza su queste stesse colonne.

Tra questi la professoressa (in pensione) Rosa Marrapodi, per due mandati, sindaco di Bruzzano. Una vispa Teresa della cultura, che non conosce la parola ‘riposo’. Lavora… 25 ore al giorno.

Scrittrice, poetessa, saggista, filologo, critico d’arte e letterario, ha presentato diversi lavori letterari (narrativa e poesia) in vari centri da Reggio Calabria a Brancaleone, passando per Bova Marina; per la verità applauditi ed apprezzatissimi.

 

Nelle opere di Rosa Marrapodi ci sono i temi e le tematiche, cari a tante poetesse da Grazia Deledda (Il padre, Giovanni Antonio Deledda, laureato in legge, non esercitava la professione. Agiato imprenditore e possidente, si occupava di commercio e agricoltura; si interessava di poesia e lui stesso componeva versi in sardo) e Ada Negri , a Isabella Teotochi fino a Matilde Serao con la quale, ha in comune la passione per il giornalismo; senza scomodare Dacia Maraini, Maria Luisa Spaziani, Alda Merini, Lalla Romano e perché no Susanna Tamaro.

Nessun irriverente paragone, confronto o comparazione, con i grandi ( o le grandi) della Poesia e della Letterarura, per carità. Non soffriamo di mitomania o megalomania. E tuttavia, abbiamo avuto il piacere di leggere tanto (ma non tantissimo)e di saper separare il grano dal loglio.

Amici lettori, interessatevi di più di questo talento naturale. Leggiucchiate le sue opere con i vostri occhi sovrani e metabolizzate con il vostro pensiero e solo allora, potrete farvi un’idea autonoma.

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Non indossiamo i panni del talent-scout, ma si vede lontano un miglio che Rosa Marrapodi abbia stoffa da vendere. Questa è la nostra opinione sic et simpliciter. E non pretendiamo che venga spacciata per verità assoluta o dogma.

Anche nelle vesti di giornalista, su Facebook ha sfondato il tetto delle quattromila visualizzazioni con un’applauditissima intervista a nonno Domenico Oliva (105 anni)

Venite a Bova Marina, conclamata piccola capitale della cultura, dove il giornalista-editore l’inossidabile professore Elio Cotronei, sta organizzando una serata con Rosa Marrapodi.

 

 

 Hanno detto di lei

 

Marrapodi Rosa Il tempo del coraggio a Brancaleone

BRUNO  LUCISANO, poeta dialettale-

 

O parli o scrivi…

Un piccolo e modesto pensiero sui versi della raccolta  IL Tempo del Coraggio di Rosa Marrapodi

Con la premessa che oggi nessuno come te può avere il privilegio di sentirsi felice sul Ponte Grande di Bruzzano Zeffirio per il fatto che il ponte non c’è, andiamo avanti. Il ponte, però, c’era nel 1985, quando hai scritto la poesia “Paese” e se devo dare subito una mia personale preferenza è quel tipo di poesia che più di te mi piace, la poesia della nostalgia alla quale nessun nobile cuore sfugge, la poesia del luogo natio, delle radici, dell’amore.

Altra è la poesia dove parli di un cane che è la poesia/racconto e qui, seduto accanto a te, hai l’espressione più alta della poesia/racconto dialettale, quella di Gianni Favasuli, che, senza ombra di dubbio e di smentita da parte di nessuno (ne possiamo parlare), è il più grande poeta calabrese riguardo, appunto, a questo ramo di poesia.

E nell’animo di un poeta non arriva né può mai arrivare una poesia, straordinaria e complicata come l’hai scritta, sulle faide…sulla faida, quella che è capitata giusto sull’uscio di casa, nei vicoli, nelle strade, nelle campagne, dove abbiamo vissuto e sopravviviamo tutti i giorni.

E poi una caratteristica importante e più volte richiamata in molte poesie, è il viaggio andata e ritorno: andare, tornare; partire, restare. Tutte uguali, nella sostanza, ma tutte diverse nell’espressione e nell’intimo del tuo animo nobile e fantasioso.

 Ci sono poesie di questa raccolta, che illumina un pur lungo percorso di vita, che mi hanno emozionato. E, pertanto, mi sono posto il problema se queste emozioni saranno pure appannaggio di lettori che non sanno di gente e di luoghi a cui fai riferimento e mi sono dato una risposta che è assolutamente affermativa. Certo che sì, per il fatto che in molti versi c’è la delicatezza, il garbo e la sapienza di una straordinaria donna di cultura e di una instancabile studiosa. Non c’è mai nei versi, infatti, la ricerca spasmodica di parole astruse e sconosciute, se non in pochissimi casi che, comunque, affermano la tua modestia anche nello scrivere, perché, nei versi, quelle parole complicate le hai trovate e messe con sagacia al posto giusto.

Certo, un giorno ti chiederò della concubina (poesia IO e l’altra), alla quale, pur scervellandomi per ore, non sono riuscito a dare un nome.

Invece, non ti chiederò nulla sulle poesie La mia guerra o su L’orologio comunale, che, nel tempooltre ai guai personali e familiari, non hanno dato spazio alla Musa, altrimenti i libri, di poesia, intendo, sarebbero stati più numerosi.

Così come in prefazione ha fatto l’amico e fratello Gianni Favasuli, aggiungo che non sono un critico letterario né un uomo di cultura. Amo e scrivo poesia dialettale e popolare, però su quelle tue poesie del libro scritte in dialetto mi pronuncerò meglio, quando avrò smesso io di scrivere poesie, di parlare e di pensare in dialetto.

Il libro è già riposto nello spazio della libreria dove si raccolgono le cose che stanno più a cuore, le cose che hanno i valori più alti, al di là del contenuto, che per me sono l’amore, l’amicizia, il rispetto. Tutto il resto è fanfara.

 

Brancaleone, 9 Aprile 2017                                                            Bruno  Lucisano

 

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                                “IL  TEMPO  DEL CORAGGIO”

 Raccolta di poesie di Rosa Marrapodi, Città del Sole Edizioni  s.a.s. - Reggio Calabria Dicembre 2016.

Questi i commenti, le recensioni e gli scritti, emersi sul predetto libro negli incontri di presentazione dell’opera, organizzati:

- Dalla “Voce del Sud”, A Brancaleone (R.C.), nei locali della Biblioteca comunale “Cesare Pavese”, in data 9 Aprile 2017. Moderatore, il giornalista avv. Giuseppe Cilione.

- Da deliapress.it, UTE-TEL B della Bovesia, A Bova Marina, il 14 Ottobre 2017, nei locali del chioschetto “Fabio, 3”Moderatore, il giornalista, dr. Elio Cotronei.

 -    RELAZIONI:

-SAVERIO  ZUCCALA’, giornalista, direttore responsabile de “La VOCE DEL SUD”:

 

Nei convegni che organizziamo ci corre l’obbligo di presentare il nostro periodico nella veste originaria. E’ “La Voce del Sud”, il periodico dell’Area grecanica. Esso venne creato nell’agosto del 2007 da un’idea di liberi pensatori, che considerano l’informazione ed il giornalismo elementi non condizionabili da lobby varie o da fattori esterni.

Il nostro gionale si è sempre proposto il non semplice compito di far conoscere quelle notizie ed eventi socio-culturali più importanti del territorio che non vengono attenzionati e pubblicati dai quotidiani a tiratura regionale o nazionale. E’l’unico periodico mensile cartaceo che da 10 anni raggiunge, porta a porta, circa 1000 lettori di ogni ceto sociale dell’Area grecanica, estendendosi da Reggio Calabria a Bruzzano Zeffirio, a Brancaleone, a Staiti. Non gode di alcun finanziamento pubblico e si sostiene con proprie risorse e con il libero contributo di alcuni amici e lettori.

Il nostro giornale svolge un’intensa attività di promozione culturale, privilegiando e dando il giusto riconoscimento agli eventi più significativi che arricchiscono la conoscenza e la cultura del nostro territorio, promuovendo convegni e manifestazioni con scritti e riflessioni riguardanti l’informazione, l’arte, la poesia, la cultura umanistica con la produzione editoriale, quella scientifica con la ricerca e la scoperta, e lo sport con le attività ludico-sportive del nostro bacino d’utenza territoriale.

 

Questa sera abbiamo il piacere di presentare il libro di poesie di Rosa Marrapodi, Il Tempo del coraggio, che rispecchia la passione dei suoi sentimenti e della sua esperienza di vita.

Ho potuto visionare e leggere qualche componimento, creato con libero schema, senza rima né metrica, come si usa ormai in chiave moderna. Mi sembra, infatti, che Rosa Marrapodi, nel comporre le sue poesie, sia spinta da un impulso interiore irresistibile, alimentato da un potente flusso di energia, da una vibrazione armoniosa di passione, di ritmo, di melodia, da una luce intensa che emana dall’anima e pervade le coscienze ed i sentimenti di chi legge od ascolta.

Personalmente preferisco la composizione in versi a rima alternata, in particolare l’endecasillabo e l’ottonario, che esaltano i contenuti e li irradiano di luce melodica, però apprezzo quelle a schema libero come quelle contenute ne “Il Tempo del coraggio”, che emanano sentimenti, illuminano l’anima e le coscienze con la potenza espressiva dei suoi contenuti, prodotti da una personalità piena di luce propria e di profonda cultura.

Uno dei componimenti che più  hanno attratto la mia attenzione è La Solitudine. La sua lettura sembra l’emanazione di un inconscio freudiano, dove i tormenti, il dolore ed i dubbi esistenziali vengono sublimati e vanificati. Anche in endecasillabo, a rima alternata, Rosa Marrapodi ha creato alcune poesie, tra le quali risalta la classica ottava in Nevicata a Scapparone, ove l’armonia del verso esalta i contenuti e li irradia d’intensa luce melodica.

C’è un irrefrenabile impulso dell’anima che spinge ed alimenta, con la cultura ed i ricordi di esperienza che ognuno possiede, la creazione dei versi. E questo impulso irrefrenabile ha spinto Rosa Marrapodi a comporre e a creare le poesie contenute nel libro IL Tempo del coraggio.

E concludo con l’augurio  di sempre maggiori successi, sempre più convinto e consapevole che “la paesia – come ha detto in altra occasione Rosa Marrapodi – ti fa sentire grande dentro, un leone, liberandoti da ogni sorta di condizionamento e rasserenandoti l’animo, in pace con se stesso. E ciò è una grande, universale conquista, perché tale sensazione liberatoria fa bene a tutti”.

Brancaleone (R.C.) 9 Aprile 2017                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

 

                                                                                                                           Saverio Zuccalà.

 

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GIOVANNI FAVASULI, scrittore, poeta, musicista.

Non appena ebbi tra le mani il libro della prof.ssa Marrapodi, la prima cosa che mi colpì fu il titolo. Mi chiedevo cosa mai volesse significare in una raccolta, in una silloge poetica, quel titolo. E riflettevo. E mentre riflettevo, mi ronzavano le orecchie e scorrevano nella mia mente le figure di tanti scrittori e di tanti poeti che, chi per un verso e chi per un altro, con le loro opere avevano dimostrato di avere fegato; coraggio nello schierarsi contro i regimi dispotici, contro le guerre, contro l’apartheid, contro tutte le brutture e i soprusi che si verificano in questo nostro mondo, in questo remoto “atomo del male” – per dirla come Giovanni Pascoli – pagando taluni, anche con la vita, le loro decise e ferme prese di posizione.

Sennonché, all’improvviso, un ricordo mi balenò come un lampo e, finalmente, realizzai cosa volesse significare quel titolo e lo associai ad un volto, ad una persona che, più di tutte le altre, assomigliava alla prof.ssa Marrapodi. Lo associai a chi incarnava la stessa indole, il suo stesso spirito dolce e battagliero. Lo associai a Josofina America Scarfò.

E chi sarà mai, dirà la maggior parte di voi, costei, questa illustre sconosciuta, questo carneade in gonnella? Josofina America Scarfò è stata una grandissima donna, una leonessa per quanto riguarda il coraggio ed un variopinto  fiore per quanto riguarda la delicatezza dei sentimenti.

“Nella vita, e specialmente qui in Argentina, la fiamma della cultura deve rimanere sempre accesa, perché i libri, la parola scritta, sono le armi più micidiali non solo contro l’ignoranza ma soprattutto contro la tirannide e lo sfacelo morale. Non solo qui in Argentina ma in qualsiasi altra parte della terra, l’orologio del cuore deve sempre battere il tempo del coraggio!”.

Queste le parole che Josofina America Scarfò pronunciò al termine di un convegno, che si era svolto nella sua libreria di Buenos Aires, contro le dittature, contro ogni tipo di umana soverchieria. Rimasi impressionato.

Correva l’anno 1976 ed io, a quel tempo, andavo in giro per il mondo facendo la cicala, cantando e strimpellando la chitarra.

Quella donna con gli occhi nerissimi e profondi, che in seguito ebbi anche l’onore e la fortuna di conoscere e di parlarci per oltre una settimana, da sola, in un mondo assolutamente nemico, specialmente dopo i gravissimi fatti che tra poco vi descriverò, per amore, e solo per amore, ebbe il coraggio di sfidare il regime argentino, uno tra i più nefasti e totalitari di tutti i tempi, affinché le venissero restituite tutte le poesie e le lettere d’amore, sequestrate dalla polizia, che il suo amante le spediva dal carcere prima della fucilazione.

Nata a Buenos Aires nel 1913, sesta degli otto figli di Pietro Scarfò, di Portigliola, e di Caterina Romano, di Tropea, emigrati in Argentina ai primi del Novecento, Josefina America Scarfò era stata l’amante dell’anarchico Severino Di Giovanni, originario di Chieti, che il generale Josè Uriburu fece fucilare insieme a Paulino, fratello di Josefina, il 1° febbraio del 1931 a Buenos Aires. In pochi minuti la donna perse la sicurezza e gli affetti più cari.

Per amore, con la consapevolezza che anche lei sarebbe potuta andare a finire nel lungo elenco dei desaparecidos, a Unamuno, direttore dell’Archivio General de la Nation, ribadiva con fermezza e senza ombra di paura che era suo sacrosanto diritto rientrare in possesso di quello che legittimamente le apparteneva.

Per amore, verso una terra mai conosciuta, si laureò in lingua e letteratura italiana.

Per amore, nel 1951 venne in Calabria a conoscere le sue radici, i suoi parenti più prossimi.

Per amore tanti poeti l’hanno cantata.

Per amore, verso la fine degli anni trenta, Raùl Gonzales Tunòn scrisse di lei: “…Quando tutti saremo morti, America ci porterà dei fiori e ci leggerà delle poesie. Poesie, che, a differenza dei fiori che appassiscono, rimarranno eterne!”.

Per amore, lottando strenuamente, ottenne ciò che le era dovuto. Nel 1998, infatti, il Presidente dell’Argentina, Carlos Saul Menem le fece restituire tutte le lettere che Severino Di Giovanni le aveva scritto.

Per amore, Osvaldo Bayer, scrittore, storico e giornalista argentino, dopo la morte di Josefina, avvenuta il 26 agosto del 2006, si reca mensilmente nel giardino della Federacion Libertaria, dove sono sepolte le sue ceneri, a leggerle una poesia ed una lettera d’amore.

Così, come per amore, con caparbietà e con sentimenti d’infinita gratitudine, la prof.ssa Rosa Marrapodi, seguendo gli ammonimenti del grande scrittore di San Luca, Corrado Alvaro, secondo cui “ è d’obbligo di ciascuno di noi…tenere vivi miti e tradizioni, i grandi valori umani e morali che ci lascia in eredità la terra che ci ha visti nascere, sentendo nella valenza positiva l’orgoglio dell’essere calabresi…”; e poi ancora ”su di una civiltà contadina che muore non bisogna versare lacrime, ma bisogna trarre, chi ci è nato, il maggior numero di memorie”, ella tributa alla sua amata terra ed a quel mondo ormai irrimediabilmente perduto, sepolto insieme ai suoi cari ed alle sue bambole di pezza, il suo libro, il suo devoto omaggio. Per amore e solo per amore, la prof.ssa Marrapodi scende nell’agone politico e per due volte, da sindaco, lottando strenuamente, dedica il suo tempo del coraggio al suo paese natio, con la ferma intenzione di sradicare la gramigna e di trarre fuori la sua gente dal profondo pozzo della decadenza civile e morale dove è sprofondata.

Due donne, due storie, due destini diversi. Ambedue molto determinate, sensibili e pugnaci. Ambedue con il calabro sangue dentro le vene che ribadiscono, una a distanza dall’altra, la stessa frase, lo stesso concetto: il tempo del coraggio.

Tutto questo per significare che in ogni latitudine, in ogni remoto angolo di mondo, sotto tutte le celesti costellazioni, non bisogna mai subire passivamente vessazioni e soprusi, ma bisogna, invece, tenere sempre alta la schiena e lottare strenuamente, fino alla fine, ruggendo come leoni e non belando come pavide pecore.

Josefina America Scarfò e Rosa Marrapodi, due figure energiche di donne che hanno regolato le lancette del tempo col battito del loro cuore. Due donne che, a differenza dei fiori che appassiscono, rimarranno eterne!

 

Brancaleone, 9 Aprile 2017                                              Giovanni Favasuli

 

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LEONE  CAMPANELLA, preside, giornalista, direttore editoriale de’”La Voce del Sud”

 

Colgo l’occasione per rivolgere, in primis, un cordiale saluto ed un sentito ringraziamento a tutti i presenti per essere intervenuti a questo evento, organizzato dalla nostra Associazione Culturale, “La Voce del Sud”, presieduta dall’avv. Giuseppe Cilione, giornalista de “Il Quotidiano”, qui presente in veste di moderatore. Il presente evento, come ben vedete, è patrocinato dalla locale Amministrazione Comunale, guidata dall’avv. Francesco Moio, sindaco sensibile ed attento alle attività di promozione culturale, come quella di stasera con la presentazione di un libro di poesie dal titolo “Il Tempo del Coraggio”della prof.ssa Rosa Marrapodi del vicino Bruzzano Zeffirio. In questa occasione il mio compito è quello d’introdurre il tema/lavoro di questa Kermesse socio-culturale. Saranno, poi, i relatori e l’autrice a mettere sotto la lente d’ingrandimento tutti gli aspetti ed i contenuti di questa fatica letteraria di Rosa Marrapodi, che certamente non è l’ultima, perché un’altra è già in itinere.

Raramente ci capita tra le mani o sotto gli occhi un libro di belle ed interessanti poesie, in cui l’autore si presenta con una chiara nota introduttiva, che oserei definire di carattre didattico e pedagogico, oltre che autobiografico, svelando in versi anche la sua Ars poetica così esprimendosi (lettura della poesia a pag. 13). Da questi primi versi s’intuisce subito come la prof.ssa Marrapodi intenda la poesia, dove esprime se stessa ed il suo sentire esistenziale, fortemente proiettata nel contesto socio-culturale e geostorico in cui è nata, cresciuta ed ha operato. Se Grazia Deleddatrasse la sua poesia dalla visione personale della sua terra di Sardegna, oggi Rosa Marrapodi con i suoi versi s’ispira al territorio che la circonda, a quel territorio a lei tanto caro, che l’ha vista nascere, crescere ed operare e che si estende  tra Brancaleone, Bruzzano Zeffirio, Ferruzzano e Staiti. L’accostamento di queste due donne culturalmente impegnate mi è sembrato opportuno per le comuni origini socio-culturali che le lega e che affondano le loro radici nell’humus della civiltà  contadina di Sardegna e di Calabria.

Con questa raccolta di poesie, in lingua italiana ed in vernacolo calabrese, la nostra poetessa ci offre, veramente e senza tema di essere smentiti, uno spaccato di coraggiosa poesia, che poi è anche un excursus cronologico con cui traccia un percorso esistenziale che si snoda dall’agosto 1973 all’Aprile 2016, quindi per ben 43 anni, passati come “aliti di vento, all’ombra delloScapparone, “la maestosa alpe di Motticella”, tanto cara all’autrice.

“Il tempo del coraggio” è un forbito caleidoscopio, in bianco e nero, dove emergono con forza tante passioni, tanti sentimenti, tante emozioni e tante visioni di un mondo variegato, espressi, a volte, in maniera enigmatica e pungente, oltre in modo spontaneo e sferzante. Le sue poesie rispecchiano un modus vivendi che si materializza in un modus scribendi originale, forte, chiaro, semplice e puro, senza infingimenti, scevro da ipocrasie; trattasi, insomma, di poesia della vita che sa tanto di moderno Neorealismo, in cui theoresis e praxis si fondono in un unicum esistenziale. Le poesie di Rosa Marrapodi sono, infatti, un pezzo di vita vissuta, sempre sul campo, dei veri “mmorza ‘i vita ‘i nu tempu iutu chi non torna cchjù”, mentre “L’orologio comunale, come melodiosa clessidra suona vigorosi rintocchi di vita” per buoni e cattivi, per i vivi e per i morti. Quella di Rosa Marrapodi, in definitiva, “tra spasimi d’amore e di speranza” è la poesia della vita, non solo della sua, ma di tanti di noi di “jania”, di stirpe, greco-calabra con un intenso vissuto tra le falde dell’Aspromonte ed il mare Jonio. Questo testo di poesie può essere definito un testamento o un monumento alle nostre radici, al nostro passato, su cui poggia il nostro complesso presente, dove c’è di tutto e per tutti. E’, questa della Marrapodi, una poesia che sprigiona l’umano sentire di un animo forte e sensibile, dotato di una intensa passione umana e civile. La ricca e forbita prefazione del poeta, cantore e scrittore Giovanni Favasuli di Africo impreziosisce ed arricchisce la produzione poetica della prof.ssa Rosa Marrapodi, mentre i disegni, in chiaroscuro, dell’artistaMico Marino, di Motticella di Bruzzano Zeffirio, fondono, veramente, in maniera artistica, l’arte con la poesia. “il tempo del coraggio”, di cui consiglio la lettura e la diffusione nelle scuole e nelle biblioteche pubbliche e private, è stato pubblicato nel dicembre dello scorso anno, 2016, dalla Casa Editrice “Città del Sole”di Reggio Calabria, guidata da Antonella Cuzzocrea. Il libro, nel suo complesso, si presenta con una interessante veste tipografica; in effetti, la foto-cartolina di Rocca Armenia, in Bruzzano Vecchio, impressa sulla copertina, la dice lunga anche dal punto di vista storico e geografico, un luogo che l’eclettico viaggiatore inglese Edward Lear immortalò nel suo “Diario di un viaggiatore a piedi” nella nostra Calabria Ulteriore Prima, durante l’estate del1847. Ed ora più non dico. Vi ringrazio per il cortese e paziente ascolto.

 

Brancaleone, 9 Aprile 2017                                                   Leone Campanella

 

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ROBERTO  MADDALONI, politologo, scrive su “La Voce del Sud”

 

Ho letto e riletto il grazioso volumetto di Rosa Marrapodi intitolato “Il Tempo del Coraggio”, una raccolta di poesie in lingua ed in dialetto, Città del Sole Editore.

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In esso sono raccolte le poesie composte dall’autreice in un arco di tempo abbastanza lungo, oltre quarant’anni, dal lontano 1973 ad Aprile 2016.

Non sono né scrittore né critico per presentare questo libro. Il titolo stesso e l’introduzione diGiovanni Favasuli ne spiegano gl’intenti con migliore appropriatezza e professionalità. Io mi sono “divertito”, in senso estetico, a leggere e non vi nascondo che in più di un’occasione mi sono anche commosso.

In via preliminare, mi sembra di potere sostenere che nelle poesie di Rosa Marrapodi i principi che regolano la formazione del verso, per quanto riguarda il ritmo, non sono quelli tradizionali che conosciamo, cioè il verso quantitativo, il sillabico, l’accentuativo. Né ci è dato di cogliere che detti principi siano integrati dagli espedienti della versificazione tipo l’allitterazione e la rima o dal raggruppamento strofico dei singoli versi.

E’ verso libero, fatto col cuore, quello di Rosa Marrapodi, che non si ammanta delle regole della versificazione e la cui lettura richiede più attenzione. Ciò significa rilettura per capire il vero significato delle parole ed incastonarle nel contesto del verso.

Sono poesie in lingua, per la maggior parte, ma anche in dialetto, di elevato valore lirico, rappresentative dei frammenti più intimi e delicati della vita di Rosa Marrapodi, ma anche dei suoi familiari, delle cose circostanti, della terra natia ed in particolare del suo paese, Bruzzano Zeffirio.

La corda vibrante è il vagheggiamento delle persone e delle cose care vissute durante l’infanzia e irrimediabilmente perdute. Vagheggiamento che si estende al paese suo,  Bruzzano e a quella “bella famiglia d’erbe e d’animali”di fosco liana memoria, che si anima di monadi, stereotipi della nostra civiltà contadina. Emblematiche le rappresentazioni dialettali: “A hiurara” (La gelsominaia);

“U nonnu massaru”“A vineglia”; “Natali o me paisi”, solo per citarne alcune.

Al “Suo” paese, Bruzzano, dedica versi bellissimi a testimonianza del suo amore profondo per la terra che l’ha vista nascere e crescere: “Vorrei essere sempre lontana, sognato/ paese mio, per provare, tornando,/ la gioia di rivederti, per sentire/ forte i fremiti del cuore, quando/ sul Ponte Grande, felice, mi dico:/ Eccomi sono a Bruzzano”.

Idilliaca la rappresentazione del Monte Scapparone che sovrasta Bruzzano Zeffirio: “…gigante antico dalle grandi braccia/ …dove svernano il tordo e la beccaccia./ Maestosa riserva da barone,/ sei, in autunno, ambita meta di caccia”.

L’Orologio Comunale” diventa così testimone e partecipe della sua intima, dolorosa esperienza di vita politica e d’impegno istituzionale.

E se anche “…Occhi glaciali, lame affilate,/ rispondono ai miei affabili sguardi;/ lingue di fuoco, ghigni astiosi,/ ai miei fermi, schietti sorrisi./ Raffiche d’insidie si scontrano/ con i miei slanci generosi;/ faraglioni d’invidia con le mie/ corse verso traguardi eletti…”  l’eroina pensate voi che ceda e getti la spugna, come  suol dirsi? Macché! Ascoltate:  “…mi fermo:/  respiro profondamente puri ideali,/ per riprendere, solitaria amazzone,/ la mia strana guerra quotidiana…” Ed è così che nell’ode “La mia guerra”, Rosa Marrapodi canta per lottare e lotta cantando solo armata della luce dei suoi occhi e della purezza dei suoi ideali.

Lapidario ed appropriato il giudizio di Favasuli nella prefazione del libro: “donna temprata come l’acciaio con il maglio, con il fuoco e con l’acqua nella fucina di questa nostra sventurata ed amata terra”.

Anche le poesie in lingua sono permeate di questo amore struggente per le persone care, (il padre, la madre, la sorella, i figli, l’atteso nipote); gli animali (il cane Dik); la casa natia, (per ultimo abbandonata). Ed, infine, l’inno all’amore a lungo inseguito e cercato con caparbia determinazione  al femminile (e questo la dice lunga sul carattere e la personalità di Rosa Marrapodi).

Rappresentative di questo suo intimo sentire è l’ode “Quando l’amore è vita” ed il suo naturale epilogo ne “La Scelta”. Liriche struggenti tutte con una varietà di motivi e con ricchezza di sollecitazioni sentimentali che affondano nella sua forte e traboccante umanità.

E sono lì a dimostrarlo i traguardi raggiunti e i riconoscimenti ottenuti anche a livello nazionale, a partire dal lontano 1988.

“Poliedrica figura di donna” ha detto Giovanni Favasuli. Ed è così vero, alla luce di quanto scritto e letto, che si stenta persino a crederlo. Tanto vasto è il campo degli interessi e delle azioni di questa minuscola ma determinata donna!

Ed allora diciamolo con forza: Rosa Marrapodi è donna di spiccata sensibilità, poetessa nel vero senso della parola. La sua vena è soprattutto lirica ed i suoi riferimenti ideali sono, in particolare, quelli familiari e quelli idilliaci che appartengono al mondo contadino e dei pastori di una volta, espressi con delicatezza e soavità.

Grazie, Professoressa, per i fiori profumati che ci hai regalato. Grazie ancora, dolce,affettuosa, tenera, forte, piccola, grande, determinata donna e “ad maiora”.

 

Brancaleone, 9 Aprile 2017                               Roberto  Maddaloni

 

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Ci conforta che non abbiamo le traveggole; non vediamo lucciole per lanterne e non intendiamo fischi per fiaschi. Non abbiamo preso un granchio; non ci siamo arrampicati sugli specchi; non stiamo discutendo sul sesso degli angeli; non abbiamo dato l’erba trastulla; non abbaiamo alla luna; non stiamo tentando di raddrizzare le gambe ai cani. Stiamo solo tentando di dare a Cesare, ciò che è di Cesare.

 

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