Bruzzano Zeffirio (rc) il lamento della scrittrice e poetessa Rosa Marrapodi per la scomparsa del cugino: caro Ciccio ti scrivo...

Bruzzano Zeffirio (rc) il lamento della scrittrice e poetessa Rosa Marrapodi per la scomparsa del cugino: caro Ciccio ti scrivo...

29 ottobre 2017   18:23

Posted by Domenico Salvatore

**************************

 

 Rosa Marrapodi critico letterario ed antropologo

 

Così  era  mio cugino CICCIO  QUATTRONE deceduto all’improvviso a Bruzzano Zeffirio il 4 Ottobre 2017

 

di Rosa Marrapodi

 

Percorrevi spensierato la tua via senza ostacoli come avessi le ali, un aquilone in libero volo nel  nitido cielo, quando un fulmineo malessere, inaspettato, con nessuna possibilità di scampo, ha oscurato la luce dei tuoi occhi, arrestando la tua volata. La morte, “ non intesa…non vista”,  senza “lampada”, ti colse così, nel caldo meriggio di una bella giornata di Ottobre.

 

foto di famiglia: il papà Giuseppe, la mamma Angela, la sorella Teresina, Ciccio a due anni

 

E, come d’abitudine, sono venuta a trovarti nella tua bella casa a pochi metri dalla mia, entrambe nell’area della fontana dei Pizzo. Ti ho guardato a lungo, certa che tu stessi facendo la stessa cosa, dal momento ch’era da un bel po’ di tempo che non ci si vedeva. Ci sentivamo, tuttavia, tutti i giorni in linea d’aria: tu sentivi la mia macchina partire; io la tua voce alta al telefono o alla fontana.  Figlio della sorella, Angela, tu; del fratello, Giovanni, io.

  1. Teresina e Ciccio a due anni sul suo cavalluccio a dondolo davanti alla fontana dei Pizzo nei pressi di casa sua.

 

 

Ci siamo cresciuti insieme, abbiamo giocato insieme, pianto e riso agli eventi tristi e lieti delle nostre unite famiglie. Presenti entrambi alle stesse feste di famiglia: a Natale la macellazione del maiale a casa mia; onomastici e compleanni tuoi e di Teresina, la tua unica sorella, a casa tua, estasiati davanti alle megatorte che l’esperta zia Angela sapeva approntare per l’occasione. Ritrovarti disteso dentro la bara, al centro del tuo soggiorno, è stato molto  doloroso.

  1. Torino: Ciccio il giorno del suo pensionamento circondato dai suoi compagni di lavoro

 

Il tuo volto era sereno, le tue labbra atteggiate al sorriso, come se tu fossi stato contento di vederci tutti quanti riuniti accanto a te, accanto all’ affranta Teresina, a suo marito Vincenzo, ai tuoi amati nipoti Marilena e Mimmo ed agli adorati loro figli: la tua famiglia “allargata” per te single convinto e contento.

 

  1. Ciccio festeggia il suo compleanno in compagnia delle pronipotine Manuela e Chiara

 

Siamo accorsi tutti accanto a te: io, Gino, mio fratello Vincenzo con Teresa, i tuoi affettuosi cugini romani Claudia e Lino, i parenti di Caraffa. Averci fatto superare vecchie incomprensioni con la tua scomparsa, in nome dell’affetto che nutrivamo per la tua bella persona, è stata per te una grande gioia, una bella vittoria.

 

  1. Ciccio in prima elementare

 

Ti leggevo sulle labbra, infatti, la soddisfazione di averci fatto ritrovare tutti i parenti, vicini e lontani, accanto a te per l’ultima volta, impareggiabile, scherzoso fanciullone, mai cresciuto, maturato abbastanza, nonostante i 69 anni! Mi sembrò di percepire in un sussurro a labbra strette la frase che ti piaceva dire spesso per farci divertire quando eravamo tutti riuniti: “Chi vi parija? A vincivi eu! Vi futtivi puru sta vota!”

  1. Teresina e Ciccio a dodici anni

 

 

Unico in tutto, inafferrabile Peter Pan in cerca perenne di bisognosi del tuo aiuto! Sapevi fare di tutto ed eri disponibile per tutti, infatti. La fatica e la buona azione della tua ultima mattinata di vita? Hai provveduto, da solo, al montaggio del letto sanitario per Mico Oliva, anziano di 103 anni, di cui eri amico e che spesso andavi a trovare.

  1. Ciccio in quinta elementare a. s. 1959/60 con tutta la classe. Così ha scritto sul retro: formazione: Rodà I, Cartisano, Callea, Barreca, Politanò, Caccamo, Maressa I, Sculli, Minniti, Maressa II, Bennati, Quattrone (al centro tra i compagni a terra), Gligora, Lucianò, Rodà II;

     ins. Giuseppe Margariti.

 

Avevi un estremo senso del dovere ed un profondo concetto dell’altruismo, che ti consentivano d’impegnarti in più direzioni nell’arco della giornata, di sentirti realizzato nel rendere felice qualcuno con le tue vaste competenze di inossidabile tuttofare.

 

Foto di gruppo durante il raduno di parenti ed amici per la macellazione del maiale di casa mia:
      da sinistra: mio fratello Vincenzo, mio cugino Ciccio Martino, Antonino Vadalà (occasionale macellaio)                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           , Vincenzo Lucà, marito di Teresina, Ciccio con la mano poggiata sul nipotino Mimmo Lucà, mio marito Gino Lucianò, mio cugino Santoro Martino, l’amico Peppe Sorbilli, mio cugino ‘Ntoni Martino.

 

Pur pensionato, dopo una vita di lavoro a Torino per la Fiat, prima, e per le officine meccaniche ad essa legate, dopo, eri sempre in frenetico movimento a beneficio di qualche caro amico: le olive con Franco, la vendemmia con Pasquale e via di seguito.

 

    Ciccio in compagnia del fraterno amico Pasquale Troiano e della pronipote Manuela

 

Le tue corse, ora, finivano là, in quella bara, dove si chiudeva il cerchio della tua vita, quell’intensa esistenza vissuta all’insegna della piena libertà, che tu avevi voluto cristallizzare, nei momenti più belli e memorabili, con delle fotografie su quadretti appesi alle pareti della stanza in cui ti stavamo vegliando.

  1. Ciccio a cinque anni ripreso dal fotografo reggino Prestandrea a Brancaleone

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

I miei occhi andavano stupiti ora al tuo volto immobile ora alle foto che ti ritraevano nella tua grande esuberanza. Ed eccoti bambino, con già la tua espressione di discolo e furbetto, in compagnia di Teresina, poco più grande di te, di tua madre e del tuo austero papà Giuseppe, antifascista doc, legato ai fratelli Rosselli, severo ma tanto liberale, che ha saputo trasmetterti il valore della libertà, del lavoro, della democrazia e della solidarietà umana.

  Bruzzano Vecchio- Ruderi della Rocca Armenia

 

Ed ancora una foto del 1953, a cinque anni, a calzoncini corti, con i piedini senza calze dentro un paio di scarpe troppo grandi per te. Una foto da oscar, rubata al Neorealismo cinematografico del secondo dopoguerra, ad un film di V. De Sica oppure di L. Visconti!

 Foto aerea di Motticella, frazione di Bruzzano Zeffirio

 

I tuoi genitori ti avevano lasciato a casa, a Bruzzano, in compagnia di Teresina, in quanto solo loro dovevano recarsi dal fotografo a Brancaleone, ma tu avevi già le ali ai piedi e nella tua infantile autonomia decisionale eri riuscito ad arrivare, non si seppe mai con chi e con quale mezzo, subito dopo di loro dal fotografo, il quale, vedendoti così vispo e risoluto, dedicò a te il primo scatto.

 Panoramica di Bruzzano Zeffirio

 

Ed ancora un’altra foto del ’55, a scuola, in prima elementare, dove andavi volentieri anche perché tua madre lavorava come cuoca alla mensa scolastica. Serio ed ordinato nel ruolo di scolaretto nel tuo nero  grembiulino dal colletto bianco, chiuso dal fiocco azzurro, nel tuo sguardo si leggeva già scaltrezza e vivacità.

 

Bruzzano Vecchio-Rocca Armenia

 

Ed anche, passando da una parete all’altra, la foto che ti ritrae con Teresina, alla fontana dei Pizzo, felice su di un cavalluccio nel tuo bel pagliaccetto, evidenzia quel piglio di ribellione e di frenesìa nel voler fare tutto e subito, che hai conservato anche da adulto, soltanto apparenti, perché in fondo al tuo cuore albergava la bontà, la generosità, la disponibilità per chicchessia.

 Scogliera di Capo Bruzzano, Comune di Bianco

 

 Ti rappresentavano in pieno le belle foto esposte alle pareti, alle quali andava con commozione lo sguardo di tutti gli amici  venuti a casa a trovarti per l’ultima volta.

 Bruzzano Vecchio-Arco dei Principi di Carafa

 

Io staccavo gli occhi da esse solo per asciugarmi le lacrime, guardarti esanime incredula e continuare nell’osservazione di quella rassegna fotografica esposta oltre il televisore, fonte viva di altri ricordi infantili.

 Veduta aerea di Bruzzano Zeffirio 

 

Lo zio Peppino, tuo padre, ti voleva avviare all’elettronica fin da ragazzo, per cui aveva ritirato un televisore con i pezzi da comporre tipo puzzle.

 

Bravo com’era in questo settore, ti avrebbe fatto da guida. Tu, come allievo, però, eri distratto, perché pensavi ad altro. Aspettavi, infatti, che egli s’inoltrasse nella spiegazione e quando era proprio concentrato, con la caramella da orologiaio incastrata nell’occhio destro, tu, quatto quatto, uscivi di casa per raggiungere i tuoi compagni che, vociando, giocavano al pallone nella vicina Piazza della Libertà.

Veduta panoramica  di Bruzzano Zeffirio  

 

Quando lui si rendeva conto della tua assenza, sapeva dove trovarti. Tu, nel sentirti chiamare, non aspettavi che ti raggiungesse, ma, con la velocità di uno scoiattolo, ti afferravi alla ringhiera che cingeva la bella Piazza ed incominciavi a percorrerla salendo sempre più in alto.

 

Disperato, lo zio Peppino, per paura che potessi cadere e farti male, ritornava sui suoi passi con le mani tra i suoi lunghi capelli da intellettuale, alla Einstein, per continuare da solo il lavoro intrapreso. Non ti sei mai smentito in quanto ad originalità ed a ritrosìa, irriducibile, caparbio Ciccio! Ne sanno qualcosa i tuoi innumerevoli amici, ai quali eri caro per la tua simpatìa,  per il tuo essere persona gioviale ed affidabile.

 Ruderi di Bruzzano Vecchio

 

E, non volendo preoccupare la tua cara Teresina, ad uno di loro, al tuo fraterno amico Pasquale, ti sei rivolto nel momento in cui ti sei sentito male, perché eri certo che sarebbe corso ad aiutarti, come tu eri abituato a correre per aiutare lui in ogni cosa. Ora, in questa “ruga”sempre più deserta, tutto ci parla di te: la fontana Pizzo che hai verniciato di rosso per allegria; la tua morsa fissata sul marciapiede di fronte alla tua casa, da sempre a disposizione di chiunque in paese ne avesse avuto bisogno; la facciata della tua bella casa con gli oblò colorati di rosso.

  Rudere di Bruzzano Vecchio nei pressi dell'Arco dei principi di Carafa 

 

Ti abbiamo perduto per sempre nella tua incomparabile allegria e vitalità, caro Ciccio, i tuoi intimi amici Pasquale e Franco, io con tutti i miei cari, Lino e Claudia, l’inconsolabile Teresina con Vincenzo e la loro bella famiglia, i tuoi nipoti Mimmo e Marilena e pronipoti che erano la tua vita ed il tuo bene più prezioso.

 

Ora riposerai per sempre in pace, senza stress, senza fatica, senza corse e senz’affanni, perché sei arrivato nel regno della quiete, in  cui, finalmente, “il vivere è calma, è senza morte”.  

 

Rosa  Marrapodi

 

Bruzzano Zeffirio,  22 Ottobre  2017

                                                                                                            

Cerca nel sito