Se Cosa Nostra alza il tiro, ucciso un eroico maresciallo dei Carabinieri di Marsala (TP), troppo 'ficcanaso ed impccione'

03.06.2016 11:19

 

Marsala(tp). 2 giugno 2016. Il maresciallo Silvio Mirarchi, ucciso  alle spalle, con una raffica di pallottole, durante un normale servizio di controllo.  Due militari stavano svolgendo un controllo tra le contrade di Ciavolo e Ventrischi a pochi metri dalla zona dell'agguato, dov’ è stata scoperta una serra utilizzata per la coltivazione di marijuana: c'erano 6mila piante. Trasportato nell'ospedale "Paolo Borsellino" di Marsala, è stato trasferito all'ospedale di Palermo in elicottero per un ultimo disperato tentativo di intervento, durato 8 ore, ma è morto nel pomeriggio. Il cordoglio dell'Arma, del Presidente della Repubblica Mattarella e del premier Matteo Renzi. Il suo corpo è all'istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo per l'autopsia. I funerali potrebbero svolgersi sabato nella Chiesa Madre di Marsala alla presenza dei vertici dell'Arma dei carabinieri, diretti dal generale di Corpo d’Armata Tullio Del Sette

MARSALA IL MARESCIALLO CAPO DEI CARABINIERI SILVIO MIRARCHI, CALABRESE, SPOSATO, PADRE DI DUE FIGLI, CADUTO NELL'ADEMPIMENTO DEL DOVERE, UCCISO PERCHE’ AVEVA SCOPERTO UNA PIANTAGIONE DI DROGA

Domenico Salvatore

Da qualche tempo, la ringalluzzita Cosa Nostra, ha preso a rialzare la testa. Non si è capito bene, se perché lo Stato, abbia abbassato la guardia.

Oppure, perchè le nuove leve della mafia, abbiano deciso di passare al contrattacco.

L’assassinio del maresciallo dei Carabinieri ed il tentato omicidio nella sparatoria con pistole, lupare e bombe molotov contro il presidente del Parco dei Nebrodi, sono soltanto due dei segnali, che la ‘Piovra’ ha mandato, allo Stato, in maniera chiara e perentoria.

Il filone d’oro per la criminalità organizzata in questo momento è la marijuana ed hasc-hisc, fermo restando il traffico di cocaina ed eroina, se non ecstasy.

Per le piantagioni, servono le serre oppure grosse proprietà terriere, campagne sterminate, poderi che si perdano a vista d’occhio, serviti da risorse idriche in quantità.

Non c’è mai stata pace sotto gli ulivi, a ben sfogliare la cronaca asettica ed impersonale. « Mi mandano in una realtà come Palermo con gli stessi poteri del prefetto di Forlì, se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi, non possiamo delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti. » (Carlo Alberto dalla Chiesa).

Sono tantissime, le vittime di mafia e terrorismo, tra le forze di polizia (carabinieri, poliziotti e finanzieri).

I Carabinieri hanno pagato un grosso tributo di sangue alla causa della Giustizia, della Legalità e della trasparenza.

A cominciare dal generale di Corpo d’Armata Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Carlo Alberto dalla Chiesa  (Saluzzo, 27 settembre 1920 – Palermo, 3 settembre 1982) è stato un generale e prefetto italiano.

Sottotenente dei carabinieri durante la Seconda guerra mondiale, partecipò alla guerra di Liberazione. Comandante della legione di Palermo (1966-73), generale di brigata a Torino (1973-77), nel maggio 1977 assunse le funzioni di coordinatore del servizio di sicurezza degli istituti di prevenzione e pena e nel settembre 1978 quelle di coordinamento tra le forze di polizia per la lotta contro il terrorismo, Nucleo Speciale Antiterrorismo, in cui colse significativi successi.

Generale di divisione a Milano (1979-81), vicecomandante dell'Arma (1981-82), nel maggio 1982 fu nominato prefetto di Palermo per combattervi la mafia.

Nel settembre successivo fu ucciso in un agguato mafioso assieme alla moglie e a un agente di scorta”.

Ucciso anche “Giuseppe Russo (Cosenza, 6 gennaio 1928 – Ficuzza, 20 agosto 1977) è stato un ufficiale dei carabinieri, insignito di medaglia d'oro al valor civile alla memoria. Colonnello dei carabinieri, era tra gli uomini di fiducia di Carlo Alberto Dalla Chiesa ed era il comandante del nucleo investigativo di Palermo

Guidò la squadra partita da Palermo, fonte Wikipedia, che svolse le indagini iniziali sulla strage di Alcamo Marina.

Fu assassinato dalla mafia mentre si occupava del caso Mattei.

L'omicidio avvenne a Ficuzza, frazione di Corleone, dove il colonnello stava trascorrendo le vacanze, e stava passeggiando con l'insegnante Filippo Costa, pure lui ucciso insieme a Russo per non lasciare testimoni dell'omicidio.

Per il suo assassinio, erano stati inizialmente condannati come mandante Rosario Cascio e come esecutori i pastori Rosario Mulè, Salvatore Bonello e Casimiro Russo, ma nel 1997 sono stati assolti.

In verità, si seppe in seguito, i mandanti del delitto, furono Totò Riina e Bernardo Provenzano, mentre il commando che assassinò il colonnello Russo era formato da Leoluca Bagarella, Pino Greco, Giovanni Brusca e Vincenzo Puccio”.

Mario D'Aleo (Roma, 16 febbraio 1954 – Palermo, 13 giugno 1983) è stato un ufficiale dell'Arma dei Carabinieri

Assassinato da Cosa Nostra, è stato insignito di Medaglia d'oro al valor civile alla memoria.

Capitano dei carabinieri, insieme ad altri 2 colleghi, Giuseppe Bommarito e Pietro Morici, venne ucciso da Cosa Nostra in un attentato a Palermo il 13 giugno 1983 in via Cristoforo Scobar, da un commando composto da tre persone che colpirono i militari mentre si trovavano a bordo della loro auto di servizio.

Emanuele Basile (Taranto, 2 luglio 1949 – Monreale, 3 maggio 1980) è stato un ufficiale dei Carabinieri ucciso da Cosa Nostra, insignito di Medaglia d'oro al valor civile alla memoria.

Terzo di cinque figli, frequentò l'Accademia Militare di Modena.

Prima di intraprendere la carriera militare, riuscì a superare il test di Medicina e a sostenere il difficile esame di Anatomia, ma i sentimenti di giustizia e legalità, valori fondamentali nella sua vita, ebbero il sopravvento sulla professione medica.

Fu così che entrò nell'Arma dei Carabinieri. Prima di giungere a Monreale comandò le compagnie di altre città, tra cui quella di Sestri Levante (GE), e se la mafia non avesse interrotto la carriera del giovane carabiniere di 31 anni, la successiva destinazione sarebbe stata quella di San Benedetto del Tronto (AP).

Precedentemente al suo assassinio, aveva condotto alcune indagini sull'uccisione di Boris Giuliano, durante le quali aveva scoperto l'esistenza di traffici di stupefacenti.

Tuttavia, apprestandosi a lasciare Monreale, si era premurato di consegnare tutti i risultati a cui era pervenuto a Paolo Borsellino.

Il 4 giugno del 1979 a Montevago (AG) viene assassinato Baldassare Nastasi, brigadiere dei Carabinieri mentre si accingeva alla identificazione di due individui, presunti autori di una rapina.Medaglia d'argento al valor Militare con la seguente motivazione:
"Addetto a Nucleo operativo e radio­mobile di compagnia, in occasione di rapina perpetrata in Istituto di Credito della zona, si poneva con militare dipendente alla ricerca di autori e mentre si accingeva ad identificare due individui, successivamente risultati responsabili del crimine, veniva fatto segno a numerosi colpi di pistola esplosi da brevis­sima distanza, benché mortalmente ferito, trovava la forza di reagire con la pistola in do­tazione fino a quando si accasciava al suolo esanime. Luminoso esempio di attaccamento al dovere spinto fino all'estremo sacrificio".

“I carabinieri del Comando provinciale di Trapani confermano la notizia dell'arresto del proprietario delle serre in cui era stata impiantata la piantagione di marijuana (6 mila piante) che sarebbe stata scoperta, durante un servizio di appostamento, dal maresciallo Silvio Mirarchi, deceduto ieri pomeriggio all'Ospedale civico di Palermo dopo le gravi lesioni provocate da due colpi di pistola che lo hanno raggiunto a un rene e all'aorta.

È definito strage della circonvallazione l'attentato mafioso che venne messo in atto il 16 giugno 1982 sulla circonvallazione di Palermo. L'attentato era diretto contro il il boss catanese Alfio Ferlito, che veniva trasferito da Enna al carcere di Trapani e che morì nell'agguato insieme ai tre carabinieri della scorta, Salvatore Raiti, Silvano Franzolin e Luigi Di Barca, e al ventisettenne Giuseppe Di Lavore, autista della ditta privata che aveva in appalto il trasporto dei detenuti, il quale aveva sostituito il padre. Di Lavore ebbe la medaglia d'oro al valor civile.Il mandante di questa strage era Nitto Santapaola, che da anni combatteva contro Ferlito una guerra per il predominio sul territorio etneo. (Wikipedia)

A San Giuseppe Jato (PA), il 20 Giugno del 1945, la banda Giuliano uccide il maresciallo dei carabinieri Filippo Scimone.

Alle 20.45 di venerdì 12 marzo  1909 Cosa Nostra uccideva a Palermo con quattro colpi di pistola in rapida successione, il sergente della Polizia degli Stati Uniti Joe Petrosino, sulle tracce della ‘Mano Nera’.

Cataldo Tandoy (30 marzo 1960), ex capo della squadra mobile di Agrigento.

Antonio Mancino (2 settembre 1943), carabiniere.

Filippo Scimone (1945), maresciallo dei carabinieri, viene ucciso nel 1945 a San Cipirello (PA).

Calogero Cicero, carabiniere semplice, viene ucciso a Favara (AG), in un conflitto a fuoco con dei banditi di Palma di Montechiaro, il 14 settembre 1945.

Strage di Ciaculli (30 giugno 1963): il tenente dei carabinieri Mario Malausa, i marescialli Silvio Corrao e Calogero Vaccaro, gli appuntati Eugenio Altomare e Mario Farbelli, il maresciallo dell'esercito Pasquale Nuccio e il soldato Giorgio Ciacci, uccisi dallo scoppio di un'autobomba abbandonata dai mafiosi in campagna.

Giuseppe Piani (29 dicembre 1967), nato a Santa Teresa di Riva nel 1929, appuntato dei carabinieri ucciso durante una scontro a fuoco con un latitante.

Antonino Lo Russo (5 maggio 1971), autista di Pietro Scaglione.

Gaetano Cappiello (2 luglio 1975), agente di pubblica sicurezza.

Alle 20.45 di venerdì 12 marzo  1909 Cosa Nostra uccideva a Palermo con quattro colpi di pistola in rapida successione, il sergente della Polizia degli Stati Uniti Joe Petrosino, sulle tracce della ‘Mano Nera’.

Cataldo Tandoy (30 marzo 1960), ex capo della squadra mobile di Agrigento.

Filadelfio Aparo (11 gennaio 1979), vice Brigadiere della squadra mobile di Palermo.

Boris Giuliano (21 luglio 1979), capo della squadra mobile di Palermo.

Calogero Di Bona (28 agosto 1979), maresciallo ordinario in servizio presso il Carcere dell'Ucciardone di Palermo.

Lenin Mancuso (25 settembre 1979), maresciallo morto insieme a Cesare Terranova.

Vito Jevolella (10 ottobre 1981), maresciallo dei carabinieri di Palermo.

Alfredo Agosta (18 marzo 1982, maresciallo dei carabinieri di Catania del Nucleo di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri del Tribunale di Catania. Molto noto nella città Strage della circonvallazione (16 giugno 1982): Salvatore Raiti, Silvano Franzolin, Luigi Di Barca e Giuseppe Di Lavore, carabinieri, e Alfio Ferlito, boss di Catania, uccisi a colpi di fucile AK-47 dai killer del boss Nitto Santapaola, che mirava a prendere il posto di Ferlito, dove operava per essere un investigatore scrupoloso e preparato.

Antonino Burrafato (29 giugno 1982), Vice Brigadiere di Polizia, si stava apprestando ad andare a lavoro. Giunto a piazza Sant'Antonio alle ore 15.30 a poche decine di metri dal carcere, un commando di quattro uomini lo uccise usando esclusivamente armi corte.

Calogero Zucchetto (14 novembre 1982), agente di polizia della squadra mobile di Palermo.

Pietro Morici (13 giugno 1983), carabiniere.

Giuseppe Bommarito (13 giugno 1983), carabiniere.

Strage di via Pipitone Federico (29 luglio 1983): Rocco Chinnici, capo dell'ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, Mario Trapassi, maresciallo dei carabinieri; Salvatore Bartolotta, carabiniere; Stefano Li Sacchi, portinaio di casa Chinnici, uccisi dallo scoppio di un'autobomba, che provocò anche gravi danni alla facciata del palazzo adiacente.

Giuseppe Montana (28 luglio 1985), funzionario della squadra mobile, dirigente della sezione contro i latitanti mafiosi.

Ninni Cassarà (6 agosto 1985), dirigente della squadra mobile di Palermo, e il suo collega Roberto Antiochia, agente di polizia.

Natale Mondo, (14 gennaio 1988), agente di polizia scampato all'attentato in cui persero la vita Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, venne ucciso perché si era infiltrato nelle cosche mafiose.

Antonino Agostino (5 agosto 1989), agente di polizia, e la moglie Ida Castelluccio, incinta di cinque mesi.

Emanuele Piazza (16 marzo 1990), agente di polizia strangolato e sciolto nell'acido.

Gaetano Genova (30 marzo 1990), vigile del fuoco sequestrato e ucciso perché ritenuto un confidente della polizia. Il suo corpo verrà ritrovato 8 anni dopo in seguito alle dichiarazioni del pentito Enzo Salvatore Brusca.

Serafino Ogliastro (12 ottobre 1991), ex agente della polizia di Stato. Ucciso a Palermo da Salvatore Grigoli con il metodo della lupara bianca perché i mafiosi di Brancaccio.

Giuliano Guazzelli (4 aprile 1992), maresciallo dei carabinieri.

Strage di Capaci (23 maggio 1992): Giovanni Falcone, magistrato; Francesca Morvillo, magistrato, moglie di Giovanni Falcone; Antonio Montinaro, agente di polizia facente parte della scorta di Giovanni Falcone; Rocco Dicillo, agente di polizia facente parte della scorta di Giovanni Falcone; Vito Schifani, agente di polizia facente parte della scorta di Giovanni Falcone.

Il mafioso pentito Giovanni Brusca si autoaccusò di aver guidato il commando malavitoso che sistemò l'esplosivo in un tunnel scavato sotto un tratto dell'autostrada A29 all'altezza di Capaci e fu lui a premere il pulsante del radiocomando che causò l'esplosione, proprio nel momento in cui passavano le auto di scorta del giudice Falcone.

Strage di via d'Amelio (19 luglio 1992): Paolo Borsellino, magistrato; Emanuela Loi, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino (prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio[senza fonte]); Walter Cosina, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino; Vincenzo Li Muli, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino; Claudio Traina, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino; Agostino Catalano, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino.

Dalle recenti indagini si è scoperto che i mandanti dell'attentato, messo in atto con un'autobomba parcheggiata sotto casa della madre del giudice Borsellino, vanno ricercati non solo all'interno di Cosa nostra ma anche negli ambienti della politica e dei servizi segreti deviati.

Giovanni Lizzio (27 luglio 1992), ispettore della squadra mobile.

Giuseppe Montalto (23 dicembre 1995), agente di custodia dell'Ucciardone, ucciso per ordine del boss Vincenzo Virga.

Il nome dell'arrestato, accusato di coltivazione di droga, dovrebbe essere diffuso in giornata con un comunicato ufficiale. Massimo riserbo, intanto, fonte Ansa, sulle indagini in corso per scoprire chi ha sparato contro il sottufficiale.

Il corpo di Mirarchi è all'istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo, dove oggi dovrebbe essere effettuata l'autopsia.

Sul posto la moglie e i due figli, in lacrime, attorniati dai colleghi della vittima.

I funerali potrebbero svolgersi sabato nella Chiesa Madre di Marsala alla presenza dei vertici dell'Arma dei carabinieri.

Un applauso, si e' levato dalle tribune collocate ai Fori Imperiali per Silvio Mirarchi, il carabiniere ucciso ieri a Marsala.

Durante la sfilata delle Forze Armate per la Festa della Repubblica Mirarchi e' stato infatti ricordato dallo speaker della parata e dalle tribune e' partito subito un applauso.” Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, "profondamente addolorato", ha inviato al comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette un messaggio di cordoglio, nel quale esprime la ferma condanna per "il brutale agguato, che priva l'Arma di un servitore dello Stato coraggioso ed esemplare"

Anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha chiamato il comandante Del Sette, per esprimere le condoglianze sue e del Governo ai Cmarabinieri e ai familiari del militare ucciso.

Lo stesso ha fatto il ministro della Difesa Roberta Pinotti.

 Ma gli agenti della Guardia di Finanza, ufficiali e sottufficiali, non ebbero di certo vita facile nella lotta alla mafia ed al terrorismo.

Il 24 luglio 1966, l'attentato ai finanzieri Salvatore Cabitta e Giuseppe D'Ignoti. A S. Martino di Casies (Bolzano), i finanzieri Salvatore Cabitta e Giuseppe D'Ignoti cadono in un'imboscata tesa da terroristi separatisti sudtirolesi.

Il 9 settembre 1966 alle 11.15 la strage di Malga Sasso (Bolzano). Muoiono in un attentato dinamitardo ad una caserma della Guardia di finanza il finanziere Martino Cossu, il tenente Franco Petrucci e il vicebrigadiere Eriberto Volgger. Due morirono sul colpo e il terzo, il successivo 23 settembre. Altri quattro militari rimasero feriti. Autori della strage - da iscriversi tra quelle riferibili al terrorismo sudtirolese - furono individuati e condannati.

Nella strage di Cima Vallona  un attentato terroristico perpetrato il 25 giugno 1967, morirono:

Francesco Gentile, classe 1930, di Fano (PS), capitano del Battaglione Carabinieri paracadutisti

Mario Di Lecce, classe 1936, di Lecce, sottotenente del Battaglione sabotatori paracadutisti

Marcello Fagnani, classe 1940, di Roma, sergente maggiore artificiere del Battaglione sabotatori paracadutisti

Olivo Dordi, classe 1943, di Gromo (BG), sergente artificiere del Battaglione sabotatori paracadutisti.

Il 17 maggio 1972 alle ore 09:15 il commissario di polizia Luigi Calabresi, fu assassinato a Milano in via Francesco Cherubini, traversa di Corso Vercelli, di fronte al civico nº 6, vicino alla sua abitazione, mentre si avviava alla sua auto per andare in ufficio, da un commando composto da almeno due sicari che gli spararono alle spalle.

Lasciò la moglie Gemma Capra, incinta, e due figli: Mario, che diventerà noto giornalista e scrittore, attuale direttore de la Repubblica, e che ha raccontato la storia della sua famiglia nel libro Spingendo la notte più in là e Paolo. Il terzo figlio, Luigi, nascerà pochi mesi dopo la sua morte.

E così via.

L’unica colpa di questi servitori dello Stato, la fedeltà ai principi costituzionali. A partire dalla Legalità, Giustizia e trasparenza; ma, anche non essersi piegati alla corruzione dei capimafia.

Hanno scelto da che parte stare. La sponda del Bene, per garantire ai figli ed alla collettività, un avvenire migliore, di democrazia e libertà, opposta a quella del Male.

Una preferenza-opzione, che nell’ottica del secolare braccio di ferro fra ‘Guardie & Ladri’, spesso, nel profondo Sud, si paga con la vita. Domenico Salvatore

 

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