Reggio Calabria operazione Easy Brand, ma l'industria del falso non conosce crisi economica, austerity, tempi di vacche magre e spighe vuote

16.06.2016 14:07

 

Operazione ‘Easy Brand’ 16 luglio 2016-Almeno duecento uomini con una cinquantina di mezzi, sequestrati beni e disponibilità finanziaria per una cifra prossima al milione di euri. Quaranta le persone denunziate. Centocinquantamila capi ed accessori di abbigliamento di note griffe. La conferenza stampa al comando provinciale della Guardia di Finanza. Il gruppo, era in grado di soddisfare anche ordini, commissionati da clienti operanti fuori dal territorio cittadino. 16 ordinanze di custodia cautelare, di cui 6 in carcere e 10 agli arresti domiciliari, alle quali si aggiungono 40 perquisizioni locali, sono state emesse dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria.

REGGIO CALABRIA, LA GUARDIA DI FINANZA SMANTELLA UN’ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE FINALIZZATA ALLA CONTRAFFAZIONE, ALTERAZIONE E USO DI MARCHI O BREVETTI, INTRODUZIONE NELLO STATO E COMMERCIO DI PRODOTTI CON SEGNI FALSI

Domenico Salvatore

REGGIO CALABRIA, 16 GIU - I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato 16 persone - 6 in carcere e 10 ai domiciliari - ritenute appartenenti ad una organizzazione dedita alla produzione e commercializzazione di capi ed accessori di abbigliamento con marchi contraffatti.  

Eseguite anche 40 perquisizioni ed il sequestro di beni per oltre un milione di euro.

Complessivamente sono 40 le persone denunciate.

I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata alla contraffazione, alterazione e uso di marchi o brevetti, introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, aggravati dalla commissione sistematica con l'allestimento di mezzi e attività organizzate.

Dalle indagini, coordinate dalla Dda, fonte Ansa, sarebbe emersa l'esistenza di un vero e proprio cartello criminale in grado di condizionare il regolare svolgimento delle attività economiche, in particolare nel confezionamento e nella vendita di oltre 150.000 capi ed accessori di abbigliamento con note griffe contraffatte.”

Una vera e propria industria della contraffazione, quella individuata e smantellata stamani dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria con l’operazione, Easy brand.

 Gli indagati, secondo l’accusa, avevano messo in piedi un’associazione per delinquere dedita alla produzione e alla commercializzazione di capi ed accessori d’abbigliamento riportanti marchi contraffatti.

Oltre 150.000 i capi sequestrati e 16 le ordinanze di custodia cautelare eseguite.

Le 16 ordinanze di custodia cautelare, di cui 6 in carcere e 10 agli arresti domiciliari, alle quali si aggiungono 40 perquisizioni locali, sono state emesse dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria.

I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata alla contraffazione, alterazione e uso di marchi e segni distintivi ovvero di brevetti, all’introduzione nello Stato e conseguente commercio di prodotti con segni falsi.

Reati aggravati dalla commissione sistematica del reato attraverso l’allestimento di mezzi e attività organizzate.

Le indagini, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, diretta dal procuratore capo della DDA Federico Cafiero de Raho, hanno fatto emergere l’esistenza di un vero e proprio cartello criminale presente ed operante nel territorio di Reggio Calabria, in grado di condizionare il regolare svolgimento delle attività economiche, con particolare riferimento al confezionamento ed alla vendita di capi ed accessori riportanti note griffe contraffatte.  

Le indagini, sono scaturite dal sequestro di migliaia di capi d’abbigliamento a carico di un cittadino senegalese, nonchè dal rinvenimento di un opificio artigianale che non poteva giustificare l’enorme mole di materiale sequestrato.  

L’organizzazione, era capeggiata da Giuseppe Spatari, 54 anni, e “Giulio” Lo Macouna 57 anni, cittadino italiano di origine senegalese.

Il gruppo, secondo quanto emerso dalle indagini, aveva impiantato sul territorio reggino diversi opifici attrezzati con moderni macchinari industriali per mezzo dei quali era possibile imprimere i marchi delle griffe di moda direttamente sui capi.  

L’acquisto della materia prima “vergine”, avveniva in Turchia, Cina, nonchè in diverse regioni del territorio nazionale.    

Danneggiati dall’attività illecita,  oltre alle case d’abbigliamento, erano i consumatori finali, i quali hanno comprato prodotti scadenti e, talvolta, pericolosi per la salute.  Domenico Salvatore

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