Melito Porto Salvo (rc), I cipressi della discordia della Villa Comunale

18.06.2016 06:00

 

 

I cipressi mozzati alla villa comunale di Melito Porto Salvo

Claudia Pugliese 

Cipressi mozzati fanno da quinta al teatro della Villa comunale melitese .

Sono stati oggetto di scempio i 12 cipressi che definiscono il perimetro teatrale all’interno della Villa comunale di Melito Porto Salvo, a seguito di una potatura netta e drastica che avrebbe dovuto definirne la forma e abbellirne i tratti.

Dopo un decennio di incuria, i 12 alberi protesi al Cielo, avevano raggiunto un’altezza di circa 5/6 metri, ora ridotti a misere siepi.

«Una perdita identitaria imperdonabile e ingiustificabile - affermano i rappresentanti del movimento #unacittàdacambiare - il risultato di un cieco e assurdo modo di gestire i beni comuni nel nostro paese». Il Cipresso, sin dall’antichità, è considerato simbolo di vita, albero sempreverde che richiama l’estrema longevità.

I persiani, per la sua tipica forma slanciata, evocante una fiamma, lo definivano il primo albero del paradiso; per i romani è sempre stato simbolo di fertilità; oggi, per l’uso diffuso nei cimiteri, si erge a simbolo di immortalità dell’anima. «Il movimento #unacittàdacambiare denuncia, per l’ennesima volta, un atto di vandalizzazione e distruzione posto in essere dall’amministrazione Meduri, che, incurante di ogni logica e opportunità di intervento, ha letteralmente distrutto questi splendidi esemplari, posti ad ornamento della Villa comunale melitese».

“Cultura e letteratura”, dall’uso ;antichità sino ai nostri giorni, sono ricche di citazioni riguardanti il cipresso; cultura, che evidentemente, ribadisce il suddetto movimento, non guida l’operato dei nostri amministratori.

Invece di spine cresceranno i cipressi annunciavano i profeti, ma a quanto pare a Melito sono rimaste solo le spine, a detta dei rappresentanti di #unacittàdacambiare.

 Claudia Pugliese

 

Li cantò, anche Giosuè Carducci in “Davanti a San Guido”…”I cipressi che a Bólgheri alti e schietti/Van da San Guido in duplice filar,/Quasi in corsa giganti giovinetti/ Mi balzarono incontro e mi guardar./ Mi riconobbero, e— Ben torni omai —/Bisbigliaron vèr' me co 'l capo chino —/ Perché non scendi ? Perché non ristai ?/ Fresca è la sera e a te noto il cammino./ Oh sièditi a le nostre ombre odorate/Ove soffia dal mare il maestrale:/Ira non ti serbiam de le sassate/Tue d'una volta: oh non facean già male!/…”

Cerca nel sito