Il giallo della sparizione della commercialista-imprenditrice Maria Chindamo, 44 anni, vedova con tre figli, prossimo alla soluzione?

26.05.2016 18:41

 

L’allarme rosso, era stato lanciato dall’operaio che ha trovato la macchina della donna ancora con il motore acceso e lo sportello  spalancato; nell’abitacolo ed intorno tracce di sangue. Il parallelo con altri casi di “lupara bianca’ e sempre donne al centro

IL GIALLO DELLA SPARIZIONE DI MARIA CHINDAMO, 44 ANNI, MAMMA DI TRE FIGLI, VEDOVA DI FERDINANDO PUNTURIERO, IMPRENDITRICE AGRICOLA DI LAUREANA, SPOSATA A ROSARNO, SCOMPARSA A NICOTERA, VIVEVA A TROPEA: CONTROORDINE COMPAGNI, NIENTE SUICIDIO O DISGRAZIA, SI PROCEDA PER SEQUESTRO DI PERSONA, OMICIDIO ED OCCULTAMENTO DI CADAVERE, MA LA ‘NDRANGHETA NON C’AZZECCA

Domenico Salvatore

Letteralmente ‘inghiottita’ dal buco nero della Galassia di Magellano, ovvero la ‘Grande Nube di Magellano’; altrimenti, intesa come la “Galassia Nana”.

Nessun ‘numero’ di alta prestidigitazione del Mago Silvan, né di altri famosi illusionisti, come Tony Binarelli, Giucas Casella o Mandrake.

Due Procure (Vibo Valentia e Reggio Calabria) e due Comandi Provinciali (Reggio Calabria e Vibo Valentia ), ma, anche la Questura di Palermo, s’interessano al caso.

Il lancio dell’Ansa:” La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha disposto una serie di perquisizioni nell'ambito dell'inchiesta sulla scomparsa dell'imprenditrice agricola Maria Chindamo, di 44 anni, sparita il 5 maggio scorso nella zona di Nicotera, nel vibonese.

Le perquisizioni vengono eseguite dai Carabinieri della Compagnia di Tropea e del Comando provinciale di Vibo e sono concentrate nei territori di Limbadi, nel vibonese, e Laureana di Borrello e Rosarno, in provincia di Reggio Calabria.

Si tratta di perquisizioni domiciliari, personali e in aziende agricole ubicate nelle zone interessate dai controlli. Con lo stesso provvedimento la Procura di Vibo ha disposto il sequestro di dodici autovetture e di una serie di mezzi agricoli.

Il materiale sequestrato sarà inviato ai Carabinieri del Ris e alla Questura di Palermo, che ha in dotazione i cani molecolari che rileveranno eventuali tracce che potranno rivelarsi utili per le indagini e per dare così una spiegazione alla scomparsa dell'imprenditrice.”.

Quante coincidenze, similitudini, convergenze, concomitanze, sincronismi con altri casi di “lupara bianca”, verificatesi proprio in questi luoghi; a poca distanza dal luogo del ritrovamento dell’autovettura della Chindamo.

Per causa di una mentalità arcaica, atavica ed ancestrale, se non di schiavitù sic et simpliciter, di cui si sono occupate la cronache radiofoniche, televisive e di carta stampata, ma anche on line; e soprattutto quelle giudiziarie, con tanto di sentenza passata in giudicato.

Qui, la donna è ancora considerata come un oggetto; un soprammobile. Mamma, figlia, sorella, fidanzata, moglie, nipotina, senza diritti.

Buona, solo per fare figli, cucinare, scopare la casa, rassettare i letti, lavare i panni, portare i figli a scuola, visitare i morti ed i carcerati, sgobbare e soprattutto, tenere la bocca chiusa; a tutela e salvaguardia della sua reputazione; e di quella della famiglia.

Democrazia e libertà, prossime allo zero. La ‘femmina’, deve sposare solamente, l’uomo che viene imposto dal padre; ed in qualche caso dal fratello maggiore o dal figlio più grande.

Le uniche persone legittimate ( si fa per dire), in caso di ‘necessità’, a lavare l’onore con il sangue.

Per ‘necessità’, s’intende un eventuale ‘errore’ della donna sposata, riparabile con la morte di entrambi o di uno dei due. Per la nubile, di solito c’è la pratica del ‘matrimonio riparatore’ o “fuitina”.

Tuttavia, non è raro il caso della scomparsa per ‘lupara bianca’ dell’autore della bravata. La casistica, è stata conclamata e rivelata nei processi e dai pentiti

Quante donne, misteriosamente scomparse, anche al Nord Italia, ma provenienti dalla Calabria, e mai più ritrovate; di quelle, di cui si conosca la sparizione.

Un rebus, che sta facendo impazzire gli organi inquirenti. Un busillis che appassiona l’opinione pubblica, ‘strictu sensu’.

Un giallo che, affascina le popolazioni della sterminata Piana di Cittanova, Polistena, Taurianova, Oppido, Terranova, Molochio e che oggi, si chiama, di Gioia Tauro.

Riassunto delle puntate precedenti. Il 5 maggio 2016, alle ore 7, 30, un operaio di Maria Chindamo, si presenta, nel giorno, mese, anno ed ora convenuta, sul posto di lavoro, contrada ‘Montalto’ di Limbadi (v.v.) al confine con il territorio di Nicotera (v.v.); a pochi metri dalla strada provinciale.

Trova, la macchina dell’imprenditrice con le portiere spalancate; e, l’abitacolo ed anche fuori, per terra, cosparso di tracce di sangue.

Lanciato l’allarme, sul posto arrivano i Carabinieri delle stazioni di Limbadi e Nicotera. Poi, anche di Marina di Nicotera, Joppolo e San Calogero.

Il ‘triangolo della morte’ Limbadi-Nicotera-Laureana di Borrello, fa il paio con quello di Nicotera-Rosarno-Laureana.

Le compagnie di Tropea, diretta dal capitano Francesco Manzone e di Gioia Tauro, diretta dal capitano Francesco Cinnirella, che sul territorio coordinano il lavoro della Tenenza di Rosarno e delle stazioni di Limbadi, Nicotera, Nicotera Marina, Joppolo, Rosarno e Laureana di Borrello, hanno setacciato il territorio palmo a palmo, rilevando un numero esorbitante di tracce, reperti, testimonianze, interrogatori ecc.

C’è, la supervisione dei comandanti provinciali, Lorenzo Falferi e Daniele Scardecchia.

Ed il coordinamento dei magistrati: Mario Spagnuolo, in atto procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, promosso dal CSM, procuratore capo della Repubblica di Cosenza e di Gaetano Paci, procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria.

Inizialmente, la strategìa degli organi inquirenti, era impostata sulla causale del sequestro di persona. Non si è capito bene, se a scopo di riscatto o di matrimonio.

Poi sulla causale della vendetta per motivi abietti, se non d’interesse.

La stagione dell’anonima sequestri calabresi, è un’ipotesi remota e comunque impraticabile. La Provincia, organo supremo di autogoverno della ‘ndrangheta planetaria, ha imposto da decenni, la fine di questa strategìa criminale, pericolosa e poco redditizia, rispetto per esempio alla droga.

La commercialista Maria Chindamo, 44 anni di Laureana di Borrello, non è nubile. Anzi, è stata sposata, mamma di tre figli.

Ed il marito? Ferdinando Punturiero, defunto. Morto per suicidio a Rosarno. Si è impiccato a distanza di pochi giorni dalla decisione di separarsi?

C’è un cambiamento di strategìa per la soluzione del caso? Forse che sì, forse che no. Ma non si esclude il movente della vendetta. Maria Chindamo è stata rapita e soppressa? Per quale motivo?

Di che ‘macchia’, dovrebbe rispondere Maria Chindamo? In ogni caso, ora si procede per omicidio ed occultamento di cadavere.

Si cercano i mandanti e gli esecutori materiali del delitto.

Ci sono interessi ed appetiti sulle proprietà  fra Nicotera e Limbadi, gestite dalla donna, originaria di Laureana di Borrello, sposata a Rosarno? Da parte di chi e perché?

Gli organi inquirenti sono sulla pista giusta? Decine le perquisizioni domiciliari e in aziende agricole di sospettati, ma anche in alcune proprietà di parenti della donna sequestrata, autorizzerebbero un cauto ottimismo.

I militari dell’Arma Benemerita, hanno applicato i sigilli a decine di automobili e trattori   che adesso saranno ispezionati dal RIS e dai reparti cinofili della Questura di Palermo; che,  per verificare la presenza di tracce ematiche della donna, hanno utilizzato il fiuto dei cani molecolari.

Una settimana prima della scomparsa Maria Chindamo aveva lanciato su Facebook una frase di Oriana Fallaci: «Il coraggio è fatto di paura...»

Altro particolare, apparentemente  poco importante, la manomissione della telecamera piazzata nella zona, che avrebbe potuto inquadrare gli assassini. Non ci sono testimoni oculari.

Figurarsi, se qualcheduno, perfino una ‘scheggia impazzita’, fosse disposto a sottoscrivere un verbale e confermarlo nell’aula di un tribunale.

In una zona ad alta densità e frequenza mafiosa, dove l’omertà che cuce le bocche a doppia mandata, per paura di vendette, ritorsioni e rappresaglie, regna sovrana.

Il procuratore di Vibo Valentia Mario Spagnuolo, su di un punto si dice certo: “In questa storia la 'ndrangheta non c'entra nulla”.

Ma allora, che c’azzecca in questa storia, la presenza di un magistrato della DDA di Reggio Calabria?

Ma perché, Maria Chindamo è stata sequestrata ed uccisa, proprio in coincidenza con l’anniversario della morte del marito? Un bel puzzle, che potrebbe trovare sbocchi nelle prossime ore.

Si continua a scavare nella vita privata della donna. Tuttavia, le speranze di ritrovarla viva, sono ridotte al lumicino; se non, presso che nulle.

Due parroci della collettività pianigiana: don Pino De Masi, sacerdote della chiesa di Santa Maria Vergine di Polistena e referente dell’associazione antimafia “Libera” per la zona della Piana, e  don Vincenzo Feliciano, parroco di Laureana, hanno celebrato una messa per Maria Chindamo.

Si sono raccolti in preghiera, i fedeli di Laureana di Borrello Sant’Anna e Stelletanone.

Altro particolare all’attenzione degli organi inquirenti è la portiera spalancata del Suv.

Si fidava, delle persone che si erano avvicinate a lei. Non ha tentato di ingranare la marcia ed allontanarsi in fretta e furia.

Non è stata una rapina dei soldi o del Suv. Non gl’interessava proprio. Volevano lei. Viva o morta.

Domenico Salvatore

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