Il G7 afflitto da 'economite, terrorite ed immigrazite', fa passerella e vetrina, ma il 50% dei terricoli vive con meno di due dollari al giorno

27.05.2016 20:21

 

I "migranti e i rifugiati sono una sfida globale che richiede una risposta globale". Bisogna "aumentare l'assistenza globale per sostenere le esigenze dei rifugiati, delle comunità che li ospitano". Protesta del vice ministro degli Esteri russo Serghiei Riabkov, per il quale le dichiarazioni del G7 sulla necessita' di prolungare le sanzioni contro la Russia sono "assurde, perché i partecipanti di questa struttura pongono l'esecuzione degli accordi di Minsk" per il conflitto ucraino "come condizione per abolire le sanzioni".

 

TRE SONO I CAPISALDI INTORNO A CUI SI E’ MOSSO IL G7: CRESCITA ECONOMICA, TERRORISMO E IMMIGRAZIONE "CONDANNIAMO DURAMENTE IL TERRORISMO IN TUTTE LE SUE FORME E MANIFESTAZIONI. SIAMO PREOCCUPATI DELL'AUMENTO DEGLI ATTACCHI". BISOGNA COMBATTERE LE FONTI DI FINANZIAMENTO TRA LE QUALI I RISCATTI, CHE - È L'APPELLO - "NON DEVONO ESSERE PAGATI".

Domenico Salvatore

Un nuovo ordine mondiale. La gettonatissima espressione, è sempre al centro del dibattito internazionale.

Al centro, dei grandi cambiamenti (storici, geografici,  militari, spaziali, del costume, dell’economìa, della finanza ecc.) epocali del passato e del presente.

Il primato della politica. Il primato dell’economia. Il primato della finanza. Il primato della Medicina. Il primato della scienza e della tecnica. Il primato spaziale. Il primato militare. Il primato ideologico

Va in onda il dialogo, confronto delle idee, incontro e scontro ideologico, politico, militare, sociale, morale e culturale ad ogni livello.

La Storia, maestra della vita, è sempre lì, pronta a ricordarci per filo e per segno tutte le tappe del percorso dell’uomo; le sue contraddizioni, gli ossimori, il dualismo.

Sullo sfondo, impalcature, strutture, istituzioni, manovrate dai poteri economici e politici del cosiddetto Nord del mondo, sempre più ricco, a danno del Sud del pianeta; col risultato  di peggiorare le condizioni dei paesi poveri, anziché adoperarsi per l'interesse generale.

Un processo di impadronimento e controllo dello stesso Stato e dei suoi organi-chiave da parte di lobby, multinazionali e cricche finanziarie (una sorta di svuotamento dall'interno dello Stato, spesso tramite privatizzazione dei profitti e mantenimento di costi e perdite a carico della casse pubbliche)

In primis, la natura stessa dell’uomo…Homo homini lupus per dirla con Plauto. Oppure il marxismo quella teoria politica e sociale basata sul pensiero di Marx ed Engels, filosofi tedeschi del XIX secolo, oltre che economisti, giornalisti e rivoluzionari, secondo i quali il fattore economico promuove la lotta di classe e la dittatura del proletariato come momento di passaggio a un tipo futuro di società rigorosamente ugualitaria.

E che cosa c’era, dietro i grandi imperi del passato? Un'organizzazione politico-territoriale di consistente ampiezza, comprendente popolazioni, territori e Paesi anche diversi, ma sottoposti a un'autorità centrale, retta da un capo o un monarca che spesso ha il titolo di imperatore

Età antica (3.000 ca. a.C. 476 d.C.);

Impero romano - 6,5 milioni di km² (117 d.C.);Impero Han della Cina - 6,4 milioni di km² (I secolo d.C.); Impero achemenide di Persia - 6,4 milioni di km² (V a.C.);[6]Impero Maurya in India - 6 milioni di km² (250 a.C. ca.); Impero Macedone di Alessandro Magno - 5 milioni di km² (323 a.C.); Impero della dinastia Xin in Cina - 4,7 milioni di km² (10 d.C.); Impero Xiongnu in Asia Orientale - 4,03 milioni di km² (176 a.C. ca.); Impero Unno di Attila - 4,0 milioni di km² (441 d.C.);Khanato degli Unni bianchi - 4,0 milioni di km² (490 d.C.); Kaganato Rouran - 4,0 milioni di km² (405 d.C.);Impero Kusana - 3,8 milioni di km² (II secolo d.C.); Impero Sasanide - 3,5 milioni di km² (450 d.C. ca.); Impero Gupta - 3,5 milioni di km² (400 d.C. ca.);Impero della dinastia Jìn in Cina - 3,5 milioni di km² (300 d.C.); Impero Seleucide - 3,0 milioni di km² (301 a.C.); Impero dei Medi - 2,8 milioni di km² (558 a.C. ca.); Impero della dinastia Qin in Cina - 2,8 milioni di km² (206 a.C.); Impero dei Parti - 2,8 milioni di km² (50 a.C.); Impero Battriano - 2,5 milioni di km² (184 a.C.); Età medioevale (476-1492); Impero mongolo - 24 milioni di km² ko(1291); Impero cinese della dinastia Yuan - 13 milioni di km² (1294); Califfato degli Omayyadi - 13 milioni di km² (750 ca.); Califfato degli Abbasidi - 11,1 milioni di km² (800 ca.); Califfato dei Rashidun - 9 milioni di km² (654); Impero persiano dei Sasanidi - 7,4 milioni di km² (620); Impero della dinastia Ming in Cina - 6,5 milioni di km² (1450); Khanato dei Göktürk - 6 milioni di km² (557); Khanato dell'Orda d'Oro - 6 milioni di km² (1310);Impero della dinastia Tang in Cina - 5,4 milioni di km² (715);  Califfato dei Fatimidi - 5,1 milioni di km² (969 ca.); Impero del Tibet - 4,6 milioni di km² (800); Impero timuride - 4,6 milioni di km² (1405); Impero Pala in India - 4 milioni di km² (850); Impero dei Turchi Selgiuchidi - 3,9 milioni di km² (1080); Ilkhanato - 3,7 milioni di km² (1310); Impero della dinastia Chola nel sud est asiatico - 3,6 milioni di km² (1050); Impero corasmio - 3,6 milioni di km² (1218);Khanato Chagatai - 3,5 milioni di km² (1325 ca.); Impero romano d'Oriente o Impero bizantino - 3,5 milioni di km² (565 alla morte di Giustiniano);Impero della dinastia Song in Cina - 3,5 milioni di km² (1100); Impero dei Ghaznavidi - 3,4 milioni di km² (1029); Califfato degli Almoravidi - 3,3 milioni di km² (1147);Sacro Romano Impero di Carlo Magno - 1,5 milioni di km² (800);

Età moderna (1492-1815);

Impero russo - 24,22 milioni di km² (1790 ca.); Impero spagnolo - 17,4 milioni di km² (1815);  Impero della dinastia Qing in Cina - 14,5 milioni di km² (1790); Impero ottomano - 7,5 milioni di km² (1595); Impero portoghese - 7 milioni di km² (1790 ca.);Impero francese (primo impero coloniale francese) - 6 milioni di km² (1750 ca.); Impero britannico - 5,5 milioni di km² (1775, prima della perdita degli Stati Uniti d'America); Impero della dinastia Ming in Cina - 5 milioni di km² (1540);Impero Moghul in India - 4,6 milioni di km² (1690);Impero della dinastia degli Afsharidi in Persia - 4 milioni di km² (1747); Impero della dinastia dei Safavidi in Persia - 3,5 milioni di km² (1512); Impero Maratha - 2,5 milioni di km² (1760); Impero degli Inca - 2 milioni di km² (1527);

Età contemporanea (1815-1945);

Impero britannico - 31,7 milioni di km² (1922); Impero russo - 24,7 milioni di km² (1866); Unione Sovietica - 22,4 milioni di km² (1945); Impero spagnolo - 18,4 milioni di km² (1815); Impero francese - 13,4 milioni di km² (1922); Impero della dinastia Qing in Cina - 12,5 milioni di km² (1850); Stati Uniti d'America e colonie - 9,8 milioni di km² (1945);Impero del Brasile - 8,5 milioni di km² (1880);Impero portoghese - 8 milioni di km² (1815); Impero giapponese - 7,4 milioni di km² (1942); Impero ottomano - 6,8 milioni di km² (1880); Impero del Messico - 4,9 milioni di km² (1822); Impero italiano - 4,1 milioni di km² (1941);  Impero tedesco - 3,6 milioni di km² (1914); Impero coloniale belga - 2,4 milioni di km² (1922); Impero coloniale danese - 2,3 milioni di km² (1914);  Impero coloniale olandese - 2,1 milioni di km² (1914);  

I più estesi imperi di ogni era

Impero britannico - 33,7 milioni di km²;  Impero russo - 24,7 milioni di km² (1866); Impero mongolo - 24 milioni di km² ; Unione Sovietica - 22,4 milioni di km²; Impero spagnolo - 19,42 milioni di km² (ca. 1740-1790); Dinastia Qing in Cina - 14,7 milioni di km² (1790); Impero francese - 13,4 milioni di km² (1922);  Califfato degli Omayyadi - 13 milioni di km² (720 o 750) ;  Impero della dinastia Qing in Cina - 12,5 milioni di km² (1850).

Alcuni spunti di riflessione:”

Gli uomini non cambiano dall'oggi al domani, e cercano in ogni nuovo regime la continuazione dell'antico. (Marcel Proust);

Il cambiamento, con tutti i rischi che comporta, è la legge dell'esistenza. (Robert Kennedy);

La paura della trasformazione è come la paura della morte. È una morte; perché il vecchio scomparirà e il nuovo verrà alla luce. Tu non ci sarai più, darai origine a qualcosa che ignori totalmente; se non sei pronto a morire, il tuo interesse per la meditazione è falso, perché solo chi è pronto a morire rinascerà. Il nuovo non può essere un proseguimento del vecchio. (Osho Rajneesh);

Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi. (Simone de Beauvoir);

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. (Giuseppe Tomasi di Lampedusa);

Altri spunti di riflessione…:

“Dopo molti anni di conflitto è giunto il tempo di grandi cambiamenti e sfide per l'Angola.

Stiamo attraversando un periodo di profondi cambiamenti e grandi sfide in campo economico.

Per quanto riguarda la distribuzione, non vi saranno grandi cambiamenti.

ma in ogni caso, ci sono grandi, grandi cambiamenti in corso proprio ora mentre parliamo.

Non abbiamo forse sempre assistito a grandi cambiamenti nei flussi commerciali mondiali?

Uno dei grandi cambiamenti nella politica estera sarà il nuovo strumento delle strategie comuni.

Ciò comporta grandi sacrifici e profondi cambiamenti nell'organizzazione sociale.

Ci sono quindi grandi cambiamenti in atto in termini di diffusione del potere.

Ci attendiamo ora di vedere grandi cambiamenti nella loro strategia interna ed esterna.

Questi due sono i più grandi cambiamenti di potere nel nostro secolo.

Nella società iraniana, proprio in questo momento sono in corso grandi cambiamenti.

Senza dubbio ci troviamo di fronte a grandi cambiamenti nell'ambito della vita lavorativa in Europa.

Il Presidente in carica ha fatto riferimento a grandi cambiamenti e al lungo periodo di transizione.

E, ricordate, qualche volta sono le cose che non vi aspettate a rappresentare i più grandi cambiamenti.

Le campagne europee sono di fronte a grandi cambiamenti.

Il mondo del lavoro ha attraversato grandi cambiamenti.

E il terzo di questi grandi cambiamenti, la responsabilità.

Per quanto riguarda i capitali e i servizi, sono in corso grandi cambiamenti.

In Medio Oriente sono in atto grandi cambiamenti.

Il nostro continente è investito da grandi cambiamenti.”

Durante la messa dell'Epifania del gennaio 2008 Papa Benedetto XVI afferma: che non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro e aggiunge: i conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale.

Il Gruppo dei Sette (di solito abbreviato in G7) è il vertice dei ministri dell'economia delle sette nazioni sviluppate con la ricchezza netta più grande al mondo.  

Esso, è nato nel 1976, quando il Canada aderì al Gruppo dei Sei (Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti).

Anche il rappresentante dell'UE ed il Presidente del FMI sono sempre presenti agli incontri.

Dal 1997 al 2014 è stato affiancato dal G8, il vertice dei capi di Stato dei già menzionati allargato alla Russia.

Il G7 rappresenta oltre il 63% della ricchezza netta mondiale detenuta secondo il Credit Suisse Global Wealth Report 2013.

La cronologìa delle riunioni o summit: 15 - 17 novembre 1975 a Rambouillet Francia; 27 - 28 giugno 1976 a San Juan Stati Uniti; 7 - 8 maggio 1977 a Londra Regno Unito; 16 - 17 luglio 1978 a Bonn Germania; 28 - 29 giugno 1979 a Tokyo Giappone; 22 - 23 giugno 1980 a Venezia Italia; 20 - 21 luglio 1981 a Ottawa Canada; 4 - 6 giugno 1982 a Versailles Francia; 28 - 30 maggio 1983 a Williamsburg Stati Uniti; 7 - 9 giugno 1984 a Londra Regno Unito; 2 - 4 maggio 1985 a Bonn Germania; 4 - 6 maggio 1986 a Tokyo Giappone; 8 - 10 giugno 1987 a Venezia Italia;19 - 21 giugno 1988 a Toronto Canada; 14 -16 giugno 1989 a Parigi Francia (a La Défense, Grande Arche);   9 - 11 luglio 1990 a Houston Stati Uniti; 15 - 17 luglio 1991 a Londra Regno Unito; 6 - 8 luglio 1992 a Monaco di Baviera Germania; 7 - 9 luglio 1993 a Tokyo Giappone; 8 - 10 luglio 1994 a Napoli Italia; 15 - 17 giugno 1995 a Halifax Canada e Conferenza del G7 sulla società dell'informazione a Bruxelles Belgio; 27 - 29 giugno 1996 a Lione Francia; Meeting affiancati al G8:20 - 22 giugno 1997 a Denver, Colorado Stati Uniti; 20 - 22 luglio 2001 a Genova Italia; 6 - 8 febbraio 2010 a Iqaluit Canada; 10 - 11 maggio 2013 a Aylesbury Regno Unito; Meeting speciale:24 marzo 2014 a L'Aia Paesi Bassi. Meeting in sostituzione del G8 dopo la sospensione della Russia: 4 - 5 giugno 2014 a Bruxelles Belgio; 7 - 8 giugno 2015 a Krün Germania, 26 - 27 maggio 2016 a Shima Giappone; 26 - 27 maggio 2017 a Taormina, Sicilia-Italia; 2018 a TBA Canada; 2019 a TBA Francia; 2020 a TBA

TERRORISMO-Non c’è pace sotto gli ulivi. Gli attacchi terroristici. si susseguono a ritmo preoccupante. I morti ogni volta sono nell’ordine delle centinaia.

Nessun Paese ne è esente. A cominciare da Russia e Stati Uniti. Ma poi, Spagna, Francia, Inghilterra, Afghanistan, Indonesia, Tanzania, Kenya, Iraq, Arabia Sausita, Yemen, Egitto, Marocco, Turchia, Tunisia e così via.

"Condanniamo duramente il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni. Siamo preoccupati dell'aumento degli attacchi".

Bisogna combattere le fonti di finanziamento tra le quali i riscatti, che - è l'appello - "non devono essere pagati".

"Lavoriamo accanto al governo di unità nazionale" di Sarraj come "il solo e legittimato governo della Libia e ci appelliamo a tutte le parti libiche affinché lo riconoscano".

Storia-Non è possibile dare una definizione netta e condivisa del termine, fonte Wikipedia, il quale ai suoi margini sfuma in differenti tipologie.

Fenomeni analoghi rimontano comunque alle congiure della Roma imperiale o dei principati rinascimentali.

Anche in quei casi, si trattò di gruppi o singoli individui che incutevano terrore e intimidazione per fini di predominio (o in quanto esecutori di mandanti con tali finalità). Nel XIX secolo diventa prominente il fine sociale e ideologico, l'ambizione di incidere su un'intera società, di prospettare un'eversione del regime politico.

Dal 1789 al 1799, con la Rivoluzione francese, si ha in un certo senso il primo caso di "terrorismo" della storia: il Regime del Terrore, ancorché fu un regime e non un piccolo movimento clandestino, mostrò per la prima volta che un popolo poteva essere influenzato da un sentimento sociale di timore diffuso, tenuto vivo da pochi uomini che lo sfruttavano per manovrare una nazione.

Una svolta avvenne con l'attentato a Napoleone III nel 1855 che, per la prima volta nella storia, ebbe importanti ripercussioni a livello del diritto internazionale: in seguito alla fuga degli attentatori in Belgio venne approvata una legge secondo la quale gli attentati contro capi di Stato stranieri o loro familiari non erano da considerarsi reati politici e pertanto i responsabili possono essere estradati.

Nello stesso periodo apparve sulla scena politica la Fratellanza Repubblicana Irlandese (Irish Republican Brotherhood) che aggiunse un nuovo elemento al terrorismo: il carattere nazionale.

Fra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo, anarchici italiani si resero protagonisti di attentati dinamitardi o di altra forma.

Nel periodo tra il 1945 e il 1989 il mondo fu caratterizzato da un ordine bipolare, a cui si uniformò anche il terrorismo, diviso ideologicamente in terrorismo di destra e di sinistra e appoggiato, sempre non ufficialmente, dall'una o dall'altra delle due grandi potenze.

I finanziamenti-Una radicale trasformazione del terrorismo islamico si è avuta con l'emergere di nuovi Stati con grandi disponibilità finanziarie come l'Arabia Saudita e gli emirati del Golfo Persico, caratterizzati anche da forme di governo che si influenzano reciprocamente con gli ambienti "clericali" islamici e con le dottrine legate a correnti di pensiero integraliste come il wahhabismo.

Questi Stati hanno indirettamente finanziato (foss'anche inconsapevolmente), attraverso donazioni da parte di istituzioni caritatevoli, gruppi più o meno legati al terrorismo, e lo stesso si può dire di facoltosi esponenti del mondo privato di questa stessa area.

Non esiste un automatismo tra donazione e finanziamento al terrorismo, ma parte dei soldi destinati ad opere assistenziali è stata usata per gestire istituzioni di accoglienza in aree come il Pakistan, dalla quale gli stranieri provenienti dal Golfo Persico, dalle Filippine o da altri paesi con una popolazione almeno in parte islamica sono stati smistati presso i campi di addestramento situati in Afghanistan o nell'area di confine tra i due paesi; qui è stata fatta una ulteriore selezione tra i candidati, destinandone alcuni a corsi specifici di uso degli esplosivi e demolizione o gestione degli ostaggi.

La pratica era comune nel periodo dal 1990 al 2001 e assolutamente trasversale tra le varie sigle del terrorismo islamista

Definizioni di terrorismo nella giurisprudenza

La Costituzione Italiana non dà una definizione di terrorismo, limitandosi a specificare nell'articolo 17, primo comma, che "I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi"; il secondo comma dell'articolo 18 stabilisce che "Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare".

Secondo il Codice degli Stati Uniti, il terrorismo “è l'uso illecito della forza e della violenza contro persone o beni, al fine di intimidire od influenzare i governi o la popolazione civile”.

 Secondo la Legge contro il terrorismo approvata in Gran Bretagna nel 2000, l'attentato terroristico è "un'azione o la minaccia di un'azione, che comprende gravi forme di violenza contro persone e beni, mette in pericolo la vita dell'individuo e rappresenta una grave minaccia per l'incolumità e la sicurezza della comunità o una parte di essa".

In alcuni casi si introduce per legge il principio della azione repressiva preventiva che autorizza l'incarcerazione qualora vi sia il sospetto ed il pericolo che sia commesso un reato, anziché a posteriori dopo che sia stato commesso materialmente il fatto ed aver recato danno a qualcuno: ciò determina uno spostamento di poteri verso l'esecutivo, il giudiziario e le forze di polizia, che possono decidere in tempi rapidi restrizioni delle libertà costituzionali "necessarie" a garantire la sicurezza, l'incarcerazione o azioni di polizia contro sospette cellule terroristiche.

Quando questo cambiamento assume caratteristiche rilevanti in una società, avviene il passaggio da uno Stato di diritto ad uno Stato di polizia.

Crescita e questione migranti. Sono i punti principali del comunicato dei grandi del mondo al termine del G7.

Il testo - "La crescita globale è la nostra urgente priorità". Lo afferma il G7 nel comunicato finale del vertice di Ise-Shima in Giappone.

I "migranti e i rifugiati sono una sfida globale che richiede una risposta globale". Bisogna "aumentare l'assistenza globale per sostenere le esigenze dei rifugiati, delle comunità che li ospitano".

"Ci sono potenziali shock di origine non economica: un'uscita del Regno Unito dall'Ue potrebbe "invertire il trend verso un maggiore commercio mondiale e investimenti, con i posti di lavoro collegati, e rappresenta un serio rischio per la crescita".

"Condanniamo duramente il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni. Siamo preoccupati dell'aumento degli attacchi". Bisogna combattere le fonti di finanziamento tra le quali i riscatti, che - è l'appello - "non devono essere pagati". "Lavoriamo accanto al governo di unità nazionale" di Sarraj come "il solo e legittimato governo della Libia e ci appelliamo a tutte le parti libiche affinché lo riconoscano".

Renzi, qui orgoglio di essere italiani - "Ci vuole l'orgoglio di essere italiani che trova in queste ore la concretizzazione in un mix che è il mix di valori umani che rappresentiamo continuando a impegnarci nel Mediterraneo, il mix della scommessa strategica con il Migration compact".

"Nel nostro G7 terremo insieme sogno e concretezza. Farlo in Sicilia non è un caso. La Sicilia della Magna Grecia, della bellezza, della filosofia, del barocco ma anche del volontariato e del farsi carico degli altri".

Il premier Matteo Renzi ha avuto una fitta serie di incontri bilaterali: ha visto il collega canadese Justin Trudeau e i leader di Papua Nuova Guinea, Laos, Vietnam e Sri Lanka.

Protesta del vice ministro degli Esteri russo Serghiei Riabkov, per il quale le dichiarazioni del G7 sulla necessita' di prolungare le sanzioni contro la Russia sono "assurde, perché i partecipanti di questa struttura pongono l'esecuzione degli accordi di Minsk" per il conflitto ucraino "come condizione per abolire le sanzioni".

 "Il prossimo G7 si terrà 26-27 maggio 2017. La nostra proposta è Taormina, vediamo se ci saranno le condizioni logistiche". Lo ha detto Matteo Renzi al G7 in Giappone. "non è una polemica con altri territori.

Era un dovere morale farlo al sud e in Sicilia", ha aggiunto. "Sarà un appuntamento importante, il primo con nuovo presidente o una nuova presidente americana, dopo le elezioni francesi e prima di quelle tedesche.

Dobbiamo fare le ultime verifiche tecniche ma la nostra proposta sarà Taormina" o altri luoghi ma sempre in Sicilia, ha concluso Renzi.

IMMIGRAZIONE-Il termine extracomunitario esprime lo stato giuridico di cittadinanza di un soggetto (persona fisica o giuridica) rispetto alle nome relative alla cittadinanza europea. Un soggetto extracomunitario è colui che non possiede cittadinanza di uno degli Stati membri dell'Unione europea, in opposizione ai cittadini UE. :

Il termine si diffonde dal linguaggio legale-burocratico nell'uso comune in Italia negli anni ottanta per designare enfaticamente la diversità di migranti nel territorio italiano; l'espressione "extracomunitari" discrimina rispetto alla "comunità locale", gruppi eterogenei di persone, connotandoli secondo alcuni come una comunità "illegale", "irregolare," velata di segretezza, sovversività e invisibilità. Secondo il docente Grace Russo Bullaro, il sentimento dietro il termine extracomunitari è lo stesso di quello che ha generato il termine "terroni".

Nonostante l'iniziale caratterizzazione "negativa" del termine, il termine "extracomunitario" viene utilizzato dalla dottrina giuridica italiana con maggiore frequenza rispetto al più neutrale "non comunitario".

Con il termine "extracomunitario" si rafforza l'idea di uno status giuridico diverso rispetto a quello dei cittadini comunitari e dei cittadini stranieri parificati ai cittadini comunitari

Nel linguaggio comune e in quello dei media il termine è generalmente usato per indicare persone immigrate in Europa e provenienti da paesi economicamente disagiati.

Nel suo significato letterale sono, invece, extracomunitari, coloro che non godono di una cittadinanza diretta, cioè per nascita o per elezione, di uno stato membro dell'unione europea: sia un cittadino svizzero (dal momento che la Svizzera non è uno degli Stati membri dell'Unione europea), sia ogni cittadino extraeuropeo, ad esempio proveniente dagli Stati Uniti d'America sono extracomunitari.

Con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009 e l'unificazione delle personalità giuridiche di Unione Europea e Comunità Europee, il termine extracomunitario è divenuto obsoleto. Nella legislazione europea è oggi sostituito da locuzioni quali "cittadini di stati terzi" o "cittadini non UE".

ECONOMIA- In primis bisogna  fare i conti con il così detto PIL

In macroeconomia il prodotto interno lordo (PIL) è il valore monetario totale dei beni e servizi prodotti in un Paese da parte di operatori economici residenti e non per un periodo di tempo, generalmente un anno, e destinati al consumo dell'acquirente finale, agli investimenti privati e pubblici, alle esportazioni nette (esportazioni totali meno importazioni totali).

Non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi di beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.

Per economia mondiale s'intende generalmente l'insieme delle attività produttive umane del pianeta Terra. Tali attività sono agricoltura, allevamento, pesca, estrazione mineraria, industria di base e manifatturiera, servizi di vario tipo (comunicazioni, trasporti, libere professioni, commercio, finanza, intrattenimento), ma anche attività considerate illegali.

Ancora oggi deve garantire almeno le condizioni minime di sopravvivenza, dato che quasi tutta la popolazione mondiale vive in povertà e difficilmente s'inserisce nel mondo del lavoro.

Per misurare il valore dei beni e servizi prodotti dalle attività umane, attualmente si usano valute a scala corta, in particolare il dollaro statunitense. In genere si calcola l'andamento non dell'intera economia mondiale, ma di ognuna di quelle dei quasi duecento stati in cui la Terra è divisa.

In secondo luogo con la BORSA. La Borsa valori è un mercato finanziario regolamentato dove vengono scambiati valori mobiliari e valute estere.

Si tratta di un mercato secondario, perché vengono trattati strumenti finanziari che sono già stati emessi e che sono quindi già in circolazione; è inoltre un mercato ufficiale (o regolamentato) poiché sono disciplinate in modo specifico tutte le operazioni di negoziazione, le loro modalità, e gli operatori e tipologie contrattuali ammessi.

LA MONETA. Per moneta intendiamo tutto quello che viene utilizzato come mezzo di pagamento e intermediario degli scambi e che svolga le funzioni di:

misura del valore (moneta come unità di conto); mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi e in genere nelle transazioni commerciali (moneta come strumento di pagamento); fondo di valore (moneta come riserva di valore);

La funzione "centrale" della moneta, è comunque quella di strumento di pagamento, visto che tutte le altre funzioni sono o conseguenza di tale funzione o condizione favorevole per lo svolgimento di questa stessa funzione.

Economia mondiale Popolazione mondiale (21 novembre 2012):         7.530.264

Prodotto interno lordo (PPA):         70.210 miliardi di dollari statunitensi (2009)

PIL (nominale):    $58.07 miliardi (2009)

PIL pro capite (PPA):   $10,500

PIL pro capite (nominale):      $7,178

Crescita annuale

PIL pro capite (PPA):   -0.8% (2009)

Persone con meno di due dollari al giorno:         ~3.25 miliardi (~50%)

Milionari (in dollari USA):     ~9 milioni (~0.15%, 2006)

Miliardari (in dollari USA):    793 (2009) [3]

Disoccupazione: 30% nei paesi in via di sviluppo, 4-12% in quelli sviluppati

Circa il 23 per cento del prodotto interno lordo mondiale arriva dagli Stati Uniti. Negli ultimi tempi si sta però assistendo all'ascesa di alcuni Paesi emergenti, in primis la Cina.

Sono decenni, che i così detti ‘Grandi’ del pianeta ci girano intorno, fiancheggiati e circondati da economisti di fama internazionale; alcuni dei quali, Premi Nobel per l’Economia.

Le soluzioni? Non se ne vedono nemmeno con il grande occhio del telescopio di Monte Palomar e neppure con i Gran Telescopio delle Canarias.

I potenti della terra, giocano a nascondino. Consapevoli di essere circondati da gonzi, allocchi, semplicioni, paesanotti, citrulli e creduloni ed altra fauna similare, per nulla in estinzione.

A nostra memoria, i ricchi sono stati sempre più ricchi; i poveri sempre più poveri. La forbice non si restringe. Anzi.

Il 50% della popolazione ‘vive’ con meno di due dollari al giorno. N.B., non è una bufala e neanche una leggenda metropolitana.

Sic stantibus rebus, ognuno, può immaginarsi, ciò che più gli aggradi.

La Storia l’hanno sempre scritta i potenti, che tra di loro, sono gelosi e permalosi. I vincitori.

Anche in economia è così.  Il G7 (Stati Uniti, Germania, Giappone, Francia, Regno Unito, Canada e Italia), in un certo qual modo si oppone al così detto BRICS.

Il BRICS in economia internazionale è un'associazione di cinque paesi tra le maggiori economie emergenti. Il nome è l'acronimo delle iniziali dei cinque stati Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica.

Tali economie si propongono di costruire un sistema commerciale globale attraverso accordi bilaterali, che non siano basati esclusivamente sul petrodollaro.

Il termine ha avuto origine dal precedente BRIC, con l'aggiunta della S relativa al Sudafrica.

Nel novembre 2010 il Fondo monetario internazionale (FMI), ha incluso i Paesi BRIC, tra i dieci paesi con il diritto di voto più elevato.

A seguito della mancata ripartizione delle quote, giacente presso il Congresso degli Stati Uniti, una cui redistribuzione era stata avanzata dai paesi del BRICS, questi ultimi hanno dato vita a una propria strutturazione finanziaria autonoma (New Development Bank), alternativa al FMI durante il loro 6º summit a Fortaleza, in Brasile, il 15 luglio 2014.

Secondo Sergey Lavrov, ministro degli esteri russo, i paesi Brics «non uniscono le loro forze contro qualcun altro, ma al contrario si stanno concentrando sulla promozione di un'agenda positiva e di unione nelle relazioni internazionali».

Oscillazioni devastanti se non galeotti, furono i piatti della bilancia, che fanno venire l’angina pectoris. L’economia mondiale è legata a questi giochetti.

Prendete la “GUERRA FREDDA 1”, per esempio. Con l'espressione Guerra Fredda si indica la contrapposizione politica, ideologica e militare che venne a crearsi intorno al 1947 (non tutti gli studiosi concordano), tra le due potenze principali emerse vincitrici dalla seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica.

 Ben presto si giunse alla divisione dell'Europa in sfere di influenza e alla formazione di blocchi internazionali ostili, denominati comunemente come Occidente (gli Stati Uniti, gli alleati della NATO e i Paesi amici) ed Oriente, o "blocco comunista" (l'Unione Sovietica, gli alleati del Patto di Varsavia e i Paesi amici).

Tale tensione, durata circa mezzo secolo, pur non concretizzandosi mai in un conflitto militare diretto (da cui il termine fredda quando in realtà la disponibilità di armi nucleari per entrambe le parti avrebbe potuto distruggere inesorabilmente l'intero pianeta), si sviluppò nel corso degli anni incentrandosi sulla competizione in vari campi (militare, spaziale, tecnologico, ideologico, psicologico, sportivo) contribuendo almeno in parte allo sviluppo ed evoluzione della società stessa con l'avvento della terza rivoluzione industriale.

L'espressione era stata usata già nel 1945 da George Orwell che, riflettendo sulla bomba atomica, preconizzava uno scenario in cui le due grandi potenze, non potendo affrontarsi direttamente (per il rischio di distruzione mutua assicurata), avrebbero finito per dominare e opprimere tutti gli altri.

Nel 1947 fu ripresa dal consigliere presidenziale Bernard Baruch e dal giornalista Walter Lippmann per descrivere l'emergere delle tensioni tra i due alleati della seconda guerra mondiale.

Le fasi più critiche e potenzialmente pericolose della guerra fredda furono due: la prima, compresa fra gli anni cinquanta e sessanta, e la seconda, circoscritta alla prima metà degli anni ottanta.

La fine della guerra fredda viene convenzionalmente fatta coincidere con la caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989) e la successiva dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991.

Prendete anche, la così detta “TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE”.

Con l'espressione terza rivoluzione industriale si indicano tutta quella serie di processi di trasformazione della struttura produttiva, e più in generale del tessuto socio-economico, avvenuti nei paesi sviluppati occidentali del primo mondo nella seconda metà del Novecento a partire dal secondo dopoguerra, e caratterizzati da una forte spinta all'innovazione tecnologica e al conseguente sviluppo economico/progresso della società; essa viene spesso a sua volta divisa in terza e quarta rivoluzione industriale per le innovazioni riguardanti rispettivamente lo studio delle particelle nucleari (progetto Manhattan) e le nuove comunicazioni.

La definizione e il concetto sono mutuati direttamente a partire dallo sviluppo del settore secondario avviato già durante la prima rivoluzione industriale in Inghilterra nella metà del Settecento nel settore tessile sfruttando l'energia del vapore e proseguito successivamente nella seconda rivoluzione industriale, a partire dall'ultima parte dell'Ottocento, con la diffusione di prodotti dell'industria pesante (acciaio) e dell'industria chimica (prodotti chimici), l'invenzione del motore a scoppio ed un'ampia disponibilità di energia, ottenuta a partire dai combustibili fossili e facilmente trasportabile grazie alla trasformazione in elettricità.

L'applicazione del concetto di "rivoluzione industriale" anche alla seconda metà del Novecento appare tuttavia, secondo alcuni,[senza fonte] poco adatta in quanto tale fase indica piuttosto le trasformazioni socioeconomiche che si sono prodotte in seguito alla diffusione di applicazioni tecnologiche legate a loro volta ai progressi tecnico-scientifici quali la produzione di energia dal nucleare e da fonti rinnovabili, la diffusione delle biotecnologie a seguito della scoperta del DNA nel 1953, l'estensione della manipolazione dei materiali alla scala atomica (nanotecnologie) e la digitalizzazione dell'informazione che ha reso possibile la rivoluzione informatica e delle telecomunicazioni e la creazione del mercato globale dell'informazione.

Secondo gli stessi tutte queste innovazioni sembrerebbero dunque inquadrarsi meglio nel contesto della cosiddetta economia della conoscenza e della società dell'informazione o era dell'informazione in un mondo sempre più globalizzato.

Cause-Tra le cause della terza rivoluzione industriale si possono annoverare senza dubbio la crescita, lo sviluppo e l'accumulo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche già a partire dall'inizio del Novecento, spesso nate nel contesto militare delle guerre mondiali della prima metà del secolo e successivamente in quello della guerra fredda tra le maggiori superpotenze mondiali del dopoguerra, Stati Uniti d'America e Unione Sovietica.

Condizioni politiche assai più stabili a livello mondiale nei paesi occidentali rispetto a quelle della prima metà del secolo hanno poi favorito la crescita economica, a partire dalla ricostruzione post-bellica, verso settori a quel tempo ancora inesplorati, permettendone la diffusione progressiva verso il ceto medio del modello socio-economico occidentale.

Il risultato complessivo di queste forze contingenti si è concretizzato dunque in una forte spinta e accelerazione al progresso e all'innovazione tecnologica in molti settori industriali, favorito da una maggiore e più rapida diffusione di innovazioni e prodotti grazie all'inizio del processo di globalizzazione dei mercati, con rapidi stravolgimenti microeconomici e macroeconomici, nel mercato del lavoro, demografici e in ultimo quindi sugli stili di vita della popolazione occidentale.

Lentamente, ma in maniera meno pervasiva, parte di questi effetti si sono propagati anche nel secondo e terzo mondo, specie laddove in presenza di regimi di sfruttamento coloniale o in generale delle risorse del paese in questione da parte di multinazionali.

Effetti

Corsa allo spazio

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, Stati Uniti e Unione Sovietica nell'ambito della guerra fredda si contesero per decenni il primato dell'esplorazione spaziale. Inizialmente i russi ebbero la meglio, lanciando in orbita il satellite artificiale Sputnik I (1957).

Nello stesso anno, inoltre, mandarono nello spazio il primo essere vivente, Lajka, una cagnetta. Un anno dopo, anche gli americani lanciarono in orbita un loro satellite, ma poco tempo dopo i sovietici inviarono nello spazio il primo essere umano: Yuri Gagarin (1961).

Nel 1969 anche gli statunitensi riuscirono ad avere un proprio primato nella storia dell'industria aerospaziale, mandando sulla Luna l'Apollo 11, che con il suo equipaggio atterrò sul suolo lunare, sul quale per la prima volta posero piede degli esseri umani.

Negli anni successivi vi sono state enormi innovazioni nel campo aerospaziale. Per esempio nel 1981 fu costruito il cosiddetto Space Shuttle, un vettore riutilizzabile più volte che rivoluzionò la conquista dello spazio.

Dagli anni settanta in poi vi è stato un forte aumento di lanci di satelliti artificiali, del quale Stati Uniti ed Europa detengono il primato. Uno degli scopi principali del loro utilizzo è il campo delle telecomunicazioni.

Questi vengono inoltre utilizzati per rilevamenti meteorologici e geologici, ma anche a scopi militari.

Altre importanti applicazioni sviluppate dal secondo dopoguerra furono il radar e il laser.

Elettronica, telematica, informatica

Sebbene la terza rivoluzione industriale tocchi un po' tutti i campi del settore economico-industriale (a partire da quello meccanico, chimico e dell'automazione), l'elettronica, la telematica e l'informatica sono i campi su cui essa si è maggiormente incentrata.

Queste discipline subiscono un continuo, rapido sviluppo e diffusione sul mercato al punto da determinare forti modificazioni a livello tecnologico-economico-sociale con impatti notevoli sugli stili di vita della popolazione dei paesi occidentali. È con il loro sviluppo che parallelamente nasce e si afferma nella società anche il settore terziario cioè quello dei servizi.

L'elettronica studia l'impiego dell'elettricità per elaborare informazioni attraverso macchine elaboratrici ed è proprio l'informazione un concetto chiave della terza rivoluzione industriale che ha dato vita alla cosiddetta Società dell'Informazione.

I più grandi passi avanti della storia di questo settore sono stati la diffusione della radio, della televisione e soprattutto all'invenzione del personal computer (1975), un apparecchio rivoluzionario di piccole dimensioni alla portata economica e pratica della maggior parte della popolazione dell'occidente sviluppato.

Dalla loro introduzione, la potenza e la velocità di calcolo dei PC si sono enormemente potenziate riducendo allo stesso tempo le dimensioni delle macchine elaboratrici. La diffusione dei PC è aumentata considerevolmente dopo l'avvento di Internet, una rete globale di computer collegati tra loro in tempo reale, e in particolare del Web.

In molti tipi di macchina (dall'automobile alla lavatrice, dai robot industriali alle serre agricole) sono stati montati microprocessori che eseguono azioni ripetitive preordinate attraverso un linguaggio di programmazione informatico. Se la seconda rivoluzione industriale era caratterizzata da un uso analogico dell'elettronica, la terza rivoluzione industriale è segnata dall'avvento e la diffusione dell'elettronica digitale con l'invenzione del transistor a stato solido e dell'optoelettronica: una delle conseguenze più immediate di questa rivoluzione è stato ad esempio il passaggio estremamente simbolico dal classico disco in vinile al compact disc.

Un'altra importante innovazione è l'introduzione della telematica. Questo campo comprende telecomunicazioni e media e si occupa della trasmissione dell'informazione a distanza tra due o più utenti e di renderla il più possibile fruibile agli utenti stessi. Grazie alla telematica l'uomo comunica a distanza con e attraverso le macchine mediante un linguaggio digitale.

Questo ha reso anche possibile il telecontrollo e il telelavoro e in generale l'affermazione delle moderne reti di telecomunicazioni di cui la rete Internet fa parte.

Una delle invenzioni degli ultimi anni è sempre più motivo di investimenti da parte di grandi e piccole imprese, come le startup, è la stampa 3D.

Infine l'informatica è l'insieme degli studi incentrati anch'essi sull'informazione e sulla sua elaborazione a livello logico.

Questi tre grandi settori, riuniti insieme sotto la denominazione Information and Communication Technology (ICT), hanno contribuito e continueranno a contribuire non solo all'evoluzione tecnologica, ma anche al cambiamento radicale del modo di vivere di una parte della popolazione mondiale già con l'avvento della New Economy.

Essi hanno ormai assunto la dimensione e la forma di settori chiavi o portanti dell'economia moderna almeno pari a quello di settori più consolidati quali quello meccanico, chimico, farmaceutico, tessile, manifatturiero e alimentare.

Telecomunicazioni

Un'altra rilevante rivoluzione del nostro tempo è rappresentata dalle telecomunicazioni, che sempre con più facilità mettono in contatto miliardi di persone ogni giorno. Se da una parte negli ultimi decenni si sono affermati i satelliti artificiali per le rispettive moderne telecomunicazioni satellitari, nell'ultimo decennio è accresciuto enormemente l'uso dei telefoni cellulari; basti pensare che nelle zone sviluppate del globo, vi è un telefonino per ogni abitante.

Un altro importante tassello nel puzzle della rivoluzione industriale è Internet, la più grande rete di comunicazione del mondo, attraverso il quale vengono inviate ogni giorno diversi milioni di e-mail. In questi ultimi anni si sta lavorando alla domotica e alla burotica, ossia lo studio e l'impiego di sofisticate tecnologie tese a migliorare la vita quotidiana.

Energie rinnovabili

La terza rivoluzione industriale porta con sé anche la nascita e il parziale sviluppo delle tecnologie relative a fonti energetiche alternative e rinnovabili come soluzioni al problema energetico globale quali l'energia idroelettrica, l'energia solare, l'energia eolica, molte delle quali non hanno però ancora raggiunto la diffusione e/o la capacità di sostituire i combustibili fossili in via di esaurimento quali petrolio, carbone e gas naturale.

Sviluppo del terziario

Parallelamente allo sviluppo di nuove tecnologie di cui sopra si assiste nei paesi avanzati occidentali ad un forte sviluppo del settore terziario ovvero dei servizi, specie legati al settore dei trasporti, della comunicazione/informazione e della pubblica amministrazione accompagnato da un lento, ma progressivo processo di deindustrializzazione sui settori industriali che più avevano trainato le precedenti rivoluzioni industriali, com'è tipico dei sistemi economici avanzati.

Un fattore di sviluppo legato alla terza rivoluzione industriale è proprio il costante sviluppo dei trasporti terrestri, aerei e marittimi favorito dallo sviluppo tecnologico nei rispettivi settori industriali (industria automobilistica, industria aeronautica con nascita e sviluppo dell'aviazione civile, industria navale) nonché dalla realizzazione di sistemi stradali sempre più evoluti e capillari.

Questa complessa rete di trasporti finirà per favorire sempre più il commercio internazionale alimentando il fenomeno della globalizzazione.

Controllo delle informazioni

L'informazione ed in particolare il controllo dei flussi da essa derivante ha una notevole importanza strategica.

Spesso consente un controllo sia economico che politico di intere regioni geografiche. Si può facilmente spiegare il perché i Paesi più ricchi del mondo detengano in modo quasi esclusivo sia le fonti tecnologiche che i mezzi di comunicazione.

I mezzi informatici sono legati totalmente ai Paesi sviluppati, mentre sembrerebbe che grazie ai satelliti il vantaggio dei Paesi ricchi sia minore, ma non è così. Nei Paesi del cosiddetto Terzo mondo vi sono meno di 100 televisori ogni 1000 abitanti, a differenza dei 494 in Italia e dei 731 in Giappone.

I Paesi poveri hanno poche reti nazionali e molto spesso ascoltano le trasmissioni provenienti dai canali televisivi dei Paesi più sviluppati.

Ciò porta al cosiddetto "shock culturale", causato da questo brusco contrasto tra la loro realtà di vita e quella dei Paesi più ricchi. Nei casi estremi vi è una vera e propria miticizzazione da parte di queste nazioni verso i Paesi ricchi.

Influenze culturali

La terza rivoluzione industriale ha contribuito a creare un nuovo forte clima di fiducia intorno alla scienza e alla tecnica, dopo la cruda parentesi delle guerre mondiali nella prima metà del Novecento, alimentando nuove forme di positivismo, ma anche aspre critiche da parte di pensatori di stampo esistenzialista e riflessioni di tipo etico.

Anche la narrativa e la cinematografia, attraverso il filone della fantascienza con produzioni come Star Trek e 2001: Odissea nello spazio, ha incarnato questo nuovo clima culturale di fiducia neopositivista nelle possibilità della scienza e della tecnica di provvedere al benessere materiale dell'umanità dando ampio spazio all'immaginazione futura della società, non senza però uno spaesamento di fondo, un'incertezza sul futuro e una nostalgia del passato dovuti ai rapidi quanto inevitabili e irreversibili cambiamenti negli stili di vita, fino a vere e proprie forme di distopia.

LA BANCA MONDIALE. La Banca Mondiale (acronimo BM o WB, dall'inglese World Bank) comprende due istituzioni internazionali: la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS) e l'Agenzia internazionale per lo sviluppo (AID o IDA), che si sono prefissate l'obiettivo di lottare contro la povertà e organizzare aiuti e finanziamenti agli stati in difficoltà.

La sua sede è a Washington D.C.; il presidente è eletto per cinque anni dal consiglio di amministrazione della banca. Fa parte delle istituzioni specializzate dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Storia

La banca mondiale è stata creata il 27 dicembre 1945 con il nome "Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo", dopo la firma dell'accordo di Bretton Woods, tra il 1° e il 22 luglio 1944. Il 9 maggio 1947 approvò il suo primo prestito, che è stato concesso alla Francia per $250 milioni (in termini di valore attuale, questo è il più grande prestito della Banca).

 La Banca Mondiale è stata creata principalmente per aiutare Europa e Giappone nella loro ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, ma con il movimento della decolonizzazione degli anni sessanta, i paesi da finanziare aumentarono, occupandosi quindi dello sviluppo economico dei paesi dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina.

Inizialmente la Banca Mondiale ha finanziato principalmente grandi infrastrutture (centrali elettriche, autostrade, aeroporti), ma con il recupero economico di Giappone ed Europa, la Banca Mondiale si è concentrata sui paesi in via di sviluppo. Dal 1990 si è occupata anche dei paesi post-comunisti.

Il Gruppo della Banca mondiale è stato istituito nel giugno 2007 e comprende cinque istituzioni:

La più importante è la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (IBRD), il suo funzionamento è garantito dal versamento di un canone stabilito dagli Stati membri

Agenzia internazionale per lo sviluppo (Ida), fondata nel 1960, i cui prestiti sono riservate per i paesi meno sviluppati

La Società finanziaria internazionale (IFC), fondata nel 1956 per finanziare i prestiti e gli investimenti effettuati dalle imprese nei paesi a rischio

Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative ad investimenti (ICSID), istituito nel 1966

Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti (MIGA), istituito nel 1988 per l'ottenimento di prestiti

Gli obiettivi della Banca mondiale si sono evoluti nel corso degli anni. Si è recentemente concentrata sulla riduzione della povertà, abbandonando l'obiettivo unico della crescita economica.

Supporta inoltre la creazione di imprese molto piccole. Ha sostenuto l'idea che l'acqua potabile, l'educazione e lo sviluppo sostenibile sono la chiave per la crescita economica, e ha cominciato a investire massicciamente in tali progetti. In risposta alle critiche, la Banca Mondiale ha adottato una serie di politiche a favore della tutela ambientale e sociale, per garantire che i loro progetti non peggiorino la situazione delle persone nei paesi di accoglienza.

A dispetto di queste politiche, i progetti della Banca mondiale sono spesso criticati dalle organizzazioni non governative (ONG) di non lottare efficacemente contro la povertà, e trascurare gli aspetti sociali e ambientali.

Secondo la carta costitutiva, i prestiti sono pagati su base puramente economica, quindi il regime politico del paese beneficiario non viene preso in considerazione. Quest'ultimo punto, però, si è evoluto in quanto il 2000: "L'idea che l'aiuto sia concesso a un paese in difficoltà, a determinate condizioni per l'utilizzo di tale assistenza (in termini di gestione del bene, ma anche rispetto dei diritti umani, per esempio) è ora ampiamente accettata.

"IBRD ha attualmente 185 paesi membri. Ogni anno pubblica un rapporto sullo sviluppo responsabile nel mondo.

Presidenza

Secondo una regola non scritta, il direttore del Fondo monetario internazionale è designato dai governi europei, mentre il presidente della Banca Mondiale è nominato dal governo degli Stati Uniti, che rappresentano il più grande azionista della banca stessa. Il presidente è eletto per un periodo di 5 anni, rinnovabile dal consiglio di amministrazione.

Il 23 marzo 2012 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha deciso di nominare per il quinquennio 2012-2017 il medico e antropologo di origine coreana, Jim Yong KIM.

FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Il Fondo monetario internazionale (International Monetary Fund, di solito abbreviato in FMI in italiano e in IMF in inglese) è un'organizzazione composta dai governi nazionali di 188 Paesi e insieme al gruppo della Banca Mondiale fa parte delle organizzazioni internazionali dette di Bretton Woods, dal nome della località in cui si tenne la conferenza che ne sancì la creazione.

L'FMI è stato formalmente istituito il 27 dicembre 1945, quando i primi 29 stati firmarono l'accordo istitutivo e l'organizzazione nacque nel maggio del 1946. Attualmente gli Stati membri sono 188.

Storia- Il Fondo monetario internazionale fu istituito come parte degli accordi di scambio fatti nel 1944 durante la conferenza di Bretton Woods. Durante la grande depressione molti paesi rapidamente innalzarono barriere verso il commercio di prodotti stranieri, nel tentativo di proteggere le proprie economie in difficoltà.

Questo comportò la svalutazione delle monete nazionali e un declino del commercio mondiale.

Tale rottura della cooperazione monetaria internazionale fece sentire la necessità di una supervisione. Le rappresentanze dei 45 governi che si incontrarono nel Mount Washington Hotel nella zona di Bretton Woods, New Hampshire, negli Stati Uniti, si accordarono per una cooperazione economica internazionale.

I Paesi partecipanti erano coinvolti nella ricostruzione dell'Europa e dell'economia mondiale dopo la seconda guerra mondiale.

Durante la conferenza di Bretton Woods c'erano due visioni diverse sul ruolo che l'FMI doveva assumere come istituzione economica globale:

 L'economista britannico John Maynard Keynes immaginava che l'FMI dovesse essere un fondo di cooperazione al quale gli stati membri potevano accedere per mantenere attive le proprie economie e l'impiego durante le crisi periodiche.

Questo punto di vista era suggerito dall'azione che aveva intrapreso il governo degli Stati Uniti durante il New Deal in risposta alla grande recessione del 1930.

Il delegato americano Harry Dexter White immaginava un FMI che agisse più come una banca, facendo in modo che gli stati che venivano finanziati dovessero restituire il loro debito nel tempo.

Il punto di vista degli Stati Uniti di America prevalse e impostò le basi su cui sono state gestite le crisi economiche dalla seconda guerra mondiale ad oggi.

Le differenze fra il progetto britannico esposto da John Maynard Keynes e quello statunitense rappresentato da Harry Dexter White riflettono una fondamentale divergenza di interessi.

Il Regno Unito era preoccupato della forte disoccupazione presente negli anni venti e trenta e dal forte indebitamento dovuto a massicce importazioni dei paesi del blocco della sterlina durante la guerra, gli Stati Uniti invece, potevano vantare grossi crediti e gran parte delle riserve auree.

LA CONFERENZA TRATTATO O ACCORDI DI BRETTON WOODS

La conferenza di Bretton Woods (spesso genericamente identificata anche come accordi di Bretton Woods) si tenne dal 1º al 22 luglio 1944 nell'omonima località nei pressi di Carroll (New Hampshire), per stabilire le regole delle relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo.

Essa consiste in una serie di accordi per definire un sistema di regole e procedure per controllare la politica monetaria internazionale.

Furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato dagli Stati Uniti d'America per governare i rapporti monetari di stati nazionali indipendenti.

Storia

La Grande depressione e le esperienze degli stati

Un elevato livello di intese tra le potenze sugli obiettivi e sugli strumenti di amministrazione economica internazionale facilitò le decisioni raggiunte dal congresso di Bretton Woods: il fondamento di quell'accordo era una fiducia comune in un sistema basato sul capitalismo.

Questo sebbene alcuni paesi sviluppati abbiano preferito basarsi su principi differenti nell'economia nazionale, (in Francia, per esempio, si preferisce una pianificazione centralizzata ed interventi statali, mentre gli Stati Uniti preferiscono un intervento statale limitato); ma tutti si sono basati sugli stessi principi per quanto riguarda le politiche che regolano i meccanismi del mercato e la tutela della proprietà privata dei mezzi di produzione.

Tuttavia la comunione di intenti superava di gran lunga le differenze politiche. Infatti tutti i governi che siglarono gli accordi di Bretton Woods concordarono sul fatto che la dura lezione del caos monetario del periodo tra le due guerre fosse sufficiente per placare gli animi e superare le divergenze.

Nella mente degli economisti era bene impressa la recente esperienza della Grande depressione, durante la quale i controlli sul tasso di cambio e le barriere commerciali avevano portato al disastro economico.

Gli accordi di Bretton Woods diedero la speranza di superare la sconfitta completa degli anni '30, periodo in cui il controllo del mercato dei cambi aveva minato il sistema di pagamenti internazionali su cui era basato il commercio mondiale. In quel periodo, infatti, i governi avevano usato politiche di svalutazione per far crescere le esportazioni giocando sulla competitività del cambio, con lo scopo di ridurre il deficit della bilancia dei pagamenti, causando, però, come effetti collaterali la caduta a picco delle entrate nazionali, la riduzione della domanda, un enorme aumento della disoccupazione ed un declino complessivo del commercio mondiale.

Gli scambi si ridussero a ristretti blocchi di monete (di gruppi di nazioni che usano la stessa valuta, come ad esempio il blocco della sterlina inglese nell'impero britannico). Questi blocchi ritardarono la circolazione di capitali e le opportunità di investimenti stranieri.

Tuttavia, questa strategia, tesa ad aumentare i redditi dei singoli paesi nel breve periodo, provocò disastri nel medio e lungo periodo.

I due progetti

Le basi politiche degli accordi di Bretton Woods vanno cercate nella forte presenza dello stato nell'economia (banche e industria, sia in USA e URSS che in tutto il mondo industrializzato) e nella confluenza di circostanze chiave: le comuni esperienze negative degli stati nella grande depressione, la concentrazione di potere in un determinato numero di stati, la presenza di un potere dominante disposto ad assumere un ruolo di direzione/coordinamento ed in grado di svolgere tale ruolo.

Mentre ancora non si era spento il secondo conflitto mondiale, si preparò la ricostruzione del sistema monetario e finanziario, riunendo 730 delegati di 44 nazioni alleate per la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite (United Nations Monetary and Financial Conference) al Mount Washington Hotel, nella città di Bretton Woods (New Hampshire). Dopo un acceso dibattito, durato tre settimane, i delegati firmarono gli accordi di Bretton Woods.

I progetti presentati furono quelli di Harry Dexter White, delegato USA e quello di John Maynard Keynes, delegato inglese. Il progetto di Keynes prevedeva la costituzione di una stanza di compensazione all'interno della quale i paesi membri avrebbero partecipato con quote rapportate al volume del loro commercio internazionale, in base alla media dell'ultimo triennio.

La compensazione tra debiti e crediti avveniva tramite una moneta denominata Bancor. Il piano White prevedeva un ente sovranazionale, nel quale i paesi avevano un peso rapportato alla quota del capitale sottoscritto; essi avrebbero potuto accedere ai prestiti in proporzione a tale quota, in un sistema dollaro-centrico.

Gli accordi di Bretton Woods sono un compromesso tra i due piani, in cui ha avuto più peso il piano White. Tali accordi prevedevano:

la creazione del Fondo monetario internazionale, a cui fu affiancata la creazione della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo. Il FMI aveva il compito di vigilare sulla stabilità monetaria con l'obiettivo di ricostituire un commercio internazionale aperto e multilaterale. Al suo interno ogni stato aveva un peso proporzionale alla quota del capitale del fondo sottoscritta

i diritti di prelievo permettevano di accedere a prestiti dal FMI, concessi agli stati in situazioni di disavanzo.

che tutte le valute dovessero essere convertibili in dollari. Era un sistema dollaro-centrico, per cui i commerci internazionali avvenivano soprattutto in dollari; per esempio, i prezzi delle materie prime, come il petrolio, erano espresse in dollari.

che le banche centrali dovessero mantenere un cambio stabile con il dollaro; in particolare, se il cambio saliva o scendeva di un punto percentuale rispetto agli accordi, le altre banche (non quella americana) dovevano riallinearlo con operazioni di mercato aperto.

la svalutazione era ammessa solo in caso di approvazione del FMI e sotto la sua vigilanza, ma poteva essere votata solo in caso di problemi strutturali.

negli accordi era presente la clausola di scarsità: se una valuta era scarsa, gli altri paesi potevano limitare unilateralmente le importazioni da quel paese per far ripartire le proprie.

In pratica il sistema progettato a Bretton Woods era un gold exchange standard, basato su rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all'oro. Gli accordi di Bretton Woods favorirono un sistema liberista, il quale richiede, innanzitutto, un mercato con il minimo delle barriere. A differenza del sistema che lo precedette (Gold Standard), la mobilità dei capitali fu limitata, poiché si era consci dell'enorme peso che essa ebbe nel determinare la crisi del '29. Quindi, anche se vi furono delle divergenze sulla sua implementazione, fu chiaramente un accordo per un sistema aperto.

Tutti gli accordi derivati direttamente o indirettamente da Bretton Woods non prevedevano un corretto controllo della quantità di dollari emessi, permettendo così agli USA l'emissione incontrollata di moneta, fatto contestato più volte da Francia e Germania in quanto gli USA esportavano la loro inflazione, impoverendo così il resto del mondo.

La fine degli accordi

Fino all'inizio degli anni '70, il sistema fu efficace nel controllare i conflitti economici e nel realizzare gli obiettivi comuni degli stati, sempre con le stesse immutate condizioni che l'avevano generato.

In seguito la guerra del Vietnam, che fece aumentare fortemente la spesa pubblica statunitense, mise in crisi il sistema: di fronte all'emissione di dollari e al crescente indebitamento degli USA, aumentavano le richieste di conversione delle riserve in oro. Ciò spinse il 15 agosto 1971, a Camp David, il presidente statunitense Richard Nixon, ad annunciare la sospensione della convertibilità del dollaro in oro.

Le riserve statunitensi si stavano pericolosamente assottigliando: il Tesoro degli USA aveva già erogato oltre 12.000 tonnellate di oro.

Nella gestione del Fondo monetario internazionale erano già operativi i Diritti Speciali di Prelievo con un valore puramente convenzionale di un diritto speciale di prelievo per un dollaro.

Nel dicembre del 1971 il gruppo dei Dieci firmò lo Smithsonian Agreement, che mise fine agli accordi di Bretton Woods, svalutando il dollaro e dando inizio alla fluttuazione dei cambi.

Nel febbraio del 1973 ogni legame tra dollaro e monete estere venne definitivamente reciso e lo standard aureo fu quindi sostituito dal più naturale sistema di cambi flessibili.

È da notare che le istituzioni create a Bretton Woods sopravvissero alla caduta del gold standard, pur rivedendo i propri obiettivi. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale continuarono a essere in attività, al pari del GATT che fu sostituito, nel 1995, dal WTO (World Trade Organization - Organizzazione mondiale del commercio).

Caratteristiche e conseguenze

Le caratteristiche principali di Bretton Woods erano due; la prima, l'obbligo per ogni paese di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio ad un valore fisso rispetto al dollaro, che veniva così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute; la seconda, il compito di equilibrare gli squilibri causati dai pagamenti internazionali, assegnato al Fondo Monetario Internazionale (o FMI).

Il piano istituì sia il FMI che la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (detta anche Banca mondiale).

Queste istituzioni sarebbero diventate operative solo quando un numero sufficiente di paesi avesse ratificato l'accordo.

Ciò avvenne nel 1946. Nel 1947 fu poi firmato il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade - Accordo generale sulle tariffe ed il commercio) che si affiancava all'FMI ed alla Banca mondiale con il compito di liberalizzare il commercio internazionale.

BILANCIA COMMERCIALE

In economia la bilancia commerciale è uno degli elementi principali della bilancia dei pagamenti, in contabilità nazionale è un conto nel quale viene registrato l'ammontare delle importazioni e delle esportazioni di merci di un paese. Il saldo di bilancia commerciale corrisponde alla differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni di merci (e non di servizi[senza fonte]).

Descrizione

La bilancia commerciale può essere in attivo, quando il valore delle esportazioni supera quello delle importazioni, con conseguente ingresso netto di capitale monetario nello stato, o in passivo, quando il valore delle importazioni supera il valore delle esportazioni, con conseguente uscita netta di capitale monetario dalla nazione; se invece sono alla pari il bilancio si dice in pareggio.

Il saldo della bilancia commerciale tra due Paesi è uno dei fattori che determina il tasso di cambio delle rispettive monete.

L'attività o la passività della bilancia commerciale di un paese è un indicatore fondamentale della sua solidità e della sua ricchezza economica.

Un settore che favorisce la bilancia commerciale è il turismo, perché i turisti vanno a sviluppare tutti[senza fonte] i settori dell'economia di un paese e quindi favorisce lo sviluppo della bilancia commerciale.”

Le passerelle e le vetrina dei così detti ‘grandi’ della Terra, non ci hanno mai convinto.

E, men che meno, le ricercatezze verbalistiche, gli artifici parolai. Di dottori dulcamara, dottori Azzeccagarbugli e ciarlatani di piazza, son pieni i fossi.

 Domenico Salvatore

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