A Napoli, si continua a sparare per intimidire e spaventare, ma anche per ferire ed uccidere: comprese le donne ed i bambini

05.06.2016 20:29

 

Un’altra ragazza, ferita a colpi di pistola, 5 giugno 2016, finisce al Pronto Soccorso del ‘San Giovanni Bosco’. Si spara anche nel mucchio, quando ci siano di mezzo business ed affaires.

NAPOLI, MA ‘ORA’, E IERI PURE, ANCHE LE DONNE (ED I BAMBINI) FINISCONO NEL MIRINO DELLA CAMORRA?

Domenico Salvatore

Lo Stato, controlla bene, l’ex capitale del Regno delle Due Sicilie. Le cifre da capogiro parlano di sequestri e confische miliardarie dei patrimoni dei boss della Camorra.

La criminalità organizzata partenopea, non è stata ancora azzerata, smantellata ed annichilita ( e nessuno, fra gli addetti ai lavori, si sogna di gridare ‘vittoria’), ma comunque è stata messa con le spalle al muro.

I mammasantissima storici della Piovra napoletana, sono al cimitero od in galera, se non in attesa di giudizio. Molti, si sono pentiti e hanno contribuito ad annientare svariati clan. Gli altri al 41 bis.

Tuttavia, ci sono ancora le scontate e fisiologiche sacche di resistenza. La mafia è un fenomeno radicato nel dna, nel costume e nella società. Per debellarlo serve, tempo, presa di coscienza e responsabilità, collaborazione della così detta ‘società civile’, aggiornamento della normativa antimafia e investimenti di risorse economiche.

E’ intollerabile, che in certe capitali della mafia, vengano smantellati Tribunali e Giudice di Pace. Lo scioglimento dei Consigli Comunali per infiltrazioni mafiose, va bene, ma occorre rivedere e correggere le leggi in materia.

A Napoli, le nuove leve, che non sono figli e nipoti del ‘Sessant’otto’, continuano a seminare il panico nei quartieri storici e nel centro cittadino; sparano, feriscono, uccidono per conquistare il territorio; incutono paura mista a terrore, intimidiscono, spaventano, minacciano. Dejà vu!

“Una ragazza di 21 anni è stata ferita la scorsa notte a Napoli, raggiunta da un colpo di pistola sparato da persone sconosciute mentre - stando al racconto che lei stessa ha fatto ai Carabinieri - era affacciata al balcone della propria abitazione, a Secondigliano, alla periferia della città.

La ragazza, fonte Ansa, che non ha precedenti penali, è andata con mezzi propri all'ospedale "San Giovanni Bosco", dove i medici le hanno riscontrato una ferita da arma da fuoco all'anca.

Sul luogo del ferimento sono intervenuti i Carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche del Comando provinciale di Napoli che hanno trovato cinque bossoli calibro 9x19, di solito usati da pistole semiautomatiche.

Delle indagini si stanno occupando i Carabinieri nel Nucleo investigativo di Napoli e della stazione di Secondigliano.”

Un’altra donna di 37 anni dipendente di un bar, era stata ferita al torace da un colpo di arma da fuoco alle 2 di notte, esploso contro la vetrata un bar a Giugliano in Campania (Napoli), il 15 maggio 2016.   Ricoverata prima all'ospedale San Giuliano di Giugliano, trasportata, poi all'ospedale Cardarelli di Napoli in prognosi riservata, non in pericolo di vita.  

Un uomo, a bordo di un'auto, ha esploso il colpo   in via San Francesco a Patria. Indagano i Carabinieri,  per ricostruire l'accaduto.

Una donna Rosa Nettuno, 31 anni, originaria di Brusciano (Napoli), viaggiava accanto al suo convivente, Antonio Di Sarno, 32 anni, rimasto illeso, quando il 14 novembre 2000, sulla superstrada Nola-Villa Literno la macchina è diventata bersaglio di due sicari, che hanno sparato una raffica di colpi. Raggiunta ad un braccio e al torace; ma la pallottola non ha leso organi vitali; ricoverata all'ospedale Cardarelli, se la caverà con una prognosi di pochi giorni s.c.

La cronaca asettica ed impersonale è sempre lì, pronta a ricordarci quando, dove, come e perché, la Camorra non si faccia scrupoli per ferire ed uccidere donne e bambini innocenti…

Filomena Morlando (17 dicembre 1980), insegnante, uccisa per errore durante una sparatoria per strada

Rosa Visone (8 novembre 1986), di 16 anni uccisa a Torre Annunziata, per errore a seguito di sparatoria tra carabinieri e pregiudicati camorristi.

Il 12 dicembre 1994 Palma Scamardella viene assassinata per caso in un agguato di camorra.
Era madre di una bimba di 15 mesi e nipote della vittima designata, Domenico Di Fusco "Mimi' uocchie 'e brillante", fedelissimo dei fratelli Lago.
Il bersaglio non è stato raggiunto, ma una pallottola ha colpito la donna alla testa.
Le palazzine abitate da zio e nipote a Pianura, periferia di Napoli, sono adiacenti.
Palma Scamardella era sulla scala esterna della sua abitazione, nascosta dal fogliame quando i sicari sono entrati in azione, hanno scorto una sagoma che si muoveva e hanno premuto il grilletto.

Luigia Esposito (14 novembre 1996), ragazza uccisa perché alcuni giorni prima aveva assistito all'omicidio di Ciro Rispoli, delitto commesso nell'ambito della faida tra i clan della zona orientale di Napoli.

Silvia Ruotolo (11 giugno 1997), madre di famiglia di 39 anni uccisa per errore in un conflitto a fuoco.

Valentina Terracciano (12 novembre 2000), uccisa a due anni. Gli assassini volevano uccidere il fratellastro dello zio, Domenico Arlistico, ma non riuscendolo a trovare decisero per una vendetta “trasversale“. Spararono a Fausto Terracciano, zio di Valentina. Alcuni proiettili colpirono alla testa la piccola che morì in ospedale dopo un giorno di agonia. Per questo ultimo delitto (da Facebook) la Corte di Appello di Roma ha riconosciuto nel 2013 come unico responsabile Gennaro Veneruso, condannato all'ergastolo.

Annalisa Durante (27 marzo 2004), ragazzina uccisa a 14 anni per errore. I sicari volevano eliminare Salvatore Giuliano, uno dei nipoti dei boss dell’omonimo clan ma un proiettile spezzò i sogni e il futuro di Annalisa. Sul suo diario aveva scritto del suo quartiere, della paura che aveva quando usciva di casa e del suo desiderio di lasciare Napoli. Da quel diario nacque un libro

Gelsomina Verde (21 novembre 2004), uccisa a 22 anni perché legata affettivamente ad uno scissionista

Simonetta Lamberti (Napoli, 21 novembre 1970 – Cava de' Tirreni, 29 maggio 1982) era una bambina di 11 anni uccisa da un sicario della camorra nel corso di un attentato il cui obiettivo era il padre, il giudice Alfonso Lamberti, procuratore di Sala Consilina, con il quale stava rincasando in auto a Cava de' Tirreni dopo una giornata trascorsa al mare.

E se occorresse, anche le donne di Camorra. Tipo Nunzia D'Amico, 37 anni,   sorella di Salvatore, Giuseppe e Antonio D'amico, boss dell'omonimo clan, detto dei «fraulella» crivellata di colpi; dieci bossoli sul selciato e un colpo di grazia sparato in faccia.

Il bimbo è stato risparmiato. Sulla carrozzina schizzi di sangue.   Dopo che tutti e tre i fratelli sono stati arrestati, è toccato a lei reggere gli affari del clan.

Mariti, figli e fratelli camorristi ormai si fidano ciecamente delle donne di casa, delegando a queste “capesse“ perfino la gestione dei business più delicati.

Il trend femminile delle «quote rosa» è in costante crescita, tanto che in alcuni aree le «femmine di rispetto» hanno superato i gli «uomini di panza».

 I boss, danno ordini da dietro le sbarre e loro - mogli, sorelle, figlie, fidanzate - si preoccupano di farli eseguire all'esterno. Omicidi, attentati, rapine, pizzo, nulla sfugge.

Scrive Irene de Arcangelis su ‘La Rapubblica’, il 28 maggio 2002…” La festa, la soddisfazione per la strage riuscita, viene registrata su un nastro magnetico. «Li abbiamo distrutti, annientati». Sono appena morte tre donne.

La gioia e le congratulazioni tra parenti e amici corrono sul filo del telefono e diventano la prova regina.

Una faida decennale che finisce con una lite tra donne boss. Tutte puntuali all' appuntamento con la morte, all' incrocio tra via Cassese e via Canalone. CINQUE donne armate a bordo di un' auto, ma le armi sono innocue di fronte alle mitragliette dei nemici circondate dal gruppo di fuoco dei Graziano.

La più giovane è Clarissa Cava, 16 anni, figlia del boss Biagio Cava detenuto a Nizza. È stata la prima a morire. Seconda vittima Maria Scibelli, 53 anni, moglie del sorvegliato speciale Salvatore Cava.

Terza vittima morta all' ospedale Cardarelli è Michelina Cava, 51 anni, sorella del boss Biagio. In fin di vita (coma cerebrale) ricoverata al Loreto Mare è Felicia Cava, 19 anni, anche lei, come Clarissa, figlia del boss Biagio Cava.

Una quinta donna, Itala Galeota Lenza, 51 anni, non è in pericolo di vita. Un solo ferito nel clan rivale: è il boss Luigi Salvatore Graziano, 66 anni.

Gli arrestati. A dodici ore dalla strage vengono arrestate nove persone. Si tratta di Luigi Salvatore Graziano, 66 anni, boss della cosca rimasto ferito nel conflitto a fuoco.

Con lui vengono arrestati i figli Adriano, 35 anni, e Antonio, di 31, la figlia Rosaria, 27 anni. Rosaria Graziano è la moglie di Antonio Mazzocchi, 25 anni, poliziotto della questura di Massa Carrara.

In manette anche Alba Scibelli, 40 anni, vedova dell' ex sindaco Eugenio poi ucciso. Arrestate anche le due figlie della Scibelli, Chiara, 21 anni, e Stefania, 20 anni. Infine arrestata Chiara Manzi, 62 anni, madre di Eugenio Graziano.

Nove arresti, cinque le donne in manette imparentate tra loro. Donne feroci, armate fino ai denti. Senza paura, una che addirittura si presenta con una pistola nascosta addosso nella caserma dei carabinieri”.

 

Uccise in un regolamento di conti tre donne della famiglia Cava e ridotta su una sedia a rotelle, per un colpo di pistola alla schiena, la giovane figlia del boss rivale, Biagio Cava Il clan camorristico dei Graziano opera nelle province di Avellino, Salerno e Napoli ed è da decenni protagonista della faida con la famiglia rivale dei Cava.

Donne di camorra oppure incensurate, disponibili a custodire veri e propri micidiali e devastanti arsenali.

Come quello, scoperto dalla polizia di Napoli, del Commissariato   “Vicaria-Mercato”, che ha fatto irruzione all’interno di una abitazione del quartiere Sanità di Napoli,  ed  arrestato una donna di 48 anni, C. P., moglie di un rapinatore, incensurata ed insospettabile; la Polstato, ritiene che l’abitazione della donna fosse utilizzata come base logistica dai clan della zona, per deposito delle micidiali armi. In particolare la polizia ha rinvenuto una pistola a tamburo 357 “Colt”, munita di 5 proiettili, una pistola “Beretta” calibro 9×21, completa di caricatore con 10 proiettili, un fucile a canne mozze di marca Benelli, un micidiale fucile mitragliatore di fabbricazione cinese, del tipo usato dalle forze armate statunitensi, munito di 20 munizioni.

Vi sono poi, le ‘capesse’, più sanguinarie, ciniche e spietate dei loro padri, fratelli e mariti, di cui per necessità o per vocazione, hanno preso il posto.

Già, ne parlavano i procuratori nazionali o giù di lì :Emanuele De Francesco, Riccardo Boccia, Pietro Verga, Domenico Sica, Bruno Siclari, Pier Luigi Vigna, Piero Grasso, Franco Roberti.

Ma anche i procuratori capo della Repubblica di Napoli: Giovanni Colangelo, Giandomenico Lepore, Agostino Cordova, Vittorio Sbordone, Alfredo Sant’Elia, Francesco Cedrangolo; se non gli ‘aggiunti’, come Federico Cafiero de Raho.

Domenico Salvatore

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