Facciamo gli auguri di Natale con un po’ di anticipo per non rischiare di dimenticare, tra pranzi e festeggiamenti, il senso profondo di questa ricorrenza.

Che questo Natale porti luce,
una luce capace di sciogliere le ombre dell’abitudine e della paura.
Che sempre più persone trovino il coraggio di uscire dalla caverna di Platone,
di voltarsi verso il sole, anche quando abbaglia,
e di guardare il mondo in un modo nuovo, più vero.

Che la vita non sia un coro stanco e ripetitivo,
non una recita collettiva prigioniera della democrazia recitativa,
delle echo chamber e dei bias cognitivi che amplificano solo ciò in cui già crediamo.
Che sia invece spazio di riflessione, di silenzio fecondo e di discernimento.

Come ricordava Sant’Agostino,
non uscire fuori, rientra in te stesso: nell’interiorità dell’uomo abita la verità1.
L’augurio è di trovare il tempo e il coraggio di guardarsi dentro,
di interrogarci su ciò che siamo diventati,
di riflettere su ciò che abbiamo ricevuto, imparato, custodito
e anche su ciò che abbiamo trascurato o dato per scontato.

Che questa interiorità ritrovata aiuti a distinguere
tra chi recita dentro la democrazia recitativa
e chi agisce con serietà e responsabilità;
tra gli attori che occupano la politica
e chi, in politica, cerca davvero il bene comune.

Buon Natale e buon anno nuovo,
che siano un tempo di raccoglimento e di risveglio,
di pensiero libero e coscienza vigile,
per una comunità più autentica,
e per un’umanità capace di verità, dentro e fuori di sé.

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  1. Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas. Et si tuam naturam mutabilem inveneris, trascende et te ipsum. Illuc ergo tende, unde ipsum lumen rationis accenditur.
    Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità. E se scoprirai mutevole la tua natura, trascendi anche te stesso. Tendi là dove si accende la stessa luce della ragione. (De vera rel. 39, 72)