Dall’indeterminazione fisica alla complessità del sociale: un’idea che attraversa i campi
Nel XX secolo, la fisica ha introdotto una delle idee più rivoluzionarie del pensiero moderno: il principio di indeterminazione (di Heisenberg). Nato per descrivere il comportamento delle particelle subatomiche, esso afferma che non è possibile conoscere simultaneamente e con precisione assoluta alcune grandezze fondamentali. Questo limite non dipende da errori di misura o imperfezioni tecniche, ma è inscritto nella struttura stessa della realtà. In parole povere mentre osservo altero la posizione delle particelle.
A prima vista, si tratta di un principio confinato al mondo della fisica. Tuttavia, nel tempo, questa intuizione ha iniziato a risuonare anche in altri ambiti del sapere, non come legge scientifica trasferibile, ma come suggestione teorica capace di illuminare fenomeni complessi.
Nel passaggio dalle scienze naturali alle scienze umane, l’idea subisce una trasformazione profonda. Se nella fisica l’indeterminazione è un limite oggettivo, nei contesti sociali essa diventa una dinamica relazionale. Quando osserviamo una persona, un gruppo o una società, non siamo mai completamente esterni: la nostra presenza, le nostre categorie interpretative e il nostro stesso sguardo influenzano ciò che osserviamo. La conoscenza, in questo senso, non è mai neutrale, ma si costruisce nell’interazione.
In psicologia, questo si manifesta nel fatto che gli individui modificano il proprio comportamento quando sanno di essere osservati. In sociologia, l’identità stessa non è vista come un dato fisso, ma come qualcosa che emerge nelle relazioni con gli altri. In filosofia, si sottolinea come ogni atto di conoscenza comporti anche una forma di interpretazione e, in alcuni casi, di trasformazione dell’oggetto studiato.
Anche in ambiti come la politica e l’economia, questa logica è evidente*. Le aspettative, le percezioni e le osservazioni degli attori influenzano direttamente la realtà: uno Stato che percepisce una minaccia reagisce, contribuendo a creare la stessa tensione che temeva; un mercato che prevede una crisi può finire per generarla.
Ciò che emerge, quindi, non è un’estensione rigida di un principio fisico ad altri campi, ma piuttosto la diffusione di un modo di pensare: l’idea che l’osservatore non sia mai completamente separato dall’oggetto osservato. Questa intuizione mantiene la propria diversità nei diversi contesti: resta una legge matematica nella fisica, ma diventa una chiave interpretativa nelle scienze umane.
In conclusione, l’indeterminazione non si trasferisce tale e quale da un ambito all’altro, ma ispira una riflessione più ampia sulla conoscenza. Essa ci invita a riconoscere i limiti, le interazioni e la complessità dei processi conoscitivi, senza rinunciare alla ricerca della verità, ma accettando che, soprattutto nel mondo umano, essa sia sempre parziale, situata e in continua costruzione.
Banalizzando rispetto agli altri presenti siamo sempre attori e … quanto siamo bravi!
- E poi la democrazia recitativa: una dinamica perversa, una pantomima grottesca inarrestabile, una recita in tre fasi: il candidato promette, l’elettore vota, l’eletto non mantiene le promesse.









