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La poesia “Du und ich, mein Kind” (Tu e io, figlio mio) del poeta turco Ahmet Terli, emigrato a Colonia in Germania.
Il testo, tradotto con grande sensibilità in italiano dall’insegnante Emma Chiera (Karlsruhe – Germania), affronta con delicatezza e profondità il tema dell’emigrazione e del rapporto tra generazioni cresciute in paesi diversi.
Data l’importanza culturale e sociale dell’argomento, ritengo che questa poesia possa essere di interesse perché fornisce uno sguardo autentico su esperienze di integrazione, identità e dialogo tra popoli.
Traduzione dal tedesco in italiano a cura di Emma Chiera, Karlsruhe-Germania) della poesia di Ahmet Terli “Du und ich, mein Kind” (Tu e io, figlio mio) che vive a Colonia-Germania

TU ED IO,
FIGLIO MIO
NELLA TURCHIA
SONO NATO IO,
NEL CALORE DEL SUD.
TU, NEL FREDDO
DEL NORD.
IN GERMANIA.
IO SONO CRESCIUTO
SENZA GIOCATTOLI
SENZA TV,
PER LA STRADA !
TU, NEL BENESSERE,
CON LA TV COLORATA.
PRIMA IO
NON FESTEGGIAVO COMPLEANNI,
HO COMINCIATO A FARLO
PER AMOR TUO.
ALLA TURCHIA SONO LEGATO
ANCORA
AI SUOI POEMI
AI SUOI CANTI.
TU TI SEI
INNAMORATO DELL`ESTERO
CON UN MISCUGLIO DI SENTIMENTI.
TU HAI TROVATO
LA GERMANIA,
QUl IO HO PERDUTO
LA TURCHIA LAGGIU’.
QUI IO SONO LO STRANIERO.
TU IL FIGLIO DELLO STRANlERO…
°°°°°°°°
Du und ich, mein Kind
In der Türkei
geboren bin ich
in der Wärme des Südens.
Du, in der Kälte
des Nordens
in Deutschland.
Ich wuchs auf
ohne Spielzeug
auf der Straße.
Du, im Wohlstand
mit buntem Fernsehen.
Früher feierte ich
keine Geburtstage,
angefangen habe ich
damit, dir zu Liebe.
An der Türkei hänge ich
immer noch
mit ihren Gedichten
und Liedern.
Du hast dich
in die Fremde verliebt
mit gemischten Gefühlen.
Du hast hier
Deutschland gefunden,
ich habe dort
die Türkei verloren.
Hier bin ich Ausländer
Du, Ausländer-Kind,
Dort bin ich Deutschländer
Du, Deutschländer-Kind.
°°°°°°°
La poesia mette in scena un dialogo silenzioso ma intensissimo tra un padre e un figlio, entrambi legati da un filo invisibile che unisce due mondi: la Turchia dell’origine e la Germania dell’emigrazione. Il testo procede per contrasti, costruiti in versi brevi e incisivi, che evidenziano la distanza fra le due vite.
Il contrasto delle origini
Il padre nasce “nel calore del Sud”, mentre il figlio nasce “nel freddo del Nord”.
Queste immagini climatiche diventano metafore culturali:
il “calore” richiama tradizione, radici, un’infanzia povera ma intensa;
il “freddo” suggerisce ordine, benessere, ma anche distanza e sradicamento.
Già dalle prime righe è chiaro che i due appartengono a spazi affettivi diversi, pur essendo uniti dal sangue.
Due infanzie incomparabili
Il padre cresce “senza giocattoli, senza TV, per la strada”, immagini che parlano di una povertà dignitosa ma anche di libertà.
Il figlio invece vive “nel benessere, con la TV colorata”: è un bambino inserito nella prosperità della Germania, un mondo che offre comfort ma anche un legame più debole con le tradizioni.
Non c’è giudizio, solo constatazione: la vita cambia, e il padre riconosce con affetto che è stato proprio per il figlio che ha iniziato a festeggiare i compleanni, segno del desiderio di adattarsi alla nuova cultura.
L’identità divisa
Il padre confessa di essere ancora legato alla Turchia “ai suoi poemi, ai suoi canti”: l’identità culturale è qualcosa che non si perde mai del tutto.
Il figlio, invece, vive in un “miscuglio di sentimenti”: ama l’estero perché è la sua casa, ma porta dentro di sé anche un’eredità che non ha scelto.
Qui la poesia raggiunge il suo punto più delicato: l’identità del figlio non è né completamente tedesca né completamente turca. È un ibrido, un ponte tra mondi.
La doppia perdita
La chiusa della poesia è potentissima:
> “Tu hai trovato la Germania,
qui io ho perduto la Turchia laggiù.
Qui io sono lo straniero.
Tu il figlio dello straniero…”
Il padre ha pagato il prezzo dell’emigrazione: ha perso la sua terra d’origine.
Il figlio paga un prezzo diverso: porterà sempre addosso l’etichetta di “figlio dello straniero”.
Qui il poeta dà voce a un’esperienza comune a molti emigranti:
il genitore vive la nostalgia e la perdita;
il figlio vive la discriminazione silenziosa, il sentirsi definito non per ciò che è, ma per ciò che rappresenta.
È una poesia che parla di trasmissione, rotture, cambiamento, ma soprattutto di amore: l’amore di un padre che osserva il figlio muoversi in un mondo nuovo, consapevole che quella terra, che per lui è estranea, per il figlio è invece “casa”.
FRANCESCO TUCCIO – “CICCIO” DI CAULONIA HA REALIZZATO UN VIDEO CON LA COMPOSIZIONE DI AHMED TERLI IN TURCO, TEDESCO E ITALIANO









