La poesia “Du und ich, mein Kind” (Tu e io, figlio mio) del poeta turco Ahmet Terli, emigrato a Colonia in Germania.

Il testo, tradotto con grande sensibilità in italiano dall’insegnante Emma Chiera (Karlsruhe – Germania), affronta con delicatezza e profondità il tema dell’emigrazione e del rapporto tra generazioni cresciute in paesi diversi.

Data l’importanza culturale e sociale dell’argomento, ritengo che questa poesia possa essere di interesse perché fornisce uno sguardo autentico su esperienze di integrazione, identità e dialogo tra popoli.

Traduzione  dal tedesco in italiano a cura di Emma Chiera, Karlsruhe-Germania) della poesia di Ahmet Terli “Du und ich, mein Kind” (Tu e io, figlio mio) che vive a Colonia-Germania 

Il Riconoscimento nel 2009

TU ED IO,

 FIGLIO MIO

NELLA TURCHIA

SONO NATO IO,

NEL CALORE DEL SUD.

TU, NEL FREDDO

DEL NORD.

IN GERMANIA.

IO SONO CRESCIUTO

SENZA GIOCATTOLI

SENZA TV,

PER LA STRADA !

TU, NEL BENESSERE,

CON LA TV COLORATA.

PRIMA IO

NON FESTEGGIAVO COMPLEANNI,

HO COMINCIATO A FARLO

PER AMOR TUO.

ALLA TURCHIA SONO LEGATO

ANCORA

AI SUOI POEMI

AI SUOI CANTI.

TU TI SEI

INNAMORATO DELL`ESTERO

CON UN MISCUGLIO DI SENTIMENTI.

TU HAI TROVATO

LA GERMANIA,

QUl IO HO PERDUTO

LA TURCHIA LAGGIU’.

QUI IO SONO LO STRANIERO.

TU IL FIGLIO DELLO STRANlERO…

°°°°°°°°

Du und ich, mein Kind

In der Türkei

geboren bin ich

in der Wärme des Südens.

Du, in der Kälte

des Nordens

in Deutschland.

Ich wuchs auf

ohne Spielzeug

auf der Straße.

Du, im Wohlstand

mit buntem Fernsehen.

Früher feierte ich

keine Geburtstage,

angefangen habe ich

damit, dir zu Liebe.

An der Türkei hänge ich

immer noch

mit ihren Gedichten

und Liedern.

Du hast dich

in die Fremde verliebt

mit gemischten Gefühlen.

Du hast hier

Deutschland gefunden,

ich habe dort

die Türkei verloren.

Hier bin ich Ausländer

Du, Ausländer-Kind,

Dort bin ich Deutschländer

Du, Deutschländer-Kind.

°°°°°°°

La poesia mette in scena un dialogo silenzioso ma intensissimo tra un padre e un figlio, entrambi legati da un filo invisibile che unisce due mondi: la Turchia dell’origine e la Germania dell’emigrazione. Il testo procede per contrasti, costruiti in versi brevi e incisivi, che evidenziano la distanza fra le due vite.

Il contrasto delle origini

Il padre nasce “nel calore del Sud”, mentre il figlio nasce “nel freddo del Nord”.

Queste immagini climatiche diventano metafore culturali:

il “calore” richiama tradizione, radici, un’infanzia povera ma intensa;

il “freddo” suggerisce ordine, benessere, ma anche distanza e sradicamento.

Già dalle prime righe è chiaro che i due appartengono a spazi affettivi diversi, pur essendo uniti dal sangue.

Due infanzie incomparabili

Il padre cresce “senza giocattoli, senza TV, per la strada”, immagini che parlano di una povertà dignitosa ma anche di libertà.

Il figlio invece vive “nel benessere, con la TV colorata”: è un bambino inserito nella prosperità della Germania, un mondo che offre comfort ma anche un legame più debole con le tradizioni.

Non c’è giudizio, solo constatazione: la vita cambia, e il padre riconosce con affetto che è stato proprio per il figlio che ha iniziato a festeggiare i compleanni, segno del desiderio di adattarsi alla nuova cultura.

L’identità divisa

Il padre confessa di essere ancora legato alla Turchia “ai suoi poemi, ai suoi canti”: l’identità culturale è qualcosa che non si perde mai del tutto.

Il figlio, invece, vive in un “miscuglio di sentimenti”: ama l’estero perché è la sua casa, ma porta dentro di sé anche un’eredità che non ha scelto.

Qui la poesia raggiunge il suo punto più delicato: l’identità del figlio non è né completamente tedesca né completamente turca. È un ibrido, un ponte tra mondi.

La doppia perdita

La chiusa della poesia è potentissima:

> “Tu hai trovato la Germania,

qui io ho perduto la Turchia laggiù.

Qui io sono lo straniero.

Tu il figlio dello straniero…”

Il padre ha pagato il prezzo dell’emigrazione: ha perso la sua terra d’origine.

Il figlio paga un prezzo diverso: porterà sempre addosso l’etichetta di “figlio dello straniero”.

Qui il poeta dà voce a un’esperienza comune a molti emigranti:

il genitore vive la nostalgia e la perdita;

il figlio vive la discriminazione silenziosa, il sentirsi definito non per ciò che è, ma per ciò che rappresenta.

È una poesia che parla di trasmissione, rotture, cambiamento, ma soprattutto di amore: l’amore di un padre che osserva il figlio muoversi in un mondo nuovo, consapevole che quella terra, che per lui è estranea, per il figlio è invece “casa”.

FRANCESCO TUCCIO – “CICCIO” DI CAULONIA HA REALIZZATO UN VIDEO CON LA COMPOSIZIONE DI AHMED TERLI IN TURCO, TEDESCO E ITALIANO