Sacciu na canzuneddha lenta lenta,

quandu lu scarafagghiu sona e canta,

quandu la gaddhineddha si ddormenta

lu gaddhuzzeddhu la tira dill’anca.[1] 

Cantava questa canzoncina Compare Peppe e rideva divertito per la sua bravata. Era successo che, dopo una giornata di lavoro nei campi, Bettina si era addormentata su una balla di fieno e lui aveva pensato bene di tirarla per un piede e farla finire a gambe per aria. Ma Bettina non ci stava a farsi tirare per l’anca e così tirò lei una legnata in testa a compare Peppe e gli aprì le corna. Alzatasi da terra, senza neanche pensare a spolverarsi la veste, aveva strappato via il palo di una vite e glielo aveva fracassato giusto sulla stiddha di la frunti[2]. Ed ora quel segno rosso sulla fronte del galletto sembrava essere quella cresta che era stato costretto ad abbassare.

Bah, pazienza, sono cose che capitano quando una non sa stare allo scherzo. Però compare Peppe glielo disse forte e chiaro davanti a tutti che se fosse stato un uomo quella bastonata l’avrebbe pagata cara ed amara ma era donna e la compativa e la lasciava per quello che era. Bettina si teneva lo scherzo, lui si teneva la bastonata e la cosa finiva lì. O almeno così credeva.

La sera si vide arrivare improvvisamente in casa compare Turi, il padre di Bettina, che voleva conto e ragione. Bettina non aveva raccontato niente al padre, ché era una ragazza giudiziosa e sapeva che in certe faccende gli uomini è meglio non metterli in mezzo che poi una parola tira l’altra e non si sa mai come finisce. Magari finisce come compare Roso, povero sventurato, che aveva ammazzato la moglie infedele solo perché era quello che la gente si aspettava. Ma se Bettina era stata zitta c’era stata più di qualche anima buona che non sopportava le cose storte e, che se anche voleva stare zitta, la sua coscienza non lo permetteva, e andò a spifferare tutto a compare Turi, badando ad aggiungere anziché a togliere, ma raccomandando bene di non fare fesserie.

Così compare Turi andò a fare quello che qualunque padre avrebbe fatto e, appena entrato a casa di compare Peppe, andò subito al dunque. Davanti a tutta la famiglia riunita a cenare, si tolse la berretta e disse a compare Peppe: – Boni cunti[3], voi oggi, davanti a tutti, vi siete preso con mia figlia una confidenza e una libertà che è lecita solo tra persone sposate e mi avete svergognato davanti a tutto il paese che non c’è casa che non lo raccontano. Ora io, persona educata, sono venuto a passarvi la cunvenenza[4] e perciò o voi fate il vostro dovere di giovane di coscienza e ve la sposate al più presto o io faccio il mio dovere di padre e la gente avrà altro da raccontare.

Compare Peppe scattò: – Quando e con chi sposarmi lo decido io e se volete soddisfazione sono pronto a darvela qua e fuori di qua e così quella bastonata che mi ha dato la scontate voi.

Suo padre alzò la testa e con un cenno degli occhi gli fece segno di stare zitto e uscire fuori. Poi si rivolse a compare Turi e volle sapere come stavano le cose. Conosciuto il fatto, solennemente e con una mano sul petto, disse: – Avete ragione da vendere! Fra tre mesi si sposeranno! Ci vediamo domenica assieme alle mogli e fisseremo gli accordi per il matrimonio.

Compare Turi rientrò a casa sua tutto trionfante ed annunciò pomposo alla famiglia: – È tutto sistemato. Fra tre mesi Bettina si sposa!

  • Che cosa…? – balbettò la ragazza con gli occhi sgranati per la meraviglia.
  • Proprio così! – ribadì il padre col petto gonfio – Sono stato a casa di compare Peppe ed ho messo tutto a posto.
  • E ci siete andato senza dirmi niente?
  • E che dovevo dare conto a te?!
  • Certo che no! Ma promettermi in sposa… così senza neanche sentirmi. E poi a quel mezzo imbecille che, sceccu grandi[5], fa ancora scherzi da bambino, quando c’è compare Cola Testa rruggiata[6] che è un giovane posato e gran lavoratore e sono sicura che mi vuole ché ogni volta che mi guarda diventa rosso rosso.
  • E come fa – sghignazzò il padre – quel pilu russu, a diventare più rosso di quanto è già? Sarà pure un gran lavoratore ma se gli antichi dicevano che il rosso è malo pelo un motivo ci sarà. Meglio che stia lontano da casa nostra!

Ma compare Cola non stette lontano. Tutt’altro. Quando seppe del matrimonio combinato, prese il coraggio a due mani, mise l’abito della festa, si calcò la berretta nuova su quei capelli ispidi e rossi, che sembravano fatti per davvero di fil di ferro arrugginito, e andò a bussare da compare Turi. E glielo spiegò, beretta in mano, che lui a Bettina la voleva sinceramente ma non osava farsi avanti perché alla ragazza, con le sue bellezze, poteva imbattere un matrimonio che la faceva cambiare di condizione. Però, saputo che la volevano dare a compare Peppe, contadino per contadino, si era fatto avanti lui che la voleva per davvero, ché la ragazza gli aveva strappato una penna dal cuore[7]. E la voleva per formare una famiglia e non per rimediare ad una stupida bravata, maledetto lo scherzo e chi l’aveva fatto.

  • E se me la date – concluse – sono pronto a prendermela pure senza una lira di dote, quant’è vero Dio!
  • Compare Cola, la mia parola è una: quello che ho deciso ho deciso e non si torna indietro e poi… se do mia figlia a voi, quel conto con compare Peppe devo chiuderlo in altro modo. Sentite me, questo è l’unico modo giusto di chiuderla senza che nessuno si faccia male. Ma vi voglio dire che le vostre parole mi hanno colpito, ho capito che siete un bravo giovane e vi auguro di tutto cuore di trovare anche voi una brava ragazza come meritate.
  • Io se non sposo vostra figlia non sposo nessuna! – rispose deciso compare Cola. Salutò con un cenno del capo, si rimise la beretta in testa e scappò via per non far vedere due lacrime che cominciavano a spuntare.

Compare Peppe che era già deciso a partire per la Svizzera per non sottostare a quel matrimonio imposto, quando seppe che Bettina gli preferiva il Testa rruggiata e che questi si era fatto avanti per chiederla in moglie, si incaponì. Preferire compare Cola a lui che era la corona della sua testa…? E così non solo accettò quel matrimonio che fino al giorno prima aveva fatto di tutto per evitare ma riuscì pure a far anticipare la data.

Furono stretti gli accordi sul corredo e quelli sulla dote e a compare Peppe fu promesso un pezzo di fondo bello grande ché lui non era come quel minchione del Testa rruggiata.

Bettina non la prese per niente bene: disse che si sarebbe fatta monaca, che sarebbe scappata di casa a costo di prendere mala strada, che si sarebbe buttata nel primo dirupo che avesse incontrato durante il corteo nuziale, come quella sventurata al “Passo della zita”, ma non ci fu niente da fare. Il padre fu irremovibile. E il matrimonio si celebrò.

Bettina non si fece monaca, non scappò di casa, il corteo nuziale ci fu, dirupi se ne incontrarono un paio ma non si buttò in nessuno dei due e, alla fine, arrivati in chiesa, si sposò compare Peppe con tutte le regole: abito bianco, prete, organo, lacrime delle mamme, riso lanciato per aria, confetti lanciati ai mocciosi, maccheroni e carne di capra, organetto e tamburello. Alla fine, si sa, ci si rassegna a tutto e si va avanti verso dove ci trascina la fiumara dell’esistenza, vogliamo o non vogliamo.

A compare Peppe, come promesso, fu dato un pezzo di fondo bello grande però pieno di rovi e di fichi d’india ma a lui stava bene lo stesso: non aveva paura di combattere contro tutte quelle spine. Non immaginava però che con ben altre spine l’avrebbe fatto combattere Bettina.

E sì, compare Peppe aveva voluto sposarsela per dispetto…? e lei dopo avergli rotto le corna per lo stupido scherzo e la canzoncina, avrebbe provveduto a fargliele ricrescere come meritava e così imparava anche suo padre che invece di scegliere i buoi alla fiera pensava a scegliere il marito alle sue figlie.

Ormai sono passati un sacco d’anni da quando non le fecero sposare compare Cola Testa rruggiata e ora, Bettina, assieme al marito, ha il suo bel da fare per tenere a bada una murrata[8] di marmocchi coi capelli rossi. 

Francesco Borrello


[1] Conosco una canzoncina lenta, lenta / quando lo scarafaggio suona e canta / quando la gallinella si addormenta / il galletto la tira per l’anca.

[2] Il lieve affossamento della fronte poco sopra l’attaccatura del naso.

[3] In fin dei conti. È espressione d’esordio di una rivendicazione.

[4] Passari la cunvenenza significadare un convenevole ammonimento prima di passare a vie di fatto.

[5] Asino grande e grosso.

[6] Testa arrugginita.

[7] Pinna di lu cori è una delle penne che nel fantasioso linguaggio popolare rivestivano figurativamente la parte più nobile e sensibile (“alata”) del cuore. Mi sciuppau na pinna di lu cori = mi ha provocato grave turbamento e sofferenza.

[8] Nidiata. Da murra, gregge.