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	<title>Società &#8211; DeliaPress.it</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 02 Oct 2026 17:44:52 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Società &#8211; DeliaPress.it</title>
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		<title>Rotary Distretto 2102 Calabria: una rete di cuori per Mario</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/rotary-distretto-2102-calabria-una-rete-di-cuori-per-mario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Aleida Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 17:44:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Grecanica]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria - Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[Tutto pronto a Reggio Calabria per la partita “Cuori in campo – Insieme per Mario”.L’evento si terrà il 26 ottobre 2026. Al “Granillo” lo sport incontrerà la solidarietà per accendere una luce sulla vita di Mario e sulla ricerca dedicata alle malattie rare. Ci sono giornate in cui uno stadio smette di essere soltanto un [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-medium-font-size"><br>Tutto pronto a Reggio Calabria per la partita “Cuori in campo – Insieme per Mario”.<br>L’evento si terrà il 26 ottobre 2026. Al “Granillo” lo sport incontrerà la solidarietà per accendere una luce sulla vita di Mario e sulla ricerca dedicata alle malattie rare. Ci sono giornate in cui uno stadio smette di essere soltanto un luogo dedicato allo sport e diventa qualcosa di più: una piazza immensa, un cuore collettivo, uno spazio nel quale migliaia dipersone possono ritrovarsi intorno a una storia e trasformare la propria presenza in un gesto concreto. È questo il significato dell’iniziativa che porterà allo Stadio la Nazionale Italiana Calcio Attori e la Nazionale Italiana Medici Calcio, unite questa volta non soltanto dalla passione per il pallone, ma da una causa che guarda alla ricerca, all’inclusione e alla speranza. Alle 10.30, il fischio d’inizio darà vita a una partita speciale. Ma la vera sfida sarà fuori dal rettangolo verde: sostenere la ricerca scientifica e accompagnare una famiglia che ogni giorno affronta il percorso difficile e delicato delle malattie rare.<br>Al centro di questa storia c’è Mario, un bambino di cinque anni affetto dalla Sindrome CHOPS, una condizione genetica estremamente rara. I casi conosciuti nel mondo sono pochissimi e, in Italia, tra le persone interessate dalla sindrome, c’è proprio lui. Per Mario, dunque, il calcio può trasformarsi in una lingua universale. Un pallone, che attraversa il campo, una maglia, un applauso, una tribuna piena possono diventare simboli di vicinanza e contribuire a mantenere accesa quella luce che la ricerca scientifica continua a inseguire. A promuovere l’iniziativa è il Rotary Distretto 2102 Calabria, attraverso la delegata distrettuale Giuseppina Malara, Past President del Rotary Club di Melito di Porto<br>Salvo – Area Grecanica Capo Sud. L’organizzazione è affidata alla Fondazione CHOPS Malattie Rare ETS, presieduta da Manuela Mallamaci, realtà impegnata nel sostegno alla ricerca e nel miglioramento della qualità della vita delle persone che convivono con la Sindrome CHOPS e con altre malattie rare. Attorno al progetto si è raccolta una rete ampia di istituzioni e realtà del territorio: Città Metropolitana di Reggio Calabria, Comune di Reggio Calabria, Consiglio Regionale della Calabria, Università Mediterranea, Ordine dei Medici, ANQUAP e ANP* hanno concesso il proprio patrocinio.<br>È una rete che racconta una Calabria capace di stringersi, di riconoscersi nelle proprie fragilità e di trasformarle in energia condivisa. Particolare attenzione sarà riservata agli studenti delle scuole calabresi. La loro presenza al Granillo non vuole essere soltanto una partecipazione a una manifestazione sportiva. Può diventare un&#8217;esperienza educativa, un&#8217;occasione per incontrare concretamente temi come la solidarietà, la diversità, l&#8217;inclusione e il valore della ricerca. Gli spalti potranno così riempirsi di colori, cartelli e striscioni realizzati dagli istituti scolastici, trasformando lo stadio in un grande mosaico di voci. Alcune scuole avranno inoltre la possibilità di portare in campo le proprie eccellenze<br>artistiche: sbandieratori, majorette, gruppi di danza e altre formazioni studentesche* potranno esibirsi prima della partita, per un massimo di dieci minuti. Anche questa è una forma di racconto: i giovani che entrano in uno stadio non soltanto per assistere, ma per offrire qualcosa di sé. È il gesto semplice di chi scopre che la cittadinanza può cominciare anche da una tribuna, da un applauso, da cinque euro destinati a sostenere una speranza.<br>La giornata sarà introdotta da una conferenza dedicata alle malattie rare, durante la quale esperti e autorevoli esponenti del mondo medico affronteranno il tema della ricerca e delle  sfide che ancora attendono pazienti e famiglie. Perché dietro ogni diagnosi rara esiste una persona. Dietro ogni numero esiste un volto. Dietro ogni statistica c&#8217;è una famiglia che aspetta risposte. E proprio per questo la conoscenza diventa una forma di cura collettiva: parlare significa accendere attenzione, creare consapevolezza, avvicinare la società a realtà che troppo spesso rimangono invisibili. La partecipazione all&#8217;evento prevede un contributo volontario di 5 euro. La raccolta è destinata a sostenere le finalità dell&#8217;iniziativa e la missione della Fondazione. Per l&#8217;occasione è stato inoltre avviato un partenariato con Fondazione Mediolanum, che, secondo quanto previsto dal progetto, raddoppierà l&#8217;importo raccolto. Ma forse il valore di questa giornata non può essere misurato soltanto attraverso le cifre. Cinque euro possono sembrare pochi. Eppure, quando diventano migliaia di mani tese nella stessa direzione, possono assumere un significato completamente diverso.<br>L&#8217;ingresso allo stadio è previsto dalle 8.00. Poi arriveranno i colori delle scuole, le divise, gli artisti, i medici, gli attori, le istituzioni, le famiglie e soprattutto gli studenti. E quando le tribune saranno piene, il Granillo potrà diventare per una mattina qualcosa che va oltre il calcio: una grande comunità riunita per dire a Mario che non è solo. Perché esistono partite che finiscono al novantesimo minuto e altre che continuano molto più a lungo. È una partita che si gioca con i piedi, ma soprattutto con il cuore. Una partita nella quale il risultato più importante non sarà scritto sul tabellone, bensì nella capacità di una comunità di esserci, di partecipare, di ricordare che nessuna vita dovrebbe sentirsi troppo piccola per meritare attenzione. E forse, quella mattina d&#8217;autunno, mentre il sole attraverserà le gradinate del Granillo, il gol più bello sarà proprio quello che nessun arbitro potrà annullare: il gol della solidarietà. Per Mario. Per la ricerca. Per tutte quelle famiglie che ogni giorno aspettano una risposta. E per una Calabria che, ancora una volta, sceglie di mettere il cuore in campo.</p>



<p class="has-medium-font-size"></p>
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		<title>Il Mediterraneo laboratorio: tre religioni, maestranze condivise, una civiltà</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/il-mediterraneo-laboratorio-tre-religioni-maestranze-condivise-una-civilta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 17:57:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[I. INTRODUZIONE: Il Mediterraneo come spazio di creazione condivisa Il Mediterraneo non è il mare della continuità cristiana che Pasolini invocava. È qualcosa di più radicale: lo spazio dove cristianesimo, islam ed ebraismo—e soprattutto le loro maestranze—hanno creato insieme una civiltà. Non si tratta di “influenze” culturali vaghe, di eredità che si sovrappongono romanticamente. Si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">I. INTRODUZIONE: Il Mediterraneo come spazio di creazione condivisa</h2>



<p>Il Mediterraneo non è il mare della continuità cristiana che Pasolini invocava. È qualcosa di più radicale: lo spazio dove cristianesimo, islam ed ebraismo—e soprattutto le loro <strong>maestranze</strong>—hanno creato insieme una civiltà.</p>



<p>Non si tratta di “influenze” culturali vaghe, di eredità che si sovrappongono romanticamente. Si tratta di <strong>lavoro concreto</strong>: muratori che lavoravano fianco a fianco, geometri che insegnavano formule, tintori che condividevano segreti, agricoltori che piantavano lo stesso terreno.</p>



<p>Dal VI al XV secolo il Mediterraneo funzionava così. Tre religioni monoteiste coesistevano non perché tolleranti, ma perché <strong>utili le une alle altre</strong>. Un maestro arabo sapeva costruire un mosaico meglio di chiunque altro: lo facevano venire a Bisanzio. Un agricoltore cristiano voleva coltivare mandorle per il commercio: era un arabo che sapeva come farle prosperare. Idem se voleva gelseti perché le foglie del gelso erano alimento per il baco da seta e poi si doveva commercializzare. Una città aveva bisogno di nuovi insediamenti: cristiani, ebrei e musulmani li costruivano insieme, ognuno con la propria expertise.</p>



<p>La civiltà mediterranea non è il risultato di una religione che domina le altre. È il risultato di <strong>maestranze che si contaminano</strong>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">II. LE MAESTRANZE ARABE E I MOSAICI BIZANTINI: il punto di partenza</h2>



<p>Quando guardiamo i mosaici bizantini celebrati in tutto il mondo—quelli di Ravenna, di Santa Sofia a Istanbul, di San Marco a Venezia—li vediamo come “arte cristiana”. È vero, ma è profondamente incompleto.</p>



<p>Quei mosaici non potrebbero esistere senza le maestranze arabe. Non perché gli arabi “influenzarono” casualmente lo stile. Ma perché gli arabi <strong>lavoravano fisicamente con i cristiani</strong> nella loro realizzazione.</p>



<p>Le tecniche di taglio delle tessere, l’uso dello smalto, la comprensione della prospettiva geometrica, la capacità di lavorare con la luce—queste competenze arrivavano dalle maestranze persiane e arabe che avevano sviluppato nel corso di secoli discipline costruttive sofisticate. Quando Bisanzio aveva bisogno di realizzare opere monumentali, chiamava i migliori. E i migliori, spesso, erano arabi.</p>



<p>Non era una cosa eccezionale o rara. Era il <strong>modello normale di come funzionava il Mediterraneo</strong>: le competenze erano compartecipi, le tecniche si condividevano, gli artisti si muovevano da una sponda all’altra.</p>



<p>Questo non è amore interreligioso. È <strong>economia della competenza</strong>. La migliore maestranza vince, indipendentemente da quale Dio prega. E il risultato è una civiltà che appartiene a tutti e a nessuno.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">III. LA TOPONOMASTICA COME PROVA: leggere il territorio come mappa del lavoro</h2>



<p>I nomi dei luoghi non sono archeologia morta. Sono <strong>carte geografiche del lavoro condiviso</strong>.</p>



<p>Nel Sud Italia, in Sicilia, in Calabria—terre che furono più intimamente interessate da questa contaminazione—i nomi raccontano storie concrete di economia e pratica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Mandorleti e Middallah: l’economia dell’esportazione</h3>



<p>Una località della Calabria, frazione di Bova Marina,  si chiama <strong>Middallah</strong> in dialetto, italianizzato come <strong>Amigdalà</strong>, derivato dal greco <strong>Amygdale</strong>, che rimanda a <strong>mandorla</strong>.</p>



<p>Questo nome non è casuale. In quel territorio erano piantati  i mandorli non per il consumo locale, ma per l’<strong>esportazione nel Mediterraneo</strong>. Le mandorle erano merce di lusso, commercio strategico. Talmente centrale era questa economia che il luogo prese il nome da quello che vi si coltivava: il posto delle mandorle.</p>



<p>Ma qui è cruciale: <strong>non erano i cristiani soli a coltivare mandorli</strong>. Erano cristiani e arabi insieme che sapevano quale coltura era redditizia, dove venderla, come farla prosperare. La conoscenza della sericoltura, dell’agricoltura mediterranea sofisticata, arrivava dagli scambi con il mondo arabo. Non era “conquista”—era <strong>negoziazione economica</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gelso e Sicaminò: la sericoltura come ponte</h3>



<p>Ancora più eloquente è il caso di <strong>Sicaminò</strong>, da <strong>Sykaminós</strong> in greco, che significa gelso.</p>



<p>Il gelso non cresce a caso. Cresce perché <strong>qualcuno lo ha piantato deliberatamente</strong>. E perché? Perché le foglie del gelso sono il nutrimento esclusivo del baco da seta. Nel medioevo, la sericoltura era un’arte raffinata, un’economia sofisticata. Sapere come coltivare gelsi, come allevare bachi da seta, come trasformare il filato—queste erano competenze arabe e persiane che si sedimentavano nei territori cristiani.</p>



<p>In quei luoghi, <strong>maestranze arabe insegnavano ai cristiani</strong> come fare seta. Non come conquista, non come oppressione. Come <strong>trasferimento di competenza</strong>. E il nome del luogo rimane: <strong>Sicaminò</strong> (frazione di Bova Marina), il posto dei gelsi, il posto dove si faceva seta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Crisafi: ricchezza e sacralità</h3>



<p><strong>Crisafi</strong> deriva dal greco <strong>Chrysós</strong>, oro. Quel territorio era percepito come ricco, come prezioso. Ma non per le sue risorse naturali astratte—per la <strong>pratica reale che vi si svolgeva</strong>.</p>



<p>E qui emerge un elemento più profondo: Crisafi non era solo luogo di ricchezza economica. Era centro sacro. Durante l’antichità si ergevano monumenti pagani. Oggi rimangono frammenti: tegole, laterizie databili ai periodi greco e romano. Prove materiali che quella continuità di sacralità attraversava le religioni: lo stesso luogo era sacro nel paganesimo, lo rimane nel cristianesimo, lo sarà nell’islam.</p>



<p>Non è sincretismo romantico. È <strong>continuità d’uso</strong>: una comunità sacra che persiste attraverso le forme religiose che la abitano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Peristeria: la convivenza come quotidiano</h3>



<p><strong>Peristeria</strong>, da <strong>Peristeri</strong>, luogo dei colombi. Non è economica, non è monumentale. È il <strong>quotidiano</strong>: i colombi vivono lì, le persone li allevano, convivono con loro. È la traccia di una pratica ordinaria, condivisa, senza conflitto.</p>



<p>Questi nomi non sono poesia. Sono <strong>fatti materiali</strong>: testimonianze di come le persone abitavano insieme il territorio, quali pratiche condividevano, quale economia costruivano. La toponomastica è il metodo per leggere il Mediterraneo non come idea, ma come <strong>luogo di lavoro concreto</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">IV. LE CONTAMINAZIONI CONCRETE: linguaggio, arte, religione</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Linguistica: le parole come eredità del lavoro condiviso</h3>



<p>Quando parliamo italiano usiamo parole arabe senza renderci conto. <strong>Zucchero</strong> (da <em>sukkar</em>), <strong>arsenale</strong> (da <em>dar as-sina’a</em>), <strong>almeno duecento parole</strong> nel meridionale che rimandano direttamente al lessico arabo.</p>



<p>Ma queste non sono “influenze linguistiche astratte”. Sono le <strong>parole del lavoro</strong>: la parola per lo zucchero perché gli arabi insegnavano come coltivarlo e trasformarlo. La parola per l’arsenale perché gli arabi erano maestri nella costruzione navale.</p>



<p>Nel dialetto calabrese e siciliano, la stratificazione è ancora più profonda. Non è corruzione dell’italiano—è <strong>palinsesto vivente</strong> di quale lingua si parlava in quel territorio. Greco, arabo, normanno, francese, spagnolo—sedimentati non come strati morti, ma come <strong>memoria viva nella bocca di chi parla</strong>.</p>



<p>Il <strong>grecanico</strong>—il dialetto greco ancora parlato in Calabria e nel Salento—è la traccia più evidente: non è “memoria della Magna Grecia” (600 a.C.). È la continuità di una <strong>pratica comunicativa reale</strong> tra greci cristiani e arabi per cinquecento anni durante l’Impero Bizantino. Quando il latino cancella il greco, cancella una <strong>lingua viva</strong>, non un ricordo archeologico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Artistica: le maestranze come creazione condivisa</h3>



<p>L’arte medievale mediterranea non è cristiana o araba. È <strong>risultato di maestranze che lavoravano insieme</strong>.</p>



<p>Le tecniche di costruzione delle cattedrali cristiane incorporano geometrie arabe. I motivi decorativi sono sincretismi di simboli cristiani, arabi, ebraici. Gli spazi costruiti dalla cristianità avevano già dentro di sé le conoscenze costruttive arabe. Non come “prestiti”—come <strong>collaborazione</strong>.</p>



<p>Pensate alla Sicilia normanna: chiese cristiane costruite secondo principi costruttivi arabi, con decorazioni che mescolano iconografia cristiana e arabesca. Non è sincretismo—è il <strong>risultato naturale di maestri che lavoravano insieme</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Religiosa: sincretismi come pratica quotidiana</h3>



<p>Quando guardiamo il sincretismo religioso nel Mediterraneo medievale, non vediamo conflitto teologico. Vediamo <strong>pratica quotidiana</strong>: uno spazio sacro viene riutilizzato quando cambia il potere religioso; una pratica cristiana incorpora elementi della magia ebraica; una festa cristiana mantiene rituali pagani perché le persone che la celebravano erano ancora le stesse.</p>



<p>Non è “contaminazione” in senso negativo. È <strong>continuità di pratica</strong>: il luogo rimane sacro, le persone rimangono le stesse, le forme cambiano.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">V. IL GRECANICO COME TESTIMONE VIVO: la lingua che resiste</h2>



<p>Il grecanico merita uno spazio a parte perché rappresenta qualcosa di straordinario: la <strong>resistenza di una pratica condivisa</strong>.</p>



<p>Durante cinquecento anni dell’Impero Bizantino d’Oriente, la Calabria era completamente greca. L’onomastica, la toponomastica, il rito erano greci. Non era “eredità della Magna Grecia”—era <strong>presente vivo</strong>. Si parlava greco, si celebrava il rito greco-ortodosso, si viveva all’interno dell’Impero d’Oriente.</p>



<p>Poi, gradualmente, il rito greco-ortodosso viene trasformato in rito latino-romano. Non è “contaminazione positiva”—è <strong>cancellazione di una tradizione cristiana a favore di un’altra</strong>. Due cristianesimi in conflitto, e Roma vince.</p>



<p>Eppure il grecanico <strong>sopravvive</strong>. Non come memoria morta, ma come <strong>lingua viva</strong>: ancora oggi le persone in Calabria e nel Salento lo parlano. È la traccia che il sistema non ha potuto cancellare completamente. È il testimone di ciò che il Mediterraneo era: uno spazio dove la pratica comunicativa poteva resistere anche quando la politica cercava di cancellarla.</p>



<p>Il grecanico non è un’eccezione. È la <strong>prova che la contaminazione nel Mediterraneo era reale</strong>, non retorica. Era così profonda che nemmeno la cancellazione forzata ha potuto eliminarla completamente.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">VI. LA DOMANDA CONTEMPORANEA: Cosa è cambiato?</h2>



<p>Se il Mediterraneo è stato questo laboratorio di maestranze condivise, di competenze che si incontravano e generavano civiltà, perché oggi è conflitto?</p>



<p>Non è una domanda nostalgica. È una <strong>domanda storica precisa</strong>: quando smette di funzionare il modello? Quando la contaminazione positiva diventa violenza?</p>



<h3 class="wp-block-heading">La rottura della continuità economica</h3>



<p>Nel momento in cui il Mediterraneo smette di essere uno spazio di <strong>scambio economico paritario</strong>, le maestranze smettono di dialogare. Quando il commercio diventa conquista, quando la trasmissione di competenze diventa dominazione, la civiltà si frantuma.</p>



<p>La colonizzazione moderna—quella spagnola in Andalusia, quella ottomana, quella europea nell’Ottocento—non è contaminazione. È <strong>imposizione unidirezionale</strong>. Non ci sono più maestri arabi e cristiani che lavorano insieme. C’è il colonizzatore e il colonizzato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La costruzione delle identità nazionali</h3>



<p>Nel XIX e XX secolo, l’Italia costruisce un’identità nazionale che <strong>nega il Sud</strong>. Non solo geograficamente—culturalmente. Il dialetto meridionale, ricco di eredità arabe, greca, normanna, viene visto come “corrotto”, come “inferiore” all’italiano toscano-settentrionale.</p>



<p>La stessa toponomastica—quei nomi che raccontano storie di maestranze condivise—viene cancellata dalla memoria nazionale. Amigdalà, Gelso, Sicaminò diventano “nomi di provincia”, non carte geografiche della civiltà mediterranea.</p>



<p>Quando la memoria del lavoro condiviso scompare, rimane solo la memoria del conflitto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La questione contemporanea: il Mediterraneo frammentato</h3>



<p>Oggi il Mediterraneo è <strong>spazio di conflitto irrisolto</strong>. Non perché le tre religioni non possano convivere—la storia lo dimostra che possono. Ma perché abbiamo perso la <strong>pratica del lavoro condiviso</strong>.</p>



<p>Nel medioevo un maestro arabo poteva costruire un mosaico in una cattedrale cristiana. Oggi, uno “straniero” (che sia arabo, ebreo o cristiano) è figura di minaccia, non di competenza.</p>



<p>La domanda per il Sud Italia, per l’Europa, per il Mediterraneo oggi è: <strong>come riconosciamo quella storia di maestranze, come riattiviamo quella pratica?</strong></p>



<p>Non per nostalgia. Ma perché <strong>quella civiltà era più efficace</strong>, più creativa, più viva della frammentazione contemporanea. I mosaici di Ravenna, la sericoltura siciliana, la seta calabrese—non sono monumenti di un passato ideale. Sono prove di come funzionava davvero quando il lavoro era condiviso.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">CONCLUSIONE: I nomi rimangono</h2>



<p>I nomi rimangono. Amigdalà, Gelso, Sicaminò, Crisafi, Peristeria, grecanico. Continuano a essere p ronunciati, ancora oggi, dalle persone che abitano quei territori.</p>



<p>Sono più che memoria. Sono <strong>invito</strong>: a leggere il territorio non come eredità cristiana o come eredità araba, ma come risultato di maestranze che si incontravano e creavano insieme.</p>



<p>Il Mediterraneo non si ricostruisce con la nostalgia. Si ricostruisce quando riconosciamo che <strong>quella contaminazione non era debolezza—era forza</strong>. Quando capiamo che tre religioni non convivono per tolleranza astratta, ma perché <strong>ognuna ha competenze che servono alle altre</strong>.</p>



<p>I nomi dei luoghi calabresi e siciliani sono mappe di una civiltà dove questo funzionava. Non è un’utopia da rimpiangere. È una <strong>lezione storica precisa</strong>: quando le maestranze dialogano, la civiltà fiorisce. Quando si trasforma in conflitto e dominazione, si frantuma.</p>



<p>Quella lezione rimane scritta nei nomi. Basta sapere come leggerli.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sovraesposizione della cronaca nera può alterare la percezione della realtà. Cui prodest? Domanda di poteri forti?</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/la-sovraesposizione-della-cronaca-nera-puo-alterare-la-percezione-della-realta-cui-prodest-domanda-di-poteri-forti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 17:45:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[Sovraesposizione della cronaca nera: omicidi, femminicidi, scomparse e altri fatti violenti occupano una parte molto ampia dei notiziari e dei programmi di approfondimento, dando l&#8217;impressione di un flusso continuo. Rischio di spettacolarizzazione: la ripetizione di dettagli, collegamenti in diretta e dibattiti può trasformare eventi tragici in un prodotto mediatico, andando oltre la semplice informazione. Influenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sovraesposizione della cronaca nera: omicidi, femminicidi, scomparse e altri fatti violenti occupano   una parte molto ampia dei notiziari e dei programmi di approfondimento, dando l&#8217;impressione di un flusso continuo.</p>



<p>Rischio di spettacolarizzazione: la ripetizione di dettagli, collegamenti in diretta e dibattiti può trasformare eventi tragici in un prodotto mediatico, andando oltre la semplice informazione.</p>



<p>Influenza sull&#8217;opinione pubblica: una copertura così intensa può alterare la percezione della realtà, facendo sembrare alcuni fenomeni più frequenti di quanto indichino i dati statistici. In psicologia questo è collegato alla cosiddetta euristica della disponibilità.</p>



<p>&#8220;Processi mediatici&#8221;: quando un&#8217;indagine è ancora in corso, il dibattito televisivo e giornalistico può portare a formulare giudizi anticipati su sospettati, vittime o testimoni. Questo può entrare in tensione con principi giuridici come la presunzione di innocenza e con il regolare svolgimento del processo.</p>



<p>L&#8217;idea che questa enfasi costituisca una &#8220;politica di distrazione&#8221; è certamente un&#8217;interpretazione. Alcuni la sostengono, ritenendo che la continua attenzione alla cronaca distolga il pubblico da temi come economia, politica o questioni sociali. Altri osservatori spiegano il fenomeno in modo diverso &#8211; ma a nostro avviso ammantandolo di buone intenzioni -richiamando: la forte attrazione che le notizie drammatiche esercitano sul pubblico; la competizione tra emittenti per gli ascolti; il ciclo di informazione continua, che richiede contenuti costanti.</p>



<p>Non esistono prove condivise che dimostrino un coordinamento intenzionale volto a distrarre l&#8217;opinione pubblica ma è plausibile.</p>



<p>Si mettono in evidenza più questioni reali e molto discusse: il peso sproporzionato della cronaca nera nei media,  il rischio che il dibattito pubblico finisca per sostituirsi, almeno nella percezione delle persone, al lavoro dei tribunali, la percezione distorta della vera situazione.</p>
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			</item>
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		<title>Quando una mosca ci insegna a guardare gli uomini. A mediarla Marina Neri. Al circolo Meli a Melito P.S.</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/quando-una-mosca-ci-insegna-a-guardare-gli-uomini-a-mediarla-marina-neri-al-circolo-meli-a-melito-p-s/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 15:29:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Grecanica]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria - Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica: "Le storie positive"]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[In un angolo raccolto di Via della Rimembranze, tra gli alberi che ricordano i caduti come monito contro tutte le guerre, è apparsa Marina Neri, avvocato di professione, avvocato degli umili, ma con grande propensione per il sociale, per l&#8217;introspezione che realizza con grande acume e adeguata vena letteraria, inoltre &#8220;pittrice, poetessa, regista e profonda [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> In un angolo raccolto di Via della Rimembranze, tra gli alberi che ricordano i caduti come monito contro tutte le guerre, è apparsa Marina Neri, avvocato di professione, avvocato degli umili, ma con grande propensione per il sociale, per l&#8217;introspezione che realizza con grande acume e adeguata vena letteraria, inoltre &#8220;pittrice, poetessa, regista e profonda conoscitrice della storia e della cultura calabrese. Eppure si definisce una cantastorie&#8221;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52814" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005-1920x1440.jpg 1920w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0005.jpg 1924w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Marina Neri  &#8211; Silvana Sgro</sup></figcaption></figure>



<p>A farla esprimere al meglio due &#8220;Bodyguard&#8221; culturali che l&#8217;hanno messa in mezzo non soltanto dal punto di vista fisico ma anche stimolandola con domande studiate,. mirate e ben strutturate. Stiamo parlando dell&#8217;emergente poetessa Silvana Sgro, che sta scoprendo e rinforzando via via questa sua vocazione affiancandola con l&#8217;altra forma di manifestazione della sua sensibilità: la fotografia. E parliamo anche di Saverio Orlando, ingegnere nel settore delle telecomunicazioni, che come tutti i professionisti di valore è prima di tutto un uomo di cultura, condizione senza la quale &#8211; a mio parere &#8211; non si è messi bene. Scrittore con produzioni letterarie legate alle tematiche delle radici, del Sud, delle partenze e della &#8220;restanza&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="597" height="793" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot_20260730_100921_com.whatsapp_edit_712988127228183-1.jpg" alt="" class="wp-image-52820" style="aspect-ratio:0.7528324565033201;width:840px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot_20260730_100921_com.whatsapp_edit_712988127228183-1.jpg 597w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot_20260730_100921_com.whatsapp_edit_712988127228183-1-226x300.jpg 226w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot_20260730_100921_com.whatsapp_edit_712988127228183-1-316x420.jpg 316w" sizes="(max-width: 597px) 100vw, 597px" /></figure>



<p>Il tutto impreziosito dal maestro Mario Taverriti, con la sua produzione musicale personale assai apprezzabile e in parte dedicata, e dal volteggio e ronzio di una mosca  da una performance poetica a cura di Mimma Creaco, che hanno alleggerito la serata peraltro assai impegnativa per la qualità e profondità dei contenuti.</p>



<p>Le storie della Mosca. Avventure tragicomiche di un insetto consapevole scritto da Marina Neri. Genere:  Racconti / Narrativa ironica e riflessiva. Struttura: Composto da 35 racconti.</p>



<p>La Trama e l&#8217;Ispirazione</p>



<p>Il volume nasce da un ricordo d&#8217;infanzia legato a una tipica frase dialettale  *Vulissi essiri musca*  ovvero &#8220;Vorrei essere una mosca&#8221;, che la nonna dell&#8217;autrice pronunciava quando i bambini raccontavano qualche bugia.</p>



<p>Da questo spunto prende vita una narrazione  in cui una donna si risveglia improvvisamente trasformata in una mosca. Non una mosca qualunque, ma un insetto dotato di una spiccata consapevolezza, ironia e sensibilità umana:</p>



<p>&nbsp; Il punto di vista:: La protagonista osserva le contraddizioni degli esseri umani e delle altre mosche da una prospettiva unica, sentendosi un po&#8217; come &#8220;un vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro&#8221;.</p>



<p>&nbsp; I temi: Attraverso avventure tragicomiche, il libro mescola leggerezza, risate e profonde riflessioni sull&#8217;empatia, sui rapporti umani e sul coraggio di osservare la realtà da un&#8217;angolazione insolita.</p>



<p>La protagonista, nella metamorfosi la mosca, ne viene fuori &#8220;curiosa e impertinente, battagliera e controcorrente. sognatrice, perfetta raffigurazione della scrittrice&#8221;.</p>



<p>&#8220;Un alter ego deresponsabilizzato che incapace di intendere e di volere &#8211; in quanto mosca &#8211; può dire e fare quello che il vero ego non potrebbe mai. Così dalla mosca si leva un grido di dolore per la giustizia e le nostre leggi che guidano il vivere civile&#8221;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52790" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211617-4-1920x1440.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Marina Neri</sup></figcaption></figure>



<p>C&#8217;è un momento, nella vita di ciascuno, in cui il desiderio di osservare senza essere osservati diventa irresistibile. È il sogno antico di chi vorrebbe ascoltare le conversazioni dietro una porta socchiusa, leggere le emozioni nascoste dietro un sorriso di circostanza, capire cosa resta dell&#8217;essere umano quando crede di non avere spettatori.</p>



<p>Nella cultura popolare meridionale questo desiderio si condensava in una semplice espressione:&nbsp;<em>«Vulissi essiri musca»</em>. Vorrei essere una mosca. Non per curiosità morbosa, ma per conoscere la verità.</p>



<p>È proprio da questa intuizione che prende vita&nbsp;<em>Le storie della Mosca. Avventure tragicomiche di un insetto consapevole</em>. La protagonista, dicevamo,  si risveglia trasformata in una mosca, ma conserva intatta la coscienza di donna. Da quel momento il mondo cambia dimensione. Gli uomini diventano giganteschi, rumorosi, spesso inconsapevoli di sé stessi. Lei, invece, minuscola e invisibile, acquista la libertà più rara: quella di osservare.</p>



<p>È un espediente narrativo che richiama inevitabilmente Kafka, ma con una sostanziale differenza. Qui la metamorfosi non genera soltanto angoscia; produce ironia, tenerezza e, soprattutto, una lente sociologica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52791" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211832-4-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Silvana Sgro</sup></figcaption></figure>



<p>La mosca attraversa case, uffici, piazze, famiglie e relazioni. Ascolta parole pronunciate con leggerezza che diventano ferite profonde. Assiste a gesti di gentilezza tanto silenziosi quanto rivoluzionari. Scopre che gli esseri umani recitano ruoli diversi a seconda di chi li osserva e che la sincerità è spesso un lusso concesso solo alla solitudine.</p>



<p>Ogni racconto diventa così un piccolo laboratorio sociale. L&#8217;insetto consapevole registra i meccanismi del potere domestico, le gerarchie invisibili, le convenzioni che regolano il vivere comune. Nulla appare davvero straordinario, eppure tutto rivela qualcosa della nostra epoca: la fretta che impedisce l&#8217;ascolto, la ricerca continua di approvazione, la paura del giudizio, la difficoltà di riconoscere l&#8217;altro nella sua fragilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52792" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_211532-1-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Saverio Orlando   &#8211; Marina Neri</sup></figcaption></figure>



<p>Dal punto di vista sociologico, la mosca occupa una posizione privilegiata. È presente ma ignorata. Vive quella che il sociologo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Erving_Goffman">Erving Goffman </a>definirebbe la differenza tra palcoscenico e retroscena: vede gli individui quando smettono di interpretare il personaggio pubblico e tornano, almeno per qualche istante, a essere semplicemente persone.</p>



<p>Ed è proprio nell&#8217;ordinarietà che emerge il paradosso. L&#8217;essere umano, che si considera la specie più evoluta, appare spesso meno capace di adattarsi, comunicare e cooperare della minuscola creatura che cerca ostinatamente di scacciare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52804" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260729_214132-3-1-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Mario Taverriti</sup></figcaption></figure>



<p>La forza narrativa dell&#8217;opera sta nell&#8217;assenza di giudizio. La mosca non condanna; osserva. Sorride delle debolezze umane perché riconosce che anche lei, un tempo, apparteneva a quel mondo. L&#8217;ironia diventa allora uno strumento di conoscenza, non di derisione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0006-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-52813" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0006-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0006-1-300x169.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0006-1-768x432.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0006-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0006-1-696x392.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0006-1-1068x601.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0006-1-747x420.jpg 747w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0006-1.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Mimma Creaco</sup></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0012-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-52816" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0012-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0012-1-300x169.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0012-1-768x432.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0012-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0012-1-696x391.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0012-1-1068x601.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0012-1-747x420.jpg 747w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260730-WA0012-1.jpg 1570w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Concludo con una riflessione estemporanea riportata dalla scrittrice su fb , nella mattinata precedente la presentazione,:</p>



<p>&#8220;Ne ho vista una sul davanzale della saletta d&#8217; attesa dell&#8217;ufficio &#8221; presidi protesici&#8221; stamattina.&nbsp; Immobile. Pareva in ascolto.&nbsp; L&#8217;ho guardata mentre in sottofondo lamentele miste ad insofferente sofferenza, costituivano la colonna sonora di questa mattinata.&nbsp; Eh, già, Moschicella, ci siamo comprese&#8230;</p>



<p>Ci vorrebbe la rivoluzione del ronzio &#8230; da diventare talmente assordante, da sovrastare la rassegnata <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Letargia">letargia</a> che affligge le istituzioni e forse noi quando dimentichiamo di essere Sovrani della nostra Dignità.&nbsp;</p>



<p>Grazie Circolo Meli per consentire stasera alla Moschicella di dare voce anche a chi, questa mattina, in una sala di attesa attende, rassegnato, l&#8217;ennesimo rinvio del Diritto alla Salute!&#8221;</p>



<p>&#8212;&#8212;&#8212;</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Castagna. Memoria e nostalgia. Ricordare le cose per come sono state non per come sono state inventate.</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/castagna-memoria-e-nostalgia-ricordare-le-cose-per-come-sono-state-non-per-come-sono-state-inventate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 15:14:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Ciò che nasceva dalla vita concreta delle persone viene separato dal suo contesto e rimesso sul mercato come prodotto da consumare. Non si vendono più soltanto beni, ma identità, appartenenze e radici&#8221;. La riduzione della cultura ad immagine consumabile. L&#8217;articolo su Ettore Castagna con relativa intervista, ha destato interesse per le tematiche sollevate. In un [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-medium-font-size"><strong>&#8220;Ciò che nasceva dalla vita concreta delle persone viene separato dal suo contesto e rimesso sul mercato come prodotto da consumare. Non si vendono più soltanto beni, ma identità, appartenenze e radici&#8221;.</strong> <strong>La riduzione della cultura ad immagine consumabile.</strong></p>



<p><a href="http://“Disarmare l’intelligenza artificiale”">L&#8217;articolo su Ettore Castagna</a> con relativa intervista, ha destato interesse per le tematiche sollevate. In un <a href="https://www.deliapress.it/1-cronaca/l-%e1%bc%80%cf%81%ce%b5%cf%84%ce%aedi-ettore-castagna-reazioni-nella-rete-associazioni-immaginative-riflessioni-libere/">altro articolo</a> abbiamo riportato alcuni commenti colti che era utile leggere. Abbiamo letto alcune sue severe e condivisibili considerazioni fatte su fb *(vedi in calce). Da sempre abbiamo avuto una spontanea repulsione che sta dietro l&#8217;ipocrisia di tradizioni che non ci sono mai state, perché se ci fossero state in 89 anni le avremmo viste. Ora dopo aver fatto passare un po&#8217; di tempo &#8211; questo articolo era già pronto &#8211; vogliamo dire la nostra.</p>



<p>L’intervista e il commento del lettore dialogano molto bene tra loro, ma non coincidono completamente. Il commento coglie uno dei nuclei più profondi del pensiero di Ettore Castagna — il rapporto tra memoria, identità e mercificazione — tuttavia tende anche a interpretarlo prevalentemente attraverso una lente filosofico-politica che rischia di lasciare sullo sfondo altri aspetti importanti.<br>Cosa coglie bene il lettore<br>La distinzione tra memoria e nostalgia è probabilmente il punto più importante dell’intera intervista.<br>Quando Castagna afferma:<br>&#8220;Io per questo preferisco la memoria. Voglio ricordare le cose per come sono andate non per come sono state inventate.&#8221; sta prendendo posizione contro una delle tendenze più diffuse nella narrazione contemporanea delle culture locali: la trasformazione del passato in una rappresentazione rassicurante, depurata dai conflitti e dalle sofferenze reali.<br>Il lettore vede correttamente che qui emerge una critica alla folklorizzazione delle tradizioni. Non è casuale che Castagna attacchi più volte parole come &#8220;tipico&#8221;, &#8220;tradizione&#8221;, &#8220;tarantella&#8221;, considerate da lui categorie svuotate e spesso utilizzate come strumenti di marketing territoriale.<br>Anche il riferimento a Gramsci è pertinente. Castagna sembra condividere implicitamente l&#8217;idea che la cultura popolare non sia una collezione di curiosità etnografiche, ma una visione del mondo radicata in precise condizioni storiche e sociali.<br>Il tema della mercificazione.<br>Il richiamo a Marx e alla mercificazione è altrettanto convincente.<br>In molte risposte emerge la critica a un meccanismo che trasforma la tarantella in spettacolo, la 56 in brand, il patrimonio culturale in prodotto turistico, l&#8217;identità locale in merce da vendere.<br>Quando afferma che:<br>&#8220;La tarantella, il peperoncino, pure la ndrangheta diventano brand da rivendere ai visitatori&#8221;<br>Castagna non sta semplicemente criticando il turismo, ma un processo più profondo: la riduzione della cultura a immagine consumabile.<br>Da questo punto di vista il commento coglie bene una dimensione marxiana, anche se Castagna non usa mai esplicitamente quel linguaggio teorico.<br>Pasolini è forse il riferimento più vicino<br>Tra gli autori citati dal lettore, probabilmente Pasolini è quello che più si avvicina allo spirito dell&#8217;intervista.<br>Castagna parla della scomparsa: della civiltà contadina,  dei maestri della lira e della zampogna, delle lingue minoritarie,  delle comunità locali.<br>Ma non lo fa in termini romantici.<br>Come Pasolini, sembra vedere nella modernizzazione non soltanto un cambiamento economico, ma una trasformazione antropologica.<br>L&#8217;idea che &#8220;nel più sperduto dei nostri paesi si vive come a New York&#8221; richiama direttamente il tema pasoliniano dell&#8217;omologazione culturale.<br>Dove il commento forse semplifica.<br>C&#8217;è però un aspetto che il lettore lascia in secondo piano.<br>L&#8217;intervista non è soltanto una denuncia della modernità o del mercato.<br>È anche il racconto di un uomo che ha trascorso quarant&#8217;anni facendo ricerca sul campo, suonando, scrivendo, organizzando festival, studiando lingue e tradizioni.<br>In altre parole, Castagna non parla come un osservatore esterno.<br>Parla come qualcuno che ha vissuto dall&#8217;interno quel mondo e che ne ha visto le contraddizioni.<br>Per esempio, egli non idealizza mai la civiltà contadina.<br>Ricorda  la fame, l&#8217;emigrazione, la povertà, le divisioni interne,  i limiti delle comunità tradizionali.<br>Questa è una differenza importante rispetto a molte letture nostalgiche delle culture popolari.<br>Castagna sembra dire:<br>quel mondo aveva un valore enorme, ma non era un paradiso perduto.<br>Un altro tema fondamentale: la sconfitta dell&#8217;intellettuale indipendente<br>C&#8217;è inoltre un tema che il commento tocca solo indirettamente: il rapporto conflittuale tra cultura e potere.<br>Nelle risposte su Paleariza emerge una vicenda personale piuttosto amara.<br>Castagna racconta: pressioni politiche, delegittimazioni, esclusioni, tentativi di marginalizzazione.<br>Qui il tema non è soltanto la memoria.<br>È il destino dell&#8217;intellettuale che cerca di mantenere autonomia in contesti dove la cultura è spesso subordinata a logiche politiche, clientelari o commerciali.<br>Per questo la frase finale:<br>&#8220;Cercheranno di romperti le ossa ma tu vai diritto&#8221;<br>non riguarda soltanto la ricerca culturale, ma una precisa etica della libertà intellettuale.<br>La domanda finale del lettore<br>La domanda:<br>&#8220;Che cosa resta di una comunità quando perde la propria memoria?&#8221;<br>è certamente coerente con l&#8217;intervista.<br>Ma forse Castagna risponderebbe in modo ancora più radicale.<br>Da molte sue affermazioni emerge l&#8217;idea che una comunità senza memoria finisca per sopravvivere solo come rappresentazione di sé stessa: continua a usare simboli, parole e rituali, ma perde il legame vivo con la storia che li ha generati.<br>Per questo insiste tanto sullo studio, sulla ricerca e sulla testimonianza diretta.<br>Non perché pensa di poter salvare integralmente quel mondo — anzi, afferma più volte che gran parte di esso è già scomparso — ma perché ritiene che la conoscenza storica sia l&#8217;unico antidoto contro la sua trasformazione in caricatura.<br>In sintesi, il commento del lettore è colto, sensibile e ben argomentato. Coglie perfettamente il tema della memoria contro la mercificazione e individua riferimenti filosofici pertinenti, soprattutto Pasolini. Tuttavia l&#8217;intervista contiene anche un&#8217;altra dimensione, più personale e tragica: il racconto di un intellettuale-musicista che assiste alla scomparsa del mondo che ha studiato e amato, pur continuando a testimoniarlo senza cedere né alla nostalgia né all&#8217;autocelebrazione. È forse questa tensione tra fedeltà alla memoria e consapevolezza della perdita che rende le parole di Castagna particolarmente significative.</p>



<p>________________________________</p>



<p>*<strong><a href="https://www.facebook.com/ettore.castagna.357?__cft__%5b0%5d=AZavII8IYjRh7-oFG3MQSmNzmJb8nT8rjZ0tnT17D1OrBTZVFUjSXEaPUHiaIW8HrTpSp_z1nQF8Tyegu1Rw3e6sOc1SbXJy4B0ADvp1RHrcx7Yu1ekVB9oVc0kGJXyNERNj2zZqMG_17zbwD76c1lvozQylsL2RL5Bl4UfBvVpW3zx-T5y6XvECnWkjtUt7x8PeGGhOodcYFWnQvkrI8nYd&amp;__tn__=-UC%2CP-R">Ettore Castagna</a></strong> intervento su fb</p>



<p class="has-small-font-size">Peggio non puó andare piú</p>



<p class="has-small-font-size">Sono decenni che dico: Per la cosiddetta &#8220;musica del Sud&#8221; al peggio non c&#8217;é mai fine.</p>



<p class="has-small-font-size">Ogni anno proposte sempre piú mediocri, sempre piú copiarsi a vicenda spingendo in basso, sempre piú mastrini, mastrocchi, figli di tarantati e figli di delinguenti inseguiti da management, uffici booking, conservatori e pure universitá in una depressione in marcia verso l&#8217;infinito.</p>



<p class="has-small-font-size">Poi la sequela dei leoni social, quelli del pop obbligatorio, della tarantella obbligatoria, dei premi musicali etno-inutili per raccomandati.</p>



<p class="has-small-font-size">Poi l&#8217;impossibilitá di accennare pensiero critico se no sei radical-chic, sei integralista pure se ti fai il caffé col sequencer, se dici che la diversitá e l&#8217;autonomia culturale si vanno estinguendo.</p>



<p class="has-small-font-size">Ma poi arriva la novitá&#8230; al peggio c&#8217;é finalmente fine, il fondo del barile esiste! Arriva T********a D****e. Animazione da villaggio turistico di serie C fatta per folle entusiaste. Morte della musica suonata, non si fa in tempo manco ad essere banali con uno strumento in mano tanto c&#8217;é un dj e un vocalist che ti spiegheranno l&#8217;importanza di antiche tradizioni per altro mai esistite. Siamo al fondo del barile. Il vituperato Barretta a confronto é Frank Zappa, i precedentemente vituperati Cavallaro e Papandrea sono l&#8217;Art Ensemble of Chicago. Anche il concerto scompare in nome dell&#8217;animazione e siete tutti contenti. Le piazze traboccano, il sozizzometro sfonda il record, il paninometro é in delirio. La proloco e l&#8217;assessore pure. E pure i giornalisti, gli etnomusicologi, i politici e la governance del territorio, compresa la ndrangheta. Il mio parere conta poco&#8230;detto su un social poi&#8230; ma d&#8217;altra parte é un&#8217;epoca in cui siamo sostanzialmente soli e muti sul cuor della terra, trafitti da una carta di credito&#8230;ed è subito sera&#8230; no, sera no&#8230; notte.</p>



<p class="has-small-font-size"><strong> </strong></p>
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		<title>Olimpia: dentro un&#8217;idea di civiltá. Ekecheirìa </title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/olimpia-dentro-unidea-di-civilta-ekecheiria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi - turismo - tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[A Olimpia non si visita soltanto un sito archeologico: si cammina dentro un&#8217;idea di civiltà.Ci sono luoghi che non si limitano a raccontare la storia: la fanno rivivere. Olimpia è uno di questi. Basta varcare l&#8217;ingresso dell&#8217;antico santuario e il tempo sembra rallentare. Ogni pietra, ogni colonna spezzata, ogni tratto di terreno custodisce la memoria [&#8230;]]]></description>
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<p>A Olimpia non si visita soltanto un sito archeologico: si cammina dentro un&#8217;idea di civiltà.<br>Ci sono luoghi che non si limitano a raccontare la storia: la fanno rivivere. Olimpia è uno di questi. Basta varcare l&#8217;ingresso dell&#8217;antico santuario e il tempo sembra rallentare. Ogni pietra, ogni colonna spezzata, ogni tratto di terreno custodisce la memoria di un&#8217;idea che ha attraversato i secoli: quella di un&#8217;umanità capace di sfidarsi senza odiarsi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52584" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001442-1-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Stadio, con la pista di 192,27 metri</sup></figcaption></figure>



<p><br>Sono stato a Olimpia ancora una volta ed entrare nello stadio, ancora una volta, è stata un&#8217;emozione particolare. Ho percorso la pista sulla quale, nell&#8217;antichità, si cimentavano gli atleti, immaginando il fragore del pubblico e lo spirito delle competizioni di allora. Poco distante si trova il braciere dal quale, ogni quattro anni, viene accesa la fiamma olimpica che raggiunge la città ospitante delle Olimpiadi moderne.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52586" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175750-2-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Il braciere</sup></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175858-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-52570" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175858-768x1024.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175858-225x300.jpg 225w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175858-1152x1536.jpg 1152w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175858-1536x2048.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175858-696x928.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175858-1068x1424.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175858-315x420.jpg 315w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_175858-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001427-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-52579" style="width:770px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001427-1024x576.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001427-300x169.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001427-768x432.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001427-1536x864.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001427-2048x1152.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001427-696x392.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001427-1068x601.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001427-747x420.jpg 747w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001427-1920x1080.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br>Tra monumenti, resti di antichi edifici e ricostruzioni che aiutano a comprenderne l&#8217;originaria imponenza, riaffiorano inevitabilmente riflessioni sul significato autentico delle Olimpiadi. Viene spontaneo pensare alla tregua olimpica, quella straordinaria consuetudine che imponeva la sospensione delle guerre affinché tutti gli atleti e i loro accompagnatori potessero raggiungere Olimpia in sicurezza.</p>



<p>La tregua olimpica nell&#8217;antica Grecia si chiama&nbsp; <mark><strong>ekecheirìa</strong></mark> (in greco antico:&nbsp;<em>ἐκεχειρία</em>).  </p>



<p>Questo termine significa letteralmente &#8220;trattenere le mani&#8221; o &#8220;mani ferme&#8221;. Era un accordo sacro che sospendeva tutte le guerre. Durava circa un mese e permetteva, come dicevamo,  agli atleti di arrivare in sicurezza fino a Olimpia.<br>È sorprendente constatare come un principio di tale saggezza, concepito più di duemila anni fa, sembri oggi quasi dimenticato. Eppure gli antichi avevano compreso che lo sport poteva rappresentare qualcosa di più della competizione: un momento di pace, di incontro e di rispetto reciproco, capace di fermare, anche solo per un breve periodo, i conflitti tra i popoli. Che poi non sono proprio tra i popoli ma piuttosto tra i detentori del potere di turno. Ai nostri giorni &#8230; i nemici quando non ci sono si inventano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52571" style="width:815px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG_20260705_180607-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br>Camminando su quella pista, ho avuto la sensazione che il messaggio più prezioso di Olimpia non fosse la gloria dei vincitori, ma il valore della pace. Forse è proprio questa la medaglia che il nostro tempo dovrebbe tornare a conquistare.</p>



<p>INTANTO, LASCIAMO OLIMPIA E ANDIAMO VERSO LA MODERNITA&#8217;: IL PONTE RIO ANTIRIO CHE ATTRAVERSA L&#8217;ESTREMITA&#8217; OCCIDENTALE DEL GOLFO DI CORINTO, SI PASSA DAL PELOPONNESO ALLA GRECIA OCCIDENTALE IN SOLI 2883 METRI.</p>



<p>Denominato ponte di Poseidone, aperto il 12 agosto 2004 ma inaugurato l&#8217;8 agosto con il passaggio della fiamma olimpica in occasione dei giochi olimpici di Atene 2004.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52572" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/RIO-ANTIRIO-PONTE-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>All&#8217;estremità opposta del golfo, il canale di Corinto, un&#8217;altra opera ingegnosa del passato, 1881-1893, di 6343 metri, largo 24,6 metri a livello del mare e 21 metri a 8 metri di profondità. Di fatto il canale sull&#8217;Istmo ha reso il Peloponneso un&#8217;isola.</p>



<p>Avevano cominciato a pensarci nel VII se. a. C., avevano ripreso l&#8217;idea i Romani, tanti i tentativi falliti, tanti gli oracoli consultati. Intanto  avevano ripiegato sul Diolkos, una strada lastricata sulla quale trainavano le navi da un golfo all&#8217;altro su carrelli, si passava cioè dal golfo Saronico nel mare Egeo a quello di Corinto nel mare Ionio e viceversa, scavalcando l&#8217;Istmo e  evitando la circumnavigazione del Peloponneso. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52580" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/1000001384-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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		<title>Gioiosa Ionica, oltre le categorie: in memoria di Bouba, il viaggio dell&#8217;umanità</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/gioiosa-ionica-oltre-le-categorie-in-memoria-di-bouba-il-viaggio-dellumanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Aleida Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 05:19:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria - Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono viaggi che iniziano da una frontiera e finiscono in una casa. Altri, invece, non conosconoapprodi: continuano negli occhi di chi ascolta, nelle mani che si tendono, nelle parole checambiano il modo di guardare il mondo. È questo il senso più profondo di “Oltre le categorie. In memoria di Bouba&#8221; la manifestazione che mercoledì [&#8230;]]]></description>
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<p><br>Ci sono viaggi che iniziano da una frontiera e finiscono in una casa. Altri, invece, non conosconoapprodi: continuano negli occhi di chi ascolta, nelle mani che si tendono, nelle parole checambiano il modo di guardare il mondo. È questo il senso più profondo di “Oltre le categorie. In memoria di Bouba&#8221; la manifestazione che mercoledì 1° luglio, dalle ore 17.30, animerà Piazza Senatore Agostino a Gioiosa Ionica in occasione della “Giornata Mondiale del Rifugiato 2026”. Più che una celebrazione, sarà un invito. Un invito ad attraversare i confini invisibili costruiti dalle paure, dalle etichette, dall semplificazioni. Perché prima di essere rifugiati, migranti, cittadini o stranieri, esistono persone. Storie. Sogni che cercano uno spazio in cui poter respirare. </p>



<p>Promossa dal Comune di Gioiosa Ionica insieme alla rete Re.Co.Sol, al progetto SAI – Sistema Accoglienza e Integrazione – e all&#8217;associazione Nuove Frontiere, con la collaborazione di Terra dei Primi e La Collinetta, l&#8217;iniziativa intreccia memoria, impegno civile e cultura dell&#8217;accoglienza, restituendo centralità a ciò che spesso resta ai margini del dibattito pubblico: l&#8217;umanità. Le voci che si alterneranno durante il pomeriggio non saranno semplicemente interventi, ma fili di un unico racconto collettivo. </p>



<p>Dai saluti istituzionali del sindaco Luca Ritorto alla testimonianza della coordinatrice del SAI Vanessa Taverna, passando per gli approfondimenti dell&#8217;antropologa Angela Spagna, della psicologa del Centro Astalli Giorgia Romagnoli, dell&#8217;attivista del Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia Karim Farsakh e di Giuseppe Trimboli di Terra dei Primi APS.</p>



<p>Accanto alle riflessioni, ci saranno le parole di chi il viaggio lo ha vissuto davvero. Le testimonianze dirette dei rifugiati, la lettura di “Lettere a Bouba”, il racconto di Yu Shullien, ospite del progetto di accoglienza, offriranno al pubblico qualcosa che nessun numero, nessuna statistica, nessuna categoria può raccontare: il volto umano dell&#8217;esperienza. A guidare l&#8217;incontro sarà Barbara Panetta, responsabile di progetto di Nuove Frontiere SCS, accompagnando il pubblico lungo un percorso fatto di ascolto e condivisione. Poi arriverà il tempo della convivialità. Un buffet multietnico, dove i sapori diventeranno linguaggio universale, e infine la musica del gruppo musicale: “Whisky Sullo Jonio”, perché ogni incontro autentico merita una festa e ogni comunità si riconosce anche attraverso il ritmo, il canto, la gioia di stare insieme. &#8220;Oltre le categorie&#8221; è, in fondo, una piccola rivoluzione gentile. Ci ricorda che le parole possono costruire muri oppure ponti, che l&#8217;accoglienza non è una formula amministrativa ma un esercizio quotidiano di immaginazione, e che ogni essere umano porta con sé una geografia fatta di ricordi, perdite, speranze. In un tempo che sembra misurare tutto in confini e appartenenze, Gioiosa Ionica sceglie di raccontare un&#8217;altra possibilità: quella di<br>una comunità che non chiede da dove vieni, ma quale storia desideri condividere. Forse è proprio questo il viaggio più difficile e più necessario. Non quello che attraversa mari e continenti, ma quello che conduce ciascuno di noi oltre le categorie, fino al luogo in cui ogni volto smette di essere &#8220;l&#8217;altro&#8221; e diventa semplicemente parte della stessa, fragile e meravigliosa umanità.</p>
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		<title>In Grecia: un viaggio senza inizio e senza fine</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/in-grecia-un-viaggio-senza-inizio-e-senza-fine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 18:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi - turismo - tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono viaggi che non hanno né un vero inizio né una vera fine. Cominciano molto prima della partenza, quando li immagini, quando li sogni, e continuano molto dopo il ritorno, in tutto ciò che l&#8217;esperienza ha lasciato trasformando il nostro modo di rapportarci, di percepire Sfuggono al calendario. Cominciano molto prima, dicevamo, cominciano, per [&#8230;]]]></description>
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<p>Ci sono viaggi che non hanno né un vero inizio né una vera fine. Cominciano molto prima della partenza, quando li immagini, quando li sogni, e continuano molto dopo il ritorno, in tutto ciò che l&#8217;esperienza ha lasciato   trasformando il nostro modo di rapportarci, di percepire  Sfuggono al calendario.</p>



<p>Cominciano molto prima, dicevamo, cominciano, per esempio, sui banchi di scuola, quando incontri per la prima volta l&#8217;Iliade, l&#8217;Odissea, l&#8217;Eneide, i grandi filosofi greci, la democrazia ateniese e l&#8217;arte dell&#8217;antica Grecia.</p>



<p>Poi arriva il giorno in cui quel viaggio, il primo viaggio,  a lungo immaginato, diventa finalmente realtà. L&#8217;impatto con quei luoghi è intenso e profondo: tutto ciò che avevi studiato e sognato prende forma davanti ai tuoi occhi. È un&#8217;emozione che lascia un segno, rafforza le immagini costruite dalla fantasia e trasforma la conoscenza in esperienza vissuta.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="379" height="569" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/meteore.png" alt="" class="wp-image-52468" style="aspect-ratio:0.6661082580397111;width:577px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/meteore.png 379w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/meteore-200x300.png 200w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/meteore-280x420.png 280w" sizes="auto, (max-width: 379px) 100vw, 379px" /></figure>



<p>E la suggestione si ripete anche ne viaggi msuccessivi perché si tratta sempre di un  itinerario che è un&#8217;indagine sull’essere, sul tempo, sulla civiltà.</p>



<p> Il viaggio come domanda</p>



<p>Ogni viaggio verso la Grecia è, prima ancora che geografico, un movimento interiore.</p>



<p>Non si va in Grecia per vedere: si va per interrogare.</p>



<p>E come insegnava Seneca, la domanda fondamentale non è “dove vado?”, ma “chi divento mentre vado?”.</p>



<p>Sbarcare a Igoumenitsa significa entrare in un territorio dove il paesaggio non è sfondo, ma interlocutore.</p>



<p><strong>Meteora</strong>: l’uomo tra terra e cielo. Sono una metafisica scolpita nella roccia.</p>



<p>Qui l’uomo non si limita a vivere: si eleva.</p>



<p>I monasteri sospesi non sono solo architettura, ma una tesi filosofica: l’essere umano è un ponte tra il basso e l’alto, tra la materia e lo spirito.</p>



<p>È la stessa tensione che attraversa tutta la filosofia greca, da Eraclito a Plotino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52477" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1249-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52478" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1244-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Delfi</strong>: il luogo dove l’uomo incontra il limite. A Delfi, l’antico mondo greco ha collocato il proprio centro.</p>



<p>Non per caso. Delfi è il luogo dove l’uomo scopre che la conoscenza non è onnipotenza, ma misura.</p>



<p>Il celebre “Conosci te stesso” non è un invito psicologico: è un ammonimento ontologico.</p>



<p>Significa: riconosci il tuo limite, perché solo chi conosce il proprio limite può essere libero.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52482" style="width:751px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1258-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/P1080184-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-52474" style="aspect-ratio:1.7764266596173546;width:751px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/P1080184-1024x576.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/P1080184-300x169.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/P1080184-768x432.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/P1080184-1536x865.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/P1080184-2048x1153.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/P1080184-696x392.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/P1080184-1068x601.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/P1080184-746x420.jpg 746w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/P1080184-1920x1081.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="645" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/marzo02-103-1.jpg" alt="" class="wp-image-52492" style="aspect-ratio:1.5503965392934391;width:756px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/marzo02-103-1.jpg 1000w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/marzo02-103-1-300x194.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/marzo02-103-1-768x495.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/marzo02-103-1-696x449.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/marzo02-103-1-651x420.jpg 651w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Atene</strong>: la nascita dell’Europa. Atene è la città dove l’umanità ha imparato a pensare se stessa.</p>



<p>L’Acropoli non è un monumento: è un’idea.</p>



<p>Il Partenone è la forma visibile di un principio invisibile: la proporzione, la ricerca dell’armonia tra individuo e comunità, tra ragione e desiderio.</p>



<p>Nell’Agorà nacque la politica come dialogo, non come dominio.</p>



<p>E nella Stoa, Zenone insegnò che la libertà non è ciò che accade fuori, ma ciò che accade dentro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1367-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-52488" style="aspect-ratio:0.7499926481399795;width:766px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1367-768x1024.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1367-225x300.jpg 225w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1367-1152x1536.jpg 1152w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1367-1536x2048.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1367-696x928.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1367-1068x1424.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1367-315x420.jpg 315w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1367.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1337-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-52480" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1337-768x1024.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1337-225x300.jpg 225w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1337-1152x1536.jpg 1152w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1337-1536x2048.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1337-696x928.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1337-1068x1424.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1337-315x420.jpg 315w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1337.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><strong>Corinto e Micene</strong>: il mito come verità dell’uomo.</p>



<p>Il Canale di Corinto è un gesto titanico, quasi prometeico.</p>



<p>Ma è a Micene che il viaggio si fa meditazione sul destino.</p>



<p>La Porta dei Leoni non è solo un ingresso: è un varco verso il mondo del mito, dove l’uomo scopre che la sua storia è intrecciata con forze più grandi di lui.</p>



<p>Agamennone, Clitennestra, Oreste: figure che incarnano la domanda tragica per eccellenza: “Quanto siamo responsabili delle nostre azioni?”</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52483" style="width:802px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1345-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p> <strong>Epidauro</strong>: la catarsi come cura. Il teatro di Epidauro è la prova che i Greci non separavano estetica ed etica.  La tragedia non era intrattenimento, ma terapia dell’anima. Aristotele lo sapeva: la catarsi è un modo per purificare il caos interiore attraverso la forma. E l’acustica perfetta del teatro è metafora della chiarezza che la filosofia cerca: far risuonare la verità senza distorsioni.</p>



<p>Il Peloponneso e Olimpia: l’unità di corpo e spirito. Attraversare il Peloponneso significa incontrare la Grecia quotidiana, quella che non ha bisogno di templi per essere sacra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1516-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-52481" style="width:766px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1516-768x1024.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1516-225x300.jpg 225w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1516-1152x1536.jpg 1152w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1516-1536x2048.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1516-696x928.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1516-1068x1424.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1516-315x420.jpg 315w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1516.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52484" style="width:774px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1497-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>A <strong>Olimpia</strong>, il corpo diventa filosofia. L’agon non è competizione, ma disciplina: un modo per educare l’anima attraverso il gesto. È l’idea che l’uomo sia unità, non dualismo: non mente contro corpo, ma mente nel corpo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="262" height="170" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/ioannina.png" alt="" class="wp-image-52470" style="aspect-ratio:1.5413678985107557;width:402px;height:auto"/></figure>



<p><strong>Ioannina</strong>: la storia come stratificazione. Ioannina, con il suo lago e la sua eredità ottomana, ricorda che la Grecia non è solo classica. È un crocevia di civiltà, un luogo dove il tempo non cancella, ma sovrappone. La filosofia, qui, non è solo quella dei Greci: è la consapevolezza che ogni cultura è un palinsesto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52485" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1321-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-52487" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-1024x768.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-300x225.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-768x576.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-1536x1152.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-2048x1536.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-265x198.jpg 265w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-696x522.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-1068x801.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-560x420.jpg 560w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/DSCN1319-1920x1440.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"> Il ritorno: la Grecia come specchio. Tornare a Igoumenitsa non significa chiudere il viaggio, ma comprenderlo.</p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong>La Grecia non offre risposte: offre domande migliori.</strong></p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong>E il vero lascito del viaggio è questo: capire che la civiltà che ha fondato l’Europa non ci ha insegnato cosa pensare, ma come pensare.</strong></p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background has-medium-font-size"><strong>Ma quanti hanno fatto tesoro di questo insegnamento?</strong></p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Non possiamo non dirci Cristiani</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/non-possiamo-non-dirci-cristiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 06:55:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[Il celebre incipit di Pasolini! Un&#8217;affermazione tanto provocatoria quanto complessa. Con questo saggio del 1975, Pasolini si inserisce in una tradizione di riflessione sulla fondazione cristiana della cultura occidentale—riprendendo e problematizzando le posizioni di Benedetto Croce—ma lo fa in un momento storico particolare: quando l&#8217;Italia stava attraversando una secolarizzazione rapida, eppure il cristianesimo rimaneva profondamente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il celebre incipit di Pasolini! Un&#8217;affermazione tanto provocatoria quanto complessa.</p>



<p>Con questo saggio del 1975, Pasolini si inserisce in una tradizione di riflessione sulla fondazione cristiana della cultura occidentale—riprendendo e problematizzando le posizioni di Benedetto Croce—ma lo fa in un momento storico particolare: quando l&#8217;Italia stava attraversando una secolarizzazione rapida, eppure il cristianesimo rimaneva profondamente radicato nell&#8217;immaginario, nella morale, nelle strutture sociali.</p>



<p>Il doppio negativo (&#8220;non possiamo non dirci&#8221;) è cruciale: non afferma che siamo cristiani, ma che non possiamo evitare di riconoscere questa eredità. È una constatazione di fatto culturale più che una dichiarazione di fede. Anche chi rifiuta il cristianesimo come religione, sostiene Pasolini, è formato da categorie mentali, da una sensibilità morale, da strutture narrative che derivano dal cristianesimo.</p>



<p>Considerato dove siamo ora—ulteriormente lontani da quella stagione—la domanda di Pasolini rimane affascinante: in che misura quella eredità permane, trasformata, sotterranea</p>



<p>Ccome questa riflessione si colloca nell&#8217;Italia contemporanea, o al valore del saggio pasoliniano stesso?</p>



<p>Una questione acuta, perché mezzo secolo dopo Pasolini, il paesaggio è drammaticamente cambiato, e tuttavia il suo paradosso rimane vivo.</p>



<p>La persistenza paradossale:</p>



<p>L&#8217;Italia contemporanea è più secolarizzata che mai—pratiche religiose in declino, scristianizzazione concreta—eppure il cristianesimo continua a operare come codice culturale invisibile. I valori di dignità, solidarietà, giustizia sociale che animano il dibattito pubblico rimangono, in molti casi, secolarizzazioni di intuizioni cristiane. Anche quando li richiamiamo criticamente—come fa la sinistra italiana quando evoca la Costituzione come carta cristiana dopo l&#8217;esperienza fascista—stiamo dentro quell&#8217;orizzonte.</p>



<p>Le fratture contemporanee:</p>



<p>Ma oggi il discorso si complica. Abbiamo:</p>



<p>Una destra populista che brandisce il cristianesimo come identità nazionale/difensiva</p>



<p>Una sinistra radicale che ha spesso rifiutato questa eredità, cercando fondamenti laici puri</p>



<p>Una società sempre più plurale dove l&#8217;eredità cristiana non è più il terreno comune</p>



<p>Quello che Pasolini coglieva era la naturalezza dell&#8217;eredità cristiana. Oggi il problema è inverso: in una società frammentata, quella eredità diventa contestata. Non è più una trama sotterranea consensuale, ma un terreno di conflitto. </p>



<p>La vera sfida contemporanea non è riconoscere l&#8217;eredità cristiana (Pasolini aveva ragione), ma pensare  quale cristianesimo vogliamo nel nostro orizzonte culturale. Se ne vogliamo uno.</p>



<p> Persiste ancora come fondamento, o si è frammentato?</p>



<p>Entrambe le cose, e questa tensione è il fenomeno interessante.</p>



<p>Persistenza:</p>



<p>Strutture morali profonde rimangono: il valore della persona, la critica all&#8217;ingiustizia, l&#8217;attenzione ai fragili—questi rimangono nella nostra sensibilità anche quando secolarizzati</p>



<p>Nelle crisi (guerre, pandemie, disastri) ritornano istintivamente linguaggi e gesti cristiani</p>



<p>Persino la lotta per i diritti civili, per quanto laica, eredita la grammatica cristiana della dignità umana</p>



<p>       </p>



<p>Frammentazione:</p>



<p>Non c&#8217;è più un codice condiviso: quello che per Pasolini era presupposto comune è diventato terreno conteso</p>



<p>Generazioni più giovani crescono senza questa familiarità. Non è rifiuto deliberato, è indifferenza</p>



<p>La pluralizzazione religiosa (islam, buddhismo, etc.) offre alternative reali, non meramente teoriche</p>



<p>Quando il cristianesimo viene invocato politicamente (dalle destre), molti lo rifiutano come identitario piuttosto che universale</p>



<p>La chiesa stessa è frammentata: quale cristianesimo? Quello progressista di Papa Francesco o quello tradizionalista?</p>



<p>Il punto critico:</p>



<p>Forse la persistenza non è più inconscia &#8211; come in Pasolini. Oggi è una scelta consapevole (di alcuni) o un rifiuto consapevole (di altri). Non è più la trama invisibile su cui tutti siamo tessuti.</p>



<p>Questo significa che la domanda di Pasolini ha perso validità? O che è diventata ancora più urgente, proprio perché quella naturalezza è andata in frantumi?</p>
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		<title>&#8220;I difetti umani sono frattali: cambiano scala, raramente struttura&#8221;. E &#8230; anche le virtù</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/i-difetti-umani-sono-frattali-cambiano-scala-raramente-struttura-e-anche-le-virtu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 15:08:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[Esiste una sorprendente analogia tra la matematica e la natura umana. I frattali*, figure geometriche caratterizzate dall&#8217;autosomiglianza, mostrano la stessa struttura a qualunque livello di ingrandimento. Un ramo ricorda l&#8217;albero, un cavolo ha la stessa forma di una sua parte e questa la stessa forma delle parti di cui è composta ecc., una costa richiama [&#8230;]]]></description>
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<p>Esiste una sorprendente analogia tra la matematica e la natura umana. <a href="https://www.deliapress.it/editoriali/la-matematica-non-e-solo-calcolo-una-lezione-da-galilei-prima-parte/">I frattali</a>*,<a href="https://www.deliapress.it/editoriali/la-soglia-della-meraviglia-ovvero-la-matematica-nella-natura/"> figure geometriche </a>caratterizzate dall&#8217;autosomiglianza, mostrano la stessa struttura a qualunque livello di ingrandimento. Un ramo ricorda l&#8217;albero, un cavolo ha la stessa forma di una sua parte e questa la stessa forma delle parti di cui è composta ecc., una costa richiama il profilo del continente, una nube conserva la propria forma anche osservata da vicino.</p>



<p>Forse anche i difetti umani obbediscono a questa logica.</p>



<p>Cambiano scala, raramente struttura.</p>



<p>L&#8217;orgoglio che incrina un&#8217;amicizia è della stessa natura di quello che scatena una guerra. L&#8217;avidità che porta qualcuno a imbrogliare un collega non è diversa, nella sua architettura morale, da quella che genera colossali frodi finanziarie. La paura che induce un individuo a mentire è la stessa che può spingere un&#8217;intera società a cercare un capro espiatorio.</p>



<p>La differenza non è il difetto.</p>



<p>È la scala.</p>



<p>Osservando la storia, si scopre che gli stessi meccanismi psicologici si ripresentano incessantemente. Cambiano gli attori, cambiano le tecnologie, cambiano le epoche, ma le passioni fondamentali restano sorprendentemente costanti. Ambizione, vanità, invidia, desiderio di potere, bisogno di appartenenza: assumono forme nuove, ma conservano una struttura riconoscibile.</p>



<p>È proprio questo che rende la metafora del frattale così potente. Non suggerisce che l&#8217;essere umano sia irrimediabilmente difettoso. Suggerisce, piuttosto, che i nostri limiti possiedono una natura ricorsiva. Gli stessi schemi che osserviamo nelle grandi vicende del mondo sono spesso rintracciabili nella vita quotidiana, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e perfino nel dialogo interiore.</p>



<p>Questa prospettiva invita anche a un esercizio di umiltà. È facile condannare gli errori della storia o giudicare le colpe altrui come se appartenessero a un&#8217;umanità diversa dalla nostra. Più difficile è riconoscere che gli stessi semi esistono, in misura diversa, dentro ciascuno di noi.</p>



<p>Un frattale non cambia la propria natura quando lo si ingrandisce.</p>



<p>Così, un piccolo egoismo e una grande sopraffazione possono appartenere allo stesso disegno morale. La differenza non è qualitativa, ma quantitativa: opportunità, potere, circostanze e conseguenze amplificano ciò che è già presente.</p>



<p>Naturalmente, questa osservazione vale anche nel senso opposto.</p>



<p><strong>Se i difetti sono frattali, potrebbero esserlo anche le virtù. Un gesto di gentilezza contiene, in miniatura, la stessa struttura della solidarietà collettiva. La sincerità in una conversazione e l&#8217;integrità di uno statista condividono una medesima architettura etica. La compassione esercitata nel quotidiano può essere il modello in scala di una società più giusta.</strong></p>



<p>Forse è proprio questa la lezione più importante. Se la struttura si ripete a ogni livello, allora ogni piccola scelta contribuisce a disegnare il tutto.</p>



<p>Perché, in fondo, non siamo semplicemente spettatori dei grandi fenomeni umani.</p>



<p>Né siamo i frattali.</p>



<p>___________________________</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Un esempio concreto della presenza viva della matematica nel mondo è offerto dai frattali.</strong></li>



<li>Il concetto fu introdotto dal matematico Benoît Mandelbrot per descrivere strutture caratterizzate da autosimilarità, ossia dalla ripetizione della stessa forma a scale diverse. Il celebre Insieme di Mandelbrot mostra come da una semplice formula possa nascere una complessità straordinaria. Ciò che rende i frattali particolarmente affascinanti è che strutture simili si ritrovano in natura: nelle ramificazioni degli alberi, nelle coste, nelle nuvole, nei fiocchi di neve. Questo dimostra che la matematica non è un’invenzione astratta lontana dalla vita quotidiana, ma uno strumento capace di descrivere e interpretare fenomeni reali.</li>



<li>La forma autoreplicante del cavolfiore romano (vedi foto di copertina) è conosciuta appunto con il nome di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Frattale" target="_blank" rel="noreferrer noopener">frattale</a></li>
</ul>
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