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	<title>saggi &#8211; DeliaPress.it</title>
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	<title>saggi &#8211; DeliaPress.it</title>
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		<title>Saverio Orlando conquista Santa Margherita con il romanzo inedito: “Il frutto proibito”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Aleida Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 08:38:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono romanzi che sembrano aspettare in silenzio il momento giusto per trovare una strada. Rimangono per un tempo nel cassetto, come semi affidati alla terra, finché qualcuno non li raccoglie e decide di ascoltarne la voce. “Il frutto proibito”, romanzo inedito di Saverio Orlando, sembra appartenere a questa categoria di storie: quelle che, concorso [&#8230;]]]></description>
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<p>Ci sono romanzi che sembrano aspettare in silenzio il momento giusto per trovare una strada. Rimangono per un tempo nel cassetto, come semi affidati alla terra, finché qualcuno non li raccoglie e decide di ascoltarne la voce. “Il frutto proibito”, romanzo inedito di Saverio Orlando, sembra appartenere a questa categoria di storie: quelle che, concorso dopo concorso, incontro dopo incontro, lasciano una traccia e trovano lettori disposti a seguirne il cammino. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="342" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0012-1024x342.jpg" alt="" class="wp-image-53478" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0012-1024x342.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0012-300x100.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0012-768x257.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0012-1536x514.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0012-696x233.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0012-1068x357.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0012-1256x420.jpg 1256w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0012.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L&#8217;ultima tappa di questo viaggio è stata Santa Margherita Ligure, dove il romanzo ha conquistato il secondo posto nella sezione dedicata agli inediti di<br>“Santa in Giallo”, rassegna che porta sulle rive del Tigullio le molte anime del noir e della narrativa investigativa italiana. Un risultato, che acquista un significato particolare proprio perché arriva dopo altri riscontri positivi ottenuti dal manoscritto. È forse questo, più ancora del singolo riconoscimento, l&#8217;aspetto che interessa all&#8217;autore: la sensazione che la storia, ovunque venga presentata, riesca a farsi ascoltare. “So bene che i premi letterari non ti cambiano la vita, a meno che non si chiamino Strega o, nel caso del giallo, Scerbanenco», racconta Orlando. “Quel che ti resta è che se tra cento o duecento concorrenti il tuo emerge, vuol dire che sei sulla buona strada, anche se devi essere cosciente che di strada da fare ce n&#8217;è ancora tanta per essere apprezzato come scrittore”.<br>Parole che hanno il sapore della misura e della consapevolezza. Nessuna celebrazione assoluta, dunque, ma la gioia discreta di chi vede il proprio lavoro affacciarsi oltre il confine della pagina e ricevere, ogni volta, un nuovo segnale. “Il frutto proibito” figura la seconda inchiesta di Giancarlo Beltrami, personaggio chiave della narrativa dell&#8217;autore. La storia seguirà il protagonista nella ricerca di verità nascoste e misteri legati alle ferite profonde del Sud Italia. Il romanzo ha raccolto importanti consensi nel panorama dei concorsi letterari. L’opera è stata finalista anche al Milazzo Crime Book Festival 2025, al Premio “I Murazzi 2026”, confermando la forza di una scrittura capace di muoversi tra il mistero, l’indagine e quella dimensione civile che da sempre accompagna la narrativa di<br>Orlando. Il riconoscimento ottenuto a Santa Margherita Ligure arriva all&#8217;interno della seconda edizione di “Santa in Giallo”, rassegna che si propone come un originale crocevia delle diverse espressioni del noir italiano. La manifestazione, definita il primo festival “giallo-pop” d&#8217;Italia, non si limita alla letteratura. Attorno ai libri prende forma un universo fatto di incontri, cinema, teatro, musica, fotografia, mostre, giochi da tavolo e iniziative dedicate ai più giovani. La cultura del giallo diventa così una piccola città nella città, capace di abitare luoghi diversi di Santa Margherita Ligure: dallo “Spazio Aperto di via dell&#8217;Arco” alla “Casa del Mare”, dalla “Biblioteca Civica” al “Castello sul Mare”, fino all&#8217;Anfiteatro Umberto Bindi. In questo scenario, il romanzo di Orlando è arrivato fino alla finale nella ristretta terna degli inediti, insieme a “La lista di Silke” di Roberto Rapastella e “Vetrocemento” di Marina Repetto. La serata conclusiva, è stata affidata alla conduzione dei giornalisti Oscar Puntel e Armando Traverso, </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="577" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0013-577x1024.jpg" alt="" class="wp-image-53479" style="width:631px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0013-577x1024.jpg 577w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0013-169x300.jpg 169w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0013-768x1364.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0013-865x1536.jpg 865w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0013-696x1236.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0013-1068x1897.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0013-236x420.jpg 236w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261003-WA0013.jpg 1153w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></figure>



<p>che ha coinvolto circa 300 autori  provenienti da tutta Italia. Ma, al di là della classifica, rimane soprattutto il viaggio. Forse è proprio qui che si trova il significato più autentico di un secondo posto. Non nella medaglia, non nella fotografia della premiazione, non nella riga di una graduatoria, ma nella<br>conferma che una storia riesce a superare il silenzio della pagina. “Il frutto proibito” è ancora un romanzo inedito, eppure il suo percorso racconta già qualcosa. È stato affidato a giurie, lettori, selezioni e concorsi e, in luoghi diversi, ha continuato a raccogliere attenzione. È una forma particolare di fortuna per uno scrittore: scoprire che la storia che ha custodito a lungo dentro di sé riesce a camminare da sola. E per chi scrive, come ricorda lo stesso Orlando, la strada davanti è ancora lunga. Ma forse è proprio questa la parte più bella: sapere di essere soltanto all&#8217;inizio e continuare a camminare, con una storia tra le mani e la speranza che, prima o poi, possa trovare la sua casa nelle pagine di un libro.<br></p>
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		<title>ISTANBUL UN VIAGGIO NELLA GRANDEZZA DI ROMA. Una città che prima di essere visitata deve essere compresa</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/istanbul-un-viaggio-nella-grandezza-di-roma-una-citta-che-prima-di-essere-visitata-deve-essere-compresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 15:36:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Grecanica]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria - Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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					<description><![CDATA[UN VIAGGIO NELLA STORIA Ci sono città che si visitano. E ce ne sono altre che, prima ancora di essere visitate, devono essere comprese. Istanbul appartiene a questa seconda categoria. Andare a Istanbul non significa soltanto attraversare una delle città più affascinanti del mondo, sospesa tra Europa e Asia. Non significa soltanto incontrare il Bosforo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong><em>UN VIAGGIO NELLA STORIA</em></strong></p>



<p>Ci sono città che si visitano. E ce ne sono altre che, prima ancora di essere visitate, devono essere comprese.</p>



<p>Istanbul appartiene a questa seconda categoria.    </p>



<p>Andare a Istanbul non significa soltanto attraversare una delle città più affascinanti del mondo, sospesa tra Europa e Asia. Non significa soltanto incontrare il Bosforo, le moschee, i bazar, i palazzi ottomani o ammirare Santa Sofia. Istanbul è soprattutto un viaggio nella storia. E, forse più di quanto si immagini, un viaggio nella grandezza dell&#8217;antica Roma.</p>



<p>Perché sotto il nome di Istanbul esiste ancora, stratificata nella città moderna, la memoria di Bisanzio e di Costantinopoli, la Nea Roma, la città che per oltre mille anni fu capitale dell&#8217;Impero romano d&#8217;Oriente*.</p>



<p>Due città, una stessa idea di Roma</p>



<p>Il confronto tra Roma e Costantinopoli è sorprendente.</p>



<p>Roma era nata sulle rive del Tevere ed era cresciuta fino a diventare il centro di un impero immenso. Costantinopoli nacque invece dalla trasformazione dell&#8217;antica Bisanzio, scelta da Costantino nel IV secolo come nuova capitale imperiale.</p>



<p>Ma Costantino non voleva semplicemente costruire una nuova capitale.</p>



<p>Voleva costruire una Nuova Roma.</p>



<p>E per questo Costantinopoli venne organizzata guardando continuamente a Roma. Furono creati un Senato, grandi fori, monumenti, palazzi, strade processionali e spazi destinati alla vita politica e alla rappresentazione del potere. La città doveva essere degna dell&#8217;Impero e, soprattutto, doveva essere riconoscibile come erede della città madre.</p>



<p>Persino la topografia assunse un valore simbolico.</p>



<p>Roma era la città dei sette colli: Palatino, Campidoglio, Aventino, Celio, Esquilino, Viminale e Quirinale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/i-SETTE-COLI-A-rOMA-1024x683.png" alt="" class="wp-image-53232" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/i-SETTE-COLI-A-rOMA-1024x683.png 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/i-SETTE-COLI-A-rOMA-300x200.png 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/i-SETTE-COLI-A-rOMA-768x512.png 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/i-SETTE-COLI-A-rOMA-696x464.png 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/i-SETTE-COLI-A-rOMA-1068x712.png 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/i-SETTE-COLI-A-rOMA-630x420.png 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/i-SETTE-COLI-A-rOMA.png 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Anche Costantinopoli venne identificata, nella tradizione, come una città dei sette colli. Non si tratta di una corrispondenza geografica perfetta, né i suoi sette colli sono equivalenti, uno per uno, a quelli di Roma. Ma il significato della somiglianza è straordinario: Costantinopoli veniva pensata e raccontata attraverso il modello di Roma.</p>



<p>Era come se l&#8217;Impero avesse voluto dire:</p>



<p>Roma non finisce a Roma. Roma può rinascere altrove.</p>



<p>Dal Foro all&#8217;Ippodromo</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2107-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53236" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2107-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2107-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2107-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2107-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2107-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2107-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2107-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2107-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2107-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Cisterna Basilica  Yerebatan Sarnici. vicino alla moschea di Santa Sofia, del 532 d.C.  Voluta da Giustiniano per rifornire d&#8217;acqua il Palazzo Imperiale</sup></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2112-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53248" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2112-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2112-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2112-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2112-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2112-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2112-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2112-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2112-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2112-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-53237" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-683x1024.jpg 683w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-200x300.jpg 200w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-768x1152.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-1024x1536.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-1365x2048.jpg 1365w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-696x1044.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-1068x1602.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-280x420.jpg 280w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-1920x2880.jpg 1920w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2297-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Obelisco egizio del faraone Tutmosi III trasportato in piazza Sultanhammed a Costantinopoli da Teodosio nel IV secolo d.C.</sup></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2309-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53255" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2309-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2309-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2309-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2309-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2309-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2309-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2309-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2309-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2309-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2301-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53257" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2301-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2301-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2301-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2301-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2301-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2301-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2301-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2301-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2301-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Dikitilitas, pietra (obelisco) eretta il 390 Anno Domini</sup></figcaption></figure>



<p>Se a Roma il Foro era il grande cuore della vita politica, giudiziaria e religiosa, Costantinopoli costruì i propri grandi spazi monumentali attorno alla stessa idea di centralità.</p>



<p>E poi c&#8217;era l&#8217;Ippodromo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-53238" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-683x1024.jpg 683w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-200x300.jpg 200w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-768x1152.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-1024x1536.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-1365x2048.jpg 1365w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-696x1044.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-1068x1602.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-280x420.jpg 280w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-1920x2880.jpg 1920w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2305-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Colonna serpentina che si trova nell&#8217;area dove c&#8217;era l&#8217;ippodromo. Costantino la spostò nel 324 dC da Delfi dove era originariamente nel santuario di Apollo. Era stata costruita fondendo il bronzo delle armi  dei Persiani sconfitti a Platea</sup></figcaption></figure>



<p>A Roma il Circo Massimo era molto più di un luogo per le corse dei carri: era uno dei grandi teatri della vita pubblica. A Costantinopoli l&#8217;Ippodromo svolse una funzione analoga. Qui la popolazione poteva vedere l&#8217;imperatore, acclamarlo, contestarlo; qui spettacolo e politica si mescolavano continuamente. </p>



<p>L&#8217;imperatore era al centro della scena.</p>



<p>Palazzo imperiale, Ippodromo e città formavano una straordinaria macchina scenografica del potere.</p>



<p>È difficile passeggiare oggi nella zona di Sultanahmet senza immaginare, sotto la Istanbul contemporanea, quella grande città imperiale che per secoli fu il cuore del mondo romano d&#8217;Oriente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2135-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53239" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2135-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2135-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2135-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2135-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2135-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2135-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2135-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2135-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2135-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Piazza Sultanhammed dove c&#8217;era l&#8217;antico ippodromo e sullo sfondo la Moschea Blu</sup></figcaption></figure>



<p>Il Senato, l&#8217;imperatore, l&#8217;Impero</p>



<p>Anche il Senato fu trasferito idealmente nella nuova capitale.</p>



<p>Ma qui appare una differenza fondamentale.</p>



<p>Il Senato romano era nato molti secoli prima dell&#8217;Impero e portava con sé tutta la memoria della Repubblica. Il Senato di Costantinopoli nacque invece all&#8217;interno di un sistema imperiale già fortemente consolidato.</p>



<p>L&#8217;imperatore era il vero centro della macchina dello Stato.</p>



<p>E tuttavia era, nella propria concezione, un imperatore romano.</p>



<p>Questo è forse il punto che più ci sorprende oggi.</p>



<p>Noi parliamo di &#8220;Impero bizantino&#8221;, di &#8220;bizantini&#8221;, di &#8220;civiltà bizantina&#8221;. Ma gli abitanti di Costantinopoli non pensavano di essere i rappresentanti di una civiltà separata da Roma. Si consideravano Romani.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2091-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53240" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2091-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2091-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2091-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2091-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2091-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2091-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2091-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2091-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2091-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2259-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53241" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2259-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2259-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2259-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2259-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2259-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2259-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2259-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2259-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2259-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>La moschea di Solimano vista dalle acque del Corno d&#8217;Oro</sup></figcaption></figure>



<p>La parola greca Rhōmaioi significa infatti &#8220;Romani&#8221;.</p>



<p>E quando nel 1453 Costantinopoli cadde nelle mani degli Ottomani, quella storia non scomparve improvvisamente. Anche il conquistatore, Mehmed II, cercò di appropriarsi dell&#8217;eredità imperiale romana e assunse il titolo di Cesare dei Romani.</p>



<p>La città cambiava padrone, religione dominante e lingua, ma continuava a portare con sé una memoria imperiale straordinariamente potente.</p>



<p>Roma pagana, Costantinopoli cristiana</p>



<p>La differenza più profonda tra le due capitali riguarda forse la religione.</p>



<p>Roma era nata come città pagana. I suoi templi, il Campidoglio, Giove e le altre divinità costituivano l&#8217;ossatura religiosa della città antica.</p>



<p>Costantinopoli nacque invece proprio nel momento in cui l&#8217;Impero romano stava diventando cristiano.</p>



<p>Santa Sofia, Santa Irene, la chiesa dei Santi Apostoli e le altre grandi chiese trasformarono progressivamente il volto della nuova capitale.</p>



<p>Eppure anche qui c&#8217;è una continuità sorprendente.</p>



<p>Costantinopoli non rinnegò Roma: cristianizzò l&#8217;idea romana dell&#8217;Impero.</p>



<p>La grandezza universale di Roma sopravvisse cambiando linguaggio, religione e cultura.</p>



<p>Latino e greco: Roma diventa orientale</p>



<p>Un altro paradosso è quello della lingua.</p>



<p>La nuova capitale era romana, ma sorgeva nel cuore di un mondo prevalentemente greco.</p>



<p>Il latino rimase per secoli la lingua ufficiale dell&#8217;amministrazione e dell&#8217;esercito, mentre il greco era la lingua della maggior parte della popolazione e della grande tradizione culturale orientale.</p>



<p>Con il passare dei secoli il greco prevalse.</p>



<p>E così accadde qualcosa di straordinario: l&#8217;Impero romano di Costantinopoli divenne culturalmente greco senza smettere di considerarsi romano.</p>



<p>È questa una delle chiavi per comprendere la storia della città.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2254-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53242" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2254-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2254-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2254-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2254-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2254-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2254-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2254-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2254-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2254-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Mahmutpas a Carsisi celebre strada tra il Gran Bazar e il Bazar delle spezie chi si trova vicino a Eminonu</sup></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2255-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53250" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2255-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2255-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2255-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2255-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2255-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2255-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2255-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2255-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2255-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Uno degli accessi a</sup> <sup>Mahmutpas a Carsisi celebre strada tra il Gran Bazar e il Bazar delle spezie  </sup></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2250-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53251" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2250-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2250-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2250-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2250-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2250-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2250-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2250-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2250-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2250-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Gran Bazar</sup></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2249-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53271" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2249-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2249-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2249-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2249-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2249-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2249-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2249-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2249-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2249-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La città e i suoi sette colli</p>



<p>E poi c&#8217;è la geografia.</p>



<p>Roma e Costantinopoli sono entrambe città costruite su una serie di rilievi, entrambe dominate da colline che organizzano lo spazio urbano e la vista sulla città.</p>



<p>Ma nella penisola storica di Istanbul la tradizione dei sette colli assume anche un valore simbolico: la nuova capitale viene rappresentata come una città che, proprio come Roma, possiede la propria architettura del potere distribuita sulle alture.</p>



<p>Oggi quei colli sono ancora leggibili nella Istanbul contemporanea: da Sarayburnu e Sultanahmet, con Santa Sofia, la Moschea Blu e il Palazzo di Topkapı, attraverso Çemberlitaş e Beyazıt-Süleymaniye, fino a Fatih, Yavuz Selim, Edirnekapı e Kocamustafapaşa.</p>



<p>Il turista spesso vede una città moderna, ottomana e musulmana.</p>



<p>Ma basta cambiare prospettiva per cominciare a vedere Costantinopoli.</p>



<p>E, dietro Costantinopoli, Roma.</p>



<p>Un viaggio nel tempo</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-53243" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-683x1024.jpg 683w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-200x300.jpg 200w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-768x1152.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-1024x1536.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-1365x2048.jpg 1365w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-696x1044.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-1068x1602.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-280x420.jpg 280w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-1920x2880.jpg 1920w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2277-TORRE-GALATA-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Torre di Galata- Galata Kulesi,  un po&#8217; più a sud dell&#8217;inizio  della famosa via dello shopping Istiklal Caddesi un po&#8217; più a nord del Ponte di Galata sul Corno d&#8217;oro. Torre medioevale costruita dai genovesi nel 1348</sup></figcaption></figure>



<p>È questo che rende Istanbul diversa da molte altre destinazioni.</p>



<p>A Roma camminiamo tra le rovine di un impero che appartiene al passato.</p>



<p>A Istanbul accade qualcosa di diverso: il passato continua a vivere dentro la città contemporanea.</p>



<p>Il Bosforo separa due continenti, ma sembra anche separare e insieme unire epoche diverse.</p>



<p>Sulla penisola storica possiamo passare in pochi minuti dalla Istanbul ottomana alla Costantinopoli cristiana, e dalla Costantinopoli cristiana alla Bisanzio greca. E, se conosciamo la storia, possiamo andare ancora più indietro.</p>



<p>Ogni collina, ogni strada, ogni cisterna, ogni colonna, ogni frammento delle mura può diventare una finestra aperta sull&#8217;Impero romano.</p>



<p>Per questo una visita a Istanbul non dovrebbe essere soltanto un itinerario turistico.</p>



<p>Dovrebbe essere un viaggio nella stratificazione della storia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2260-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53244" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2260-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2260-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2260-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2260-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2260-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2260-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2260-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2260-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2260-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Un venditore con un carretto a mano (arabasi)</sup></figcaption></figure>



<p>È il viaggio dalla Bisanzio greca alla Costantinopoli romana, dalla Costantinopoli cristiana alla capitale ottomana, fino alla Istanbul moderna.</p>



<p>Ma soprattutto è il viaggio attraverso una domanda affascinante:</p>



<p>che cosa rimane di Roma quando Roma non è più il centro del mondo?</p>



<p>La risposta è davanti a noi, sulle rive del Bosforo.</p>



<p>Costantinopoli fu, per più di mille anni, la risposta a quella domanda.</p>



<p>Fu la città che raccolse l&#8217;eredità di Roma, la trasformò e la portò verso Oriente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2158-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53245" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2158-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2158-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2158-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2158-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2158-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2158-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2158-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2158-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2158-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Ponte di Galata e Torre sullo sfondo. </sup></figcaption></figure>



<p>Per questo, quando oggi arriviamo a Istanbul e guardiamo Santa Sofia, l&#8217;Ippodromo, le antiche mura, le colonne, i resti dei fori e la grande penisola dei sette colli, non stiamo semplicemente visitando una città turca.</p>



<p>Stiamo attraversando una delle più grandi continuità della storia europea e mediterranea.</p>



<p>E forse possiamo dirlo ancora più semplicemente:</p>



<p>visitare Istanbul significa, in qualche modo, andare incontro a Roma.</p>



<p>Non alla Roma che abbiamo lasciato sulle rive del Tevere, ma a quella Roma che, nel IV secolo, attraversò idealmente il Mediterraneo e venne a costruire una nuova casa sul Bosforo.</p>



<p>Una Nuova Roma.</p>



<p>Una Roma d&#8217;Oriente.</p>



<p>Una Roma che noi ancora oggi chiamiamo Costantinopoli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2338-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53247" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2338-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2338-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2338-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2338-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2338-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2338-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2338-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2338-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2338-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Il Bosforo e la sua costa visti  dal Ponte sul Bosforo, poi diventato Ponte dei Martiri  del 15 luglio, che lo attraversano. Il nome in memoria dei civili morti dopo il tentato colpo di stato  del 15-16 luglio 2016.    </sup>                                                                                                                                                     </figcaption></figure>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong>Appendice: la riconquista bizantina dell&#8217;Italia e la Calabria greca</strong></p>



<p>La storia dell&#8217;Impero romano d&#8217;Oriente non rimase confinata a Costantinopoli. Nel VI secolo l&#8217;imperatore Giustiniano tentò di ricostruire l&#8217;unità dell&#8217;antico Impero romano e rivolse la propria attenzione anche all&#8217;Italia, che da alcuni decenni era governata dagli Ostrogoti.</p>



<p>Nel 535 Giustiniano affidò al generale Belisario la riconquista della penisola. La guerra fu lunga, difficile e devastante. Belisario conquistò Roma, affrontò gli Ostrogoti e riuscì a portare le armate imperiali fino a Ravenna, che cadde nel 540. Per un momento sembrò che l&#8217;Italia potesse tornare a essere una provincia dell&#8217;Impero romano.</p>



<p>Ma la conquista non fu stabile.</p>



<p>La guerra riprese con violenza e soltanto nel 554, dopo la sconfitta definitiva degli Ostrogoti, l&#8217;imperatore poté considerare l&#8217;Italia nuovamente sottoposta al dominio imperiale. La restaurazione, tuttavia, durò poco. Nel 568 i Longobardi invasero la penisola e conquistarono rapidamente gran parte dei territori italiani.</p>



<p>Nel giro di pochi decenni il controllo bizantino si ridusse a una serie di territori separati: l&#8217;Esarcato di Ravenna, Roma e il suo ducato, alcune zone della costa adriatica, la Sicilia, la Sardegna e soprattutto le regioni meridionali. La frontiera con i Longobardi passava attraverso territori contesi e instabili, fino a raggiungere l&#8217;area del ducato di Benevento, che rimase a lungo uno dei principali centri del potere longobardo nel Mezzogiorno.</p>



<p>La presenza bizantina in Italia non scomparve però rapidamente. In Calabria, in particolare, l&#8217;Impero romano d&#8217;Oriente rimase per secoli. La regione era già profondamente segnata dalla propria eredità greca, risalente alla Magna Grecia, ma il dominio bizantino rafforzò ulteriormente questo carattere.</p>



<p>Per circa cinque secoli la Calabria rimase inserita nel mondo politico, religioso e culturale di Costantinopoli. Le città costiere, i monasteri, le diocesi e le comunità locali conservarono legami intensi con l&#8217;Oriente. Il greco divenne la lingua della liturgia, della cultura e, in molte zone, anche della vita quotidiana.</p>



<p>La Calabria bizantina non fu dunque soltanto una periferia dell&#8217;Impero. Fu un ponte tra la tradizione della Magna Grecia e la civiltà cristiana orientale. Monaci, mercanti, funzionari e soldati contribuirono a mantenere viva una continuità culturale che avrebbe lasciato tracce profonde nel paesaggio, nella religiosità e nella lingua della regione.</p>



<p>Ancora oggi, in alcune comunità dell&#8217;area grecanica dell&#8217;Aspromonte e della Bovesìa, sopravvive il greco di Calabria, una lingua minoritaria che testimonia questa lunga storia. Non è semplicemente un residuo folkloristico, ma il segno vivente di una presenza greca e bizantina durata secoli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2261-VISITA-A-BAKIRKOY-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-53273" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2261-VISITA-A-BAKIRKOY-1024x683.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2261-VISITA-A-BAKIRKOY-300x200.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2261-VISITA-A-BAKIRKOY-768x512.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2261-VISITA-A-BAKIRKOY-1536x1024.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2261-VISITA-A-BAKIRKOY-2048x1365.jpg 2048w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2261-VISITA-A-BAKIRKOY-696x464.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2261-VISITA-A-BAKIRKOY-1068x712.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2261-VISITA-A-BAKIRKOY-630x420.jpg 630w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2261-VISITA-A-BAKIRKOY-1920x1280.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Bakirkoy Ataturk Monument dello scultore turco Tamer Basuglu e si trova a Bakirkoy Cumhuriet Maydani (Piazza della Repubblica) distretto che guarda a sud verso il mar di Marmara</sup></figcaption></figure>



<p>Così, mentre Costantinopoli rappresentava la grande capitale dell&#8217;Impero romano d&#8217;Oriente, la Calabria ne costituiva uno degli avamposti occidentali più duraturi.</p>



<p>La Magna Grecia aveva dato alla regione una prima identità ellenica.</p>



<p>Il periodo bizantino la rinnovò, la cristianizzò e la collegò stabilmente al mondo di Costantinopoli.</p>



<p>Per questo la storia della Calabria aiuta a comprendere ancora meglio la grandezza dell&#8217;Impero romano d&#8217;Oriente: non come una realtà lontana e astratta, ma come una civiltà capace di lasciare tracce profonde anche nelle terre più occidentali del Mediterraneo.</p>



<p>E quando ancora oggi ascoltiamo il greco di Calabria, possiamo percepire, attraverso quella lingua fragile e preziosa, l&#8217;eco di una storia antichissima: quella di una Roma d&#8217;Oriente che, dopo aver riconquistato l&#8217;Italia, continuò a vivere per secoli sulle coste e sulle montagne del Mezzogiorno.&nbsp;</p>



<p>_________</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Costantinopoli è stata la capitale dell&#8217;impero romano d&#8217;Oriente <mark>dal 395 al 1204 e dal 1261 al 1453</mark>.  </li>



<li><strong>Fondazione:</strong> La città fu inaugurata come capitale dell&#8217;impero da Costantino il Grande nel <strong>330 d.C.</strong></li>



<li><strong>Impero d&#8217;Oriente (395–1204):</strong> Dalla divisione definitiva dell&#8217;impero romano nel <strong>395</strong> fino alla conquista dei crociati nel <strong>1204</strong>.</li>



<li><strong>Intermezzo latino (1204–1261):</strong> La città fu la capitale dell&#8217;Impero Latino durante la dominazione crociata.</li>



<li><strong>Restaurazione bizantina (1261–1453):</strong> Tornò a essere la capitale dell&#8217;impero d&#8217;Oriente dal <strong>1261</strong> fino alla caduta definitiva a opera dei Turchi ottomani il <strong>29 maggio 1453</strong>.  </li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><sup>FOTOGRAFIE DELL&#8217;AUTORE</sup></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Chi non si aspetta l&#8217;inaspettato non scoprirà mai la verità.&#8221;</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/chi-non-si-aspetta-linaspettato-non-scoprira-mai-la-verita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:47:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[La massima di Eraclito (filosofo di Efeso VI-V secolo a.C.): &#8220;Chi non si aspetta l&#8217;inaspettato non scoprirà mai la verità.&#8221; è una delle espressioni più profonde del suo pensiero, perché racchiude la sua idea che la realtà sia in continuo mutamento e che la verità non si lasci cogliere da chi cerca solo ciò che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La massima di <a href="https://www.studenti.it/eraclito-riassunto-biografia-pensiero-filosofo.html">Eraclito</a> (filosofo di Efeso  VI-V secolo a.C.):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>&#8220;Chi non si aspetta l&#8217;inaspettato non scoprirà mai la verità.&#8221;</strong></p>
</blockquote>



<p>è una delle espressioni più profonde del suo pensiero, perché racchiude la sua idea che la realtà sia in continuo mutamento e che la verità non si lasci cogliere da chi cerca solo ciò che già conosce.</p>



<p>Si può commentare così:</p>



<p>Eraclito invita a mantenere una mente aperta. La verità non è qualcosa di scontato o già definito: spesso si manifesta in modi imprevedibili, rompendo le nostre abitudini, le nostre certezze e i nostri schemi mentali. Se ci aspettiamo soltanto ciò che è prevedibile, rischiamo di vedere solo ciò che conferma le nostre convinzioni, senza accorgerci di ciò che è realmente nuovo.</p>



<p>L'&#8221;inaspettato&#8221; non indica soltanto un evento sorprendente, ma anche la disponibilità a mettere in discussione le proprie idee. Solo chi è disposto ad accogliere ciò che non aveva previsto può avvicinarsi a una comprensione più autentica della realtà.</p>



<p>Questa riflessione è ancora molto attuale. Nella ricerca scientifica, nelle relazioni umane e nella crescita personale, molte delle scoperte più importanti nascono proprio dall&#8217;imprevisto: un errore, un incontro, una domanda inattesa possono aprire prospettive completamente nuove.</p>



<p>In questo senso, la massima di Eraclito suggerisce che <strong>la verità richiede umiltà</strong>. Non appartiene a chi crede di sapere già tutto, ma a chi conserva la capacità di stupirsi e di riconoscere che il mondo è più ricco e complesso delle proprie aspettative.</p>



<p><strong>In sintesi</strong>, il messaggio di Eraclito è che la ricerca della verità esige apertura, curiosità e disponibilità al cambiamento. Solo chi accetta l&#8217;imprevedibile può davvero conoscere ciò che è reale.</p>



<p></p>



<p>Mi piace fare un collegamento tra Eraclito e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Popper">Karl Popper</a>  (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vienna">Vienna</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/28_luglio">28 luglio</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1902">1902</a> – <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Londra">Londra</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/17_settembre">17 settembre</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1994">1994</a>)-di cui sono un cultore da quando mi ha allargato orizzonti di pensiero-anche se appartengono a epoche e contesti completamente diversi.</p>



<p>Eraclito afferma:</p>



<p>«Chi non si aspetta l&#8217;inaspettato non scoprirà mai la verità.»</p>



<p>Popper, più di duemila anni dopo, esprime un&#8217;idea sorprendentemente affine, ma con il linguaggio della filosofia della scienza. Per lui non esistono verità definitive: ogni teoria è un&#8217;ipotesi che deve essere continuamente sottoposta a verifica: le verità vanno sottoposte a  processo. Una teoria è da considerarsi valida finché resiste ai tentativi di confutarla, ma non è mai definitivamente dimostrata. Basta un&#8217;evidenza contraria ben fondata perché debba essere modificata o abbandonata.</p>



<p>L&#8217; immagine del &#8220;processo&#8221; rende molto bene il pensiero popperiano. Mi piace ripetere che la verità è come un imputato davanti a un tribunale: finché non emergono prove decisive contro di essa, può essere considerato innocente, ma il processo non si chiude mai. Ogni nuova prova può riaprire il caso.</p>



<p>In questa prospettiva, Eraclito e Popper condividono un medesimo atteggiamento intellettuale: entrambi diffidano delle certezze assolute.</p>



<p>Eraclito insegna che la realtà è in continuo divenire e che la verità può manifestarsi proprio dove meno ce l&#8217;aspettiamo. Popper aggiunge che il compito della ragione non è difendere le proprie convinzioni, ma cercare di metterle alla prova, perché solo così la conoscenza può progredire.</p>



<p>Si potrebbe allora costruire un ponte tra i due con queste parole:</p>



<p>Eraclito invita ad attendere l&#8217;inaspettato; Popper invita a cercarlo attivamente. Il primo ci dice che la verità può sorprenderci; il secondo che dobbiamo provocare quella sorpresa sottoponendo ogni nostra convinzione al rischio della smentita. In entrambi i casi, la verità non è un possesso, ma una ricerca.</p>



<p>Questa è una delle grandi lezioni della cultura occidentale: la verità non coincide con la certezza. La certezza tende a chiudere la ricerca; la verità, invece, la mantiene aperta.</p>



<p>Per questo Eraclito e Popper, pur separati da venticinque secoli, sembrano dialogare. Il filosofo di Efeso ricorda che il reale supera sempre le nostre attese; il filosofo viennese insegna che il modo migliore per rispettare questa complessità è non trasformare mai le nostre idee in dogmi. La conoscenza cresce proprio quando siamo disposti a riconoscere che anche ciò che oggi riteniamo vero potrebbe domani essere corretto o superato da una spiegazione migliore. In questo senso, la ricerca della verità richiede la stessa virtù fondamentale in entrambi: l&#8217;umiltà intellettuale.</p>



<p><strong>Il vero lascito del del pensiero greco è questo: capire che la civiltà che ha fondato l’Europa non ci ha insegnato cosa pensare, ma come pensare.</strong></p>



<p>Nota in margine ribadita in un precedente articolo.</p>



<p>Purtroppo il sistema socio-politico preferisce che quest&#8217;atteggiamento non ci sia e snatura la Scuola, di conseguenza: si tende a far diventare il popolo  gregge e, si sa, il gregge accetta il capo, cioè chi tira le fila del sistema.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il richiamo dell&#8217;Aspromonte: al Circolo Meli Gioacchino Criaco presenta: “Dove canta il cùculo”</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/il-richiamo-dellaspromonte-al-circolo-meli-gioacchino-criaco-presenta-dove-canta-ilcuculo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Aleida Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 07:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria - Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia intera]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono sere in cui la letteratura smette di abitare soltanto le pagine e torna a camminare tra la gente. Sere in cui un libro ritrova la terra da cui è nato e le parole sembrano riconoscere il paesaggio, che le ha ispirate. Accade allora qualcosa di raro: il confine tra narrazione e memoria si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono sere in cui la letteratura smette di abitare soltanto le pagine e torna a camminare tra la gente. Sere in cui un libro ritrova la terra da cui è nato e le parole sembrano riconoscere il paesaggio, che le ha ispirate. Accade allora qualcosa di raro: il confine tra narrazione e memoria si dissolve, e chi ascolta non assiste semplicemente alla presentazione di un romanzo, ma prende parte a un rito antico, quello del racconto condiviso. </p>



<p>È accaduto mercoledì 15 luglio,</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="901" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0001-1024x901.jpg" alt="" class="wp-image-52682" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0001-1024x901.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0001-300x264.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0001-768x675.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0001-1536x1351.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0001-696x612.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0001-1068x939.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0001-478x420.jpg 478w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0001.jpg 1559w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br>sul Viale delle Rimembranze, nella suggestiva Piazzetta della Pretura di Melito Porto Salvo, dove il Circolo Culturale Meli ha inserito un nuovo, prezioso tassello nel suo percorso dedicato alla narrativa degli autori calabresi. La presentazione di “Dove canta il cuculo”, l&#8217;ultimo romanzo di Gioacchino Criaco, pubblicato da Piemme, ha trasformato la piazza in uno spazio dell&#8217;anima, dove il tempo sembrava rallentare per lasciare posto all&#8217;ascolto. Le luci della sera si posavano leggere sui volti del pubblico presente, mentre il vento, salendo dal mare verso l&#8217;Aspromonte, sembrava portare con sé le stesse voci, che attraversano le pagine di Criaco. Perché i suoi libri non raccontano soltanto una terra: ne custodiscono il respiro, le ferite, la forza silenziosa e la capacità di rinascere. Sono storie, che affondano le radici nella memoria collettiva e, come gli alberi più antichi, continuano a generare nuovi sguardi sul presente.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="719" height="294" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0036.jpg" alt="" class="wp-image-52683" style="aspect-ratio:2.445655062450173;width:814px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0036.jpg 719w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0036-300x123.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0036-696x285.jpg 696w" sizes="auto, (max-width: 719px) 100vw, 719px" /></figure>



<p><br>A condurre l&#8217;incontro sono stati il presidente del Circolo Culturale Meli, Pasquale Pizzi, e lo scrittore Saverio Orlando, che hanno accompagnato il pubblico con sensibilità e profondità dentro l&#8217;universo narrativo dell&#8217;autore. Il dialogo ha attraversato la storia e l&#8217;antropologia, la cultura e l&#8217;identità, restituendo l&#8217;immagine di una Calabria lontana dagli stereotipi: una terra complessa, capace di custodire il dolore senza rinunciare alla bellezza, dove ogni sentiero conserva una memoria e ogni voce porta con sé il peso e la grazia delle proprie origini. Nel corso della conversazione è emerso con chiarezza come “Dove canta il cuculo” sia molto più di un romanzo. È una ricerca delle radici più profonde dell&#8217;essere umano, un invito ad ascoltare ciò che il rumore del presente spesso soffoca: il linguaggio della natura, il valore della comunità, il legame invisibile tra chi eravamo e ciò che siamo destinati a diventare. Il canto del cuculo<br>diventa così simbolo di un richiamo sottile e persistente, capace di orientare il cammino di chi non ha dimenticato il significato del ritorno. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="676" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0000-1024x676.jpg" alt="" class="wp-image-52684" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0000-1024x676.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0000-300x198.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0000-768x507.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0000-1536x1014.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0000-696x459.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0000-1068x705.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0000-636x420.jpg 636w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260717-WA0000.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La piazza, per una sera, si è fatta libro; il libro si è fatto paesaggio; il paesaggio si è trasformato in memoria condivisa. E forse è proprio questo il dono più autentico della letteratura: ricordarci che le storie non appartengono mai soltanto agli scrittori, ma continuano a vivere negli occhi di chi le ascolta, nei luoghi che le hanno generate e nelle comunità che, custodendole, continuano a riconoscersi in esse. L&#8217;Aspromonte, nelle parole di Criaco, non è soltanto una montagna. È una geografia dell&#8217;anima. È il luogo dove il tempo continua a custodire ciò che altrove si è dissolto. Quelle montagne conservano la grecità forse più della stessa Grecia, come se tra i boschi e le rocce fosse rimasta intatta la voce della tragedia antica. Ed è proprio da questa antica parola “tragodia”, il canto del capro da cui nacque la tragedia greca — che prende forma il nuovo romanzo dello scrittore di Africo. A quasi vent&#8217;anni dalla pubblicazione di “Anime nere”, l&#8217;opera che ha ispirato l&#8217;omonimo film di Francesco Munzi, premiato con nove David di Donatello, Gioacchino Criaco ritorna nelle profondità della sua terra con una storia che attraversa continenti e generazioni, ma che continua ad avere un solo cuore: l&#8217;Aspromonte. Il viaggio del romanzo si snoda tra Canada, Messico, Milano e Calabria. È un Atlantico attraversato non dalle speranze dell&#8217;emigrazione, ma dalle rotte oscure del potere criminale. Eppure ogni strada, ogni fuga, ogni vendetta finisce sempre per ricondurre ad Africo. Africo non è semplicemente un paese. È un nome che pesa nella storia italiana. Alla fine degli anni Quaranta divenne il simbolo di una Calabria dimenticata, quella che Carlo Levi definì una terra “senza peccato e senza redenzione”. È da questa terra estrema che Criaco continua a far nascere i suoi personaggi. Da una parte Gino, adolescente spedito in Canada, educato al<br>crimine dentro una potente famiglia mafiosa nordamericana. Dall&#8217;altra Salvo, un antico capraio dell&#8217;Aspromonte diventato il padrone assoluto della montagna, uomo che ha trasformato il possesso della terra nel dominio sugli uomini. Tra loro corre un filo invisibile che lega continenti e coscienze. L&#8217;assassinio di un affiliato ad Acapulco scatena una guerra destinata a oltrepassare l&#8217;oceano e a ritornare laddove tutto ebbe origine, tra i valloni e le fiumare dell&#8217;Aspromonte, dove la natura sembra conoscere ancora il linguaggio ancestrale dei patti, dei tradimenti e della vendetta. La montagna diventa organismo vivente, spettatrice muta di una violenza che attraversa le generazioni. Qui la tragedia non appartiene al passato: continua a ripetersi, cambiando soltanto i nomi dei protagonisti. Nel romanzo, accanto al capro della tragedia, compare un&#8217;altra figura simbolica: il cuculo. Un uccello apparentemente innocuo, ma capace di occupare i nidi altrui, distruggere le uova degli altri e costringerli a crescere la propria prole. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="698" height="374" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0031.jpg" alt="" class="wp-image-52685" style="aspect-ratio:1.8663463547106747;width:813px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0031.jpg 698w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0031-300x161.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0031-696x374.jpg 696w" sizes="auto, (max-width: 698px) 100vw, 698px" /></figure>



<p>Una metafora potente della sopraffazione. Il cuculo diventa l&#8217;immagine stessa del mafioso: un predatore che si traveste da custode, promettendo protezione mentre semina dipendenza, paura e distruzione. Lo racconta Criaco nel corso dell’evento con parole che suonano come una definitiva demolizione di ogni retorica mafiosa: “Il cuculo è forse l&#8217;animale più feroce che esista in natura. La sua crudeltà non si manifesta con la forza, ma con l&#8217;inganno. Non costruisce un nido, occupa quello degli altri. Depone le proprie uova nel rifugio di altri uccelli e, una volta nato, il piccolo cuculo elimina i suoi fratelli adottivi, spingendoli fuori dal nido e condannandoli alla morte. È felice che gli altri soccombano, perché soltanto così può crescere indisturbato e ricevere tutte le cure destinate a chi avrebbe dovuto condividere quel luogo di vita. È un predatore silenzioso, che prospera sulla distruzione dell&#8217;altro. Per questo il cuculo<br>diventa, nel romanzo, una potente metafora della mentalità mafiosa: occupa ciò che non gli appartiene, annienta chi rappresenta un ostacolo e trasforma la sopraffazione in un&#8217;apparente normalità. Non conquista con il coraggio, ma con l&#8217;arroganza; non genera vita, ma vive sottraendola agli altri. Il suo canto, allora, non è quello della primavera, bensì l&#8217;eco di una tragedia antica, che continua a ripetersi ogni volta che il potere sceglie la violenza invece della giustizia”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="719" height="367" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0034.jpg" alt="" class="wp-image-52687" style="aspect-ratio:1.9592523205313803;width:813px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0034.jpg 719w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0034-300x153.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0034-696x355.jpg 696w" sizes="auto, (max-width: 719px) 100vw, 719px" /></figure>



<p><br>Ma il momento forse più intenso della serata è arrivato quando la conversazione si è spostata dal romanzo allo scrittore. Alla domanda sul significato della scrittura, Criaco ha risposto lasciando cadere parole che sembravano nascere da una riflessione lunga una vita. “La scrittura costringe ad affrontare il dramma. La maggior parte di noi non è felice, poiché il mondo esterno ti costringe ad un egoismo estremo, a correre per tutta la vita. Noi non abbiamo il coraggio di metterci in discussione, perché non ci siamo confrontati con il nostro dramma personale”. In quel momento la letteratura ha smesso di essere racconto ed è diventata confessione. Per Criaco scrivere significa attraversare il proprio dolore, guardarlo negli occhi e trasformarlo in parola. Non per trovare risposte, ma per continuare a porsi domande. È lo stesso spirito con cui ha spiegato il suo ritorno in Calabria. “Ho vissuto gran parte della mia vita fuori regione. Subito dopo la maturità, ho seguito gli studi all&#8217;Università di Bologna e poi ho viaggiato tantissimo in tutto il mondo. Non era nei miei progetti fare ritorno in Calabria. Successivamente tutto si è capovolto. Oggi posso dire che io scelgo la Calabria. Questa è una scelta vera. Noi calabresi abbiamo un contesto di vita diverso rispetto a quello di altri territori. Non possiamo paragonarci con altro. Non cambierei la Calabria con nessuna diversa prospettiva”.<br>Tutto questo non suona come nostalgia. È una scelta consapevole. È il ritorno di chi ha conosciuto il mondo e ha deciso di misurare la propria libertà restando fedele alle radici. Nel finale dell&#8217;incontro è arrivata anche la domanda che molti lettori attendevano: “Dove canta il cuculo” avrà un seguito, come accadde per “Anime Nere”? La risposta dell&#8217;autore è stata un deciso no. Il romanzo resterà così, sospeso nel suo finale aperto. Ma Criaco non ha escluso una possibile trasposizione cinematografica, lasciando immaginare che quelle pagine possano un giorno trasformarsi in immagini, restituendo sullo schermo la stessa luce scura che attraversa il libro. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="716" height="436" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0035.jpg" alt="" class="wp-image-52686" style="aspect-ratio:1.6422248503745116;width:809px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0035.jpg 716w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0035-300x183.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0035-696x424.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260716-WA0035-690x420.jpg 690w" sizes="auto, (max-width: 716px) 100vw, 716px" /></figure>



<p>Quando la serata si è conclusa, il cielo sopra Melito Porto Salvo aveva ormai assunto il colore della notte. Le parole continuavano però a restare nell&#8217;aria, leggere come il vento che sale dall&#8217;Aspromonte. Forse è questo il destino della grande letteratura: non offrire consolazione, ma custodire domande. E il cuculo di Gioacchino Criaco continua a cantare proprio lì, tra gli alberi di una montagna antica, ricordandoci che ogni terra possiede una voce segreta. Basta fermarsi ad ascoltarla.</p>
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		<title>AL TEMPIO DI ASCLEPIO TROVERAI DELLE RISPOSTE</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/al-tempio-di-asclepio-troverai-delle-risposte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 15:43:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Cominciamo con il precisare che il tempio di Asclepio (Esculapio) &#8211; figlio del dio Apollo &#8211; si trova ad Epidauro in Grecia &#8211; luogo famoso per il teatro greco, ancora oggi operante, famoso in tutto il mondo per la sua acustica &#8211; ed è parte di un antico luogo di cura dell&#8217;antichità Silvy soffriva di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cominciamo con il precisare che il tempio di Asclepio  (Esculapio) &#8211; figlio del dio Apollo &#8211;  si trova ad Epidauro  in Grecia &#8211; luogo famoso per il teatro greco, ancora oggi operante, famoso in tutto il mondo per la sua acustica &#8211; ed è parte di un antico luogo di cura dell&#8217;antichità</p>



<p>Silvy soffriva di una lieve ipoacusia. Eppure, quando ci trovammo nel teatro greco di Epidauro, bastò che qualcuno sistemato nell&#8217;orchestra la chiamasse, senza alzare la voce, perché lei sentisse perfettamente ogni parola da qualunque gradinata.</p>



<p>In quel momento mi venne da pensare: forse non è lei a soffrire di ipoacusia, forse è il mondo ad avere un&#8217;acustica sbagliata.</p>



<p>Quel pensiero mi è rimasta dentro. Evidentemente non riguarda soltanto l&#8217;udito. È una metafora del nostro modo di vivere e di prenderci cura delle persone.</p>



<p>Il teatro di Epidauro non è un monumento costruito per caso. Sorge come nell&#8217;incipit nel santuario di Asclepio, il dio della medicina. Gli antichi avevano intuito qualcosa che noi, pur avendo conquistato una medicina immensamente più potente, rischiamo talvolta di dimenticare: la salute del corpo e quella dello spirito non sono separabili.</p>



<p>Per questo, accanto ai luoghi della cura, costruivano un teatro. Non era un semplice spazio per l&#8217;intrattenimento. Era parte del percorso terapeutico. La bellezza dell&#8217;architettura, l&#8217;armonia del paesaggio, la musica, la poesia, la tragedia e la commedia erano considerate esperienze capaci di restituire equilibrio all&#8217;animo umano. Curare significava occuparsi della persona nella sua interezza.</p>



<p>Noi abbiamo fatto passi da gigante nella diagnosi, nella chirurgia, nella farmacologia, nelle tecnologie. Oggi salviamo vite che un tempo sarebbero state perdute. Sarebbe assurdo non riconoscere la grandezza della medicina contemporanea.</p>



<p>Eppure, proprio mentre siamo andati così avanti nella capacità di curare le malattie, rischiamo di essere andati indietro nell&#8217;arte di prenderci cura delle persone.</p>



<p>Sono due cose diverse. Curare significa combattere la malattia con tutti gli strumenti della scienza. Prendersi cura significa accogliere la persona, ascoltarla, comprenderne la paura, l&#8217;incertezza, la solitudine, aiutarla a trovare un senso e una speranza anche nei momenti più difficili.</p>



<p>Queste due dimensioni non si escludono: si completano. La migliore medicina nasce proprio dalla loro alleanza.</p>



<p>Un paziente che si sente ascoltato, rispettato e accompagnato, affronta il percorso terapeutico con una forza diversa. L&#8217;atteggiamento interiore, la fiducia, la relazione con chi cura non sostituiscono i farmaci, ma possono renderne più efficace l&#8217;azione e aiutare la persona ad affrontare con maggiore equilibrio la malattia.</p>



<p>E quando la guarigione non è più possibile, il prendersi cura acquista un significato ancora più profondo. Non elimina il dolore, ma può alleviare la sofferenza. Non cambia l&#8217;esito della malattia, ma cambia profondamente il modo in cui quella persona vive il tempo che le rimane. Significa non lasciare solo nessuno, preservarne la dignità, accompagnarlo con rispetto e umanità fino alla fine.</p>



<p>Ripenso allora a Silvi, che nel teatro di Epidauro sentiva senza sforzo ciò che altrove le sfuggiva. Forse quella perfetta acustica continua ancora oggi a parlarci. Ci ricorda che, molto spesso, non è la persona ad avere un limite: è l&#8217;ambiente che non è capace di accoglierla.</p>



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<p>Forse è questa la lezione più attuale di Epidauro. La medicina non dovrebbe limitarsi a riparare il corpo, ma creare intorno al malato un luogo in cui possa sentirsi ascoltato, compreso e custodito. Perché la guarigione appartiene alla scienza; ma la cura, quella autentica, appartiene anche all&#8217;umanità.</p>



<p>E che pensare di questa umanità organizzata in modo da stressare, maltrattare psicologicamente il paziente alla ricerca spasmodica dello specialista giusto, dell&#8217;appuntamento dilatato a dismisura nel tempo per un controllo, alle attese snervanti, alle spese consistenti per ridurre i tempi nel tentativo &#8211; quando si hanno i mezzi economici &#8211; di assicurartsi la sopravvivenza.</p>



<p>E allora qual è l&#8217;explicit, la conclusione: non è il paziente a essere &#8220;inadeguato&#8221;, è l&#8217;ambiente di cura che deve imparare a essere &#8220;acusticamente giusto&#8221;, cioè capace di ascoltare, accogliere e mettere la persona nelle condizioni di esprimere tutte le proprie risorse.</p>



<p>In questo modo l&#8217;episodio di Silvy non resta un ricordo suggestivo, ma diventa la chiave interpretativa di tutto il mio pensiero.</p>



<p>E ancora una volta devo ribadire il concetto che un viaggio non finisce perché continua con l&#8217;esperienza che hai maturato e  che ti rende diverso da quello che eri prima di partire.</p>
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		<title>Le scritture segrete delle donne: Dacia Maraini e la rivoluzione della parola</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/le-scritture-segrete-delle-donne-dacia-maraini-e-la-rivoluzione-della-parola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Aleida Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 20:16:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia intera]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica: "Le storie positive"]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono incontri che sembrano nascere da una necessità profonda della memoria. Non semplici presentazioni di libri, ma occasioni in cui la letteratura diventa casa comune, luogo di resistenza e di immaginazione. È accaduto a Reggio Calabria, dove Dacia Maraini è tornata per presentar “Le scritture segrete delle donne”, su iniziativa del Circolo culturale Guglielmo [&#8230;]]]></description>
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<p><br>Ci sono incontri che sembrano nascere da una necessità profonda della memoria. Non semplici presentazioni di libri, ma occasioni in cui la letteratura diventa casa comune, luogo di resistenza e di immaginazione. </p>



<p>È accaduto a Reggio Calabria, dove Dacia Maraini è tornata per presentar “Le scritture segrete delle donne”, su iniziativa del Circolo culturale Guglielmo Calarco, in sinergia con il MArRC e in collaborazione con il Touring Club e con l&#8217;Accademia del Tempo Libero Odv. Ad accompagnarla lo scrittore e giornalista Eugenio Murrali che, insieme alla presidente del Circolo Guglielmo Calarco, Angela Curatola, ha dialogato con l&#8217;autrice in una conversazione intensa e partecipata. A rendere ancora più suggestivo l&#8217;incontro le letture dell&#8217;attrice Cinzia Messina e gli intermezzi musicali di Rosamaria Scopelliti, alla voce, e Vincenzo Oppedisano alla chitarra.</p>



<p><br>Dacia Maraini continua ad abitare la letteratura italiana con la stessa passione e la stessa lucidità che da decenni ne fanno una delle voci più autorevoli. Tradotta in oltre venticinque Paesi, autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, poesie e saggi, vincitrice del Premio Campiello con “La lunga vita di Marianna Ucrìa” e del Premio Strega con “Buio”, la scrittrice continua a interrogare il presente attraverso il dialogo con la storia. </p>



<p>Nel suo libro compone una straordinaria costellazione di figure femminili che hanno attraversato i secoli lasciando traccespesso ignorate o dimenticate. Mistiche, cortigiane, monache ribelli, rivoluzionarie, teoriche del femminismo, scrittrici e premi Nobel diventano protagoniste di un viaggio che da Vibia Perpetua arriva fino a Michela Murgia. Un percorso che intreccia la storia della letteratura con quella della libertà femminile. A inizio incontro è stato sottolineato anche la totale assenza di autrici donne per la prova di italiano, in particolare di Grazia Deledda, che ha suscitato forti polemiche. Rimarcando che è un&#8217;esclusiva maschile, che si protrae da anni. Per la prima prova, infatti, le tracce ministeriali hanno proposto Cesare Pavese e Vitaliano Brancati, lasciando nuovamente da parte le scrittrici. La totale assenza di letterate per l&#8217;analisi del testo all&#8217;Esame di Stato è un trend che va avanti da molti anni. Il mancato inserimento della Deledda fa particolarmente discutere per via della ricorrenza, trattandosi inoltre dell&#8217;unica donna italiana ad aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura. Un tema che si è intrecciato naturalmente con il cuore stesso del libro di Maraini: la lunga esclusione delle donne dagli spazi del sapere e della rappresentazione culturale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="789" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260621-WA0008_edit_494472909366735-789x1024.jpg" alt="" class="wp-image-52461" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260621-WA0008_edit_494472909366735-789x1024.jpg 789w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260621-WA0008_edit_494472909366735-231x300.jpg 231w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260621-WA0008_edit_494472909366735-768x997.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260621-WA0008_edit_494472909366735-696x904.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260621-WA0008_edit_494472909366735-1068x1386.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260621-WA0008_edit_494472909366735-324x420.jpg 324w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260621-WA0008_edit_494472909366735.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 789px) 100vw, 789px" /></figure>



<p><br>&#8220;Nel teatro i ruoli delle donne venivano interpretati dagli uomini. Nel medioevo i luoghi in cui potevano imparare a leggere, scrivere e fare di conto era il convento. L&#8217;istruzione era concessa solo agli uomini e alle cortigiane&#8221;. Parole che aprono uno squarcio su secoli di marginalizzazione, ma anche sulla straordinaria capacità delle donne di conquistare lentamente, spazi di libertà. </p>



<p>Tra i momenti più emozionanti della serata, il ricordo di Elsa Morante. &#8220;Scrittrice di grandissimo talento, curiosa e amava giocare&#8221;. Maraini ha raccontato un episodio intimo e commovente. &#8220;Poco prima di morire, sono andata a trovarla in ospedale e lei mi disse di prendere un foglio e giocare insieme a lei al gioco del se fosse…&#8221;. Un ricordo, che restituisce tutta la vitalità e la forza immaginativa di una delle più grandi autrici del Novecento italiano. Maraini ha ricordato come Morante abbia attraversato gli anni del Gruppo 63 senza mai rinunciare alla propria autonomia creativa e come spesso il giudizio sul talento femminile si stato condizionato da pregiudizi e discriminazioni. </p>



<p>&#8220;Lei aveva il punto della verità, coraggiosa, autentica e spiritosa&#8221;. Anche il nome di Grazia Deledda è tornato più volte nella conversazione. &#8220;A quel tempo tutti i grandi intellettuali dicevano che era solo una provinciale, il tempo ha riconosciuto l&#8217;enorme talento. Gli svedesi hanno dato il giusto valore alla scrittrice. Questo deve farci pensare&#8221;. Una riflessione, che risuona ancora oggi e invita a interrogarsi su quanti talenti siano stati ignorati o sottovalutati semplicemente perché appartenenti all&#8217;universo femminile.</p>



<p><br>Particolarmente toccante anche il passaggio dedicato alla giornalista reggina Adele Cambria, evocata attraverso una lettura di Cinzia Messina. A questo riguardo Dacia Maraini ha detto: &#8220;Adele Cambria è stata una giornalista rivoluzionaria, colta, femminista, tenace. Sempre pronta per fare valere i diritti dei più deboli. Ricordo un testo pubblicato sulla rivista Effe dove esplora il complesso e intenso universo sentimentale, privato e politico di Gramsci, attraverso il carteggio inedito di tre figure femminile di nazionalità russa. L&#8217;opera poi si conclude con il testo teatrale Nonostante Gramsci-&#8220;. Nel ricordo di Maraini emerge il ritratto di una donna, che ha saputo coniugare cultura, impegno civile e libertà di pensiero, lasciando un segno profondo nel giornalismo e nel femminismo italiano. Al centro dell&#8217;incontro si è imposto anche il tema del linguaggio, inteso come strumento fondamentale di conoscenza e di emancipazione.</p>



<p> &#8220;Chi possiede la parola, possiede il mondo. Il pensiero senza parole, non esiste. Esse sono estrinseche al pensiero, servono per apprendere e la ragione aiuta a sviluppare il pensiero&#8221;. Una riflessione che si è allargata al rapporto tra lingua, identità e contemporaneità. &#8220;Attualmente si usa il linguaggio povero, quasi inglese, all&#8217;altezza delle macchine. Quando si usa troppo l&#8217;inglese si perde di vista la nostra identità. Noi siamo italiani. È importante conoscere le lingue, ma per scrivere e comunicare al meglio dobbiamo conoscere bene l&#8217;italiano&#8221;. Ma la lingua, ha ricordato Maraini, conserva ancora molte tracce di una cultura patriarcale. &#8220;Tuttavia, devo sottolineare che la lingua italiana è profondamente misogina, soprattutto nella declinazione. Con il passare del tempo si è evidenziato un&#8217;evoluzione, molte parole hanno mutato nel significato. Un passo alla volta si fa la rivoluzione&#8221;. E ancora: &#8220;Tengo a sottolineare, che proprio In Italia durante il Rinascimento, che le donne hanno incominciato a recitare, ad essere protagoniste, che poi hanno fatto eco in tutta l&#8217;Europa&#8221;.</p>



<p><br>Grazie all&#8217;intervento del professore Paolo La Marca, docente di Lingua e Letteratura giapponese, il dialogo ha assunto una dimensione ancora più personale, riportando la scrittrice agli anni dell&#8217;internamento in Giappone durante la Seconda guerra mondiale. &#8220;Mio padre subito dopo laureato ha vinto una borsa di studio in Giappone. Ho un ricordo meraviglioso della mia infanzia&#8221;. Poi il precipitare della storia e della guerra. &#8220;Durante l&#8217;internamento abbiamo sofferto moltissimo la fame. Ricordo mio padre con un<br>espediente riuscì a convincere una guardia a fare un gesto di profonda umanità, ovvero di portare una piccola capra. Grazie al suo latte, siamo vivi. Se non fosse stato per quell’azione, non so se io e la mia famiglia saremmo sopravvissuti&#8221;. In quel racconto emerge tutta la forza della memoria. Una memoria fatta di fame, paura e resistenza, ma anche di piccoli gesti capaci di salvare una vita. E accanto alla figura del padre si staglia quella della madre, Topazia Alliata. &#8220;Ricordo anche in quel contesto la determinazione di mia madre. Lei era sempre accanto a noi e teneva un piccolo quaderno, che teneva nascosto all&#8217;interno di un orsacchiotto, celato da una piccola cerniera. Ha sfidato l&#8217;autorità, ma teneva a mettere per iscritto tutto quello, che accadeva quotidianamente&#8221;. Forse è proprio da quel quaderno nascosto che nasce il senso più profondo della scrittura: custodire ciò che rischia di andare perduto.<br>Nel finale dell&#8217;incontro, Maraini ha evocato anche la Sicilia della sua infanzia, terra di racconti, leggende e narrazioni che hanno alimentato la sua immaginazione e il suo amore per la parola. E mentre le ultime note musicali si diffondevano nella sala, appariva chiaro come “Le scritture segrete delle donne” sia molto più di un libro. È un atto di restituzione. Un viaggio nelle vite di donne che hanno trasformato la scrittura in uno strumento di libertà. Un invito a guardare la storia da prospettive nuove e a riconoscere il valore di voci troppo a lungo rimaste ai margini. Perché ogni parola conquistata sottrae spazio al silenzio. E ogni donna che scrive, ieri come oggi, compie un piccolo gesto rivoluzionario capace di cambiare il mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="471" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260622-WA0003-1024x471.jpg" alt="" class="wp-image-52460" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260622-WA0003-1024x471.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260622-WA0003-300x138.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260622-WA0003-768x353.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260622-WA0003-1536x706.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260622-WA0003-696x320.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260622-WA0003-1068x491.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260622-WA0003-914x420.jpg 914w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260622-WA0003-1920x882.jpg 1920w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260622-WA0003.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Non possiamo non dirci Cristiani</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/non-possiamo-non-dirci-cristiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 06:55:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[Il celebre incipit di Pasolini! Un&#8217;affermazione tanto provocatoria quanto complessa. Con questo saggio del 1975, Pasolini si inserisce in una tradizione di riflessione sulla fondazione cristiana della cultura occidentale—riprendendo e problematizzando le posizioni di Benedetto Croce—ma lo fa in un momento storico particolare: quando l&#8217;Italia stava attraversando una secolarizzazione rapida, eppure il cristianesimo rimaneva profondamente [&#8230;]]]></description>
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<p>Il celebre incipit di Pasolini! Un&#8217;affermazione tanto provocatoria quanto complessa.</p>



<p>Con questo saggio del 1975, Pasolini si inserisce in una tradizione di riflessione sulla fondazione cristiana della cultura occidentale—riprendendo e problematizzando le posizioni di Benedetto Croce—ma lo fa in un momento storico particolare: quando l&#8217;Italia stava attraversando una secolarizzazione rapida, eppure il cristianesimo rimaneva profondamente radicato nell&#8217;immaginario, nella morale, nelle strutture sociali.</p>



<p>Il doppio negativo (&#8220;non possiamo non dirci&#8221;) è cruciale: non afferma che siamo cristiani, ma che non possiamo evitare di riconoscere questa eredità. È una constatazione di fatto culturale più che una dichiarazione di fede. Anche chi rifiuta il cristianesimo come religione, sostiene Pasolini, è formato da categorie mentali, da una sensibilità morale, da strutture narrative che derivano dal cristianesimo.</p>



<p>Considerato dove siamo ora—ulteriormente lontani da quella stagione—la domanda di Pasolini rimane affascinante: in che misura quella eredità permane, trasformata, sotterranea</p>



<p>Ccome questa riflessione si colloca nell&#8217;Italia contemporanea, o al valore del saggio pasoliniano stesso?</p>



<p>Una questione acuta, perché mezzo secolo dopo Pasolini, il paesaggio è drammaticamente cambiato, e tuttavia il suo paradosso rimane vivo.</p>



<p>La persistenza paradossale:</p>



<p>L&#8217;Italia contemporanea è più secolarizzata che mai—pratiche religiose in declino, scristianizzazione concreta—eppure il cristianesimo continua a operare come codice culturale invisibile. I valori di dignità, solidarietà, giustizia sociale che animano il dibattito pubblico rimangono, in molti casi, secolarizzazioni di intuizioni cristiane. Anche quando li richiamiamo criticamente—come fa la sinistra italiana quando evoca la Costituzione come carta cristiana dopo l&#8217;esperienza fascista—stiamo dentro quell&#8217;orizzonte.</p>



<p>Le fratture contemporanee:</p>



<p>Ma oggi il discorso si complica. Abbiamo:</p>



<p>Una destra populista che brandisce il cristianesimo come identità nazionale/difensiva</p>



<p>Una sinistra radicale che ha spesso rifiutato questa eredità, cercando fondamenti laici puri</p>



<p>Una società sempre più plurale dove l&#8217;eredità cristiana non è più il terreno comune</p>



<p>Quello che Pasolini coglieva era la naturalezza dell&#8217;eredità cristiana. Oggi il problema è inverso: in una società frammentata, quella eredità diventa contestata. Non è più una trama sotterranea consensuale, ma un terreno di conflitto. </p>



<p>La vera sfida contemporanea non è riconoscere l&#8217;eredità cristiana (Pasolini aveva ragione), ma pensare  quale cristianesimo vogliamo nel nostro orizzonte culturale. Se ne vogliamo uno.</p>



<p> Persiste ancora come fondamento, o si è frammentato?</p>



<p>Entrambe le cose, e questa tensione è il fenomeno interessante.</p>



<p>Persistenza:</p>



<p>Strutture morali profonde rimangono: il valore della persona, la critica all&#8217;ingiustizia, l&#8217;attenzione ai fragili—questi rimangono nella nostra sensibilità anche quando secolarizzati</p>



<p>Nelle crisi (guerre, pandemie, disastri) ritornano istintivamente linguaggi e gesti cristiani</p>



<p>Persino la lotta per i diritti civili, per quanto laica, eredita la grammatica cristiana della dignità umana</p>



<p>       </p>



<p>Frammentazione:</p>



<p>Non c&#8217;è più un codice condiviso: quello che per Pasolini era presupposto comune è diventato terreno conteso</p>



<p>Generazioni più giovani crescono senza questa familiarità. Non è rifiuto deliberato, è indifferenza</p>



<p>La pluralizzazione religiosa (islam, buddhismo, etc.) offre alternative reali, non meramente teoriche</p>



<p>Quando il cristianesimo viene invocato politicamente (dalle destre), molti lo rifiutano come identitario piuttosto che universale</p>



<p>La chiesa stessa è frammentata: quale cristianesimo? Quello progressista di Papa Francesco o quello tradizionalista?</p>



<p>Il punto critico:</p>



<p>Forse la persistenza non è più inconscia &#8211; come in Pasolini. Oggi è una scelta consapevole (di alcuni) o un rifiuto consapevole (di altri). Non è più la trama invisibile su cui tutti siamo tessuti.</p>



<p>Questo significa che la domanda di Pasolini ha perso validità? O che è diventata ancora più urgente, proprio perché quella naturalezza è andata in frantumi?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Noi perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/noi-perdiamo-tre-quarti-di-noi-stessi-per-essere-come-le-altre-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 13:56:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[La frase di Arthur Schopenhauer — “Noi perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone” — è una critica molto lucida al conformismo sociale e alla tendenza umana ad adattarsi agli altri anche a costo della propria autenticità. Perché ci conformiamo: perdere noi stessi per essere accettati Nella sua riflessione sull’esistenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La frase di Arthur Schopenhauer — “Noi perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone” — è una critica molto lucida al conformismo sociale e alla tendenza umana ad adattarsi agli altri anche a costo della propria autenticità.</p>



<p class="has-light-green-cyan-background-color has-background"><strong>Perché ci conformiamo: perdere noi stessi per essere accettati</strong></p>



<p>Nella sua riflessione sull’esistenza umana, Arthur Schopenhauer individua una debolezza profonda: la difficoltà dell’individuo a restare fedele a sé stesso. La sua celebre affermazione secondo cui perdiamo “tre quarti di noi stessi” per assomigliare agli altri mette a fuoco un fenomeno ancora oggi attualissimo: il bisogno di conformarsi.</p>



<p class="has-light-green-cyan-background-color has-background"><strong>Il bisogno di appartenenza</strong></p>



<p>L’essere umano è, per natura, un animale sociale. Fin dall’infanzia cerchiamo approvazione, riconoscimento e integrazione. Questo bisogno, fondamentale per la sopravvivenza nelle società primitive, si trasforma però facilmente in dipendenza dal giudizio altrui. Per essere accettati, iniziamo a modellare comportamenti, gusti e perfino opinioni su ciò che è socialmente approvato.</p>



<p class="has-light-green-cyan-background-color has-background"><strong>La paura del giudizio</strong></p>



<p>Uno dei motori principali del conformismo è la paura di essere esclusi. Essere diversi può significare esporsi a critiche, isolamento o rifiuto. Per evitarlo, molte persone preferiscono sacrificare parti della propria identità. Schopenhauer vede in questo un impoverimento: invece di sviluppare una personalità autentica, si diventa copie attenuate degli altri.</p>



<p class="has-light-green-cyan-background-color has-background"><strong>Società e imitazione</strong></p>



<p>Le dinamiche sociali rafforzano questo processo. Mode, tendenze e standard culturali spingono verso l’omologazione. Oggi, con i social media, questo meccanismo è ancora più evidente: l’esposizione continua a modelli di vita “ideali” induce a imitare, più che a creare. Il risultato è una perdita di originalità e profondità individuale.</p>



<p class="has-light-green-cyan-background-color has-background"><strong>Il prezzo dell’omologazione</strong></p>



<p>Conformarsi può portare vantaggi immediati — accettazione, integrazione, sicurezza — ma ha un costo elevato: la rinuncia alla propria unicità. Secondo Schopenhauer, questa rinuncia equivale a vivere solo una frazione di sé stessi. Si smette di pensare in modo autonomo, di esplorare inclinazioni personali, di costruire un’identità autentica.</p>



<p class="has-light-green-cyan-background-color has-background">La via dell’autenticità</p>



<p>Opporsi al conformismo non significa isolarsi o rifiutare ogni influenza esterna, ma sviluppare uno spirito critico. Significa scegliere consapevolmente chi essere, invece di limitarsi a imitare. Per Schopenhauer, la vera libertà consiste proprio in questo: restare fedeli alla propria natura, anche quando è più difficile.</p>



<p class="has-light-green-cyan-background-color has-background"><strong>Conclusione</strong></p>



<p>La riflessione di Schopenhauer resta sorprendentemente attuale: in un mondo che premia l’omologazione, il coraggio più grande è essere sé stessi. Recuperare quel “tre quarti” perduto significa riscoprire autenticità, autonomia e profondità — elementi essenziali per una vita pienamente vissuta.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>“Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto” (3/3 fine)</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/non-e-vero-che-abbiamo-poco-tempo-la-verita-e-che-ne-perdiamo-molto-3-3-fine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 09:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deliapress.it/?p=51881</guid>

					<description><![CDATA[La vita non si accorcia da sola: viene consumata da distrazione, paura e inconsapevolezza. Colleghiamo il pensiero di Lucio Anneo Seneca ad altri filosofi, così si vede come questa idea del tempo attraversa tutta la filosofia (e non solo lo stoicismo). Marco Aurelio Nel suo Meditazioni insiste su: Collegamento con Seneca:il tempo si perde quando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong>La vita non si accorcia da sola: viene consumata da distrazione, paura e inconsapevolezza.</strong></p>



<p>Colleghiamo il pensiero di Lucio Anneo Seneca ad altri filosofi, così si vede come questa idea del tempo attraversa tutta la filosofia (e non solo lo stoicismo).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="724" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-1024x724.jpg" alt="" class="wp-image-52008" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-1024x724.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-300x212.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-768x543.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-1536x1086.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-100x70.jpg 100w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-696x492.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-1068x755.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-594x420.jpg 594w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1.jpg 1754w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Marco Aurelio  </strong></p>



<p>Nel suo Meditazioni insiste su:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>vivere il presente</li>



<li>non sprecare energia su ciò che non controlli</li>
</ul>



<p>Collegamento con Seneca:<br><strong>il tempo si perde quando ci occupiamo di cose inutili o fuori dal nostro controllo.</strong></p>



<p>“Non vivere come se avessi mille anni davanti.”</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;Epitteto</strong></p>



<p>Insegna che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>non controlliamo quasi nulla</li>



<li>ma possiamo controllare <strong>come usiamo il nostro tempo e la nostra mente</strong></li>
</ul>



<p>Collegamento:<br><strong>sprecare tempo = preoccuparsi di ciò che non dipende da noi.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Esistenzialismo: Martin Heidegger</strong></p>



<p>Heidegger parla di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>vita “autentica”contrapposta a “inautentica”</li>



<li>persone che vivono seguendo la massa (il “si dice”, “si fa”)</li>
</ul>



<p>&nbsp;Collegamento con Seneca:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>vita inautentica = tempo sprecato</li>



<li>vita autentica = tempo vissuto davvero</li>
</ul>



<p>Entrambi dicono: <strong>la maggior parte delle persone non vive davvero, ma “passa il tempo”.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Blaise Pascal</strong></p>



<p>Pascal introduce il concetto di <em>divertissement</em> (divertimento/distrazione):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’uomo si riempie di attività per non pensare alla propria vita</li>
</ul>



<p>&nbsp;Collegamento:<br><strong>ci distraiamo per evitare noi stessi &nbsp;e così perdiamo il tempo.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;Filosofie orientali (tipo Siddhartha Gautama)</strong></p>



<p>Nel buddhismo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il presente è tutto ciò che esiste</li>



<li>l’attaccamento e la distrazione causano sofferenza</li>
</ul>



<p>&nbsp;Collegamento:<br><strong>vivere distratti = non vivere davvero</strong>, proprio come dice Seneca.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Sintesi dei collegamenti</strong></p>



<p>Tutti questi pensatori, in modi diversi, dicono la stessa cosa:</p>



<p>&nbsp;Il problema non è il tempo che abbiamo<br>&nbsp;Il problema è <strong>come lo viviamo</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Filosofo</strong></td><td><strong>Idea chiave</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td>Seneca</td><td>Sprechi il tempo</td></tr><tr><td>Marco Aurelio</td><td>Concentrati sul presente</td></tr><tr><td>Epitteto</td><td>Non perdere tempo su ciò che non controlli</td></tr><tr><td>Heidegger</td><td>Vivi in modo autentico</td></tr><tr><td>Pascal</td><td>Le distrazioni ti rubano la vita</td></tr><tr><td>Buddhismo</td><td>Sii presente</td></tr></tbody></table></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;Conclusione  </strong></p>



<p>Se metti insieme tutti questi pensieri, come da incipit:</p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong>La vita non si accorcia da sola: viene consumata da distrazione, paura e inconsapevolezza.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>  “Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto” (2/3 cont.)</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/non-e-vero-che-abbiamo-poco-tempo-la-verita-e-che-ne-perdiamo-molto-2-3-cont/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 17:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deliapress.it/?p=51879</guid>

					<description><![CDATA[Non è la vita a essere breve: è la nostra attenzione che è dispersa  continua da link 1. Altri passaggi importanti   &#160;“È breve la vita che viviamo davvero” Seneca dice che non tutta la vita è “vita vera”.Gran parte del tempo lo passiamo: &#160;Viviamo davvero solo quando siamo consapevoli di ciò che facciamo. &#160;“Gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong>Non è la vita a essere breve: è la nostra attenzione che è dispersa</strong></p>



<p><strong> </strong>continua da <a href="https://www.deliapress.it/editoriali/non-e-vero-che-abbiamo-poco-tempo-la-verita-e-che-ne-perdiamo-molto1-3-cont/">link</a></p>



<p><strong>1. Altri passaggi importanti  </strong></p>



<p><strong>&nbsp;“È breve la vita che viviamo davvero”</strong></p>



<p>Seneca dice che <strong>non tutta la vita è “vita vera”</strong>.<br>Gran parte del tempo lo passiamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>lavorando senza senso</li>



<li>inseguendo approvazione</li>



<li>distratti</li>
</ul>



<p>&nbsp;Viviamo davvero solo quando siamo consapevoli di ciò che facciamo.</p>



<p><strong>&nbsp;“Gli uomini sono avari nel custodire il denaro, ma prodighi nel perdere tempo”</strong></p>



<p>Qui Lucio Anneo Seneca fa un paragone potentissimo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>difendiamo i soldi</li>



<li>ma regaliamo il nostro tempo a chiunque</li>
</ul>



<p>&nbsp;Il tempo è più prezioso del denaro, ma lo trattiamo come se valesse meno.</p>



<p><strong>&nbsp;“La vita è lunga, se sai usarla”</strong></p>



<p>Questa è la risposta alla famosa frase iniziale.<br>Per Seneca:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>una vita ben usata è <strong>sufficiente e completa</strong></li>



<li>una vita sprecata sembra sempre troppo corta</li>
</ul>



<p>Qui mi ritrovo a pieno. È tempo di bilanci. </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong> 2. Applicazione alla vita moderna</strong>&#8211;</p>



<p></p>



<p>Ora viene la parte più interessante: <strong>come si traduce tutto questo oggi?</strong></p>



<p><strong>Distrazioni continue</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Social, notifiche, scrolling infinito</li>



<li>Ore che spariscono senza accorgercene</li>
</ul>



<p>&nbsp;Seneca direbbe: <em>stai regalando il tuo tempo senza valore reale.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;Lavoro e stress</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Lavorare tanto è diverso dal  vivere bene</li>



<li>Fare cose solo per status o soldi</li>
</ul>



<p> Per Seneca  è una forma di “schiavitù volontaria”.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;Rimandare sempre</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>“Lo farò domani”</li>



<li>“Quando avrò tempo…”</li>
</ul>



<p> Seneca pensa stai vivendo come se fossi immortale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Vivere in automatico</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Routine senza consapevolezza</li>



<li>Giornate tutte uguali</li>
</ul>



<p>&nbsp;Questo è il vero “spreco” secondo lo stoicismo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>3. Come applicarlo concretamente</strong></p>



<p>Ecco una traduzione pratica del pensiero di Seneca:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Difendi il tuo tempo</strong> come difenderesti i tuoi soldi</li>



<li><strong>Taglia il superfluo</strong> (attività inutili, relazioni vuote)</li>



<li><strong>Sii presente</strong> in quello che fai</li>



<li><strong>Non rimandare ciò che conta davvero</strong></li>



<li><strong>Scegli tu come vivere</strong>, invece di farti trascinare</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;In una frase &nbsp;</strong></p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong><strong>Non è la vita a essere breve: è la nostra attenzione che è dispersa.</strong></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
