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	<title>Featured &#8211; DeliaPress.it</title>
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	<description>News no-stop dal mondo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 May 2026 15:59:49 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Featured &#8211; DeliaPress.it</title>
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		<title>“SE GLI DAI UNA COLTELLATA QUESTO VIDEO DIVENTA VIRALE”. L&#8217;effetto dei social senza un&#8217;educazione digitale</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/se-gli-dai-una-coltellata-questo-video-diventa-virale-leffetto-dei-social-senza-uneducazione-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 15:59:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria - Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia intera]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[OPERAZIONE “MARIJOA” A GIOIA TAURO (RC): “SE GLI DAI UNA COLTELLATA QUESTO VIDEO DIVENTA VIRALE”. OPERAZIONE DEI CARABINIERI NEI GIORNI SCORSI: SGOMINATA BABY-BANDA DEL TERRORE. L’episodio — l’operazione “Marijoa” dei Carabinieri a Gioia Tauro — è uno di quei casi che colpiscono perché mette insieme diversi fenomeni preoccupanti. Prima di tutto, il tema delle baby [&#8230;]]]></description>
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<p>OPERAZIONE “MARIJOA” A GIOIA TAURO (RC): “SE GLI DAI UNA COLTELLATA QUESTO VIDEO DIVENTA VIRALE”. OPERAZIONE DEI CARABINIERI NEI GIORNI SCORSI: SGOMINATA BABY-BANDA DEL TERRORE. </p>



<p>L’episodio   — l’operazione “Marijoa” dei Carabinieri a Gioia Tauro — è uno di quei casi che colpiscono perché mette insieme diversi fenomeni preoccupanti.</p>



<p>Prima di tutto, il tema delle <strong>baby gang</strong>. Non è un fenomeno isolato né solo del Sud Italia: gruppi di giovanissimi che cercano identità e potere attraverso la violenza esistono in molte città. Quello che inquieta qui è la normalizzazione della brutalità, espressa anche in frasi che esaltano la  violenza non solo come atto, ma come spettacolo.</p>



<p>E qui entra il secondo punto: <strong>l’effetto dei social</strong>. L’idea che un’aggressione possa “diventare virale” suggerisce un ribaltamento dei valori. Non si cerca solo di compiere un atto violento, ma di renderlo visibile, quasi “premiato” da attenzione e notorietà. È una dinamica già vista in altri contesti: la ricerca di visibilità può amplificare comportamenti estremi, soprattutto tra adolescenti.</p>



<p>C’è poi il contesto locale. Calabria, e in particolare aree come Gioia Tauro, convivono da anni con problemi strutturali — disoccupazione, marginalità sociale, presenza della criminalità organizzata — che possono facilitare la nascita di queste dinamiche. Attenzione però: non è una giustificazione automatica, ma un fattore di rischio.</p>



<p>Un altro elemento importante è il <strong>ruolo delle istituzioni e delle famiglie</strong>. Operazioni come questa mostrano una risposta repressiva necessaria, ma da sola non basta. Serve prevenzione: scuola, educazione digitale, presidio del territorio, modelli alternativi per i giovani.</p>



<p>Infine, c’è una questione culturale più ampia:<br>quando la violenza diventa linguaggio, intrattenimento o mezzo per ottenere riconoscimento, significa che qualcosa nel tessuto sociale si è indebolito.</p>



<p>Il punto fondamentale e che la scuola non può più limitarsi a trasmettere contenuti tradizionali, perché i social media sono diventati un ambiente formativo parallelo, nel bene e nel male.</p>



<p>Quello che emerge anche da casi come quello di Gioia Tauro è che molti ragazzi costruiscono la propria identità anche online,  cercano riconoscimento attraverso visibilità, like, condivisioni,  possono perdere il confine tra realtà e “spettacolo”.</p>



<p><strong>Per questo l’educazione digitale non dovrebbe essere un’aggiunta opzionale, ma una competenza di base, al pari di leggere e scrivere</strong>.</p>



<p>Interrogativo:  “Stai vivendo o stai recitando per i social?”</p>



<p> Educazione digitale:  capire, scegliere, responsabilità</p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background">Dal punto di vista didattico, l’educazione digitale dovrebbe includere almeno tre pilastri:                             1. Consapevolezza: capire come funzionano algoritmi e viralità; 2. Responsabilità: conseguenze reali delle azioni online (anche legali); 3. Empatia: riconoscere che dietro ogni video ci sono persone reali</p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong>E una cosa importante: non basta dire ai ragazzi “non fatelo”. bisogna dare alternative di identità e riconoscimento che non passino dalla violenza o dalla provocazione.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto” (3/3 fine)</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/non-e-vero-che-abbiamo-poco-tempo-la-verita-e-che-ne-perdiamo-molto-3-3-fine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 09:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[La vita non si accorcia da sola: viene consumata da distrazione, paura e inconsapevolezza. Colleghiamo il pensiero di Lucio Anneo Seneca ad altri filosofi, così si vede come questa idea del tempo attraversa tutta la filosofia (e non solo lo stoicismo). Marco Aurelio Nel suo Meditazioni insiste su: Collegamento con Seneca:il tempo si perde quando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong>La vita non si accorcia da sola: viene consumata da distrazione, paura e inconsapevolezza.</strong></p>



<p>Colleghiamo il pensiero di Lucio Anneo Seneca ad altri filosofi, così si vede come questa idea del tempo attraversa tutta la filosofia (e non solo lo stoicismo).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="724" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-1024x724.jpg" alt="" class="wp-image-52008" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-1024x724.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-300x212.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-768x543.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-1536x1086.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-100x70.jpg 100w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-696x492.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-1068x755.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1-594x420.jpg 594w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/05/Pubblicazione1.jpg 1754w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Marco Aurelio  </strong></p>



<p>Nel suo Meditazioni insiste su:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>vivere il presente</li>



<li>non sprecare energia su ciò che non controlli</li>
</ul>



<p>Collegamento con Seneca:<br><strong>il tempo si perde quando ci occupiamo di cose inutili o fuori dal nostro controllo.</strong></p>



<p>“Non vivere come se avessi mille anni davanti.”</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;Epitteto</strong></p>



<p>Insegna che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>non controlliamo quasi nulla</li>



<li>ma possiamo controllare <strong>come usiamo il nostro tempo e la nostra mente</strong></li>
</ul>



<p>Collegamento:<br><strong>sprecare tempo = preoccuparsi di ciò che non dipende da noi.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Esistenzialismo: Martin Heidegger</strong></p>



<p>Heidegger parla di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>vita “autentica”contrapposta a “inautentica”</li>



<li>persone che vivono seguendo la massa (il “si dice”, “si fa”)</li>
</ul>



<p>&nbsp;Collegamento con Seneca:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>vita inautentica = tempo sprecato</li>



<li>vita autentica = tempo vissuto davvero</li>
</ul>



<p>Entrambi dicono: <strong>la maggior parte delle persone non vive davvero, ma “passa il tempo”.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Blaise Pascal</strong></p>



<p>Pascal introduce il concetto di <em>divertissement</em> (divertimento/distrazione):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’uomo si riempie di attività per non pensare alla propria vita</li>
</ul>



<p>&nbsp;Collegamento:<br><strong>ci distraiamo per evitare noi stessi &nbsp;e così perdiamo il tempo.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;Filosofie orientali (tipo Siddhartha Gautama)</strong></p>



<p>Nel buddhismo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il presente è tutto ciò che esiste</li>



<li>l’attaccamento e la distrazione causano sofferenza</li>
</ul>



<p>&nbsp;Collegamento:<br><strong>vivere distratti = non vivere davvero</strong>, proprio come dice Seneca.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Sintesi dei collegamenti</strong></p>



<p>Tutti questi pensatori, in modi diversi, dicono la stessa cosa:</p>



<p>&nbsp;Il problema non è il tempo che abbiamo<br>&nbsp;Il problema è <strong>come lo viviamo</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Filosofo</strong></td><td><strong>Idea chiave</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td>Seneca</td><td>Sprechi il tempo</td></tr><tr><td>Marco Aurelio</td><td>Concentrati sul presente</td></tr><tr><td>Epitteto</td><td>Non perdere tempo su ciò che non controlli</td></tr><tr><td>Heidegger</td><td>Vivi in modo autentico</td></tr><tr><td>Pascal</td><td>Le distrazioni ti rubano la vita</td></tr><tr><td>Buddhismo</td><td>Sii presente</td></tr></tbody></table></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;Conclusione  </strong></p>



<p>Se metti insieme tutti questi pensieri, come da incipit:</p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong>La vita non si accorcia da sola: viene consumata da distrazione, paura e inconsapevolezza.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>  “Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto” (2/3 cont.)</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/non-e-vero-che-abbiamo-poco-tempo-la-verita-e-che-ne-perdiamo-molto-2-3-cont/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 17:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è la vita a essere breve: è la nostra attenzione che è dispersa  continua da link 1. Altri passaggi importanti   &#160;“È breve la vita che viviamo davvero” Seneca dice che non tutta la vita è “vita vera”.Gran parte del tempo lo passiamo: &#160;Viviamo davvero solo quando siamo consapevoli di ciò che facciamo. &#160;“Gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong>Non è la vita a essere breve: è la nostra attenzione che è dispersa</strong></p>



<p><strong> </strong>continua da <a href="https://www.deliapress.it/editoriali/non-e-vero-che-abbiamo-poco-tempo-la-verita-e-che-ne-perdiamo-molto1-3-cont/">link</a></p>



<p><strong>1. Altri passaggi importanti  </strong></p>



<p><strong>&nbsp;“È breve la vita che viviamo davvero”</strong></p>



<p>Seneca dice che <strong>non tutta la vita è “vita vera”</strong>.<br>Gran parte del tempo lo passiamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>lavorando senza senso</li>



<li>inseguendo approvazione</li>



<li>distratti</li>
</ul>



<p>&nbsp;Viviamo davvero solo quando siamo consapevoli di ciò che facciamo.</p>



<p><strong>&nbsp;“Gli uomini sono avari nel custodire il denaro, ma prodighi nel perdere tempo”</strong></p>



<p>Qui Lucio Anneo Seneca fa un paragone potentissimo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>difendiamo i soldi</li>



<li>ma regaliamo il nostro tempo a chiunque</li>
</ul>



<p>&nbsp;Il tempo è più prezioso del denaro, ma lo trattiamo come se valesse meno.</p>



<p><strong>&nbsp;“La vita è lunga, se sai usarla”</strong></p>



<p>Questa è la risposta alla famosa frase iniziale.<br>Per Seneca:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>una vita ben usata è <strong>sufficiente e completa</strong></li>



<li>una vita sprecata sembra sempre troppo corta</li>
</ul>



<p>Qui mi ritrovo a pieno. È tempo di bilanci. </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong> 2. Applicazione alla vita moderna</strong>&#8211;</p>



<p></p>



<p>Ora viene la parte più interessante: <strong>come si traduce tutto questo oggi?</strong></p>



<p><strong>Distrazioni continue</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Social, notifiche, scrolling infinito</li>



<li>Ore che spariscono senza accorgercene</li>
</ul>



<p>&nbsp;Seneca direbbe: <em>stai regalando il tuo tempo senza valore reale.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;Lavoro e stress</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Lavorare tanto è diverso dal  vivere bene</li>



<li>Fare cose solo per status o soldi</li>
</ul>



<p> Per Seneca  è una forma di “schiavitù volontaria”.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;Rimandare sempre</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>“Lo farò domani”</li>



<li>“Quando avrò tempo…”</li>
</ul>



<p> Seneca pensa stai vivendo come se fossi immortale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Vivere in automatico</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Routine senza consapevolezza</li>



<li>Giornate tutte uguali</li>
</ul>



<p>&nbsp;Questo è il vero “spreco” secondo lo stoicismo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>3. Come applicarlo concretamente</strong></p>



<p>Ecco una traduzione pratica del pensiero di Seneca:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Difendi il tuo tempo</strong> come difenderesti i tuoi soldi</li>



<li><strong>Taglia il superfluo</strong> (attività inutili, relazioni vuote)</li>



<li><strong>Sii presente</strong> in quello che fai</li>



<li><strong>Non rimandare ciò che conta davvero</strong></li>



<li><strong>Scegli tu come vivere</strong>, invece di farti trascinare</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&nbsp;In una frase &nbsp;</strong></p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-background-color has-background"><strong><strong>Non è la vita a essere breve: è la nostra attenzione che è dispersa.</strong></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando la tradizione si rinnova: fede, comunità e nuovi sguardi a Melito di Porto Salvo</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/quando-la-tradizione-si-rinnova-fede-comunita-e-nuovi-sguardi-a-melito-di-porto-salvo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Aleida Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 07:54:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Grecanica]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria - Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[A Melito di Porto Salvo, il tempo della festa coincide con quello della memoria e della devozione. Le strade si riempiono di volti, di attese, di gesti che si ripetono e si rinnovano, mentre la comunità si raccoglie attorno alla Madonna di Porto Salvo, cuore spirituale e simbolico del paese. È un’atmosfera che intreccia sacro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><br>A Melito di Porto Salvo, il tempo della festa coincide con quello della memoria e della devozione. Le strade si riempiono di volti, di attese, di gesti che si ripetono e si rinnovano, mentre la comunità si raccoglie attorno alla Madonna di Porto Salvo, cuore spirituale e simbolico del paese. È un’atmosfera che intreccia sacro e popolare, dove il profumo del mare accompagna le preghiere e ogni passo della processione diventa espressione di un legame profondo con le proprie radici. In questo scenario, la tradizione non appare come qualcosa di immobile, ma come una presenza viva, capace di attraversare il tempo e di rinsaldare, anno dopo anno, il senso di appartenenza di un’intera comunità. Tuttavia, ci sono cambiamenti che non irrompono, ma affiorano. Crescono nel tempo, dentro le abitudini e nei gesti tramandati, fino a diventare visibili senza mai spezzare il filo della continuità. È in questa prospettiva che si può leggere quanto accaduto nel corso della processione della Madonna di Porto Salvo, nel rione<br>Marina.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="994" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-1-994x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51962" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-1-994x1024.jpg 994w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-1-291x300.jpg 291w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-1-768x791.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-1-696x717.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-1-408x420.jpg 408w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-1.jpg 1053w" sizes="(max-width: 994px) 100vw, 994px" /></figure>



<p><br>Per la prima volta, sono state le donne a farsi carico del trasporto della vara dei pescatori, portando alla luce, in modo visibile e riconosciuto, un ruolo che da sempre custodiscono nel silenzio della devozione quotidiana. Non semplici partecipanti, ma protagoniste di una fede vissuta e tramandata, hanno trasformato un gesto tradizionale in un segno potente di presenza e continuità, dando corpo a una dimensione che per lungo tempo era rimasta discreta ma fondamentale. E, in quel momento così denso di significato, il pensiero corre inevitabilmente a chi quella tradizione l’ha incarnata per anni: chissà cosa avrebbe pensato Alessandro Manganaro, storico capo vara che per quasi trent’anni ha guidato i portatori del rione marina.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="861" height="592" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-1.jpg" alt="" class="wp-image-51974" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-1.jpg 861w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-1-300x206.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-1-768x528.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-1-100x70.jpg 100w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-1-218x150.jpg 218w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-1-696x479.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-1-611x420.jpg 611w" sizes="(max-width: 861px) 100vw, 861px" /></figure>



<p><br>Forse avrebbe riconosciuto, in quel passaggio, non una rottura ma un’evoluzione naturale, fedele allo spirito più autentico della devozione che lui stesso ha contribuito a custodire e trasmettere. La loro partecipazione ha restituito un’immagine nuova e, allo stesso tempo, profondamente coerente con la storia. Nei loro passi si percepiva non solo la responsabilità delgesto, ma anche la consapevolezza di una continuità, che si rinnova. La collettività ha accolto questo momento con rispetto e partecipazione, riconoscendo in esso un segno di maturazione collettiva. La processione, attraversando le vie del quartiere tra il profumo del mare e il suono sommesso delle preghiere, ha assunto così un significato ulteriore: quello di una memoria capace di evolversi senza perdere la propria identità. Un’esperienza, che ha rafforzato il senso di appartenenza e il legame con le radici.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="630" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0009-1024x630.jpg" alt="" class="wp-image-51958" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0009-1024x630.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0009-300x184.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0009-768x472.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0009-356x220.jpg 356w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0009-696x428.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0009-1068x657.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0009-683x420.jpg 683w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0009.jpg 1311w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In questo clima di intensa partecipazione si inseriscono anche le parole del sindaco Tito Nastasi, che ha condiviso il significato profondo di questo momento per l’intero paese. Camminare accanto ai propri concittadini, nel segno della fede e della devozione mariana, ha rappresentato per lui un’esperienza particolarmente significativa, capace di rafforzare il legame tra la città e la sua storia. La festa, nelle sue parole, non si esaurisce nella dimensione religiosa, ma diventa un momento di identità collettiva, un’occasione in cui la comunità si riconosce come tale, riscoprendosi unita come una famiglia. In questo percorso, affidare speranze e difficoltà alla Madonna di Porto Salvo assume il valore di un gesto condiviso, vissuto con emozione e senso di responsabilità, reso ancora più intenso dalla sua prima partecipazione alla processione nel ruolo di sindaco.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0006-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51959" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0006-1024x1024.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0006-300x300.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0006-150x150.jpg 150w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0006-768x768.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0006-696x696.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0006-1068x1068.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0006-420x420.jpg 420w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0006.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0007-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51963" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0007-1024x1024.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0007-300x300.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0007-150x150.jpg 150w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0007-768x768.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0007-696x696.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0007-1068x1068.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0007-420x420.jpg 420w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0007.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br>Accanto alla dimensione spirituale, non è mancato un importante momento di riconoscimento civile. L’Amministrazione comunale ha infatti voluto rendere omaggio alla memoria di Don Benvenuto Malara, figura che ha segnato profondamente la vita religiosa e sociale del territorio, attraverso il conferimento del premio “Maria SS. di Porto Salvo”. A prendere parte alla commissione che ha attribuito il riconoscimento sono stati il sindaco Tito Nastasi, la presidente del Consiglio comunale Serena Minicuci e il rettore del Santuario di Porto Salvo, Don Peppinello Nipote. In questa occasione, è stato espresso un sentito ringraziamento ai familiari delsacerdote, ai quali è stata consegnata la pergamena commemorativa, quale segno di gratitudine per l’eredità spirituale e umana lasciata alla comunità melitese. L’intera settimana di celebrazioni è stata il risultato di un lavoro condiviso e di un impegno diffuso. Determinante, in questo senso, il contributo del comitato “Cuore Events”, la cui attività si è distinta per dedizione e capacità organizzativa. Attraverso entusiasmo, spirito di sacrificio e iniziativa, il gruppo ha dimostrato quanto sia fondamentale credere nel proprio territorio e investire energie per valorizzarlo, contribuendo in modo concreto alla riuscita degli eventi. Attorno a questo impegno si è sviluppata una partecipazione ampia, che ha coinvolto istituzioni, associazioni e cittadini. Le diverse iniziative — culturali, artistiche e ricreative — hanno animato gli spazi della città, trasformandoli in luoghi di incontro e condivisione.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="731" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0012-731x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51960" style="aspect-ratio:0.7138737144077884;width:784px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0012-731x1024.jpg 731w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0012-214x300.jpg 214w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0012-768x1076.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0012-696x975.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0012-300x420.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0012.jpg 897w" sizes="auto, (max-width: 731px) 100vw, 731px" /></figure>



<p>Allo stesso tempo, il contributo dei servizi pubblici, delle forze dell’ordine e del volontariato ha garantito lo svolgimento sereno delle manifestazioni. La dimensione religiosa, sostenuta dalla presenza delle autorità ecclesiastiche e dal coinvolgimento delle parrocchie, ha mantenuto al centro delle celebrazioni il valore della devozione alla Madonna di Porto Salvo, punto di riferimento spirituale e simbolico per l’intera<br>comunità. Nel loro insieme, questi giorni hanno restituito l’immagine di una cittadina viva, capace di custodire le proprie radici e, allo stesso tempo, di aprirsi al cambiamento. La partecipazione dei cittadini ha rappresentato l’elemento più autentico di questa esperienza, confermando la forza di un’identità condivisa, che continua a rinnovarsi nel tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="633" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0008-1024x633.jpg" alt="" class="wp-image-51961" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0008-1024x633.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0008-300x185.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0008-768x475.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0008-356x220.jpg 356w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0008-696x430.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0008-1068x660.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0008-680x420.jpg 680w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260428-WA0008.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>E così, mentre l’eco dei canti si dissolve e i passi della processione si perdono tra le vie del paese, ciò che resta non è soltanto il ricordo di una festa, ma il segno vivo di una comunità che continua a riconoscersi nella propria storia. Melito di Porto Salvo, ancora una volta, ha saputo tenere insieme passato e presente, custodendo la forza delle sue radici e aprendosi, con naturalezza, a nuovi orizzonti. La devozione alla Madonna di Porto Salvo si conferma così non solo come espressione religiosa, ma come linguaggio collettivo, capace di unire generazioni, esperienze e sensibilità diverse. In questo equilibrio tra continuità e cambiamento, tra memoria e rinnovamento, si rivela il volto più autentico della tradizione: non qualcosa da conservare immobile, ma una realtà viva, che cresce insieme alla sua collettività. Ed è forse proprio in questo cammino condiviso, fatto di gesti antichi e significati nuovi, che Melito ritrova ogni anno il senso più profondo del suo essere cittadinanza.</p>



<p></p>



<p> </p>



<p></p>
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		<title> “Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto”(1/3 cont.)</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/non-e-vero-che-abbiamo-poco-tempo-la-verita-e-che-ne-perdiamo-molto1-3-cont/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 15:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[La frase &#160;&#160;è una delle più celebri di Lucio Anneo Seneca, tratta dalla sua opera De Brevitate Vitae (“Sulla brevità della vita”). &#160;Il significato della frase “Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto.” Seneca ribalta un’idea molto comune: non è la vita a essere troppo breve, ma siamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La frase &nbsp;&nbsp;è una delle più celebri di Lucio Anneo Seneca, tratta dalla sua opera De Brevitate Vitae (“Sulla brevità della vita”).</p>



<p><strong>&nbsp;Il significato della frase</strong></p>



<p><em>“Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto.”</em></p>



<p>Seneca ribalta un’idea molto comune: non è la vita a essere troppo breve, ma siamo noi a sprecarla.</p>



<p><strong>Cosa vuole dire davvero</strong></p>



<p>Secondo Seneca:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il tempo è sufficiente <strong>se lo usiamo bene</strong></li>



<li>Lo perdiamo in attività inutili: distrazioni, ambizioni vuote, preoccupazioni, superficialità</li>



<li>Viviamo spesso <strong>come se fossimo immortali</strong>, rimandando ciò che conta davvero</li>
</ul>



<p>Per lui, il problema non è la durata della vita, ma <strong>la qualità del modo in cui la viviamo</strong>.</p>



<p><strong>&nbsp;Il messaggio filosofico</strong></p>



<p>Seneca, influenzato dallo <strong>stoicismo</strong>, invita a:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>concentrarsi su ciò che ha valore (virtù, conoscenza, consapevolezza)</li>



<li>evitare di “svendere” il proprio tempo agli altri o alle cose futili</li>



<li>vivere ogni giorno come qualcosa di completo, non come attesa del futuro</li>



<li><strong> Attualità del pensiero</strong></li>
</ul>



<p>Anche oggi questa idea è molto attuale: tra social, lavoro frenetico e distrazioni continue, spesso abbiamo la sensazione di non avere tempo… ma in realtà lo disperdiamo senza accorgercene.</p>



<p>&nbsp;In sintesi: <strong>non dobbiamo cercare più tempo, ma imparare a usarlo meglio.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>La felicità appartiene a coloro che bastano a se stessi: una lezione attuale da Schopenhauer</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/la-felicita-appartiene-a-coloro-che-bastano-a-se-stessi-una-lezione-attuale-da-schopenhauer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 15:44:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[In un’epoca dominata dal consumo, dalla ricerca incessante di approvazione e dalla dipendenza da stimoli esterni, la riflessione di Arthur Schopenhauer sulla felicità appare sorprendentemente moderna. “La felicità appartiene a coloro che bastano a se stessi” non è soltanto una frase suggestiva, ma una vera e propria filosofia di vita, fondata sull’autosufficienza interiore e sulla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un’epoca dominata dal consumo, dalla ricerca incessante di approvazione e dalla dipendenza da stimoli esterni, la riflessione di Arthur Schopenhauer sulla felicità appare sorprendentemente moderna. “La felicità appartiene a coloro che bastano a se stessi” non è soltanto una frase suggestiva, ma una vera e propria filosofia di vita, fondata sull’autosufficienza interiore e sulla capacità di trovare appagamento indipendentemente dal mondo esterno.</p>



<p class="has-light-green-cyan-background-color has-background"><strong>Come si può fare? Ci saranno svariati modi. Voglio fare una riflessione. Forse, inconsapevolmente, io mi sono ritagliato un mondo esterno raggiungibile, come dire che l&#8217;ho delimitato; metaforicamente parlando &#8220;non ho desiderato la luna&#8221; quindi non ho conosciuto quella insoddisfazione cronica che mi avrebbe portato frustrazioni. Non mi sono privato di niente salvo di ciò che non  valesse il mio impegno. Il mio bilancio è positivo. Quello che mi aspetta in futuro &#8230; è tutto guadagnato</strong>.</p>



<p>Ma torniamo al nostro filosofo  </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’illusione dei desideri</h3>



<p>Secondo Schopenhauer, la vita umana è dominata dalla volontà, una forza cieca che ci spinge continuamente a desiderare. Tuttavia, ogni desiderio soddisfatto lascia presto spazio a un nuovo bisogno, generando un ciclo infinito di insoddisfazione. La felicità, in questo schema, è solo una pausa temporanea tra due stati di mancanza.</p>



<p>Da qui nasce una conclusione radicale: più dipendiamo da ciò che è esterno a noi – beni materiali, riconoscimento sociale, relazioni instabili – più siamo esposti alla frustrazione. L’autosufficienza diventa allora una forma di liberazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Bastare a se stessi: cosa significa davvero?</h3>



<p>Bastare a se stessi non implica isolamento o rifiuto degli altri, ma piuttosto una solida indipendenza interiore. Significa sviluppare risorse personali – intellettuali, emotive e morali – che permettano di affrontare la vita senza dipendere costantemente da fattori esterni.</p>



<p>Per Schopenhauer, la vera ricchezza non è ciò che possediamo, ma ciò che siamo. Una mente coltivata, capace di riflessione e contemplazione, può trovare piacere anche nella solitudine. Al contrario, chi cerca continuamente distrazioni esterne spesso fugge da un vuoto interiore.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La solitudine come spazio di crescita</h3>



<p>Un aspetto centrale della filosofia schopenhaueriana è la rivalutazione della solitudine. Lontano dall’essere una condizione negativa, essa rappresenta un’opportunità per entrare in contatto con sé stessi. Solo chi è in grado di stare da solo, sostiene il filosofo, dimostra una vera ricchezza interiore.</p>



<p class="has-light-green-cyan-background-color has-background">I<strong>n un mondo iperconnesso, dove il silenzio è spesso evitato e la solitudine temuta, questa prospettiva appare quasi rivoluzionaria. Eppure, proprio nei momenti di distacco si sviluppano creatività, lucidità e profondità.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una lezione per il presente</h3>



<p>La lezione di Schopenhauer invita a riconsiderare il nostro modo di vivere. Invece di inseguire continuamente qualcosa fuori da noi, potremmo investire nella costruzione di un equilibrio interno. Questo non elimina il dolore o le difficoltà, ma riduce la nostra vulnerabilità rispetto agli eventi esterni.</p>



<p><strong>Coltivare interessi autentici, sviluppare il pensiero critico, accettare momenti di solitudine e limitare i desideri superflui sono passi concreti verso quella autosufficienza che il filosofo considerava essenziale per la felicità.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center has-light-green-cyan-background-color has-background">Conclusione</h3>



<p>“La felicità appartiene a coloro che bastano a se stessi” non è un invito all’egoismo, ma alla libertà interiore. In un mondo che ci spinge costantemente a cercare fuori ciò che ci manca, Schopenhauer ci ricorda che il punto di partenza – e forse anche quello di arrivo – è dentro di noi.</p>



<p></p>
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		<title>Madonna di Porto Salvo: canto di fede e devozione senza tempo</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/madonna-di-porto-salvo-canto-di-fede-e-devozione-senza-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Aleida Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 19:58:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Grecanica]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria - Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia intera]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un canto antico che ancora vibra tra le onde e le pietre della costa ionica, un canto che aprela memoria come una porta socchiusa sul tempo:“Di la Turchia si partiu, intra na navi fu portata! E sbarco’ in fidi pia sutta a Melito la bella Maria”. Parole semplici, eppure dense di mistero, che custodiscono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><br>C’è un canto antico che ancora vibra tra le onde e le pietre della costa ionica, un canto che apre<br>la memoria come una porta socchiusa sul tempo:<br>“Di la Turchia si partiu, intra na navi fu portata! E sbarco’ in fidi pia sutta a Melito la bella Maria”. Parole semplici, eppure dense di mistero, che custodiscono l’origine di una devozione profondamente radicata nel cuore di Melito. Secondo la tradizione popolare, il quadro della Madonna di Porto Salvo giunse dal mare, sospinto da una volontà più grande delle correnti. </p>



<p>La leggenda racconta di una giovane fanciulla rapita dai turchi, strappata alla sua terra e ai suoi affetti. Nel dolore della prigionia, non cessò mai di pregare la Vergine, affidandole ogni lacrima, ogni speranza. Fu proprio in quel buio che la luce si fece strada: la Madre le apparve in visione, invitandola a salire su una nave insieme alla sua effigie. Non un semplice invito, ma una promessa di ritorno. Il viaggio fu un atto di fede assoluto. La piccola imbarcazione, fragile davanti all’immensità del mare, divenne strumento di un disegno invisibile. Onde e vento si fecero alleati, e ciò che sembrava impossibile si compì: la nave approdò sulle rive di Porto Salvo. La giovane poté riabbracciare i suoi cari, mentre la comunità accolse l’effigie come un dono celeste, segno tangibile di protezione e grazia. Fu così che, accanto al mare, nacque una cappella. Un luogo semplice, ma carico di significato, dove lo sguardo della Madonna sembrava vegliare sui pescatori e sulle loro famiglie. Da allora, il legame tra la Vergine e il mare non si è mai spezzato: è un dialogo silenzioso fatto di partenze e ritorni, di tempeste e quiete, di paura e fiducia. Ancora oggi, quando aprile si avvicina alla sua fine, Melito si raccoglie attorno a questa memoria viva. La festa della Madonna di Porto Salvo non è soltanto una celebrazione, ma un respiro collettivo che attraversa le generazioni. I pescatori, custodi di un’antica devozione, e i “terrazzani”, figli della parte più antica del paese, si incontrano in un passaggio rituale che è simbolo di unità e continuità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="994" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-994x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51949" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-994x1024.jpg 994w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-291x300.jpg 291w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-768x791.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-696x717.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018-408x420.jpg 408w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0018.jpg 1053w" sizes="auto, (max-width: 994px) 100vw, 994px" /></figure>



<p><br>Quando la Sacra Effigie giunge in piazza, il tempo sembra sospendersi. Le campane si fanno eco di un’attesa carica di emozione, mentre la folla si stringe per cogliere anche solo un istante di quella presenza. Un fiore, uno sguardo, una preghiera sussurrata: piccoli gesti che racchiudono universi interiori. E poi, tra il crepitio dei fuochi e l’applauso della gente, il canto dialettale si leva ancora una volta, lieve e potente, come un filo che unisce passato e presente. È in quel momento che la comunità si riconosce, che la fede si fa voce, corpo, cammino. C’è anche un altro viaggio, più lento e meditativo, che ogni anno conduce l’effigie verso il borgo di Pentedattilo. Un pellegrinaggio che parla di attesa e ritorno, di legami che si rinnovano. E quando la Madonna rientra a Melito, il paese si mette in movimento: strade colme di passi, volti segnati dalla devozione, giovani e anziani uniti nello stesso cammino. Continuando questo racconto che sa di sale e di memoria, la processione si snoda tra le vie del paese come un respiro condiviso, fatto di attese e piccoli drammi interiori. Tra i momenti più intensi e carichi di significato, vi è quello in cui l’immagine dell’Immacolata giunge nei pressi del campo nomadi, avvicinandosi al luogo della consegna ai Terrazzani. È qui che il tempo sembra rallentare volontariamente: i portatori del rione marina, quasi trattenuti da un sentimento difficile da nominare, indugiano, accorciano il passo, come se volessero rimandare l’inevitabile. Poi, all’improvviso, una corsa spezza quell’equilibrio fragile: un gesto rapido, deciso, e la Sacra Effigie passa di mano, consegnata ai Terrazzani tra emozione e ritualità. In questo passaggio si condensa l’anima stessa della festa: appartenenza, identità, continuità. </p>



<p>Il culto della Madonna di Porto Salvo non è soltanto devozione, ma una trama fitta di vite, volti, promesse. C’è chi sceglie il silenzio dei gesti: piedi nudi sull’asfalto, un cero acceso tra le mani, il rosario stretto come un’ancora. Sono soprattutto le donne a incarnare questa forma di fede, spesso adulte, ma anche giovani ragazze, studentesse, accompagnate dalla famiglia o da un amore nascente. Nei loro occhi si leggono attese profonde, richieste sussurrate, gratitudini mai dette ad alta voce.</p>



<p><br>Molti pellegrini, giunti al Santuario, compiono un gesto antico e intimo: entrano scalzi, si avvicinano lentamente all’effigie, la sfiorano con le mani o con un fazzoletto, la baciano. È un contatto breve, ma densissimo, che per molti rappresenta il culmine emotivo dell’intera esperienza. Eppure, come accade a tutte le tradizioni vive, anche questa ha conosciuto trasformazioni e perdite. Tra i ricordi più evocativi resta la “passeggiata a mare” del 14 agosto, un rito oggi scomparso ma ancora vivido nella memoria collettiva. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="671" height="340" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/2019_melito_madonna-1.jpg" alt="" class="wp-image-51944" style="aspect-ratio:1.9736648589024726;width:803px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/2019_melito_madonna-1.jpg 671w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/2019_melito_madonna-1-300x152.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 671px) 100vw, 671px" /></figure>



<p>Le barche, ornate di rose bianche e fiocchi azzurri, solcavano il mare come un corteo galleggiante. Una, più delle altre, custodiva la Sacra Effigie e guidava le restanti, in un lento viaggio tra Marina di San Lorenzo e Melito. A bordo, pescatori, Terrazzani, uomini di Pentedattilo: un’intera comunità raccolta sull’acqua. Il tramonto faceva da cornice a quel cammino marino, con soste e approdi fino all’arrivo serale. Poi la processione proseguiva sulla terra, e l’effigie veniva portata a piedi nudi dalle donne, in un gesto di offerta e di voto. Era un tempo in cui il sacro si intrecciava con ogni elemento: acqua, terra, luce, corpo. Anche i segni più concreti della devozione hanno subito mutamenti. I nastri, un tempo appesi alla vara e colmi di offerte fissate con spilli, sono statiaboliti per disposizione ecclesiastica. Al loro posto, una semplice cassettina. Una scelta che ha lasciato ferite e acceso discussioni, perché quei nastri non erano soltanto un mezzo, ma un  simbolo, un linguaggio condiviso. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="811" height="612" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0021.jpg" alt="" class="wp-image-51950" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0021.jpg 811w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0021-300x226.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0021-768x580.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0021-80x60.jpg 80w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0021-696x525.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0021-557x420.jpg 557w" sizes="auto, (max-width: 811px) 100vw, 811px" /></figure>



<p>A illuminare questo passaggio è la voce autentica del decano capo vara Alessandro Manganaro, che in un’intervista concessami alcuni anni fa, ha affidato  parole dense di memoria e significato. È stato un uomo di mare e di fede, che per quasi trent’anni è stato capo vara e protagonista instancabile della vita comunitaria: “Il rispetto e la devozione, che connotava la mia generazione non esiste più. Trenta anni fa, quando si cercò per la prima volta di togliere i nastri, io per primo ho manifestato la mia rabbia, decidendo insieme al popolo e tutti i portatori di vara di portare il quadro con i nastri, nonostante fosse vietato e soprattutto la processione si fece senza il prete, questo avvenne per ben due volte.</p>



<p><br>Nacquero moltissime polemiche con l’Arciprete, infatti arrivammo quasi alle mani e di conseguenza lui mi denunciò. In quel periodo mi recai da Monsignore Giovanni Ferro, che fu l’Arciprete dell’Immacolata Concezione a Melito e mi feci portavoce di tutte le lamentele del popolo, per quanto riguarda i nastri e particolarmente perché volevano cambiare il tragitto della processione. Mons. Ferro mi disse: “pescatore di Melito voi siete il capo vara andate e dite che le tradizioni non si rompono”. Per molto tempo le cose rimasero al loro posto fino a quando i nastri vennero tolti dal decreto del Vescovo Monsignore Mondello. Lottammo con tutte le nostre forze per mantenere i nastri, ma non vollero sentire ragioni. Per questo motivo io insieme ad altri pescatori “pasta antica” decidemmo di ritirarci, lasciando posto ai più giovani e al nuovo capo vara Giuseppe Tringali, che cerca di creare quello che fu un tempo. Io tengo a sottolineare che le tradizioni non devono andare perdute. La festa della Madonna di Porto Salvo è del popolo e non può perdersi, perché è parte integrante della nostra storia!!”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="861" height="592" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022.jpg" alt="" class="wp-image-51951" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022.jpg 861w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-300x206.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-768x528.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-100x70.jpg 100w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-218x150.jpg 218w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-696x479.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260425-WA0022-611x420.jpg 611w" sizes="auto, (max-width: 861px) 100vw, 861px" /></figure>



<p><br>Parole che non sono soltanto ricordo, ma eredità viva, consegnata al presente con la forza di chi ha custodito un’identità. Quest’anno, lo scambio tanto atteso tra i portatori melitesi e quelli pentedattilesi avverrà, come avori di bonifica in corso, è stato possibile restituire, anche se per un tempo limitato, questo spazio alla sua funzione più autentica: quella dell’incontro. Un dissequestro temporaneo permetterà infatti alla vara e ai fedeli di attraversare quel tratto e rinnovare un gesto che appartiene all’anima di questa terra. Ancora una volta, il greto del torrente tornerà a essere teatro di fede e appartenenza, dove mani diverse si incontrano per sorreggere lo stesso peso, lo stesso amore, la stessa devozione.<br>È un segno forte, quasi un sussurro del tempo: le tradizioni resistono, si trasformano, ma non sispezzano. E in questo cammino condiviso, la fede continua a farsi strada insieme alla responsabilità, invitando ogni cuore a partecipare con rispetto, consapevolezza e cura. Perché non è solo una processione: è una storia che continua a vivere, passo dopo passo, nel battito di un popolo. E quando tutto si compie, quando i passi si diradano e il rumore si dissolve, resta qualcosa che non si vede ma si avverte profondamente: una presenza lieve, come il vento che sale dal mare al calare della sera. È la memoria viva di una comunità che continua a credere, a tramandare, a custodire. Perché certe storie non finiscono. Ritornano. Come le onde. Come la fede. Come quella tela che un giorno scelse la riva, e non l’oblio.</p>



<p></p>
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		<title>Gli individui modificano il proprio comportamento quando sanno di essere osservati: l’osservatore non è mai completamente separato da quanto osserva.</title>
		<link>https://www.deliapress.it/editoriali/gli-individui-modificano-il-proprio-comportamento-quando-sanno-di-essere-osservati-losservatore-non-e-mai-completamente-separato-da-quanto-osserva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 07:42:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Dall’indeterminazione fisica alla complessità del sociale: un’idea che attraversa i campi Nel XX secolo, la fisica ha introdotto una delle idee più rivoluzionarie del pensiero moderno: il principio di indeterminazione (di Heisenberg). Nato per descrivere il comportamento delle particelle subatomiche, esso afferma che non è possibile conoscere simultaneamente e con precisione assoluta alcune grandezze fondamentali. [&#8230;]]]></description>
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<p>Dall’indeterminazione fisica alla complessità del sociale: un’idea che attraversa i campi</p>



<p>Nel XX secolo, la fisica ha introdotto una delle idee più rivoluzionarie del pensiero moderno: il principio di indeterminazione (di Heisenberg). Nato per descrivere il comportamento delle particelle subatomiche, esso afferma che non è possibile conoscere simultaneamente e con precisione assoluta alcune grandezze fondamentali. Questo limite non dipende da errori di misura o imperfezioni tecniche, ma è inscritto nella struttura stessa della realtà. In parole povere mentre osservo altero la posizione delle particelle.</p>



<p>A prima vista, si tratta di un principio confinato al mondo della fisica. Tuttavia, nel tempo, questa intuizione ha iniziato a risuonare anche in altri ambiti del sapere, non come legge scientifica trasferibile, ma come suggestione teorica capace di illuminare fenomeni complessi.</p>



<p>Nel passaggio dalle scienze naturali alle scienze umane, l’idea subisce una trasformazione profonda. Se nella fisica l’indeterminazione è un limite oggettivo, nei contesti sociali essa diventa una dinamica relazionale. Quando osserviamo una persona, un gruppo o una società, non siamo mai completamente esterni: la nostra presenza, le nostre categorie interpretative e il nostro stesso sguardo influenzano ciò che osserviamo. La conoscenza, in questo senso, non è mai neutrale, ma si costruisce nell’interazione.</p>



<p>In psicologia, questo si manifesta nel fatto che gli individui modificano il proprio comportamento quando sanno di essere osservati. In sociologia, l’identità stessa non è vista come un dato fisso, ma come qualcosa che emerge nelle relazioni con gli altri. In filosofia, si sottolinea come ogni atto di conoscenza comporti anche una forma di interpretazione e, in alcuni casi, di trasformazione dell’oggetto studiato.</p>



<p>Anche in ambiti come la politica e l’economia, questa logica è evidente*. Le aspettative, le percezioni e le osservazioni degli attori influenzano direttamente la realtà: uno Stato che percepisce una minaccia reagisce, contribuendo a creare la stessa tensione che temeva; un mercato che prevede una crisi può finire per generarla.</p>



<p>Ciò che emerge, quindi, non è un’estensione rigida di un principio fisico ad altri campi, ma piuttosto la diffusione di un modo di pensare: l’idea che l’osservatore non sia mai completamente separato dall’oggetto osservato. Questa intuizione mantiene la propria diversità nei diversi contesti: resta una legge matematica nella fisica, ma diventa una chiave interpretativa nelle scienze umane.</p>



<p>In conclusione, l’indeterminazione non si trasferisce tale e quale da un ambito all’altro, ma ispira una riflessione più ampia sulla conoscenza. Essa ci invita a riconoscere i limiti, le interazioni e la complessità dei processi conoscitivi, senza rinunciare alla ricerca della verità, ma accettando che, soprattutto nel mondo umano, essa sia sempre parziale, situata e in continua costruzione.</p>



<p>Banalizzando rispetto agli altri presenti siamo sempre attori e &#8230; quanto siamo bravi!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>E poi la <a href="https://www.deliapress.it/editoriali/democrazia-recitativa/">democrazia recitativa</a>: una dinamica perversa, una pantomima grottesca inarrestabile, una recita in tre fasi: il candidato promette, l’elettore vota, l’eletto non mantiene le promesse.</li>
</ul>
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		<title>Dove le case imparano a sognare, “La Casa degli Artisti di Sant’Ilario dello Ionio”</title>
		<link>https://www.deliapress.it/1-cronaca/dove-le-case-imparano-a-sognare-la-casa-degli-artisti-di-santilario-dello-ionio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Aleida Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 15:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria - Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono luoghi che non si visitano: si attraversano come sogni. La Casa degli Artisti di Sant’Ilario dello Ionio è uno di questi. Appare tra i vicoli antichi, in via Marconi, come una visione gentile: una casa che ha deciso di non essere più soltanto casa, ma racconto, memoria, respiro. È aperta a chi sa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> <br>Ci sono luoghi che non si visitano: si attraversano come sogni. La Casa degli Artisti di Sant’Ilario dello Ionio è uno di questi. Appare tra i vicoli antichi, in via Marconi, come una visione gentile: una casa che ha deciso di non essere più soltanto casa, ma racconto, memoria, respiro. È aperta a chi sa fermarsi, la mattina, tra le 10;00 e le 12.30, e nel pomeriggio, dalle 16.30 alle 19.30, come se anche il tempo avesse imparato a rispettare il ritmo lento della meraviglia. Le pareti non contengono: parlano. Si aprono in colori, in figure che sembrano uscire dalla calce per inseguire la luce. Le mura della Casa degli Artisti sono state dipinte da artisti provenienti da ogni parte d’Italia, mani diverse unite da uno stesso respiro creativo. Su quelle superfici riaffiorano gli anni ’60, ’70 e ’80, raccontati attraverso volti, gesti e scene di vita quotidiana: una memoria che non si è mai dissolta, ma continua a vivere nei colori. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0019-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51888" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0019-768x1024.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0019-225x300.jpg 225w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0019-1152x1536.jpg 1152w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0019-696x928.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0019-1068x1424.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0019-315x420.jpg 315w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0019.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="809" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0030-809x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51892" style="aspect-ratio:0.7900479140598773;width:829px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0030-809x1024.jpg 809w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0030-237x300.jpg 237w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0030-768x972.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0030-1214x1536.jpg 1214w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0030-696x881.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0030-1068x1351.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0030-332x420.jpg 332w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0030.jpg 1331w" sizes="auto, (max-width: 809px) 100vw, 809px" /></figure>



<p>Sulla facciata, le immagini si fanno racconto mitico e identitario: figure tridimensionali emergono come presenze silenziose, tra cui il murale di Persefone e quello di Nosside, evocazioni della Magna Grecia. Accanto a divinità e personaggi storici, trovano spazio artigiani, contadini, figure popolari calabresi. </p>



<p>A vegliare sull’ingresso, come nume tutelare, c’è il ritratto della nonna Carmela: uno sguardo che accoglie e protegge, memoria viva di una promessa mantenuta. A lei, Renato Mollica aveva giurato di donare arte, bellezza e fare sorridere sempre i bambini. Qui il tempo non scorre in linea retta. Si raccoglie, si stratifica, ritorna. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0026-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51893" style="aspect-ratio:0.750007629627369;width:839px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0026-768x1024.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0026-225x300.jpg 225w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0026-1152x1536.jpg 1152w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0026-696x928.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0026-1068x1424.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0026-315x420.jpg 315w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0026.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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<p>Nella “casa del fuoco” si avverte ancora il calore del focolare, dove un tempo si cucinava per vincere il freddo dell’inverno. Terracotte, utensili, oggetti quotidiani raccontano una vita semplice e antica, fatta di gesti ripetuti e silenzi condivisi. E poi, improvvisamente, una terrazza si apre sull’infinito: il mare Ionio distende il suo azzurro come una promessa. È qui che, nelle sere d’estate, la casa si trasforma in un palcoscenico sospeso tra cielo e terra: concerti non convenzionali — jazz, musica etnica — risuonano tra le pietre, mentre il vento porta lontano le note. </p>



<p>Al centro di questo gesto poetico c’è ancora Renato Mollica, custode discreto di un incanto collettivo. Direttore artistico dell’Epizephiry International Film Festival e insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica, egli continua a intrecciare linguaggi e visioni, promuovendo anche il mondo dei libri attraverso numerose iniziative culturali. Le tre case ereditate dalla nonna sono diventate uno spazio educativo e inclusivo, dove i bambini si siedono in cerchio ad ascoltare le fiabe di Pinocchio, o riscoprono giochisemplici che parlano di comunità e immaginazione. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="868" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0028-1024x868.jpg" alt="" class="wp-image-51896" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0028-1024x868.jpg 1024w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0028-300x254.jpg 300w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0028-768x651.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0028-1536x1301.jpg 1536w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0028-696x590.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0028-1068x905.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0028-496x420.jpg 496w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0028-1920x1627.jpg 1920w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0028.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<p>E proprio Pinocchio, qui, smette di essere soltanto racconto e diventa presenza. Non dipinto, ma quasi reale: due sculture a grandezza naturale accolgono i visitatori come silenziosi custodi dell’infanzia. Sembrano usciti direttamente dalle mani del falegname della fiaba, con il legno che conserva ancora il respiro della bottega. </p>



<p>Il manufatto principale, alto un metro e venti, porta la firma dell’artista Giovanni Leonetti, noto come il “Geppetto calabrese”, che ha donato al centro culturale una delle sue opere dedicate al burattino collodiano. Questi Pinocchi non sono semplici sculture: sono presenze vive, capaci di risvegliare stupore. “Sono richiestissimi dalle scuole”, racconta Renato Mollica. “Molti istituti mi contattano, e io racconto la storia anche con il teatrino kamishibai di legno. I ragazzi ne sono entusiasti”. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0024-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51900" style="aspect-ratio:0.750007629627369;width:826px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0024-768x1024.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0024-225x300.jpg 225w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0024-1152x1536.jpg 1152w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0024-696x928.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0024-1068x1424.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0024-315x420.jpg 315w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0024.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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<p>In un tempo in cui i bambini crescono tra schermi e immagini veloci, incontrare Pinocchio in carne di legno diventa un’esperienza inattesa, quasi magica. È un ritorno a una narrazione antica, fatta di voce, ascolto e immaginazione. “Piace perché i bambini conoscono solo personaggi, che non trasmettono messaggi profondi. Non sono più abituati alle fiabe tradizionali, che noi abbiamo imparato dai nonni. Vedere un burattino così, per loro, è una sorprendente novità”. La Casa degli Artisti non espone soltanto: accoglie, trasforma, restituisce.</p>



<p><br>Ogni visitatore lascia una traccia, e quella traccia resta. Nel cuore della casa vive una biblioteca dedicata agli autori calabresi, dove le parole di Corrado Alvaro e Saverio Strati dialogano con  quelle di voci meno note, in un intreccio continuo di memoria e scoperta. Tra gli spazi più originali emerge la stanza delle mattonelle dipinte, un’esposizione unica in Calabria: una collezione in continua crescita, che oggi conta già decine di opere. Piccole o grandi, fino a dimensioni sorprendenti, queste mattonelle arrivano da artisti e appassionati, ognuna portando con sé un frammento di visione.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0029-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51894" style="aspect-ratio:0.750007629627369;width:834px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0029-1-768x1024.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0029-1-225x300.jpg 225w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0029-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0029-1-696x928.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0029-1-1068x1424.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0029-1-315x420.jpg 315w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0029-1.jpg 1448w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><br>La Casa degli Artisti è ormai un centro culturale vivo, attraversato da residenze artistiche, eventi e collaborazioni con associazioni e istituzioni. Forte è anche il legame con le scuole, segno di una continuità, che guarda al futuro senza dimenticare le radici. In un’epoca che spesso dimentica i margini, questo spazio restituisce dignità al dettaglio, al piccolo, all’appartato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0023-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51908" style="aspect-ratio:0.750007629627369;width:820px;height:auto" srcset="https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0023-1-768x1024.jpg 768w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0023-1-225x300.jpg 225w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0023-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0023-1-696x928.jpg 696w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0023-1-1068x1424.jpg 1068w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0023-1-315x420.jpg 315w, https://www.deliapress.it/wp/wp-content/uploads/2026/04/IMG-20260419-WA0023-1.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><br>Sant&#8217;Ilario dello Ionio non è più soltanto un punto sulla mappa, ma una soglia. E oltre quella soglia, l’arte non è più distanza, ma prossimità. È un gesto quotidiano, una possibilità. Forse è questo il segreto della Casa degli Artisti: ricordarci che anche i luoghi possono sognare. E che, a volte, basta entrare in una casa per ritrovare un pezzo di sé che credevamo perduto. È una scelta che si radica in una parola antica e luminosa: “restanza”. Un concetto caro all’antropologo Vito Teti, che Mollica ha fatto proprio come gesto di appartenenza e responsabilità. Restare non come immobilità, ma come atto poetico e consapevole; non come chiusura, ma come apertura profonda verso la propria terra, ascoltata, attraversata, amata. “La nostra Calabria è una terra in cui possiamo rivivere diverse contaminazioni, dai Greci di Calabria alle civiltà arbëreshë. Ho scelto di restare nella mia terra e di promuovere la cultura.</p>



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<p><br>Spesso vado in giro in moto con il mio taccuino e la stilografica, annotando le bellezze del territorio. Mi piace parlare con la gente e ascoltare – ha dichiarato Renato Mollica”. E così, quando si esce dalla Casa degli Artisti, non si ha davvero la sensazione di aver lasciato un luogo, ma piuttosto di portarlo con sé. Come un colore rimasto negli occhi, come una storia che continua a raccontarsi in silenzio. Forse perché quella casa non chiede di essere ricordata, ma di essere vissuta — anche lontano, anche dopo. E mentre il mare ionico continua a respirare sotto il cielo, e i vicoli tornano al loro passo antico, resta una certezza lieve: che esistono ancora spazi capaci di custodire sogni senza trattenerli, di accendere bellezza senza consumarla. Luoghi in cui l’arte non è rifugio, ma partenza. Dove ogni ritorno è una promessa, e ogni promessa ha il suono discreto di qualcosa che, finalmente, ci somiglia.</p>



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		<title>Gli europei alla prova di Trump</title>
		<link>https://www.deliapress.it/2-mondo/gli-europei-alla-prova-di-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cotronei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 09:02:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia intera]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[L’elezione e il ritorno sulla scena politica di Donald Trump hanno rappresentato per l’Europa molto più di un semplice cambio di interlocutore alla Casa Bianca: sono stati una vera prova di maturità strategica. Per decenni, l’Europa ha costruito la propria sicurezza e una parte della propria identità politica all’interno dell’ombrello americano, incarnato soprattutto dalla NATO. [&#8230;]]]></description>
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<p>L’elezione e il ritorno sulla scena politica di Donald Trump hanno rappresentato per l’Europa molto più di un semplice cambio di interlocutore alla Casa Bianca: sono stati una vera prova di maturità strategica.</p>



<p>Per decenni, l’Europa ha costruito la propria sicurezza e una parte della propria identità politica all’interno dell’ombrello americano, incarnato soprattutto dalla NATO. Con Trump, questo equilibrio è stato scosso: le sue critiche all’Alleanza, le richieste pressanti di aumento della spesa militare e un approccio più transazionale alle relazioni internazionali hanno costretto i governi europei a interrogarsi su quanto fossero davvero autonomi.</p>



<p>La “prova di Trump” ha messo in luce una contraddizione: l’Europa ambisce a essere un attore globale, ma fatica a parlare con una sola voce. Paesi come la Francia hanno spinto per una maggiore autonomia strategica, mentre altri – ad esempio la Polonia o i Paesi baltici – hanno continuato a vedere negli Stati Uniti un garante insostituibile contro minacce percepite, in particolare quella russa.</p>



<p>In questo senso, Trump ha agito come un acceleratore di processi già in atto. Il dibattito su una difesa comune europea, spesso evocato e raramente concretizzato, è diventato più urgente. Allo stesso tempo, si è rafforzata la consapevolezza che il legame transatlantico non può più essere dato per scontato, ma va continuamente negoziato.</p>



<p>C’è poi un altro livello, meno evidente ma altrettanto importante: quello culturale e politico. Il trumpismo, con la sua retorica nazionalista e anti-establishment, ha trovato eco anche in Europa, alimentando movimenti populisti e mettendo alla prova la coesione dell’Unione Europea. Non si tratta di una semplice influenza esterna, ma di una risonanza interna che rivela fragilità già presenti nelle società europee.</p>



<p>In definitiva, la “prova di Trump” non riguarda solo il rapporto con gli Stati Uniti, ma l’identità stessa dell’Europa: è un continente capace di agire come soggetto politico unitario, o resta un insieme di nazioni con interessi divergenti? La risposta, ancora oggi, è incompleta. Ma proprio questa incertezza è il vero banco di prova: non Trump in sé, bensì la capacità europea di reagire a un mondo in cui le certezze del passato non valgono più.</p>
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