L’Area Grecanica si svuota e perde i suoi giovani: la dispersione scolastica è il male che aggrava la crisi demografica. Questa crisi, definita anche “glaciazione demografica”, ha un impatto diretto non solo da un punto di vista del contesto sociale, ma tocca profondamente anche il sistema scolastico, con la conseguente riduzione del numero di studenti, la chiusura di plessi e la creazione di pluriclassi. Ad alimentare tale fenomeno è la gravissima mancanza di opportunità lavorative, di servizi essenziali (come quelli sanitari e i trasporti) e di infrastrutture adeguate, che spinge i giovani e le famiglie a emigrare verso altre regioni, in cerca di una vita migliore. Tutto questo urla unanime ad un allarme silenzioso: come il calo delle nascite e la fuga dai banchi stanno distruggendo il futuro del territorio grecanico.
Da sempre l’identità geografica dell’Area Grecanica è forgiata dalle sue montagne aspre e dalle profonde fiumare, che scendono verso il mare, ma è pure fortemente caratterizzata di infrastrutture e viabilità inadeguate. Ormai è nota la carenza di collegamenti stradali efficienti, che rende difficile raggiungere i servizi essenziali, incluse le scuole, soprattutto per chi vive nei borghi più interni e isolati. Un caso emblematico a questo riguardo è il paese di Roccaforte del Greco situato ad un’altitudine di 971 metri sul livello del mare. È una borgata interna incastonata nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, nella provincia di Reggio Calabria.


L’area è nota anche per essere un borgo di tradizione ellenofona, dove si parla il dialetto greco-calabro. Negli ultimi anni Roccaforte è stata al centro di attenzione mediatica a causa della chiusura delle scuole, dovuta non solo per le strade dissestate a causa della neve, ma anche ad un problema più ampio, ovvero il calo demografico e il conseguente dimensionamento scolastico. Il paese, come molti altri nell’entroterra calabrese, ha subito un forte spopolamento. Questo ha portato a un numero di alunni insufficiente, per mantenere attive le classi. Nello specifico le normative ministeriali richiedono un numero minimo di iscritti (spesso sette) per mantenere aperta una scuola o una classe.
A Roccaforte, a causa del numero esiguo di studenti, le scuole non rispettavano più questi requisiti e sono state chiuse.
Sicuramente l’elemento delle strade dissestate non è la causa diretta della chiusura, ma ne rappresenta una grave conseguenza. Dopo la chiusura delle scuole, gli studenti sono stati costretti a spostarsi in paesi vicini, come Melito di Porto Salvo, che si trovano a molti chilometri di distanza. Qui entrano in gioco le condizioni della viabilità, infatti le strade che collegano Roccaforte del Greco agli altri comuni sono tortuose, in alcuni casi soggette a smottamenti e, soprattutto d’inverno, possono diventare pericolose a causa della neve e del ghiaccio. Questo rende il tragitto scolastico estremamente difficile e rischioso, mettendo in pericolo la sicurezza dei ragazzi e dei genitori che li accompagnano.

La chiusura delle scuole di Roccaforte del Greco è diventata così un simbolo del problema dello spopolamento e della mancanza di servizi essenziali nelle aree interne e montane non solo del contesto calabrese, ma del resto d’Italia. Dunque, da questo punto di vista la dispersione non è solo un problema a sé stante, ma è strettamente collegata al disagio socio-economico del territorio. Famiglie in difficoltà, un ambiente poco stimolante e la mancanza di un’offerta
formativa di qualità contribuiscono all’abbandono scolastico.
Nel corso di una ricerca, che ho condotto personalmente, ho riscontrato facendo riferimento ai dati di censimento ricavati sul grado di formazione e istruzione nel territorio grecanico dal 2011 in avanti, che il tasso di analfabetismo della popolazione è del 5,14%, più alto rispetto alla media provinciale (2,8%) e regionale (3,2%). Gli analfabeti senza titolo di studio sono l’11,18% della popolazione di 6 anni e più, superiore al dato provinciale (9,1%) e regionale (9,8%). Nei comuni di Cardeto e Roghudi si registra un analfabetismo molto elevato (11,21% e 9,95%). Il livello di scolarizzazione si attesta all’83,69% della popolazione con 6 anni e più possiede un titolo di studio, leggermente inferiore alla media provinciale e regionale. I laureati registrano una percentuale di 6,11%, mentre i diplomati sono il 24,56%. Inoltre, la ripartizione territoriale evidenzia, che tutti i centri dell’entroterra grecanico si presentano sotto la media regionale in termini di adulti. Inoltre, la dispersione scolastica è un fenomeno, che impatta profondamente sul progetto di vita di un individuo in quanto offre ai giovani la possibilità e gli strumenti per costruire il proprio futuro e migliorare la qualità di vita, contribuendo al benessere non solo del singolo, ma dell’intera società.

È bene specificare che il Progetto di Vita si riferisce ad una prospettiva più globale sull’avvenire dello studente anche con disabilità, facendo riferimento ai suoi talenti e potenzialità a lungo termine in tutti gli aspetti dell’esistenza del soggetto interessato. L’elemento chiave della progettazione è favorire il miglioramento della qualità di vita della persona con disabilità.
Tuttavia, il progetto di vita non è una documentazione statica, bensì dinamica e collaborativa, facendo partecipe la famiglia, diversi attori sociali che si relazionano con la persona e la collettività. Il piano di lavoro si basa su una relazione educativa alla pari, fondata sull’ascolto attivo, il potenziamento delle ambizioni; i desideri della persona. Gli attori sociali implicati nel processo educativo sono principalmente lo studente, la famiglia; gli educatori sociali e sanitari e la collettività nel suo complesso. Il punto nevralgico del progetto di vita è l’orientamento verso il futuro, mediante la realizzazione dei talenti della persona nel rispetto dei suoi diritti inviolabili.
Nel corso del mio studio ho raccolto alcuni dati riferiti alla scarsa progettazione dei progetti di vita nell’Area Grecanica. A questo riguardo è bene fare rifermento anche alla legge 328/2000, la quale è stata emanata per aiutare le persone in difficoltà, e questo include anche i ragazzi con disabilità. La stessa afferma che dovrebbero esserci degli uffici e delle persone specializzate, per aiutarli a realizzare il “progetto di vita” e per includerli nel loro Piano Educativo
Individualizzato (PEI) a scuola. Purtroppo, spesse volte, questa legge non viene applicata in modo adeguato e questi uffici e professionisti sono carenti. Tutto ciò significa, che per alcuni ragazzi con disabilità è più difficile pensare al futuro e avere l’aiuto necessario per realizzare i loro sogni. Nell’Area Grecanica spesse volte i progetti di vita sono fermi sul tavolo di lavoro. Le progettazioni sono pronte, ma i sistemi amministrativi e gli impedimenti funzionari frenano o
fermano la loro concretizzazione. È considerevole evidenziare, che tale condizione rimarca ancora una volta, come le problematicità organizzative possano intralciare la facoltà di esercitare il diritto inviolabile dell’istruzione delle persone con disabilità.

Nello specifico nel territorio grecanico fino all’anno 2024, i progetti di vita, nelle cittadine di Melito Porto Salvo e Roghudi, sono bloccati. È palese, che i rallenti nei fondi e le inefficaci risposte da parte dell’Asp di Reggio Calabria sono dei freni, che fermano la macchina organizzativa. È visibile, dunque la necessità di un’azione di guida, per assicurare il diritto a una vita dignitosa delle persone più fragili. La voce generale degli attori sociali, che hanno dato
risposta alle mie interviste, rimarca sempre la questione relativa ai ritardi di fondi da parte dall’Asp reggina, in quanto il progetto di vita viene alla luce come una pianificazione costitutiva del ciclo di vita dell’allievo con disabilità, pure subito dopo la fine degli studi della scuola superiore di secondo grado.
A questo riguardo, come è stato dichiarato da un assistente sociale, che ha risposte a delle domande in merito alla questione e che lavora all’interno di un ente comunale grecanico, (la quale non ha voluto rilasciare le proprie generalità per una questione di riservatezza), potrebbe esserci anche l’occasione di cominciare dei tirocini orientando al lavoro gli studenti, garantendo così una continuità con l’istituzione scolastica.
Tuttavia, la stessa assistente sociale, ha rimarcato la presenza di molti studenti con disabilità grave, che avrebbero il bisogno tempestivo di un compimento del progetto di vita. L’operatricepiù volte ha sottolineato, che nonostante le difficoltà quotidiane e l’inefficienza dei servizi sociali locali, assicura la sua assistenza a chi le chiede aiuto, ma rimarca anche il fatto che ha le mani legate, in quanto non può svolgere la sua assistenza da un punto di vista strutturale del progetto di vita, dal momento che non sussiste una mappatura ufficiale dei dati sulla disabilità della provincia reggina. Anche in questa situazione la responsabilità è strettamente connessa all’Asp di Reggio Calabria. È indispensabile avere una mappatura attenta e dettagliata delle persone con disabilità nella provincia reggina, poiché senza questi dati è difficoltoso progettare e predisporre i progetti di vita e dare garanzia alle prestazioni essenziali. Per di più, l’assistente
sociale ha messo in evidenza che: “È importante capire le funzioni e le responsabilità di ogni ente, al fine di ottenere un panorama dettagliato della situazione. L’Asp dovrebbe provvedere ad assicurare i servizi basilari, quali: l’assistenza domiciliare, i sussidi finanziari e, in cospetto di disabilità grave ai sensi della Legge Quadro 104 art. 3 comma 3, dovrebbe pure chiedere l’inclusione dell’allievo in ambiti riabilitativi di cura a regime residenziale. Questi sono ambiti
necessari, per dare garanzia di supporti adeguati alle persone con disabilità grave. Dall’altra parte, invece il Comune provvede all’ assistenza specialistica scolastica, trasporto sociale e di iniziare tirocini di inclusione post-scolastica, con l’obiettivo di facilitare l’introduzione al lavoro.

Ma, spesse volte i progetti di vita individuale non vengono stabiliti a causa dei rallenti e delle molteplici difficoltà legate all’inefficace recepimento della legge 328/2000. Questa legge anticipa l’avvio di uffici e figure professionali distinte, per allargare e perfezionare la programmazione dei progetti di vita, ma sfortunatamente questa attivazione non è ancora a finito compimento.
Questa condizione mostra come ci siano tuttora tante problematiche da sciogliere, per assicurare un sostegno efficiente alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Potrebbe essere valido coinvolgere le istituzioni sul bisogno di consolidare le strutture e i mezzi attesi dalla legge 328/2000, oltre a incoraggiare una più grande cooperazione tra Asp e Comune, al fine di disporre più adeguatamente le azioni educative”.
In conclusione, accanto a questa testimonianza è degna di nota un’altra, rilasciata da un giovane ragazzo di 15 anni, di nazionalità indiana, il quale non ha voluto rendere noti i suoi dati
anagrafici, per avere una maggiore riservatezza.
Jimmy (nome di fantasia) vive attualmente nel piccolo paese di Roghudi insieme alla sua famiglia composta da due genitor, madre e padre e quattro fratelli. La mamma è casalinga e si occupa della casa, invece il padre è manovale. I suoi fratelli, invece sono più piccoli: uno frequenta l’ultimo anno della scuola primaria, invece gli altri tre seguono la scuola secondaria di primo grado. Jimmy è il primo dei fratelli, lo stesso ha raccontato di avere frequentato la scuola
secondaria di II grado fino al 2024 e poi ha deciso di abbandonare gli studi.
Nel corso del suo racconto ha evidenziato più volte le notevoli difficoltà che angustiano il suo nucleo familiare e così ha preferito cominciare a lavorare come apprendista parrucchiere, per aiutare la famiglia.
Tuttavia, tra le domande che gli ho posto su come l’agenzia educativa della scuola interagiva nei suoi confronti dinnanzi alle sue ovvie difficoltà, lo stesso ha rimarcato la totale noncuranza del personale scolastico ai suoi bisogni personali e ha detto: “A scuola gli insegnanti ripetono le stesse cose, urlano e non ascoltano le nostre necessità e bisogni. Ho deciso di andare a lavorare, perché devo occupare il mio tempo. Non voglio coinvolgermi in
brutte compagnie. Un giorno, quando avrò la possibilità ricomincerò a studiare, per conseguire il diploma superiore. Sono consapevole che è importante studiare, ma adesso non ne ho la possibilità, né l’aiuto necessario per farlo”.
Questa ulteriore testimonianza rimarca la totale inefficienza dei servizi sociali e formativi dell’Area Grecanica. Un altro tasto dolente è il bisogno tempestivo di una riorganizzazione degli ambiti rivolti alla collettività, che dovrebbero occuparsi non solo dell’orientamento e istruzione dei giovani, ma anche dei nuclei familiari, che vivono in condizioni economiche disagiate. Troppi lati oscuri e poca luce in una terra baciata dal sole dell’Area Grecanica.

___Foto El.Cot archivio___________________________________________________
Di Redazione
Francesca Martino è una giornalista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Calabria dal 2018, docente di Filosofia e Storia con specializzazione nel sostegno nella scuola secondaria di II grado. Laureata in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Messina, ha conseguito due lauree magistrali: Scienze Cognitive e Psicologia nel 2012 e Scienze Pedagogiche nell’anno 2021, presso l’Ateneo di Messina entrambe con 110 e lode. Appassionata di scrittura, lettura e viaggi, adora i dettagli e l’approccio curioso a tutto ciò che la circonda. Interesse particolare: educazione, psicologia educativa e memorie storiche sui borghi, con focus sull’Area Grecanica. Dal 2016 collabora con deliapress.it










