Nel vasto archivio della storia, esistono figure la cui luce è riuscita a dare voce a grandi rivolte.
Tra queste, spicca la memoria di Virginia Iacopino, una poetessa la cui esistenza fu un inno alla rivoluzione e alla verità, e la cui fine fu un sussurro in un mondo, che aveva scordato come ascoltare. Virginia non fu mai una persona da salotto letterario, forse troppo scomoda per ibenpensanti e i lettori erranti. La sua poesia era fatta di rime gentili e di paesaggi idilliaci. Nata in un’epoca di forti divari sociali, abbracciò con passione gli ideali di giustizia sociale, divenendo una poetessa rivoluzionaria. La sua penna era la sua arma, e ogni strofa un proiettile scagliatocontro l’ingiustizia. Si dice, che Virginia fosse una figura singolare, spesse volte vista per le viedel paese, non su un palco o seduta in una comoda poltrona, ma in sella a una vecchia bicicletta, con una bandiera rossa raccolta con cura nella borsa, pronta a essere allargata in qualche piazza improvvisata. I suoi comizi erano le sue letture e il suo pubblico, la gentesemplice e umile senza fronzoli, che non si prendeva troppo sul serio, che trovava nelle sue parole l’eco delle proprie speranze. Non aveva bisogno d’appartenere ad un club o ad un circuito chiuso di etichette fatti di privilegi per pochi, Virginia era una donna libera, le piaceva essere e brillare di luce propria.
Virginia Iacopino, chiamata da tutti Gina, è nata a Melito Porto Salvo (RC) il 4 febbraio del 1942.
È stata docente di scienze matematiche, chimiche e fisiche e subito dopo la pensione ritornò nella sua terra di nascita, a Melito Porto Salvo. Era una donna riservata, ma la sua poesia echeggiava con la forza di un tuono. Era una introversa, tuttavia mai sola, scortata da una squadra di gatti randagi, che trovavano rifugio accanto a casa sua, creature silenziose, che le offrivano un calore incondizionato in un mondo spesso freddo. Quei felini, con la loro grazia indipendente, sembravano rispecchiare lo spirito indomito della poetessa. Virginia non cercò mai la fama o il riconoscimento. La sua ricompensa era la verità dei suoi versi e l’impatto, anche minimo, che potevano avere
Oggi, il suo nome potrebbe non risultare nei manuali importanti di letteratura, e le sue poesie potrebbero essere scordate in qualche archivio polveroso. Eppure, la storia di Virginia, la poetessa rivoluzionaria che si spense nel silenzio, serve da monito. Ci ricorda che le voci più autentiche non sempre trovano il palcoscenico che meritano, e che il vero valore di un’esistenza non si misura con gli applausi, ma con la forza incrollabile di un ideale vissuto fino all’ultimo respiro, anche se quel respiro finale è avvolto da un velo di quiete. Il suo silenzio, paradossalmente, è oggi la sua più potente poesia, che non è stata solo espressione artistica,ma un manifesto, un grido di battaglia, un inno alla lotta per la giustizia sociale e l’uguaglianza.
Nel corso della sua copiosa produzione letteraria ha scritto numerosi articoli sulla rivoluzione, sulla condizione degli oppressi, sulla speranza di un mondo nuovo. Le sue parole avrebbero potuto ispirare e mobilitare, diventando eco delle aspirazioni di un popolo. Tuttavia, si è spenta nel silenzio, forse la conseguenza di una vita vissuta, in opposizione anche ai poteri dominanti.
Non una fine eroica sotto i riflettori, ma un lento dissolversi, forse a causa di delusioni politiche, repressione o semplicemente l’inevitabile scorrere del tempo che cancella anche le figure più accese. È la malinconia di una vita dedicata a ideali elevati che non trovano riconoscimento o che vengono travolti dalla storia.
Virginia, per chi ha avuto occhi e cuore consapevole per lei, è stata un’amica e donna complessa: passionaria e idealista, coraggiosa e vulnerabile, legata agli ideali rivoluzionari, ma anche alle piccole, intime gioie della vita, come la compagnia dei suoi gatti. La sua storia è un’esortazione sulla fragilità della memoria storica e sul destino di coloro che osano sfidare lo status quo.
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Di Redazione
Virginia Iacopino è stata a lungo collaboratrice di Deliapolis – deliapress.
Il suo è stato sempre un contributo da ricercatrice e di alto livello storico-sociologico.
Per chi voglia conoscerla meglio è utile fruire del link1 e del link 2 troverà i suoi articoli che si possono considerare saggi e la collocano fuori dal coro come si conviene ad un intellettuale che non vende la propria intelligenza per un becero conformismo, mai come oggi scandaloso, al potere di turno









