AC Milan's Krzysztof Piatek, left, vies for a ball with Bologna goalkeeper Lukasz Skorupski during the Italian Serie A soccer match between AC Milan and Bologna at the San Siro stadium, in Milan, Italy, Monday, May 6, 2019. (ANSA/AP Photo/Antonio Calanni) [CopyrightNotice: Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved]

I gol di Suso e Borini tengono il Milan in corsa per la Champions. Il quarto posto e l’Atalanta restano a 3 punti di distanza, il sorpasso non è impossibile a tre turni dalla fine, ma dopo cinque giorni di ritiro il 2-1 con il Bologna non è bastato a nascondere i problemi fisici (ko anche Biglia e Calhanoglu), tecnici, tattici e mentali dei rossoneri.

Che nel finale si sono complicati la vita consentendo a Destro di accorciare le distanze e sono rimasti in 10 per l’espulsione ingenua di Paquetà, che in pochi secondi si è preso un’ammonizione per proteste e il rosso per aver smanacciato l’arbitro Di Bello che provava a calmarlo. L’emblema dei guai del Milan è però la lite in panchina fra Gattuso e Bakayoko: qunado al 26′ Biglia chiede il cambio per un colpo alla schiena Ringhio lo invita ad entrare ed il francese chiede tempo per ultimare il riscaldamento. Gattuso si infuria, fa segno “ci vediamo dopo” al francese e inserisce José Mauri, che non gioca dal 21 gennaio. Il Milan è reduce da cinque giorni di ritiro per il ritardo di Bakayoko all’allenamento di mercoledì scorso.

Suso non segnava dal 21 gennaio, e da quel giorno non giocava chi gli ha servito l’assist, Jose Mauri, protagonista per caso. O meglio, per l’ennesimo caso che tormenta il finale di stagione rossonero. 

Voglio risolverla nello spogliatoio, parlare con la lingua che mi piace e che in tv non si può usare“. Lo dice Rino Gattuso, a Sky, a proposito della lite in panchina con Bakayoko: “Tutti possono mandarmi a quel paese – dice -, l’importante è non mancare di rispetto allo spogliatoio. Ho chiesto a Bakayoko di entrare e ci ha messo troppo tempo. Nei giocatori c’era tanta rabbia per la decisione dura di tenerli lontani dalle famiglie, volevo vedere la stessa rabbia in campo e la squadra ha saputo battagliare”.