SANT’ONOFRIO (V.V.)-Un atto di forza od un gesto di debolezza?

Il vecchio codice della mafia  tutelava donne, bambini ed anziani, ma anche forze dell’ordine, magistrati, giornalisti, preti ecc.; alcuni, furono uccisi senza pietà, crivellati di colpi; più di uno, sparì per lupara bianca, ma altri, bambini compresi, furono fatti a pezzi e sciolti nell’acido.

Lo Stato, severamente impegnato nella lotta contro la mafia, ha mandato nelle province’calde’ le migliori forze di polizia.

Lo ha ribadito più volte il procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri.

E continuerà a mandarne di nuove ed a rafforzare sul territorio, i corpi di polizia, carabinieri e guardia di finanza.

E’ passato solamente un mese dalla clamorosa operazione dei Carabinieri, che ha portato alla cattura del super-latitante e capobastone Domenico Bonavota.

La ‘ndrangheta del vibonese ha applicato subito il principio della dinamica…Ad ogni azione corrisponde una reazione, uguale e contraria.

Per compiere un’azione così clamorosa, sapendo di essere nell’occhio del ciclone, e sapendo che il territorio sia setacciato, battuto palmo a palmo delle forze di polizia, serviva un ordine venuto dall’alto.

Dai capimafia; se impediti, in attesa di giudizio od arrestati, dai vicecapi o reggenti.

Un gesto di una gravità estrema, che avrà una risposta a breve o medio termine.

Un messaggio inviato  od indirizzato a chi o che cosa, proprio in questo momento storico.

Toccherà agli Stati maggiori dell’Arma interpretare, capire, chiarire e comprendere.

I Carabinieri, hanno già pagato un tributo di sangue enorme, con l’uccisione di generali, colonnelli, capitani, marescialli e semplici mlitari; non solo nella stagione delle stragi.

Nel Vibonese, spadroneggiano da diversi decenni le famiglie dei Mancuso di Limbadi-Nicotera sotto la guida di Luigi Mancuso.

Le cosche del Vibonese, hanno però una relativa autonomia sul territorio di loro competenza; ed a richiesta anche ‘fuori’.

Il clan dei Bonavota, ben collegato con la zona grigia (con presenze significative anche al Nord Italia, aspirante ‘casato’ di ‘ndrangheta) è tra quelli che, sta trovando sempre più spazio per i suoi traffici illeciti; ed è anche per questo che venga tenuto d’occhio dalle forze di polizia.

“VIBO VALENTIA, 04 SET – Messaggi intimidatori sono stati rivolti ad un maresciallo dei carabinieri in servizio alla caserma di Sant’Onofrio, nel vibonese. Immediatamente sono scattate le indagini degli stessi carabinieri dopo il ritrovamento su diversi muri di manifesti con scritte offensive, insulti, minacce ed una croce contro il maresciallo Michele Sanzo. Il sottufficiale presta servizio a Sant’Onofrio da circa due anni. La scoperta è stata effettuata questa mattina ed i manifesti sono stati subito rimossi. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Vibo. (ANSA)”.

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Sulla vicenda, si è mossa anche la politica. Il senatore di Forza Italia e componente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Mangialavori, commentando i necrologi sui manifesti affissi questa mattina a Sant’Onofrio, nel Vibonese, ha dichiarato:“Esprimo grande vicinanza e solidarietà al maresciallo della stazione dei carabinieri di Sant’Onofrio Michele Sanzo, oggetto di un vile e inqualificabile atto intimidatorio. Sono sicuro  che gli organi inquirenti faranno piena luce su questo episodio, nella certezza che il maresciallo Sanzo continuerà a dare lustro all’Arma dei carabinieri, così come ha sempre fatto”.Intimidazioni a parroci: Mangialavori (FI), "Episodi inquietanti" = - Gruppo Senato Forza Italia Berlusconi Presidente

E  Wanda Ferro, deputata di Fratelli d’Italia e segretario della Commissione parlamentare antimafia: “Esprimo la mia piena solidarietà e vicinanza  al maresciallo dei carabinieri Michele Sanzo oggetto di un gravissimo gesto intimidatorio. Sono stati affissi, infatti, sui muri del paese del Vibonese, dei manifesti di tipo funebre, dal contenuto diffamatorio nei confronti del militare, uno dei protagonisti dell’arresto del latitante Domenico Bonavota. Gli inquirenti facciano luce al più presto su un atto che ha l’obiettivo di scoraggiare e indebolire lo straordinario lavoro di magistratura e forze dell’ordine in un territorio in cui operano pericolose organizzazioni mafiose; la risposta deve essere immediata e determinata, per dare fiducia ad una comunità che ha dimostrato di voler stare dalla parte della legalità”.XVIII Legislatura - Deputati e Organi - Scheda deputato - FERRO Wanda

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‘Ndrina Bonavota

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Famiglia Bonavota

Area di origine   Sant’Onofrio, Stefanaconi (Calabria)

Aree di influenza      Provincia di Vibo Valentia, Torino, Moncalieri, Carmagnola, Roma

Periodo anni ’80 – in attività

Boss      Vincenzo Bonavota, Antonino Bonavota, Pasquale Bonavota, Domenico Bonavota

Alleati   Anello, Lo Bianco, Mancuso, Alvaro, Morabito, Ursino, Commisso, Aquino, Mollica, Piscopisani

Rivali    Cracolici, Petrolo, Bartolotta

Attività traffico di droga, riciclaggio di denaro, traffico di armi, estorsione, usura, racket, contrabbando, contraffazione, ricettazione, furto, rapina, frode, truffa, evasione fiscale, appalto pubblico, gioco d’azzardo, corruzione, omicidio, infiltrazioni nella pubblica amministrazione

Pentiti   Francesco Costantino

Manuale

I Bonavota sono una ‘ndrina calabrese di Sant’Onofrio e Stefanaconi nel vibonese. Hanno esponenti anche a Torino, Carmagnola e Moncalieri in Piemonte e Roma e sono alleati degli Anello, dei Lo Bianco e dei Mancuso. Le loro attività comprendono l’estorsione, l’usura, il traffico di droga e il riciclaggio.

Storia

Anni ’80 – I Bonavota a Carmagnola

Almeno da questo periodo si fa risalire l’esistenza della ‘ndrina dei Bonavota.

Un omicidio avvenuto il 25 dicembre 1980 a Carmagnola avrebbe sancito il dominio sul territorio della cosca da lì fino ad oggi con a capo Salvatore Arone sulla città.

Anni ’90 – Faida di Sant’Onofrio

Tra gli anni ottanta e primi anni novanta sono stati coinvolti in una sanguinaria faida contro le cosche Petrolo-Bartolotta di Sant’Onofrio e Stefanaconi, a causa del furto di bestiame e dell’omicidio del ventenne pastore Francesco Calfapietra il 27 gennaio 1990.

Il 3 gennaio 1991 viene ucciso Domenico Moscato vicino ai Petroli; il 6 gennaio 1991 viene compiuta una strage (nota come strage dell’epifania o Massacro della befana) da un commando della cosca Petrolo contro i Bonavota in piazza Umberto I a Sant’Onofrio lasciando 2 morti e nove feriti innocenti. Nella faida intervennero contro i Bonavota anche i Mancuso, i quali avrebbero fornito armi alla fazione opposta per affiliare esponenti dei Matina-Petrolo. Rosario Fiaré dell’omonima ‘ndrina di San Gregorio d’Ippona, tentò di riappacificare i due fronti, come anche descrive una sentenza del 1996 del Tribunale di Vibo Valentia ci fu un incontro in sua presenza voluto dal clan Petrolo ma senza esito. I Bonavota replicarono con tre tentati omicidi nei confronti di Paolo Augurusa, Fedele Cugliari e Petrolo Rosario. Il 10 giugno 1992, a Zingonia (Bergamo) viene ucciso Fedele Cugliari, braccio destro del boss Vincenzo Petrolo.

Anni 2000 – L’operazione Uova del drago, il commissariamento del comune di Sant’Onofrio e la nascita del locale di Sant’Onofrio

Nel 2002 viene ucciso a Maierato Alfredo Cracolici e a Pizzo il 4 maggio 2004 Raffaele Cracolici, appartenenti ad una cosca rivale, i quali avrebbero chiesto aiuto ai Giampà, che non si sono resi disponibili in quanto non avrebbero voluto fare “sgarbo” ai Bonavota, come chiarito nelle carte del processo Uova del drago, secondo il pentito Giuseppe Giampà.

Il 30 ottobre 2007, nell’operazione Uova del drago condotta dai Carabinieri della Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Vibo Valentia, Comandato dal Ten. Marco Montemagno, finiscono in manette alcuni esponenti dei Bonavota, accusati di omicidio, tentato omicidio, estorsione ed associazione di stampo mafioso; nel blitz viene coinvolto anche l’ex assessore allo sport del comune di Sant’Onofrio Filippo Trimboli, questi nel provvedimento di fermo della DDA di Catanzaro viene descritto come il compare di Pasquale Bonavota, eletto consigliere comunale di Sant’Onofrio per volontà della cosca Bonavota; il politico il 20 ottobre 2010 è stato assolto dalla Corte d’assise d’appello di Catanzaro per le accuse contestatigli nell’operazione di polizia dopo essere stato condannato a due anni in primo grado.

Nel luglio 2008 viene arrestato il latitante Francesco Fortuna (affiliato al clan dei Bonavota) sfuggito al blitz del 2007 nell’operazione Uova del drago; nel covo vengono rinvenute numerose armi da fuoco (un kalashnikov, un revolver calibro 357, una carabina Winchester, un fucile a pompa a canna corta, un fucile calibro 12 semiautomatico, un migliaio di munizioni e un lampeggiante in dotazione alla forze di polizia). Inoltre, il latitante viene trovato in compagnia della figlia dell’ex presidente della provincia di Vibo Valentia, attuale consigliere regionale calabrese dell’UDC Ottavio Bruni, anche se il politico ha sostenuto di non essere a conoscenza di questo rapporto tra la figlia e il latitante, lasciando comunque la carica di sottosegretario alla giunta regionale calabrese durante il governo di Agazio Loiero. Il 2 luglio 2010 la procura della repubblica di Vibo Valentia chiede l’archiviazione per le accuse contestate alla figlia del politico in quanto non avrebbe favorito il latitante Francesco Fortuna.Ndrangheta, i pentiti parlano e tre boss del Vibonese si dileguano - Zoom24

Il 6 agosto 2008 viene arrestato il presunto capobastone Domenico Bonavota, sfuggito all’operazione Uova del drago.

Il 23 aprile 2009 il consiglio comunale di Sant’Onofrio viene sciolto per infiltrazioni mafiose; secondo la relazione del ministro dell’interno, la cosca Bonavota avrebbe svolto un ruolo determinante alle consultazioni elettorali del 2002 e 2007 (che poi si è tradotto in pesanti condizionamenti nei confronti dell’ente locale); inoltre, dichiara ancora la relazione in merito all’operazione di polizia Uova del drago del 2007: «Dall’ordinanza di custodia cautelare emerge con chiarezza il clima di tensione e paura che pervadeva gli organi di governo dell’ente”.Estorsione a coop di Sant'Onofrio, condannato a otto anni il boss Domenico Bonavota

Nel 2012 secondo il pentito Raffaele Moscato sarebbe stata autorizzata la creazione del Locale di Sant’Onofrio con a capo i Bonavota.

Oggi – I problemi con i Cracolici, l’affruntata di Sant’Onofrio e l’operazione Carminus a Carmagnola

Il 5 novembre 2010 vengono arrestate tre persone per estorsione ai danni di un imprenditore della provincia di Vibo Valentia: tra i fermati, Salvatore Bonavota che ha legami familiari con il clan omonimo. Infatti, secondo gli inquirenti, i tre traevano la loro forza intimidatrice dai legami di Salvatore con la ‘ndrina, ma nell’aprile 2012 Salvatore Bonavota e gli altri due imputati sono stati assolti da tutte le accuse dal Tribunale di Vibo Valentia poiché il fatto non sussiste.Clan Bonavota, chiesto il processo

Nell’aprile 2010 il vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea sospende la tradizionale Affruntata di pasqua a seguito di un attentato subito dal priore della confraternita del santissimo rosario di Sant’Onofrio. Gli inquirenti ipotizzano che dietro l’attentato ci sia la ‘ndrangheta e in particolare il clan Bonavota in quanto per la prima volta vengono cambiate, dalla chiesa locale in base alle direttive del vescovo, le regole per portare a spalla le statue; rito religioso che negli anni passati era stato monopolizzato dalle cosche soprattutto per manifestare il loro potere alla comunità.

Il 14 dicembre 2017 si conclude l’operazione Conquista che porta all’arresto di 14 persone accusate di associazione mafiosa, omicidio, danneggiamenti ed estorsione in relazione all’espansione dei Bonavota su Maierato ai danni dei CracoliciCONQUISTA | Ritorna in libertà il boss Pasquale Bonavota - Corriere della Calabria

Il 18 marzo 2019 con l’operazione Carminius si porta all’arresto un sodalizio di ‘ndrangheta riconducibile ai Bonavota composto da 16 persone operante nella provincia di Torino, in particolare a Carmagnola e Vibo Valentia almeno dal 2012. Sono accusati a vario titolo di traffico di droga, gestione illecita di slot machine, fatture false e associazione mafiosa. Il 2 ottobre 2019 vengono arrestate altre 24 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, estorsione ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Il 20 dicembre 2019 vengono arrestate tra Torino e Carmagnola 8 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa e reati fiscali, tra gli arrestati un imprenditore di Moncalieri e l’assessore regionale di Fratelli d’Italia Roberto Rosso accusato di scambio elettorale politico-mafioso; durante le elezioni regionali del 2019 avrebbe chiesto il voto a membri dei Bonavota di Carmagnola, in particolare Onofrio Garcea, pagando 15.000€. A seguito dell’operazione Rosso si dimette dal suo incarico.

Struttura

Dall’operazione (fine 2017) e omonimo processo Conquista ancora in corso, l’organigramma della cosca risulterebbe: capo-società Pasquale Bonavota, capo militare Domenico Bonavota mentre Domenico Bonavota, Domenico Febbraro, Giuseppe Lopreiato e Onofrio Barbieri sarebbero affiliati. Il locale di Carmagnola in Provincia di Torino, in precedenza solo ‘ndrina distaccata è controllato dalla ‘ndrina come una ‘ndrina creata a Roma da Pasquale Bonavota.

Capibastone

Vincenzo Bonavota (? – 1997) capo storico della cosca;

Pasquale Bonavota presunto capo-società;

Domenico Bonavota (1979), presunto capobastone, in carcere dal 2008;

Salvatore Arone (1959) presunto capo del Locale di Carmagnola (Operazione Carminius del 2019);

Domenico Cugliari, con ruolo di contabile, secondo in potere solo a Pasquale Bonavota e cognato di Arone (secondo il pentito Mantella).

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(ANSA) – VIBO VALENTIA, 06 AGO – Un latitante, Domenico Bonavota, di 41 anni, ritenuto esponente apicale dell’omonimo clan di Sant’Onofrio, è stato arrestato la notte scorsa dai carabinieri. Bonavota era ricercato da circa due anni, da quando si era reso irreperibile dopo essere stato condannato nel processo “Conquista” alla pena dell’ergastolo per l’omicidio di Domenico Di Leo. L’uomo è anche destinatario di due ordinanze di custodia cautelare nell’ambito delle operazioni Rinascita-Scott e Imponimento.
I militari del Nucleo investigativo di Vibo Valentia guidati dal maggiore Valerio Palmieri e dal capitano Alessandro Bui, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno concentrato le ricerche nel territorio di Sant’Onofrio ipotizzando che l’uomo non si fosse mai allontanato. Nella tarda serata di ieri, avuta la certezza della presenza di Bonavota in un’abitazione nella quale si sarebbe rifugiato sin dall’inizio, i carabinieri del Nucleo investigativo e dello Squadrone Cacciatori hanno fatto irruzione bloccandolo. Adesso gli investigatori stanno vagliando la posizione delle persone che gli hanno dato assistenza. (ANSA).

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