Dalla figura di Saverio Strati a un modello di leadership condivisa: l’esperienza di un piccolo comune calabrese che ha saputo trasformare la marginalità in opportunità.
Sant’ Agata del Bianco, piccolo centro dell’area ionica reggina, per anni ha incarnato il destino comune a molti borghi dell’entroterra calabrese: distanza dalle grandi vie di comunicazione, progressivo spopolamento, scarsa visibilità. Eppure, proprio da qui è partito un percorso capace di ribaltare questa narrazione, dimostrando che anche i territori più periferici possono diventare luoghi di attrazione e di produzione culturale.

Il Sindaco di Sant’Agata, Domenico Stranieri




La forza di una risorsa locale
Il punto di partenza è stato il recupero e la valorizzazione della figura di Saverio Strati, scrittore tra i più significativi della letteratura calabrese del Novecento. Nato a Sant’ Agata del Bianco, Strati ha raccontato nei suoi romanzi e racconti la vita delle comunità aspromontane, l’emigrazione, il legame con la terra e la dignità dei “vinti”.
Questa eredità culturale, anziché rimanere confinata alla memoria, è stata trasformata in progetto: percorsi letterari, incontri con le scuole, eventi culturali, momenti di approfondimento che hanno fatto del paese un luogo da visitare e da conoscere, il Parco Letterario Saverio Strati.



Un sindaco sempre presente
A fare la differenza è stato l’impegno diretto dell’amministrazione comunale e, in particolare, del sindaco, che ha scelto di dedicarsi a tempo pieno allo sviluppo del paese. Un impegno quotidiano, spesso anche nei giorni festivi, fatto di accoglienza di gruppi, contatti con istituti scolastici, organizzazione di visite guidate e attività culturali. Fantasia, tanta fantasia, come la serenata alla donna amata che affacciandosi sul balcone, di quella che fu la casa di Strati, manifesta il consenso alle profferte d’amore esaltate dal menestrello.
San Agata del Bianco ha così iniziato ad aprirsi all’esterno: scuole, studenti, insegnanti e visitatori hanno cominciato a raggiungere il borgo, trasformandolo da luogo marginale a meta di turismo culturale.

In molti piccoli comuni, però, un impegno così forte rischia di trasformarsi in un limite: è la cosiddetta sindrome del sindaco, quando tutto ruota attorno a una sola figura e il progetto diventa fragile perché non condiviso.
L’esperienza di Sant’ Agata del Bianco mostra invece un percorso diverso. Pur partendo da un forte protagonismo iniziale, l’azione amministrativa si è evoluta verso un modello di leadership locale condivisa. Il sindaco ha assunto il ruolo di promotore e facilitatore, coinvolgendo cittadini, associazioni, scuole e realtà del territorio.
Il risultato è una comunità più consapevole, partecipe e responsabile, capace di sostenere nel tempo il progetto culturale.

I risultati sul territorio
Gli effetti sono visibili: aumento delle presenze turistiche, maggiore attenzione mediatica, rafforzamento dell’identità locale. Ma soprattutto, Sant’Agata del Bianco è uscita dall’isolamento culturale e simbolico, ritrovando orgoglio e capacità di raccontarsi.
Un modello possibile
L’esperienza di questo piccolo comune calabrese dimostra che lo sviluppo non dipende solo da grandi infrastrutture, ma anche da visione, impegno e capacità di valorizzare ciò che già esiste. Cultura, memoria e partecipazione possono diventare strumenti concreti di crescita.
Sant’ Agata del Bianco oggi rappresenta un modello replicabile per molti borghi italiani: partire dalle proprie radici per costruire futuro.









L’associazione Eureka di Lazzaro in visita, guidata dal Sindaco di Sant’Agata, Domenico Stranieri, anfitrione di lusso









