Conferenza stampa di presentazione della 32/a edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino presso i Murazzi del Po, Torino, 6 marzo 2019 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Polemiche, dimissioni, defezioni alle vigilia dell’apertura del Salone del Libro di Torino, che si inaugura il 9 maggio, per la presenza tra gli espositori del Lingotto della casa editrice neofascista Altaforte, ma si mobilita anche la comunità di lettori, scrittori ed editori che saranno al Lingotto e nasce l’hashtag #iovadoatorino ed è subito trend topic.

“Io sono fascista. L’antifascismo è il vero male di questo Paese“. Lo dice all’ANSA Francesco Polacchi, della casa editrice Altaforte, in merito alla presenza al Salone del Libro di Torino del marchio ritenuto vicino a Casapound. “Eravamo pronti alle polemiche – aggiunge – ma non a questo livello allucinante di cattiverie. C’è addirittura chi sui social ha scritto che verrà a Torino per tirarci le molotov… Noi ci saremo perché ora è anche una questione di principio”.

E’ ancora polemica sulla presenza della casa editrice al Salone. “Al Salone ci saremo – dicono i consiglieri M5s di Torino – perché il campo, specie quello culturale, non va abbandonato. E per far sentire la voce dell’antifascismo. Oggi più che mai”.  “Di certo, non abbandoneremo il campo – dice la sindaca di Torino Chiara Appendino su Fb – perché le idee si combattono con idee più forti”. “Le nostre idee ci saranno e, insieme alle nostre, ce ne saranno tantissime altre. E’ solo con la cultura – dice – che possiamo porre un argine a ogni possibile degenerazione o ritorno di ciò che deve essere archiviato per sempre. Tanti e uniti. È così che si vince”.

Ci sarà la scrittrice Michela Murgia che fa un appello e in un post su Facebook dice: “Se CasaPound mette un picchetto nel mio quartiere che faccio, me ne vado dal quartiere? Se Forza Nuova si candida alle elezioni io che faccio, straccio la tessera elettorale e rinuncio al mio diritto di voto? Se la Lega governa il paese chiedo forse la cittadinanza altrove? No. Non lo faccio. E non lo faccio perché da sempre preferisco abitare la contraddizione piuttosto che eluderla fingendo di essere altrove. Per questa ragione al Salone del libro di Torino io ci andrò e ci andranno come me molti altri e altre”.