Un'immagine d'archivio del Salone del Libro di Torino. ANSA/ TONINO DI MARCO

Una “scelta di campo”: Città di Torino e Regione Piemonte definiscono così la decisione di tenere fuori dal Salone del Libro Altaforte, la casa editrice vicina a Casapound, per “tutelare la sua immagine, la sua impronta democratica e il sereno svolgimento della manifestazione”. Dopo giorni di polemiche, divisioni e defezioni, sale dunque la tensione alla vigilia dell’inaugurazione della buchmesse. “E’ una richiesta assurda. Faremo causa e la vinceremo”, afferma Francesco Polacchi, esponente del partito di estrema destra e editore di Altaforte che oggi la Procura di Torino ha indagato per apologia del fascismo. Quando il Lingotto aprirà i battenti per l’inaugurazione della 32esima edizione della kermesse, Altaforte non ci sarà. Di fronte alla decisione della Città e della Regione, che del Salone del Libro sono soci, gli organizzatori annunciano infatti per bocca di Silvio Viale l’intenzione di “adeguarsi”.

Chi ci sarà è invece Halina Birenbaum, 90 anni, sopravvissuta ad Auschwitz. “Le lasceremo la parola”, annunciano la sindaca Chiara Appendino e il governatore Sergio Chiamparino, al termine di una lunga giornata di trattative. E’ stata proprio la poetessa polacca, 90 anni, oggi residente in Israele, a spingere le istituzioni all’esclusione. “Era inimmaginabile avere una testimone della storia come lei fuori dal Salone e Alforte dentro…”, dice la prima cittadina di fronte alla possibilità che la scrittrice tenesse la sua lezione agli studenti davanti ai cancelli del Salone. “Abbiamo lavorato tutto il pomeriggio – spiega Chiamparino – per trovare una mediazione, ma non è stato possibile, e io aggiungo comprensibilmente, per cui abbiamo preso l’unica decisione in linea con la trazione e i valori di Torino e del Piemonte”.