Con le sue strade strette, le case in pietra e lo scenario mozzafiato Pentedattilo ha accolto la cultura e la storia. Nella serata del 23 agosto alle pre 18:30 il Rotary Club Melito Porto Salvo Area Grecanica Capo Sud e la Fidapa – Melito Porto Salvo hanno organizzato il convegno:
“L’Arte Bizantina nell’Area Grecanica”.

È stato un incontro molto interessante, considerando la ricchezza culturale e artistica di questa zona della Calabria.


L’evento è stato introdotto dal neo Presidente Rotary Antonino Pansera, che ha salutato e accolto con molta emozione il pubblico presente. I lavori sono stati introdotti da Giuseppina Malara, Past President del Rotary. Sono intervenuti il sindaco di Melito di Porto Salvo Annunziato Nastasi; la delegata Fidapa Melito Porto Salvo – Dominella Marra; Antonino Federico, docente di strategia d’impresa presso l’ICE, che ha parlato dell’arte che viene dal mare: icone e devozione mariana nella Calabria bizantina; Anna Ermidio, docente di Storia dell’Arte, che ha messo in evidenza: “L’icona vivente: dialogo tra la tradizione bizantina e l’arte di José Luis García Cortés”. Invece, Giovanna Mastrotisi, Rappresentante del Team Internazionale F.R.A.C.H. (Fellowship of Rotarians who Appreciate Cultural Heritage), ha detto: “sono entrata nel Rotary nel 2002 ho fatto tantissime cose, ma quello che ho appreso in questi anni e di portare avanti la mia professione con forza. Sono stata chiamata nel periodo del terremoto a lavorare ai campi di Norcia ed ho raccolto i pezzetti di storia e di affreschi crollati.
Poi, dovevamo decidere cosa fare di queste parti e non farli finire negli scaffali come è avvenuto ad Assisi, per l’80% di Giotto e il 90 % di Cimabue, in cui per quell’occasione sono stati chiamati a lavorare esperti di alto livello, ma non siamo stati capaci di costruire dei frammenti isolati, che non stavano più insieme. In quell’occasione ho pensato, che il Rotary poteva fare qualcosa d’importante: ovvero ricostruire il patrimonio culturale mediante l’aiuto dei ragazzi autistici.

È noto, come la loro diversità è straordinaria nella musica, nella pittura e sono capaci di ricomporre un puzzle da rovescio. Dunque, abbiamo subito catalogato i pezzi, fotografandoli ad uno ad uno e siamo andati in sovraintendenza, per avere l’autorizzazione, al fine di procedere con la sperimentazione e abbiamo ottenuto l’approvazione. I ragazzi non toccano il pezzo, ma lavorano da remoto su software. La sperimentazione ha avuto subito successo e stiamo per ripartire a livello mondiale, poiché il problema dell’autismo è in crescita ed è difficile d’affrontare sia per la famiglia e anche per chi ne soffre. Quando la famiglia è venuta a conoscenza di tale progetto si è riempita di tanta speranza e noi Rotary questa fiducia dobbiamo renderla concreta.


Per questo motivo, è nata F.R.A.C.H., in quanto noi perseguiamo un interesse e in questo caso si tratta del coinvolgimento culturale. Ecco perché vogliamo, che questo progetto prosegua ed è nostro dovere difenderlo e tutelarlo. Insieme possiamo fare la differenza. Sognare in grande, per riuscire ad ottenere risultati, includendo anche coloro che sono esclusi dalla cultura, ma trainandoli con noi in questo percorso, che è davvero meraviglioso”.


Subito dopo ha preso la parola il Presidente della Fondazione Istituto Regionale per la Comunità Greca di Calabria – Nino Spirlì: “Questa sera siamo in questo luogo, perché siamo attirati dai luoghi dell’anima, perché sono loro che attraggono. Il cuore e i piedi possiamo un po’ comandarli, ma quelli dell’anima non è possibile. L’arte bizantina in questa area è particolare, in quanto portiamo con noi le sue radici e le abbiamo abbracciate, senza fare discriminazione, perché Cristo unisce tutti. Esiste una cosa bella della religione cristiana – cattolica nel suo
sviluppo, ossia il fatto, che i molti la considerano una religione patriarcale, niente di più sbagliato. Il cuore è il centro della nostra religione ed è donna, perché Maria è creatura di Dio”.
Nel corso del suo intervento Spirlì ha sottolineato l’importanza dell’icona:” Quando noi entriamo in una chiesa parliamo con le sacre effigie e le statue come se fossero delle fotografie, perché rappresentano sempre la medesima santa essenza: ovvero la Madonna. Davanti alle statue noi non parliamo, ma dinnanzi ad una icona rimaniamo in silenzio e ascoltiamo. Non riusciamo a parlare, perché l’icona si rivela e noi non possiamo fare altro, che rimanere in ascolto. Infatti un’icona non si dipinge, ma viene scritta ed è considerata pari ad una pagina di vangelo.
Davanti a questo noi possiamo solo ascoltare con l’anima e il cuore. Ecco, perché nella profondità delle icone noi possiamo recuperare la nostra provenienza, che è mediterranea, greca, bizantina e di quelle terre dove il profumo di Gesù si è posato, per primo sulle anime. Noi siamo fortunati, perché lo conosciamo come un profumo nostro, molti non sono a conoscenza, alcuni lo incontrano, altri lo rifiutano. Andate davanti ad un’icona e non riuscirete a dire nulla,
perché a parlare penserà lei”.


Interessante è stato anche l’intervento della pedagogista e docente Beatrice Mafrici, con una riflessione dal titolo “L’arte che educa”, la quale ha rimarcato: “il filo rosso, che lega il Rotary club attraverso l’arte ha radici profonde, che permettono di andare oltre i confini ideologici, ma anche logistici. L’arte all’interno della pedagogia è una riflessione, che condivido volentieri. La pedagogia attualmente incomincia a farsi spazio, stiamo combattendo, per l’istituzione di un albo, che dovrebbe a breve attivarsi”.


Significativo è stato anche il passaggio che la pedagogista – docente Mafrici ha ribadito:” Ogni bambino, alunno e nucleo genitoriale ha bisogno di trarre fuori ciò che ha dentro. Ecco, perché gli insegnamenti più grandi, che i pedagogisti hanno lasciato sono quelli di creare degli atelier, come quelli dell’Emilia Romagna. Dunque, il bambino già dai suoi primi passi, prima di essere etichettato o inquadrato all’interno delle statistiche ministeriali, deve essere compreso nella sua totalità di persona ed entrare in empatia con esso, attraverso i linguaggi extraverbali.

È importante portare i bambini e studenti nei nostri territori, per metterli a conoscenza della bellezza della nostra arte. Prima di andare verso il mondo, dobbiamo essere cittadini delle nostre radici e portatori dei valori, che ci appartengono. Mi auguro che questa terra possa essere inondata dall’arte e dalla bellezza, ma tutto inizia da noi stessi ed io come docente, che ho lavorato moltissimi anni a Milano, sono tornata, per questo”.
Nel corso della serata si sono tenuti degli intermezzi musicali a cura di Carmelo Pansera, attraverso la musica di organetto e tamburello si è potuto rivivere le atmosfere e i ritmi legati alla memoria storica dei luoghi dell’area grecanica. Suggestiva e affascinante pure l’esposizione delle opere di José Luis García Cortés nella Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, che hanno raccontato storie e evocato emozioni.
Subito dopo si è tenuta una degustazione di prodotti tipici e vini dell’Area Grecanica

Foto dell’autrice

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