Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, a margine della conferenza stampa a Palazzo Chigi per illustrare i contenuti della manovra, Roma, 19 ottobre 2020. ANSA/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/FILIPPO ATTILI +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++
Ammontano complessivamente a 222,03 miliardi le risorse previste negli investimenti del cosiddetto Piano Recovery. Di questi 209,84 riguardano il Next Generation Eu: 66,6 miliardi sono già impegnati in progetti in essere, 143,24 su nuovi progetti. E’ quanto emerge dalla tabella allegata al documento che il governo ha predisposto e girato ai partiti di maggioranza nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Alla sanità saranno destinati 19,7 miliardi dei fondi complessivi del Next Generation EU.


Di questi 18 miliardi sono a valere sul Recovery fund e 1,7 sul React Eu. La missione si articola in due componenti: “Assistenza di prossimità e telemedicina” a cui sono destinati 7,9 miliardi in totale e “innovazione dell’assistenza sanitaria” che assorbirà 11,8 miliardi. Nella prima versione del piano alla sanità erano destinati 9 miliardi di euro.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza predisposto dal governo, integrato con gli altri fondi europei di Coesione e di React Eu, porta la quota di investimenti previsti al 70% e “assicurerebbe, secondo stime in corso, un impatto sul Pil di circa 3 punti percentuale e un incremento occupazionale superiore a quelli precedentemente stimato”. Il piano precedente prevedeva una crescita aggiuntiva di 2,3 punti.
Salgono a 32 miliardi le risorse stanziate da Recovery Plan per le Infrastrutture per una mobilità sostenibile. Nello specifico, si tratta di 28,3 miliardi per la prima componente, Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0, e 3,7 miliardi per la seconda componente, Intermodalità e logistica integrata. Si tratta di una mole di risorse superiore rispetto ai 27,7 miliardi della bozza del piano di dicembre.


Il piano Recovery al quale il governo, sta lavorando con l’obiettivo di aumentare il volume degli investimenti “può prevedere, in alcuni ambiti (politiche industriali per le filiere strategiche, miglioramento dei servizi turistici e infrastrutture di ricettività, economia circolare, housing sociale), l’utilizzo di strumenti finanziari che consentano di attivare un positivo effetto leva sui fondi per facilitare l’ingresso di capitali privati (equity o debito), di altri fondi pubblici o anche di una combinazione di entrambi (blending) a supporto delle iniziative di investimento”. “In questa prospettiva – viene spiegato – l’intervento pubblico può assumere la forma di una garanzia su finanziamento privato oppure di una copertura dell’eventuale prima perdita dell’investimento azionario finalizzato alla realizzazione di specifici progetti”.
Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: è questa la prima missione del nuovo Pnrr messo a punto dal governo e a cui saranno destinati complessivamente 45,9 miliardi. Si articola in tre componenti: “digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA” che potrà contare su 11,3 miliardi, “digitalizzazione, ricerca e sviluppo e innovazione del sistema produttivo” (in cui rientra Transizione 4.0), con una dotazione di circa 26,6 miliardi, e “turismo e cultura” con 8 miliardi. Questa voce è “significativamente rafforzata” rispetto alla dotazione precedente di circa 3 miliardi.
Scendono a 69 miliardi i fondi destinati alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica. Il nuovo Piano ‘taglia’ di circa 5 miliardi il precedente stanziamento di 74 miliardi di euro riservato alla missione green del Recovery plan. Quattro le componenti: “agricoltura sostenibile ed economia circolare” (5,5 miliardi), “energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile” (18,2 miliardi), “efficienza energetica e riqualificazione degli edifici” (30,7 miliardi) e “tutela del territorio e della risorsa idrica” (14,5 miliardi).
Previsti nuovi progetti per la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di viadotti e ponti stradali nelle aree del territorio che presentano i maggiori problemi. Le risorse stanziate per questa voce, nell’ambito degli stanziamenti per le Infrastrutture, sono pari a 1,6 miliardi. Sul fronte ferroviario, invece, è previsto un “consistente intervento” sulla rete, pari a 26,7 miliardi, che è stato “ulteriormente potenziato nel Mezzogiorno grazie al supporto dei fondi Fsc”. Sul fronte dell’intermodalità, poi, è previsto un “cronoprogramma nazionale per gli investimenti per la logistica e la digitalizzazione dei porti, a partire da Genova e Trieste”, e per il rinnovo delle flotte portuali e dei mezzi di terra e la navigazione fluviale. La componente – si precisa – è stata “potenziata per finanziare investimenti nei porti del Sud, mentre sono stati eliminati gli incentivi al rinnovo delle flotte e del parco veicolare”.
Sono più che raddoppiati i fondi destinati al turismo dal Recovery Plan. Lo stanziamento totale per la componente Turismo e cultura ammonta a 8 miliardi, più del doppio rispetto ai 3,5 miliardi della bozza del piano del 30 dicembre.
Donne, giovani e Mezzogiorno sono priorità trasversali contenute in tutti gli obiettivi del l Piano Recovery al quale sta lavorando il governo e che saranno misurati negli impatti macroeconomici, occupazionali e di indicatori BES. “Tali priorità – è scritto – non sono affidate a singoli interventi circoscritti in specifiche componenti, ma perseguite in tutte le missioni del PNRR. Ogni missione, infatti, deve esplicitare le linee di riforma e di intervento mirate al perseguimento delle tre priorità trasversali, anche attraverso la definizione ex ante e la misurazione dei risultati attesi”.
“La bozza di PNRR sarà analizzata nel prossimo Consiglio dei Ministri e costituirà la base di discussione per il confronto con il Parlamento, le Istituzioni regionali e locali, le forze economiche e sociali, il Terzo Settore e le reti di cittadinanza, ai fini dell’adozione definitiva del Piano ‘Next Generation Italia’”.
“Il presente documento costituisce una sintesi delle attività di rielaborazione della bozza di Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). È il risultato del lavoro svolto dal Governo nel confronto con le forze politiche di maggioranza, che si è intensificato nelle ultime settimane anche attraverso l’elaborazione di osservazioni e proposte di modifica alle bozze di lavoro preliminari. È un documento di lavoro interno al Governo, per favorire il raggiungimento dell’accordo politico sulle modifiche alla bozza di Pnarr. Lo sforzo compiuto è di rendere più chiara, alla luce delle novità intervenute, la visione dinsieme della strategia di investimenti e riforme del Piano”. Lo si legge nelle premesse della nuova bozza di Recovery plan, inviata dal governo ai partiti di maggioranza
Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, a quanto si apprende da fonti di maggioranza, ha avuto ieri incontri riservati in videoconferenza con Pd, M5s, Leu, per illustrare i contenuti della bozza aggiornata del Recovery plan. Un incontro, nelle intenzioni del governo, avrebbe dovuto esserci anche con Italia viva, ma Iv chiede prima di qualsiasi colloquio di ricevere e leggere il testo. Di qui la situazione di stallo. Dopo gli incontri con i partiti avrebbe dovuto esserci il confronto a livello di governo in una riunione di Conte e Gualtieri con i capi delegazione, in preparazione del Cdm. Ma ad ora nessuna riunione è convocata. Negli incontri informali avuti ieri dal ministro Roberto Gualtieri, a quanto confermano diverse fonti, il documento non è stato consegnato alle delegazioni. A un incontro analogo per un primo confronto erano stati invitati, viene spiegato, anche i renziani che però hanno chiesto di ricevere prima il testo.
“Grande irritazione” in Italia Viva dopo le dichiarazioni del vicesegretario Pd Andrea Orlando che stamani a Omnibus ha confermato di aver partecipato ieri ad una riunione col ministro Gualtieri sul nuovo testo del Recovery Plan. Queste dichiarazioni, dicono fonti di Iv, “parrebbero confermare che c’è una maggioranza nella maggioranza”. La ministra Teresa Bellanova si sarebbe detta “sconcertata e irritata per un metodo molto poco istituzionale e per nulla teso a quella pari dignità politica più volte sollecitata. Ancor più sconcertata da voci abilmente diffuse di una convocazione di Iv alla riunione di ieri, mai arrivata”.

Ammontano complessivamente a 222,03 miliardi le risorse previste negli investimenti del cosiddetto Piano Recovery. Di questi 209,84 riguardano il Next Generation Eu: 66,6 miliardi sono già impegnati in progetti in essere, 143,24 su nuovi progetti. E’ quanto emerge dalla tabella allegata al documento che il governo ha predisposto e girato ai partiti di maggioranza nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. 

Alla sanità saranno destinati 19,7 miliardi dei fondi complessivi del Next Generation EU.

Di questi 18 miliardi sono a valere sul Recovery fund e 1,7 sul React Eu. La missione si articola in due componenti: “Assistenza di prossimità e telemedicina” a cui sono destinati 7,9 miliardi in totale e “innovazione dell’assistenza sanitaria” che assorbirà 11,8 miliardi. Nella prima versione del piano alla sanità erano destinati 9 miliardi di euro.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza predisposto dal governo, integrato con gli altri fondi europei di Coesione e di React Eu, porta la quota di investimenti previsti al 70% e “assicurerebbe, secondo stime in corso, un impatto sul Pil di circa 3 punti percentuale e un incremento occupazionale superiore a quelli precedentemente stimato“. Il piano precedente prevedeva una crescita aggiuntiva di 2,3 punti.

Salgono a 32 miliardi le risorse stanziate da Recovery Plan per le Infrastrutture per una mobilità sostenibile. Nello specifico, si tratta di 28,3 miliardi per la prima componente, Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0, e 3,7 miliardi per la seconda componente, Intermodalità e logistica integrata. Si tratta di una mole di risorse superiore rispetto ai 27,7 miliardi della bozza del piano di dicembre.

Il piano Recovery al quale il governo, sta lavorando con l’obiettivo di aumentare il volume degli investimenti “può prevedere, in alcuni ambiti (politiche industriali per le filiere strategiche, miglioramento dei servizi turistici e infrastrutture di ricettività, economia circolare, housing sociale), l’utilizzo di strumenti finanziari che consentano di attivare un positivo effetto leva sui fondi per facilitare l’ingresso di capitali privati (equity o debito), di altri fondi pubblici o anche di una combinazione di entrambi (blending) a supporto delle iniziative di investimento”. “In questa prospettiva – viene spiegato – l’intervento pubblico può assumere la forma di una garanzia su finanziamento privato oppure di una copertura dell’eventuale prima perdita dell’investimento azionario finalizzato alla realizzazione di specifici progetti”.

Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: è questa la prima missione del nuovo Pnrr messo a punto dal governo e a cui saranno destinati complessivamente 45,9 miliardi. Si articola in tre componenti: “digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA” che potrà contare su 11,3 miliardi, “digitalizzazione, ricerca e sviluppo e innovazione del sistema produttivo” (in cui rientra Transizione 4.0), con una dotazione di circa 26,6 miliardi, e “turismo e cultura” con 8 miliardi. Questa voce è “significativamente rafforzata” rispetto alla dotazione precedente di circa 3 miliardi.

Scendono a 69 miliardi i fondi destinati alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica. Il nuovo Piano ‘taglia’ di circa 5 miliardi il precedente stanziamento di 74 miliardi di euro riservato alla missione green del Recovery plan. Quattro le componenti: “agricoltura sostenibile ed economia circolare” (5,5 miliardi), “energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile” (18,2 miliardi), “efficienza energetica e riqualificazione degli edifici” (30,7 miliardi) e “tutela del territorio e della risorsa idrica” (14,5 miliardi).

Previsti nuovi progetti per la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di viadotti e ponti stradali nelle aree del territorio che presentano i maggiori problemi. Le risorse stanziate per questa voce, nell’ambito degli stanziamenti per le Infrastrutture, sono pari a 1,6 miliardi. Sul fronte ferroviario, invece, è previsto un “consistente intervento” sulla rete, pari a 26,7 miliardi, che è stato “ulteriormente potenziato nel Mezzogiorno grazie al supporto dei fondi Fsc”. Sul fronte dell’intermodalità, poi, è previsto un “cronoprogramma nazionale per gli investimenti per la logistica e la digitalizzazione dei porti, a partire da Genova e Trieste”, e per il rinnovo delle flotte portuali e dei mezzi di terra e la navigazione fluviale. La componente – si precisa – è stata “potenziata per finanziare investimenti nei porti del Sud, mentre sono stati eliminati gli incentivi al rinnovo delle flotte e del parco veicolare”.

Sono più che raddoppiati i fondi destinati al turismo dal Recovery Plan. Lo stanziamento totale per la componente Turismo e cultura ammonta a 8 miliardi, più del doppio rispetto ai 3,5 miliardi della bozza del piano del 30 dicembre.

Donne, giovani e Mezzogiorno sono priorità trasversali contenute in tutti gli obiettivi del l Piano Recovery al quale sta lavorando il governo e che saranno misurati negli impatti macroeconomici, occupazionali e di indicatori BES. “Tali priorità – è scritto – non sono affidate a singoli interventi circoscritti in specifiche componenti, ma perseguite in tutte le missioni del PNRR. Ogni missione, infatti, deve esplicitare le linee di riforma e di intervento mirate al perseguimento delle tre priorità trasversali, anche attraverso la definizione ex ante e la misurazione dei risultati attesi”.

“La bozza di PNRR sarà analizzata nel prossimo Consiglio dei Ministri e costituirà la base di discussione per il confronto con il Parlamento, le Istituzioni regionali e locali, le forze economiche e sociali, il Terzo Settore e le reti di cittadinanza, ai fini dell’adozione definitiva del Piano ‘Next Generation Italia’”. 

“Il presente documento costituisce una sintesi delle attività di rielaborazione della bozza di Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). È il risultato del lavoro svolto dal Governo nel confronto con le forze politiche di maggioranza, che si è intensificato nelle ultime settimane anche attraverso l’elaborazione di osservazioni e proposte di modifica alle bozze di lavoro preliminari. È un documento di lavoro interno al Governo, per favorire il raggiungimento dell’accordo politico sulle modifiche alla bozza di Pnarr. Lo sforzo compiuto è di rendere più chiara, alla luce delle novità intervenute, la visione dinsieme della strategia di investimenti e riforme del Piano”. Lo si legge nelle premesse della nuova bozza di Recovery plan, inviata dal governo ai partiti di maggioranza

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, a quanto si apprende da fonti di maggioranza, ha avuto ieri incontri riservati in videoconferenza con Pd, M5s, Leu, per illustrare i contenuti della bozza aggiornata del Recovery plan. Un incontro, nelle intenzioni del governo, avrebbe dovuto esserci anche con Italia viva, ma Iv chiede prima di qualsiasi colloquio di ricevere e leggere il testo. Di qui la situazione di stallo. Dopo gli incontri con i partiti avrebbe dovuto esserci il confronto a livello di governo in una riunione di Conte e Gualtieri con i capi delegazione, in preparazione del Cdm. Ma ad ora nessuna riunione è convocata. Negli incontri informali avuti ieri dal ministro Roberto Gualtieri, a quanto confermano diverse fonti, il documento non è stato consegnato alle delegazioni. A un incontro analogo per un primo confronto erano stati invitati, viene spiegato, anche i renziani che però hanno chiesto di ricevere prima il testo.

“Grande irritazione” in Italia Viva dopo le dichiarazioni del vicesegretario Pd Andrea Orlando che stamani a Omnibus ha confermato di aver partecipato ieri ad una riunione col ministro Gualtieri sul nuovo testo del Recovery Plan. Queste dichiarazioni, dicono fonti di Iv, “parrebbero confermare che c’è una maggioranza nella maggioranza”. La ministra Teresa Bellanova si sarebbe detta “sconcertata e irritata per un metodo molto poco istituzionale e per nulla teso a quella pari dignità politica più volte sollecitata. Ancor più sconcertata da voci abilmente diffuse di una convocazione di Iv alla riunione di ieri, mai arrivata”.