Montreal (Canada), il boss Tony Magi, ucciso a colpi di pistola

Cosa Nostra e ‘Ndrangheta uniti e vincolati da patti di joint-venture e di mutua assistenza, se non amore-odio, hanno continuato per secoli a fare affari d’oro in Italia ed all’estero, ma gli scontri in campo aperto, non sono mancati mai.

Risultati immagini per Montreal assassinato un boss

Proprio come avevano sostenuto i tre mitici fratelli Osso, Mastrosso e Scarcagnosso, che nel 1412, abbandonarono la società della Gardunha in Toledo ( per vendicare l’onore della sorella uccidono un uomo e per questo vengono condannati a 29 anni, 11 mesi e 29 giorni di carcere nell’Isola di Favignana. Al termine del periodo di detenzione maturarono quelle regole di onore e omertà che costituiscono il codice della “società”). Non c’è soluzione di continuità nella faida, finalizzata al controllo del territorio e del business miliardario.Immagine correlata

Questo scontro armato, sibilano gli addetti ai lavori, è una vera e propria guerra di mafia per il potere, senza esclusione di colpi bassi e proibiti iniziata  alle ore 19:32 del 22 gennaio 1978, in cui venne ucciso il capo dei capi Paolo Violi (Polviolì) a colpi di lupara, non conosce soste.

 

A titolo di cronaca, per l’omicidio, del mammasantissima sinopolese, vennero arrestati Domenico Manno, zio di Vito Rizzuto, Agostino Cuntrera e Giovanni Di Mora, cognato di Agostino e Liborio Cuntrera, i quali il 15 settembre dello stesso anno si dichiararono colpevoli. Manno in particolare dichiarò che i Rizzuto non erano coinvolti.

Fu sospettato anche Paolo Renda, ma non si ebbero prove e fu liberato. La mafia lavora toujour full time e non va mai in vacanza ed in ferie. Delitto eccellente d’inizio anno a Montreal in Canada.Risultati immagini per Montreal assassinato un boss

Il capocrimine del locale di mafia, ha scelto, selezionato e programmato per far eliminare Tony Magi inteso l’italiano, vicinissimo ai Rizzuto la così detta Sixsty family, il quartiere residenziale di Notre Dame de Grace; le ore undici del mattino di giovedì 24 gennaio 2019; davanti ad un edificio in costruzione.

Il sicario, non doveva essere un killers professionista, perché la vittima, socio in affari con Nic junior Rizzuto, sebbene colpita in punti vitali, non è morta sul colpo ma in ospedale.Immagine correlata

Gli addetti ai lavori oltre oceano, avevano previsto che la guerra di mafia avrebbe prodotto altri morti ammazzati, Ma non pensavano che la faida avrebbe prodotto un morto ammazzato già ai primi dell’anno in corso.

Questa è stata la volta fatale. In precedenza, era sfuggito diverse volte ai suoi carnefici.

Autoblindate e ‘gorilla’ aveva consentito all’imprenditore di potersi sottrarre alla furia omicida dei suoi nemici.Risultati immagini per Montreal assassinato un boss

In precedenza il 19 febbraio 2011, anche la moglie di Tony Magi, Rita Biasini, venne  presa di mira da un killers che esplose dei colpi di pistola al suo indirizzo.

La donna si trovava sulla sua auto a Notre-Dame-de-Grace, nel West-End di Montreal, nel 2011,quando un uomo ha sparato contro il veicolo.

Soccorsa dalla polizia, distante qualche isolato dal luogo dell’agguato, la donna venne ricoverata in ospedale ed affidata alle cure dei sanitari.

Immagine correlata

Forse un altro ‘avvertimento’ nei confronti del presunto boss Tony Magi, che aveva preso delle contromisure :dalle guardie del corpo alle automobili corazzate.

Ma nonostante ciò lo hanno ucciso. In maniera plateale perché tutti vedessero e tutti capissero.

Non hanno trovato fondamento ufficiale le ‘voci’ di un possibile tradimento nel confronti dei Rizzuto.

Lo scenario del triangolo della morte Italia, USA e Canada è sempre lo stesso da più di quarant’anni.Risultati immagini per Montreal assassinato un bossRisultati immagini per Montreal Canada Tony Magi

Guerra di mafia, faide dirette e trasversali, morti ammazzati, tambuti d’oro, funerali faraonici, sequestro milionario di beni mobili ed immobili, migliaia di anni di galera per capi e gregari.

Le vittime sono più di trenta; a parte i casi di ‘lupara bianca’, e non finisce qui, avvertono gli esperti.

Da queste parti il postino della mafia bussa sempre due volte.Risultati immagini per Montreal assassinato un boss

Gl’ingordi lupi, si sono lanciati alla conquista del territorio e non arretrano di fronte a niente ed a nessuno, in palio: traffico di armi, droga, rifiuti, gioielli e della prostituzione, scommesse clandestine, raket delle estorsioni, business dei boat people e della filiera del cemento e del mercato del lavoro, ma non solo.

C’è il collegamento come tutti sanno anche con i vicini USA, terra di mafia per eccellenza; a parte le cinque famiglie di New York e tutte le altre, sparse per gli States.

La Calabria a partire dal 1890, era rappresentata dai capimafia James Colosimo, Albert Anastasia e Francesco Castiglia (Frank Costello) ed una serie di sottocapi.

Il capo dei capi del locale di Montreal, Paolo Violi, successore del mobster Vic Cotroni, era sostenuto dal suocero (Sposò la figlia del boss di Cosa Nostra statunitense italo-calabrese Giacomo Luppino della famiglia Magaddino di Buffalo).Risultati immagini per Montreal assassinato un boss

Le cinque famiglie di New York nel pieno fulgore della loro potenza mafiosa trafficavano con i rappresentanti della ‘ndrangheta, (Onorata Società, Fibbia, Picciotterria, Famiglia Montalbano, Camorra) ed erano una cosa sola.

S’interfacciavano con il così detto boss dei due mondi Antonio Macrì inteso ‘U zi’ Ntoni ed anche don Antonio.

Riuscì ad avere collegamenti in Canada (Toronto, Montréal e Ottawa), Stati Uniti (New Jersey) e Australia. Ebbe rapporti con Frank Costello e Albert Anastasia, membri di Cosa Nostra americana. Un panettiere di Siderno, tale Michele Racco gestiva l’organizzazione in Canada e quello che verrà poi chiamato Siderno group. Negli Stati Uniti e in Australia si appoggiò su famiglie originarie di Siderno.

Risultati immagini per Montreal assassinato un boss

La così detta Sixsty family dei Rizzuto dopo la ultime scomparse si trova in grossa difficoltà, ma il nuovo capo ancora non è stato nominato e soprattutto non ha i riconoscimenti ufficiali. Non ha trovato riscontro la voce della candidatura e quanto meno dell’interessamento calabrese degli Ursini-Mazzaferro.

I legami con Cosa Nostra

Fin dagli anni cinquanta era in rapporto con Michele Navarra, capo dei corleonesi, e negli anni sessanta e settanta con Luciano Liggio, Salvatore La Barbera, Pietro Torretta e con i Greco di Ciaculli.

Risultati immagini per Montreal assassinato un boss

Francesco Jerinò, detto Cicciu Manigghja, patriarca ed ex capobastone. Ha ospitato Michele Navarra per un periodo della sua latitanza.

La relazioni fra Cosa Nostra e Ndrangheta da sempre, sono stati funzionali ed efficaci.

Attraverso Liggio, Riina divenne “compare di anello” di Mico Tripodo, boss della ‘Ndrangheta

In proposito, c’è anche un servizio de La Repubblica firmato da Pantaleone Sergi:” TOTO’ RIINA TRAVESTITO DA PRETE AI SUMMIT CON I BOSS CALABRESI

REGGIO CALABRIA Vestito da prete, Totò Riina, dittatore di Cosa Nostra, diverse volte, anche poco prima di essere catturato, è stato in Calabria. Nella Locride. Ad Africo, paesino sul mare, il cui nome torna spesso alla ribalta della cronaca quando si parla di oscure vicende mafiose e di rapporti mafia-‘ ndrangheta. Che ci andava a fare il potente boss siciliano in Aspromonte e nelle accoglienti case di uomini di onore della costa jonica reggina? Ma soprattutto chi incontrava e perché? Delle “visite” di Riina, che si presentava come un buon parroco di campagna, ha parlato il dottor Pippo Micalizio, dirigente della Dia, conversando con i giornalisti. Visite misteriose, sicuramente discrete. Non erano note, se non quando l’ ospite era ormai andato via, agli stessi uomini della ‘ ndrangheta che pure hanno un completo controllo del territorio. Ma anche nelle carte dell’ inchiesta sul delitto del giudice Antonino Scopelliti, c’ è qualche traccia di questi blitz in terra di ‘ ndrangheta dell’ imprendibile boss di Cosa Nostra. E si riparla ancora di Africo, il paese costruito sul mare negli anni Cinquanta per gli alluvionati del centro omonimo abbandonato in montagna. Africo, a quanto pare, era un punto di riferimento importante per Cosa Nostra, soprattutto per i corleonesi. Si parla di Africo, infatti, già nella relazione della prima commissione parlamentare antimafia, come rifugio momentaneo nientemeno che di Luciano Liggio.

Risultati immagini per Montreal assassinato un boss Immagine correlata

E ai carabainieri di Africo si consegnò trafelato e impaurito, nel marzo del 1983, il boss Antonino Salamone, padrino di San Giuseppe Jato e membro della Cupola, arrestato nei giorni scorsi a San Paolo del Brasile dove era riparato per evitare i diciotto anni di carcere inflittigli proprio nel maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone. Antonino Salomone, che si era allontanato dal soggiorno obbligato di Sacile, in provincia di Udine, raccontò ai carabinieri di essere stato poco prima a casa di don Giovanni Stilo, l’ anziano sacerdote che negli anni successivi venne processato e condannato per mafia in primo grado e in appello, ma venne poi assolto in un nuovo processo ordinato dalla prima sezione della Cassazione. Ma su Africo, anche se non per vicende di mafia, hanno gravitato diversi personaggi che hanno avuto contatti con Cosa Nostra. Prese il diploma ad Africo, nell’ istituto magistrale creato da don Stilo, quell’ Agostino Coppola, sacerdote e sequestratore, legato ai corleonesi. E sempre ad Africo si diplomò, tra gli altri, l’ ex sindaco di Palermo, Giuseppe Insalaco, maciullato dalla mafia. Ora il nome di Africo viene associato a quello di Totò Riina, che vi avrebbe trascorso diversi periodi della sua lunga latitanza. Dove? In casa di chi? La Dia era sulle sue piste. Il boss più volte venne segnalato ad Africo e in diversi centri della Locride e dell’ Aspromonte.

Immagine correlataMa soltanto dopo che aveva levato le tende. Fu durante una delle tante visite in Calabria che Riina stipulò il “contratto”? Le indagini forse riusciranno a chiarire tutta la vicenda. I legami di Riina con i calabresi sono noti comunque da tempo. Il capomafia siciliano era stato testimone di nozze di don Mico Tripodo, uno dei capi carismatici della ‘ ndrangheta reggina, fatto eliminare dai boss emergenti. Ma soprattutto si è sempre saputo dei legami operativi tra cosche siciliane e calabresi. “Questa inchiesta sul delitto Scopelliti – ha sottolineato Pippo Micalizio – ha confermato ulteriormente i rapporti tra mafia e ‘ ndrangheta, gli interscambi operativi, i legami stretti”. I pentiti hanno delinato comunque scenari ancor più drammatici di quanto si potesse solo immaginare. La ‘ ndrangheta addirittura avrebbe fornito a Cosa Nostra l’ esplosivo per l’ attentato al giudice Borsellino. Ma gli scambi di favori sono stati tanti. Fu così, sulla base di questi rapporti paritari, che quando i siciliani ebbero bisogno di assistenza e sicari per eliminare un giudice scomodo, la ‘ ndrangheta non si tirò indietro. E a quanto dicono pentiti e investigatori mise in campo almeno un killer tra i più capaci per un “contratto” così delicato e importante per le strategie di Cosa Nostra. Ha detto il colonnello Angiolo Pellegrini: “Scopelliti fu ucciso da professionisti. Hanno sparato con sicurezza, da distanza ravvicinata”. Hanno agito, insomma, mutuando tecniche ‘ militari’ dei terroristi, sacrificando la teatralità e la dimostrazione di potenza tipiche della ‘ ndrangheta, alla precisione e alla efficienza.”Risultati immagini per Montreal Violi Paolo

p s 22 aprile 1993 sez.

 

 

***********************************************

I pentiti siciliani e calabresi, hanno chiamato in causa la Laura C.

Laura C: santabarbara delle ‘ndrine?
di Enrica Tancioni

“18/12/2007 – Cosa hanno in comune il torrente Sant’Elia, il ponte Molaro e Palazzo San Giorgio? Panetti di materiale esplosivo. Proveniente dalla Laura C. La nave da rifornimento italiana affondata al largo di Saline Joniche.
Corre l’anno 1941. La Laura Couselich salpa dal porto di Venezia. Deve rifornire le truppe italiane che combattono in Africa. La nave fa scalo a Taranto, dove si unisce ad altre due imbarcazioni: Mameli e Pugliola. Il gruppo raggiunge il porto di Messina, dal quale riparte con Altair, un cacciatorpediniere. Raggiunta la costa jonica calabrese le navi vengono attaccate da un sommergibile inglese. Un siluro colpisce la Laura C che, nel giro di pochi minuti, si adagia sul fondo sabbioso di Saline Joniche. Il 3 luglio 1941 cola a picco una delle navi da trasporto più importanti della Marina italiana. Non è un segreto che la Laura C trasportasse oltre 5.700 tonnellate di merce e materiale vario. Tra questi circa 1.500 tonnellate di tritolo.

Risultati immagini per Montreal Violi Paolo
Per anni il relitto giace senza problemi sul fondo del mare. Molte sono le visite dei sub. Ma non tutte legali. Sembra che ‘ndranghetisti e mafiosi si rifornissero del materiale esplosivo della nave. Ovviamente non per scopi umanitari.
Nel 1995 i carabinieri del Ros di Reggio Calabria avviano un’inchiesta, in seguito alla quale emergono verità inquietanti. Infatti la Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria avanza l’ipotesi che il tritolo della Laura C fosse stato impiegato per le stragi di Capaci e di via D’Amelio. Gli attentanti che hanno ucciso Falcone e Borsellino, giudici scomodi per Cosa Nostra.Immagine correlata

La mafia, colpita dalla legge, decide di agire. In collaborazione con la ‘ndrangheta, ovviamente. Dalle dichiarazioni di alcuni pentiti ( Vincenzino Calcara, Emanuele Di Natale e Carmine Alfieri) emerge che la criminalità calabrese regalasse alla mafia, alla camorra e alla Sacra Corona Unita panetti di tritolo. Provenienza? La Laura C. Perché non approfittare di esplosivo, per giunta gratis?
La Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria inizia subito le indagini in collaborazione con il Sisde. La nave potrebbe essere un deposito sicuro al servizio della criminalità organizzata. Purtroppo le piste non portano da nessuna parte. La tesi viene quindi abbandonata. Mancano le prove. Tuttavia la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria vieta a chiunque di avvicinarsi al relitto. Ma il tritolo fa gola. Anche troppo. Ecco perché si affaccia l’idea di recuperare il materiale. Il progetto è pericoloso. Così nel 2001 il Genio Militare per la Marina decide di “neutralizzare” il materiale esplosivo. Come? Cementificando le stive. Con le sue 1.500 tonnellate di esplosivo. Ma è necessario trovare un metodo sicuro che salvaguardi la zona costiera di Saline Joniche. I lavori iniziano nel 2002, quasi un anno dopo. L’appalto è stato affidato a una società napoletana: la Cormorano Srl. L’operazione si svolge in 150 giorni. Costa solo 3 miliardi e 800 di vecchie lire.Risultati immagini per Montreal Violi Paolo

Nel marzo 2004 il Ministero della Difesa approva l’idoneità e la sicurezza dello scafo. I sub possono quindi scendere nei fondali e visitare il relitto. Ma il 6 ottobre 2006 accade l’irreparabile. Domenico Racaniello, un sub barese, perde la vita. Secondo il rapporto dei Vigili del fuoco, il corpo dell’uomo sarebbe rimasto impigliato nelle cime della nave. La Capitaneria di Porto ordina quindi il divieto di immersione e pesca subacquea nello specchio di mare che custodisce la Laura C. Dopo pochi mesi l’ordinanza viene abrogata. La Capitaneria permette le immersioni. Ma solo a scopo scientifico.

Peccato che nel periodo compreso tra il 1995 e i primissimi mesi del 2004 molti sub abbiano visitato la Laura C. Eppure esiste un divieto di immersione. Ma agli ‘ndranghetisti non interessa. Il tritolo è più importante. Ecco perché in una delle visite qualcuno ha trafugato del tritolo. Qualcuno ha pianificato un attentato ai danni del sindaco.
Così emerge dalle indagini della DDA reggina. Il 6 ottobre 2004 il Sismi segnala la presenza di tre panetti di tritolo nascosti in un bagno di Palazzo San Giorgio. Per gli inquirenti si tratta di attentato intimidatorio. È necessario mettere paura al sindaco per potere influenzare il suo operato.
Nella primavera 2004 la Direzione Distrettuale Antimafia e la Guardia di Finanza di Reggio Calabria portano a termine l’operazione “Bumma”. Al centro della vicenda c’è Gaetano Evoli, elemento di spicco della cosa Iamonte operante nel territorio di Melito Porto Salvo. Sembra che la ‘ndrina trafficasse cospicui quantitativi di materiale esplosivo, come tritolo e plastico. Grazie all’infiltrazione degli uomini della Finanza, la DDA di Reggio Calabria è venuta a conoscenza delle modalità per il reperimento del materiale esplosivo. Trafugato dalla Laura C.
Sempre nel 2004 tra agosto e settembre i carabinieri di Melito Porto Salvo e di Reggio Calabria ritrovano panetti di tritolo rispettivamente sotto il ponte Molaro e sul greto del torrente Sant’Elia. Anche in questo caso provengono dalle stive dalla Laura C. Perché il materiale è stato trasportato così lontano dalla nave? È stato il mare? O forse gli ‘ndranghetisti? Il tritolo è forse una merce di scambio? Se si con chi? Le domande sono rimaste senza risposta.
Nonostante tutto le ‘ndrine hanno scoperto la loro santabarbara. Hanno a disposizione un enorme quantitativo di materiale esplosivo. Da vendere o da usare. Sempre per scopi illeciti.

Ma a questo punto sorge un dubbio: se la ‘ndrangheta nel 2004 ha usato l’esplosivo della Laura C, non è probabile che l’abbia fatto anche nel 1995”

************************************************************

Famiglia Rizzuto

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Nomi alternativi La sesta famiglia

Area di origine     Montréal, Canada

Aree di influenza Area metropolitana di Montréal

Québec

Ontario

Periodo       Anni ’70 del 1900 – in attività

Boss Vito Rizzuto

Sottogruppi         Fazione calabrese

Alleati        Famiglia Bonanno

Cuntrera-Caruana

Hells Angels

West End Gang

Rivali         Fazione calabrese

Gang minori a Montréal

Attività       Racket, traffico di droga, riciclaggio di denaro, usura, rapina, estorsione, gioco d’azzardo, corruzione, traffico di armi, scommesse sportive, frode, contrabbando, prostituzione, omicidio

“La famiglia Rizzuto è un’organizzazione criminale di stampo mafioso con base nel Québec (Canada), a Montréal.

I territori sotto l’influenza della famiglia sono principalmente l’Ontario e il Québec meridionale.

Secondo l’FBI è connessa con la famiglia Bonanno, invece le autorità competenti canadesi considerano le due famiglie come entità a sé stanti.

La famiglia Rizzuto è stata parte della potente famiglia Cotroni di Montreal, fino a che il conflitto interno scoppiato relativamente le sorti della gestione delle attività comportò l’uscita dei Rizzuto come nuovi capi della metropoli.

Struttura

Ad oggi, la famiglia Rizzuto è composta da un consiglio di sei membri:

Vito Rizzuto deceduto all’ospedale Sacre Coeur di Montréal il 23 dicembre 2013 per complicazioni polmonari.

Leonardo Rizzuto in carcere dal 2015.

Rocco Sollecito ucciso il 27 maggio 2016.

Stefano Sollecito.

Angelo D’Onofrio ucciso il 2 giugno 2016

?

Storia

Anni ’50 – Le origini – I Bonanno e la famiglia Cotroni

Nicola “Nick” Rizzuto era nativo di Cattolica Eraclea (Agrigento), e arrivò in Canada nel 1954. Secondo il collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta, vi era un forte «collegamento tra la famiglia Rizzuto e i Cuntrera-Caruana che insieme ad altri uomini d’onore costituivano una famiglia mafiosa di Siculiana trapiantata a Montreal che continuava a reggere il mandamento di Siculiana».

Anni ’70 – La faida con Paul Violi

Ponendosi fin dall’inizio come nuova figura dello scenario malavitoso nordamericano, si guadagnò il predominio di Montreal nel 1978, con l’uccisione di Paolo Violi, capo della famiglia calabrese fino ad allora egemone ma rimanendo sempre dipendenti dalla famiglia Bonanno.Risultati immagini per Montreal città Risultati immagini per Montreal città

L’uccisione di Violi arrivò nel contesto di una violento conflitto interno alla famiglia Cotroni, un clan di Cosa nostra statunitense, sorto tra la fazione siciliana e calabrese. I primi furono guidati dall’allora emergente Nicola Rizzuto, mentre gli altri dal capofamiglia Vic Cotroni. La conseguenza fu lo scoppio di guerra di mafia che colpì Montreal nei tardi anni settanta, conclusasi proprio con la morte di Violi, eletto capo dei calabresi dopo che Cotroni si ritirò dagli affari malavitosi

Anni ’80 – ’90 – il predominio

Anni 2000 – Il Consortium, la faida interna con i Cotroni e il declino

Vito Rizzuto, considerato di pari livello dai boss italo-americani statunitensi, in Canada crea quello che verrà poi chiamato Consortium, una sorta di alleanza tra tutte le famiglie canadesi, la mafia russa, gli Hells Angels, le bande irlandesi e i cartelli colombiani. Ognuno ha uno spazio in cui fare le sue attività criminali e uniti gestiscono il traffico di droga.Risultati immagini per Toronto città

Dopo il consolidamento del potere negli anni novanta, i Rizzuto furono colpiti da una serie di arresti importanti nei primi anni del 2000. Nel gennaio 2004, Vito Rizzuto fu arrestato ed estradato negli Stati Uniti, dove nel maggio 2007 fu condannato a scontare 10 anni per il suo coinvolgimento negli omicidi di tre rivali della famiglia Bonanno nel 1981, Alphonse Indelicato, Phillip Giaccone e Dominick Trinchera.

Nel novembre 2006, la vecchia leadership dell’organizzazione criminale fu fatta saltare dall’operazione Colosseo della polizia, nella quale 90 persone furono arrestate, tra cui Nick Rizzuto, Paolo Renda e Francesco Arcadi.

Le operazioni delle forze dell’ordine portarono alla decimazione e al declino del clan italoamericano, diminuendone l’influenza sul territorio e favorendo l’espansione di gruppi malavitosi da sempre in secondo piano proprio a causa della famiglia.

Risultati immagini per Canada

La guerra di mafia di Montreal (2009-oggi)

Dal 2009 è in atto una guerra di mafia volta a riempire il vuoto di potere nella criminalità organizzata di Montreal venuto a crearsi col declino dei Rizzuto. Nell’agosto 2009 fu ucciso Federico Del Peschio, membro della famiglia.

Il 28 dicembre fu il turno di Nick Rizzuto, figlio di Vito, ucciso a Notre-Dame-de-Grace. L’omicidio di una personalità così di rilievo all’intero dell’organizzazione dimostrò pubblicamente quello che le autorità credevano già da qualche tempo, ovvero che il clan siciliano stava soccombendo a una crisi sia interna (dovuta ad arresti e difficoltà di gestione) che esterna (conflitti con bande di strada e gruppi nordamericani), che aveva portato già tempo prima di questo omicidio alla creazione di un vuoto di potere all’interno della criminalità organizzata di Montreal.

Dall’omicidio di Nick, la famiglia soffrì sempre più chiaramente dei duri colpi ricevuti sia dalla guerra di mafia che dalle autorità, e il 2 maggio 2010 fu rapito Paolo Renda, 70 anni, fratello di Vito Rizzuto, sulle cui sorti le autorità pensano al possibile omicidio.Risultati immagini per Canada

Poco più di un mese dopo, il 30 giugno, furono uccisi in un agguato a Saint-Leonard, Agostino Cuntrera, considerato nuovo capo della famiglia e la sua guardia del corpo Liborio Sciascia.

L’omicidio di Cuntrera, secondo gli inquirenti, avrebbe segnato il colpo decisivo ai Rizzuto per la loro estromissione dalle attività illegali su Montreal, e sebbene alcuni investigatori sulla mafia abbiano espresso pareri contrastanti circa i motivi che abbiano fatto scattare il conflitto, molti hanno puntualizzato il fatto che con la liberazione di Vito Rizzuto nel 2010 si sarebbe assistito al regolamento dei conti finale.

A fine settembre fu ucciso Ennio Bruni all’uscita da un bar di Vimont, il quartiere italiano.

Il 10 novembre, dopo la lunga serie di omicidi ai danni del clan, è stato ucciso a colpi di pistola nella sua abitazione in Avenue Antoine Berthelet (Cartierville, dimora di diversi mafiosi e criminali) mentre si trovava in cucina, il padrino 86enne della famiglia: Nicola Rizzuto. L’agguato, che ha segnato profondamente le sorti del clan, è stato attribuito dalle autorità a due gruppi: le bande nordamericane o calabresi, ambedue alla ricerca di spazi e compromessi nel nuovo scenario creatosi con il declino e lo sconfinamento a gruppo di secondo piano della famiglia siciliana; l’assassinio sarebbe quindi avvenuto anche a causa del carisma del padrino capace di poter riassestare il clan dalla crisi di potere degli ultimi anni e ridargli nuovo smalto dall’arresto di suo figlio Vito Rizzuto.

Risultati immagini per De Stefano Paolo e figli Risultati immagini per Tegano Giovanni

Dall’inizio del 2010 fino all’uccisione di Nicola Rizzuto, a Montreal sono stati registrati 35 casi di omicidio connessi al crimine organizzato.

Francesco Arcadi, secondo la polizia canadese, viene indicato come il successore di Vito Rizzuto dopo il suo arresto. Vito Rizzuto è uscito di prigione il 6 ottobre 2012.

A maggio 2013 vengono uccisi a Palermo, Juan Ramon Fernandez (1956), vicino a Vito Rizzuto e definito dalla Royal Canadian Mounted Police “seduto alla destra di Dio” (Vito Rizzuto), presente in Sicilia dal giugno 2012 dopo che fu espulso dal Canada, e Fernando Pimentel (1977), in Sicilia da qualche settimana. Il primo aveva messo in piedi un traffico di droga con il clan di Bagheria

L’11 novembre 2013 viene ucciso nel ristorante italiano Forza Italia ad Acapulco, in Messico un affiliato al clan di origine calabrese: Moreno Gallo (Rovito – 1946) già condannato all’ergastolo in Canada per aver ucciso uno spacciatore di droga nel 1975 ed espulso nel gennaio 2012.

Infine anche Vito Rizzuto muore per complicazioni polmonari all’età di 67 anni il 23 dicembre 2013, all’ospedale Sacre Coeur Hospital di Montréal.

Il 19 novembre 2015 in un’operazione anti-droga a Montreal che coinvolge membri dei Rockers motorcycle gang, membri del chapter cittadino degli Hells Angels e anche Leonardo Rizzuto, presunto boss della famiglia dopo l’omicidio di suo fratello Nick Rizzuto Junior. Secondo l’operazione Colisée Stefano Sollecito sarebbe il nuovo boss della mafia a Montreal, il quale già gestiva gli affari illeciti con Leonardo Rizzuto.

Il 2 giugno 2016 Angelo D’Onofrio viene ucciso nei pressi dell’Hillside Cafè di Rue Fleury, a Montreal.

Risultati immagini per Condello PasqualeImmagine correlataImmagine correlataRisultati immagini per Bellocco Rosarno

Rocco “Sauce” Sollecito (1949), fratello di Stefano, viene ucciso il 27 maggio 2016 a Laval (Québec).”

******************************************************

I Cotroni erano una famiglia mafiosa di Montreal in Québec, Canada, mentre ora sono una fazione interna alla famiglia Rizzuto. Il territorio controllato ricopriva la maggior parte del Québec meridionale e l’Ontario.

Nacque negli anni quaranta da Vic Cotroni, e dagli anni 50 si sviluppò in un ramo importante dei Bonanno, tanto che fu anche coinvolta nella French Connection. Prese contatti con le famiglie italiane per tutti gli Stati Uniti e il Canada. Negli anni settanta scoppiò una faida interna tra i calabresi e i siciliani, che portò alla morte nel 1978 di Paolo Violi, capo del gruppo di Vic Cotroni e di altri. Dopo la morte di Violi nel 1978, la famiglia fu assorbita nella fazione siciliana di Nicola Rizzuto, che prese il nome di famiglia Rizzuto

Da allora i Cotroni divennero una fazione interna calabrese alla famiglia Rizzuto, mantenendo tuttavia chiare ostilità. Negli anni 2000 riesplose una guerra tra al fazione siciliana e quella calabrese dei Cotroni, vedendo la vittoria dei primi nel 2004 a causa della morte di Frank Cotroni. Si ritiene che dopo l’esplosione di altre guerre, si sia siglata una tregua tra siciliani e calabresi nel 2012, dopo il rilascio di Vito Rizzuto, con la benedizione di Cosa Nostra e ‘Ndrangheta.

*****************************************************************

Paolo Violi

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Paolo Violi (Sinopoli, 1933 – Montréal, 22 gennaio 1978) è stato un criminale italiano. è stato un criminale italo-canadese di origini calabresi alle dipendenze della famiglia Cotroni.

Biografia

Nacque a Sinopoli, ma emigra in Canada negli anni cinquanta e vive tra Welland, Hamilton e Toronto. Nel 1955 viene accusato di omicidio ma prosciolto per legittima difesa. Nel 1961 va in carcere per produzione illecita di sostanze alcoliche. Sposa la figlia del boss di cosa nostra statunitense italo-calabrese Giacomo Luppino della famiglia Magaddino di Buffalo. Nel 1975 con l’arresto di Vic Cotroni diventa il nuovo capo, ma i rapporti con Nick Rizzuto capo della fazione siciliana della famiglia, non sono dei migliori.Risultati immagini per Tribunale di Reggio CalabriaRisultati immagini per Tribunale di Reggio CalabriaImmagine correlata

La faida tra Paolo Violi e Nick Rizzuto.

Nel 1973 diventa boss della famiglia Bonanno Philip Rastelli, nonché molto vicino a Violi e che avrebbe potuto rafforzare la sua posizione. Rizzuto si vede costretto a scappare in Venezuela e a Montreal Violi si rafforza, isolando la fazione siciliana.

Successivamente vengono uccisi il consigliere della famiglia Cotroni Pietro Sciarra il 14 febbraio 1976 e il fratello minore di Paolo, Francesco Violi l’8 febbraio 1977.

Infine viene ucciso Paul Violi il 22 gennaio del 1978 a Montreal mentre giocava a carte in un bar.

********************************************************************

“Bonanno (famiglia)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Famiglia Bonanno

Nomi alternativi Famiglia Maranzano, Clan Castellammarese

Area di origine     Castellammare del Golfo, Sicilia, Italia

Aree di influenza Vari quartieri di New York City. Altri territori sono nel New Jersey, Florida meridionale, Las Vegas, Costa Ovest (come Tucson, Las Vegas, San José e Los Angeles) e il Quebec in Canada.

Periodo       ca. 1890 (a NYC dal 1909) – in attività

Immagine correlata

Alleati        Famiglie mafiose Genovese, Colombo, Lucchese, Gambino, Rizzuto, DeCavalcante, Patriarca, Philadelphia, Detroit, Milwaukee e Los Angeles

Rivali         Varie gang di New York

Attività       Racket, narcotici, gioco d’azzardo, estorsione, omicidio, corruzione, ricatto, ricettazione, prostituzione, rapina, frode, contrabbando, scommesse sportive, usura, riciclaggio di denaro, pornografia, racket sindacali, gestione dell’edilizia, e cospirazione

La famiglia Bonanno è una delle Cinque Famiglie che controllano le attività della Mafia italo-americana a New York; prende il nome da uno dei suoi primi boss, Joseph Bonanno.

Storia

Le origini

Immagine correlata

Le origini della cosca sono da individuarsi a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, luogo di nascita della maggior parte dei suoi componenti iniziali. Il clan venne fondato da Giuseppe Bonanno, ma quando questi venne ucciso dal rivale clan Buccellato, le egidi della cosca passarono nelle mani del fratello Salvatore, il padre del futuro boss Joe Bonanno. Nel frattempo Stefano Magaddino, storico alleato dei Bonanno, arrivò a New York e divenne un importantissimo membro della cosca. Tuttavia, nel 1921 Magaddino dovette lasciare New York per Buffalo e il clan passò prima sotto le egida di Nicola Schirò ed in seguito sotto il potentissimo Salvatore Maranzano.

Da Salvatore Maranzano a Joseph Bonanno

Maranzano però entrò presto in conflitto con Joe Masseria, scatenando la cosiddetta «Guerra castellammarese», che terminò il 15 aprile 1931, quando Joe Masseria venne assassinato su ordine del suo uomo di fiducia Lucky Luciano.Risultati immagini per Tribunale diVibo Valentia

Uscito vittorioso dal conflitto, Maranzano convocò un incontro a Chicago ospitato da Al Capone, in cui celebrò la vittoria e si fece eleggere «capo dei capi». Maranzano però considerava pericolosi Lucky Luciano insieme ai suoi alleati non-siciliani Vito Genovese, Joe Adonis, Frank Costello e gli ebrei Meyer Lansky e Bugsy Siegel, decidendo in segreto di farli assassinare. Il 10 settembre 1931 tuttavia Maranzano fu ucciso a coltellate e colpi di pistola nel suo ufficio a Park Avenue da 4 killer spacciatisi per agenti del fisco.

A seguito dell’assassinio di Salvatore Maranzano durante la guerra Castellammarrese del 1931, Joseph Bonanno sviluppò la sua organizzazione con base a Brooklyn e diventò ben presto uno dei più giovani esponenti del Sindacato nazionale del crimine all’età di 26 anni. Nonostante fosse una delle famiglie più piccole, grazie all’abilità e alle grandi doti organizzative di Bonanno, diventò la 2° più importante famiglia delle cinque famiglie newyorkesi per quasi un trentennio. Joseph Bonanno iniziò ad avere rapporti anche con Joe Profaci e con la famiglia di Buffalo, controllata da suo cugino Stefano Magaddino.Risultati immagini per Tribunale di Crotone

Guerra di Bananas

Fu proprio con il matrimonio tra Rosalia Profaci, e Salvatore “Bill” Bonanno, figlio di Joseph, che i Profaci ed i Bonanno incominciarono a cospirare l’eliminazione di Carlo Gambino, Vito Genovese e Gaetano Lucchese, boss delle rispettive famiglie. Nel 1964 però, la Commissione rimosse Bonanno dalla guida della famiglia, insediandoci Gaspar Di Gregorio, vecchio capodecina di Bonanno. Questo portò la famiglia a spaccarsi in due fazioni: i lealisti di Bonanno, guidati da Joe Bonanno, il figlio Bill e il cognato di Joe Frank La Bruzzo, ed i sostenitori di Di Gregorio. La tensione esplose nel 1966, quando in una riunione pacificatrice Bill Bonanno subì un attentato dai sostenitori di Di Gregorio. Tuttavia l’attentato fallì e la Commissione rimosse Di Gregorio dalla leadership della famiglia, ponendovi Paul Sciacca, ma le ostilità non cessarono. Solo quando Joe Bonanno subì un attacco di cuore nel 1968 le acque si calmarono, e Joe garantì il suo ritiro dalla mafia, limitandosi alla posizione di “anziano statista” del crimine organizzato, ritirandosi con la sua famiglia a Tucson, in Arizona.Immagine correlata

Sotto la leadership di Sciacca, la famiglia si riprese pian piano, fino al ritiro di Sciacca nel 1971. A Sciacca successe Natale Evola, che però governò brevemente dal 1971 fino al 1973, anno in cui morì. Philip “Rusty” Rastelli fu il successore della famiglia Bonanno dopo la morte di Natale Evola nel 1973.

Philip Rastelli e “Lilo” Galante

Dopo la morte di Natale Evola nel 1973, tutti i capodecina della famiglia nominarono come successore Philip Rastelli. Rastelli fu arrestato nel 1973 e condannato nel 1975 a dieci anni. Durante il suo regno la famiglia godette di un momento di prosperosità.

Risultati immagini per Tribunale di Cosenza

Carmine Galante funse da boss reggente mentre Rastelli era in carcere. Galante tuttavia era ben più brutale ed avido, ed incominciò a colpire le altre famiglie nel tentativo di monopolizzare il traffico di eroina negli Stati Uniti. Galante lottò per il controllo della famiglia con Rastelli e diede nuovo vigore alla faida contro i Gambino. Dopo la morte di Carlo Gambino nel 1976, Galante iniziò una nuova faida con la famiglia Genovese per quanto riguardava il traffico di droga che sfociò nella morte di alcuni membri del clan Genovese. Le Cinque Famiglie, stanchi dell’ingordigia di Galante, ne organizzarono l’omicidio: Galante fu ucciso il 12 luglio 1979 al ristorante “Joe and Mary” di Brooklyn, con diversi colpi di pistola e fucile.

Risultati immagini per Tribunale di LameziaSalvatore “Sally Fruits” Farruggia divenne il boss reggente della famiglia dopo la morte di “Lilo” Galante. Farruggia era stato nella Commissione di Cosa Nostra, e anche Rastelli ritornò alla guida della famiglia nel 1983.

Di nuovo alla guida, Rastelli espanse le operazioni della famiglia fino ad includere ristoranti e caffè dove, dietro una facciata apparentemente legale, si espanse anche il narcotraffico attraverso la cosiddetta Pizza Connection. Alcuni anni dopo, nella famiglia entrò l’agente FBI infiltrato Joseph D. Pistone, meglio conosciuto come Donnie Brasco. Grazie alla sua collaborazione, circa 120 membri della famiglia furono arrestati e condannati, arrivando quasi alla distruzione della stessa verso la fine degli anni ’70.Risultati immagini per Tribunale diCastrovillari

Nel 1985 Rastelli iniziò a perdere il controllo sulle attività della famiglia, in particolare quando grossi gruppi di affiliati rimasero coinvolti sempre più nel traffico di droga, contravvenendo ai suoi ordini. Nel 1986 Rastelli fu arrestato e condannato in base alla RICO. Morì in prigione nel 1991.

Joe Massino e la caduta

Il successore di Rastelli, Joseph “Big Joey” Massino diede alla famiglia uno sbalzo di potere. Non solo riuscì a far rientrare la famiglia nella Commissione (anche grazie all’amicizia tra Massino e John Gotti), da cui era stata espulsa negli anni ’70, ma riuscì anche a depistare le autorità per diversi anni. Tuttavia nel 2003, Massino fu condannato per racket ed omicidio senza possibilità di appellarsi, con la possibilità di sedia elettrica. Nel 2004, Massino divenne così il primo boss americano a pentirsi, testimoniando contro i membri della sua famiglia e svelando la verità dietro all’omicidio di Alphonse Indelicato e Dominick Napolitano ed il coinvolgimento di Vito Rizzuto, potente boss canadese. Queste testimonianze causarono il crollo della famiglia, un tempo la 2° più potente di New York, che venne retrocessa come 3°/4° delle Cinque Famiglie di New York.Risultati immagini per Tribunale di Paola

Anthony “Tony Green” Urso era il boss reggente dopo l’arresto di Massino nel gennaio 2003. Venne arrestato nel gennaio 2004 per racket ed omicidio, dopo la testimonianza di Massino stesso. La famiglia venne così rilevata da Vincent “Vinny Gorgeous” Basciano, che ha governato fino al 2012 con vari boss reggenti. Basciano venne arrestato nel novembre 2004 per racket ed omicidio, è stato condannato nel settembre 2006. Attualmente il boss risulta essere Michael Mancuso.

Nella cultura di massa

Nel romanzo del 1969 Il padrino e nel film omonimo del 1972, la famiglia Corleone è ispirata alle reali famiglie Bonanno e Genovese. Lo stesso Vito Corleone (Marlon Brando) è ispirato parzialmente a Joseph Bonanno, mentre il figlio Michael (Al Pacino) è ispirato a Salvatore “Bill” Bonanno, figlio di Joseph.

Nel libro Onora il padre del giornalista italo-americano Gay Talese sono descritte molte vicende della Famiglia Bonanno. In particolare quelle verificatesi prima e durante la Bananas War e diversi aspetti della vita privata di Salvatore BonannoRisultati immagini per Tribunale di Rossano

Nel film del 1997 Donnie Brasco, si narrano le reali, seppur parzialmente fittizie, vicende dell’agente dello FBI Joe Pistone (Johnny Depp), che accetta di infiltrarsi nella famiglia Bonanno, trovandosi però anche legato in termini di amicizia e fiducia con i mafiosi su cui indaga, specie Benjamin Ruggiero (Al Pacino).

Nel videogioco GTA IV del 2008 la famiglia Messina è basata sulla famiglia Bonanno. Come i Bonanno, hanno una salda alleanza con la famiglia Gambetti (basata sui Gambino), hanno sede a Dukes (basata sul Queens di NYC) e sono particolarmente attivi nel settore delle costruzioni.

Famiglia Bonanno

Nomi alternativi Famiglia Maranzano, Clan Castellammarese

Area di origine     Castellammare del Golfo, Sicilia, Italia

Aree di influenza Vari quartieri di New York City. Altri territori sono nel New Jersey, Florida meridionale, Las Vegas, Costa Ovest (come Tucson, Las Vegas, San José e Los Angeles) e il Quebec in Canada.

Periodo       ca. 1890 (a NYC dal 1909) – in attività

Alleati        Famiglie mafiose Genovese, Colombo, Lucchese, Gambino, Rizzuto, De Cavalcante, Patriarca, Philadelphia, Detroit, Milwaukee e Los Angeles

Rivali         Varie gang di New York

Attività       Racket, narcotici, gioco d’azzardo, estorsione, omicidio, corruzione, ricatto, ricettazione, prostituzione, rapina, frode, contrabbando, scommesse sportive, usura, riciclaggio di denaro, pornografia, racket sindacali, gestione dell’edilizia, e cospirazione

La famiglia Bonanno è una delle Cinque Famiglie che controllano le attività della malavita.

 

COSENZA

Nuova guerra di mafia a Montreal dopo la morte del padrino

di Arcangelo Badolati — 19 Giugno 2016

vic rizzuto, Calabria, Archivio

Nuova guerra di mafia a Montreal dopo la morte del padrino Rizzuto

La vecchia Montreal non c’è più. Il “godfather” Vic Rizzuto, capo assoluto e riverito della “Sesta famiglia” è morto in ospedale, per cause naturali, il 23 dicembre del 2013. E prima di chiudere per sempre gli occhi ha dovuto sopportare il dolore e il lutto cagionati dalla perdita di pezzi importanti del suo clan che, un tempo, sembrava invincibile. Tra il 2009 e il 2012 ha visto cadere, uno dopo l’altro, il fedele guardaspalle Federico Del Peschio, il figlio primogenito Nick, il cognato Paolo Renda (marito della sorella), il consigliori Agostino Cuntrera e il vecchio padre, Nick, assassinato a 86 anni da un cecchino. Vic Rizzuto, quando gli hanno sterminato amici e parenti, era detenuto negli Stati Uniti per scontare una vecchia condanna. Nella città più importante del Quebec, mentre il padrino è ancora dietro le sbarre, arriva Sal Montagna detto “Iron Worker”, “reggente” dei Bonanno ed espulso dagli States. L’uomo comprende che il gruppo Rizzuto è in difficoltà e sancisce un’alleanza con un ex luogotenente della “Sesta famiglia”, Raynald Desjardin che ha deciso di rendersi “autonomo” e conquistare la città. Desjardin, però, è un tipo poco malleabile e pericoloso così Montagna tenta di farlo fuori. L’agguato fallisce e la mancata vittima reagisce ordinando la soppressione del “reggente” dei Bonanno. Il corpo di Sal Montagna viene ritrovato, crivellato dai proiettili, sul greto d’un fiume ghiacciato. Per il delitto vengono subito fermati dalla polizia federale canadese il calabrese Vittorio Mirarchi e il napoletano Felice Racaniello che, successivamente, ammetterano la paternità del delitto mettendo nei guai Desjardin. Nel 2012, però, quando tutto sembra perduto, Vic Rizzuto torna in libertà. E organizza la vendetta. Nel giro di un anno si registrano, infatti, una serie di morti violente. Vengono subito ammazzati due uomini legati a Desjardin,: il napoletano Joe Di Maulo e il calabrese Vincenzo Scuderi. Un altro “picciotto”, Tony Callocchia, viene ridotto in fin di vita mentre cena in un ristorante. Ma non è finita. In Sicilia, a Bagheria, vengono assassinati nel 2013 Juan Ramon Fernandez detto “Joe bravo”, per lungo tempo vicino a Vic Rizzuto, e il suo guardaspalle Fernandio Pimentel. “Joe bravo” aveva tradito Rizzuto passando con gli avversari e si era rifugiato nell’isola di Trinacria perchè espulso dal Canada. Infine, ad un anno esatto di distanza dalla morte del capostipite, Nick Rizzuto, cade sotto i colpi dei killers davanti ad un ristorante italiano di Acapulco (Messico) il calabrese Moreno Gallo che era stato un tempo in affari con la “Sesta famiglia” prendendone poi le distanze. La gerarchia sembra essere tornata ad essere quella di un tempo ma il destino ci mette, ancora una volta, lo zampino: Vic Rizzuto, infatti, ricoverato per gravi problemi cardiaci muore il 23 dicembre del 2013 nell’ospedale di Montreal. La sua scomparsa rimette tutto in gioco. E non solo a Montreal ma pure a Toronto, antico feudo dei calabresi di “mamma ‘ndrangheta”. Il 24 aprile del 2014, infatti, nel parcheggio di una caffetteria viene ucciso a colpi di pistola Carmine Verduci, uomo di rispetto a tutto tondo e con forti legami con la terra di origine. La morte di Verduci suona come un pericoloso campanello di allarme. Il primo marzo di quest’anno, a Montreal, viene assassinato Lorenzo Giordano, componente della commissione istituita per gestire la “Sesta famiglia”. Passano pochi mesi e il 28 maggio tocca ad un altro pezzo da novanta del gruppo di comando: Rocco Sollecito, che viene trucidato davanti alla fermata d’un bus. Il tre giugno scorso, in un caffè frequentato da italiani, un sicario chiude un altro “contratto” lasciando steso, accanto a un tavolino, Angelo D’Onofrio, amico di molti personaggi influenti del clan Rizzuto ma fuori dal giro. L’uomo viene assassinato per errore perché scambiato – secondo la polizia canadese – per Antonio Vanelli che a quell’ora e in quello stesso momento stava partecipando al funerale di Sollecito. D’onofrio aveva la stessa età, la medesima corporatura, uguali capelli bianchi della vittima designata. E frequentava quel maledetto bar.