Nel paese del consigliere di Cassazione Nino Tripodi, ogni anno si perdono alunni, classi, insegnanti, bidelli e così via.
Negli Anni Cinquanta, quando Fossato sfiorava i cinquemila abitanti, il paese pullulava di classi. Due a San Luca e due a Maddeo, tre in piazza, due al castello dei Piromalli, due in Via dei Martiri, due in via Morisani ecc.
Poi arrivarono i plessi scolastici così detti moderni:Fossato-Casaluccio e Fossatello. In tutto tredici aule e San Luca ancora ‘teneva’. Centinaia di alunni brulicavano per le vie del paese del curato di campagna don Angelo Meduri.
Arrivò pure il plesso provvisorio (in una casa nei pressi della piazza principale, del farmacista Giuseppe Gullì, scomparso per sequestro di persona in località ‘Frandenaro’, alle porte di Montebello Jonico, il 21 febbraio 1980) della scuola media.
I contadini fossatesi, poterono respirare. Evitarono i troppi salassi e disagi econimici, fisici, materiali, spirituali, morali e psicologici per studenti e genitori.
Alzarsi alle cinque ed alle sei ogni mattina per prendere il pullman della ditta Tripodi (Domenico inteso il ‘bosso’) e raggiungere Melito Porto Salvo ‘Corrado Alvaro’ ed in qualche caso Reggio, comunque tappa obbligatoria nel prosieguo degli studi; sede delle scuole superiori e Messina,  sede dell’Università più vicina, per i più meritevoli, ma anche per i più fortunati.
Arrivarono così i primi diplomati: ragionieri, geometri, periti agrari, tecnici, elettrotecnici,  artisti; e successivamente: avvocati, medici, professori, ingegneri, giornalisti, maestri, architetti, pittori, poeti, scrittori, saggisti ecc.
Un grosso salto di qualità, in linea con il parallelo boom economico. Entravano a vagonate, soldi e soldini dalle rimesse degli emigranti, dal commercio, dall’artigianato e dalla forestale, in quegli anni molto fiorenti, ma soprattutto dai pensionati italiani ed esteri (fioccavano come la neve a Madonna di Campiglio e Cortina D’Ampezzo CCT, BTP e BOT a cinque e dieci anni; azioni ed obbligazioni); colonna portante dell’economia locale restava e resta ancora l’ulivicoltura; non solo olio ed olive e mettiamoci pure gli altri prodotti della campagna e degli orti e degli altri frutti della terra (castagne, ghiande, mele, pere, ‘racina’, arance, melagrane, noci, mandorle, fichi e fichi d’india, ciliegie, kaki, sorbole, nespole ecc.); a tutto ciò bisognava aggiungere la macellazione media di tremila maiali l’anno con punte di quattromila, che producevano migliaia di capicolli, salame, salsicce, prosciutti, frittole e cicciole (‘curcuci’) sanguinacci; ogni famiglia aveva i suoi animali domestici o da cortile:Mucche, asini, muli e cavalli, galline, polli, conigli, oche, anatre e papere; per le strade scorrazzavabo anche cani, gatti, topi.
Lavoravano a ritmo serrato i falegnami ed in seguito i metalmeccanici, forgiai e fabbroferrai.
I contadini fossatesi con il loro ingegno, ma anche  con la tenacia, costanza, sacrificio fisico, materiale e spirituale, migliorarono la qualità della vita, dotandosi di case ed appartamenti moderni, efficienti, funzionali ed afficaci con un bagno di serie A; e magari anche due.
Non c’era nemmeno un casalino, topaia, stamberga, tugurio, catapecchia, spelonca e buco libero.
Poi venne l’incuria, l’imprevidenza, la decadenza e la crisi economica, che travolsero tutto e tutti.
All’arretramento generale corrispose l’avanzamento del cimitero (la terza campata si rende necessaria oramai), dove non c’è più posto per seppellire i morti.
Un prezzo salato lo pagò proprio la scuola, circondata, assediata e demolita dall’insipienza pure della classe politica.
Bisogna ricordare agli smemorati o deboli di memoria, che negli Anni Ottanta, un giornalista locale, abbia proposto alla così detta classe politica, l’opportunità di costruire una bretella di scorrimento veloce lungo l’argine, in grado di colegare l’entroterra con la costa in cinque-sei minuti; da essa, fu tacciato di essere visionario, faraonico, sognatore, illusionista e fanatico.
Qualche benpensante telefonò anche alla redazione della Gazzetta del Sud, per cui scrivevo in illo tempore per farmi ‘cacciare’; ma non fu l’unico impedimento ed intralcio alla libertà di stampa.
Morale della favola, non se ne fece nulla, perchè alcuni la volevano sulla fiumara del Molaro, altri su quella del Sant’Elia; si fece, la fine dell’asino di Buridano.
Qualche spit fire ci sorpassò e propose un’ buco’ sotto il Calamaci per unire Fossato alla Vallata del Valanidi e quindi alla città di Reggio Calabria, in soli due minuti.
Aria fritta, tempo perso signor maestro! Eppure, come tutti sanno in quei tempi di prima repubblica, i miliardi del vecchio conio erano a pioggia; bastava presentare uno straccio di progetto e diventava finanziato a prescindere; vedi la copertura del torrente Jovani, che spaccava il paese in due o la rete idrica e fognante.
L’onorevole Giacomo Mancini, segretario nazionale del PSI e Ministro dei Lavori Pubblici, venne pure a Fossato; a turn over nel Governo, diretto da Emilio Colombo, Giulio Andreotti e Mariano Rumor, tutti DC, anche il ministro della P.I. Riccardo Misasi DC, ed i sottosegretari Dario Antoniozzi, Nello Vincelli.
I politici di Fossato, Montebello e Saline, pensavano più a farsi la guerra del campanile, della scuderia o della bottega, che ad amministrare la cosa pubblica.
Saline mirava a staccarsi e diventare Comune autonomo. Fossato rivendicava le sue origini autonomistiche; allora il censimento della popolazione decretava una popolazione effettiva intorno agli ottomila abitanti.
La denatalità o recessione della demografia, dovuta alla politica delle coste a detrimento delle aree interne, ma anche il grande inganno delle fabbriche (Liquichimica Biosintesi ed Officina Grandi Riparazioni, si rivelarono due colossi dai piedi d’argilla, mai entrati in produzione, nemmeno per un minuto; tuttavia  gli operai iscritti sul libro paga, maturarono comunque il diritto alla pensione, senza mai aver lavorato; ma non chiamatelo assistenzialismo di Stato);
bugìe grosse quanto lo Himalaya ed il Karakorum, sulla pelle dei gonzi, allocchi e creduloni calabresi, costretti loro malgrado ad ingoiare il rospo.
Refuso della Rivolta di Reggio, sedata da polizia, carabinieri,  e con i carri armati dell’esercito, dal luglio del 1970 al febbraio del 1971; bilancio,  sei morti, cinquantaquattro feriti e migliaia di arresti.
Reggio Calabria non ebbe il capoluogo di regione rivendicato e nemmeno il 5° Centro siderurgico o centrale a carbone a Gioia Tauro, nè le fabbriche a Saline; praticamente nemmeno le briciole; i moti furono soffocati nel sangue e scandalosamente liquidati come piccola protesta di piazza dagli storionzoli prezzolati da strapazzo, venduti al padrone, se non al miglior offerente; salvo eccezioni come Oriana Fallaci, che intervistò anche il senatore Ciccio Franco.
Più tardi arrivarono altri parlamentari relativamente alla provincia di Reggio Calabria come Pietro Battaglia, sindaco della rivolta, Franco Quattrone, Ludovico Ligato, assassinato dalla mafia a Bocale il 27 agosto 1989, Natino Aloi, Paolo Romeo, Saverio Zavettieri, Lillo Manti, Angela Napoli, Girolamo Tripodi,  Armando Veneto, Amedeo Matacena, Raffaele Valenzise, Giuseppe Caminiti, Giuseppe Valentino, di quelli che ci vengono in mente, ma il risultato non cambiò
Andò meglio a Catanzaro (Capoluogo ed aeroporto internazionale a Lamezia Terme); ed a Cosenza (Università e sede regionale della RAI).
Fossato, da sempre carente nei servizi (non ebbe mai uno sportello bancario, richiesto a furor di popolo, nemmeno nel periodo aureo; la spoliazione selvaggia comprese l’Ufficio di collocamento, la Coldiretti e la bibblioteca; da ultimo, gli avevano levato anche la Posta) subì una diaspora progressiva e graduale rilevantissima, prima del 2000. Molti suoi abitanti emigrarono verso la costa; in prevalenza da Brancaleone a Reggio Calabria.
Niente avventure sulla provinciale fantasma, che, negli anni, ha ricevuto il tributo di diverse vittime con svariate motivazioni, cause o ragioni, perennemente sfasciume pendulo con frane e smottamenti.
Dapprima singoli nuclei familiari; poi decine e centinaia, ma complessivamente anche migliaia. Fossato oggigiorno supera il mezzo migliaia di abitanti ma il trend è preoccupante: i giovani si sposano e se ne vanno, i vecchi muoiono o finiscono (per poco tempo, purtroppo) all’ospizio.
Vittima sacrificale sull’altare della crisi delle nascite e dell’aumento della mortalità, che di riflesso incide, è la scuola.
A prescindere dal decreto mangiaclassi e del dimensionamento scolastico ed espedienti similari.
La macchinetta mangiasoldi una alla volta s’è liquidata tutte le classi; anche le pluriclassi. Sparita la scuola media tocca ora alla scuola elementare. Presto a tardi finirà che gli studenti il loro diritto allo studio potranno esercitarlo nelle scuole di Saline e Melito o Reggio.
Alcune famiglie, avevano comprato casa sulla riviera, per cui lo spostamento è stato indolore o quasi; altre, sono state costrette obtorto collo a trasferirsi per salvaguardare i figli. Tutti ricorderanno quando ‘La Ciliona, tagliava la corrente’, ad ogni stormir di fronda; puntualmente ad ogni pioggia o nevicata; poi venne l’ENEL ma guasti e problemi non mancarono mai.
Per tanto tempo Fossato era isolato dal resto del mondo. Poi arrivò la strada provinciale, grazie anche ai buoni uffici del consigliere provinciale, prof. Nino Stillittano, potente presidente facente funzioni del CORECO, per la sua parte di competenza.
Un prezzo lo ha pagato anche la Fossatese, squadra di calcio partecipante al Campionato FIGC di Seconda Categoria ai tempi del professore Paolo Nicolò e del presidente Santo Macheda. Quando c’era la squadra si giocava a Condofuri, Motta, Melito, Lazzaro e Saline. Oggi lo stadio c’è, però manca la squadra e le erbacce infestano sovrane.
La panacea potrebbe arrivare dalla pedemontana grecanica; benchè non siano molti gli ottimisti. C’è ancora uno zoccolo duro di irriducibili, che non si muoverebbero dal paese per nessuna ragione al mondo. Pensionati o prossimi alla pensione. La Chiesa ha fatto quel che ha potuto in questi anni. Don Angelo Meduri per oltre mezzo secolo titolare della parrocchia Maria Santissima del Buon Consiglio, ha condotto storiche battaglie. Il sacerdote è stato uno dei grandi del paese; ma non è stato quasi mai riconosciuto il suo ruolo davvero prezioso ed efficace, nè da vivo, nè da morto. I suoi successi, don Carmelo Pirrellotrasferito altrove e don Daniele Siciliano, in procinto di essere trasferito hanno fatto il possibile, ma non avevano la bacchetta magica.
Non ce la sentiamo di assolvere la classe politica (locale, provinciale, regionale e nazionale); sul suo groppone, pesa e grava in parte la fine del paese. La Storia, asettica ed impersonale, chiederà il redde rationem e non avrà pietà alcuna; sebbene gli abitanti-elettori vivi e morti non siano esenti da colpe. Con le loro scelte cervellotiche e clientelari, hanno portato Fossato nel vicolo cieco.