Tra chiarori e penombre, Persefone continua a muoversi silenziosa tra i mondi, incarnando da sempre il mistero del ritorno e della rinascita. È a Roghudi, terra sospesa tra memoria e mito, che questo simbolo antico ha trovato nuova voce in un incontro culturale capace di intrecciare passato e presente, radici e visioni. Nei giorni scorsi nel cuore di un paesaggio intriso di echi arcaici si è svolta la terza edizione del Premio Persefone, promossa dall’Associazione Culturale Ellenofona Delia e dall’Associazione Culturale Villa Zephyros, con il sostegno del Comune di Roghudi e la collaborazione delle Associazioni Ellenofone Comunità Ellenica dello Stretto Messina Reggio, Paleaghenèa e Musicofilia.

Non è stata una semplice celebrazione, ma uno spazio vivo di riflessione, dove identità e appartenenza si sono rivelate come fili sottili di una trama millenaria.

A guidare il dialogo è stato il professor Saverio Verduci, che ha evocato la scuola come seme fertile e custode della lingua greca, capace ancora di parlare alle nuove generazioni. Ad aprire l’incontro, i saluti del professor Salvatore Dieni, il quale ha introdotto un percorso fatto di speranza e cultura. Invece, Daniele Magris, con il suo intervento, ha tracciato una mappa ideale della grecità dello Stretto, sottolineando il legame profondo con la Bovesìa ellenofona e invitando a un risveglio collettivo: “Bisogna risvegliare l’interesse per la lingua greca, attraverso lo studio della realtà che ci circonda”. E poi l’arte, come eco visiva del mito.

Macris, Cama, Dieni

Domenico Carteri, scultore dell’area ellenofona, ha raccontato il suo percorso creativo come un dialogo incessante con l’antico, dove la materia non è mai inerte ma attraversata da memorie profonde, da voci che chiedono forma. Nel suo sguardo, Persefone non è soltanto figura mitica, ma presenza viva, respiro che affiora dalle pietre e si insinua tra le pieghe del tempo. Così nella sua arte, Persefone diventa soglia: un passaggio sottile tra luce e ombra, tra il grembo della terra e il desiderio del ritorno. Carteri la insegue nelle sue forme, la lascia emergere come un sussurro antico, inciso nella materia con gesti lenti e necessari. È una figura che non si lascia possedere del tutto, ma si rivela per frammenti, come accade ai sogni più profondi. Così la scultura si fa rito silenzioso: ogni linea custodisce una discesa, ogni superficie una promessa di rinascita. Persefone vive in quell’istante sospeso in cui il buio non è fine ma attesa, e la luce non è conquista ma ritorno. E nell’opera dell’artista, l’antico continua a parlare, come un’eco che non si spegne, ma si trasforma, trovando nuove forme per raccontare l’eterno ciclo della perdita e della fioritura.

Carteri, Cama

Anna Maria Cama

Momento centrale dell’evento è stata la consegna del Premio Persefone ad Anna Maria Cama, Dirigente Scolastica del Polo Tecnico Professionale “Righi-Boccioni-Fermi” di Reggio Calabria. Una vita dedicata alla cultura e alla trasmissione del sapere, vissuta come missione luminosa. Nel ricevere il riconoscimento, le sue parole hanno risuonato come un canto antico: “Amo la cultura classica, poiché rappresenta la mia passione. Ho insegnato per tantissimi anni latino e greco. Con grande entusiasmo ricevo il Premio Persefone. Persefone rappresenta la capacità femminile dell’adattamento, intesa come la straordinaria abilità di attraversare le crisi, trasformarsi e rinascere, muovendosi tra mondi diversi – luce e ombra, conscio e inconscio”. E ancora, con la forza limpida di chi crede nella parola la Dirigente Cama evidenzia: “la lingua greca esprime la bellezza, l’armonia e l’approccio al mondo classico educa all’esercizio del pensiero. Trasmette la libertà e l’indipendenza del pensiero. Ciò che è frutto di secoli, non può fermarsi”.

Dieni, Gurnari

Durante l’incontro, la musica ha attraversato lo spazio come un soffio d’anima: il cantautore Aldo Gurnari ha reso omaggio al professore e studioso greco-calabro Salvino Nucera, recentemente scomparso, incantando la platea con le note di “Pucambù”, il suo ultimo lavoro discografico. Un momento sospeso, in cui memoria e suono si sono intrecciati in un abbraccio invisibile.

A offrire uno sguardo verso il futuro è stato il professor Delten Schild, presidente dell’associazione Epistoa, che ha riflettuto sulle strategie per la conservazione delle lingue antiche, latino e greco, delineando nuove prospettive per il greco dell’Aspromonte meridionale. Così Roghudi, ancora una volta, si è fatta crocevia di memoria, visione e ciò che è stato evocato continua a vivere, come brace sotto la cenere, pronta a riaccendersi. Persefone, ancora una volta, attraversa i confini invisibili tra i mondi, portando con sé il segreto del ritorno. E in questo intreccio di parole, arte e pensiero, si rinnova la consapevolezza che la cultura non è mai immobile: è respiro, è passaggio, è seme che attende il tempo giusto per fiorire. Forse è proprio qui, in questo dialogo incessante tra luce e ombra, tra radici e visioni, che si custodisce il senso più profondo dell’eredità umana: non ciò che resta immutato, ma ciò che continua a trasformarsi, trovando nuove voci per raccontare l’eterno.