Operazione “Sbarre” 19 arresti. Nomi e dettagli – ZMEDIA – Notizie in tempo reale dalla Calabria, dall'Italia, dal Mondo.I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un’operazione, nelle Province di Reggio Calabria, Milano e Verona, per l’esecuzione 19 provvedimenti cautelari – 17 arresti e due obblighi di presentazione

LOTTA ALLA DROGA/NEL MIRINO DEI CARABINIERI COORDINATI DALLA MAGISTRATURA, LE COSCHE TEGANO E SERRAINO

Domenico Salvatore

REGGIO CALABRIA- I mesi di luglio ed agosto, sono i  preferiti dai narcotrafficanti e dalla ‘ndrangheta per muovere i loro affari.

Ma pure i gruppi criminali, apparentemente autonomi, ad essa collegati, non perdono tempo; anche settembre, va bene per il business della cocaina.

Operazione Sbarre, sgominati due gruppi dediti allo spaccio a Reggio Calabria. Nell'inchiesta anche il sequestro di due minori - Il Quotidiano del Sud

Funzionano bene i narcos, che immettono sul mercato fiumi di droga.

Funzionano bene anche i grossisti, pronti a sborsare montagne di euri per l’acquisto di grosse partite.

Funzionano bene pure i piazzisti, che hanno una loro rete di corrieri e spacciatori, su tutto il territorio nazionale.

Non sorprende che nel loro mirino ci siano regioni ‘danarose’ come il Lombardo-Veneto; da tempo nelle grinfie della ‘ndrangheta, camorra, Cosa Nostra e SCU, come pure il Triveneto, Valle D’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Marche.

La droga, come affermano  forze di polizia e magistrati, approda nei porti strategici, più grossi e più importanti, ma pure nei porticcioli e darsene; e naturalmente negli aeroporti, scali minori ed intermedi e piste omologate; vanno bene anche i privati.

La produzione latino-americana, garantisce tonnellate di cocaina; la ‘ndrangheta assicura montagne di soldi liquidi.

Gli Stati, compresa l’Italia, hanno promosso tutta una serie di iniziative anche parlamentari, per sbarrare il passo ai traffici illeciti.

Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, hanno sequestrato tonnellate di cocaina, eroina, marijuana ed haschisc, ma anche droghe sintetiche, nei porti e negli aeroporti.

Inoltre, hanno sequestrato e confiscato alle cosche di ‘ndrangheta ( non solo ai casati di mafia che vanno per la maggiore, ma anche ai piccoli clan) beni mobili  ed immobili, provento illecito dei traffici.Operazione Helianthus contro cosca Labate, arresti | DeliaPress.it

Soldati e capimafia della criminalità organizzata, vengono regolarmente indiziati, indagati, arrestati, processati, condannati ed incarcerati; a migliaia per migliaia di anni di galera.

Un braccio di ferro, che va avanti da più di mezzo secolo, tra alti e bassi, luci ed ombre.

I Paesi dell’America Latina producono droga senza fine; i cartelli messicani, colombiani, boliviani, peruviani, venezuelani, brasiliani, fanno affari d’oro, incassano miliardi di dollari per poi riciclarli nei paradisi fiscali o nell’acquisto di catene di alberghi, ristoranti, hotels, sale da gioco,  pizzerie, bar, pub, discoteche, farmacie, tabacchini, distributori, supermarket, centri commerciali, centri residenziali, centri e villaggi turistici; senza disdegnare investimenti per acquisto parco macchine e motocicli, moderne tecnologie, gioielli e merce griffata od in Borsa Valori, BOT, CCT, cedole assicurative ecc.

Il record d’incassi appartiene alla mafia giapponese con 100 miliardi di dollari, davanti alla mafia russa con 70 miliardi; terza la ‘ndrangheta, che sfiora i 70 miliardi di euri l’anno.

Ma il narcotrafficante Pablo Escobar, arrivò ad incassare 80 milioni di dollari al giorno.

Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Oriano Mattei : NDRANGHETA : INVISIBILE COME L'ALTRA FACCIA DELLA LUNA

Tegano ‘Ndrina De Stefano

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

“Famiglia De Stefano-Tegano

Giovanni Tegano.jpg

Il capobastone della ‘ndrina Giovanni Tegano arrestato nel 2010 dopo 17 anni di latitanza.

Nomi alternativi    ‘ndrina De Stefano, famiglia De Stefano, ‘ndrina Tegano, famiglia Tegano

Area di origine      Reggio Calabria, Calabria, Italia

Aree di influenza  Province di Reggio Calabria e Messina, in Italia. Altri territori sono in Italia (Litorale laziale, Lombardia, Piemonte), Sud America (Colombia, Argentina, Brasile) e Australia

Periodo     anni ’30 – in attività

Boss    Domenico Tripodo, Giorgio De Stefano (morto nel 1977), Paolo De Stefano (morto nel 1985), Pasquale Tegano, Giovanni Tegano, Orazio De Stefano, Giuseppe De Stefano

Alleati Libri, Rosmini, Condello, Latella, Valle, Commisso, Nirta “La Maggiore”, Piromalli, Alvaro, Belcastro, Corleonesi, Cuntrera-Caruana, Casalesi, Greco

Attività      traffico di droga, riciclaggio di denaro, traffico di armi, estorsione, usura, racket, contrabbando, contraffazione, ricettazione, furto, rapina, frode, truffa, traffico di esseri umani, immigrazione, prostituzione, evasione fiscale, appalto pubblico, gioco d’azzardo, gestione dei rifiuti, smaltimento dei rifiuti tossici, sequestro di persona, corruzione, omicidio, infiltrazioni nella pubblica amministrazione

Pentiti Roberto Moio

Antonino Fiume (2002)

Antonino Fiume (2009)

Giovanbattista Fracapane

Consolato Villani

Manuale

 

La ‘ndrina De Stefano è una cosca malavitosa o ‘ndrina della ‘Ndrangheta calabrese di Reggio Calabria legate alle famiglie Tegano e Tripodo. Vengono definiti il clan degli “Arcoti” perché hanno la loro base nel quartiere di Archi, periferia nord di Reggio.

Storia

Anni ’50 e ’60 – Don Mico Tripodo e l’alleanza con i corleonesi

Il capostipite don Mico Tripodo era tra gli anni ’50 e ’70 uno dei tre esponenti di spicco della criminalità organizzata calabrese insieme a don Mommo Piromalli nella Piana di Gioia Tauro e Antonio Macrì nella Locride. La cosca con lui fu alleata della Famiglia di Corleone, in Sicilia, divenne compare d’anello di Luciano Leggio e poi Totò Riina.

Anni ’70 – Prima guerra di ‘ndrangheta

 

Tra il 1974 e 1976 scoppia una faida interna tra Paolo De Stefano e Mico Tripodo, che scaturirà nella prima guerra di ‘Ndrangheta, dove vedrà il secondo perdente. Don Mico Tripodo fu arrestato il 21 febbraio 1975 e incarcerato alla prigione di Poggioreale a Napoli e fu ucciso il 26 agosto 1976 in cella su richiesta di Paolo De Stefano dalla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo che lavorava con loro nel traffico di droga.

Dagli anni settanta incrementano la loro presenza al nord e specialmente nel capoluogo lombardo.

Sono fra le cosche che partecipano alla prima guerra di ‘Ndrangheta negli anni Settanta, causata dalla nuova generazione che si vuole immettere nei nuovi mercati illegali, come quello della droga. A Reggio Calabria i De Stefano si scontrano con i Tripodo, allora cosca egemone nel reggino. Per la guerra viene ucciso nel 1974 Giovanni De Stefano. I De Stefano vincono comunque la guerra, e tramite un accordo con la Nuova Camorra Organizzata, viene ucciso nel carcere di Napoli il capobastone della cosca rivale, Don Mico Tripodo (arrestato il 21 febbraio del 1975). Da quel momento in poi i De Stefano diventano una delle cosche più importanti e influenti in tutta l’organizzazione calabrese.

Nel novembre del 1977 viene ucciso un altro boss della cosca, Giorgio De Stefano, all’apice della sua carriera criminale, attirato in una trappola ad un summit di ‘ndrangheta in Aspromonte; la sua eliminazione è stata decisa dalla ‘ndrine di Gioia Tauro e San Luca che volevano evitare che, dopo la vittoria nella prima guerra di ‘ndrangheta, De Stefano diventasse troppo potente.

Il pentito Giacomo Ubaldo Lauro parla anche di un incontro nell’estate del 1970 tra i capibastone dei De Stefano Paolo e Giorgio e Junio Valerio Borghese. Secondo Vincenzo Vinciguerra la ‘Ndrangheta per il golpe avrebbe messo in azione 1500 uomini.

Anni ’80 – Seconda guerra di ‘ndrangheta

Negli anni ’80 entrano nel tessuto economico del comune laziale di Fondi, nel mercato ortofrutticolo e nel traffico di droga. Hanno contatti con la Camorra.

Il 13 ottobre 1985 con l’omicidio del boss Paolo De Stefano da parte degli Imerti che prima del fatto sancirono un’alleanza tramite il matrimonio del capobastone Antonio Imerti e Giuseppina Condello appartenente all’omonima ‘ndrina scoppia la seconda guerra di mafia calabrese. Nello stesso periodo di tempo, i De Stefano avevano assorbito la cosca dei Tegano. L’alleanza è stata suggellata dal matrimonio tra Orazio De Stefano e Antonietta Benestare, una nipote di Giovanni Tegano, il 2 dicembre 1985.

Dopo la morte di Paolo De Stefano assumono le redini del comando il figlio sedicenne Giuseppe De Stefano e suo zio Orazio De Stefano, durante la guerra contro i Condello. Il 2 dicembre 1985 il nuovo capobastone si sposa con Antonietta Benestare, nipote del vecchio capobastone Giovanni Tegano. La guerra Condello-Imerti e De Stefano-Tegano porta nel giro di 6 anni a 685 morti. Orazio De Stefano riesce a ristabilire la pax mafiosa grazie all’intervento della cosca “amica” dei Nirta (La Maggiore) di San Luca.

La guerra tra i Condello-Imerti e i De Stefano-Tegano provocò 621 morti. Mentre i principali capi dei De Stefano furono uccisi, toccò ai Tegano continuare la guerra. I Tegano furono i negoziatori chiave per la pax mafiosa a Reggio Calabria negli anni Novanta tra i Tegano, i De Stefano, i Libri e i Latella, da una parte e gli Imerti, Serraino, Condello e Rosmini, dall’altra, i quali divisero la città nelle loro sfere di influenza.

Secondo il sociologo Pino Arlacchi lo sfondo della guerra fu il tentativo dei fratelli De Stefano di investire le loro ricchezze e potere di impadronirsi del Porto di Gioia Tauro. Lo scontro con la famiglia Piromalli, che di fatto monopolizzava il porto, ha causato l’omicidio perpetrato dagli Imerti nei confronti di Paolo De Stefano.

Anni ’90

Pasquale Tegano dal 1994 si dà alla latitanza; verrà arrestato 10 anni più tardi. Emergono divergenze tra i ceppi De Stefano e Tegano sulla divisione delle estorsioni. I Tegano assicurano la neutralità del loro vecchio nemico Pasquale Condello. Giovanni Tegano diventa il nuovo capobastone.

Anni 2000 – Gli arresti di Orazio, Giuseppe e Paolo Rosario De Stefano e di Pasquale Tegano

Dal 22 febbraio 2004 con l’arresto di Orazio De Stefano il capo cosca è stato Giuseppe fino all’arresto nel dicembre 2008.

Il 6 agosto 2004 è stato arrestato uno dei 30 latitanti più ricercati, Pasquale Tegano di 49 anni. Capo dell’omonima cosca e alleato dei De Stefano. Accusato di omicidio, associazione mafiosa ed estorsione. Arrestato dai carabinieri a nord di Reggio Calabria. Autore dell’accordo che portò a una pace mafiosa tra le cosche.

 

Paolo Schimizzi, nipote di Giovanni Tegano, scompare per lupara bianca nel settembre 2008. Secondo il pentito Roberto Moio l’omicidio del boss emergente Paolo Schimizzi avvenuto nel 2008 sarebbe stato perpetrato da Giovanni Tegano allora latitante.

Il 10 dicembre 2008 viene arrestato nel Quartiere Pietrastorta a Reggio Calabria il capobastone Giuseppe De Stefano, latitante dal 2003, tra i 30 più ricercati d’Italia.

Il 18 agosto 2009 viene arrestato a Taormina Paolo Rosario De Stefano, cugino di Giuseppe De Stefano, in vacanza insieme alla famiglia, tra i 30 latitanti più ricercati in Italia.

Anni 2010 – L’arresto di Giovanni Tegano e le operazioni Redux-Caposaldo e Sistema Reggio

Il 26 aprile 2010 è stato arrestato a Reggio Calabria, in località Terreti il capobastone Giovanni Tegano insieme ad altre 5 persone.

Il 23 giugno 2010 i carabinieri compiono 42 arresti in Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna nei confronti di presunti esponenti dei Condello, e dei De Stefano-Libri, accusati di associazione mafiosa ed estorsione. È stato arrestato anche Cosimo Alvaro, figlio di Domenico, membro dell’omonima ‘ndrina e membri dei Rugolino di Reggio Calabria, i Buda-Imerti di Villa San Giovanni, gli Italiano di Delianuova, gli Zito-Bertuca di Fiumara di Muro e i Creazzo di Scilla. Sono stati sequestrate oltre 20 imprese, centri sportivi, appartamenti e terreni. Grazie all’operazione viene confermata la presenza di una cupola nella gestione degli affari illeciti del reggino con a capo Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano e Pasquale Libri.

Il primo luglio 2010 la polizia arresta a Milano 15 presunti esponenti dei De Stefano, accusati di usura, associazione di stampo mafioso e intestazione fittizia di beni.

Ad ottobre 2010 Roberto Moio, nipote di Pasquale Tegano e Giovanni Tegano, diventa pentito.

Il 5 aprile 2011 vengono arrestate, durante l’operazione Archi 21 persone presunte affiliate alle cosche Tegano e Labate, tra cui Giuseppe e Bruno Tegano, fratelli di Giovanni Tegano, ne mancano all’appello 5 tra cui il capo dei Labate: Pietro Labate, uscito dal carcere solo un anno prima.

Il 14 marzo 2011 si conclude l’operazione Redux-Caposaldo che porta all’arresto di 35 persone in Lombardia ritenute affiliate ai Barbaro, ai De Stefano, ai Pesce e alle cosche di Africo. Sono accusati di estorsione agli esercizi pubblici delle stazione della metropolitana, ai chioschi di panineria, alla gestione illecita del personale della sicurezza dei locali notturni, associazione mafiosa e spaccio di droga.

Il 18 novembre 2011 si conclude l’operazione della Guardia di Finanza Astrea contro 11 persone vicine alle cosche Tegano-De Stefano, tra cui appartenenti ai servizi segreti, massoneria, avvocati, commercialisti e imprenditori.

Venanzio e Carmelo Tripodo, figli di Don Mico il 20 dicembre 2011 vengono condannati a 15 e 13 anni di carcere per infiltrazioni mafiosi nel comune latino di Fondi.

Il 3 aprile 2012 si viene a conoscenza che la DDA di Reggio Calabria sta indagando su Romolo Girardelli presunto faccendiere dei De Stefano che sarebbe legato in affari con l’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito, il primo col bisogno di riciclare denaro sporco, l’altro nascondere parte dei soldi ricevuti dai rimborsi elettorali.

Da una indagine della DIA del 2013 emergerebbe un coinvolgimento di esponenti dei De Stefano con uomini e faccendieri legati all’ex tesoriere del partito della Lega Nord Belsito.

Il 10 dicembre 2014, nell’operazione Padrino della Polizia di Stato di Reggio Calabria, vengono arrestati a Reggio Calabria 25 presunti affiliati alla Cosca Tegano.

Operazione TNT 2, inizio 2015: otto arresti nella cosca Franco-Murina, costola dei Tegano, per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di esplosivo e droga.

Inoltre sono state sequestrate alcune imprese, numerosi immobili, beni mobili, autoveicoli, rapporti bancari e prodotti finanziari, per un valore di circa 10 milioni di euro.

A settembre 2015 viene scoperto che l’incaricato per alcune ‘ndrine di Reggio Calabria, in particolare i Tegano, per gestire il gioco d’azzardo sull’isola di Malta con l’appoggio di faccendieri locali sarebbe il reggino Mario Gennaro che partendo dalla gestione di un internet point a Reggio Calabria diventa country manager di alcuni società italiane di gioco d’azzardo per finire nella maltese Betuniq che sarebbe finanziata con proventi illeciti.

Il 15 marzo 2016 si conclude l’operazione “Sistema Reggio” che porta all’arresto di 17 persone, presunte affiliate ai De Stefano, tra cui Giorgio De Stefano e Franco e dei Serraino e Araniti. Dall’indagine si evince anche il controllo da parte delle cosche dell’accesso al lavoro negli esercizi commerciali della città di Reggio Calabria.

A fine 2017 esce dal carcere Carmine De Stefano,

il 20 giugno con l’operazione “Malefix” con una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere il 26/06/2020 fa di nuovo rientro in carcere.

Il 17 aprile 2018 si conclude l’operazione Astrea che porta al sequestro di beni dal valore di 50 milioni di euro riconducibili all’imprenditore Giuseppe Rocco Rechichi ritenuto affiliato alla cosca.

Il 14 novembre 2018 si conclude l’operazione “Galassia” della Guardia di Finanza, della DIA, della polizia e dei carabinieri in cui il presunto membro dei Pesce-Bellocco Antonio Zungri, alcuni membri dei Tegano e forse dei Piromalli insieme a camorristi e a criminali pugliesi (clan Capriati e Parisi) si erano inseriti illegalmente nella rete commerciale delle società di scommesse online Planetwin365, “Betaland”,”Enjoybet” e “Planetwin”. Gli affiliati dei Tegano inoltre nel 2016 andarono in pellegrinaggio a Polsi e rendevano omaggi con musica di tarantella di fronte al carcere di Reggio Calabria, alle case circondariali Arghillà e davanti alla casa di Roberto Franco, capo-‘ndrina di Santa Caterina.

L’11 marzo 2019 vengono arrestate 19 persone tra la Calabria e la Lombardia, accusate a vario titolo di danneggiamento, riciclaggio, estorsione e associazione mafiosa. Operavano tra la Provincia di Bergamo e Brescia e sarebbero riconducibili ai De Stefano.

Il 20 giugno 2020 con l’operazione “Malefix” finiscono in carcere Carmine De Stefano e al fratello Giorgino “De Stefano all’anagrafe Giorgio Sibilio Condello, lo stesso gestisce l’Oro di Milano, la famosa catena di ristoranti che in Lombardia è frequentata da personaggi famosi.

Organizzazione

Membri

Capibastoni

1930-1959 — Domenico Strati — rimosso e ritiratosi nel 1959.

1959-1976 — Domenico “Don Mico” Tripodo — imprigionato nel 1957-1962, assassinato il 26 agosto 1976.

Reggente 1959-1962 — Paolo De Stefano

1976-1977 — Giorgio De Stefano — assassinato il 7 novembre 1977.

1977-1985 — Paolo De Stefano — assassinato il 13 ottobre 1985.

1985-1987 — Orazio De Stefano — imprigionato nel febbraio 1987.

1987-1996 — Giorgio “L’Avvocato” De Stefano — imprigionato il 1º luglio 1996.

1996-2010 — Giovanni Tegano — latitante dal 1993, imprigionato a vita nel 2010

Reggente 1996-2004 — Pasquale Tegano — imprigionato a vita nel 2004. Attualmente detenuto in regime di 41 bis

Reggente 2004-2008 — Giuseppe De Stefano — latitante dal 2003, imprigionato nel 2008-2006.Attualmente detenuto in regime di 41 bis

Reggente 2008-2009 — Paolo Rosario De Stefano — latitante dal 2005, imprigionato nel 2009.

Reggente 2009-2014 — i quattro generi di Giovanni Tegano — arrestati nel dicembre 2014.

Altri membri di spicco

Domenico Tegano — vangelista potente e presunto rappresentante al Crimine.. Al processo ‘ndrangheta stragista ancora in corso, nel 2018 depone il pentito della criminalità barese Salvatore Annacondia definendolo come il capo dei Tegano a Milano “non c’era foglia che si muoveva senza il consenso dei Tegano”.

Carmelo Barbaro — camorrista di alto livello, latitante dal 2001, viene arrestato il 12 settembre 2009.

Giovanni Pellicano, referente di Giovanni Tegano. Con l’aiuto del fratello Francesco si è attivato, per raccogliere il consenso elettorale in favore dell’ex consigliere regionale del Pd Nino De Gaetano alle elezioni regionali del 2010. Entrambi i Pellicano sono stati arrestati nel 2014.

Antonino Venanzio Tripodo (Reggio Calabria, 1946-) detto Venanzio, figlio di Domenico e fratello di Carmelo, sposato con Teresa Romeo, figlia del boss Sebastiano.

Carmelo Giovanni Tripodo (Reggio Calabria, ?- Fondi, 2 ottobre 2019), figlio di Domenico e fratello di Venanzio, esponente di spicco dei Tripodo-Trani dell’area dell’Agro Pontino nel Lazio, arrestato nel 2009 nell’operazione Damasco 2 e condannato nel 2014 nell’omonimo processo.

Collaboratori di giustizia

Consolato Villani

Roberto Moio

Giovanbattista Fracapane

Nino Fiume.”

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‘Ndrina Serraino

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Famiglia Serraino

“Nomi alternativi Serraino-Di Giovine

Area di origine   Reggio Calabria, Cardeto, Santo Stefano in Aspromonte, Gambarie, Calabria

Aree di influenza     Provincia di Reggio Calabria, Centro Italia, Nord Italia, Estero

Periodo    anni ’60 – in attività

Boss   Paolo Serraino, Domenico Serraino, Francesco Serraino (1929-1986), Maria Serraino (1931-2017), Rocco Musolino (1927-2015), Maurizio Cortese

Alleati Di Giovine, Rosmini, Condello, Imerti

Attività    traffico di droga, riciclaggio di denaro, traffico di armi, estorsione, usura, racket, contrabbando, contraffazione, ricettazione, furto, rapina, frode, truffa, evasione fiscale, appalto pubblico, gioco d’azzardo, gestione dei rifiuti, corruzione, omicidio, infiltrazioni nella pubblica amministrazione

Pentiti Emilio Di Giovine

Rita Di Giovine

Antonino Rodà

Antonino Filocamo

Manuale

I Serraino sono una ‘ndrina di Reggio Calabria. Controllano la zona di Cardeto e Gambarie ma hanno collegamenti radicati anche a Milano, dove è stata svolta l’operazione Belgio 1, Belgio 2 e Belgio 3 che li vedeva coinvolti insieme ad altre cosche, tra cui i Di Giovine. Le loro attività illecite vanno dalla droga alle armi.

Storia

Anni sessanta – Trasferimento a Milano

Nel 1963 Francesco Serraino, Alessandro Serraino, Domenico Serraino, Filippo Serraino, Demetrio Serraino e la sorella Maria Serraino sposata con Rosario Di Giovine, si trasferiscono a Milano, in Piazza Prealpi.

Anni settanta – Prima guerra di ‘ndrangheta

Anni ottanta – Seconda guerra di ‘ndrangheta

Durante la seconda guerra di ‘Ndrangheta si schierano con i Condello-Imerti-Rosmini. Il 23 aprile 1986 Francesco Serraino viene ucciso insieme a suo figlio Alessandro. Fu ritenuto responsabile dell’omicidio di Giorgio De Stefano, ai tempi capo dei De Stefano, alla fine della prima guerra di ‘Ndrangheta. I fratelli Paolo e Domenico Serraino presero il comando della ‘ndrina.

Anni novanta – Il traffico internazionale di droga

A Milano iniziano a creare insieme ai Di Giovine capeggiati da Maria Serraino e da suo figlio Emilio Di Giovine una grande organizzazione per il traffico di droga smantellata dalla forze dell’ordine tra il 1993 e il 1995.

Nel 1993 Rita Di Giovine, affiliata alla cosca, viene arresta per traffico di sostanze stupefacenti. Trafficava con pasticche di ecstasy e eroina, e armi, da quelle comuni a missili anticarro (da usare nella guerra di ‘Ndrangheta di allora). Nel miglior periodo in collaborazione con la sua famiglià arrivò a importare 150 kg di eroina alla settimana. Dopo l’arrestò testimoniò contro la sua stessa famiglia.

 

Nel 1994 l’operazione Belgio porta in carcere 90 esponenti della cosca Di Giovine-Serraino. A far scattare le indagini è la confessione di Rita Di Giovine, sorella del boss Emilio: si era trasferita con la madre e i fratelli a Milano nel 1966. Fu la madre con il figlio maggiore Emilio a mettere in piedi una centrale per il traffico di eroina, guidata dal figlio maggiore Emilio.

Nel 1995, dopo 9 anni di latitanza, viene arrestato il boss della cosca Paolo Serraino e condannato a 2 ergastoli. Gli vengono sequestrati beni del valore di 500.000 € insieme al fratello Domenico.

Anni 2000 – L’operazione Bless

Il 26 luglio 2007 con l’operazione Bless dei Carabinieri vengono arrestate 24 persone tra cui presunti esponenti della cosca Serraino.

Oggi

Il 6 novembre 2013 la Guardia di Finanza di Reggio Calabria conclude l’operazione Araba Fenice che ha portato all’esecuzione di 47 ordinanze di custodia cautelare a Reggio Calabria. Sono accusati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni, attività finanziaria abusiva, corruzione e peculato. Hanno inoltre sequestrato 14 società e beni del valore di 90 milioni di euro. I “colletti bianchi” arrestati sarebbero riconducibili alle famiglie Rosmini, Latella, Serraino, Audino e Nicolò.

A luglio 2015 si conclude un’operazione congiunta della DIA e dei carabinieri che pone sottosequestro tutti i beni del capo-locale di Santo Stefano in Aspromonte Rocco Musolino e affiliato ai Serraino del valore di 150 milioni di euro.

 

9 luglio 2020: Operazione Pedegree contro i Serraino e i Libri.

Esponenti di rilievo

Francesco Serraino (1929 – 1986) detto il boss della montagna, assassinato nel 1986 in una stanza dell’Ospedale di Reggio Calabria, dove era ricoverato per problemi di salute, insieme al figlio Alessandro.

Paolo Serraino (Cardeto, 21 marzo 1942), Boss dopo la morte di Francesco “don ciccio” Serraino, nonché fratello, arrestato nel 1995. Ordinò l’omicidio di Lodovico Ligato.

Domenico Serraino, arrestato anch’egli nel 1995 insieme al fratello Paolo.

Rocco Musolino (Santo Stefano in Aspromonte 1927 – Santo Stefano in Aspromonte giugno 2015), sarebbe stato capo-locale di Santo Stefano in Aspromonte e affiliato ai Serraino secondo il pentito Antonino Rodà nonché imprenditore aspromontano del settore boschivo e secondo molti pentiti tra cui Filippo Barreca un uomo di spicco e di massimo rispetto di tutti e 3 mandamenti ‘ndranghetistici e con una dote superiore al Vangelo in virtù anche dei suoi collegamenti massonici e politico-istituzionali, sarebbe stato capace di influire sull’esito dei processi giudiziari ma fino alla sua morte uscì sempre indenne da tutte le accuse nei suoi confronti. Solo un mese dopo la sua morte, grazie a un’indagine della DIA e dei carabinieri sono stati posti sottosequestro tutti i suoi beni del valore di 150 milioni di euro. Nel 2008 mentre era in auto fu leggermente ferito da un killer. Di seguito fu intercettato in una conversazione con Domenico Alvaro che diceva: “Io non voglio sapere chi è stato, mi basta che lo sappia tu”.

Maria Serraino

Maurizio Cortese”

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(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 07 SET – I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un’operazione, nelle Province di Reggio Calabria, Milano e Verona, per l’esecuzione 19 provvedimenti cautelari – 17 arresti e due obblighi di presentazione – nei confronti di altrettante persone accusate, a vario titolo, di fare parte di due associazioni finalizzate al traffico illecito di sostanze stupefacenti, di sequestro di persona aggravato, lesioni personali aggravate, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo e clandestine, ricettazione.
Le organizzazioni, con base nel quartiere Sbarre di Reggio Calabria, avevano avviato una fiorente attività di spaccio, anche con ramificazioni in Veneto, e con collegamenti con la locale ‘Ndrangheta.
Le indagini sono coordinate dal procuratore capo Giovanni Bombardieri e dal sostituto procuratore della Dda Walter Ignazitto. Agli arrestati non viene contestata l’associazione a delinquere di stampo mafioso ma alcuni di loro, stando alle indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, avrebbero legami con ambienti di ‘Ndrangheta e in particolare con la cosca Serraino. Uno degli episodi più inquietanti emerso nel corso dell’operazione – denominata “Sbarre” – è il sequestro di persona ai danni di due minori.
(ANSA)

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Chillino Luigi, nato a Reggio Calabria, 35 anni;
Azzazi Anouar, nato a Casablanca (Marocco), 36 anni, detenuto nella casa circondariale di Cosenza;
Foti Andrea, nato a Reggio Calabria, 39 anni;
Sellak Imaddin, nato a Reggio Calabria, 21 anni, detenuto nella casa circondariale di Reggio Calabria;
Foti Gabriele, nato a Reggio Calabria, 28 anni, detenuto nella casa circondariale di Reggio Calabria;
Foti Stefano, nato a Reggio Calabria, 48 anni;
Foti Demetrio, nato a Reggio Calabria, 26 anni;
Gallo Vincenzo, nato a Reggio Calabria, 31 anni, sottoposto agli arresti domiciliari a Reggio Calabria;
Gatto Carmelo, nato a Reggio Calabria, 31 anni;
Idone Pasquale, nato a Reggio Calabria, 31 anni;
Frosinone Antonino, nato a Reggio Calabria, 27 anni;
Amrani Anas, nato ad Isola della Scala (VR), 22 anni;
Chillino Giuseppe, nato a Reggio Calabria, 55 anni;
Sarica Antonio, nato a Reggio Calabria, 32 anni;
Pennica Andrea, nato a Reggio Calabria, 22 anni;
Mirisciotti Gianluca, nato a Reggio Calabria, 31 anni;
Larocca Alessandro, nato a Reggio Calabria, 27 anni;

Obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria:

Balatsyr Viktoriya, nata a Kremenchuk (Ucraina), 22 anni;
Repaci Sebastiano, nato a Reggio Calabria, 34 anni.