La Dia di Catanzaro ha arrestato quattro imprenditori accusati di essere legati alla cosca Giampa' di Lamezia Terme

Venticinque ordinanze emesse dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro. La conferenza stampa svela l’estensione articolata ed ampia di un consolidato sodalizio mafioso

Non fanno più notizia le “operazioni” mirate a contrastare lo spaccio di stupefacenti nel soveratese. Pertanto, e purtroppo, non destano stupore. In appena quasi 30 giorni, infatti, due importanti risultati conseguiti dai Militari dell’Arma dei Carabinieri, che hanno operato in concerto con la Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro. L’ultima, in ordine di tempo, è l’Operazione “Prisoners Tax”, che, a conclusione di lunghe e serrate indagini, ha effettuato il blitz che ha condotto alla custodia cautelare 25 persone, delle quali molti in giovane età e due donne.

Il provvedimento restrittivo è differenziato in 8 custodie cautelari in carcere, 9 in arresti domiciliari, 8 in obbligo di dimora. I soggetti perseguiti, sono tutti affiliati alla cosca Procopio – Mongiardo; sodalizio dedito al traffico e alla detenzione di sostanze stupefacenti, e alla estorsione, che si estende ai comuni di San Sostene, Davoli, Gasperina, Montepaone, fino alle “famiglie” colombiane.

A gestire l’associazione mafiosa, Domenico e Carmine Procopio (padre e figlio), i quali trattavano ed organizzavano direttamente le attività di spaccio di ingenti quantità di cocaina, hashish, marijuana. I proventi dell’esercizio criminoso “erano destinati a supportare i detenuti”, come ha spiegato, nel corso della conferenza stampa, il comandante della Compagnia di Soverato, Gerardo De Sena. “La base operativa era un bar di San Sostene, usata anche come centrale di occultamento delle sostanze stesse”, ha continuato l’Ufficiale.

Le indagini erano state condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Stazione dei Carabinieri di Soverato, coadiuvate dalle Compagnie di Davoli e Gasperina. “Gli appostamenti e le intercettazioni hanno riscontrato 100 episodi di spaccio”: è quanto sostenuto da Marco Pecci, Comandante Provinciale dei Carabinieri. A conferma, le dichiarazioni del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, il quale, nella stessa conferenza stampa, ha riferito che “la capacità criminale è stata ampiamente documentata grazie ad intercettazioni e controlli specifici. Una indagine importante – ha aggiunto – perché colpisce una famiglia di ‘drangheta, quella dei Procopio, che domina il piano criminale a Soverato e nel comprensorio di Soverato”. Il Procuratore aggiunto della Dda, Vincenzo Luperto, ha spiegato che “ogni piazza di spaccio ha le coperture anche di altre cosche imponenti”; nello specifico caso, lo stesso Pm fa riferimento alle ‘ndrine “Strangio di San Luca e Gallace di Guardavalle”, evidenziando perciò che la “Prisoners Tax” operava con le caratteristiche e le modalità di “spaccio”.

L’esecuzione dell’Ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita da oltre 200 Carabinieri delle Compagnie  di Soverato e del Comando Provinciale di Catanzaro, mentre un elicottero militare vigilava dai cieli del territorio soveratese appena rischiarati dalle prime luci dell’alba.

Storie tutte calabresi? No. Storie di mondo. Quelle che, raccontate, scavano voragini di malaffare,  di delinquenza, di perverse logiche, di male imperante, di assenza di valori. Storie che, appena dette, esplodono, poi si mescolano e si disperdono, osservando il consuetudinario clichè della cronaca.