Ci sono serate che non si limitano a raccontare una storia, ma diventano esse stesse racconto. Serate in cui la musica, la parola e la memoria si intrecciano fino a trasformarsi in un’esperienza collettiva capace di attraversare il tempo. È quanto accaduto lunedì 15 giugno all’Access Point di Roghudi, nel cuore dell’Area Grecanica, in occasione della presentazione di “Pucambù”, l’ultimo lavoro discografico del cantautore bovese Aldo Gurnari. Un appuntamento che ha assunto i contorni di un viaggio dentro l’anima più autentica della Calabria greca, quella terra sospesa tra mare e montagna dove le parole custodiscono ancora l’eco dell’antica Magna Grecia e dove la memoria continua a vivere attraverso il canto. Pucambù nasce dall’ispirazione di una poesia in lingua grecanica di Salvino Nucera, studioso, docente e instancabile custode della cultura ellenofona calabrese recentemente scomparso. Ma il disco non è soltanto un
omaggio alla sua figura. È un ponte tra generazioni, una testimonianza d’amore verso una
cultura che resiste e si rinnova, custodendo le proprie radici senza rinunciare al dialogo con il
presente.

Ad accompagnare Aldo Gurnari sul palco sono stati Eder Criseo al clarinetto e alla chitarra, Giuseppe Manti al contrabbasso e Vincenzo Casile alle percussioni e al pianoforte. Insieme hanno costruito paesaggi sonori ricchi di suggestioni mediterranee, capaci di evocare il respiro dello Jonio, il silenzio delle fiumare e il vento che attraversa i borghi dell’Aspromonte. A rendere ancora più intensa l’atmosfera della serata sono state le letture dell’attrice Maria Pia Battaglia che, tra un brano e l’altro, ha interpretato con straordinaria sensibilità testi e riflessioni, donando all’incontro una dimensione speciale. La sua voce, sospesa tra emozione e racconto, ha aggiunto un tocco di magia, trasformando ogni passaggio in un momento di autentica partecipazione emotiva. Numerosa e attenta la presenza del pubblico, composto da appassionati, studiosi, rappresentanti del mondo associativo e amanti della cultura greco-calabra, tutti catturati dalla forza evocativa della musica di Gurnari. Presenti anche il sindaco di Roghudi, Pierpaolo Zavettieri, il vicesindaco Antonino Maesano e numerosi rappresentanti delle istituzioni locali, a testimonianza dell’importanza culturale dell’evento. I dieci brani che compongono il disco disegnano una mappa sentimentale della memoria collettiva. In “Ego ce to fengari” e “Zzoddhuna” rivive la voce di Bruno Casile, il celebre “poeta contadino” così definito da Pier Paolo Pasolini, sulle musiche di Carmelo Romeo. Con “Pedimmu” il cantautore rende omaggio al professor Filippo Violi, figura centrale per la salvaguardia del patrimonio letterario grecanico. Non è mancato il ricordo commosso di Salvino Nucera, affidato proprio alla canzone che dà il titolo all’album, quasi a suggellare il legame profondo tra ricerca culturale e creazione artistica. Tra i temi affrontati durante la presentazione ha trovato spazio anche la riflessione sulla questione meridionale. Introducendo l’omonimo brano,

Aldo Gurnari ha dedicato un sentito tributo a Pasquino Crupi e a Pino Aprile, due voci che hanno contribuito a rileggere la storia l’identità del Sud con sguardo critico e consapevole. Particolarmente emozionante è stato il momento dedicato a “Stiddha d’amuri”. La voce intensa del cantautore, accompagnata dal pianoforte di Vincenzo Casile, ha avvolto la sala in un’atmosfera sospesa e romantica, trasformando il concerto in una delicata ballata d’amore. Un’esecuzione che ha toccato profondamente il pubblico e che ha rappresentato uno dei momenti più intensi dell’intera serata. Un applauso speciale ha accolto anche la figlia dell’artista, presente tra il pubblico, la cui voce impreziosisce uno dei brani contenuti nel disco. Un dettaglio che ha conferito all’opera un ulteriore valore affettivo, sottolineando come la trasmissione della cultura passi anche attraverso i legami familiari e il dialogo tra generazioni.

La serata si è avviata alla conclusione tra ringraziamenti e parole di gratitudine rivolte al pubblico, all’Amministrazione comunale di Roghudi, al sindaco Pierpaolo Zavettieri, al vicesindaco Antonino Maesano e alla consigliera regionale Daniela Iriti per la loro presenza e vicinanza. Infine, come un dono lasciato nell’aria della notte, sono risuonate le note di “Veni Jorno”, brano scelto per chiudere l’incontro. Un autentico inno alla pace che, attraverso la lingua e la sensibilità della tradizione grecanica, ha ricordato come la cultura possa ancora essere luogo di incontro, dialogo e speranza. Nelle terre dell’Aspromonte greco, dove le parole antiche continuano a germogliare tra pietra e mare, “Pucambù” si rivela così molto più di un disco: è un atto d’amore verso una comunità, un canto che custodisce la memoria e la consegna al futuro, affinché la voce della Calabria greca continui a risuonare, viva e luminosa, nel tempo.









