Ndrangheta, la mappa dei clan nella Piana di Gioia Tauro e la ...Sei latitanti ritenuti appartenenti o contigui alle cosche di ‘Ndrangheta sono stati arrestati tra Argentina, Costarica e Albania nell’ambito del progetto ‘I can’ (Interpol cooperation against ‘ndrangheta)

LOTTA ALLA MAFIA/IL CLAN DEI BELLOCCO DI ROSARNO, ALL’ASSALTO DEI RICCHI MERCATI AMERICANI. GIUSEPPE MORABITO INTERCETTATO IN ‘MANDAMENTO JONICO’, AFFERMA:”LO STATO SONO IO QUA, PE’. COMANDA LA MAFIA, LA MAFIA ORIGINALE, PERÒ, NON LA SCADENTE”

Domenico Salvatore

ROSARNO (RC)-Quali siano i progetti, i programmi, i sogni della ‘ndrangheta, lo chiarisce Giuseppe Morabito, un boss di Africo imparentato con ‘don Peppe’ Morabito, meglio noto come ‘U Tiradrittu, padrino riconosciuto di Africo.

Nemmeno se fosse il re di Francia Luigi XIV° meglio noto come il ‘Re Sole’ che disse:”L’État, c’est moi!” (Lo Stato sono io ). Pronunciata, pronunciata il 13 aprile 1655.

Ma anche i Bellocco intercettati, non si limitano.Rosarno e San Ferdinando erano ‘Cosa loro’…Rosarno, arresto Bellocco: ecco dove si nascondeva e com'era ...Il boss di Rosarno come Al Pacino, ecco la villa di Bellocco - 4 ...Giuseppe Bellocco - WikipediaNdrangheta: la famiglia Bellocco è tra le più potenti cosche della ...

“Pesante condanna del Tribunale di Palmi alla 58enne ritenuta il vero boss del clan che dettava legge a San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro, fonte ilfattoquotidiano.it. Secondo l’accusa, imponeva personalmente le tangenti ai commercianti, banchettava gratis nel ristorante aperto in un bene confiscato alla famiglia, malmenava le compagne di cella. Un suo racconto in una raccolta della Mondadori. La conferma del “matriarcato mafioso” in Calabria
di Lucio Musolino | 29 Novembre 2015

Mente e coordinatrice della cosca Bellocco a San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro. La moglie è stata condannata a una pena superiore a quella del marito, ritenuto il boss del piccolo paesino in provincia di Reggio Calabria. Lo ha stabilito il Tribunale di Palmi che, al termine di una lunga camera di consiglio, ha inflitto 25 anni di carcere ad Aurora Spanò e 18 anni al marito Giulio Bellocco.
La sentenza del processo “Tramonto” ha registrato la condanna a 3 anni e 6 mesi anche di Giuseppe Stucci e Giuseppe Spanò, rispettivamente il comandante e l’agente della polizia municipale che avrebbero favorito i Bellocco falsificando alcuni atti amministrativi relativi a un esercizio commerciale intestato a una prestanome della cosca.

La ‘ndrangheta è femmina e a San Ferdinando porta un nome ben preciso: Aurora. Per anni boss e per 7 mesi latitante. Oggi, a 58 anni, detenuta al 41 bis. Era lei che, secondo la Direzione distrettuale antimafia, teneva le redini della famiglia mafiosa, costola dell’omonima ‘ndrina che detta legge nella vicina Rosarno. Era lei che imponeva il pizzo e vessava i negozianti costretti a pagare la mazzetta per non subire ritorsioni, che entrava nei ristoranti, banchettava per migliaia di euro e non pagava solo perché l’esercizio commerciale era in un edificio che le era stato confiscato. Era lei che dopo aver prestato a strozzo 600mila euro a due imprenditori della zona si è impossessata di uno stabile di proprietà della famiglia dei creditori, nel frattempo scappati al Nord Italia dove, anche lì, sono stati raggiunti e massacrati di botte. Era lei che, una volta arrestata, minacciava e malmenava le detenute con cui divideva la cella costringendole a rifarle il letto e pulire i servizi igienici. “Io sono Bellocco anche se non sono sposata!”, era il leit-motiv di Aurora Spanò, intercettata dai carabinieri durante un colloquio dietro le sbarre.

La testimone Maria Concetta Cacciola: “San Ferdinando era dei Bellocco”.
Della capocosca di San Ferdinando ha riferito anche la testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, morta per aver ingerito acido qualche anno fa dopo che i suoi familiari l’avevano costretta ad abbandonare la località protetta e a ritrattare le dichiarazioni rese ai carabinieri. “Giulio Bellocco e la moglie Spanò Aurora – mise a verbale la Cacciola – abitano a San Ferdinando e si può dire che il paese sia di loro proprietà, in quanto sono a conoscenza del fatto che, per qualsiasi investimento, anche per affittare una casa, è necessario chiedere l’autorizzazione a loro”.

I pezzi da novanta della ‘ndrangheta, intercettati, chiariscono, ben oltre ogni ragionevole dubbio, come intendano muoversi e pianificare.

Senza mezzi termini ed equivoci, Giuseppe Morabito disse: “Qua lo Stato sono io”

Umberto Bellocco junior classe 1991,dice al proprio interlocutore: “Rosarno è nostro e deve essere per sempre nostro…sennò non è di nessuno”.

E Nic Rizzuto, il capomafia di Cattolica Eraclea trasferitosi armi e bagagli in Canada con la famiglia, nel 1954, dopo l’omicidio del mammasantissima Paul Violi erede naturale di suo compare Vic Cotroni, sostenuto dalle cinque famiglie di New York, disse ai Gambino della città della Mela:”A Montreal comandiamo noi”.

I Piromalli ed i Molè sono una dinastia di ‘ndrangheta, lunga cento anni, nel corso dei quali hanno conquistato la città di Gioia Tauro, ed il Mandamento della Tirrenica o della Piana; ed i mercati di mezzo mondo, diventando uno dei casati di mafia più influenti, numerosi, ricchi e potenti dell’intero panorama; il 27 settembre 2007, nel corso di un colloquio Girolamo Molè, parente stretto dei Piromalli, mette in guardia , il rampollo della famiglia, il nipote Domenico Stanganelli, richiamandolo a stare “al suo posto”, per non distruggere quel potere mafioso frutto di oltre cento anni di storia: “qua ci sono 100 anni di storia che non la puoi guastare tu,  …”.

Giuseppe Commisso ‘U Quagghia, capomafia e caposocietà di Siderno, inteso ‘U Mastru, è stato dipinto come ‘il boss dei due mondi’, perchè controllava oltre cento cosche distribuite nei continenti: quelle del Crimine di Siderno-Locri-Gioiosa-Roccella; quelle del Crimine Australia e quelle del Crimine Canada-USA; secondo alcuni esperti e studiosi del fenomeno per qualche tempo, sarebbe stato a capo della ‘Provincia’ o Crimine di Polsi.

“Qui nel Padovano comandiamo noi”, tuonava Antonio Genesio Mangone, 54 anni, calabrese trapiantato a Legnaro, provincia di Padova…”

“Lo sapete, no? A Torino comandiamo noi”. Questo è il biglietto da visita, fonte, ilfattoquotidiano.it, con cui i fratelli Adolfo e Aldo Cosimo Crea, 45 e 42 ani, si presentavano alle loro vittime. I due ‘ndranghetisti originari di Stilo (Reggio Calabria), arrivati in Piemonte nel 2001 fuggendo da una faida, sono esponenti del “crimine”, braccio armato dell’organizzazione calabrese in Piemonte, e non sono stati indeboliti dalle operazioni della Dda come “Minotauro” e “San Michele”, ultime in ordine di tempo. Anzi. Dal loro ritorno in libertà tra il 2014 e il 2015 avevano formato un nuovo gruppo con forze fresche, subito impiegate nelle bische clandestine e nelle estorsioni. All’alba di giovedì, però, sono tornati in carcere insieme a Luigi Crea (figlio di Adolfo), a loro cugino Mario e altre 16 persone. Il nucleo investigativo dei carabinieri, guidato dal comandante Domenico Mascoli, li ha arrestati nell’operazione chiamata “Big Bang” su ordinanza del gip Anna Ricci.

Quella frase, pronunciata ai tavoli del “Babylon”, ristorante del centro storico frequentato anche dai calciatori di Serie A, era rivolta a un imprenditore a cui Aldo Cosimo Crea – libero dal febbraio 2014 – chiedeva 100mila euro per mantenere i detenuti. Lo ha raccontato la vittima al sostituto procuratore Paolo Toso. Il 16 ottobre 2014 l’uomo aveva ricevuto a casa una scatola con dentro la testa di un maiale (nella foto): “La prossima volta mettiamo la tua testa”, era scritto nel bigliettino che l’accompagnava. “Ho paura per me e per la mia famiglia ed è proprio per questo motivo che sto cercando di spostare i miei interessi personali, professionali e familiari all’estero”, ha detto l’uomo agli investigatori spiegando le ragioni per cui non voleva denunciare. Anche un commerciante cinese era della stessa idea: “Non volevo fare denuncia – ha detto al pm -, non è nella mia mentalità”. L’asiatico, però, è stato l’unica vittima a presentarsi spontaneamente alle forze dell’ordine dopo un’aggressione fisica….”

E tanti altri “proclami” di picciotti e capibastone. Come Giuseppe “Pinone” Amato, braccio armato della cosca Flachi:”Sulla piazza di Milano ci siamo noi a controllare i camion, ognuno ha la sua zona: abbiamo Città Studi, corso Como, piazzale Lagosta e via Carlo Farini. Lavoriamo con i calabresi, gente che sta scontando l’ergastolo, siamo in Comasina, comandiamo a Quarto Oggiaro. Il mio socio è Emanuele Flachi.”

La cosca dei Cordì di Locri, impegnata nella famigerata faida con i Cataldo, ‘tuonavano’: “Qui comandiamo noi”. Ma i rivali rispondevano pan per focaccia:”Nemmeno per sogno, qui comandiamo noi”. E via di seguito.

I Bellocco di Rosarno-San Ferdinando, sono una delle più numerose, forti, potenti e ricche ‘famiglie’ di ‘ndrangheta in Calabria, con ramificazioni in Italia ed all’estero; alleati dei Pesce di Rosarno, dei Piromalli-Molè di Gioia Tauro, (che affiliarono alla ‘ndrangheta, perfino il ‘re della Camorra’ Raffaele Cutolo, insieme a Paolo De Stefano),  dei Crea-Alvaro di Rizziconi, dei Mammoliti-Rugolo di Oppido-Castellace ecc..

Ai Bellocco si deve anche la fondazione della Sacra Corona Unita, una mafia pugliese.

‘Pare sia nata la notte di Natale del 1981,fonte Wikipedia, ma verosimilmente altre fonti danno come data di fondazione il 1º maggio 1983, allorquando il mesagnese Giuseppe Rogoli detto Pino, già affiliato al clan della ‘ndrangheta Bellocco di Rosarno, chiesto e ottenuto il permesso al capobastone Umberto Bellocco, fondò la prima ‘ndrina pugliese all’interno del carcere di Trani, dove era detenuto.

Attualmente Pino Rogoli, è rinchiuso nel carcere di Viterbo dove sta scontando tre ergastoli’.

“REGGIO CALABRIA, 24 LUG – Sei latitanti ritenuti appartenenti o contigui alle cosche di ‘Ndrangheta sono stati arrestati tra Argentina, Costarica e Albania nell’ambito del progetto ‘I can’ (Interpol cooperation against ‘ndrangheta), l’iniziativa coordinata dalla Criminalpol che ha come obiettivo proprio la caccia ai latitanti e ai beni delle cosche in tutto il mondo. I sei sono tutti collegati ad un’indagine condotta dallo Scico di Roma e dagli uomini del Gico della Gdf di Reggio Calabria che alla fine di novembre 2019 ha portato all’emissione di 45 misure cautelari e ha consentito di sgominare la cosca riconducibile ai Bellocco di Rosarno e le sue articolazioni in Emilia Romagna, Lazio e Lombardia. A Buenos Aires sono finiti in manette in tre: Ferdinando Saragò, considerato dagli investigatori corriere e uomo di fiducia della ‘ndrangheta; Giovanni Di Pietro che, secondo gli inquirenti della procura di Reggio guidati dal procuratore Giovanni Bombardieri, era il ‘front office’ fra le cosche italiane e i fornitori sudamericani di droga; Fabio Pompetti, interlocutore privilegiato di due degli arrestati nell’operazione di novembre. In Costarica è stato invece arrestato Franco D’Agapiti, titolare dell’hotel casinò Amapola di San José, considerato il punto di riferimento per gli esponenti della cosca. In Albania, infine, è finito dietro le sbarre Bujar Sejdinaj, soprannominato ‘lo zio’, referente dei Bellocco per l’area balcanica. Ai cinque latitanti collegati all’indagine della Gdf e arrestati nelle ultime ore si aggiunge poi Adrian Cekini, albanese anche lui, che era però già stato fermato lo scorso 26 maggio a Elbasan. (ANSA).

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Operazione Magma – Vasta operazione contro la ‘Ndrangheta

Reggio Calabria, 29 novembre 2019

Fonte, www.gdf.gov.it

Comando Provinciale Reggio Calabria Gdf

“Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, unitamente a personale del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, dalle prime luci dell’alba, con la cornice di sicurezza offerta da elicotteri del Comparto AeroNavale del Corpo, stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale in carcere e agli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 45 soggetti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione di armi e rapina aggravate dall’utilizzo del “metodo mafioso” e della transnazionalità del reato.

L’esecuzione delle odierne misure cautelari personali rappresenta l’epilogo di un’importante e complessa indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, coordinata dal Procuratore Aggiunto Gaetano Calogero Paci e dal Sostituto Procuratore Francesco Ponzetta e condotta dal Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata – G.O.A. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria.

Nel dettaglio, le attività investigative hanno consentito di destrutturare completamente la cosca di ‘ndrangheta riconducibile ai B. di Rosarno (RC) e le sue articolazioni extra regionali, traendo in arresto tutti i membri apicali della prefata famiglia, appartenente al “mandamento tirrenico” e operante nella piana di Gioia Tauro, in Emilia Romagna, in Lazio e in Lombardia. I B., avvalendosi della forza intimidatrice scaturente dal vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà creatisi nei citati territori, attuavano un capillare controllo di ogni aspetto della vita, specie pubblica ed economica, con l’intento di addivenire all’assoggettamento egemonico del territorio, realizzato anche attraverso accordi con altre organizzazioni criminose omologhe, quali la cosca P. in Rosarno, cosca G. in Anzio, cosca M. di Africo, e la commissione dei delitti contro il patrimonio, contro la vita e l’incolumità individuale, in materia di armi e sostanze stupefacenti, al fine di procurarsi ingiuste utilità.

L’indagine prende le mosse da una precedente operazione, condotta sempre dal G.O.A. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e denominata “Rio De Janeiro”, concernente il sequestro di un ingente quantitativo di cocaina pari a circa 385 chilogrammi. L’ingente carico di droga era stato gettato in mare da operatori navali “infedeli” all’epoca dei fatti imbarcati sulla nave portacontainer “Hamburg Sud – Rio De Janeiro”, giunta al porto di Gioia Tauro (RC) in data 19.10.2016. In tale circostanza, la cocaina, cautelata in dei borsoni impermeabilizzati e legati tra di loro attraverso l’impiego di funi e boe di galleggiamento, veniva gettata in mare, in accordo con le direttive impartite dalle organizzazioni criminali calabresi circa il punto esatto dello scarico ai fini del successivo recupero, con la compiacenza di nove marinai, a quel tempo individuati, identificati e sottoposti a fermo di indiziato di delitto.

Da tale sequestro scaturiva un’imponente attività d’indagine che, sebbene particolarmente complessa, a causa della metodologia di comunicazione utilizzata dagli indagati e dalla oculatezza nella scelta dei luoghi di incontro, consentiva di identificare tutti i componenti dell’organizzazione criminale, le cui attività principali erano quelle dell’approvvigionamento di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, di portare a termine svariate compravendite di narcotico, da far giungere presso gli scali portuali nazionali, come appunto quello di Gioia Tauro e internazionali, come Rotterdam (Olanda) e Le Havre (Francia), interfacciandosi, in questi siti, con autonome organizzazioni dotate di batterie di operatori portuali infedeli.

Il gruppo criminale, articolato su più livelli e dotato di elevatissime disponibilità finanziarie, allo scopo di importare la cocaina, individuava in Sudamerica, in particolare in Argentina e Costarica, fonti di approvvigionamento di ingenti partite di quella sostanza stupefacente da inviare in Italia occultate, per il trasporto navale, in appositi borsoni all’interno di container. Per tali finalità, uomini della cosca Bellocco si sono serviti di alcuni emissari che hanno effettuato diversi viaggi in territorio sudamericano, per visionare lo stupefacente e contrattare con i referenti in loco al fine di poter organizzare gli aspetti logistici dell’importazione.

Grazie alla preventiva e tempestiva apertura di un canale di collaborazione tra la Guardia di Finanza di Reggio Calabria e la Gendarmeria Argentina, per il tramite di apposita Rogatoria Internazionale promossa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, è stato possibile accertare che proprio a Buenos Aires l’associazione criminale calabrese poteva contare sulla collaborazione di alcuni “colletti bianchi” italoargentini, intranei all’organizzazione, disposti ad agevolare la pianificazione degli illeciti traffici e l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina. In tale contesto, uno di questi, sfruttando le proprie conoscenze, riusciva ad ottenere informazioni riservate riguardanti l’attività d’indagine avviata presso il Tribunale Penale-Economico di Buenos Aires, informando tempestivamente i sodali calabresi e fornendo loro anche copia di alcuni atti di indagine.”

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Bellocco ‘Ndrina

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Famiglia BelloccoOperazione Abbraccio, foto e video arrestati

Area di origine   Rosarno, Calabria

Aree di influenza      Rosarno, San Ferdinando, Piana di Gioia Tauro, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia, Centro Italia, Nord Italia, Estero

Periodo anni ’70 – in attività

Boss      Umberto Bellocco, Gregorio Bellocco, Giuseppe Bellocco, Michele Bellocco,

Alleati   Piromalli, Mancuso, Pesce, Molè, Brandimarte, Ascone, Cimato, Palaia, Clan D’Alessandro

Rivali    Amato

Attività traffico di droga, riciclaggio di denaro, traffico di armi, estorsione, usura, racket, contrabbando, contraffazione, ricettazione, furto, rapina, frode, truffa, evasione fiscale, appalto pubblico, gioco d’azzardo, gestione dei rifiuti, sequestro di persona, corruzione, omicidio, infiltrazioni nella pubblica amministrazione

Pentiti   Pino Scriva

Maria Concetta Cacciola

Manuale

«Se vogliono sapere dei Bellocco, basta andare su Internet che trovano la nostra storia»

(Discussione durante un’intercettazione)

I Bellocco sono una potentissima ‘ndrina di Rosarno,da sempre molto attiva nel narcotraffico nel traffico di armi, nelle estorsione e nel controllo delle attività commerciali e imprenditoriali nella Piana di Gioia Tauro in particolare a Rosarno e a San Ferdinando, ma anche rapine a mano armata e usura. Il pentito Antonino Belnome afferma che per quanto riguarda l’approvvigionamento della droga attraverso il porto di Gioia Tauro bisognasse fare riferimento ai Mancuso, ai Pesce o ai Bellocco. Questi ultimi si prendevano il 30% della partita in transito o in denaro o in stupefacente.span style="font-weight: bold;">'</span><strong><span style="font ...

In Italia e in Europa

Hanno affiliati e fanno soprattutto affari per quanto concerne l’Italia in Basilicata, Toscana, Liguria e Lombardia ma anche Sicilia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Molise e Puglia. All’estero, insieme ai Pesce hanno collegamenti con la criminalità, austriaca, greca, libanese, tedesca e francese.

Hanno stretti legami con la ‘ndrina dei Pesce e la cosca satellite degli Ascone; sono alleati con i Molè e i Piromalli.

Storia

Origini

La creazione della Sacra Corona Unita negli anni ’80

Il capobastone Umberto Bellocco conferì il grado di Santista a Giuseppe Rogoli, il quale, col suo permesso e quello di Carmine Alvaro fondò nel 1983 la Sacra Corona Unita. Dal 1993 difatti, si viene a sapere che fu fondata da Giuseppe Rogoli, per volere di Umberto Bellocco (capobastone dell’omonima ‘ndrina di Rosarno), e che inoltre all’interno della Sacra Corona Unita vi fossero altri elementi appartenenti alla cosca calabrese, come: Giuseppe Iannelli, Giosuè Rizzi, Cosio Cappellari, Antonio e Riccardo Modeo.Bellocco Archivi - Corriere della Calabria

Gregorio Bellocco, capobastone fino al suo arresto nel 2005, estese l’influenza della cosca in Lombardia nella zona di Varese.

Anni ’90 – L’arresto di Umberto Bellocco

Le operazioni degli anni ‘2000 e lo scioglimento del comune di Rosarno nel 2008

Le operazioni Nduja, Nasca e Timpano

Nel 2001 vengono arrestati e condannati nell’operazione Nduja Umberto e Domenico Bellocco per traffico di droga, estorsione e uso di manodopera clandestina tra Bergamo e Brescia.

Il 5 marzo 2004, con l’operazione Nasca e Timpano si viene a conoscenza di un traffico internazionale di droga, e il cui denaro ricavato da esso veniva riciclato in Belgio e Paesi Bassi. Nel primo, le ‘ndrine avrebbero acquistato ben un intero quartiere di Bruxelles (di cui alcuni edifici costruiti da loro ditte). Le ‘ndrine coinvolte sono quelle dei Bellocco e Ascone.Ndrangheta: clan Bellocco di Rosarno, condanna a 10 anni di ...

L’arresto di Giulio e Gregorio Bellocco

Il 16 febbraio 2005 i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e del ROS arrestano in un bunker nella campagna di Rosarno, dopo 9 anni di latitanza, Gregorio Bellocco, 49 anni, capo dell’omonima ‘ndrina, allora era nella lista dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia. Dal 1996 è accusato di traffico di armi, droga, associazione mafiosa ed in particolare di essere il mandante dell’omicidio del pregiudicato pugliese Franco Girardi, ucciso a Varese il 9 luglio 1982.

Un primo tentativo di arresto avvenne ad Anoia nel reggino nel dicembre 2003 ma senza esito positivo.

Il 18 novembre 2005 vengono arrestati 5 affiliati (tra cui Giulio Bellocco, fratello di Giuseppe) accusati di estorsione aggravata e usura ai danni di commercianti e imprenditori. Il 13 marzo 2005 viene scoperto un bunker a Rosarno, e dopo 4 mesi il Gip di Reggio Calabria emette quattro ordinanze di custodia cautelare per chi proteggeva la latitanza di Gregorio Bellocco.[senza fonte] Il 19 gennaio 2006 vengono arrestate 54 persone affiliate ai Pesce e ai Bellocco dalla squadra mobile di Milano e dal Servizio centrale operativo (Sco) della Direzione centrale anticrimine per narcotraffico in tutta Italia, specialmente a Milano, Treviso, Sondrio, Como, Brescia, Bergamo, Reggio Calabria e Napoli per traffico di droga. L’indagine era cominciata nel 2002, la cocaina veniva importata da Colombia, Brasile, Spagna e Paesi Bassi, l’eroina dai Balcani e l’LSD dai Paesi Bassi.San Ferdinando, operazione "Tramonto" 5 gli arresti - YouTube

L’operazione Onda Blu

Il 19 gennaio 2006 ha luogo in varie regioni d’Italia: provincia di Como, Sondrio, Brescia, Bergamo, Treviso, Alessandria, Napoli e Reggio Calabria l’operazione Onda Blu dalla Squadra Mobile di Milano con 54 ordinanze di custodia cautelare ai danni dei Pesce-Bellocco per traffico di cocaina ed eroina e associazione a delinquere a stampo mafioso. Il 16 luglio 2007 viene arrestato dalla Sezione Anticrimine di Reggio Calabria con lo Squadrone Eliportato Cacciatori Vibo Valentia a Mileto in frazione San Giovanni. Nell’operazione sono anche arrestati Francesco Vinci, Antonino Cosentino, Pietro Corso, Massimo Lamari, Antonio Pronestì, Giuseppe Fazzari. Il 22 luglio 2009 sono stati arrestati a Rosarno e Bologna 6 presunti affiliati ai Bellocco per traffico di armi e associazione di stampo mafioso.

A Bologna frizioni con gli Amato

«Rosarno è nostro e deve essere per sempre nostro…sennò non è di nessuno»

(Umberto Bellocco intercettato)

rom | Rosarnosulweb

Partendo da un’intercettazione ambientale nei confronti del diciottenne Umberto Bellocco nel 2009 si conclude l’operazione delle forze dell’ordine Rosarno è Nostro che porta all’arresto di 6 membri dei Bellocco: Rocco Bellocco (1952), Domenico Bellocco (1977), Domenico Bellocco classe 1980), Umberto Bellocco (1991), Rocco Gaetano Gallo (1953) e Maria Teresa D`Agostino (1959) per prevenire una possibile guerra a Bologna con l’emergente famiglia di etnia rom degli Amato. Questi ultimi ritenevano responsabili i Bellocco dell’omicidio di Cosimo Amato e di Mario Amato.

A Gennaio 2009 si conclude l’operazione Vento del Nord contro 18 presunti esponenti dei Bellocco operanti a Bologna, da cui scaturirà l’omonimo processo che nel 2010 sentenzia a Carmelo Bellocco 14 anni di carcere e a Domenico 10. L’operazione testimonierebbe anche un periodo di dissapori tra i Pesce e i Bellocco.

Gli anni 2010: l’operazione Crimine, la morte di Maria Concetta Cacciola e lo scioglimento del comune di San Ferdinando

2010: l’Operazione Crimine, la consegna di Domenico Bellocco e la condanna di Antonio Bellocco

Sempre con l’operazione Crimine Rosarno risulta essere la città con la più alta densità criminale d’Italia.

«A Rosarno ci sono 15 mila abitanti e da alcune intercettazioni ambientali abbiamo scoperto che ci sono almeno 250 affiliati e se ne affacciano non meno di 7 ogni settimana. Se a questi aggiungiamo parenti, amici o conoscenti, significa che la ‘ndrangheta controlla la vita dei cittadini con un ‘metodo quasi democratico’, senza usare la violenza, perché ha la maggioranza. Mentre Cosa nostra è solo siciliana, la ‘ndrangheta è mondiale e in un paesino come Rosarno vanno a presentarsi gli affiliati per chiedere consigli e il rispetto delle regole. Parlo di ‘ndranghetisti che arrivano dal resto dell’Italia ma anche dalla Germania e dalla Svizzera che vogliono dirimere delle divergenze o controversie.»

(Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Roma già procuratore di Reggio Calabria)

Il 12 gennaio 2010 vengono eseguite dalla squadra mobile di Reggio Calabria e di Bologna 17 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti affiliati ai Bellocco, già in carcere, tra cui Carmelo Bellocco. Alla cattura è sfuggito Domenico Condello, detto U luongu, Luigi Amante e Francesco Bellocco. Il 1º febbraio 2010 la squadra mobile di Reggio Calabria arresta Domenico Bellocco, per detenzione e traffico di droga, associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni; era intento a guardare una partita di calcio in un ristorante di Roma.Scacco al clan Bellocco, sette persone arrestate. Sequestrato ...

Il 20 aprile 2010 dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Reggio Calabria è stata data esecuzione alla confisca di beni per un valore di 500 000 euro appartenenti al clan.

Il 15 giugno 2010 Antonio Bellocco è stato condannato a tre anni di reclusione per resistenza, minacce e lesioni a pubblico ufficiale.

Il 27 luglio 2010 l’Operazione Pettirosso ha permesso di ricostruire tutto il circuito criminale che ha favorito per anni la latitanza di Gregorio e Giuseppe Bellocco, esponenti di vertice della cosca rosarnese considerati tra i trenta ricercati più pericolosi d’Italia.

 

Il 26 ottobre 2010 Domenico Bellocco si è presentato al carcere di Palmi dopo 3 mesi di latitanza.

2011: la morte di Maria Concetta Cacciola e l’operazione Imelda

Il 20 agosto 2011 muore Maria Concetta Cacciola figlia di Michele Cacciola, cognato di Gregorio Bellocco. L’omicidio avrà un’eco mediatica nazionale.Santini davanti casa mamma boss 'ndrina. Trovati su serranda a ...

Il 10 marzo 2011 si conclude dopo 3 anni l’operazione Imelda della Guardia di Finanza in collaborazione con le forze dell’ordine di Germania, Belgio e Paesi Bassi, con 31 arresti e il sequestro di beni del valore di 5 milioni di euro nei confronti delle famiglie Nirta-Strangio, Bellocco-Ascone e altre ‘ndrine accusati di traffico internazionale di droga. Le persone sono state arrestate in Calabria, Lombardia e Germania.

2012 – L’arresto di Michele Bellocco

Il 24 novembre 2012 vengono arrestate 25 persone, tra cui il presunto capo-cosca Michele Bellocco, insieme ad altri presunti affiliati alla cosca, accusati di estorsione, riciclaggio, traffico di armi e di droga. Tutto cominciò quando l’imprenditore milanese Giovanni Fratta chiese aiuto, attraverso i titolari dell’azienda Blue Call anch’essi indagati, alla cosca per riavere denaro dei creditori, i calabresi in cambio pretesero denaro e azioni della società Blue Call, di cui con successive estorsioni e intimidazioni diventarono azionisti di maggioranza. Si viene a conoscenza anche di un principio di faida tra i Bellocco e i Pesce per il predominio sul locale di Rosarno.

Il 20 dicembre 2012 a Londra viene arrestato in collaborazione tra Squadra mobile di Milano, Soca (Serious Organised Crime Agency), Scotland Yard e Interpol, il commercialista Emilio Fratto accusato di trasferimento fraudolento di valori e di associazione mafiosa coinvolto e ricercato nell’operazione Blue Call di novembre dello stesso anno.

2013 – Operazioni Tramonto 1 e 2San Ferdinando. Carabinieri scoprono 2 bunker dei Bellocco in due ...

Nel marzo e nel luglio 2013 con le operazioni Tramonto 1 e 2 vengono tratti in arresto una decina di affiliati alla cosca Bellocco operante nel Comune di San Ferdinando (RC) per reati vari tra cui usura, estorsione ed intestazione fittizia di beni.

Il 14 febbraio 2014 si conclude l’operazione della procura di Reggio Calabria e Bologna che porta agli arresti di sette persone riconducibili ai Bellocco, tra cui un magistrato di Palmi, già agli arresti domiciliari per un’inchiesta della DDA di Milano.

Lo scioglimento del comune di San Ferdinando nel 2014 e la condanna di Aurora Spanò

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Operazione Sant’Anna nell’agosto 2014

Umberto Bellocco viene scarcerato il 14 aprile 2014, dopo una detenzione durata più di venti anni. Sarebbe stato dimostrato che Umberto ha tentato di riaffermare la propria leadership, con l’aiuto dei Crea, e dei suoi familiari. Bellocco con i sodali a lui vicino, non solo avessero ampia disponibilità di armi, ma si sarebbero attivati per reperirne delle altre di maggior potenza. Lo storico boss per il traffico di droga nella piana di Gioia Tauro, aveva prescelto il nipote Umberto Emanuele Oliveri poi arrestato nel Operazione Sant’Anna del 2014.

Il 14 ottobre 2014 i Carabinieri del Comando Compagnia Carabinieri di Gioia Tauro e della Stazione Carabinieri di San Ferdinando, a conclusione di complessa attività di indagine coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, eseguivano numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere contro appartenenti alle cosche di ‘ndrangheta “Bellocco-Cimato” e “Pesce-Pantano” operanti nel centro abitato di San Ferdinando. Tra i reati contestati, oltre all’associazione mafiosa, verranno accertati l’opprimente attività estorsiva contro commercianti della zona, il traffico di sostanze stupefacenti e l’infiltrazione mafiosa nell’ambito del Comune di San Ferdinando. Tra gli altri verranno tratti in arresto il Sindaco, il Vice Sindaco e un ex consigliere di minoranza della locale amministrazione comunale che il 30 ottobre 2014 verrà sciolta per infiltrazione mafiosa. Particolare scalpore fecero le gravi minacce di morte rivolte al Comandante della Stazione Carabinieri di San Ferdinando ed alla sua famiglia.

2015: Processo Tramonto

2 luglio 2015: Operazione Eclissi 2 contro i Bellocco-Cimato e Pesce-Pantano.

Il 29 novembre 2015 termina il processo Tramonto con la condanna di Giulio Bellocco a 18 anni di carcere e sua moglie Aurora Spanò a 25. Condannati anche a 3 e 6 mesi il comandante e l’agente della polizia municipale.

2016 – Operazione Rent

Il 25 ottobre 2016 si conclude l’operazione Rent che scopre la presunta contiguità di 32 persone tra cui 12 imprenditori con esponenti degli Aquino-Coluccio e dei Piromalli e dei Bellocco, i quali sarebbero riusciti a ottenere i lavori per la costruzione del padiglione della Cina e dell’Ecuador di Expo 2015 a Milano, per la costruzione della rete fognaria della stessa esposizione, della costruzione del centro commerciale di Arese (MI) il Centro. Sono stati inoltre sequestrati beni immobili del valore di 15 milioni di euro in Italia: a Reggio Calabria, Catanzaro, Catania, Bergamo, Bologna, Brescia e Mantova mentre all’estero un immobile in Marocco e il complesso turistico-sportivo Moliviu a Pitești, in Romania, ancora in costruzione del valore di 80 milioni di euro di cui 27 messi in campo dall’Unione europea. Il dominus al centro dell’operazione sarebbe Antonio Stefano. vicino al presunto boss Giuseppe Coluccio, accusato di gestire traffico di droga ed il reinvestimento del denaro illecito guadagnato insieme a Graziano Macrì e Salvatore Piccoli. L’operazione è un seguito di Underground.

2017 e 2018: operazione Lampo nella Provincia di Taranto e Operazione Scramble in Emilia

Il 13 novembre 2017 si conclude l’operazione Lampo dei Carabinieri, partita dall’operazione Sant’Anna, che arresta 10 presunti affiliati e il suo presunto capo Cataldo Caporosso che operavano a Massafra, Statte, Palagiano e il rione Tamburi di Taranto. La consorteria si era inserita nel mercato ittico e della cocaina locale. Le attività criminose del sodalizio criminale sarebbero state avallate sempre da Umberto Bellocco che dopo 21 anni di carcere avrebbe incontrato Cataldo Caporosso e conferendogli in casa sua la dote di padrino.

Il 24 gennaio 2018 si conclude l’operazione Scramble condotta dalla Guardia di Finanza di Bologna e dallo SCICO arrestando in Emilia Romagna, Lazio e Calabria diversi presunti esponenti dei Bellocco accusati a vario titolo di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso per fatti accaduti nel 2011 in un’attività di scommesse legali a Roma che ha portato a minacce estorsive nei confronti dei figli del pentito Nicola Femia domiciliati a Conselice in provincia di Ravenna. Perquisizioni sono avvenute anche a Massa Lombarda.

2019 – Traffico internazionale di eroina e l’operazione Magma

Il 18 giugno 2019 si conclude un’operazione della Guardia di Finanza di Reggio Calabria che arresta 5 persone che lavoravano per conto della cosca per l’importazione dal Sud America di eroina da far arrivare nel porto di Gioia Tauro. Gli arresti sono avvenuti nella provincia di Roma, Reggio Calabria e Sassari.

Il 30 novembre 2019 si conclude l’operazione Magma che porta all’arresto di 45 persone affiliate o vicine ai Bellocco tra la Calabria, l’Emilia Romagna, il Lazio e la Lombardia accusate a vario titolo di associazione mafiosa, traffico internazionale di stupefacenti, rapina e detenzione illegale di armi. Erano riusciti ad ottenere appalti per la gestione dei rifiuti nella piana di Gioia Tauro mettendosi anche in contatto con ditte del Nord Italia. Nel litorale laziale tra Anzio e Nettuno si stava muovendo Umberto Bellocco che aveva affidato la gestione delle attività criminali a una persona rivelatasi poi inaffidabile e rimossa dall’incarico. La droga proveniva dal Sudamerica, dall’area tra Buenos Aires e Montevideo dove vi era Giovanni Di Pietro (alias l’avv. Massimo Pertini) in passato condannato a 30 anni di carcere per sequestro di persona, e referente dell’organizzazione che trattava con i narcos e i colletti bianchi locali. Sembrerebbe che grazie a questi contatti e pagando l’equivalente di 50.000€ siano riusciti a liberare Rocco Morabito detto “U Tamunga” evaso il 29 marzo 2019 dal carcere di Montevideo.

Nel dicembre 2019 ventisette persone, tra imprenditori, prestanome e consulenti economici, sono indagati dalla Procura distrettuale antimafia di Brescia con accuse di estorsione, recupero crediti con atti di violenza ed intimidazione e reati legati al traffico di rifiuti.

Personaggi di spicco

Umberto Bellocco (1937), ex capobastone detto “assu mazzi” arrestato nel 1993 e poi nel 2014.

Gregorio Bellocco (ex – capobastone, arrestato il 16 febbraio 2005.

Giuseppe Bellocco (arrestato il 16 luglio 2007).

Giuseppe Rogoli, (fondatore della Sacra Corona Unita per ordine di Umberto Bellocco, arrestato, sta scontando 3 ergastoli nel carcere di Viterbo).

Michele Bellocco, in carcere dal 2012.

Carmelo Bellocco, figlio di Umberto Bellocco in carcere.

Umberto Bellocco (1991), figlio di Carmelo Bellocco e nipote di Umberto Bellocco, arrestato nell’operazione Magma del 2019.

Domenico Bellocco (1980), figlio di Carmelo Bellocco e nipote di Umberto Bellocco, arrestato nell’operazione Magma del 2019.

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Morabito Ndrina

Catturato il boss della 'ndrangheta Rocco Morabito, era in Uruguay ...

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

«Qua lo Stato sono io»

(Giuseppe Morabito intercettato durante l’operazione Mandamento Jonico conclusasi il 4 luglio 2017)

Famiglia Morabito

Area di origine   Africo, Calabria

Aree di influenza      Locride, Sicilia, Centro Italia, Nord Italia, Estero

Periodo anni ’60 – in attività

Boss      Giuseppe Morabito, Rocco Morabito (1960), Rocco Morabito (1966)

Alleati   Bruzzaniti, Palamara, Mazzaferro, Aquino, Serraino, Versace, Mollica, Zappia, Criaco, Pansera, Scriva, Corleonesi, Mafia Capitale Paviglianiti

Attività traffico di droga, riciclaggio di denaro, traffico di armi, estorsione, usura, racket, contrabbando, contraffazione, ricettazione, furto, rapina, frode, truffa, evasione fiscale, appalto pubblico, gioco d’azzardo, gestione dei rifiuti, smaltimento dei rifiuti tossici, sequestro di persona, corruzione, omicidio, infiltrazioni nella pubblica amministrazione

Pentiti   Saverio Morabito

Manuale

Giuseppe Morabito, capobastone arrestato nel 2004Africo nuovo (Rc). Arrestato il latitante Domenico morabito. |

La ‘ndrina Morabito è una delle più potenti famiglie malavitose della Calabria. Il paese d’origine è Africo nella Locride, dal quale vengono gestiti affari e illeciti nel nord Italia e anche all’estero. A Milano i principali alleati dei Morabito sono i Bruzzaniti e i Palamara, clan originari di Africo. Ma possono contare su legami con i Pansera, Versace, Zappia, Mollica, Criaco[3] e Scriva. Sono stanziati anche nelle province di Varese, Como e Monza e Brianza. A Roma sono segnalati nel quartiere Flaminio. La cosca Morabito ha ramificazioni in Sud America, Europa e Africa. Il suo capo fino all’arresto nel 2004 è stato Giuseppe Morabito, detto U tiradrittu: era il ricercato numero uno tra i latitanti calabresi[5]. A Genova sono stanziati gli alleati Palamara e che tramite il nipote del Morabito Giuseppe Sculli, sono attivi in particolar modo nel totonero insieme a malavitosi albanesi e bosniaci come Safet Altic, spalleggiatori delle famiglie siciliane Fiandaca, Morso, Rinzivillo e Emmanuello.

A Roma, sempre tramite Sculli, sono stati peraltro in contatto con i vertici di Mafia Capitale, Massimo Carminati (ex NAR e Banda della Magliana) e Giovanni De Carlo.

Anni Sessanta e Settanta

Nel 1952 il giovane Giuseppe Morabito viene denunciato per occupazione arbitraria di immobili e danneggiamento, porto abusivo di armi, violenza privata e lesioni personali.Africo Nuovo (RC), arrestato dai Carabinieri con 7 Kg di cocaina ...

Il 23 giugno 1967 avviene la strage di Locri: sono assassinati il boss Domenico Cordì, Carmelo Siciliano e Vincenzo Saraceno. L’obiettivo è di punire Domenico Cordì per aver commerciato, a titolo personale, un carico di sigarette di contrabbando scavalcando la cosca Morabito. Accusato dell’omicidio, Giuseppe Morabito viene assolto nel 1971 per insufficienza di prove.

Durante i moti di Reggio Calabria, Giuseppe Morabito sarebbe stato avvicinato dai Servizi segreti per avere informazioni su alcuni rapimenti nel Nord Italia.

Anni Ottanta – La faida di Motticella e il traffico di eroina

Negli anni ottanta il clan Morabito si occupa principalmente del traffico di eroina. Santo Pasquale Morabito arriva nell’Italia settentrionale per un soggiorno obbligato. Nel 1982 il boss siciliano di San Giuseppe Iato, Salvatore Salomone, si costituisce presso la stazione dei Carabinieri di Africo. Secondo il pentito Vittorio Ierinò, Totò Riina, capo dei corleonesi, avrebbe trascorso un periodo di latitanza ad Africo, vestito da prete.

Nel 1985 scoppia la Faida di Motticella con i Palamara-Scriva.

Anni NovantaNdrangheta, arrestato il figlio del boss Giuseppe "Tiradritto ...

Diventano rilevanti il riciclaggio di denaro e traffico di cocaina tramite i narcos colombiani, con mediatori come l’ex parroco di Brancaleone Franco Mondellini, nato a Parabiago (in provincia di Milano). Si stringono alleanze con boss kosovari e albanesi. L’inchiesta Olimpia svela le infiltrazioni della cosca all’interno dell’Università di Messina in accordo con Cosa Nostra messinese fino a quando questi ultimi non scoprirono che i calabresi chiedevano tangenti agli imprenditori cercando chiaramente di voler controllare il territorio dal punto di vista economico. Tutto ciò creò molto attrito tra le due fazioni arrivando successivamente a una guerra di mafia all’interno della città di Messina.

Nel marzo del 1993 viene arrestato Pietro Morabito, latitante, tradito dalla data di rilascio della carta d’identità (29 febbraio 1993, un giorno inesistente). Nel 1993 viene arrestato a Messina e condannato a 2 anni, Rocco Morabito, per un’estorsione alla Sir S.r.l. – Società Italiana di Ristorazione. Non esiste alcun legame di parentela tra Rocco Morabito e Giuseppe Morabito, classe 1934.

Nel 1996 viene ucciso ad Africo Domenico Morabito, primogenito di Giuseppe Morabito.

Una sentenza del 1997 emessa dal Tribunale di Locri a carico di Giuseppe Morabito rivela che navi provenienti dal Sud America scaricavano in mare, davanti alle coste di Africo, centinaia di chili di “materiali da raffinare”.

Per il presunto coinvolgimento nell’omicidio di Matteo Bottari, titolare della cattedra di Diagnostica e Chirurgia endoscopica dell’Università di Messina, avvenuto il 15 gennaio 1998, durante l’operazione Panta Rei Giuseppe Morabito è stato assolto in via definitiva.

Anni DuemilaIl boss “tiradrittu” sta male, la difesa chiede la scarcerazione ...

Nel 2000, con l’inchiesta Panta Rei, si scoprono presunti esami comprati e lauree acquistate all’Università di Messina.

Nel 2003 l’operazione Armonia svela l’esistenza di un’associazione mafiosa denominata crimine: unisce i locali della zona jonica della provincia di Reggio Calabria. Al vertice c’è Giuseppe Morabito e ne fanno parte Giuseppe Pansera, Filiberto Maesano, Antonio Pelle, Giuseppe Pelle e altri.

Il 18 febbraio 2004 è stato arrestato il Giuseppe Morabito detto “U tiraddrittu”, di 70 anni, considerato il numero uno della ‘ndrangheta e superlatitante da 12 anni, che secondo la commissione parlamentare antimafia è anche più importante dell’ex superlatitante Bernardo Provenzano, capo di Cosa nostra. Viene arrestato in un’operazione congiunta dei carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e del comando provinciale dell’Arma di Reggio Calabria in una frazione di Cardeto, paese aspromontano. Il latitante alla cattura dice solo: “Trattatemi bene”.

Il 21 ottobre 2005 scatta l’operazione “Ciaramella” in merito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti; sono circa 50 arrestati (tra i quali spiccano Paolo Codispoti di San Luca, e gli Africesi Francesco Bruzzaniti, Francesco Pizzinga, Salvatore Morabito, ritenuti al vertice dell’organizzazione) e 99 gli indagati. Il 13 febbraio 2007 arrivano le condanne per complessivi 153 anni di carcere.

Il 24 marzo 2006 Brunetta Morabito, nipote del boss Giuseppe Morabito, è colpita da tre proiettili nel centro di Messina. A spararle è il fratello.Rocco Morabito, il signore della droga che smerciava cocaina a ...

Il 3 maggio 2007 è stata effettuata una vasta operazione antimafia a Milano e in altre città d’Italia, contro le ‘ndrine Morabito, Bruzzaniti e Palamara (anch’essi di Africo), dopo un’indagine durata quasi due anni. I reati contestati sono estorsione e traffico internazionale di droga. Sono state eseguite 20 ordinanze di custodia cautelare e sequestrati a Milano 250 chili di cocaina proveniente dal Sud America che passava da Dakar in Senegal e successivamente dal Porto di Genova. Il camper che portava il carico era stato localizzato grazie a un ricevitore gps posizionato dalla squadra mobile milanese. Le cosche agivano nella zona dell’Ortomercato in via Lombroso e con il night club creato appositamente “For a King”. Erano coinvolti politici, professionisti, ristoratori, dentisti, vigili urbani, società reali e fittizie. Secondo le indagini, il vertice dell’organizzazione era guidato da Salvatore Morabito. Il broker della cocaina è ritenuto fosse l’albergatore svizzero Pietro Luigi Giucovaz. L’uomo che intratteneva i rapporti tra la Calabria, Milano e il Brasile sarebbe Leone Autelitano…”Colpita al cuore la 'ndrangheta: arrestato Morabito "u' Tamunga ...

Il 28 gennaio 2008, nell’operazione Onorata Sanità in Calabria, vengono tenute sotto custodia cautelare 18 persone tra cui il consigliere regionale Domenico Crea e esponenti della cosca dei Morabito, dei Zavettieri e dei Cordì per associazione mafiosa, abuso d’ufficio, falso ideologico commessa da pubblico ufficiale, truffa, omissione di soccorso, soppressione e distruzione di atti veri.

Il 13 febbraio 2008, durante l’operazione Noas, vengono arrestate 50 persone di cui molte legate o affiliate ai Morabito-Bruzzaniti-Palamara, per il conseguimento di appalti nel campo turistico in Calabria e in particolare a Bivongi per l’ammodernamento di centrali idroelettriche con la collaborazione di elementi della politica come Pasquale Tripodi (assessore al turismo dell’Udeur), il sindaco di Staiti e il vicesindaco di Brancaleone. Inoltre trafficavano in droga con la cosca camorrista dei casalesi.

Il 20 giugno 2008 l’inchiesta “Bellu lavuru” porta all’arresto di 33 persone appartenenti alla cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara, capeggiata da Giuseppe Morabito.

Il 1º agosto 2008 il gup di Milano emette 14 condanne per l’inchiesta sul traffico di droga nell’ortomercato. Tra i condannati, Antonino Palamara, Salvatore Morabito, Francesco Pizzinga e Francesco Zappalà.

Il 22 ottobre 2008 è stato arrestato dai militari del Gruppo di Locri ad Africo Nuovo Domenico Morabito, nipote di Giuseppe Morabito e appartenente all’omonima cosca. Arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso, era sfuggito alla precedente operazione Bellu lavuru. A ottobre un’operazione dei Ros svela che il clan Morabito forniva cocaina a un soldalizio criminale che coinvolgeva ex terroristi di destra e di sinistra.

Il 28 dicembre 2008 è arrestato Pietro Criaco, ricercato dal 1997, catturato in una mansarda rustica di Africo Nuovo. Sarebbe legato alla cosca dei Cordì, ma in passato aveva legami con i Morabito.

Anni Duemiladieci

Il 26 aprile 2010 a Melito di Porto Salvo viene arrestato Rocco Morabito con l’accusa di essere l’attuale capo della cosca e figlio di Giuseppe Morabito.

Il 31 maggio 2010 viene arrestato Santo Gligora, tra i 100 latitanti più pericolosi, presunto affiliato ai Morabito e ricercato da 13 anni.

Il 22 dicembre 2010 l’ex consigliere della Regione Calabria Mimmo Crea viene condannato in primo grado a 11 anni di carcere accusato di concorso esterno in associazione mafiosa favorendo i Morabito-Zavettieri, i Cordì e i Talia.

L’11 gennaio 2012 viene portata a termine dai Carabinieri l’operazione bellu lavuru 2, prosecuzione dell’indagine bellu lavuru 1 del 2008, e vengono arrestati diversi presunti affiliati e concorrenti esterni del clan Morabito-Palamara-Bruzzaniti, dei clan Talia e Vadalà di Bova e dei Rodà e Maisano; secondo le indagini i clan avrebbero fortemente condizionato gli appalti pubblici relativi alla s.s. 106 jonica e la variante stradale di Palizzi in particolare le ‘ndrine si sarebbero occupate del ciclo del calcestruzzo e delle assunzioni, forniture di cantiere e procedure di sub appalto e nolo. Le attività investigative hanno colpito anche funzionari e dirigenti dell’ANAS e della società condotte d’Acqua.Forza posto di controllo dei Carabinieri, arrestato Giuseppe ...

Il 5 marzo 2013 si conclude l’operazione Metropolis della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dello Scico di Roma che ha portato all’arresto di 20 persone, tra affiliati dei Morabito come Giuseppe Morabito (già in carcere), il figlio Rocco Morabito e Francesco Sculli, padre di Giuseppe Sculli, e la sorella Maria Rosa e degli Aquino come Rocco Aquino (già in carcere) e al sequestro di beni del valore di 450 milioni di euro. L’accusa è di aver costruito illegalmente lungo la costa ionica da Catanzaro a Reggio Calabria residenze che avrebbero rivenduti a ricchi facoltosi spagnoli e inglesi con l’aiuto di un membro dell’IRA irlandese Henry James Fitzsimons a fini di riciclaggio di denaro. Il processo si conclude in Cassazione innanzi alla sesta sezione nel mese di Marzo del 2019 con la conferma di quasi tutte le condanne mentre il solo annullamento senza rinvio con la relativa pronuncia di assoluzione per non aver commesso il fatto la ottiene l’unica imputata Maria Rosa Sculli zia del calciatore Giuseppe Sculli difesa dal penalista di Roma Avv. Fabrizio Gallo. Nell’operazione di costruzione sono state coinvolte maestranze locali anche per acquisire consenso sociale.

Il 10 gennaio 2017 si conclude l’operazione Buena Ventura durata due anni che scopre un traffico internazionale di droga diretto da Rocco Morabito che era in contatti con esponenti di quei cartelli colombiani non in sodalizio con le FARC.

Il 4 luglio 2017 si conclude l’operazione Mandamento Jonico che porta all’arresto di 116 presunti affiliati a 26 ‘ndrine dell’area ionica, tra cui Giuseppe Morabito detto “Ringo”, delineando di tutte i loro gli organigrammi e che ha permesso anche di descrivere i ruoli e il funzionamento di un tribunale di ‘ndrangheta. Gli arrestati sono accusati di estorsione, danneggiamenti e infiltrazione in appalti pubblici.

Africo, sciolto il Comune per infiltrazioni mafiose

Il 4 settembre seguente Rocco Morabito viene catturato a Montevideo dopo 23 anni di latitanza in un’operazione eseguita dalla polizia uruguagia; il boss viveva lì dal 2001 con passaporto brasiliano sotto il falso nome di “Francisco Antonio Capeletto Souza”. Il 9 marzo 2018 un giudice di Montevideo acconsente all’estradizione.

Il 26 settembre 2017 Giuseppe Morabito detto “Pascià” (1986), nipote di Giuseppe “U tiradrittu” e figlio di Domenico (ucciso dalla polizia nel 1996), viene arrestato con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione aggravata a Cantù dove il clan si stava insediando seminando il terrore nei locali notturni di Piazza Garibaldi, chiedendo il pizzo ai commercianti e sfidando i rivali di Mariano Comense. Dalle intercettazioni si evince che Morabito era in rapporti con l’imprenditore Antonino Lugarà, arrestato lo stesso giorno per corruzione insieme al sindaco di Seregno.Africo Vecchio: il borgo fantasma nel cuore dell'Aspromonte ...

Il 7 novembre 2017 si conclude l’operazione Cumps-Banco nuovo nei confronti dei Morabito-Palamara con ordinanze di misura cautelare per 50 persone, di cui 32 in carcere, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, concorrenza illecita, estorsione, falso ideologico, violenza e minacce a pubblico ufficiale. Tra i colpiti i più giovani delle cosche che dimostravano il loro potere nel mondo reale tra Africo Nuovo, Brancaleone e Bruzzano Zeffirio e nei social network. Nel comune di Brancaleone sono entrati anche durante una riunione della giunta comunale per ottenere alcuni appalti pubblici.Rocco Morabito, detto “il Tamunga", evaso in Uruguay. Ira di ...

Il 7 maggio 2018 si conclude l’operazione Santa Cruz tra Reggio Calabria, Domodossola (VB), Milano, Gallarate e Busto Arsizio (VA), la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 13 soggetti ritenuti responsabili di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti nella Val d’Ossola e nel confinante territorio elvetico. Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di collegamenti con la Calabria, ove sono stati peraltro effettuati sequestri di sostanze stupefacenti. Tra gli arrestati figura Russo Giovanni Rosario di Roccaforte del Greco (RC), già condannato nei primi anni ’90 per traffico internazionale di stupefacenti e ritenuto contiguo a soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta insediatisi in Val d’Ossola, vicini alla famiglia Paviglianiti di San Lorenzo (RC), nonché ai Morabito di Africo (RC).

Il 13 luglio 2018 viene arrestato a Tirrenia Giovanni Morabito, figlio di Giuseppe, latitante da meno di 2 mesi, da quando aveva l’obbligo di soggiorno a Livorno.

Il 3 luglio 2019 vengono sequestrati dalla Polizia di Roma beni mobili e immobili del valore di 120 milioni di euro di cui alcuni a Roma, Rignano Flaminio, Morlupo, Campagnano di Roma e Grottaferrata ma anche un fondo patrimoniale e un contratto di rete di impresa ai presunti affiliati Antonio Placido Scriva, Domenico Morabito, Domenico Antonio Mollica, Giuseppe Velonà, Salvatore Ligato delle ‘ndrine dei Morabito-Palamara-Scriva.

Esponenti di rilievo

Giuseppe Morabito, capobastone in carcere, detto U tiradrittu. Arrestato nel 2004.

Giovanni Morabito, figlio di Giuseppe, viene arrestato insieme allo zio con l’accusa di traffico internazionale di droga.Casalinuovo di africo | Mapio.net

Domenico Morabito, figlio di Giuseppe, muore a 39 anni nel 1996 ucciso dalla polizia.

Rocco Morabito, classe 1960, figlio di Giuseppe e capobastone fino all’arresto il 26 aprile 2010.

Salvatore Morabito, nipote di Giuseppe, arrestato a Milano nel 2007 e condannato nel 2008 per estorsione e traffico internazionale di droga.

Domenico Morabito, nipote di Giuseppe, arrestato il 22 ottobre 2008 ad Africo Nuovo per associazione mafiosa.

Leo Morabito, capobastone, genero di Francesco Pelle.

Saverio Morabito (1952), arrestato nel 1990 e collaboratore di giustizia dal 1993, svela i retroscena di 9 sequestri di persona (tra cui quelli di Cesare Casella e di Augusto Rancilio), 14 omicidi, traffici di droga e alleanze tra le ‘ndrine e le cosche siciliane.

Giuseppe Pansera, medico gastroenterologo, genero di Giuseppe Morabito arrestato con lui il 18 febbraio 2004.

Francesco Sculli, funzionario del comune di Bruzzano Zeffirio, genero di Giuseppe Morabito e padre di Giuseppe Sculli. Arrestato il 5 marzo 2013 per associazione a delinquere e riciclaggio e rilasciato la settimana seguente, muore nel novembre 2014.

Giuseppe Sculli, calciatore affermato, figlio di Francesco Sculli e nipote di Giuseppe Morabito. Ha precedenti per calcioscommesse ed è uscito pulito dalle inchieste per associazione mafiosa, tentato omicidio e traffico di stupefacenti.

Giuseppe Morabito detto Ringo (1978), nipote di Giuseppe U tiradrittu, arrestato nel luglio 2017 nell’operazione “Mandamento Jonico”  dopo che era già stato arrestato ad Africo nel gennaio 2014.Africo - Un mondo sconosciuto - Paesi Fantasma

Rocco Morabito, classe 1966, latitante dal 1994 e ricercato a livello internazionale dal 1995 per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga e ha fatto parte dell’Elenco dei latitanti più pericolosi d’Italia. È stato catturato in Uruguay il 4 settembre 2017 dopo ben 23 anni di latitanza. Si nascondeva a Montevideo, dove risiedeva da almeno 10 anni sotto falso nome con passaporto. Il 24 giugno 2019 evade dal carcere di Montevideo dandosi alla latitanza.

Giuseppe Morabito detto Pascià (1986), altro nipote di U tiradrittu e figlio di Domenico (ucciso dalla polizia nel 1996), arrestato con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione aggravata il 26 settembre 2017 a Cantù dove il clan si stava insediando con la forza.”

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Mandamento tirrenicogioia tauro Archivi - 10 Idee per la Calabria

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

‘ndrangheta nel Mandamento Tirrenico. In blu presenza di locali, in arancione presenza di ‘ndrine

Il Mandamento Tirrenico o Piana è una sovrastruttura territoriale della ‘ndrangheta che si pone come organo di raccordo tra il sovrastante Crimine e le sottostanti locali che instistono nella provincia di Reggio Calabria della Piana di Gioia Tauro e dell’area tirrenica.Da oggi a Gioia Tauro trenta alunni delle scuole della città sono ...

Viene scoperta, insieme al Mandamento ionico e al Mandamento Centro per la prima volta con l’operazione Crimine del 2010.

Dalla seconda relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia del 2010, l’analisi semestrale per l’organizzazione criminale calabrese già suddivisa per province viene, solamente per la provincia di Reggio Calabria, suddivisa anche nei tre mandamenti scoperti dall’operazione Crimine.Gioia Tauro: forza il posto di blocco dei carabinieri a bordo di ...

Struttura

Dal 2014 al 2017, sembrerebbe che la carica di vertice del Mandamento tirrenico sia stata ricoperta da Luigi Mancuso, già capo-locale di Limbadi nonché dei Mancuso

Locali

 

Di seguito l’elenco dei locali che fanno riferimento alla “Piana”.

Società di Rosarno (il locale più importante della piana), con le ‘ndrine Piromalli, Pesce, Bellocco, , Molè

Società di Polistena

Locale di BarritteriCinquefrondi case a 1 euro — idealista/news

Locale di Cinquefrondi

Locale di Laureana di Borrello con a capo il santista Rocco Lamari (2010)

Locale di Limbadi, (Operazione Rinascita-Scott 2019)

Locale di Oppido Mamertina, con le ‘ndrine Mammoliti-Rugolo, Polimeni-Mazzagatti-Bonarrigo. Ferrero-Raccosta-Zumbo, Italiano-Papalia, Rugolo-Mammoliti

Locale di PalmiMappa Cinquefrondi - Cartina Cinquefrondi ViaMichelin

Locale di Sant’Eufemia d’Aspromonte

Locale di San Martino di Taurianova

Locale di San Giorgio Morgeto

 

Locale di Cinquefrondi

Saggio compagno: Ladini era il capo del nuovo clan di Cinquefrondi ...

il locale di Cinquefrondi è composte dalle ‘ndrine Petulla, Ladini e Foriglio.

Nel 2013 si conclude l’operazione Vittorio Veneto che porta all’arresto di 6 persone e alla collaborazione dell’affiliato Francesco Rocco Ieranò. A novembre 2013 si avviano le indagini dell’operazione dei Carabinieri Saggio Compagno 2 per concludersi a gennaio 2016

Grazie all’operazione si viene a conoscenza del desiderio di Giuseppe Ladini con la dote di Vangelo di diventare capo-locale e costituire una propria ‘ndrina nella contrada Petricciana di Cinquefrondi.

Locale di Cinquefrondi

‘ndrine   Capo-locale        Capo crimine      contabile      Attività        note

Petullà, Ladini, Foriglio Costantino Tripodi (2016)            Antonio Zangari (2016) estorsione, compravendita illegale di armi, spaccio di stupefacenti Antonio Zangari avrebbe almeno la dote di vangelo e sarebbe stato capo-società e contabile, inoltre interloquiva con l’ex capo-crimine Commissione provinciale Domenico Oppedisano

Locale di PalmiPALMI (RC) - L'impegno del Comune per lo sviluppo sostenibile e ...

 

Gestito storicamente dai Gallico insieme ai Morgante-Sgrò-Sciglitano (Processo Cosa Mia del 2015).

Locale di Cinquefrondi

‘ndrine   Capo-locale        Capo crimine      contabile      Attività        note

Gallico, Morgante, Sgrò, Sciglitano                        appalti (V macro-lotto Autostrada Salerno-Reggio), estorsioneNdrangheta, 31 arresti nella Piana di Gioia Tauro. I dettagli dell ...

Locale di San Martino di Taurianova

Inizia ad ottobre 2010 l’operazione Tutto in famiglia che porta a dicembre del 2011 all’arresto di 21 persone venendo a conoscenza della struttura del locale di San Martino di Taurianova e delle attività illecite da esso svolte, in particolare: usura e spaccio di stupefacenti.

Locale di San Martino di Taurianova

‘ndrine   Capo-società      Capo crimine      capo-ndrina Attività        note

Zappia, Cianci-Maio[18],Hanoman, Fazzalari Michele Maio (2011)   Gaetano Merlino (2011) Giuseppe Panuccio (2011)       Praticano usura e spaccio di stupefacenti   Copiata accertata fino al 2011 con operazione Tutto in famiglia

‘ndrine

San Ferdinando soggiorni e vacanzeSan Ferdinando, due candidati a sindaco senza partito

Albano-Lamalfa di San Ferdinando

Albanese-Raso-Gullace di Cittanova

Alvaro di Sinopoli, Sant’Eufemia, San Procopio e Cosoleto,

Asciutto-Neri di Taurianova

Avignone di Taurianova

Bianchino di AnoiaAccuse e insulti, a Taurianova la seduta del Consiglio diventa un ...

Bruzzise di Palmi  e Frazione Barritteri di Seminara

Caia-Laganà di Seminara

Cammaroto di Santa Cristina d’Aspromonte e Scido

Cianci-Maio-Hanoman di San Martino di Taurianova

Cimato di San Ferdinando

Crea di RizziconiLe mafie esistono e in Lombardia sono di casa da un pezzo ...

Gallico di Palmi

Facchineri di Cittanova

Fedele di Varapodio

Foriglio-Tigani di Cinquefrondi

Franconeri di Maropati

Galati di San Giovanni di Mileto

Gioffrè di SeminaraL'appello di un cittadino: "Seminara non è solo 'ndrangheta"

Guerrisi-Mercuri di Polistena

Italiano_Papalia di Cosoleto e DelianuovaSi costituisce il boss Salvatore Barbaro, pioniere della ...

La Rosa di Giffone

Lamanna-Tassone-Albanese di Serrata

Lamari-D’Agostino-Chindamo di Candidoni, Galatro e Feroleto della Chiesa

Longo-Versace di Polistena e Cinquefrondi

Maio di San Martino di Taurianova

Mammoliti

Mercuri-Napoli di Melicucco

Molè di Gioia Tauro

Morgante di Palmi

Nasone-Gaietti di Scilla

Pantano di San Ferdinando

Parrello di Palmi

Petullà-Ierace-Auddino di Cinquefrondi

Piromalli di Gioia Tauro

Polimeni-Gugliotta di Oppido MamertinaErrani lancia l'allarme mafia "Così combattiamo le cosche ...

Rugolo di Castellace di Oppido Mamertina

Santaiti di Seminara

Sciglitano di Palmi

Siberia-Geniazzi di Seminara

Sgrò di Palmi

Zagari-Viola di Taurianova

Zappia di San Martino di Taurianova

Giuseppe Zappia(1912-killed 5 Aug1993) capobastone 'ndrine Zappia ...

Storia

Primi del ‘900

 

Nel 1900 a Palmi viene denunciata la presenza della Picciotteria   e nella Piana di Gioia Tauro si istituisce un processo contro 299 persone affiliata alla criminalità organizzata di cui il boss è Francesco Albanese detto Tarra. Egli, fu il primo pentito di ‘ndrangheta, confessò per primo dell’esistenza dell’organizzazione e delle sue regole dopo che fu lasciato per 5 giorni in carcere a pane e acqua

Oppido Mamertina | Turismo Reggio Calabria

Nel 1902 la corte di Appello delle Calabrie annotava che un’organizzazione criminale nell’area di Oppido Mamertina non aveva come scopo solo reati contro la proprietà e le persone ma anche la gestione dell’amministrazione della giustizia  e sempre lo stesso anno avvisava a Cinquefrondi per 100 imputati una simile connotazione mafiosa   Nel 1903 la corte dell’Appello delle Calabrie vede 54 imputati accusati di mafia il cui capo era Bruno Mangione e un certo Francesco Lisciotti praticava la camorra  Nel 1908 a Laureana di Borrello la Corte d’appello delle Calabrie documenta il rito della “tirata di sangue” per il passaggio a dote di camorrista” tra affiliati alle organizzazioni criminali del luogo  Nel 1939 a Polistena – Al capobastone Francesco Mercuri, della famiglia Guerrisi-Mercuri gli vengono confiscati degli immobili e terreni tra Melicucco-Cinquefrondi-Polistena, detenuto nel carcere di Cinquefrondi. Venne nuovamente arrestato nel 1952, e condotto nel carcere di Palmi. Non fu, per altro, l’unico membro della famiglia ad essere arrestato; lo furono anche suoi familiari per pascolo abusivo, appropriazione indebita di terreni e possesso di armi da fuoco.

Anni ’50 – la Faida di Rizziconi e l’operazione Marzano

Oppido Mamertina

I Piromalli-Molè hanno uno scontro con i Ventre-Carlino

Anni ’60

Anni ’70 – Faida di Seminara e il sequestro di Paul Getty Junior

 

In questo periodo si conclude la faida di Seminara vinta dai Santaiti-Gioffrè sui rivali Pellegrino, che però non avendo vendicato l’uccisione di un boss del luogo furono sospesi da ruoli di capo locale di qualsiasi locale e causò attriti con le ‘ndrine minori degli Ottina, dei Tripepi e degli Spinelli di Seminara. La sentenza durò fino al 1987 in cui a Rocco Gioffrè viene concessa la dote di santista.

I Piromalli-Molè hanno eco nazionale per un’operazione contro il traffico di droga a cui parteciparono anche forze dell’ordine statunitensi e per il sequestreo del bambino Paul Getty Junior.

L’11 febbraio del 1979 muore Don Mommo Piromalli.

Anni ’80 – La faida di LaureanaReggio era...: Laureana di Borrello era...il 1965

In questo periodo fino agli anni ’90 scoppierà la faida di Laureana di Borrello tra i Albanese-Cutellè-Tassone e i Chindamo-Lamari-D’Agostino che coinvolgerà anche i Mancuso e i Piromalli-Molèentrambi alleati dei primi. La faida scoppiò perché né uno schieramento né l’altro erano d’accordo col vecchio capobastone Giuseppe Gullace. I Mancuso Piromalli-Pesce appoggiavano il primo gruppo, e i Bellocco appoggiavano il secondo gruppo.

Il 9 novembre del 1988 viene ucciso a Laureana di Borrello Domenico Tassone (33 anni).

Il 24 febbraio 1989 vengono ucciso in contrada Macello di Laureana di Borrello Alfonso Tassone di anni 20 e affiliato all’omonima ‘ndrina e sua sorella Marcella Tassone di anni 10 mentre rincasavano su una Alfetta.

Secondo alcune inchieste il clan dei Piromalli intrattiene contatti con il terrorismo politico di estrema sinistra. Nel 1983 Umberto Bellocco di Rosarno, battezza in carcere con dote di santista Pino Rogoli di Mesagne che creerà la Sacra Corona Unita. Nel 1984 arrestato il boss Giuseppe Piromalli. Nel 1987 viene ucciso il sindaco di Gioia Tauro.

Anni ’90

Commissione interprovinciale

Le forze dell’ordine scoprono un’allenza tra i Piromalli di Gioia Tauro, i Pesce di Rosarno e i Mancuso di Limbadi ed è di questo periodo la confessione del pentito Gaetano Costa che al termine della Seconda guerra di ‘ndrangheta nel 1991 i Piromalli furono dei forti promotori della creazione della Commissione interprovinciale, organismo di sovrastruttura delle locali.

Faida di LaureanaLaureana di Borrello, si insediano gli ispettori antimafia. Ecco ...

Il 10 luglio 1990 in contrada Barbasano di Laureana di Borrello vengono uccisi i cugini Michele, Biagio e Leonardo Cutellé ed il loro amico Demetrio Ozzimo.

 

Nel 1991 il boss Giuseppe Mancuso ordina l’omicidio di Vincenzo e Antonio Chindamo; l’11 maggio Pasquale Pititto e Michele Iannello di San Giovanni in Mileto compiono il fatto uccidendo però solo il primo.

I Bellocco constatando l’inconclusione della faida danno inizio alle trattative con la parte avversa e viene stabilito che agli Albanese viene affidato Acquaro, Candidoni, Dinami, Melicucco, Serrata e San Pietro di Caridà, ai Chindamo-Lamari Laureana di Borrello.Ndrangheta, sciolti i Consigli comunali di Gioia Tauro, Laureana e ...

L’omicidio di Carlo Antonio Cordopatri

I problemi tra i Gioffrè e gli Spinelli

In questo periodo, per la precisione dal 1986 si acuisce la tensione tra i Gioffrè e gli Spinelli di Seminara, questi ultimi arricchitisi con traffico di droga correlato a criminali turchi per il controllo del territorio e che sfociò nell’omicidio di Diego Spinelli nel 1993. Grazie alle operazioni delle forze dell’ordine fu scongiurata una nuova faida che portò però al consolidamento dei Santaiti-Gioffrè.

2000-2009 – L’omicidio di Rocco Molè e la Faida di Seminara

Il 1º febbraio 2008 viene assassinato il capobastone Rocco Molè, ignoto il movente, si ipotizza una guerra fra cosche.

 

Il 13 agosto 2009 a Seminara avviene l’ultimo omicidio della faida tra i Gioffrè e i Santaiti contro i Caia-Laganà-Gioffr.

2010 – La scissione dei Piromalli-MolèLa guerra di mafia in Canada/Il ritorno della 'ndrangheta, ma i ...Presunto boss ucciso a colpi di mitra. Agguato in strada davanti a ...Polizia sequestra beni per 50 milioni. Di proprietà imprenditore ...Operazione Taurus / Il ricco Lombardo-Veneto nelle mani della ...Operazione Taurus / Il ricco Lombardo-Veneto nelle mani della ...

Nella Piana di Gioia Tauro, sin dall’operazione Cent’anni di storia, che segna da spartiacque per la scissione dei Piromalli dai Molè, rimane l’alleanza Alvaro-Piromalli. I Bellocco vengono compiti dall’operazione Vento del nord della squadra mobile di Reggio Calabria e Bologna, prosieguo dell’operazione Rosarno è nostro di luglio 2009. Il 27 luglio 2010 si conclude anche l’operazione Pettirosso contro 10 esponenti della cosca. Agli alleati Pesce invece vengono arrestati 40 affiliati nell’operazione All inside accusati di associazione mafiosa e con All Inside 2 conclusa il 23 novembre 2010 permette di arrestare altri 14 indagati per estorsione, riciclaggio e sempre associazione mafiosa.Girolamo MolèGirolamo Molè (February 1, 1961), Reggente 'ndrina Molè di piana ...Reggio, 54 arresti della maxi-operazione Mediterraneo: tutti i ...Operazione Mediterraneo" le foto degli arrestati - Lente LocaleNuova Cosenza Quotdiano Digitale - Decapitata la cosca Piromalli Mole'

A Palmi invece sono state arrestate 52 persone riconducibili ai Gallico-Morgante-Sgrò-Sciglitano ma anche i Bruzzise-Parrello del Locale di Barritteri e coinvolte, tra di loro, in una faida.

Il 12 maggio 2010 si conclude l’operazione Matrioska che rivela azioni di riciclaggio a Roma degli Alvaro, fa seguito il 3 agosto 2010 Matrioska 2 in cui vengono sequestrati beni del valore di 10 milioni di euro.

2011 – Il suicidio di Maria Concetta Cacciola e il pentimento di Giuseppina Pesce

Il 10 marzo 2011 si conclude l’operazione Imelda contro gli Ascone-Bellocco per traffico internazionale di droga, coordinato anche da un esponente delle ‘ndrine di San Luca (RC). Il 15 marzo 2011 si conclude invece l’operazione Scacco matto contro 32 presunti esponenti dei Longo di Polistena con collegamenti anche a Fondi (LT) nel basso Lazio.. I Pesce-Bellocco vengono colpiti dall’operazione All Clean del 21 aprile 2011 e con esso incomincia anche il fenomeno del pentitismo da parte di donne come Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola e Rosa Ferraro. L’operazione porta al sequestro di beni del valore di 190 milioni di euro. Si viene a conoscenza degli investimenti della cosca nell’edilizia, nella grande distribuzione e nel settore sportivo.

il 14 luglio 2011 viene catturato il latitante Cosimo Alvaro. Il 25 luglio 2011 vengono confiscati agli Alvaro “Testazzi/Cudalonga” beni del valore di 200 milioni di euro. il 10 agosto 2011 viene catturato il latitante Francesco Pesce

Il 13 ottobre 2011 con l’operazione All Clean 2 vengono sequestrati ai Pesce beni del valore di 18 milioni di euro. Il 7 novembre 2011 si conclude l’operazione Vento del Nord nei confronti della Antonio, Rocco e Francesco Bellocco. In questo semestre si pente Giuseppina Pesce che rivela l’organigramma della sua ‘ndrina. Invece Maria Concetta Cacciola, nipote di Gregorio Bellocco che aveva iniziato a collaborare nel semestre precedente, il 20 agosto 2011 viene uccisa Maria Concetta Cacciola, costretta a bere acido muriatico per il suo tradimento.

Si conclude in questo semestre l’operazione Cosa mia che evidenzia ancora una volta la supremazia dei Gallico nel comune di Palmi. Uno degli indagati, un avvocato del luogo, era anche in sintonia con i Lampada-Valle lombardi, emanazione dei De Stefano-Condello di Reggio Calabria.

Il 13 novembre 2011 viene organizzato nel campo da calcio di Rizziconi, sequestrato alla ‘ndrina dei Crea una partita organizzata dall’associazione Libera con la Nazionale italiana di calcio.

Il 13 dicembre 2011 a San Martino di Taurianova si conclude l’operazione Tutto in famiglia contro esponenti della ‘ndrina dei Maio.

2012 – La condanna per Rocco Pesce e l’arresto di Rocco e Michele Bellocco

In questo primo semestre il porto di Gioia Tauro vede in 4 diverse operazioni il sequestro di cocaina per un totale di oltre 1300 kg. Il 9 febbraio 2012 si conclude l’operazione Califfo con l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di padre, madre e fratello della pentita suicida Maria Concetta Cacciola. Il primo marzo 2012 viene condannato a 5 anni di carcere il boss Rocco Pesce (1957) che aveva minacciato il sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi. Il 3 marzo 2012 viene arrestato Rocco Bellocco che sconterà una pena di 13 anni e 8 mesi di carcere mentre il 18 aprile 2012 si conclude l’operazione Califfo 2. Infine il 29 giugno 2012 viene arrestato Michele Bellocco e condannato a 6 anni di carcere per traffico di stupefacenti. Ad Oppido Mamertina, potrebbero essere riprese le ostilità tra i Bonarrigo e gli Zumbo.

Nel secondo semstre le forze dell’ordine sequestrano nel Porto di Gioia Tauro 556 kg di cocaina.

Il 18 luglio 2012 4 persone dei Gallico vengono arrestate per essersi infiltrate in appalti sull’ammodernamento del 2° macrolotto dell’Autostrada A3.

Il 24 novembre 2012, durante l’operazione Blu Call vengono eseguite 23 misure cautelari nei confronti di presunti affiliati ai Pesce-Bellocco accusati di associazione mafiosa, estorsione e rapina. L’operazione ha fatto luce anche sulle attività della cosca in Lombardia e Emilia-Romagna.

2013

La faida Brandimarte-Perri e Priolo

Con il nuovo anno Gioia Tauro diventa teatro di scontri, tra cui un tentato omicidio, tra le famiglie Brandimarte-Perri vicini ai Piromalli e Priolo a causa degli omicidi verificatisi tra il 2011 e il 2012. I Pesce-Bellocco il 15 maggio 2013 subiscono l’arresto del loro reggente Giuseppe Pesce detto Testuni, ricercato da tre anni e condannato a 12 anni di carcere e le operazioni Cicala del 13 febbraio 2013, , Tramonto del 6 marzo 2013 e All Inside 3 del 13 giugno 2013. Con il processo seguito all’operazione Cosa mia 4 affiliati alla cosca Gallico il 7 marzo 2013 vengono condannati alla reclusione le cosche Gallico e Parrello-Bruzzise. A Cinquefrondi permane l’influenza dei Petullà-Ierace-Auddino e dei Foriglio-Tigani.

Il locale di Oppido

Nel 2013, nel porto di Gioia Tauro continuano i traffici di cocaina provenienti dal Sud America ed i Piromalli mantengono l’egemonia sulla piana. A Rosarno e San Ferdinando le cosche Pesce-Bellocco invece vengono indebolite da diverse operazioni delle forze dell’ordine che coinvolgono anche la forte collaborazione di donne di ‘ndrangheta come Maria Concetta Cacciola (morta nel 2011). I Gallico e i Parrello-Bruzzise continuano a tenere il controllo di Palmi anche se ancora colpite dalle operazioni del 2010 e del 2011. Gli Alvaro di Sinopoli sono stati coinvolti nell’operazione Xenopolis che li vedeva coinvolti nell’intromissione in appalti pubblici. Ad Oppido Mamertina permangono i Polimeni-Mazzagatti-Bonarrigo e i Ferraro-Raccosta coinvolti in una profonda indagine che ha scoperto l’esistenza di un locale di ‘ndrangheta in città, il loro organigramma, le proiezioni regionali, i rapporti con le ‘ndrine della provincia di Vibo Valentia, di Cosenza e di Crotone nonché alcuni interessi finanziari nella città di Roma. A Scilla, i Nasone-Gaietti che nel 2012 erano rimasti colpiti dall’operazione Alba di Scilla vengono nuovamente colpiti arrestando altri presunti affiiati.

2014 i traffici di droga e l’inchino alla statua della Madonna di Oppido Mamertina

Nel 2014 dal Porto di Gioia Tauro vengono sequestrati 980 kg di cocaina e 10 tonnellate di T.L.E. di contrabbando. Con l’operazione Non Solo Moda 2 i Piromalli si riconfermano la ‘ndrina prominente sul territorio, come quella dei Molè, ora non più alleati. I Pesce-Bellocco di Rosarno invece sono stati travolti ormai da 3 anni dalla collaborazione con la giustizia di Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola (suicida il 20 agosto 2011) e Rosa Ferraro delle loro famiglie. Contro di loro sono state svolte le operazioni Imelda e Tramonto. Contro i Facchineri di Cittanova vengono eseguite 3 ordinanze di custodia cautelare per estorsione nei confronti di un imprenditore[43]. Infine a Scilla viene arrestato un membro importante dei Nasone-Gaietti.

 

Con l’operazione Crimine 3 – Solare 2 si scopre un traffico di cocaina che dal Sud America, attraverso Spagna e Paesi Bassi arrivava a Gioia Tauro per una confederazione di ‘ndrine dell’area jonica e tirrenica tra cui:i Pesce di Rosarno. La operazione All Inside 3 scopre invece le attività illecite della cosca satellite dei Bellocco, gli Ascone.

Dopo due settimane dal monito di Papa Francesco a Cassano allo Ionio sulla commistione tra Chiesa e ‘ndrangheta il 2 luglio 2014 durante il rito religioso della processione della Madonna delle Grazie a Oppido Mamertina, per la precisione in frazione Tresilico, i Carabinieri che presenziavano alla manifestazione nella figura del comandante dello stazione dei carabinieri e due sottoposti è stata abbandonata in segno di protesta nel momento in cui è avvenuto l’inchino della statua della Madonna verso la casa del capobastone Giuseppe Mazzagatti (1932) dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta, tra via Ugo Foscolo e Corso Aspromonte. La notizia ha avuto risonanza nazionale. Il comune successivamente risponde a questo segnale affermando che il percorso della processione è sempre stato quello e che una delle soste a quell’incrocio è sempre stato il medesimo come da tradizione. L’inchiesta è partita dal giornalista Michele Albanese del Quotidiano della Calabria, che per quanto accaduto ha ricevuto diverse minacce, ragion per cui il procuratore di Reggio Calabria ha deciso di assegnargli una tutela di terzo livello. Il giorno successivo grazie ad alcuni video della processione vengono individuati dalla DDA i 25 portatori, tra i 60 presenti che hanno fatto l’inchino e chi ne ha dato l’ordine. La Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi decide in seguito ai fatti di bloccare le processioni fino a marzo dell’anno successivo ma con “divieto delle soste davanti alle case dei capi della ‘ndrangheta per evitare le commistioni”.

Il pentito Giuseppe Dimasi, a seguito dell’operazione e processo Lex racconta che a partire dal 2014 le ‘ndrine di Laureana di Borrello dei Chindamo-Ferrentino e dei Lamari tutti del Locale di Laureana per una banalità legata alla circolazione stradale e per un kalashnikov da consegnare ai Ferrentino e di cui invece si appropriò Angelo Lamari si allargò presto questionando sulla gestione delle estorsioni in paese sarebbe potuta scaturire una nuova faida.

2015 Operazione Columbus 2

Nel 2015 le ‘ndrine più strutturate dominano ancora i rispettivi territori: Piromalli, Molè, Oppedisano su Gioia Tauro, i Pesce-Bellocco su Rosarno, i Polimeni, Mazzagatti, Bonnarigo ed i Polimeni-Gugliotta e i Ferraro-Raccosta su Oppido Mamertina, i Gallico e i Parrello-Bruzzise su Palmi, i Santaiti-Gioffrè (detti ‘ndoli, Siberia, Geniazzi), i Caia-Laganà-Gioffrè (detti ‘ngrisi) ed i Crea su Seminara, i Facchineri e gli Albanese-Raso-Gullace a Cittanova, gli Avignone a Taurianova e i Longo-Versace a Polistena[50]. Oltre a queste esistono anche ‘ndrine di caratura criminale inferiore.

Ad ottobre 2015 si conclude l’operazione Columbus 2 che accerta il coinvolgimento degli Alvaro in un traffico internazionale di droga in collaborazione con Cosa nostra statunitense attraverso una società di import-export di frutti tropicali e tuberi. In questo semestre si è conclusa l’operazione Atlantide riguardante alcuni membri dei Piromalli accusati di estorsione.

2016 Operazione saggio compagno 2 e Reale 6

A gennaio si conclude l’operazione saggio compagno 2 nei confronti di esponenti del locale di Cinquefrondi, composto dalle ‘ndrine: Petullà-Ierace-Auddino, Ladini e Foriglio-Tigani.

In questo periodo di rilevante importanza la scoperta di un patrimonio finanziario e di beni immobili riconducibili ad unico imprenditore del settore sanitario dei Piromalli-Molè del valore di 45 milioni di euro presente tra l’area di Reggio Calabria, Catanzaro e Pistoia in Toscana. Un altro sequestro ad un altro imprenditore della piana di Gioia Tauro del valore di 215 milioni di euro disposto dalla Guardia di Finanza e sempre riconducibile ai Piromalli, avrebbe anche realizzato un centro commerciale ad un svincolo dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Per concludere a giugno viene confiscato un patrimonio del valore di 324 milioni di euro ad un’azienda attiva nel settore oleario in Calabria, Abruzzo e Toscana. Ai Gallico di Palmi vengono sequestrati beni del valore di 36 milioni di euro tra cui 6 aziende turistiche, alcuni terreni agricoli a Roma e a Castiglione dei Pepoli (Bologna). Ad aprile si conclude l’operazione Guardiano nei confronti di 4 presunti esponenti degli Alvaro (detti “carni i cani”) di Sinopoli.

Con l’operazione Reale 6 di agosto coordinata dei Carabinieri e della Guardia di Finanza vengono arrestate 3 persone riconducibili ai Pesce e agli Strangio accusate di scambio di voti. A settembre la DIA di Firenze individua un affiliato ai Pesce-Bellocco operante a Prato dagli anni ’90 a cui sono stati sequestrati beni del valore di 800.000 €. L’operazione Alchemia nei confronti dei Parrello-Gagliostro di Gallico condotta anche tra Piemonte, Liguria e Toscana rivela che anche un ex consigliere comunale di Palmi favorisse la cosca giacché eletto grazie ad essa. I Crea di Rizziconi in questo semestre si sono avvicinati agli Alvaro di Sinopoli.

I Crea e i Ferraro di Oppido Mamertina sono stati colpiti da 14 provvedimenti restrittivi poiché favorivano la latitanza di due ricercati. A un imprenditore e ex politico dei Rugolo-Mammoliti della frazione Castellace di Oppido Mamertina vengono sequestrati beni immobili del valore di 300.000€.

2017 Le operazioni Cumbertazione e Provvidenza 2

 

Il 19 gennaio 2017 si conclude l’operazione Cumbertazione che porta al sequestro di 54 imprese e 34 imprenditori riconducibili ai Piromalli, ai Muto nella figura di Angelina Corsanto, moglie di Franco Muto e ai Lanzino-Ruà aggiudicandosi negli ultimi 3 anni 27 gare d’appalto. L’operazione nasce nel 2014 a seguito dell’operazione Ceralacca 2. Il 14 febbraio, continua l’operazione con altri 25 arresti e con la scoperta di un cartello di 60 imprese che è riuscita ad ottenere appalti dell’oridne dei 90 milioni di euro, tra cui lo svincolo di Rosarno.

Il 26 gennaio 2017 si conclude l’operazione Provvidenza 2 che porta all’arresto di 33 persone collegate o affiliate ai Piromalli tra cui Antonio Piromalli, figlio di Pino Piromalli detto Facciazza, già in carcere. A Milano avevano messo in piedi in maniera illegale una serie di attività imprenditoriali in diversi settori: Pasquale Guerrisi si occupava dell’edilizia, si occupavano del settore turistico Francesco Cordì e Nicola Rucireta e Francesco Pronestì del settore abbigliamento. Il settore che gestivano in maniera internazionale era invece era quello alimentare ed in particolare la vendita di olio di sansa spacciato per olio di oliva negli Stati Uniti, grazie a Rosario Vizzari, amico di Antonio Piromalli in contatto con la società statunitense Olive oil company, e con le mafie del New Jersey, di Detroit, di Chicago e di Boston. L’olio veniva comprato in Grecia, Turchia e Siria, per poi passare dalla Calabria ed arrivare al mercato ortofrutticolo di Milano per poi essere spedito all’estero.

Il 12 dicembre 2017 si conclude l’operazione Terramara-Closed che porta all’arresto di 44 persone e altre 4 sono coinvolte ma già in carcere presunte affiliate ai Avignone-Zagari-Fazzalari-Viola accusati di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti e porto d’armi illegale, direttamente o indirettamente gestivano l’economia legale e illegale della città di Taurianova.

2018 – Il processo Gotha e l’operazione IresLotta alla mafia, lo Stato incassa un altro successo,demolito il ...

A marzo 2018 si conclude il processo Gotha condannando a 20 anni di carcere Giorgio De Stefano, ex consigliere comunale DC come al vertice della ndrangheta reggina ed in cui viene spiegato che a capo dei tre mandamenti vi sono ancora oggi i Piromalli per la zona tirrenica, i De Stefano-Tegano per Reggio città, i Nirta Scalzone (la Maggiore) per la Jonica, assetto definito ormai dagli anni ’70 del secolo scorso.

Il 9 luglio 2018 si conclude l’operazione Ires (iniziata a settembre 2017) che disarticola la consorteria emergente dei Cacciola e dei Grasso, per un totale di 31 arresti, che approffitandò sin dal 2013 dell’indebolimento dei Pesce-Bellocco nell’area di Rosarno a causa delle numerose operazioni di polizia grazie ad una alleanza con alcune famiglie di San Luca riesce a inserirsi nel traffico di cocaina proveniente dalla Colombia e di hashish proveniente dal Marocco attraverso gruppi criminali spagnoli; lo stupefacente veniva poi dirottato in Piemonte e nell’hinterland di Milano. Viene fatta luce anche sull’omicidio di Domenico Cacciola nel 2013: ucciso da Francesco Barone vicino ai Bellocco in quanto amante di sua madre Francesca Bellocco, anch’essa uccisa. Il 16 settembre 2017 viene tentato il sequestro di Salvatore Consiglio, anch’esso vicino ai Grasso ad opera del figlio di Domenico Cacciola, Gregorio Cacciola.Ndrangheta, processo contro i clan Cacciola-Grasso di Rosarno: in ...

Il 2 agosto 2018 vengono arrestate 45 persone riconducibili ai Cacciola-Grasso accusati di associazione mafiosa, traffico internazionale di droga proveniente dal Sud America e dal Marocco, estorsione, tentato omicidio e danneggiamenti tra cui la criminologia Angela Tibullo accusata di concorso esterno in associazione mafiosa e altri reati.Ares: il Dio della guerra non perdona le ndrine della piana

Il 24 settembre 2018 si conclude l’operazione Iris che porta a 18 arresti tra cui presunti affiliati agli Alvaro e tra cui il sindaco di Delianuova, sospettato di essere anche lui un affiliato, a vario titolo sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e truffa aggravata.”

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N.B.

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