Un eccessivo autocontrollo spesso tiene nascoste per paura o conformismo, emozioni, ricordi e modalità espressive autentiche. Attenuando l’autocontrollo, diventando autentici, una sensibilità latente trova spazio per manifestarsi: la persona, pur restando sconosciuta ai più, smette di essere solo un “io chiuso” e diventa un “tu” riconoscibile, capace di entrare in relazione. Non si creano contenuti nuovi, ma si rivela ciò che già esiste, permettendo di socializzare valori, fragilità e potenzialità che favoriscono l’incontro umano e la comunicazione profonda.
Ecco una formulazione sintetica e chiara delle tre evidenze:
Centralità del sociale
L’Università per la terza età ha sempre orientato il proprio sguardo al sociale, ponendo al centro la persona e i suoi bisogni relazionali, culturali ed espressivi.
Scoperta delle potenzialità nascoste
L’organizzazione si impegna a intercettare e far emergere capacità, sensibilità e talenti spesso invisibili, soprattutto in persone che non vengono riconosciute per ciò che realmente valgono.
Valorizzazione e riconoscimento
Attraverso percorsi di partecipazione e condivisione, queste persone trovano uno spazio per esprimersi, diventare visibili agli altri e acquisire consapevolezza del proprio valore, trasformando l’anonimato in riconoscimento e relazione.
Occhi sbarrati
Accecanti bagliori di morte
nel cielo sfrecciano.
Nel fango vibrano
rifugi precari,
difese improvvisate,
ombrelli sbrandellati.
Vite negate,
stremate,
dileggiate da iene feroci,
da duci e spie camuffati,
nella bufera giacciono.
Nello sfondo, bimbi innocenti
sbarrano gli occhi
al seno delle madri che disperate, attonite,
offrono invano fragile corpo smunto
per quel futuro umano.
Silvana Ines Marina
È una poesia di forte impatto emotivo, aspra e necessaria.
Il linguaggio è crudo, essenziale, privo di consolazioni: i “bagliori di morte” che sfrecciano nel cielo aprono subito uno scenario bellico disumanizzante, dove anche i rifugi sono “precari” e grottescamente ridotti a “ombrelli sbrandellati”.
L’immagine rende bene la sproporzione tra la violenza della guerra e la fragilità umana.
Molto efficace è l’uso delle figure simboliche: le “iene feroci”, i “duci e spie camuffati” evocano non solo i carnefici diretti, ma anche i responsabili morali e politici, nascosti dietro maschere di potere e propaganda.
Qui il dolore individuale diventa denuncia collettiva.
Il cuore più straziante del testo è nel finale: i bambini con “gli occhi sbarrati” al seno delle madri disperate. Lo sguardo innocente, incapace di comprendere l’orrore, diventa accusa silenziosa contro il mondo adulto. Il corpo materno, “fragile” e “smunto”, offerto “invano”, è un’immagine potentissima di amore impotente e di futuro negato.
Nel complesso, la poesia colpisce per la sua sincerità e per l’urgenza etica: non cerca bellezza formale fine a sé stessa, ma una parola che testimoni, che non distolga lo sguardo. È una poesia che ferisce e proprio per questo resta.
Mostri moderni
Vanno le carovane
avvolte da mortifero
silenzio
Le stanche membra
trascinano
verso la vana meta
Mostri moderni
governano il massacro
Novelli dinosauri
impongono le leggi.
Falciata la bellezza
della vita
Il mondo perderà
le sue sembianze
e resteranno loro :
marziani senza cuore
umani senza amore
miseri condottieri del futuro.
Silvana Ines Marina
Il testo propone una visione cupa e allegorica del presente, letto come un tempo di distruzione guidata da poteri disumanizzati. I “mostri moderni” e i “novelli dinosauri” sono immagini efficaci: evocano forze antiche e ottuse, incapaci di evolvere eticamente, ma ancora dominanti. La carovana iniziale, immersa in un “mortifero silenzio”, suggerisce un’umanità stanca, trascinata verso una meta svuotata di senso, più subita che scelta.
Il lessico è essenziale e incisivo, costruito su sostantivi forti (“massacro”, “falciata”, “miseri condottieri”) che danno al testo un tono profetico e accusatorio. La bellezza della vita, recisa, segna un punto di non ritorno: il mondo perde le sue sembianze, cioè la sua identità umana e naturale. Ciò che resta è una parodia dell’uomo: “umani senza amore”, figure che guidano il futuro ma ne sono moralmente indegne.
La struttura breve dei versi e l’uso frequente dell’enjambement rafforzano la sensazione di frammentazione e di marcia forzata. Nel complesso, la poesia funziona come denuncia etica e civile, più che come racconto: non descrive un evento preciso, ma uno stato del mondo. La forza del testo sta nella chiarezza del messaggio e nella coerenza delle immagini, che convergono tutte su un’unica, amara constatazione: senza amore e responsabilità, il progresso diventa regressione.









