SAN PANTALEONE PIANGE PER LA SCOMPARSA DELLA SUA ‘BANDIERA’

Domenico Salvatore

SAN LORENZO (RC)-Niente coronavirus, nessuna pandemia, escluso il lockdown o covid 19.

Francesco, è stato inghiottito dalla notte gelida, sul binario parallelo della tratta Melito-Reggio.

Un amico intimo, commentando a caldo la prematura dipartita, si chiedeva tra il serio ed il faceto sotto il colonnato…”Anche gli dèi muoiono? Sebbene Francesco, non fosse un Padreterno; tuttavia, sul territorio, era così fondamentale, autorevole, potente, famoso, immenso, considerevole, influente, prestigioso, competente, indispensabile, carismatico da essere definito impropriamente, siffatto”.

Benchè senza ombra di dubbio, il giovane e dinamico  avvocato Francesco Floccari, fosse l’orgoglio della sua famiglia, del suo paese, dell’avvocatura, del foro reggino, degli amici e dei conoscenti.

Cala il sipario, su un’altra dolorosa vicenda umana, che ha raggelato il sangue nelle vene di due comunità, letteralmente stressate, ansiose ed emozionate; attanagliate dall’angoscia e dall’incredulità; shokkate di fronte ad una situazione, che non può essere accettata o metabolizzata in alcun modo.

Sono episodi, fatti e circostanze della nostra vita, che pietrificano come lo sguardo della ‘Medusa’.

Gli amici, parenti e conoscenti con le lacrime agli occhi, hanno reso l’estremo saluto ed accompagnato “Francesco”  all’ultima dimora; ma non sono riusciti a metabolizzare il dolore, l’angoscia, l’amarezza e la sofferenza per l’efferata notizia; per l’improvvisa, inopinata scomparsa; una partenza inaccettabile; un distacco assurdo ed incredibile.

Un serpentone di macchine, in partenza da Via Berlinguer a Melito Porto Salvo, dove il penalista Demetrio Francesco FLOCCARI, 48 anni, sposato e padre di famiglia, stimato e benvoluto, aveva casa e studio, si è inerpicato per la statale 183 e poi per la Strada Provinciale, che s’impenna verso San Pantaleone, dove sono stati celebrati i funerali, alla presenza di una folla strabocchevole, nel rispetto delle norme anticovid.

C’erano un sacco ed una sporta di ‘Perry Mason’, commossi paludati con la toga, gli occhi bagnati di pianto e roboante applauso al passaggio del feretro.

Una caterva di corone assiepate sui cabinati, fasci di fiori e tantissima gente, commossa e singhiozzante.

A margine, i rappresentanti della stampa locale, giornali, radio e televisione, social net-work.

Il battage va avanti da due giorni, come un lugubre tormentone.

La personalità dello scomparso è stata tratteggiata in ogni latitudine ed in tutte le salse con diversa sfumatura: buono, gentile, onesto, affettuoso, integerrimo,, preciso, premuroso, garbato, amorevole, affezionato, tenero, accondiscendente, remissivo, disponibile, intelligente, ingegnoso, carismatico, abile, capace, gentile, educato, zelante, solerte, rispettoso e così via.

Sindaci, assessori e consiglieri, rappresentanti della Città Metropolitana, personalità del mondo della scuola, dello sport, della cultura, dello spettacolo e del turismo, comuni mortali, hanno voluto esprimere cordoglio, condoglianze, vicinanza e solidarietà ai familiari, così duramente colpiti nel loro affetto, nella loro intimità.

Spiovono i complimenti, gli attestati, i riconoscimenti e la riconoscenza, tutti strameritati, nel cicalaio in sottofondo.

Qui, non si raccolgono né si ripetono a pappagallo le solite battute di circostanza, prassi e routine, ‘de mortuis nihil nisi bonum’.

Francesco, era il ragazzo della porta accanto, acqua e sapone; il compagno di merenda e di muretto.

Semplice e timorato di Dio. Un’educazione sana, basata sulla morale cristiana, impartita dai suoi genitori.

Papà, Peppino Floccari, prese la valigia di cartone, legata con lo spago e salì sul treno della speranza; fece grandi sacrifici per mantenere la famiglia; rinunce e privazioni per dare la possibilità ai figli di studiare e trovare un lavoro. A Francesco di diplomarsi e laurearsi.

Il legale di tantissimi clienti, avvocato Francesco Floiccari,  si dimostrò figlio ubbidiente, affettuoso e diligente; fece la gavetta e bruciò le tappe di una luminosa, folgorante carriera; poi il matrimonio e la nascita del primo figlio, non solo per la continuazione della specie.

Quante cause vinte; anche quelle. apparentemente “impossibili”; quanti abbracci, riconoscimenti e riconoscenze; quanti convegni, riunioni, tavole rotonde, simposii, assemblee, nell’auditorium; cartelle, fascicoli, dossier, faldoni, anche qualche ‘uscita’ extra moenia od una ‘schiddhicchiata’ con i colleghi e le colleghe, serviti da Ebe e Ganimede, una distrazione sulla neve od un vacanza balneare con gli amici; tanto, troppo lavoro, fagocitato dalla fama, dalla nomea e dalla gloria, nonostante la giovane età.

Successi, conquiste sul campo, vittorie e trionfi, fecero impennare l’astina di mercurio della popolarità e dell’alto gradimento come il Machu Picchu; lo avevano reso celebre, popolare e famoso, ben oltre gli angusti àmbiti regionali.

Un destino beffardo, ironico, atroce e crudele, lo ha stroncato nel fiore dei suoi anni; all’apice della carriera.

Gettando nel lutto e nel dolore intere famiglie, ma anche due comunità: laurentina e ‘melitota’.

Francesco, era polivalente, versatile, polifunzionale e curava svariati hobbies, passatempi e svaghi.

Un avvocato non è solo un penalista, civilista, amministrativista, matrimonialista eccetera; ma è anche un consigliere, un fiduciario, un confessore, un padre, un fratello, un figlio da cui ricevere consiglio illuminante, suggerimento efficace, parere ed opinione funzionale ed efficiente.

Melito Porto Salvo e frazioni, San Lorenzo, San Pantaleone, Chorio, Marina di San Lorenzo, Musupuniti, Lacco e Ravazzana, ma anche i comuni viciniori, hanno vissuto giorni terribili per il covid 19, ma questo lutto inaccettabile ha ferito in profondità e lasciato il segno.

Rimane l’enorme eredità morale, spirituale, culturale e sociale.

Le indagini? Il bigliettino che sarebbe stato ritrovato in macchina, parcheggiata a qualche metro di distanza dalla ferrovia, non chiarisce del tutto il movente dell’insano gesto.

Non è campata in aria l’ipotesi della disgrazia, sciagura o tragedia.

Potrebbe essere scivolato sul binario battendo la testa; oppure essersi addormentato; in teoria per un eccesso di gocce o di pillole, casomai, se e quando.

Nella ridda di ‘voci’, che si inseguono a go-go, una sembra essere verosimile.

I familiari, hanno atteso il suo rientro a casa o nello studio attiguo, sulla Via Enrico Berlinguer per un lasso di tempo ragionevole.

Quindi, hanno fatto scattare l’allarme e le ricerche affannose, agitate e concitate della macchina con cui si era allontanato.

Purtroppo, l’utilitaria era nascosta nella discesina sotto il pontegabbia, che porta al Lungomare dei Mille ed ai campeggi-hotels.

Parenti, amici e conoscenti a bordo della propria automobile hanno setacciato il litorale, palmo a palmo.

Ed alla fine, hanno ritrovato la macchina dell’avvocato, regolarmente parcheggiata, le chiavi inserite nel cruscotto.

Anno giudiziario Catanzaro

Agghiacciante e scabrosa la scena che si è materializzata  agli occhi esterrefatti degl’increduli, attoniti ed impietriti parenti, amici e conoscenti.

Il mondo è crollato addosso a loro ed ai familiari, sbrindellati, dilaniati e straziati dal dolore e dalla disperazione: non si può accettare un dramma così atroce.

Disgrazia o suicidio, sembrano, ‘col senno di poi’, le ipotesi più attendibili ed accreditabili, al 99 %; anche perché non è stata eseguita l’autopsia.

Non è facile, né agevole immaginare che una persona felice, all’apice della carriera, sposata e padre di famiglia, senza problemi economici, né familiari ( che sono all’origine di quasi tutti i suicidi previsti dalla casistica) e nemmeno fisici, per ciò che se ne sappia, possa pensare di togliersi la vita.

La salma, è stata consegnata alla famiglia, dopo la perizia necroscopica esterna sul cadavere, eseguita dal medico legale, incaricato ed autorizzato dal magistrato di turno, presso il Tribunale di Reggio Calabria, che si muove sotto le direttive del procuratore capo, Giovanni Bombardieri.

Il palazzo del Cedir che ospita la Procura di Reggio Calabria, tribunale, giustizia

Dopo le esequie, celebrate nella chiesa di San Pantaleone dal parroco officiante, il corteo si è mosso in direzione del locale cimitero; per accompagnare la salma all’ultima dimora e procedere all’ufficio della sepoltura; le spoglie mortali di Francesco Floccari, riposeranno nella cappella di famiglia.

Ci vuole tanto tempo (quasi mezzo secolo) per realizzare un personaggio di simile grandezza; ma in un attimo fatale,  di smarrimento collettivo, ecco il flopp!

Un uomo di peso e di statura di simili qualità, merita di essere onorato alla grande; con l’intitolazione di una strada o di una struttura pubblica; ’Memoria minuitur nisi eam exerceas.

Dove saranno ora quegli occhi grandi, profondi, verdi ed immensi come il mare, che ispiravano fiducia, speranza, gioia ? E quella voce argentina, che trasmetteva benessere e sicurezza ? E quel sorriso carismatico, smagliante, aperto e leale, che incantava più di una sirena ?

Franco Tozzi cantava…“È notte/
È notte ma non dormo/
Penso ai tuoi occhi verdi/
Che non mi guardano più/
E piango/
Nel buio tutto solo/
So che tu non mi senti/
Ma forse piangi anche tu/

Le nostre parole/
Sembravano raggi di sole/
Laggiù dove ieri/
Tu eri felice con me/
Ora tutto è un ricordo/
Nient’altro che un ricordo/
Come i tuoi occhi verdi/
Che non mi guardano più…/”.