Premessa.
Il ruolo di una Pro Loco è quello di valorizzare, promuovere e tutelare il territorio in cui opera. È un’associazione senza scopo di lucro formata da cittadini volontari e riconosciuta a livello nazionale (Unpli – Unione Nazionale Pro Loco d’Italia).
In sintesi, i compiti principali di una Pro Loco sono:
- Promozione turistica e culturale
Organizza eventi, sagre, rievocazioni storiche, mercatini, fiere e manifestazioni che valorizzano le tradizioni locali, l’enogastronomia, l’artigianato e le bellezze naturali. - Accoglienza e informazione turistica
Gestisce punti informativi per turisti, distribuisce materiale promozionale (mappe, brochure, guide), offre supporto nell’organizzazione di visite guidate. - Tutela del patrimonio
Contribuisce alla salvaguardia di beni storici, culturali e ambientali del territorio. - Collaborazione con enti pubblici e privati
Lavora in sinergia con Comuni, enti turistici, associazioni e attività locali per sviluppare iniziative condivise. - Coinvolgimento della comunità
È un punto di aggregazione per i cittadini: stimola la partecipazione attiva, rafforza il senso di identità e appartenenza alla comunità. - ___________________
Riceviamo le accorate considerazioni che seguono, pubblicate anche su Facebook, dalla presidente della Pro Loco di Bova Marina, Maria Luisa Napoli.
“Anche quest’anno la Pro Loco di Bova Marina ha regalato al paese due appuntamenti ormai tradizionali e attesi: la Notte Bianca e la Festa dell’Emigrante.Eventi che hanno portato turismo, vita e sorrisi nelle nostre strade, frutto solo della nostra passione e del nostro sacrificio, senza aiuti né sostegni istituzionali.
Non possiamo più fingere che vada tutto bene: l’amarezza è troppa per restare in silenzio.Perché mentre altrove scorrono fondi e attenzioni per serate e spettacoli di ogni genere – persino per iniziative nate dal nulla – qui a Bova Marina chi lavora da anni con impegno e serietà viene lasciato solo.
Eppure la Pro Loco non è un’associazione qualsiasi: è fatta di volontari che hanno come unico scopo quello di valorizzare il territorio, promuovere il turismo e mantenere vive le tradizioni di questo paese.
È ingiusto, è scoraggiante, ed è difficile accettare che per la nostra Pro Loco non ci sia mai nulla, se non la fatica e le spese sulle nostre spalle. Noi non chiediamo privilegi. Chiediamo rispetto, attenzione e il giusto riconoscimento a chi, senza alcun interesse personale, si spende da anni per valorizzare questo paese.
Un grazie sincero va ai commercianti, alle ditte e a tutti i cittadini che hanno sempre compreso i nostri sforzi e ci hanno sostenuti con fiducia e vicinanza: senza di loro, tutto questo non sarebbe stato possibile.
Siamo stanchi, sì. Ma non molliamo.Continueremo a esserci, perché lo facciamo per la nostra comunità, per i nostri concittadini, per l’amore che ci lega a Bova Marina.
La Pro Loco c’è, e continuerà a esserci. Ma è tempo che anche chi ha responsabilità apra gli occhi: questo paese merita di più, e chi lo sostiene con il cuore non può essere lasciato solo”.
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Ha ben ragione Maria Luisa Napoli. La credibilità si conquista con la perseveranza dell’impegno socio-culturale con passione civile autentica, radicandosi nel territorio, superando l’effimero.
Durante i non pochi anni di osservazione del territorio abbiamo visto numerosi cialtroni e millantatori, folgorati sulla via di Damasco – si fa per dire non essendoci niente di autentico – che improvvisamente si convertivano al bene comune, si davano alla vita pubblica, ostentavano amore per il paese che durava il tempo necessario per raggiungere uno scopo personale – sarebbe bello poter fare nomi e vantaggi conseguiti – per poi dissolversi.
Lo stesso vale per i gruppi che si formano e si disfano al variare del vento. E’ difficile vedere conversioni autentiche. Paolo di Tarso resta una caso isolato.
Il problema è abbastanza complesso. In discussioe è la carenza della capacità di stare insieme.
Spesso entrano in gioco fattori come:
Scarsa fiducia reciproca: ognuno tende a difendere il proprio piccolo spazio senza costruire ponti.
Polarizzazione: invece di dialogare, prevale il conflitto tra “noi” e “loro”.
Individualismo esasperato: l’interesse personale prevale sull’interesse collettivo.
Debolezza delle istituzioni e dei corpi intermedi: associazioni, comunità, gruppi che tradizionalmente creavano legami oggi faticano a mantenere coesione.
Se guardiamo alla dimensione culturale e alle comunità locali, il “mancare la capacità di stare insieme” ha radici profonde.
Nelle comunità tradizionali, specie nei piccoli paesi, la vita sociale era intessuta di riti collettivi: feste patronali, lavori agricoli condivisi, momenti di solidarietà concreta (aiutarsi nelle vendemmie, nelle costruzioni, nei lutti). Questi momenti non erano solo occasioni pratiche, ma strumenti culturali di coesione: si costruiva identità comune.
Oggi, invece, assistiamo a fenomeni opposti:
Frammentazione: ciascuno tende a chiudersi nel proprio nucleo familiare o nel proprio mondo digitale, riducendo la partecipazione alla vita collettiva.
Perdita di spazi comuni: piazze, circoli, parrocchie, associazioni — un tempo luoghi di incontro quotidiano — si svuotano o vengono sostituiti da relazioni virtuali meno profonde, leggi social e TV.
Erosione delle tradizioni: feste popolari e riti comunitari vengono vissuti più come attrazioni turistiche che come strumenti di appartenenza.
Debole trasmissione intergenerazionale: i giovani spesso non ricevono dai più anziani il senso del “fare comunità” come valore.
Eppure, proprio a livello locale ci sarebbero le condizioni per ricostruire questa capacità:
Piccole comunità resilienti che si organizzano in cooperative, comitati di quartiere, gruppi di acquisto solidale.
Rinascita culturale attraverso eventi che uniscono memoria e innovazione, dando senso nuovo a tradizioni antiche.
Uso virtuoso della tecnologia per facilitare reti di mutuo aiuto e non per sostituire il contatto diretto.
In fondo, la cultura del “noi” nasce quando le persone si riconoscono come parte di un destino comune, non solo come individui isolati. La cultura del “noi” non nasce dalla nostalgia del passato, ma dalla capacità di reinterpretare la tradizione per i bisogni di oggi.
Per una comunità che rinasce
Ogni piazza, circolo, giardino, edificio dismesso può diventare luogo d’incontro. Gli spazi non devono restare vuoti: vanno trasformati in officine di socialità, cultura e solidarietà.
Le feste, le sagre e i riti locali non sono solo folklore: sono memoria condivisa. Vanno vissuti con spirito creativo, coinvolgendo giovani e anziani, per mantenere viva l’anima della comunità.
La comunità è forte quando nessuno resta solo. Creiamo reti di vicinato solidale: chi ha tempo lo dona, chi ha competenze le condivide. Così il “noi” diventa concreto.
Raccogliere le storie di ieri per costruire il domani. Ogni voce, fotografia, testimonianza diventa parte di un patrimonio comune da custodire e trasmettere alle nuove generazioni.
Ogni nuovo abitante — che venga da un’altra città o da un altro Paese — è una risorsa. L’integrazione è la prova più alta della capacità di stare insieme: arricchisce tutti.
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E’ una riflessione che discende da molti anni di esperire, prima e da quando sono rientrato nella mia comunità di origine dalla quale mi ero allontanato a 23 anni per rientrare a 46 dopo studi e insegnamento in cinque regioni diverse: viaggi come apertura al mondo per tenere lontani la noia, l’abitudine, il rischio di chiusura al diverso e ampliare gli orizzonti culturali. E poi il mettere insieme giovanissimi e giovani (Scuola e attività speciali viaggi compresi; Matetica Basket, 9 anni con circa 80 allievi), adulti e anziani (UTE-TEL-B dal 1989) uniti dai medesimi interessi, uniti dal desiderio di conoscere stando insieme. Oltre 750 conferenze, corsi di lungo periodo (informatica, inglese, arabo, archeologia, formazione docenti, pittura, decoupage, mosaico, ceramica), 130 viaggi in Italia e In Europa, 20 pubblicazioni, organizzazione di gemellaggi, scambi internazionali, rappresentanza culturale nazionale e europea specie in Grecia (convegni e raduni ad Atene, Rodi, Zacinto, Creta, Cipro), incoming operator con il ricevimento e l’intrattenimento di oltre 3000 greci in visita presso l’Istituto ellenofono oggi Fondazione. La lista è lunga ma vale la pena ricordare i quadri della Madonna del Mare donati a Bova, alla Chiesa dell’Assunta di Delianuova, alla Chiesa di don Bosco di Bova Marina e il mosaico della Madonna del Mare in fregio alla strada che costeggia il promontorio. E per finire deliapress.it digitale che segue il cartaceo Deliapolis. 42 anni non sono assimilabili ad una folgorazione, nascono dal sentirsi membro di una comunità per la quale si deve essere parte attiva, per la quale occorre mettersi in gioco e … ci vuole – ora sì – resilienza per superare le difficoltà, le cattiverie, le invidie, le pochezze altrui molti dei quali non concepiscono che fai quello che fai senza interesse. Forse perché proiettano all’esterno la propria egoità.
Tutto questo per dire a Maria Luisa Napoli che la via dell’impegno e della coerenza è lunga, difficile, ostacolata, ma alla fine la costanza e la perseveranza la spuntano. Ho visto tanti detrattori dimenticati e altri alla fine richiedermi.
L’attesa non è semplicemenbte una condizione passiva ma piuttosto una virtù attiva e una strategia saggia, è fiducia nel corso naturale degli eventi nell’attesa del momento giusto per agire e ottenere il risultato desiderato.











