A Reggio Calabria, tra le armonie solenni del Teatro “Francesco Cilea”, si è rinnovato il rito del San Giorgio d’Oro, la più alta onorificenza cittadina. Un appuntamento che non è soltanto celebrazione, ma memoria viva: l’inizio di un tempo condiviso, quello dedicato al Santo Patrono, in cui la città si raccoglie e si racconta attraverso i volti dei suoi protagonisti. Tra le figure che quest’anno hanno ricevuto il riconoscimento, emerge con grazia e intensità il nome di Tina Nicolò, artista che da decenni attraversa il panorama culturale ben oltre i confini della sua terra d’origine.
Figlia di Reggio Calabria, la Nicolò porta nelle sue opere il respiro del Mediterraneo, la luce che accarezza le coste, il silenzio antico delle pietre. I suoi dipinti non si limitano a rappresentare: custodiscono. Dentro ogni tela si avverte un dialogo sottile tra natura e memoria, tra visibile e sentito. I colori — vivi, talvolta impetuosi, talvolta appena sussurrati — diventano tracce di un’identità che non smette di interrogarsi e di rinascere. La sua è una pittura che non cerca distanza, ma prossimità. Che invita chi guarda a entrare, a riconoscersi, a restare. Ed è forse proprio in questa capacità di generare relazione che si radica la forza del suo percorso artistico, costruito nel tempo con coerenza e dedizione. Il cammino di Tina Nicolò è costellato di esperienze espositive, personali e collettive, tra Biennali, musei e spazi dedicati all’arte, in Italia e all’estero. Ma accanto alla produzione artistica, si muove un impegno silenzioso e costante: quello rivolto ai giovani, alla formazione, all’inclusione. Laboratori, incontri, percorsi educativi diventano così estensione naturale della sua ricerca, luoghi in cui l’arte si fa possibilità e scoperta. Nel suo lavoro convivono due tensioni complementari: quella verso la bellezza e quella verso la responsabilità. Perché creare, per lei, non è mai un gesto isolato, ma un atto che appartiene alla comunità, un modo per restituire senso e valore ai luoghi e alle persone.
Il SanGiorgio d’Oro conferito a Tina Nicolò assume allora un significato che va oltre la dimensione del
premio. È riconoscimento di un cammino, certo, ma anche segno di una continuità: quella tra chi custodisce e chi rinnova, tra chi racconta e chi ascolta. Nelle sue opere, come nella sua presenza discreta ma incisiva, resta qualcosa che non si esaurisce nello sguardo. Una traccia leggera e persistente, come la luce al tramonto sullo Stretto: fragile solo in apparenza, eppurecapace di durare.









