epa08728883 (FILE) - US poet Louise Glueck (L) with the 2015 National Humanities Medal during a ceremony in the East Room of the White House in Washington, DC, USA, 22 September 2016 (reissued 08 October 2020). The 2020 Nobel Prize in Literature has been awarded to Louise Glueck, the Swedish Academy has announced. EPA/SHAWN THEW *** Local Caption *** 53031868

Il Nobel per la Letteratura 2020 è stato assegnato alla poetessa statunitense Louise Gluck per “la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”. Questa volta, dopo gli scandali sessuali che hanno fatto saltare l’edizione 2018, la doppia assegnazione nel 2019 a Olga Tokarczuk e al contestato Peter Handke, il prestigioso riconoscimento dell’Accademia Reale Svedese fa i conti con il Covid 19.

Il Nobel nell’era della pandemia ha, inevitabilmente, all’annuncio in Svezia del vincitore, un pubblico più ristretto. E la cerimonia di consegna alla Concert Hall, il 10 dicembre, giorno dell’anniversario della morte di Alfred Nobel, non potrà avere i festeggiamenti di sempre e dovrebbe essere sostituita da una trasmissione televisiva. Il montepremi è stato invece aumentato dalla Fondazione a 10 milioni di corone, più o meno 950 mila euro.

L’annuncio – VIDEO

Gluck è nata nel 1943 a New York e vive a Cambridge, nel Massachusetts dove insegna inglese alla Yale University, New Haven, Connecticut. Ha debuttato nel 1968 con Firstborn ed è stata presto riconosciuta come uno dei poeti più importanti della letteratura contemporanea americana. E’ già stata premiata con prestigiosi Premi tra cui il Pulitzer nel 1993 e il National Book Award nel 2014.

Nel 2003 è stata insignita del titolo di poeta laureata. E’ autrice di dodici raccolte di poesia e di alcuni volumi di saggi sulla poesia, tutti caratterizzati dalla ricerca della chiarezza. Al centro delle sue opere, l’infanzia e la vita familiare, lo stretto rapporto con genitori e fratelli.

Nelle sue poesie affronta le illusioni del sé. Gluck cerca l’universale, e in questo si ispira ai miti e ai motivi classici, presenti nella maggior parte delle sue opere. Le voci di Didone, Persefone ed Euridice – gli abbandonati, i puniti, i traditi – sono maschere di un sé in trasformazione, tanto personale quanto universalmente valido. Tra le sue raccolte, che l’hanno fatta paragonare a Emily Dickinson, ‘Il trionfo di Achille’ (1985) e ‘Ararat’ (1990), The wild Iris (1992, uscito in Italia per Giani Editore con il titolo L’iris selvatico), Averno (2006, edito in Italia da Dante & Descartes) .