Ci sono luoghi dove il tempo sembra camminare più lentamente. Luoghi dove il mare non è soltanto un orizzonte, ma diventa memoria, racconto, respiro della terra. Lungo la costa ionica della Calabria, tra il vento salmastro e il silenzio degli ulivi, nasce la poesia di Rocco Criseo, poeta dialettale, scrittore e cantastorie di Bova Marina.
La sua è una poesia che non cerca il clamore. Arriva piano, come il vento della sera che attraversa le strade del paese e si posa sui muri antichi delle case. È una voce che parla sottovoce, ma che porta dentro di sé il peso dolce della memoria e l’eco lontana delle generazioni passate. Nei suoi versi vive l’anima dell’Area Grecanica, una terra antica dove le parole hanno ancora il suono delle radici.
Criseo scrive nel dialetto della sua gente. Una lingua semplice e profonda, fatta di suoni che sembrano nascere dalla pietra, dal mare, dal vento che accarezza le colline. Non è soltanto una scelta stilistica: è un gesto d’amore verso la propria terra, un modo per custodire la memoria e impedire che le storie di un popolo scivolino nel silenzio del tempo.
Il suo percorso letterario è un viaggio fatto di parole e ricordi. Nel 2008 pubblica il romanzo “Raccontando un po’… viaggio nella memoria di un paesino dell’estremo sud” (Edizioni Artemis), un’opera che già nel titolo rivela il suo desiderio di salvare dall’oblio le immagini e le voci di una comunità. L’anno successivo esce la silloge poetica in dialetto calabrese “Terra ’ngrata… ma si la terra mia!” (Città del Sole Edizioni), con prefazione del professor Pasquino Crupi. In queste poesie la terra diventa madre severa e amata, luogo di nostalgia e appartenenza.
Nel 2017 pubblica il romanzo “Nessuno è perfetto” (Edizioni Apodiafazzi), mentre negli anni successivi la sua voce poetica continua a farsi strada attraverso nuove raccolte e partecipazioni a importanti antologie dedicate alla poesia dialettale. Nel 2019 viene inserito nell’antologia “Vuci senza tempu”, curata dall’Unione Poeti Dialettali Calabresi. Nel 2020, nel tempo sospeso della pandemia, nasce la silloge “Angiuli senz’ali”, una raccolta di poesie in vernacolo scritte durante il periodo del Covid-19 e patrocinata dal Circolo Culturale “Pietro Timpano” di Bova Marina. Nel 2022 pubblica “Vuci di la me terra” (Edizioni Apodiafazzi), un titolo che è già una dichiarazione d’amore: la voce della propria terra, la voce di un popolo che vive nei suoni del dialetto. Nel 2024 torna tra gli autori dell’antologia “Vuci senza tempu secundu cantu” (Edizione Nosside), ancora una volta insieme all’Unione Poeti Dialettali Calabresi, di cui è componente attivo.
Nel corso degli anni Rocco Criseo ha ricevuto numerosi riconoscimenti in premi letterari, sia in
Calabria che in altre regioni italiane, per la narrativa e per la poesia dialettale.
I suoi testi sono presenti in diverse antologie poetiche e narrative, segno di un percorso letterario che continua a crescere nel tempo. Eppure tutto è iniziato in modo semplice, quasi naturale. I primi versi nascono quando era ancora studente alla scuola media dei Salesiani. Amava le materie letterarie e imparava a memoria le poesie dei grandi autori italiani. Le parole gli restavano dentro con facilità, come se trovassero spontaneamente il loro posto nella memoria. Da quella familiarità con il ritmo e con la rima nacque il desiderio di scrivere.
Oggi la sua poesia continua a nascere dall’incontro tra uomo e paesaggio. Nei suoi versi appaiono immagini leggere e quotidiane: una barca che rientra al tramonto, il sole che scivola lentamente dietro le colline, una voce lontana che chiama da una strada del paese. Piccoli frammenti di vita che diventano poesia. A volte lo sguardo dei suoi versi si spinge verso i borghi dell’entroterra, come Bova, dove la pietra custodisce ancora il passo della storia e il silenzio sembra parlare una lingua antica. La poesia di Rocco Criseo nasce proprio da questo dialogo continuo tra memoria e presente, tra sogno e realtà, tra uomo e paesaggio. I suoi versi non cercano l’enfasi, ma la verità semplice delle cose. Camminano lentamente, come chi conosce bene la strada della propria terra e non ha fretta di arrivare. E mentre il vento dello Ionio continua a soffiare leggero su Bova Marina, la sua poesia resta sospesa nell’aria come un canto silenzioso. Un canto che racconta una Calabria profonda, antica e luminosa. Una poesia fatta di mare, di vento e di memoria.

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Ecco di seguito l’intervista al poeta Rocco Criseo
- Le origini della poesia. Quando è nata la sua passione per la poesia e quale momento
della sua vita ricorda come decisivo?
Ho incominciato a scrivere i primi versi quando frequentavo la Scuola Media dai Salesiani. Ero
molto portato per le materie letterarie, allora imparavamo a memoria le poesie dei grandi poeti
nostrani ed io eccellevo in questo. Mi veniva facile memorizzare quei versi e così mi misi anch’io
a scrivere in rima. - C’è stato un poeta, un libro o una persona che ha influenzato il suo modo di scrivere?
No, leggevo con piacere le opere dei più grandi poeti del passato, avevo una predilezione per
gli autori dell’ottocento e ancora oggi molte loro poesie li declamo a memoria. - Qual è la prima poesia che ha scritto e che ricordo ne conserva?
La prima poesia che ho scritto era una riflessione sulla vita, ricordo che fui contento di quei
pochi versi scarabocchiati in un quaderno a righe. - Il dialetto come lingua poetica. Perché ha scelto di scrivere in dialetto invece che in
italiano?
Per quanto riguarda la scelta del dialetto essa deriva dal fatto che amo scrivere in metrica e
rima. Sono fermamente convinto che con questi due elementi si acquista quella musicalità che
rende piacevole la declamazione e anche la lettura. Il dialetto rispetto alla poesia in lingua si
presta meglio a questa mia esigenza. - Che valore culturale ha oggi il dialetto nella comunità di Bova Marina?
Siamo in un’epoca in cui pure la lingua italiana sta lasciando il passo lentamente a termini
sempre più inglesizzati. Quando vado nelle scuole dico sempre ai ragazzi che mi ascoltano che
è primario l’italiano e l’inglese, ma non bisogna dimenticare la lingua dei nostri padri perché così
salvaguardiamo i valori del passato e gli usi e costumi di un tempo. Se si dimentica il passato
non si costruisce il futuro. - Pensa che la poesia possa contribuire a preservare la lingua e le tradizioni dell’Area
Grecanica?
La poesia può essere un valido volano affinché la lingua e le tradizioni del nostro territorio non
vadano perse. Non è facile in questa società dominata dalla tecnologica e dalla intelligenza
virtuale. L’ impegno è questo, con la poesia e con la musica tenere in vita il nostro dialetto e la
minoranza linguistica dei Greco -Calabro. - Ispirazioni e processo creativo. Da dove nasce l’ispirazione per le sue poesie: dalla
memoria, dai paesaggi o dalle emozioni quotidiane?
Le mie poesie nascono al momento, un ricordo istantaneo, un fatto di cronaca, la visione di un
paesaggio, riflessioni personali, talvolta da un semplice gesto delle persone. - Il mare e il territorio dello Jonio quanto influenzano la sua scrittura?
Molte mie poesie parlano del nostro mare e delle bellezze naturalistiche del territorio. Scrivo
volentieri dell’ambiente in cui vivo, trovo da esse tanta ispirazione e tanto materiale da cui posso
trarre spunto. - Ha un momento o un luogo in particolare dove preferisce scrivere?
Io scrivo nel momento in cui ho l’ispirazione, a volte mi alzo la notte, oppure mi fermo per strada
e metto qualche verso sulla mia pagina del cellulare. - Terra, memoria e identità. Quanto è importante la memoria dei borghi antichi come
Bova nella sua poesia?
Il ricordo dei borghi antichi ha sempre fatto parte dei miei versi. Ho scritto molto su Bova e le
sue tradizioni. - Che ruolo hanno le storie degli anziani e la tradizione orale nella sua ispirazione?
Le storie degli anziani e le tradizioni mi hanno talmente ispirato che ho scritto due Romanzi in
lingua: “Raccontando un po’” e “Nessuno è perfetto”. - Nei suoi versi si percepisce spesso il legame con la terra: cosa rappresenta per lei la
Calabria?
La Calabria è la mia terra natia, l’amo profondamente con tutte le sue contraddizioni e le
precarietà. La mia prima silloge poetica pubblicata ha per titolo: “Terra ‘ngrata…ma si la terra
mia.” - Poesia e nuove generazioni. Crede che i giovani oggi siano ancora interessati alla
poesia e alla cultura del territorio?
Bisogna parlare con i giovani e farli interessare a questa forma di espressione sociale. Vivono
oggi in un mondo virtuale e spesso disconoscono la reale situazione dell’ambiente in cui vivono.
Penso che se si instaura un buon rapporto con loro possono interessarsi sia alla poesia che alla
cultura del territorio. - Cosa direbbe ad un giovane che vuole iniziare a scrivere poesia?
Se trovo un giovane che vedo interessato a scrivere poesie lo sprono a farlo perché troverà
sfogo a tutte le sue frustrazioni e sarà d’aiuto per il suo cammino futuro. - Domanda conclusiva: se dovesse riassumere la sua terra in un solo verso poetico,
quale sarebbe?
“Si terra tuni chi mi dun’amuri!”









