Anche se volessi, è un giorno che non potrei ignorare per il semplice fatto che in quel giorno sono nato senza sapere che cosa era capitato vent’anni prima, il cataclisma di una prima guerra Mondiale, e ignorando che ero arrivato in un Paese che non era libero, vittima del ventennio fascista, che ci stava scaraventando, dopo solo due anni, in una irresponsabile seconda querra mondiale di cui in me è sopravvissuta la paura che percepivo quando appena di sei anni mi rifuggiavo in aperta campagna con i miei, dove ci eravamo trasferiti, per evitare di essere vittime dei bombadamenti alleati su Bova.

Sì, il 4 novembre ha ancora molto da insegnarci oggi.
In Italia, questa data è il Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, e ricorda la fine della Prima guerra mondiale per il nostro Paese, nel 1918, con la vittoria e la firma dell’armistizio di Villa Giusti.

Ma più che una celebrazione militare, oggi il 4 novembre può essere letto come un momento di riflessione su diversi valori:

La pace – Dopo una guerra che costò milioni di vite, il 4 novembre ci ricorda quanto siano fragili la pace e la libertà, e quanto vadano difese non solo con le armi, ma con il dialogo e la solidarietà.

L’unità nazionale – In un’epoca in cui il Paese può sembrare diviso da differenze sociali, culturali o politiche, questa data invita a riscoprire ciò che ci unisce: la Costituzione, la comunità e la responsabilità verso il bene comune.

Il sacrificio e la memoria – È un giorno per ricordare chi ha servito e serve il Paese, non solo nelle Forze Armate ma anche in missioni di pace, nella protezione civile o in contesti di emergenza.

Il valore della storia – Ricordare il 4 novembre aiuta a capire come i conflitti nascano e si sviluppino, e quanto sia importante la memoria storica per evitare di ripetere gli errori del passato.

In sintesi, il 4 novembre insegna ancora oggi che unità, pace e memoria sono conquiste da rinnovare ogni giorno, non solo da commemorare una volta l’anno.

Aggiungo che le strategie per limitare la libertà sono subdole, procedono per piccoli passsi, non fanno clamore, coinvolgono persone inconsapevoli a cui fanno sognare soluzioni forti ma sbrigative e risolutive. Insomma i cavalli di Troia, prodromi di inganni, non sono sempre con l’aspetto del cavallo anzi hanno sempre aspetti diversi, anche faccine gioiose.

Ma la storia insegna a tutti? Purtroppo, no! Ci sono milioni di persone che non entrano mai nella fase dell’apprendimento, dimenticano, ripetono gli errori degli avi.

E se non fosse così, come potremmo giustificare la seconda guerra mondiale?

Per chi non lo sapesse con essa abbiamo superato ogni record: dal 1939 al 1945 il numero stimato dei morti tra militari e civili non è inferiore ai 66 milioni!

Il fatto è che il diritto di vivere in pace non si concilia con gli interessi di chi detiene il potere e ne vuole acquisire di più.