È stata ieri, 6 novembre 2025 la prima assoluta del docufilm: “Domani – Il viaggio di Maysoon Majidi”, proiettata presso lo storico Cinema Astra di Firenze. Non si tratta solo del racconto della
fuga di un’attivista politica, ma una durissima denuncia contro le storture della giustizia italiana,
che hanno trasformato la ricerca di libertà in un’ingiusta detenzione. Il dramma giudiziario di
Maysoon Majidi, l’attivista curdo-iraniana ingiustamente imprigionata in Italia con l’accusa di
scafismo, approda sul palcoscenico del cinema documentario più prestigioso d’Italia. Il Docufilm
è stato realizzato dalla casa di produzione Streets Film e si riferisce alla rievocazione della
vicenda kafkiana, che ha visto Maysoon Majidi detenuta per 302 giorni.
Il documentario è stato selezionato, per il Festival dei Popoli di Firenze, il più importante e antico festival internazionale di documentari in Europa. Lo stesso evidenzia una profonda riflessione sulla condizione paradossale di chi cerca salvezza in Europa e finisce intrappolato nelle maglie giudiziarie.

Dietro la narrazione potente, c’è un lavoro tecnico di alto livello: la regia è stata
diretta da Vincenzo Caricari, Barbara Di Fabio di Locri; la fotografia è stata curata dal
direttore della fotografia Emiliano Barbucci, il suono da Simone Casile; invece il montaggio è
stato realizzato da Martino Scordenne e le musiche originali portano la firma del musicista
Francesco Loccisano.

La selezione al Festival dei Popoli, noto per dare voce a storie urgenti e complesse, sottolinea l’importanza e l’attualità del messaggio del film, che denuncia un Paese “che volta le spalle a chi fugge per tutelare i propri diritti civili”.
Maysoon Majidi, regista e attrice curdo-iraniana, era stata costretta ad abbandonare l’Iran a
causa del suo impegno politico e civile contro il regime degli ayatollah. Dopo aver affrontato il
mare, l’arrivo in Italia con 77 altri migranti è stato traumatico: è stata subito arrestata a Crotone
con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, etichettata come “scafista”.
Basata su testimonianze non verificate, questa accusa ha dato il via a una vera e propria
vicenda kafkiana. Majidi ha scontato 302 giorni di prigionia, inclusi due settimane in isolamento,
prima di essere finalmente assolta con formula piena. I registi Vincenzo Caricari e Barbara Di
Fabio raccontano il calvario di Majidi, trasformandolo in un racconto universale sull’esilio e
sull’assurdità della prigionia. L’opera è una forte denuncia contro la condizione paradossale di
quei migranti che, fuggiti da guerre e persecuzioni in cerca di diritti e futuro in Europa, si
ritrovano “ingabbiati tra le maglie giudiziarie di un Paese che volta le spalle” alle vittime, finendo
per criminalizzare chi chiede aiuto. La storia di Maysoon Majidi è un monito sulla necessità di
riformare le leggi, che portano all’ingiusta detenzione di persone innocenti sulle rotte migratorie.
L’importante e urgente storia di Maysoon Majidi non sarà confinata alle sale del Festival dei
Popoli. Oltre alla prima in presenza, il docufilm “Domani – Il viaggio di Maysoon Majidi” sarà
accessibile a un vasto pubblico digitale. In collaborazione con il festival, il documentario è
disponibile in streaming sulla piattaforma Mymovies.it, il principale sito cinematografico e il
database di cinema online più consultato del Paese. La visione online sarà attiva da giorno 6
novembre, fino al 9 novembre. Durante questo periodo, il pubblico da casa potrà non solo
visionare l’opera che denuncia l’ingiusta prigionia dell’attivista curdo-iraniana, ma anche
partecipare attivamente al suo successo. “Domani” concorrerà, infatti per il Mymovies Award, un
riconoscimento che premia il documentario con il più alto indice di gradimento espresso dagli
spettatori online. Questa opportunità estende la risonanza del film, permettendo alla vicenda
kafkiana di Maysoon Majidi di raggiungere un’audience nazionale e di mettere in luce la
denuncia degli autori Vincenzo Caricari e Barbara Di Fabio contro la criminalizzazione dei
migranti.