Da facebook. Socializziamo questa interessante analisi di Adam Amedeo Fosso

Non è un conflitto nato ieri. Non è un incidente. È il risultato di un quarto di secolo in cui una superpotenza ha tentato in ogni modo di piegare un popolo che ha osato dire: “La nostra sovranità non è in vendita.”

Tutto comincia nel 1999, quando Hugo Chávez rompe un ordine che sembrava eterno: quello di un Venezuela docile, sottomesso, ridotto a pompare petrolio a basso costo per gli interessi di Washington.

Chávez dà voce agli esclusi, redistribuisce ricchezza, riforma la terra, tocca il cuore del potere: il petrolio.

E da quel momento, per gli Stati Uniti, il Venezuela diventa un problema da “correggere”.

Nel 2002 arriva il golpe: 47 ore di colpo di Stato, con funzionari statunitensi in contatto diretto con i cospiratori.

Fallisce.

Il popolo scende in strada, le forze armate restano fedeli alla Costituzione, e Chávez torna al suo posto.

Ma da lì in avanti, l’assedio cambia forma: sabotaggi economici, scioperi pilotati, attacchi informatici, violenze di piazza organizzate e finanziate dall’esterno.

Poi arrivano le sanzioni, l’arma più crudele.

Sanzioni che colpiscono il petrolio, le banche, l’oro, i medicinali, il cibo.

Sanzioni che, secondo studi indipendenti, hanno provocato decine di migliaia di morti evitabili.

Una guerra economica travestita da “difesa della democrazia”.

E quando le sanzioni non bastano, si passa ai tentativi di invasione:

– l’operazione Guaidó,

– i mercenari della Baia di Macuto,

– le pressioni internazionali,

– le campagne mediatiche costruite per delegittimare un governo che non si piega.

Eppure, nonostante tutto questo, il Venezuela non è crollato.

Ha resistito.

Ha costruito alleanze internazionali.

Ha rafforzato il potere popolare.

Ha continuato a votare, a discutere, a organizzarsi.

Ha dimostrato che un popolo può sopravvivere a un assedio totale se ha dignità, memoria e coscienza.

Negli ultimi anni, l’escalation è diventata militare.

Task force navali, minacce di intervento diretto, classificazioni arbitrarie di “terrorismo”, fino agli attacchi e al rapimento del presidente Maduro.

Un atto gravissimo, che mostra fino a che punto gli Stati Uniti sono disposti ad arrivare pur di spezzare un Paese che ha scelto un cammino diverso.

La verità è semplice:

la guerra contro il Venezuela non è solo contro Caracas.

È contro l’idea stessa che un Paese del Sud del mondo possa decidere da solo il proprio destino.

È un messaggio rivolto a tutti i popoli che non accettano più di vivere nel “cortile di casa” di nessuno.

Per questo, parlare del Venezuela oggi significa parlare di noi.

Della nostra libertà.

Del nostro diritto a un mondo multipolare, dove nessuna nazione impone la sua volontà sulle altre.

E allora, non si tratta solo di solidarietà.

Si tratta di scegliere da che parte stare nella storia.

Con chi difende la sovranità dei popoli,

o con chi vuole decidere al posto loro.

Adam Amedeo Fosso

Bandiera del Venezuela

NdR Le Operazioni speciali proliferano ma i metri di valutazione degli Occidentali subalterni sono diversi. L’arroganza della dottrina Monroe e allargamenti successivi. Quello che fanno gli altri è da criminali, se cose analoghe le fanno gli USA ” motivandole in vario modo, è leggittimo”. E se ad affermarlo sono governanti è grave. Ahimé! Vedi i precedenti articoli