La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è una proposta che in Italia ritorna periodicamente da quasi 40 anni. nessuno ha mai potuto osare di farlo a colpi di maggioranza.

Trattandosi di un argomento delicato che incide sull’equilibrio dei poteri, una coscienza democratica non lo porta avanti senza un accordo tra le parti a partire dal Parlamento.

Infatti l’accordo politico non c’è mai stato. L’attuale governo avendo un’ampia maggioranza, ignorando le altrui posizioni lo porta avanti e, non avendo avuto la richiesta maggioranza qualificata in Parlamento, cerca una rivalsa con un referendum che, per troppa fiducia nel genere umano dei Costituenti, non prevede maggioranze qualificate, neanche il quorum(!).

La domanda è: Perché allora?

Le fantasie sono tante, per esempio eliminerebbero le correnti. Di una banalità esilarante: è nella natura umana aggregarsi quando si condividono le idee.

La risposta è alla fine

Qui trovi i principali tentativi politici e istituzionali, in ordine cronologico.

1. Commissione Bozzi (1983-1985)

La Commissione Bozzi fu la prima grande commissione parlamentare per la riforma della Costituzione.

Tra le varie proposte si discusse anche:

separazione tra giudici e PM

modifiche al Consiglio Superiore della Magistratura.

La proposta però non arrivò mai a una riforma costituzionale votata.

2. Commissione Bicamerale D’Alema (1997)

Nel 1997 il Parlamento istituì la Commissione Bicamerale per le riforme costituzionali presieduta da Massimo D’Alema.

Tra i punti discussi:

separazione delle carriere

riforma del CSM.

Il progetto fallì per mancanza di accordo politico e la riforma non fu mai approvata.

3. Progetti dei governi di centrodestra (2001-2006)

Durante i governi guidati da Silvio Berlusconi vennero presentate varie riforme della giustizia.

Tra le proposte:

separazione delle carriere

cambiamenti al CSM

maggiore responsabilità disciplinare dei magistrati.

Una riforma costituzionale fu approvata dal Parlamento nel 2005 ma fu respinta nel referendum del 2006.

4. Dibattito durante gli anni 2010

La separazione delle carriere tornò più volte nel dibattito politico:

riforme proposte da diversi partiti

discussioni accademiche e parlamentari.

Tuttavia non si arrivò mai a una modifica costituzionale votata dai cittadini.

5. Riforma costituzionale approvata dal Parlamento nel 2025

Il Parlamento ha approvato la legge costituzionale sulla magistratura che prevede:

separazione delle carriere

due Consigli superiori della magistratura

una nuova Corte disciplinare.

Non avendo raggiunto la maggioranza qualificata prevista dalla Costituzione, la legge è stata sottoposta a referendum popolare nel 2026.

Perché questa riforma è così discussa

Il motivo è che tocca uno dei principi più delicati dello Stato: l’equilibrio tra poteri.

In particolare riguarda il rapporto tra:

magistratura

politica

sistema delle garanzie costituzionali.

Ad esempio, viene istituita una nuova Alta Corte disciplinare con competenza sui procedimenti disciplinari dei magistrati.

La legge stabilisce che:

  • giudica i magistrati giudicanti e requirenti

Di questa legge ordinaria non c’è traccia, per cui il SI è una carta bianca.

Pensate che chi disinvoltamente ha portato avanti il referendum, malgrado il disaccordo del mondo esterno alla maggioranza, non prepari la sorpresina di metterci nell’elenco degli estraibili a sorte componenti benevoli verso il governo o comunque disposti ad esserlo a fini di carriera?

E le procedure, il funzionamento, e tutto il resto? Tutto ancora da scrivere e proprio li sarà la differenza. E ci penserebbero i burocrati compiacenti!

C’è scritto nero su bianco come saranno formati gli elenchi da cui sorteggiare? NO.

Scommettete che saranno persone di fiducia, quindi potranno assegnare, trasferire magistrati, facendo proprio corrente perché sono omogenei e funzionali a chi li ha voluti.-

Quando nell’individuare una parte dei magistrati ci mette lo zampino il Governo, addio indipendenza della magistratura,

Vogliono una magistratura docile che non disturbi il manovratore. Noi riteniamo che qualunque sia il colore politico di chi governa non deve avere sconti se sbaglia e non deve avere una magistratura sotto controllo. Ci sono precedenti storici in tutti i regimi allergici alla democrazia e all’uguaglianza.

Ma la storia, insegna?