Contestato per la prima volta, in Canada, il delitto-reato di associazione di stampo mafioso transnazionale ed armata, commessi con l’aggravante del ricorso al metodo mafioso, al fine di agevolare la ’ndrangheta.

IL BRACCIO DI FERRO TRA ‘NDRANGHETA E COSA NOSTRA PER LA CONQUISTA DEI RICCHI MERCATI AMERICANI

Domenico Salvatore

MONTREAL (Canada)-Il ricco continente americano era stato colonizzato dalle mafie italiane, al seguito del flusso migratoro e del mito della ricchezza ‘mericana’ e ‘facile’.

Cosa Nostra, Picciotteria, mafia, Camorra, Onorata Società ed altri derivati come la ‘Mano Nera’.

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Poi vennero fuori le cinque famiglie di New York: Gambino, Bonanno, Colombo, Genovese e Lucchese, che avevano le mani in pasta dappertutto; in costante collegamento con la ‘madre patria’, Cosa Nostra Siciliana.

Le faide, per la conquista di un piccolo o grande spazio, Storia alla mano, nascono all’interno di una ‘famiglia’, cosca, clan o ‘ndrina.

Piccoli sussurri, riverberi, mormorii, che nel tempo, diventano rombi di tuono; scontri verbali, litigi, dissapori, battibecchi, alterchi.

E risolverli in tempo reale, non è mai semplice e facile per il capibastone, vicecapo e reggente; non basta gonfiare i muscoli, digrignare i denti, per ricomporre i dissidi, le divergenze, i diverbi.

Nascono scontati ed inevitabili, i gruppuscoli scissionistici; talora i ‘saggi compagni’, marpioni della mafia riescono con l’esperienza, la competenza, le svenevolezze,le smancerie, le moine a far rientrare nei ranghi i riottosi ed i ribelli ( ed a concedere loro maggiore spazio e visibilità; al prezzo anche di qualche piccolo ‘fiore’, piccola ‘dote’, che non guasta mai).

Purtroppo, vi sono anche categorie come gl’irriducibili, irrazionali, istintuali e viscerali che si spezzano, ma non si piegano; ed allora è scissione; è, scontro armato, sangue, vendetta.

La cosca si moltiplica; ne spuntano due e talora, anche tre clan; troveranno posto pure nella ‘locale’.

Crescono gli appetiti, l’ingordigia, la cupidigia, la voluttà, le lusinghe, il fascino e la seduzione della ricchezza, del potere…donne, macchine, oro, gioielli, vestiti, tutti griffati, fiorente conto in banca, azioni in Borsa, viaggi in aereo e crociera, figli all’Università, nomea, fama…finchè la barca va, lasciala andare.

Si alza il livello dello scontro; sferra, specchio e lupara ma anche pistola, mitra,  kalashnokov, bazooka, lanciamissili e lanciagranate, tritolo, autobomba e dinamite.

Era scampato diverse volte agli attentati dei rivali; il 27 giugno un killer sparò 12 colpi di pistola contro le finestre dell’abitazione; ma stavolta, non gli hanno dato alcuna chance, nonostante la vettura corazzata ed il bodyguard.

“Cumpari Pascali’, come i calabresi di Hamilton chiamavano Pasquale “Pat” Musitano, Pasquale il grasso, è stato ucciso nei sobborghi della città dell’Ontario nei giorni scorsi.

Era appena sceso da un suv blindato e stava parlando con due suoi compari, uno calabrese e l’altro canadese, in un parcheggio; due anni fa, il 2 maggio del 2017 gli avevano ucciso il fratello.

Angelo Musitano, 39 anni, venne ucciso ad Hamilton da un sicario nel vialetto di casa, mentre la vittima era ancora a bordo della propria auto.

Il padre, Domenico Musitano, morto per un attacco cardiaco nel 1995 era considerato un “uomo di rispetto”.

I due germani Musitano erano stati indagati nel 1997 per l’omicidio di Johnny Papalia, capo del presunto omonimo clan e del suo braccio destro, Carmelo Barillaro.

In principio c’era la rete del contrabbando di sigarete e pietre preziose.

L’Onorata Società, faceva affari d’oro con la Camorra e Cosa Nostra, il Clan dei Marsiglieri, la Banda della Magliana, la Mafia del Bremta, il Banditismo sardo.

Cosa Nostra, conquistò i mercati con l’eroina (Nel lungo periodo l’ eroinomane sviluppa una pluralità di problemi fisici che comprendono: grave immunodeficienza, esposizione a tutti i tipi di malattie infettive (HIV/AIDS, TB, epatite B e C); disturbi epatici, respiratori e cardiaci; collasso venoso, gravi ascessi cutanei, trombosi venosa; stipsi cronica; irregolarità mestruale e infertilità nelle donne, impotenza negli uomini; malsane abitudini alimentari, perdita di peso; forti disturbi emotivi e cognitivi)proveniente dal triangolo d’oro. Birmania, Thailandia, Laos, ma anche da Nepal, Pakistan,India, Iran, Afghanistan.

La ‘Ndrangheta invece, investì gl’ingenti capitali derivanti dai riscatti miliardari dei sequestri di persona, da appalti, e sub-appalti autostradali, racket delle estorsioni ecc.sulla cocaina, trattando direttamente con i narcotrafficanti ( “La cocaina, fonte Wikipedia, è una sostanza stupefacente che agisce come potente stimolante del sistema nervoso centrale, vasocostrittore e anestetico. È un alcaloide che si ottiene dalle foglie della coca, pianta originaria del Sud America, principalmente del Perù, della Colombia e della Bolivia” Effetti ed effetti collaterali, fonte, www.sanpatrignano.org

Euforia, caratterizzato da labilità affettiva, accresciuta performance cognitiva e motoria, ipervigilanza, anoressia ed insonnia;
Disforia, caratterizzato da tristezza, malinconia, apatia, difficoltà di attenzione e di concentrazione, anoressia e insonnia;
Paranoia, caratterizzato da sospettosità, paranoia, allucinazioni e insonnia;
Psicosi, caratterizzato da anedonia, allucinazioni, comportamento stereotipato, ideazione paranoide, insonnia, perdita di controllo degli impulsi, disorientamento.)”.
Rispetto a Cosa Nostra, che millantava di essere ‘l’altro Stato’, se non uno Stato nello Stato, ‘veramente’ combattuta dallo Stato, che l’ha messa con le spalle al muro ( al costo di enormi sacrifici in termini economici, morali e materiali), la ‘ndrangheta ha potuto godere dell’anonimato o quasi; il negazionismo autolesionistico, della politica e la miopia delle autorità centrali e locali, ha consentito alla Piovra calabrese di conquistare, quasi indisturbata, i mercati di mezzo mondo, in parte lasciati liberi dalla sanguinaria criminalità organizzata siciliana.
“Prima” però, il terreno era stato dissodato e fertilizzato con il mito del lavoro al Nord-Italia, canto delle sirene per il flusso migratorio e l’autorete del soggiorno obbligato; favorita anche dall’assenza di leggi, decreti, norme e provvedimenti legislativi; deterrenti, che sono arrivati sul tappeto solamente da qualche anno, dopo le stragi e gli omicidi eccellenti come quello del prefetto di Palermo, generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
La ‘ndrangheta, non riguarda solo la Calabria o l’Italia, affermano i procuratori in tutte le salse, non solo in conferenza stampa, in televisone, alla radio e sui giornali o nella convegnistica, ma il ‘villaggio globale’ finora ha fatto orecchie da mercante; eccezion fatta per il Canada, che ha cominciato a contestare per legge, l’associazione a delinquere di stampo mafioso, cardine di tutto l’ambaradan.

Dispositivo dell’art. 416 bis Codice penale (Brocardi.it)

Fonti → Codice penale → LIBRO SECONDO – Dei delitti in particolare → Titolo V – Dei delitti contro l’ordine pubblico

Chiunque fa parte di un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da dieci a quindici anni.

Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da dodici a diciotto anni [112 n. 2].

L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da dodici a venti anni nei casi previsti dal primo comma e da quindici a ventisei anni nei casi previsti dal secondo comma.

L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.

Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.

Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra, alla ‘ndrangheta e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso [32quater].”

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Calabria, 'ndrangheta: allarme attentato, massima protezione per ...Lo Stato italiano, ha fatto la sua parte; e la sta facendo tutt’ora.

In più, sta istruendo le magistrature ‘esterne’ sul reato-delitto dell’associazione a delinquere di stampo mafioso.

I nostri giudici a cominciare dal procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, sono impegnati h 24, nella lotta alla ‘ndrangheta.

I capimafia vengono condannati al 41 bis; i gregari a migliaia di anni di galera.Giovanni Bombardieri: a Reggio Calabria le scarcerazioni più ...

Inoltre funziona il sequestro di beni mobili ed immobili per miliardi di euri e la susseguente confisca; ed assegnazione alle spocoiietà ed enti aventi diritto.

Da Pantelleria al Cadore, funzionano bene le Direzione Distrettuali antimafia e le procure così dette ordinarie.

La cronaca segnala con cadenza quotidiane le ben numerose operazioni antimafia.Procura di Palermo, il Consiglio di Stato dà ragione a Lo Voi - la ...

Senza nulla togliere al procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi che sta conducendo una dura battaglia per rintuzzare i rigurgiti di Cupola, orditi dalle nuove leve, d’accordo con i vecchi capimafia agli arresti domiciliari, in ospedale od in carcere.

Dal Canada, arrivano ottime notizie. Il Governo canadese, ha capito che la mafia non sia un argomento che riguardi solamente Calabria, Sicilia e Campania, se non Puglia e Basilicata.Giuseppe Volpe è il nuovo capo della procura della Repubblica di ...

Ma anche Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Dia e Polizia Penitenziaria, si stanno prodigando; nonostante le difficoltà legate e collegate a problemi ed andazzi datati nel tempo (stipendi bassi, benzina per le macchine,  armi e divise col contagocce, scarso personale nel corpo e dentro i tribunali ecc. i sindacati mugugnano ma con scarsi risultati).

La situazione in Campania, Puglia e Basilicata, non è assai diversa.

Il Parlamento ed il Governo, hanno approvato ed eseguito tutta una serie di provvedimenti legislativi che stanno dando al contrario risultati ecccezionali.Napoli, si insedia il nuovo procuratore Melillo
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Fonte, www.grandangoloagrigento.it :”Mafia, declino e morte del clan Rizzuto: tutta la storia (vera) finita in un film
di Redazione
Pubblicato il Nov 1, 2019

Mafia, declino e morte del clan Rizzuto: tutta la storia (vera) finita in un film

L’eliminazione di Andrea “Andrew” Scoppa è l’ultimo episodio di una guerra lacerante tra le famiglie mafiose canadesi innescata dal declino del clan Rizzuto.Omicidio di mafia: ucciso Andrew Scoppa, guerra tra i clan siculo ...
Grandangolo si è occupato molto delle vicende mafiose nordamericane spinto dall’apparteneza territoriale di alcuji suoi storici esponenti alla terra agrigentina.
Qualche tempo fa con una lucida intervista all’ex senatore del Pd, Giuseppe Lumia avevamo puntato i nostri riflettori sul Canada e sulle famiglie agrigentine operanti in quel vasto territorio, illuminando scenari inquietanti sul fenomeno mafioso e riportando l’attenzione su quanto accaduto in passato e sul ruolo davvero di primo piano della mafia agrigentina in tutte le dinamiche criminali, anche transnazionali, che hanno consacrato ai vertici del crimine organizzato internazionale clan di assoluto prestigio mafioso come quelli dei Caruana – Cuntrera e dei Rizzuto.
Ancora oggi questi nomi tornano alla ribalta ed hanno fatto recentemente capolino tra le carte della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso.
Non tutti sanno che – le vicende risalgono a mezzo secolo fa, a testimonianza che la mafia di Agrigento era ed è potente – Cosa nostra ha avuto persino un capo della cosiddetta Cupola, in quel Giuseppe Settecasi, poi assassinato sotto casa, che oltre a guidare la commissione di Cosa nostra volava, a settanta e passa anni di età, sia in Canada che in America per mettere a posto situazioni delicate e difficili e porre rimedio ai dissidi intercorsi oltre oceano tra i clan mafiosi e ndrine della ndrangheta calabrese.https://www.grandangoloagrigento.it/wp-content/uploads/2016/11/unnamed42.jpg
Quel Giuseppe Settacasi che era a capo di Cosa nostra siciliana per un periodo ben individuato nel corso del quale la guerra intestina tra cosche siciliane aveva messo “sottosopra” (parole di Tommaso Buscetta) l’onorata società.
Per le Giubbe rosse canadesi, che avevano intercettato e ascoltato Settecasi il 22 aprile e 10 maggio 1974 all’interno “Reggio Bar” di Paul Violi a Montreal mentre dava ordini e spiegava come funzionava la mafia in Sicilia (per le questure di mezza isola risultava un povero pensionato di 80 anni che giocava a carte, in maniche di camicia, con i tassisti della stazione centrale di Agrigento) l’anziano boss era un’autorità mafiosa così carismatica da poter sanare i dissidi tra ndrangheta e Cosa nostra.Quando tutto torna: da Rizzuto a Rizzuto passando per Settecasi
Quelle intercettazioni che spiegavano l’esatto organigramma della mafia siciliana di quegli anni, finirono in un cassetto della Questura di Agrigento e mai utilizzate. C’è voluta la prima strage di Porto Empedocle, 14 anni dopo, per capirne ruolo e portata. Ed in questi 14 anni la mafia ha ingigantito a dismisura il suo potere compiendo stragi, uccidendo uomini delle istituzioni, controllato la vita sociale, imprenditoriale e politica di un’intera nazione.
Nel 1974, dunque, a riprova dei consolidati rapporti di amicizia e di affari tra gli esponenti della mafia nordamericana e Cosa nostra siciliana, Vincent Cotroni, Nick Rizzuto ed i rappresentanti locali delle famiglie Cuntrera-Caruana ricevevano in Canada Giuseppe Settecasi, a capo delle cosche mafiose dell’intera provincia di Agrigento. Il clima del tempo era pesantissimo, la mafia siciliana era dilaniata da una guerra intestina che avrebbe consentito, qualche tempo dopo, la scalata al vertice dei Corleonesi di Riina e Provenzano. In una interminabile sequela di riunioni a Montreal, Epiphani, Hamilton e New York, Settecasi incontrò i principali esponenti della mafia italo-americana, tra cui Paul Castellano, Paul Violi, Giuseppe Cuffaro, Gerlando Sciascia, Angelo Mongiovì, Emanuele Ragusa.È morto a Montreal "don" Vito Rizzuto | La storia del "padrino" da ...Parroco invita fedeli a messa boss, chiesa rimasta chiusa. Parroco ...
Motivo principale del viaggio di Settecasi, secondo le autorità canadesi, era stato quello di rafforzare i rapporti tra la mafia dei due continenti e ricucire una frattura all’interno dei gruppi criminali locali.
Settecasi doveva appianare le divergenze sorte nella cosca rappresentata da Vincent Cotroni, tra Leonardo Caruana e lo stesso Nicola Rizzuto che aveva messo in discussione la sua nomina a capo mandamento. Rizzuto, in particolare, non gradiva la familiarità creatasi tra Vic Cotroni e il calabrese Paul Violi, in forte ascesa nel crimine canadese, anche grazie al matrimonio con Grazia Luppino, la figlia di Giacomo Luppino, boss originario di Castellace di Oppido Mamertina e rappresentante della “famiglia” Magaddino. Ucciso a 86 anni il padrino della mafia canadese | Guida SiciliaProprio il Cotroni, in quel matrimonio, aveva fatto da compare d’anello a Paul Violi.
La pax mafiosa raggiunta grazie alla mediazione di Settecasi fu di breve durata.
Nel 1975 Vincent Cotroni finì in carcere per essersi rifiutato di testimoniare davanti alla Commissione d’inchiesta del Parlamento canadese sul fenomeno mafioso. Paul Violi fu designato suo successore. Da Caracas, dove Nick Rizzuto era stato costretto a trasferirsi avviando un ristorante che aveva chiamato “Il Padrino”, fu organizzata la controffensiva militare contro il nuovo boss di Montreal. Uno dopo l’altro caddero tutti i sottoposti di Violi. La guerra di mafia fu spietata e nelle strade della metropoli canadese ci furono una ventina di omicidi. Poi, nel 1978, fu la volta dello stesso Paul Violi a finire assassinato all’interno del “Reggio Bar”, il locale che gestiva a Montreal e che era stato sede dei summit tra la mafia nordamericana e Giuseppe Settecasi.
Guerra di mafia in Canada/Secondo morto ammazzato dall'inizio dell ...

Per l’omicidio Violi vennero arrestati, tra gli altri, Agostino Cuntrera e Domenico Manno, entrambi legati a Nick Rizzuto.
Tre anni più tardi, non migliore sorte sarebbe toccata all’altro antagonista dell’ex campiere di Cattolica Eraclea, Leonardo Caruana. Deportato in Italia perché bollato come “indesiderato” dalle autorità che lo sospettavano di traffico internazionale di stupefacenti, Leonardo Caruana fu ucciso il 2 settembre 1981 a Palermo dopo aver presenziato alla cerimonia nuziale del figlio Gerlando. Anche l’anziano boss Settecasi finì vittima lo stesso anno di un plateale omicidio nel pieno centro di Agrigento. Era l’epilogo di una lunga guerra che aveva consacrato la nuova leadership di Nick Rizzuto nell’organizzazione mafiosa canadese legata alle più potenti famiglie siculo-calabresi.
Tutta questa vicenda, sino ai giorni nostri, è stata rappresentata in una interrogazione parlamentare presentata dall’allora senatore del Pd, Giuseppe Lumia che merita di essere rievocata stante la sua attualità ed efficacia.
Scrive Lumia ai Ministri dell’Interno e della Giustizia: premesso che a quanto risulta all’interrogante, in Canada è in corso una crescente guerra di mafia che coinvolge anche settori della mafia italo – americana di Cosa nostra e dell’Ndrangheta; i morti che si contano in quella che si può definire la seconda guerra di mafia in terra canadese sono più di venticinque, soprattutto interni al clan Rizzuto;
il clan Rizzuto viene definito ormai comunemente la “sesta famiglia” di New York, dopo quella dei Gambino, Lucchese, Colombo, Genovese e Bonanno. Il boss capostipite, Vito Rizzuto, nacque e crebbe in Sicilia, a Cattolica Eraclea (Agrigento) il 12 aprile 1901, fu il primo della famiglia a spostarsi nel nuovo continente nel 1922, insieme a 5 amici (Calogero Renda, Mercurio Campisi, Francesco Giula, Giuseppe Sciortino, Vincenzo Marino), e dopo solo 8 mesi dal suo arrivo rocambolesco in America riuscì ad ottenere addirittura la cittadinanza americana. Impegnato fin da subito in affari malavitosi, perse la vita alla giovane età di 32 anni, in modo alquanto brutale. Gli autori dell’assassinio rimangono ancora ambigui, si parlò allora con molta probabilità di boss come Max Simon, Stefano Spinello e Rosario Arcuro, a causa di una sorta di regolamento di conti; nel febbraio 1954, Nicolò Rizzuto, figlio di Vito, arrivò in Canada, ripercorrendo le orme del padre, cercò fortuna fuori sempre dalla Sicilia. A differenza di suo padre, Nicolò arrivò nella terra dei laghi con la sua famiglia e subito si diresse nella grande città di Montreal con l’appoggio di un suo caro amico, Giuseppe Cuffaro, stabilitosi nella città canadese, un anno prima ed esperto in riciclaggio di denaro;Nebrodi: Lumia, presentata interrogazione con tutti i nomi dei bossNicola Morra, il professore dell'Antimafia, con qualche lacuna ...Federico Cafiero De Raho - WikipediaChi è Francesco Greco, il nuovo procuratore capo di Milano | AltalexLa cura antiprescrizione del procuratore Spataro: niente più ...
il summit di mafia svoltosi nel 1957 presso l’Hotel des Palmes a Palermo, cui parteciparono i boss di Cosa nostra siciliana e americana (Lucky Luciano, Carmine Galante della famiglia dei Bonanno, Tano Badalamenti e Tommaso Buscetta, tra gli altri), sancì la volontà delle due organizzazioni mafiose di inserirsi nel lucroso traffico di eroina, scalzando la ormai decadente “French connection“, gestita dai famosi criminali marsigliesi. L’oppio asiatico veniva trasformato in eroina in laboratori segreti distribuiti in Sicilia e trasportato in Canada. Da Montréal poi, veniva smistato verso gli Usa, e in particolare a New York, dove la domanda era sempre in costante aumento. Per ben 2 decenni l’eroina arricchì i boss siciliani e americani, garantendosi il monopolio sul traffico. In questa attività spiccarono i boss Caruana e Cuntrera, guarda caso anch’essi provenienti dalla provincia di Agrigento, proprio da Siculiana, che dista solo 16 chilometri da Cattolica Eraclea; Vito si sposò nel 1966 con Giovanna Cammalleri, originaria di Cattolica Eraclea, ma trasferita con la famiglia in Canada, a Toronto. Al matrimonio parteciparono i boss più influenti, tra questi il calabrese Paolo Violi. Quest’ultimo conquistò una posizione di primo piano nella gestione degli illeciti e a Nick Rizzuto fu concessa l’opportunità di costruire un altro avamposto della famiglia in Venezuela, dove si trasferì nel 1973. In Venezuela Nick poté usufruire dell’appoggio dei Caruana – Cuntrera, e in quel territorio fu a capo dei principali business. In realtà Nick confidò a Buscetta di aver lasciato Montreal, perché Paolo Violi lo voleva morto, ma l’allontanamento fu soltanto fisico, perché controllava ancora da lontano tutti gli affari e ritornava periodicamente in Canada, senza dare troppo nell’occhio;
la famiglia Rizzuto ed in particolare Nick, è considerato il mandante di ben 3 omicidi (Pietro Sciarra, Francesco Violi, Paolo Violi) e da questo momento comincia un sanguinoso conflitto per ottenere la piena egemonia della sesta famiglia.Don Vito Rizzuto
Si tratta di una vera e propria guerra, la prima guerra di mafia che poteva contare su enormi risorse finanziarie provenienti dal traffico di droga e aveva come principale obiettivo il controllo del grande affare delle Olimpiadi di Montreal del 1976. Negli anni successivi alla morte di Violi, vinta la guerra contro i mafiosi calabresi, i Rizzuto entrano in affari con tutti i maggiori mafiosi siciliani, con gli esponenti della droga del Sud America ed i boss newyorkesy più importanti;
Dalla metà degli anni Settanta i Rizzuto, del tutto autonomi dalla supervisione dei Bonanno (indeboliti da epurazioni ed omicidi nel tentativo di bloccare la sempre maggiore influenza dei siciliani, gli “Zip“), si imposero così in Canada e con il controllo di Montréal a nord e con l’alleanza con i Cuntrera-Caruana a sud, ottennero le chiavi per il traffico di droga verso gli Usa. I Rizzuto divennero pertanto il tramite per i traffici di droga, stringendo una proficua e forte alleanza con la famiglia Cuntrera-Caruana, che dall’Isola di Aruba, sarebbe diventata l’anello di congiunzione con i narcos sud-americani anche per i percorsi della cocaina;
Nel giro di un decennio (1975-1985) si rafforzarono così i traffici di droga. Sempre con l’ausilio dei Cuntrera- Caruana, si aprirono delle basi logistiche in Florida, da dove la coca veniva smerciata verso nord, fino a Montréal e da qui spedita in Europa. Nella direzione opposta viaggiava l’eroina. L’hashish fu un altro affare molto lucroso. Furono aperte numerose vie di traffico: la via libanese con il tramite delle milizie falangiste, che vendevano hashish in cambio di armi; la via irlandese, con il tramite delle West End Gang irlandesi operanti a Montréal; la via pakistana con la complicità della Gang Dubois; la via libica. Talmente frequenti e redditizi erano i traffici che la Polizia canadese, sul finire degli anni ’80, sequestrò in 2 distinte operazioni 55 tonnellate di hashish per il valore di 675 milioni di dollari; l’enorme disponibilità di denaro portò la Sesta famiglia a diversificare gli affari.
Alla droga si aggiunsero contraffazione e traffico di dollari, operazioni e frodi bancarie, riciclaggio di denaro sporco e sembra che ci sia stato il tentativo di mettere le mani sul tesoro dell’ex dittatore asiatico, il filippino Ferdinand Marcos ed investimenti massicci in Italia e in Europa, come quello sventato dalla Dia nel 2005, di entrare con ben 5 milioni di euro nel business della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, attraverso l’imprenditore Joseph Zappia, responsabile della costruzione del villaggio olimpico di Montreal nel 1976, o le grosse operazioni fraudolente con il fondatore della Made in Italy Inc, Mariano Turrizi, e con componenti delle più antiche famiglie italiane (per le due operazioni erano disponibili oltre 6 miliardi di dollari di investimenti); il fautore della ricchezza e del potere della Sesta Famiglia era Vito Rizzuto, il boss gentiluomo, che riuscì a fare della sua famiglia criminale una potente e temuta macchina di soldi, riversati in conti correnti bancari in Svizzera e in Liechtenstein;Funeral held in Montreal for Mafia boss Vito Rizzuto ...
Gli interessi della Sesta Famiglia sono molto estesi, dal Canada agli Stati Uniti, dal Venezuela alla Colombia, dalla Svizzera, Germania e Gran Bretagna, dalla Cina, all’Algeria, Emirati Arabi a Cuba, dal Messico all’Italia, da Haiti al Belize.
Vito Rizzuto riuscì a non essere arrestato, fino a quando il collasso della famiglia Bonanno non lo trascinò davanti ad un tribunale statunitense. I rapporti tra la Sesta famiglia ed i Bonanno negli anni (dal 1995) si fecero sempre più freddi, al punto che addirittura la Sesta famiglia riuscì ad oscurare completamente, sia per ricchezza, che per potere la famiglia Bonanno;
la Sesta Famiglia combina le tradizioni della mafia siciliana con una moderna e solida struttura societaria, ne deriva così un’impresa mafiosa forte, stabile e in costante espansione. Ha abbandonato la superata struttura organizzativa di ordine militare, per una di ordine più familiare (si entra a far parte della organizzazione mafiosa non tanto con le antiche cerimonie di iniziazione, ma con matrimoni o promesse di matrimonio). Ne deriva così un senso di appartenenza solido, basato sulla fiducia, devozione e stima incondizionata, che protegge la struttura stessa dai devastanti tradimenti ed infiltrazioni. I Bonanno, infatti, messi duramente sotto pressione dalle forze di Polizia americane, videro sgretolare il proprio potere, e la propria stabilità. Molti boss di primo livello dei Bonanno, ad iniziare dal capo famiglia Joey Massino, stretto alleato di Vito e formalmente suo superiore, una volta arrestati, decisero di collaborare con le autorità. L’aiuto di 4 pentiti di grande spessore criminale, tutti ex membri o associati dei Bonanno, portò alla disintegrazione della famiglia, e trascinò in rovina lo stesso Vito Rizzuto. Arrestato nella sua casa nel gennaio del 2004, Rizzuto fu estradato negli Stati Uniti e condannato al carcere. Attraverso un inaspettato patteggiamento e dichiarazione di colpa gli fu applicata una pena pecuniaria;Canada, ucciso Pasquale Musitano, il boss che era Tony Soprano ...
in contemporanea con la carcerazione del boss, la Sesta Famiglia ha subito un duro attacco da parte della Polizia canadese, che in diverse operazioni arrestò numerosi componenti di elevato spessore, mettendo a rischio la fitta rete di traffici. L’organizzazione è fortemente indebolita, ma ci sono molti importanti membri appartenenti al clan della famiglia Rizzuto che sono rimasti immuni agli arresti e che continuano ad operare;
Più di recente si è scatenata una nuova guerra di mafia.
Stavolta vede soccombente proprio il clan Rizzuto ad opera dei mafiosi calabresi del gruppo di Siderno, originari della provincia di Reggio Calabria. In effetti la scia di sangue di questi ultimi anni è impressionante. Il 28 dicembre 2009 cade Nick Rizzuto junior, figlio di Vito Rizzuto, il capo storico della famiglia. Inizia così una seconda guerra di mafia, dopo quella degli anni ’70, dove i Rizzuto prevalsero sugli esponenti calabresi della loro stessa famiglia, legati ai Cotroni e ai Bonanno. Un anno dopo vittima di lupara bianca è Paolo Renda, cognato del padrino Nicola Rizzuto senior, a seguire un mese dopo è il turno di Agostino Cuntrera, legato al famoso clan dei Caruana e Cuntrera. Il 10 dicembre del 2010 ad 86 anni proprio Nicola Rizzuto senior viene colpito con una mira straordinaria da un cecchino, mentre si trovava nella sua villa, seduto in cucina. Rimaneva in vita il boss dei boss dei Rizzuto, il figlio Vito, uscito dal carcere nell’ottobre 2012, pronto alla vendetta per l’uccisione del figlio e del padre e capace di rialzare dalla polvere il clan e così provare a reagire in questa cruenta guerra che li vedeva soccombenti. All’improvviso, arriva per lui un avversario inaspettato, la malattia, e viene stroncato per complicazioni polmonari il 23 dicembre 2013. Muoiono quasi tutti i sei membri che da 10 anni gestivano la cupola di Montreal durante la permanenza di Vito in carcere. Sono rimasti in vita solo Francesco Arcadi e Francesco Del Balso, perché nel frattempo arrestati. Altri esponenti cadono e anche i nipoti dei Rizzuto sono a rischio. Vengono meno molte figure centrali di questa famiglia, Salvatore Montagna nel 2011, e più di recente nel 2016 vengono uccisi anche Rocco Sollecito il 27 maggio, ed Angelo D’Onofri, il 2 giugno. Rimangono in vita, forse perché in stato di arresto, il figlio di Sollecito, Stefano e un nipote dei Rizzuto, l’avvocato Leonardo;
Non è da escludere un ritorno dei Rizzuto in provincia di Agrigento, perché in questo momento a Toronto stanno subendo ripetuti e sistematici colpi mortali. È da valutare se in questi anni sono già arrivati soldi e patrimoni di questo importantissimo clan nella provincia di Agrigento. Non è un’ipotesi peregrina chiedersi dove siano questi soldi, quali siano gli investimenti, chi siano i loro prestanome. È una prima pista di lavoro su cui impegnare le migliori energie investigative italiane. Non è da escludere anche un ritorno fisico di alcuni dei rampolli dei Rizzuto, in particolare di quella parte borghese e professionale, che per sottrarsi alla morte potrebbe tornare nella terra natia dei loro avi, vista come una sorta di porto sicuro dove rifugiarsi ed attendere la fine della terribile tempesta che li ha colpiti.
Adesso l’uccisione di “Andrew” Scoppa, ritenuto coinvolto nella morte di Rocco Sollecito.
Una storia che si ripete e non finisce mai.

Dal Web”

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Fonte, gazzetta del sud.it

LE INDAGINI

Scia di sangue calabrese in Canada, un altro “uomo di rispetto” ucciso nei sobborghi di Hamilton

“Cumpari Pascali”: così i calabresi di Hamilton chiamavano Pasquale “Pat” Musitano ucciso nei sobborghi della città dell’Ontario nei giorni scorsi. L’uomo, detto pure Pat Fat cioè Pasquale il grasso, era appena sceso da un suv blindato e stava parlando con due suoi compari, uno calabrese e l’altro canadese, in un parcheggio. Musitano girava a bordo di un mezzo corazzato da quando, due anni fa, gli avevano ucciso il fratello, Angelo.

Vito rizzuto | Vito Rizzuto

Il 2 maggio del 2017 Angelo Musitano, 39 anni, venne ucciso ad Hamilton da un sicario nel vialetto di casa. L’assassino, vestito di scuro, sparò mentre la vittima era ancora a bordo della propria auto. Il padre, Domenico Musitano, morto per un attacco cardiaco nel 1995, era considerato un “uomo di rispetto” a tutto tondo della città dell’Ontario. “Pat”, la notte del successivo 27 giugno subisce a sua volta un attentato: un killer spara 12 colpi di pistola contro le finestre dell’abitazione dove l’uomo risiede con la famiglia.

 

I due germani Musitano erano stati indagati nel 1997 per l’omicidio di Johnny Papalia, capo del presunto omonimo clan e del suo braccio destro, Carmelo Barillaro. I Musitano, con un patteggiamento concluso con il pubblico ministero, avevano incassato una condanna a 10 anni di reclusione tornando poi liberi nel 2007.

Quella faida infinita di Montreal (Canada)/ammazzato a colpi di ...

L’ultimo delitto, in ordine di tempo, che aveva molto impensierito gli investigatori della Rmcp (la polizia specializzata nella lotta al crimine) era stata l’uccisione di Cecè Luppino, 43 anni, avvenuta sempre ad Hamilton alla fine del gennaio scorso.

 

L’uomo, la cui famiglia è originaria di Oppido Mamertina, è stato freddato davanti casa da un sicario dal polso fermo che non gli ha dato scampo. Il quarantatreenne, incensurato, era figlio di Rocco Luppino indicato dalla polizia canadese come un influente personaggio della comunità italiana.

Leonardo Rizzuto – panamericancrime

La famiglia Luppino viene definita dai detective nordamericani come legata da antichi rapporti ai Maggadino di Buffalo ed ai Violi di Montreal. Ma perché gli inquirenti di oltre Oceano mostrano preoccupazione?

 

Perché quello di Luppino non è un delitto isolato. Il 29 giugno del 2018, infatti, Cosimo Commisso, 33 anni, di Vaughan, viene ammazzato da due killer mentre è in compagnia della fidanzata. E sempre in Ontario, a Woodbridge, viene assassinato con un colpo di pistola alla testa, venerdì 31 marzo 2017, Antonio Sergi, 53 anni. L’uomo, originario della Locride, è sorpreso dal sicario incaricato di chiudere il “contratto”, lungo il vialetto di casa. Il calabrese sta rientrando nella villetta posta nella zona di Etobicoke in cui abitano da anni molti italiani (in larga parte siciliani e calabresi). Negli ambienti investigativi e tra i connazionali Sergi era conosciuto come “Tony Large”. L’ucciso era stato coinvolto in indagini che riguardavano il traffico di droga e manteneva stabili contatti con gli Stati Uniti.

Messina Denaro, nuovo blitz: arrestati due fiancheggiatori. E ...

Nelle stesse ore, a Vaughan, città poco distante dal capoluogo dell’Ontario, cade sotto i colpi di un killer un altro italiano, Domenico Triumbari, 55 anni, originario di Siderno. La vittima viene assassinata in un parcheggio di Regina Road, davanti ad una serie di attività ricreative e commerciali. A sparare un uomo con una felpa scura dotata di cappuccio che ha compiuto l’esecuzione con la freddezza tipica dei “professionisti” del crimine, lasciando poi la scena a bordo di una berlina Honda condotta da un complice. La scena viene ripresa dalle telecamere di sorveglianza installate nella zona.

Threat from alleged Mafia boss ended mobster's work as police ...

Pure Triumbari frequentava Woodbridge dove poi è stato sepolto. La tragica fine dei due calabresi è anticipata da un altro agguato compiuto a Vaughan contro una donna italo-canadese, il 14 marzo dello stesso anno, Mila Barberi, 28 anni, trucidata a colpi di pistola mentre si trova insieme con il fidanzato, Saverio Serrano, 42 anni, che rimane gravemente ferito. A settembre viene ammazzato, nella Grande Area di Toronto, anche un agente immobiliare di origini italiane, Angelo Iavarone, atteso dai sicari davanti al vialetto di casa.

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Fonte, agrigentooggi.it

“La mafia siciliana avrebbe ripreso il potere a Montreal, in Canada, dopo sei anni di instabilità che hanno portato a più di 30 omicidi. Il tandem formato da Leonardo Rizzuto e Stefano Sollecito avrebbe moltiplicato gli incontri con gli Hells Angels e i loro ex nemici calabresi, secondo quanto riporta le Journal de Montreal citando come fonte il proprio “ufficio investigativo”.

“Un gruppo di cinque ha recentemente assunto l’attività di criminalità organizzata a Montreal dopo l’omicidio dell’aspirante leader Andrea Andrew Scoppa ad ottobre”, si legge nell’articolo a firma di Félix Séguin. A capo del gruppo ci sarebbero Leonardo Rizzuto e Stefano Sollecito.Parole board deems Montreal Mafia leader a walking target, revokes ...

Leonardo Rizzuto, 50 anni, è visto “come il successore del defunto padre Vito Rizzuto, il padrino più potente che il Canada abbia mai conosciuto. Ha diversi contatti nelle comunità imprenditoriali di Quebec e Ontario”. L’estate scorsa Leonardo Rizzuto e la famiglia hanno trascorso le vacanze a Cattolica Eraclea (Agrigento), il loro paese di origine.

Stefano Sollecito, 52 anni, “visto come il vero manager delle attività della mafia a Montreal. Si dice che i suoi legami con gli Hells Angels e gli importatori indipendenti di droga si siano rafforzati. È visto come la “voce” di Leonardo Rizzuto per risolvere i conflitti e creare opportunità commerciali”.Nicolo Rizzuto arrives at the Notre Dame de la Defense church in ...

La saga del clan Rizzuto è stata raccontata in Canada dalla serie tv “Bad Blood”, adesso anche in italiano su Netflix: è la storia romanzata del capo dei capi della mafia italo-canadese Vito Rizzuto, un tempo a capo di una holding internazionale del crimine ramificata in mezzo mondo, capace di infiltrarsi in Italia, secondo la Dia, nella prima gara per il ponte sullo Stretto di Messina e di riciclare 600 milioni di dollari attraverso la Made in Italy Spa con sede di fronte a Palazzo Chigi, la sede del governo italiano. Vito Rizzuto, nato nel 1946 a Cattolica Eraclea, è morto il 23 dicembre 2013 a Montreal per “cause naturali” dopo quasi otto anni di carcere durante i quali i rivali gli avevano ucciso il figlio Nick Jr e il padre Nick Rizzuto Sr oltre che diversi amici”

 

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‘Ndrangheta in Canada

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

(EN )

«“The presence of such organized crime groups brings an element of criminality to our communities that is unacceptable”»

(IT)

«La presenza di tali gruppi criminali porta un elemento di criminalità nelle nostre comunità che è inaccettabile»

La presenza della ‘Ndrangheta in Canada risale agli inizi del Novecento nella città di Toronto.

Le forze dell’ordine stimano che gli affiliati a Toronto siano tra le 100 e le 500 unità. Le famiglie canadesi sono originarie della Locride e hanno partecipato al cosiddetto consorzio dedito al narcotraffico internazionale Siderno Group.Toronto? Ormai è peggio di Siderno», le slot nei bar scatenarono ...

Con le operazioni delle forze dell’ordine del 2010 viene confermato il legame che vi è ancora oggi con la realtà criminale calabrese. La Régia polizia a cavallo canadese nella sua ultima valutazione dei rischi identifica la ‘ndrangheta in Canada come una minaccia di prioritaria importanza e dal 27 aprile 2018 la conclusione del processo project-Ophenix la ‘ndrangheta per la prima volta viene riconosciuta come organizzazione criminale, dopo 21 anni dall’istituzione del reato di organizzazione criminale.

Storia

Anni ’10 – Joe Musolino e la picciotteriaGiuseppe Musolino - WikipediaGiuseppe Musolino, il brigante chiamato Re dell'Aspromonte - il ...

All’inizio del Novecento il primo boss arrivato alle cronache era un certo Joe Musolino cugino del più noto brigante Giuseppe Musolino, originario di Santo Stefano in Aspromonte ed iniziato alla “picciotteria” nel 1896. Nel 1901, ricercato dalle forze dell’ordine fugge a Niagara Falls, nello stato di New York (Stati Uniti) dove apre un ristorante ed inizia attività estorsive. Costretto a fuggire anche da lì, si sposta a Toronto e si stabilisce nella Little Italy di Toronto aprendo un nuovo ristorante al 165 di York Street[6]. Verrà arrestato insieme ad altre 7 persone: James Rapola, Jim Vicceray, Mike Polesini, Salvatori Sciarrone, Sam Carolla, Joseph Dolzini e Mary Clarke; grazie alle informazioni di Frank Griro e di telefonate anonime che lo ricollegarono a casi di omicidi irrisolti nel 1909.Liberainformazione Siderno Group | LiberainformazioneNdrangheta in Canada, così Toronto divenne feudo di Siderno: nomi ...

Al processo del novembre 1911 Frank Griro rivelò l’appartenenza di Joe Musolino e di un tale Frank Sciarrone (o Frank Tarro) ad una organizzazione criminale chiamata “mafia” definendola come la stessa cosa della Mano nera e della Camorra e della “Mala vita. Alla fine del processo Musolino fu arrestato per possesso illegale di armi da fuoco e per aggressione e considerato capo di una organizzazione criminale segreta definita in diversi modi: Camorra, Mano Nera, Mafia o Picciotteria[6]. Griro rivelò le attività criminali della società: contrabbando, estorsione, furto e omicidio; e la loro struttura: ai livelli più bassi i picciotti e i camorristi con a capo un “saccio capo” o “capobastone”.

Per entrare nelSiderno, confiscati beni per 2 milioni di euro al genero del boss ...la società devi essere introdotto da un camorrista e diventi picciotto pagando una tassa. Dopo ciò ogni guadagno derivato da attività illecite viene diviso equamente fra i membri. Si riconoscevano da delle sciarpe al collo chiamate “camuffi” molto appariscenti e dal taglio di capelli definito negli archivi della polizia “a “farfalla”.

Anni ’20 – Il proibizionismo

Successivamente la criminalità organizzata, nell’epoca del proibizionismo si interessò anche al contrabbando di alcolici. In quel periodo il boss era Rocco Perri in contatto con Frank Costello. In ogni stato canadese era presente qualche ‘ndrina.Processo Recupero,Costa "Potevamo vincere la faida di Siderno ...

Anni ’50 – Nascita del Siderno Group e i legami con la famiglia Magaddino

È però col cosiddetto Siderno Group, nome assegnato dalle forze dell’ordine canadesi agli ndranghetisti coinvolti nel traffico internazionale di droga, che la ‘ndrangheta fa il salto di qualità attivandosi nel traffico di eroina.

Il Siderno group era operativo in Canada fin dagli anni cinquanta sotto l’egida di Michele Mike Racco che emigrò in Ontario in questo periodo. Il periodo d’oro del Siderno Group fu però tra gli anni ottanta e novanta. Aveva un giro d’affari stimato in 50 milioni di dollari. Fu gestito da Antonio Macrì, capo storico di Siderno fino alla sua morte il 20 gennaio 1975, poi passò al suo vice Francesco Commisso e a suo figlio Cosimo (detto U quagghja).

Dagli anni ’50 iniziano i contatti con la famiglia di Cosa Nostra statunitense di Buffalo: i Magaddino. Giacomo Luppino, di origine calabrese (nasce ad Oppido Mamertina nel 1900) e Santo Scibetta dei Magaddino vengono mandati da Stefano Magaddino in Canada ed entrano in contatto con Joe Papalia ndranghetista di Hamilton.Vito Cascio Ferro - Wikipedia

Luppino in particolare inizia a seguire le regole di ‘ndrangheta e diventando capo-locale ad Hamilton, Guelph e Oakville e fino a giungere nel 1962 a far parte della neonata Camera di Controllo del Canada e poi a presiederne le sedute in qualità di capo-crimine[9]. Luppino riuscì così a mantenere legami con i Magaddino, con gli ndranghetisti dell’Ontario e con la neonata famiglia Cotroni, ramo dei Bonanno newyorchesi a Montréal, diventando genero di Paul Violi, affiliato a quest’ultima.

Anni ’60 – La camera di Controllo e l’operazione Orbit

 

Secondo le forze dell’ordine canadese in questo periodo si sarebbe istituito la Camera di controllo, nuovo organismo organizzativo delle locali in Canada della ‘ndrangheta sin dal 1962, i cui componenti erano: Giacomo Luppino (nato a Oppido Mamertina nel 1900), Michele Mike Racco (Nato a Siderno marina il 12 dicembre 1913), Salvatore Triumbari, Filippo Vendemini, Rocco Zito, Vincenzo Jimmy De Leo e Cosimo Stalteri.

In questo periodo emerge ad Hamilton la figura di John Papalia e l’organizzazione entra nel gioco d’azzardo e crea attività di riciclaggio di denaro.

A partire dal 1967 Luppino viene intercettato dalle forze di polizia nell’operazione “Orbit” e si inizia ad avere informazioni sulla ‘ndrangheta: ogni membro deve fornire una percentuale dei profitti per aiutare i membri in momenti di difficoltà, apparentemente non esisterebbero riti particolari per l’ammissione nell’organizzazione. Tra le attività illecite vengono annoverate: estorsione, riciclaggio, traffico di droga e omicidio, contrabbando, contraffazione e frode.

Anni ’70 – Traffico di Eroina con i Gambino

Nel 1970 viene scoperto l’italo-canadese, fondatore del Crimine canadese, Rocco Zito durante una riunione in un Holiday Inn con Sergio Gambino, boss della mafia newyorchese per un traffico di eroina tra Stati Uniti e Canada. In quel periodo prenderà contatti anche con la famiglia Bonanno.

Nel 1971 la polizia canadese scoprì 23 sospetti nella casa di Cosimo Stalteri, dopo aver intercettato una conversazione del boss calabrese Mike Racco e che stessero battezzando un nuovo affiliato. Nell’agosto del 1971 viene scoperto un codice scritto con le regole dell’organizzazione.

Anni ’80 – La faida tra i Costa e i Commisso e il primo video in Canada di una affiliazione

Sempre in Canada si ha notizie della perpetrazione della faida di Siderno fra i Costa e i Commisso con l’omicidio nel 1991 di Giovanni Costa. Nel 1980 viene ucciso il membro della Camera di controllo Michele Mike Racco.

Nel 1985 un infiltrato della RCMP riesce ad ottenere un video del rito di affiliazione avvenuto nell’area di Toronto descritto dall’agente Reginal King: “An ‘ndrangheta group voted three times to accept the initiate into the organization:” e si recita: ” I swear on the tip of this knife to forget father, mother, all the family, at whatever call, to answer to Corp of the Society. L’aspirante affiliato risponde:”There is a dark tomb wide and deep under the depth of the sea. Whoever uncovers it shall die with four kinifings to the brest”, Reginald poi racconta che il capo spiega le regole del codice che chiama “codes of the court” e afferma che anche un penny è condiviso, che se uno è nei guai tutti sono nei guai. Il neo-affiliato ha un fratello più giovane già affiliato ma poiché è entrato prima gli deve rispetto. Gli viene spiegato che il giuramento dura tutta la vita.

Nel 1987 muore Giacomo Luppino.

Anni ’90 – La scoperta del Siderno Group, la faida di Siderno e la registrazione di un incontro fra capi

Dalle indagini dell’operazione Siderno Group si scopre che il 22 luglio 1990 si svolge ad Ardore, in Calabria una riunione tra esponenti di livello internazionale della ‘Ndrangheta, tra cui Domenico Sergi per l’Australia, Vincenzo Trento per il Canada, ed Eliseo Lazzarino per il Belgio e da Anthony Cipriani di Terranova s. M. (arrestato una volta in Australia il 21 agosto del 1984) per trafficare in eroina. Quest’ultimo si muoveva tra Regno Unito, Svizzera e Paesi Bassi probabilmente per fini di riciclaggio.

Il 26 giugno 1991 la faida di Siderno arriva in Canada e precisamente a Thornhill dove viene ucciso Giovanni Costa, fratello del boss Giuseppe Costa.

Nel 1992 la polizia registra un incontro tra 10 capi delle famiglie canadesi che operano a Toronto, Hamilton, Ottawa e London. Tra questi vi è Cosimo Stalteri (Siderno 20 gennaio 1925 – William Osler Health Centre, Toronto 14 febbraio 2011), facente parte anch’egli del Siderno Group, emigrato in Canada nel 1952 e uno dei membri del Crimine canadese, in contatto diretto con Giuseppe Commisso, detto U mastru. In una intercettazione dell’operazione Crimine del 2009 parlano di lui e di come abbia mantenuto in buono stato l’organizzazione in Canada.

Nel recente passato erano solidali con l’organizzazione presente a Montréal di Vito Rizzuto che raccoglieva cellule criminali di origine siciliana e calabrese e teneva contatti con la ‘Ndrangheta canadese e l’Italia.

Anni 2000 – L’operazione Crimine e l’arresto di Giuseppe Coluccio

L’organizzazione Siderno Group pare non sia ancora scomparsa da come è stato dimostrato dalle intense attività di narcotraffico di Giuseppe Coluccio arrestato a Toronto nel 2008 e continuate dal fratello Salvatore Coluccio arrestato nel 2009 a Marina di Gioiosa Jonica, i quali avevano rapporti anche con i Cuntrera-Caruana e mafiosi di Cosa Nostra.

Con l’operazione Crimine del 2010, si viene a conoscenza che a Toronto sono presenti 9 locali, di cui uno a Thunder Bay, i quali fanno riferimento a una “camera di controllo” denominata Crimine, i cui membri riferiscono delle attività canadesi al Crimine Calabrese. Le loro attività vanno dal traffico di droga al gioco d’azzardo e usura.

Oggi – La faida in Canada, l’espansione nel crimine di Montreal e il riconoscimento dell’esistenza dell’organizzazione

«Si stanno ammazzando tra loro»

(Vincenzo Crupi a suo cognato Vincenzo Macrì intercettati)

Gli ultimi 30 morti degli ultimi 5 anni fanno ormai pensare ad una guerra di mafia tra il clan Rizzuto egemone e alcune famiglie calabresi che stanno avendo la meglio e che la stampa ha già ribattezzato: “guerra di mafia di Montreal” (Montreal Mafia War). Quattro dei membri del consiglio ristretto della famiglia Rizzuto sono stati uccisi, ultimo Rocco “Sauce” Sollecito ucciso il 27 maggio 2016 a Laval (Québec), gli altri due invece sono in carcere. Secondo Antonio Nicaso, in realtà ci sarebbe una guerra in seno alla ‘ndrangheta tra nuove e vecchie leve come si evince da alcune intercettazioni e contemporaneamente una guerra in seno al clan Rizzuto in cui la prima però rimane in disparte anche se favorevole a un suo indebolimento perché anziché usare il porto di Halifax riuscirebbe ad accedere ad un costo minore al Porto di Montreal controllato dalla criminalità irlandese e a Montreal stessa non più ben controllata dai Rizzuto.

Il 27 aprile 2018 si conclude il processo project-Ophenix Giuseppe, detto Pino, Ursino di Bradford viene giudicato colpevole di traffico di cocaina, attività illecita effettuata per conto della ‘ndrangheta. Per la prima volta dal 1997, anno in cui è stato istituito il reato di organizzazione criminale”, la ‘ndrangheta viene riconosciuta come organizzazione criminale. Il 5 marzo 2019 viene confermata la condanna di Giuseppe Ursino a 11 anni di carcere dalla Corte superiore di Giustizia dell’Ontario per traffico internazionale di stupefacenti e per associazione a delinquere. Questa seconda imputazione decreta definitivamente dal punto di visto giudiziario l’esistenza della ‘ndrangheta in Canada.

Il 18 luglio 2019 si conclude l’operazione “Canadian ‘ndrangheta connection” nei confronti di 14 presunti esponenti ai Muià, cosca satellite dei Commisso, in cui il Crimine canadese prendeva decisioni che avevano ripercussioni anche in Calabria. In Ontario, la Polizia Regionale di York ha annunciato la più grande sconfitta organizzata del crimine in Ontario, parte di un’operazione lunga 18 mesi denominata “Progetto Sindicato” che è stata anche coordinata con la Polizia di Stato. La polizia regionale di York aveva arrestato 15 persone in Canada e sequestrato $35 milioni di case, auto sportive e denaro in una grande indagine transatlantica indirizzata all’ala più prominente della ‘ndrangheta in Canada guidata da Angelo Figliomeni. Il 14 e 15 luglio, circa 500 agenti hanno fatto irruzione in 48 case e aziende attraverso la GTA, sequestrando 27 case per un valore di $24 milioni, 23 automobili, tra cui cinque Ferrari e $2 milioni in contanti e gioielli. Nove dei 15 arresti in Canada hanno riguardato i maggiori criminali: Angelo Figliomeni, Vito Sili, Nick Martino, Emilio Zannuti, Erica Quintal, Salvatore Oliveti, Giuseppe Ciurleo, Rafael Lepore e Francesco Vitucci. Il 9 agosto 2019, nell’ambito della stessa indagine congiunta, 28 persone sono state arrestate in Calabria, alcune delle quali ex residenti nell’area della Greater Toronto Area, tra cui Francesco Commisso, Rocco Remo Commisso, Giuseppe DeMaria, Michelangelo Archina, Antonio Figliomeni, Cosimo Figiomeni, e Luigi Bishop.

Struttura

‘ndrangheta In Canada (2017); in Blu le locali in Arancione la presenza di ‘ndrine

In Canada la ‘ndrangheta è strutturata in ‘ndrine e locali coordinati da un Crimine col compito analogo ad una camera di controllo: raccordare le famiglie sul suolo canadese e dirimere questioni in seno ai locali.

Secondo le forze dell’ordine canadesi il Crimine esisterebbe sin dal 1962 ed i fondatori sarebbero stati: Rocco Zito, Giacomo Luppino, Michele Racco, Salvatore Triumbari, Filippo Vendemini, Vincenzo Deleo e Cosimo Stalteri.

 

È solo con l’operazione crimine del 2010 che viene confermata l’esistenza del Crimine che riferisce alle famiglie calabresi e al Crimine della Calabria le attività e le questioni che avvengono sul suolo canadese ed in particolare a Giuseppe Commisso, capo-locale di Siderno, luogo di origine del clan.

Dal 2005 fino al suo arresto nel 2008 ne faceva parte anche il narcotrafficante Giuseppe Coluccio.

Con la conclusione nel 2015 dell’operazione Project OPhoenix si scopre che l’attuale capo della Camera di Controllo o crimine canadese è Cosimo Commisso detto “The Chosen One” (Il prescelto) con l’aiuto di Giuseppe e Antonio Commisso in quanto capo della ‘ndrina più influente nell’area di Toronto.

L’operazione del 2019 Canada ‘ndrangheta connection infine scopre che esiste una struttura intermedia tra la locale di Siderno in Calabria e gli affiliati sidernesi in Canada chiamata: la camera di controllo di Toronto o commissione di Toronto che è sotto l’egida del Crimine di Siderno il quale coordina sia le attività della locale in Canada che a Siderno.

Locali

In Canada ci sarebbero 9 locali secondo le intercettazioni dell’operazione Crimine del 2010 tra cui:

 

Locale di Montreal

Locale di Toronto

Locale di Thunder Bay (Capolocale: Antonio Minnella)

‘ndrine

Le ‘ndrine storiche sono quelle dei Papalia, Musitano e dei Luppino di Hamilton a cui si sono aggiunte quelle dell’area di Siderno come i: Commisso e gli alleati Muià e Figliomeni e gli Ursino e i Coluccio di Gioiosa Jonica

Nell’operazione Crimine sono state individuate anche 7 ‘ndrine anche a Greater Toronto Area i cui rispettivi capi fino al 2010 erano:

Vincenzo Tavernese ed Giuseppe Andrianò (fratello di Emilio) alleati con i Coluccio, gli Aquino e i Bruzzese;

Cosimo Figliomeni;

Antonio Coluccio, nella cui organizzazione strettamente legata a quella di Tavernese, opererebbe anche Carmine Verduci;

Cosimo Commisso;

Angelo Figliomeni;

Vincenzo DeMaria;

Domenic Ruso;

 

Tutte queste famiglie vengono rappresentate in una commissione il cui capo nell’agosto 2008 era Angelo Figliomeni mentre fino al 2015 era Cosimo Commisso.

‘ndrangheta per provincia

‘ndrangheta in Ontario

‘ndrangheta in Ontario 2017

Lo stato dell’Ontario ed in particolare l’area metropolitana di Toronto son state sin dall’inizio degli anni ’20 del secolo scorso l’area in cui la ‘ndrangheta si è insediata e tuttora opera. Di seguito gli ultimi fatti di cronaca avvenuti sul territorio negli ultimi 4 anni.

Il 26 aprile 2014 viene ucciso a Woodbridge, Toronto il boss Carmine Verduci, esponente di spicco della ‘ndrangheta canadese e ricercato dalle forze dell’ordine italiane dal 2010. Verduci, presente in una riunione di ‘ndrangheta in Calabria, era uomo di contatto tra le ‘ndrine canadesi e quelle della Locride ed in particolare con Giuseppe Commisso, detto “U Mastru” finché quest’ultimo non fu arrestato nel 2010. Il morto sembra rientri nella guerra di mafia con la famiglia Rizzuto di Cosa Nostra americana o tra le altre famiglie calabresi che si starebbero spartendo ciò che è stato lasciato dai Rizzuto stessi tra il Québec e l’Ontario. Verduci viveva a Woodbridge e aveva una tenuta agricola in Nuova Caledonia. Sempre nel 2014 su mandato di cattura internazionale viene arrestato a Vaughan, Toronto, il boss della ‘Ndrangheta calabrese Carmelo Bruzzese, accusato di associazione mafiosa. Bruzzese era legatissimo a Carmine Verduci.

Il 2 giugno 2015 la Combined Forces Special Enforcement Unit (unità speciale di rinforzo delle forze combinate) arresta 19 persone a Vaughan in Ontario accusate di avere collegamenti o essere coinvolti con la ‘ndrangheta nella Grande Toronto Area tra cui il presunto capo Giuseppe Ursino (1953) di Bradford (solo al comando dopo l’omicidio di Verduci) ma anche: Diego Serrano (1949) di Vaughan, Marco Maone (1983) di Toronto, Cosmin Dracea di Toronto, Nicodemo Barbaro (1957) di North York, Giuseppe Scordo di Vaughan, Antonio Agresta (1972) di Hamilton, Carlo Fazzari (1974) di Hamilton, Giuseppe Nesci (1957) di Woodbridge e Antonio Mediati di Oakville.

Nel 2015 con l’operazione Acero (poi Acero-Krupi) si scopre un traffico di droga internazionale messo in piedi negli ultimi 3 anni dalle ‘ndrine di Marina di Gioiosa Jonica.

Il 31 gennaio 2016 muore in casa a Toronto Rocco Zito (1928), presunto boss canadese e membro della camera di controllo del Canada ormai dal 2008 non più coinvolto in attività criminali, ucciso dal genero Domenico Scopelliti che si è immediatamente costituito.

A seguito dell’operazione Falsa politica del 2012 e dell’omonimo processo ad aprile 2017 viene riconosciuto in appello che Salvatore Commisso (1941) fosse con dote di quartino il mastro di giornata della locale di Marina di Gioiosa Jonica e di Toronto e che curasse i rapporti con Giuseppe Commisso, detto U Mastru in Calabria.

Ad aprile 2018 il Canada nella figura del tribunale amministrativo dell’Immigration and Refugee Board of Canada apre una istanza di espulsione per lo ‘ndranghetista Vincenzo DeMaria.Gangsterism Out : 'Ndrangheta crime boss Ursino guilty of cocaine ...

Il 27 aprile 2018 si conclude il processo project-Ophenix Giuseppe, detto Pino, Ursino di Bradford viene giudicato colpevole di traffico di cocaina, attività illecita effettuata per conto della ‘ndrangheta. Per la prima volta dal 1997, anno in cui è stato istituito il reato di organizzazione criminale”, la ‘ndrangheta viene riconosciuta come organizzazione criminale. All’operazione il collaboratore di giustizia Carmine Guido il quale anche se non affiliato partecipa al traffico internazionale di cocaina tra Canada, Giamaica, Costa Rica e Repubblica Dominicana condotto da Giuseppe Ursino e registra le conversazioni e gli incontri.

Il 29 giugno 2018 vengono uccisi a Woodbridge (Vaughan) Cosimo Commisso e la sua ragazza Chantelle Almeida, lui pur non essendo coinvolto in fatti criminali è in relazione familiari con la ‘ndrina dei Commisso dell’area di Toronto.

Presenza in Ontario

Città con la presenza di ‘ndrangheta in Ontario

Hamilton

London

Ottawa

Thunder Bay

Toronto

Vaughan

Windsor

Woodbridge

‘ndrangheta in Québec

Dal 2011 al 2017 sembra sia in corso una guerra di mafia interna al Clan Rizzuto che lasciando un “vuoto di potere” sta permettendo alle ‘ndrine di Hamilton (Ontario) di espandersi nella città di Montréal.

Presenza in Québec

Montréal

Media

Di seguito i media canadesi in cui si è discusso o trattato di ‘ndrangheta.

 

Bad Blood – serie televisiva canadese andata in onda dal 2017 (soprattutto la seconda stagione)

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Fonte La Repubblica-L’Espresso:”

Guerra dei boss, vince la ‘ndrangheta

Da New York all’Australia, le inchieste delle polizie di mezzo mondo ci dicono che i clan calabresi hanno sconfitto Cosa Nostra nella lotta per il controllo delle rotte mondiali del narcotraffico. Ecco come i nuovi padroni del crimine hanno messo fuori gioco i vecchi padrini

di GIULIANO FOSCHINI, MARCO MENSURATI e FABIO TONACCI

08 agosto 2016

Laval, sobborgo a nord di Montreal, Canada. Primo marzo. Lorenzo Giordano ferma il Suv Kia blu sull’asfalto innevato del parcheggio del Carrefour Multisport, vicino alla highway 440. Spegne il motore, il crocifisso legato allo specchietto retrovisore sta dondolando. Sono le 8.45, la mattinata è gelida. Un killer sbuca a lato della macchina e gli spara alla testa e alla gola, frantumando il vetro del finestrino. Lorenzo “Skunk” Giordano, 52 anni, muore poco dopo, in ospedale. Carlton, quartiere italiano di Melbourne, Australia. 15 marzo. Un signore abbronzato con i capelli ben pettinati esce dal Gelobar, la sua gelateria. Sta camminando, è da poco passata la mezzanotte. È solo, e la strada è buia. Lo freddano alle spalle sparandogli da un’auto in corsa, senza neanche fermarsi. Tre ore dopo un netturbino scende dal camioncino e si avvicina al cassonetto. Accanto c’è il cadavere di Joseph “Pino” Acquaro, 50 anni, famoso avvocato. Ancora Laval, 27 maggio. Alla fermata dell’autobus su boulevard St. Elzéar è seduto un uomo, sui trent’anni, vestito completamente di nero. Scarpe nere, pantaloni neri, giacca nera, occhiali neri. Sono le 8.30. La Bmw bianca di Rocco Sollecito, come previsto, passa sul boulevard. Il semaforo è rosso, si ferma. L’uomo nero si alza, e punta la pistola contro il finestrino della macchina. Rocco “Sauce” Sollecito, 62 anni, scivola sul sedile imbrattato del suo sangue, colpito a morte.

Mafia: ucciso a Montreal boss Rocco Sollecito, successore di Vito ...

Italiani che parlano inglese e sparano. Altri italiani che parlano inglese e muoiono. Canada, Australia, Stati Uniti. Reggio Calabria. Il terremoto di sangue ha un epicentro silente, New York. E nuovi clan emergenti che hanno preso troppo potere, come gli Ursino, ‘ndranghetisti di Gioiosa Ionica. L’onda d’urto si è propagata su tutto il pianeta. Le vite affogate nel piombo di “Skunk”, “Pino” e “Sauce” sono scosse di assestamento. La chiamano la “guerra mondiale della mafia”.

 

LA SESTA FAMIGLIA. New York, quindi. Niente è come prima. Le cinque grandi famiglie di Cosa Nostra, Gambino, Bonanno, Lucchese, Genovese e Colombo non sono più quelle che erano. Lo documentano le ultime inchieste del Federal bureau of investigation (Fbi), condotte insieme agli investigatori del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia italiana. Giovedì scorso l’Fbi ne ha catturati altri 46, tra la Florida, il Massachusetts, il New Jersey, New York e il Connecticut: capi, mezzi capi e paranza dei Gambino, dei Genovese, dei Bonanno. È finito dentro anche il 23enne John Gotti jr, nipote dell’ultimo grande boss di Cosa Nostra americana. Assediati dalle indagini e indebolite da un ricambio generazionale difficoltoso, i siciliani stanno cedendo spazio, in maniera apparentemente quasi del tutto incruenta, alla mafia calabrese. Nella Grande Mela i clan dei Commisso e degli Aquino-Coluccio si sono insediati da anni, ma chi sta rivendicando per sé il ruolo di “sesta famiglia” sono gli Ursino di Gioiosa Ionica. E questo è un problema, per tutti.

Una sesta famiglia, infatti, c’è già. Pur non ammessa nel gotha criminale di New York, i Rizzuto di Montreal, in Canada, hanno storicamente un legame stretto con i Bonanno. Se c’è da mettere in piedi un affare di un certo peso – partite di cocaina, armi clandestine, riciclaggio – i referenti sono loro. Un rapporto che da un po’ di tempo non è più così solido. Tra il 2012 e il 2013 una fonte confidenziale dell’Fbi rivela che Francesco Ursino, il boss della omonima cosca storica alleata dei Cataldo di Locri, ha chiesto ai Gambino di poter lavorare sulla piazza di New York “proprio come una sesta famiglia”. Chiesto per modo di dire. A questo giro sono i siciliani di Cosa Nostra a trovarsi di fronte a un’offerta che non si può rifiutare, perché quando ha bussato alla porta dei Gambino, Francesco Ursino in realtà si era già preso tutto: le rotte del narcotraffico, i contatti con i cartelli messicani e colombiani, il controllo dei porti e dei cargo. Il boss parlava a nome non di una famiglia sola, ma di quello che gli investigatori nell’indagine New Bridge (che porterà alla cattura del capoclan) definiscono “un consorzio” di clan della Locride. Rifiutare avrebbe voluto dire per i Gambino ingaggiare una guerra senza senso, e dall’esito incerto. Meglio mettersi d’accordo e accettare il dato di fatto. Sul mercato mondiale della cocaina, ‘ndrangheta rules, comanda.Mappa fisica del Canada illustrazione vettoriale. Illustrazione di ...

I BROKER E I CARTELLI SUDAMERICANI. Da anni i calabresi lavorano nell’ombra a New York, negli scantinati delle loro pizzerie e nei retrobottega dei loro “italian restaurant”. Volano a Bogotà e San José nel weekend, fingendosi turisti. “Se volete sapere cosa succede a New York, cercate in Centro America; se volete sapere cosa succede tra i Cartelli del Golfo guardate chi comanda a New York”, spiega Anna Sergi, criminologa dell’Università dell’Essex, studiosa delle proiezioni dell’’ndrangheta all’estero. E in Centro-Sud America succede che i calabresi comandano. Marcano il territorio. Agganciano intermediari. Sparano il meno possibile. Più finanza meno casini.

Mappa del Canada: estensione, zone geografiche e paesaggi

La gola profonda che ha spiegato alla Dea e all’Fbi cosa si stava muovendo nel ventre criminale della Grande Mela si chiama Cristopher Castellano. È proprietario di una discoteca nel Queens, il Kristal’s, che usa per nascondere quello che in realtà è: un broker dei Los Zetas, il pericolosissimo cartello messicano paramilitare dei disertori dell’esercito che si avvale di lui per commerciare stupefacenti negli States e in Europa. Con i narcotrafficanti, Cristopher ha fatto una montagna di soldi.gc-cartina-canada | Marcelletti Tour Operator

 

La festa dura poco, però. Lo arrestano nel 2008, e lui, pur di uscire dalla galera, canta. Si vende ai poliziotti due calabresi: Giulio Schirripa e tale “Greg”. Racconta di questi due italiani che, usando le pizzerie come copertura e i soldi della ‘ndrangheta come garanzia, stanno muovendo tonnellate di cocaina nascosta nei barattoli di frutta trasportati dalle navi portacontainer. “Hanno una pipeline attraverso gli oceani”, sostiene Castellano. Se girano grosse partite di polvere bianca che dal Co-globale starica raggiungono gli Usa, il Canada, il Vecchio Continente e l’Australia, è roba loro. Distribuiscono, smistano, organizzano i viaggi delle navi, aprono società fittizie di import-export, corrompono doganieri. A New York vanno a cena con i Genovese. A San José si incontrano con gli uomini di Arnoldo de Jesus Guzman Rojas, il capo del cartello di Alajuela. A Reggio Calabria riferiscono al clan Alvaro. Sono dei “facilitatori”, insospettabili perché incensurati: creano le condizioni per portare la polvere bianca dai laboratori nella giungla del Costarica al naso dei consumatori. Schirripa, arrestato insieme a Castellano, è l’archetipo dell’emigrato calabrese alla conquista di New York. Gregorio “Greg” Gigliotti, l’epigono.ANTLO Calabria: sabato 3 febbraio parte la cavalcata culturale ...

 

Cristopher Castellano è diventato carne morta nel momento stesso in cui ha aperto bocca con gli agenti federali. Quattro luglio del 2010, negli Stati Uniti si festeggia il giorno dell’Indipendenza. Ad Howard Beach, nel Queens, lo spettacolo di fuochi d’artificio è iniziato poco prima di mezzanotte. Castellano però non ha gli occhi al cielo, sta frugandosi le tasche per cercare le chiavi della macchina. Un colpo solo, alla nuca. Nessuno si accorge di niente. Castellano non soffierà più all’orecchio dell’Fbi.LA 'NDRANGHETA | CGIL Reggio Emilia

 

L’UOMO CHE MANGIAVA IL CUORE. Intanto, però, gli investigatori hanno messo sotto controllo i telefonini e riempito di cimici i ristoranti di Gigliotti nel Queens, tra cui il famoso ‘Cucino a modo mio’ citato nelle riviste specializzate di tendenza. “Non c’è un grammo di cocaina in Europa che non sia passata tra le mani di Gregorio”, ripetono spesso i complici dell’italiano, terrorizzati dalle escandescenze di Gigliotti. Quando si arrabbia, col suo dialetto calabrese impastato di slang americano può dire cose terribili: “Una volta mi sono mangiato un pezzo di rene e un pezzo di cuore”, sbraita con la moglie, irritato da un altro calabrese che sta provando a inserirsi nel suo business. Il centro dei suoi affari è il Costa Rica, dove ha contatti diretti con i narcotrafficanti grazie a una fitta rete di broker e fiduciari. “E digli che non facciano troppo i furbi…”, ripete loro, quando li spedisce a trattare in Sudamerica. Lui accumula denaro, i poliziotti dello Sco e dell’Fbi ascoltano e anticipano qualcuna delle sue mosse. Porto di Anversa, 16 chili di cocaina sequestrati. Porto di Valencia 40 chili, Wilmington 44 chili. Porto di Rotterdam 3 tonnellate. Poi l’8 maggio scorso lo arrestano. Finisce dentro anche suo figlio, Angelo. Ma poche settimane dopo torna in libertà grazie a una cauzione da cinque milioni di dollari. Pagata in contanti.

Operazione Stige: 169 arresti di 'ndrangheta. I fatti e i nomi ...

LA MATTANZA CANADESE. Fuori gioco i referenti degli Alvaro, New York se la sono presa gli Ursino. Compresi i contatti con i sudamericani. Le scosse del terremoto si riverberano in Canada, dove le gerarchie si sgretolano. E con esse la pax mafiosa. Dagli anni Ottanta i criminali italiani emigrati lì si erano divisi gli affari, tra Toronto e Montreal. Ai siciliani del clan Rizzuto la droga, ai calabresi arrivati da Siderno il gambling, il gioco d’azzardo, e l’usura. La mappa l’hanno disegnata nel 2010 gli investigatori italiani che hanno lavorato alla maxi inchiesta ‘Crimine’ (che per la prima volta individuò i vertici dell’’ndrangheta) ed è ancora valida. Tre anni fa Vito Rizzuto, il capo, muore di tumore.

 

Nei mesi successivi, in coincidenza con l’ascesa degli Ursino nel quadrante nordamericano, quattro dei sei membri del “Consiglio” dei Rizzuto vengono uccisi. Gli altri due si salvano soltanto perché sono in galera. L’ultimo a cadere è stato Rocco “Sauce” Sollecito. Poche settimane fa a Montreal stava per finire in una bara Marco Pizzi, 46 anni, importatore di cocaina per il clan secondo la polizia, sfuggito per un soffio ai suoi sicari che lo avevano tamponato con una macchina rubata. Erano mascherati e armati. “I calabresi hanno attaccato i vecchi poteri”, ragiona un investigatore. “È ‘ndrangheta contro mafia”. La guerra mondiale, quindi.

 

LA FAIDA AUSTRALIANA. La scia di sangue si allunga fino all’Australia, dove il golpe calabrese sulle rotte della cocaina ha destabilizzato equilibri che si reggevano dalla fine degli anni Settanta. La famiglia Barbaro sembra aver perso il passo, e i contatti con i nuovi importatori sarebbero passati nelle mani di Tony e Frank Madafferi. A Melbourne i calabresi combattono contro i calabresi. Frank Madafferi e Pasquale “Pat” Barbaro furono indagati nel 2008 nel processo per il più grande carico di metanfetamine mai intercettato nella storia della lotta al narcotraffico: 4,4 tonnellate di ecstasy, per un controvalore di 500 milioni di dollari australiani (340 milioni di euro) in pasticche stivate in una nave che trasportava lattine di pomodori pelati. Ma quel processo non è l’unica cosa che Tony Madafferi e Pat Barbaro, poi condannato all’ergastolo, hanno in comune.

Platì (rc)/Il Questore della Provincia di Reggio Calabria vieta i ...

A unirli, come spesso accade, anche la scelta dell’avvocato: il professionista italo- americano Joseph Acquaro. L’uomo trovato morto dal netturbino davanti alla gelateria, lo scorso marzo. Le indagini sono ferme al palo anche se un paio di elementi hanno attirato l’attenzione su Madafferi: in particolare alcune intercettazioni in cui si dichiara proprietario di Melbourne (“È mia, non di Pasquale”) e si dice pronto ad uccidere il rivale (“gli mangio la gola”). Ma soprattutto il racconto di un pentito che ha spiegato alla polizia come nel sottobosco malavitoso di Melbourne tutti sapessero della taglia che Tony aveva da poco messo sulla testa dell’avvocato, colpevole a quanto pare di aver cominciato a parlare un po’ troppo con giornalisti e investigatori: 200mila dollari australiani.

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UN ARRESTO A FIUMICINO. Chi li abbia incassati non si sa. Quello che si

sa è che pochi giorni prima di quell’omicidio, all’aeroporto di Fiumicino i carabinieri di Locri avevano arrestato Antonio Vottari, 31 anni, accusato di gestire i traffici di droga tra il Sudamerica e l’Europa per conto delle cosche di San Luca. Rientrava da Melbourne, dove da anni trascorreva la sua latitanza, con un visto da studente. Le sorti della guerra mondiale della mafia le decidono in Calabria. Tutto parte da là. E tutto, prima o poi, là ritorna.

 

08 agosto 2016”

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Fonte ‘Il Fatto quotidiano:”

Mafie Export

‘Ndrangheta in Canada, prima sentenza: imputato condannato per narcotraffico

 

Giuseppe Ursino avrebbe importato 100 chili di cocaina dal Centro America: il giudice della Corte superiore di Giustizia dell’Ontario Brian O’Marra ha condannato a 11 anni e mezzo l’imputato che in Italia è considerato esponente di spicco della cosca della Locride

di F. Q. | 5 Marzo 2019

Per la prima volta è stata riconosciuta l’esistenza della ‘ndrangheta in Canada. Il giudice della Corte superiore di Giustizia dell’Ontario Brian O’Marra ha condannato a 11 anni e mezzo per traffico di droga Giuseppe Ursino, ritenuto dagli investigatori un elemento di spicco dell’omonima cosca. Sessantasei anni, nato a Gioiosa Ionica, cittadina nel cuore della Locride in provincia di Reggio Calabria, ma da tempo cittadino canadese, Ursino è ritenuto un esponente di vertice della criminalità organizzata calabrese.

Secondo quanto emerso dal processo, Ursino avrebbe organizzato l’importazione in Canada di circa 100 chili di cocaina: la droga sarebbe arrivata a bordo di una nave proveniente dal Centro America, nascosta in un container, ma il trasferimento saltò grazie all’intervento della polizia. Durante il processo sono state utilizzate anche delle conversazioni registrate da un agente sotto copertura della polizia canadese, considerate fondamentali dai giudici.

La condanna è arrivata anche grazie ad una testimonianza di un ufficiale del Ros dei carabinieri che davanti al tribunale canadese ha spiegato come la ‘ndrangheta sia un’organizzazione strutturata e con basi anche in Svizzera, Germania, Stati Uniti, Australia e, appunto, Canada: le cosche, secondo la sua testimonianza, si sono stanziate a Toronto e Thunder Bay.

Incensurato fino a oggi per la giustizia canadese, Ursino in Italia ha diversi precedenti penali per associazione a delinquere ed estorsione. Il lavoro degli uomini del Ros, che hanno lavorato in stretta collaborazione con la polizia canadese, ha portato alla luce il radicamento della ‘ndrangheta anche in Canada, quindi, dove gestisce dal traffico di droga alle estorsioni, fino all’accaparramento dei fondi pubblici e ai reati in materia elettorale.”

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Fonte, gazzettadelsud.it :”Archivio

Home › Archivio › ‘Ndrangheta, arrestato un 76enne

MARINA DI GIOIOSA JONICA

‘Ndrangheta, arrestato un 76enne

06 Aprile 2017

‘ndrangheta, arresto, carabinieri, marina di gioiosa jonica, Reggio, Calabria, Archivio

‘Ndrangheta, arrestato un 76enne

 

I carabinieri hanno arrestato a Marina di Gioiosa Jonica Salvatore Commisso, di 76 anni, per associazione di tipo mafioso. L’arresto di Commisso che è stato portato in carcere dove dovrà scontare una pena residua di un anno, è stato fatto in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria.

La condanna di Commisso è relativa all’operazione “Falsa Politica” le cui indagini hanno consentito di accertare la sua appartenenza alla “locale” di ‘ndrangheta di Marina di Gioiosa Jonica e al di fuori dai confini nazionali in Canada, nella città di Toronto, con la carica di “mastro di giornata” e con la dote di “quartino”.

L’uomo, secondo quanto accertato, avrebbe contribuito a dirigere e coordinare il sodalizio prendendo le decisioni più rilevanti, impartendo ruoli e disposizioni agli altri associati, partecipando ai riti di affiliazione e di conferimento di “doti”. Inoltre, lo stesso, avrebbe curato i rapporti con Giuseppe Commisso di Siderno detto “il mastro”.

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Fonte, businessinsider.com

“Carmine Guido, il Donnie Brasco che ha fatto scoprire la ‘ndrangheta al Canada

 

    Andrea Sparaciari 6/8/2019 4:00:45 AM 3471    

 

    Johnny Depp e Al Pacino nel film “Donnie Drasco”.

 

Da giovedì 28 febbraio 2019 il Canada è un paese infestato dalla ‘ndrangheta. Non che non lo fosse stato anche nel mezzo secolo precedente – anzi, è una delle terre colonizzate da più tempo dai clan calabresi, – ma quel giovedì, il giudice della corte suprema dell’Ontario, Brian O’Marra, lo ha stabilito ufficialmente, condannando il capo della locale (della cellula ‘ndranghetista) di Bradford, Toronto, il 64enne Giuseppe (Pino) Ursino, a 11 anni e sei mesi per traffico di stupefacenti e, soprattutto, per associazione a delinquere. L’indagine – chiamata Project OPhoenix, partita nel 2014 e terminata a giugno 2015 con 19 arresti – ha svelato il traffico di cocaina proveniente in Canada da Giamaica, Costa Rica e Repubblica Dominicana, nascosta nelle casse di pesce congelato e nei bidoni di salsa piccante.

 

“È stata la prima volta che a esponenti della ‘Ndrangheta è stato contestato il reato di associazione a delinquere da quando è stata creata la legge, nel 1997”, ha sottolineato il procuratore federale Tom Andreopoulos. Una sentenza storica, arrivata dopo un processo spettacolo, dove la star è stata indiscutibilmente l’uomo che per due anni ha registrato ogni conversazione e ripreso ogni incontro: Carmine Guido. In molti lo hanno paragonato al Joe Pistone (Johnny Deep) del film “Donnie Brasco”. Un parallelo non proprio calzante, visto che Guido era un mafioso e che, soprattutto, per il suo “lavoro” da infiltrato è stato stipendiato dallo stato federale canadese con 2,4 milioni di dollari, sebbene abbia dovuto fare causa per ottenerli.

“In base alle evidenze del processo, Giuseppe Ursino è un membro di alto rango della ‘Ndrangheta”, ha dichiarato il giudice O’Marra leggendo la sentenza, “che è coinvolta nel traffico di stupefacenti, nell’estorsione, nell’usura, negli appalti pubblici, nelle rapine, nelle frodi, nei crimini elettorali e nei crimini di violenza”, ha aggiunto, sottolineando come l’intera organizzazione operi nella segretezza, tanto che “ai membri non vengono ancora raccontati ruoli o gradi di quelli sopra di loro”.

Una “segretezza che mira a prevenire possibili fughe di notizie le quali potrebbero danneggiare l’organizzazione, consentendo l’infiltrazione della polizia”. E, infatti, per decenni, pur detenendo il monopolio del crimine in Ontario – la regione di Montréal è invece appannaggio della siciliana Cosa Nostra –  mai un affiliato era stato processato, perché mai gli inquirenti erano riusciti a infiltrare un loro uomo. Carmine Guido ha cambiato tutto.

A scanso di equivoci, va detto che il 47enne canadese di origini calabresi Carmine Guido era tutto meno che un bravo ragazzo. Era infatti un tossicodipendente col vizio del gioco il cui curriculum criminale riporta precedenti per truffa, strozzinaggio, rapimento. “Ero un po’ un esecutore” ha spiegato in aula, un manovale della cosca, ma non un affiliato, per il quale aveva “garantito” proprio il boss Pino Ursino al cospetto del capo di tutte le famiglie canadesi (qui ci sta il parallelo con il Benjamin “Lefty” Ruggiero, interpretato da Al Pacino). Quindi un esterno all’organizzazione, senza doti (i gradi degli ‘ndranghetisti) né legami di sangue con i membri del clan.

Un picciotto da usare per i lavoro sporchi e, al limite, da far sparire se necessario. “Pino era come il caposquadra di una squadra di costruzioni”, ha spiegato, “La ‘Ndrangheta è una raccolta di clan a base familiare di origine calabrese. Ogni clan ha il suo capo che opera all’interno di una struttura uniforme e risponde al Consiglio di controllo (l’organo di governo delle locali fuori dalla Calabria -, di solito presieduto dal capo della locale più importante, ndr). In Ontario la ‘ndrangheta è in cima alla catena alimentare del mondo del crimine”, ha spiegato Guido sul funzionamento dell’organizzazione. Aggiungendo: “Il capo del mio clan era Ursino, se avessero deciso di farmi fuori, sarebbe stato lui a doversene occupare, perché aveva garantito per me”, (torna la trama di “Donnie Brasco”).

Ed è stata proprio la sua paura di essere eliminato la chiave che l’ha spinto nel 2015 a lavorare per gli “sbirri”. In aula ha raccontato di aver compreso di avere i giorni contati a causa dei numerosi “sgarri” commessi spesso sotto l’effetto della droga: “Ho sputato addosso a un uomo molto potente dell’organizzazione durante un litigio”, poi “ho sparato a un membro di una gang di motoclisti”, infine ha anche truffato un commerciante sotto Natale, ignorando che questi fosse sotto la protezione di un membro della locale. Ma la cosa più grave, erano i giganteschi debiti di gioco accumulati con i pezzi grossi del clan che mai sarebbe stato in grado di ripagare (“finché li fai guadagnare, servi, poi non servi più”, ha spiegato). Soldi dovuti direttamente al capo del “Comitato di controllo”, uno con un soprannome assai evocativo: “The chosen one” (il Prescelto).

Cosimo Commisso in una foto del 1981. Da nationalpost.com

 

Si tratta di Cosimo Commisso, collegato ai Commisso di Siderno, Locride, che per gli inquirenti controllerebbe l’area di Toronto grazie anche ai due cugini Giuseppe (detto “U Maestru”) e Antonio Commisso.  Secondo alcune indiscrezioni, era proprio Cosimo il pezzo grosso da incastrare con l’operazione “OPhoenix”, ma il boss è riuscito a uscire indenne dall’indagine, sebbene il giudice abbia sentito Carmine raccontare di come Commisso avesse apertamente minacciato lui e tutta la sua famiglia.

Quando ha capito che non sarebbe mai riuscito a ripagare il dovuto, Guido si è rivolto alle autorità. Da allora, era il 2013, la sua BMX X5 – soprannominata “The Rocket” –  si è trasformata in una centrale di ascolto, infarcita di microfoni e telecamere. Così come addosso ha portato per quasi due anni cimici e microcamere con le quali ha registrato ogni incontro, ogni conversazione, ogni incarico e ogni crimine commesso. Alla fine saranno 247 i file nelle mani dell’accusa.

Due anni, ma con un paio di pause: la prima concordata, di circa tre mesi, servita per la sua riabilitazione dalla droga, un trattamento pagato dallo stato canadese. La seconda, durata circa sette mesi, invece inaspettata, visto che Guido è sparito dai radar perché tornato a fare il gangster. “Avevo bisogno di soldi per mantenere la mia prossima vita da pentito”, ha spiegato in aula, incalzato dai difensori di Ursino, “in quei mesi ho guadagnato 800 mila dollari con la droga, soldi che mi serviranno in futuro, visto che nessuno vorrà più avere qualcosa a che fare con me”.

Poi è tornato all’ovile, “accontentandosi” dello stipendio di 15 mila dollari mensili garantito dalla polizia, cui si aggiungeva il costo del leasing del suv Bmw e dell’affitto dell’appartamento in un bel condominio di Toronto (“dovevo dimostrare di essere un gangster serio e affidabile”). Sotto copertura si è guadagnato la fiducia di Pino a suon di pestaggi, estorsioni e favori, scalando la gerarchia fino ad essere ammesso ai tavoli dove si trattavano gli acquisti di droga: 100 kg a viaggio, per un valore di 50 mila euro al chilo.

Il boss di Bradford, Giuseppe Ursino e il narcotrafficante Cosmin Dracea, entrambi condannati. da nationalpost.com

E, siccome nessun pasto è gratis, per il “disturbo” della presentazione, Carmine aveva dovuto versare al “caposquadra” Pino, 1000 dollari in contanti e la promessa di altri due kg di cocaina in regalo, qualora l’affare si fosse chiuso, per “riconoscenza”. Poi sono arrivate le manette.

Oggi Carmine Guido ha una nuova identità, vive in un luogo segreto ed è un crimine in Canada pubblicarne qualsiasi immagine.  La sua vita da gangster è finita, una cosa sola è sicura: i clan non smetteranno mai di cercarlo per fargliela pagare. A lui, che con le sue dichiarazioni ha tolto il velo sulla ‘ndrangheta made in Canada.

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Rocco Zito

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Rocco Zito (Fiumara, 19 agosto 1928 – Toronto, 29 gennaio 2016) è stato un mafioso italiano, appartenente alla ‘Ndrangheta.

Primi anni

Nasce nel 1928 a Fiumara, in provincia di Reggio Calabria, da Domenico Zito, già condannato nel 1930 per “picciotteria”, termine all’epoca per definire le consorterie criminali mafiose[1]. Emigra al terzo tentativo nei primi anni ’50 a Toronto in Canada e ufficialmente svolge come professione il venditore di ceramiche. I suoi affari spaziano dal traffico di droga, il gioco d’azzardo e al contrabbando.

Camera di controllo e traffico di eroina con la mafia nwyorchese

Secondo le forze dell’ordine canadese avrebbe iniziato a far parte della Camera di controllo, organismo organizzativo delle locali in Canada della ‘ndrangheta sin dalla sua nascita nel 1962 insieme a Giacomo Luppino, Michele Racco, Salvatore Triumbari, Filippo Vendemini, Vincenzo Deleo e Cosimo Stalteri. Nel 1970 viene scoperto durante una riunione in un Holiday Inn con Sergio Gambino, boss della mafia newyorchese per un traffico di eroina tra Stati Uniti e Canada. In quel periodo prenderà contatti anche con la famiglia Bonanno.

Accuse di omicidio

Nel 1986 viene accusato di aver ucciso l’usuraio Rosario Sciarrino trovato congelato e fatto a pezzi nei sacchi della spazzatura, avendo dichiarato di essersi difeso in quanto colpito da un colpo di arma da fuoco alla gamba evita di essere accusato di omicidio. Le forze dell’ordine canadesi lo tengono di mira e viene sospettato di almeno 6 omicidi fu condannato invece per contrabbando e ricettazione.

Gli ultimi anni

Durante la seconda guerra di ‘ndrangheta in Calabria nei primi anni ’90, perde la vita suo fratello Giuseppe Zito e secondo gli investigatori per siglare la fine del conflitto vengono invitati anche esponenti della ‘ndrangheta canadese.

Secondo le forze dell’ordine canadesi dal 2008 fu sempre meno coinvolto nelle vicende criminose dell’organizzazione fino alla sua morte avvenuta il 29 gennaio 2016 in casa sua a Toronto, ucciso per mano del genero Domenico Scopelliti che si è subito costituito. Il 5 settembre 2018, Scopelliti fu condannato a cinque anni e otto mesi di carcere.

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Fonte La Repubblica.it:”

Canada, vecchio boss della ‘ndrangheta ucciso a Toronto dal genero

 

Non è chiaro il movente. Ipotesi dramma familiare. Era sopravvissuto per decenni alle guerre di mafia

di ALESSIA CANDITO

31 gennaio 2016

Canada, vecchio boss della ‘ndrangheta ucciso a Toronto dal genero

È sopravvissuto alle guerre di mafia della Calabria d’origine e ha attraversato indenne i decenni di scontri tra mafie a Toronto, per trovare la morte all’interno della sua stessa casa, per mano di una persona che riteneva di fiducia. Si è conclusa così la parabola di Rocco Zito, anziano boss ottantasettenne della ‘ndrangheta trapiantata in Canada, ucciso venerdì pomeriggio dal genero Domenico Scopelliti di fronte ai suoi familiari.

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L’assassino si è presentato spontaneamente ad un posto di polizia di Toronto qualche ora dopo l’omicidio, ma non ha ancora spiegato i motivi del suo gesto. Investigatori ed inquirenti sono inclini a pensare che dietro il delitto ci sia un semplice dramma familiare, ma al momento non possono escludere che la morte dell’ottantasettenne si inscriva in una nuova stagione di contrasti fra le famiglie mafiose di Toronto. Sebbene abbia sempre mantenuto un basso profilo, Zito era infatti uno dei più rispettati membri della cosiddetta “Camera di controllo”, la struttura di coordinamento, che la ‘ndrangheta ha forgiato per conciliare, interessi, affari e pretese dei clan trapiantati in Canada secondo le direttive della casa madre calabrese.

 

Gli investigatori di Toronto hanno scoperto per la prima volta l’esistenza e il potere gestito dalla “Camera” nel 1968 e Zito già ne faceva parte dal 1962. Emigrato in Canada nei primi anni Cinquanta, dopo due infruttuosi tentativi di ingresso negli Stati Uniti, ufficialmente era venditore e posatore di piastrelle di ceramica, ma in realtà ha accumulato potere e denaro grazie a gioco d’azzardo, contrabbando e traffico di droga. Espressione di uno dei più antichi clan del reggino – il padre Domenico è stato condannato per “picciotteria” nel 1930 –  secondo gli investigatori italiani e canadesi, Rocco Zito ha giocato un ruolo fondamentale nell’economia criminale delle mafie in Canada e nella definizione dei rapporti con le consorterie negli Stati Uniti.

 

Nel 1970, gli investigatori lo pizzicano insieme al  boss newyorkese Sergio Gambino nel corso di una riunione all’Holiday Inn necessaria per progettare un traffico di eroina fra Stati Uniti e Canada. Medesimo obiettivo avrebbe avuto il meeting con gli uomini del clan Bonanno monitorato a New York. Qualche anno prima invece viene punito con una multa di 108 dollari – una cifra non indifferente all’epoca – per contrabbando.

 

I guai veri per lui arrivano nel 1986, con la condanna a quattro anni per l’omicidio dell’usuraio Rosario Sciarrino, il cui corpo viene ritrovato congelato, fatto a pezzi e diviso in sacchetti dell’immondizia. L’autopsia rivela che la vittima è stata sottoposta ad un violentissimo pestaggio che ne ha causato la morte, ma quando Zito si consegna alla polizia, con una vistosa ferita da arma da fuoco alla gamba, racconta di aver reagito all’aggressione dell’usuraio. Un testimone conferma e autorità sembrano credergli, anche se più di un investigatore ha pensato che si fosse sparato da solo per evitare l’accusa di omicidio di secondo grado.

 

Negli anni successivi, Zito  colleziona un paio di condanne per contrabbando e ricettazione, ma gli investigatori non sono mai riusciti a imputargli reati più gravi  sebbene i fascicoli lo identifichino come “capo di un gruppo di ‘ndrangheta” e lo indichino come principale sospettato in almeno sei casi di omicidio. Un rapporto del 1985 ricorda che alla morte del boss Michele Racco, almeno una ventina di persone si è messa in fila per baciargli le mani, in segno di omaggio al nuovo presidente della Camera di controllo. O almeno, così leggono l’episodio gli investigatori. D’altra parte, negli stessi anni in Calabria, l’influenza della sua famiglia era cresciuta, tanto da convertirsi in protagonista della seconda guerra di mafia. Il fratello di Rocco, Giuseppe Zito, perderà la vita in quel conflitto. Forse anche per questo, quando la pax mafiosa viene definita –  raccontano i pentiti –  al tavolo delle trattative viene invitata anche una delegazione canadese.

 

Mafioso vecchio stampo, per gli investigatori dal 2008 si era allontanato dalla scena criminale. Teorico del basso profilo che più volte negli anni lo ha messo al riparo dalle attenzioni degli inquirenti, è stato ascoltato criticare aspramente le nuove generazioni di boss, che mai hanno fatto mistero della propria ricchezza e del proprio potere.  Zito era di un’altra pasta. “Era un esecutore – dice Antonio Nicaso, noto esperto di ‘ndrangheta calabrese, autore di diversi libri sul fenomeno scritti a quattro mani con il procuratore aggiunto Nicola Gratteri – Da giovane era un uomo molto violento e un capo”.  Adesso, bisognerà capire chi ne rivendicherà l’eredità.”

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Camera di controllo

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l’istituzione finanziaria, vedi camera di compensazione (finanza).

Struttura della ‘Ndrangheta alla luce dell’operazione Crimine del 2010

La Camera di controllo o Camera di compensazione sono degli organismi di gestione e controllo della ‘Ndrangheta al di fuori della Calabria adottati sin dagli anni settanta. La prima di cui si è venuta a conoscenza è quella per la gestione della Liguria e della Costa Azzurra.

Compiti

Le camere di controllo, ivi quella canadese servono a dirimere questioni tra i locali ad essi sottoposti a cui lasciano comunque ampia autonomia di movimento. I membri delle camere di controllo concedono le doti della società maggiore, come la Santa e il Vangelo, agli affiliati dei locali.

Lombardia e Liguria

«MASTRO, questo fatto della camera di controllo che hanno sia la Lombardia che il Piemonte perché a Torino non gli spetta?… che ce l’hanno la Lombardia e la Liguria, giusto?»

(Durante un’intercettazione del 27 luglio 2009 tra Giuseppe Catalano capo-locale di Torino e Giuseppe Commisso capo-locale di Siderno)

Nel 2010 si è scoperta la camera di controllo della Lombardia o semplicemente Lombardia e il reclamo da parte dei piemontesi (Giuseppe Catalano, capo-locale di Torino.) di una loro camera di Controllo.

Nel 2010 con l’inchiesta Crimine finisce agli arresti anche il presunto referente per la Liguria: Domenico Gangemi.Allarme Dia: in Lombardia la 'ndrangheta prospera, oltre 30 i clan ...

Lombardia

I Locali, di cui si è a conoscenza, che sono gestiti oggi dalla Lombardia:

Locale di Bollate

Locale di Bresso

Locale di Canzo

Locale di Cormano

Locale di Corsico

Locale di Desio

Locale di Erba

Locale di LimbiateAllarme Dia: in Lombardia la 'ndrangheta prospera, oltre 30 i clan ...

Locale di Legnano e Lonate Pozzolo (Origine: Cirò)

Locale di Mariano Comense

Locale di Milano

Locale di Pavia

Locale di Pioltello (Origine: Caulonia e Siderno)

Locale di Rho

Locale di Seregno

Locale di Solaropocketnews.it

Liguria

Un capo storico della Camera di controllo in Liguria fu Antonio Rampino.

Dalle indagini del 2010 risultano membri della Camera di Compensazione: Onofrio Garcea, Arcangelo Condidorio e Lorenzo Nucera con a capo Domenico Gangemi. Dalla Camera dipendono anche i locali del Basso Piemonte e della Francia meridionale

Il 2 giugno 2011 si conclude l’operazione Maglio 3 che fa luce sulle attività criminali dei locali di Genova, Ventimiglia, Lavagna e Sarzana, del loro organo di coordinamento: la camera di compensazione della Liguria e dell’infiltrazione nelle elezioni amministrative del 2010.

Canada e Australia

 

Sarebbero presenti Camere di controllo anche all’estero: ne sono state individuate una in Canada(la cosiddetta camera di controllo dell’Ontario chiamata Crimine, omonimo della struttura apicale della’Ndrangheta Crimine) e una in Australia (anch’essa nominata Crimine).

Canada

Fin dagli anni sessanta esiste in Canada una camera di controllo voluta dai boss italo-americani di origine calabrese Frank Costello e Albert Anastasia per evitare contrasti con la Cosa Nostra americana. Fu scoperta dalle forze dell’ordine canadesi nel 1968 ma la sua creazione risalirebbe almeno fino al 1962.

La prima fu presieduta da Giacomo Luppino, di Hamilton, nel 1962, Michele Racco (alias Mike Racco), morto nel 1980, Salvatore Triumbari che fu ucciso nel 1967, Filippo Vendemini, ucciso nel 1969, Rocco Zito (ucciso nel 2016 dal genero Domenico Scopelliti.), Vincenzo Deleo e Cosimo Stalteri (morto nel 2011 di morte naturale).

In Canada, oggi, esistono almeno 9 locali insediatisi in Ontario, che fanno capo a sei aree in cui è stato suddiviso il territorio che sono sottoposte al “Crimine” di Toronto.

Le famiglie vengono rappresentate in una commissione il cui capo nell’agosto 2008 era Angelino Figliomeni, e chiamata anche lì, analogamente alla Calabria: Crimine.

Dal 2005 ne era membro Giuseppe Coluccio, mentre Cosimo Stalteri ne fece parte fin dagli inizi, quando emigrò in Canada nel 1952.

Australia

In Australia negli anni ottanta i servizi informativi australiani scoprono della presenza di una struttura di coordinamento dell’organizzazione di cui fanno parte i principali capibastone e in particolare i 6 capi che controllano le sei macro-aree in cui è stata suddivisa l’Australia.

Nel 1981 erano: Giuseppe Carbone per l’Australia Meridionale, Domenico Alvaro per il Nuovo Galles del Sud, Pasquale Alvaro per Canberra, Peter Callipari per Griffith, Pasquale Barbaro per Melbourne e Giuseppe Alvaro per Adelaide.

Il locale di Stirling, nei pressi di Perth nell’Australia occidentale è l’unico locale conosciuto emerso dalle indagini dell’operazione Crimine 2 del 2010.

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Famiglia Rizzuto

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Famiglia Rizzuto

Nomi alternativi La sesta famiglia

Area di origine   Montréal, Canada

Aree di influenza      Area metropolitana di Montréal

Québec

Ontario

Periodo circa 1970 – in attività

Sottogruppi fazione calabrese

Alleati   Famiglia Bonanno

Cuntrera-Caruana

Hells Angels

West End Gang

Rivali    Fazione calabrese

Gang minori a Montréal

Attività Racket, traffico di droga, riciclaggio di denaro, usura, rapina, estorsione, gioco d’azzardo, corruzione, traffico di armi, scommesse sportive, frode, contrabbando, prostituzione, omicidio

Manuale

 

La famiglia Rizzuto è un’organizzazione criminale di stampo mafioso con base nel Québec (Canada), a Montréal. I territori sotto l’influenza della famiglia sono principalmente l’Ontario e il Québec meridionale. Secondo l’FBI è connessa con la famiglia Bonanno, invece le autorità competenti canadesi considerano le due famiglie come entità a sé stanti. La famiglia Rizzuto è stata parte della potente famiglia Cotroni di Montreal, fino a che il conflitto interno scoppiato relativamente le sorti della gestione delle attività comportò l’uscita dei Rizzuto come nuovi capi della metropoli.

 

Storia

Anni ’50 e ’60 – Le origini – I Bonanno e la famiglia Cotroni

 

Nicolo “Nick” Rizzuto era nativo di Cattolica Eraclea (Agrigento), e arrivò in Canada nel 1954. Secondo il collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta, vi era un forte «collegamento tra la famiglia Rizzuto e i Cuntrera-Caruana che insieme ad altri uomini d’onore costituivano una famiglia mafiosa di Siculiana trapiantata a Montréal che continuava a reggere il mandamento di Siculiana».

 

Nel 1969 a Jean-Talon Street East (Zona Saint Leonard) apre il Reggio Bar, che diventa il quartier generale di Paolo Violi, braccio destro di Vic Cotroni, emerso nella malavita grazie al traffico di eroina e scalzando il suo contendente siciliano Luigi Greco, mise in piedi quella che verrà chiamata la Famiglia Cotroni.

Anni ’70 – La guerra con la fazione di Paolo Violi

 

Il 1972 fu l’anno in cui membri della famiglia Bonanno di New York, tra cui Domenico Arcuri, Nicolino Alfano, Nick Buttafuoco, Michael Zaffarano, tentarono di far da pacieri e mentre Vic Cotroni chiedeva l’espulsione di Nick alla fine fu deciso solo che quest’ultimo dovesse comunicare gli affari che faceva al di fuori dell’organizzazione.

 

Nel 1972, secondo il pentito Antonino Calderone, Violi volò in Italia ed incontrò lui stesso a Catania, ad Agrigento incontrò Giuseppe Settecasi, boss della zona che gestiva traffici di droga internazionali, con cui si lamentò della sua situazione con Nick Rizzuto, per poi andare nella sua terra d’origine in Calabria. Lì era in contatto con lo ‘ndranghetista Saverio Mammoliti con cui erano amici.

 

Nel 1973 Nick decide di allontanarsi da Montreal spostandosi a Caracas in Venezuela.

 

La Commission d’enquête sur le crime organisé (Commissione d’inchiesta sul crimine organizzato) creata nel settembre del 1972 dal governo provinciale del Quebec negli anni ’70 misero in primo piano una serie di indagini sul duo Cotroni-Violi. Nel 1974, condannarono Vic Cotroni ad un anno di carcere per interferenze nel procedimento giudiziario a causa di sue testimonianze volte a depistare i fatti.

 

Nel 1975, durante il periodo di carcere di Cotroni, Paolo Violi fu nominato boss provvisorio da Philip Rastelli, ma una volta chiamato a testimoniare fu anch’egli condannato ad un anno di carcere per oltraggio alla corte.

 

Nel 1976 Vito Rizzuto viene scarcerato e raggiunge il padre in Venezuela per rimanervi per i prossimi 3 anni. Da quest’anno e con l’omicidio il 2 febbraio del consiglier di Paolo Violi, il siciliano Pietro Sciarra comincia la guerra. L’anno successivo, l’8 febbraio, viene ucciso Francesco Violi, fratello minore di Paolo, nell’area industrializzata di Rivière des Prairies, a nord di Montreal.

 

Alle 19:32 del 22 gennaio 1978 venne ucciso Paolo Violi a colpi di lupara. Per l’omicidio vennero arrestati Domenico Manno, zio di Vito Rizzuto, Agostino Cuntrera e Giovanni Di Mora, cognato di Agostino e Liborio Cuntrera, i quali il 15 settembre dello stesso anno si dichiararono colpevoli. Manno in particolare dichiarò che i Rizzuto non erano coinvolti. Fu sospettato anche Paolo Renda ma non si ebbero prove e fu liberato.

 

Da quel momento Vito Rizzuto tornò a Montreal organizzando la fazione siciliana, con Vic Cotroni che manteneva il ruolo di boss ed iniziando ad usare il Porto di Montreal per il traffico di droga: hashish proveniente dal Pakistan e dal Libano, ed eroina dalla Sicilia e dalla Thailandia da rivendere poi in gran parte a New York e nel New Jersey.

Anni ’80 – ’90 – Il traffico di droga e i processi

 

Il 12 febbraio 1988 Il Cuerpo Tecnico de Policia Judicial trova nella casa di Caracas di Nick Rizzuto all’incirca un chilogrammo di cocaina e venne arrestato insieme ad altre 4 persone

 

L’8 novembre 1990, tre anni dopo l’arresto di Vito Rizzuto la corte suprema di Newfoundland assolve Vito e fu in quel periodo che con questa seconda assoluzione la stampa lo nominò il John Gotti di Montreal, in analogia al fatto che come il boss newyorchese usciva assolto nei processi.

 

Nel 1993 viene rilasciato in Venezuela dopo oltre4 anni il padre Nick, il 23 maggio di quell’anno tornerà a Montreal.

Anni 2000 – Il Consortium, la faida interna con i Cotroni e il declino

 

Vito Rizzuto, considerato di pari livello dai boss italo-americani statunitensi, in Canada crea quello che verrà poi chiamato Consortium, una sorta di alleanza tra tutte le famiglie canadesi, la mafia russa, gli Hells Angels, le bande irlandesi e i cartelli colombiani. Ognuno ha uno spazio in cui fare le sue attività criminali e uniti gestiscono il traffico di droga.

 

Dopo il consolidamento del potere negli anni novanta, i Rizzuto furono colpiti da una serie di arresti importanti nei primi anni del 2000. Nel gennaio 2004, Vito Rizzuto fu arrestato ed estradato negli Stati Uniti, dove nel maggio 2007 fu condannato a scontare 10 anni per il suo coinvolgimento negli omicidi di tre rivali della famiglia Bonanno nel 1981, Alphonse Indelicato, Phillip Giaccone e Dominick Trinchera Nel novembre 2006, la vecchia leadership dell’organizzazione criminale fu fatta saltare dall’operazione Colosseo della polizia, nella quale 90 persone furono arrestate, tra cui Nick Rizzuto, Paolo Renda e Francesco Arcadi. Le operazioni delle forze dell’ordine portarono alla decimazione e al declino del clan italoamericano, diminuendone l’influenza sul territorio e favorendo l’espansione di gruppi malavitosi da sempre in secondo piano proprio a causa della famiglia.

La guerra di mafia di Montreal (2009-oggi)

 

Dal 2009 è in atto una guerra di mafia volta a riempire il vuoto di potere nella criminalità organizzata di Montreal venuto a crearsi col declino dei Rizzuto. Nell’agosto 2009 fu ucciso Federico Del Peschio, membro della famiglia.

 

Il 28 dicembre fu il turno di Nick Rizzuto, figlio di Vito, ucciso a Notre-Dame-de-Grâce. L’omicidio di una personalità così di rilievo all’intero dell’organizzazione dimostrò pubblicamente quello che le autorità credevano già da qualche tempo, ovvero che il clan siciliano stava soccombendo a una crisi sia interna (dovuta ad arresti e difficoltà di gestione) che esterna (conflitti con bande di strada e gruppi nordamericani), che aveva portato già tempo prima di questo omicidio alla creazione di un vuoto di potere all’interno della criminalità organizzata di Montreal.

 

Dall’omicidio di Nick, la famiglia soffrì sempre più chiaramente dei duri colpi ricevuti sia dalla guerra di mafia che dalle autorità, e il 2 maggio 2010 fu rapito Paolo Renda, 70 anni, fratello di Vito Rizzuto, sulle cui sorti le autorità pensano al possibile omicidio. Poco più di un mese dopo, il 30 giugno, furono uccisi in un agguato a Saint-Leonard, Agostino Cuntrera, considerato nuovo capo della famiglia e la sua guardia del corpo Liborio Sciascia. L’omicidio di Cuntrera, secondo gli inquirenti, avrebbe segnato il colpo decisivo ai Rizzuto per la loro estromissione dalle attività illegali su Montreal, e sebbene alcuni investigatori sulla mafia abbiano espresso pareri contrastanti circa i motivi che abbiano fatto scattare il conflitto, molti hanno puntualizzato il fatto che con la liberazione di Vito Rizzuto nel 2010 si sarebbe assistito al regolamento dei conti finale. A fine settembre fu ucciso Ennio Bruni all’uscita da un bar di Vimont, il quartiere italiano.

 

Il 10 novembre, dopo la lunga serie di omicidi ai danni del clan, è stato ucciso a colpi di pistola nella sua abitazione in Avenue Antoine Berthelet (Cartierville, dimora di diversi mafiosi e criminali) mentre si trovava in cucina, il padrino ottantaseienne della famiglia: Nicolo Rizzuto. L’agguato, che ha segnato profondamente le sorti del clan, è stato attribuito dalle autorità a due gruppi: le bande nordamericane o calabresi, ambedue alla ricerca di spazi e compromessi nel nuovo scenario creatosi con il declino e lo sconfinamento a gruppo di secondo piano della famiglia siciliana; l’assassinio sarebbe quindi avvenuto anche a causa del carisma del padrino capace di poter riassestare il clan dalla crisi di potere degli ultimi anni e ridargli nuovo smalto dall’arresto di suo figlio Vito Rizzuto.

 

Dall’inizio del 2010 fino all’uccisione di Nicolo Rizzuto, a Montreal sono stati registrati 35 casi di omicidio connessi al crimine organizzato.

 

Francesco Arcadi, secondo la polizia canadese, viene indicato come il successore di Vito Rizzuto dopo il suo arresto. Vito Rizzuto è uscito di prigione il 6 ottobre 2012.

 

A maggio 2013 vengono uccisi a Palermo, Juan Ramon Fernandez (1956), vicino a Vito Rizzuto e definito dalla Royal Canadian Mounted Police “seduto alla destra di Dio” (Vito Rizzuto), presente in Sicilia dal giugno 2012 dopo che fu espulso dal Canada, e Fernando Pimentel (1977), in Sicilia da qualche settimana. Il primo aveva messo in piedi un traffico di droga con il clan di Bagheria.

 

L’11 novembre 2013 viene ucciso nel ristorante italiano Forza Italia ad Acapulco, in Messico un affiliato al clan di origine calabrese: Moreno Gallo (Rovito – 1946) già condannato all’ergastolo in Canada per aver ucciso uno spacciatore di droga nel 1975 ed espulso nel gennaio 2012.

 

Infine anche Vito Rizzuto muore per complicazioni polmonari all’età di 67 anni il 23 dicembre 2013, all’ospedale Sacre Coeur Hospital di Montréal.

 

Il 19 novembre 2015 in un’operazione anti-droga a Montréal che coinvolge membri dei Rockers motorcycle gang, membri del chapter cittadino degli Hells Angels e anche Leonardo Rizzuto, presunto boss della famiglia dopo l’omicidio di suo fratello Nick Rizzuto Junior. Secondo l’operazione Colisée Stefano Sollecito sarebbe il nuovo boss della mafia a Montreal, il quale già gestiva gli affari illeciti con Leonardo Rizzuto; Leonardo e Stefano furono entrambi arrestati.

 

Rocco Sollecito (1949), padre di Stefano, viene ucciso il 27 maggio 2016 a Laval (Québec).

 

Il 2 giugno 2016 Angelo D’Onofrio viene ucciso nei pressi dell’Hillside Cafè di Rue Fleury, a Montréal.

 

Il 19 febbraio 2018, furono rilasciati dal carcere, prosciolti dalle accuse di gangsterismo e cospirazione per traffico di cocaina.

Influenza sui media

Gli scrittori Antonio Nicaso e Peter Edwards hanno pubblicato Business or Blood: Mafia Boss Vito Rizzuto’s Last War (2015). Il libro è stato adattato alla serie televisiva Bad Blood, che ha debuttato in città nel 2017.

Antonio Macrì

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Antonio Macrì, noto anche informalmente come u Zzi Ntoni (Siderno, 23 maggio 1904 – Siderno, 20 gennaio 1975), è stato un mafioso italiano. Capobastone della ‘ndrangheta calabrese e capo dell’omonima cosca, controllava la zona della Locride negli anni cinquanta e sessanta.

I legami all’estero

Riuscì ad avere collegamenti in Canada (Toronto, Montréal e Ottawa), Stati Uniti (New Jersey) e Australia. Ebbe rapporti con Frank Costello e Albert Anastasia, membri di Cosa Nostra americana.[2] Un panettiere di Siderno, tale Michele Racco gestiva l’organizzazione in Canada e quello che verrà poi chiamato Siderno group. Negli Stati Uniti e in Australia si appoggiò su famiglie originarie di Siderno.

I legami con Cosa Nostra

Fin dagli anni cinquanta era in rapporto con Michele Navarra, capo dei corleonesi, e negli anni sessanta e settanta con Luciano Liggio, Salvatore La Barbera, Pietro Torretta e con i Greco di Ciaculli.

Storia

Il 23 maggio 1967 fa uccidere Domenico Cordì capo dell’omonima cosca per aver rubato 1700 casse di sigarette dategli dai siciliani.

Omicidio

Il 20 gennaio 1975 Antonio Macrì, venne ucciso in un agguato a Siderno in contrada Zammariti e venne ferito il suo guardaspalle Francesco Commisso, alias Cicciu u quagghja Con la sua morte scoppiò la prima guerra di ‘Ndrangheta. La sua eliminazione viene inquadrata, proprio per il fatto che lui non voleva che le cosche si immettessero nei nuovi mercati redditizi come la droga e i sequestri di persona, ma che continuassero le consuete attività illecite. Alla sua morte, il successore fu suo nipote Vincenzo Macrì, detto u Baruni, che divenne anche, capo della locale di Siderno. Ma la sua successione duró poco. Molto presto si distinse per carisma un altro giovane, Cosimo Commisso, figlio del sopracitato Francesco Commisso, guardiaspalla di Don Antonio Macrì, che assunse il comando della locale di Siderno, facendo diventare i Commisso, la famiglia che oggi porta il suo nome, tra le più influenti della ‘Ndrangheta.

Siderno group

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Il Siderno group (in italiano: Gruppo Siderno) oppure Crimine di Siderno è il nome con cui si identifica un sodalizio criminale della ‘Ndrangheta che trafficava in droga, gioco d’azzardo ed estorsioni tra il Canada, l’Australia, gli Stati Uniti e l’Italia.

L’associazione è stata chiamata così poiché molti membri del sodalizio erano originari del paese di Siderno, nella Locride e tutti i distaccamenti negli altri paesi facevano capo ai membri residenti a Siderno.

Le ‘ndrine coinvolte nei traffici erano principalmente quelle dei Commisso di Siderno e dei Coluccio, le quali operavano in 3 continenti.

Sud America

Avevano contatti in Bolivia, Venezuela, Brasile, Cile e Perù, e rappresentanti permanenti in Colombia per i rifornimenti di droga. In Panama e Costa Rica invece si riciclava il denaro. In Colombia operava Roberto Pannunzi, arrestato a Medellin nel 1994.

Stati Uniti

Canada

In Canada, nella Greater Toronto Area operavano i Coluccio, i Tavernese, i DeMaria, i Figliomeni, i Ruso, e i Commisso. I capi risiedevano sia in Calabria che in Canada[2]. Dalla nascita dell’organizzazione fino al 1980, il traffico di droga canadese veniva gestito da Michele “Mike” Racco, sin da quando emigra negli anni ’50 da Siderno in Ontario. Un rapporto di notizie del 2010 affermava che c’erano sette capi della ‘ndrangheta nella Greater Toronto Area, alcuni della Camera di controllo.

Australia

 

In Australia, infine, si trafficava in droga e armi, vi erano esponenti dei Musitano, dei Commisso, dei Papalia, dei Sergi e dei D’Agostino.

 

Per l’Australia era presente anche Giuseppe Macrì (nato a Siderno il 15 novembre 1938) arrestato nel novembre 1983 insieme a Giovanni Nirta, Paolo Alvaro e Antonio Franco per coltivazione di cannabis.

Storia

Il gruppo nacque da Michele Racco, spinto da Antonio Macrì, capobastone di Siderno, il quale si trasferì in Canada negli anni ’50 del secolo scorso. Il periodo d’oro dell’organizzazione fu raggiunto tra gli anni settanta e ottanta.

Il 22 luglio 1990 ad Ardore Marina si svolse una riunione tra esponenti di livello internazionale della ‘Ndrangheta, tra cui Domenico Sergi per l’Australia, Vincenzo Trento per il Canada, e Eliseo Lazzarino per il Belgio e da Anthony Cipriani di Terranova Sappo Minulio (RC) (arrestato una volta in Australia il 21 agosto del 1984) per trafficare in eroina. Quest’ultimo si muoveva tra Regno Unito, Svizzera e Paesi Bassi probabilmente per fini di riciclaggio.

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